Raimondo di Peñafort

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San Raimondo di Peñafort
05 Raimondo de Penafort.jpg
Ritratto di Raimondo de Penafort, ex convento di San Niccolò, Sala del Capitolo, Treviso, 1352
 

Religioso

 
NascitaCastello di Penyafort, 1175 circa
MorteBarcellona, 6 gennaio 1275
Venerato daChiesa cattolica
Canonizzazione29 aprile 1601 da papa Clemente VIII
Santuario principaleCattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia, Barcellona (tomba)
Ricorrenza7 gennaio; 23 gennaio (Forma straordinaria)
Patrono diGiuristi, giureconsulti, avvocati di Spagna[1]

Raimondo di Penyafort (Santa Margarida i els Monjos, 1175Barcellona, 6 gennaio 1275) è stato un religioso spagnolo, appartenente all'Ordine domenicano; è stato proclamato santo da papa Clemente VIII nel 1601.

Tomba di Raimondo di Peñafort nella Cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia, Barcellona

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Raimondo stesso volle far conoscere di sé il meno possibile, inducendolo a nascondere ogni documento circa la sua nascita; sulla base delle cronache contemporanee, che attestano la sua morte intorno ai cento anni, si può concludere che nacque non prima del 1175.

Di probabili origini aristocratiche[2][3] (secondo alcune fonti fu verosimilmente imparentato con la famiglia reale d'Aragona[1]), frequentò la Cattedrale di S. Croce a Barcellona. Completati gli studi, e compiuti i vent'anni, su invito del Vescovo, Raimondo aprì una scuola per conto suo nei chiostri della Cattedrale come insegnante di Logica e di Retorica.[4]

In seguito, studiò Diritto Canonico all'Università di Bologna, ai tempi rinomata per gli studi giuridici, e nella medesima città, dopo aver conseguito la "Licenza", insegnò diritto, ricevendo uno stipendio dall'amministrazione cittadina[5]. L'influenza del docente Reginaldo da Bologna favorì la sua conversione all'ordine dei frati predicatori. Nel 1218 Berengario IV di Palali, vescovo di Barcellona, dopo un pellegrinaggio a Roma, era giunto a Bologna per chiedere a Domenico di Guzmán qualche frate predicatore per una fondazione nella sua diocesi. Avendo udito grandi elogi di Raimondo, gli chiese di insegnare nel seminario che intendeva fondare per l'educazione del suo clero, conformemente ai decreti del Quarto concilio lateranense. Raimondo accettò e seguì a Viterbo il vescovo, il quale, alla corte di Onorio III, incontrò Domenico, dal quale ottenne il personale necessario per la fondazione di un convento.

A Barcellona il vescovo lo elesse canonico della cattedrale[2] e prevosto del capitolo. Intanto Raimondo si sentiva chiamato alla vita religiosa e il venerdì santo del 1222, entrò nell'Ordine domenicano[6].

Nel 1223 aiutò Pietro Nolasco, che in seguito i cattolici inizieranno a venerare come santo, a fondare l'Ordine dei Mercedari per il riscatto degli schiavi[7].

Gli fu ordinato di scrivere per i confessori una summa dei casi di coscienza e scrisse Summa de Casibus Poenitentiae. Ebbe importanti incarichi da papa Gregorio IX: venne da lui incaricato di appoggiare il re Giacomo I d'Aragona (di cui fu confessore) nella sua crociata contro i Mori delle Isole Baleari[8], ed in seguito fu da lui nominato suo cappellano e penitenziere, nonché confessore; inoltre, fu da lui incaricato di raccogliere tutte le Decretali e decisioni pontificie, destinate a sostituire le varie raccolte già esistenti[1]. Questo lavoro, chiamato Liber Extra (o Decretalium Gregorii IX compilatio), fu promulgato in via ufficiale il 5 settembre 1234 dal Sommo Pontefice e presentato all'università di Parigi e di Bologna. Durante la sua permanenza presso la corte pontificia, a nome del Papa, Raimondo diede numerose risposte a consultazioni giuridiche, che furono raccolte con il nome di Dubitalia.

Nel 1238 fu eletto Maestro Generale del suo Ordine[9], alla morte di Giordano di Sassonia, venerato come beato dalla Chiesa cattolica.

Fu molto impegnato nella lotta contro l'eresia in Spagna e gli era molto a cuore la missione per evangelizzare gli "infedeli". Tanto che spinse Tommaso d'Aquino a comporre un testo per fornire i missionari delle conoscenze intellettuali necessarie a controbattere le obiezioni dei musulmani: l'opera divenne la celebre Summa contra gentiles[2][10].

A settant'anni si ritirò da ogni carica ufficiale, rientrò in patria dove si impegnò per convertire al cristianesimo mori ed ebrei. Morì nel 1275 e fu sepolto a Barcellona.

Papa Clemente VIII lo ha canonizzato il 29 aprile 1601. La commemorazione liturgica ricorre il 7 gennaio; nella Forma straordinaria ricorre il 23 gennaio.

Luoghi di culto[modifica | modifica wikitesto]

La tomba del santo è attualmente sita nella Cattedrale della Santa Croce e Sant'Eulalia a Barcellona[11]. Una cappella dedicata a San Raimondo di Peñafort si trova nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva, a Roma[12]. Un'altra si vede nella chiesa di San Domenico a Palermo.

Raimondo di Peñafort nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Raimondo di Peñafort viene spesso citato nel romanzo Il tribunale delle anime di Donato Carrisi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c A. Malossini, Dizionario dei santi patroni: 800 santi patroni e oltre 3000 patronati, San Lazzaro di Savena, Area51 Editore, 2012, ISBN 978-88-6574-109-2.
  2. ^ a b c San Raimondo di Penafort, in La Stampa, 6 gennaio 2013. URL consultato il 24 ottobre 2019.
  3. ^ Daniele Penone, I domenicani nei secoli: panorama storico dell'Ordine dei frati predicatori, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 1998, p. 38.
  4. ^ ORDINE DEI PREDICATORI, su www.domenicani.net. URL consultato il 1º marzo 2016.
  5. ^ Enrico Pepe, Il santo del giorno, vol. 1, Roma, Città Nuova Editrice, 2009, p. 38, ISBN 978-88-311-7364-3.
  6. ^ Penone, p. 39.
  7. ^ M. Liut, Raimondo de Peñafort. Spiritualità e studio sono le "armi" di chi porta il Vangelo, in L'Avvenire, 7 gennaio 2019. URL consultato il 24 ottobre 2019.
  8. ^ Pepe, p. 40.
  9. ^ Raimondo di Peñafort, santo, su treccani.it. URL consultato il 24 ottobre 2019.
  10. ^ Pepe, p. 42.
  11. ^ (EN) Daniel Thelen, Saints In Rome and Beyond, Lulu Press Inc., 2015, p. 138, ISBN 978-0-9861547-2-0.
  12. ^ (EN) St Raymond of Penyafort, su saintsinrome.com. URL consultato il 24 ottobre 2019.

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