Chiesa di San Domenico (Palermo)

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Chiesa di San Domenico
Chiesa di San Domenico Palermo.jpg
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Palermo-Stemma uff.png Palermo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Domenico di Guzmán
Diocesi Arcidiocesi di Palermo
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1458
Completamento 1480
Sito web Ordine domenicano a Palermo

Coordinate: 38°07′08.46″N 13°21′48.18″E / 38.119017°N 13.363383°E38.119017; 13.363383

La chiesa di San Domenico è la seconda chiesa di Palermo per importanza dopo la cattedrale e si trova nell'omonima piazza nel quartiere La Loggia.[1][2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini epoca sveva[modifica | modifica wikitesto]

L'emblema dell'Ordine: la croce gigliata bianca e nera con il motto "laudare, benedicere, praedicare".
Vista della Piazza, Colonna e prospetto principale.
Statua di Papa Benedetto XI, prospetto.
Statua di Papa Benedetto XIII, prospetto.
Stemma e motto domenicano.
Statua di San Domenico, prospetto.

Nella cristianissima Sicilia, potere politico e potere religioso hanno sempre camminato a braccetto, specie dopo la riconquista dell'isola dovuta al Conte Ruggero del casato d'Altavilla, meglio conosciuto come Ruggero I di Sicilia o Conte di Sicilia, padre di Ruggero II di Sicilia, bisnonno materno di Federico II di Svevia o Federico I di Sicilia del casato Svevo degli Hohenstaufen. L'opportunità di ricristianizzazione è colta assieme al fratello Roberto il Guiscardo per redimere una controversia, il pretesto per l'invasione dell'isola risiede nella richiesta d'aiuto da parte dell'Emiro di Siracusa, allora in lotta contro l'Emiro di Castrogiovanni, avviando di fatto, l'inizio della completa riconquista della Sicilia sottraendola al dominio arabo.

Il ritorno alla sovranità di matrice cattolica costituisce l'impulso per la ricostruzione del tessuto sociale dopo due secoli di cultura di matrice religiosa musulmana.

Col beneplacito del Sovrano, l'Ordine dei frati predicatori giunge in Sicilia mentre San Domenico è ancora attivo ed ha costituito l'ordine in Francia nel 1216-1220.[3] Nel 1217 a Palermo i primi frati sono ospitati inizialmente presso l'Ordine teutonico della Magione fondato da religiosi tedeschi, quindi ben visti agli occhi dell'Imperatore.[4] Riparano brevemente nell'ex Monastero delle suore basiliane presso la primitiva chiesa di San Matteo al Cassaro, queste ultime passate definitivamente nel Monastero del Santissimo Salvatore:[5][6]

Tra il 1280 e il 1285 circa, è eretta la nuova chiesa orientata in senso inverso all'attuale, in stile gotico - normanno, con annesso convento e chiostro, i cui lavori furono rallentati dai moti dei Vespri siciliani, l'edificio assolve le funzioni fino al 1457. Sotto la direzione dell'ordine, nella sede del Cassero è istituito il monastero femminile di Santa Caterina, grazie agli ingenti lasciti di Benvenuta Mastrangelo, della madre Palma Mastrangelo e del marito Guglielmo di Santa Flora.

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

L'apprezzamento verso l'opera domenicana e il conseguente accrescimento del numero di fedeli, rendono necessario l'ampliamento della chiesa, grazie al contributo di potenti famiglie palermitane e ai finanziamenti elargiti dal domenicano Papa Martino V.

Intorno al 1420, su commissione dell'Arcivescovo Simone Beccadelli di Bologna, lavori e progetto sono affidati all'architetto frate Salvo Cassetta Doza[9], il tempio è rinnovato e ampliato. I proventi derivano in gran parte dalla concessione di speciali indulgenze a fronte di oboli per la ricostruzione del tempio. La chiesa venne edificata nel 1458 ed il 1480 in stile rinascimentale.[10]

Fra le tante espressioni del rinascimento siciliano andate distrutte nelle varie riedificazioni, Gioacchino di Marzo documenta il monumento funebre di Guglielmo Aiutamicristo realizzato nel 1524 da Antonino Berrettaro.[11]

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

La configurazione attuale è più recente, dipende dalla ricostruzione totale che la chiesa ebbe nel 1640 da parte dell'architetto Andrea Cirrincione dietro l'impulso dell'arcivescovo Giannettino Doria[9], la facciata invece è costruita più tardi, nel 1726.

Durante i moti della Rivoluzione siciliana del 1848 nella chiesa il 25 marzo 1848 si riunisce il Parlamento siciliano sotto la presidenza di Ruggero Settimo.

Nel 1853 la chiesa divenne il pantheon dei siciliani illustri che iniziarono a farsi seppellire al suo interno, la sua accresciuta importanza era anche dovuta al taglio di via Roma che incluse la piazza San Domenico.

Il 4 settembre 1982 vi si tennero nella chiesa i funerali del generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

Il 25 maggio 1992 il cardinale Salvatore Pappalardo vi celebrò i solenni funerali di Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta.

La chiesa ha subito un profondo restauro che ha riportato alla luce i colori originali.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Lo stile è tipicamente barocco scenografico, il frontone è costellato da due alti campanili, sulla facciata sono inoltre presenti molte statue in stucco che raffigurano santi e papi, alcune di queste inserite in nicchie, queste statue sono opera del nipote di Giacomo Serpotta, Giovan Maria Serpotta. Sempre sulla facciata sono presenti dodici colonne, disposte a coppie, otto di queste incorniciano la zona centrale e l'ingresso, le altre quattro sono poste alla base dei campanili. L'interno è molto ampio ed austero in pietra di Billiemi e all'interno sono conservate alcune importanti opere d'arte del periodo barocco posizionate all'interno di nicchie. Sono presenti otto colonne per lato, in stile tuscanico, che dividono le tre navate secondo uno schema classico. Per estensione è una delle più grandi chiese della Sicilia.

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata attuale risalente al 1726 sull'odierna piazza San Domenico, l'antica "Piazza Imperiale" o "Largo Imperiale" del 1724, ricalca lo stile barocco classico.[2] L'impianto costituito originariamente da pilastri paraste binati in pietra viva che unitamente ai due cornicioni con modanature articolano il reticolo dei primi due ordini. Un terzo ordine comprende i corpi dei due campanili laterali simmetrici e balaustre a colonnine che delimitano un frontone ad arco rialzato dotato di un articolato cornicione esterno, il tutto realizzato sotto la direzione di Andrea Cirrincione in stile doricoromano. Il prospetto attuale non è altro che la combinazione mirata data dalla sovrapposizione in tempi successivi e contigui all'impianto preesistente, di una struttura di colonne per rendere meno severo, più armonioso e dinamico l'impianto originario.

Quattro coppie di colonne binate in stile dorico delimitano gli ingressi al primo ordine, altre due coppie sormontate da capitelli corinzi incorniciano il finestrone nicchia centrale nel secondo ordine. Le colonne monolitiche provengono dalle cave di monte Billiemi. Il primo ordine comprende gli ingressi e finestre rettangolari in corrispondenza delle entrate laterali, il secondo ordine è caratterizzato da nicchie che rispettano la medesima corrispondenza. È aumentato prospetticamente il senso di profondità: è peculiarità delle colonne interne essere lievemente più avanzate rispetto alle corrispettive colonne esterne, sfalsamento reso ancora più evidente per le quattro colonne centrali. La contaminazione, l'alternanza delle forme, degli spazi, dei volumi, dei colori concorre alla realizzazione della parte mediana e di un timpano spezzato a rilievo dal forte carattere dinamico e movimentato, tipico del Barocco siciliano.

Al centro dell'architrave dell'ingresso principale un grande stemma dell'ordine, un cane con la fiaccola in bocca, seduto sul libro delle Costitutiones, che assieme alle decorazioni poste sui basamenti dei papi e i fregi posti dietro le statue, simboleggianti il potere papale, conferisce all'insieme una connotazione vagamente rococò. Sui quattro contrafforti delle coppie di colonne esterne sono collocate statue in stucco di pontefici appartenenti all'ordine dei frati predicatori: "INNOCENTIUS V P.M.", "PIUS V P.M.", "BENEDICTUS XI P.M.", "BENEDICTUS XIII P.M." opere di Giovanni Maria Serpotta diretto dall'architetto Consalvo, all'interno delle nicchie laterali del secondo ordine sono esposte le statue di "S. THOMAS AQUINAS", "S. PETRUS M." in stucco realizzate da Giacomo Serpotta, ("Papa Innocenzo V", "Papa Pio V", "San Tommaso D'Aquino", "San Pietro martire", "Papa Benedetto XI", "Papa Benedetto XIII").

Sormonta la finestra ad arco centrale incorniciata da un riquadro, un fregio recante l'iscrizione "LEX VERITATIS FUIT IN ORE EJUS". Nella nicchia del timpano ad arco sotto la decorazione a conchiglia simboleggiante il pellegrinaggio, la statua raffigurante "San Domenico"[12]. Al campanile di sinistra del 1723 in stile Barocco siciliano si affianca specularmente quello di destra identico al primo e recante un orologio completato nel 1770. Un quarto ordine compete esclusivamente i campanili limitatamente alle sopraelevazioni poste sulle celle campanarie, terminanti con cupole a bulbo sfaccettate a base quadrata, monofore sui quattro lati e ricche decorazioni con volute lungo gli spigoli della cuspide, ai vertici merli pinnacolati provvisti di sfere con croci e banderuole. Il campanile destro è progettato da Tommaso Maria Napoli[12], il sinistro realizzato più tardi come copia del precedente, finanziato da monsignor Vincenzo Maria de Francisco e Galletti.

La navata destra lato sud[modifica | modifica wikitesto]

Acquasantiera sinistra.
Acquasantiera destra.
  • Sopra l'acquasantiera bassorilievo marmoreo del XIII secolo raffigurante "L'arrivo dei primi Domenicani a Palermo" sormontato da una tela d'"Angelo custode" opera del XVIII secolo attribuita al pittore palermitano Vito D'Anna.
  • Prima campata: cappella altare dedicata alla Madonna di Lourdes di Giuseppe Di Giovanni del 1880 ospita il monumento funebre di Francesco Maria Emanuele Gaetani marchese di Villabianca opera di Leonardo Pennino del 1802. Gruppo scultorio ligneo raffigurante la "Madonna, Bambino Gesù e San Domenico" che riceve il Rosario, opera dei primi anni del secolo XIX attribuita a Girolamo Bagnasco celebre artista intagliatore mentre la parte pittorica la tradizione vuole sia stata eseguita da Giuseppe Velasco.
  • Seconda campata: cappella altare di San Tommaso d'Aquino[13], dipinto di Giovanni Paolo Fondulli da Cremona 1573 raffigurante "Cristo crocifisso, la Maddalena e San Tommaso D'Aquino", ai lati il monumento sepolcrale di Lauretta Li Greci e il cenotafio di Giuseppina Turrisi Colonna opera di Valerio Villareale.[2]
  • Terza campata: cappella altare di San Giuseppe[14] commissionata da don Giovanni Stefano Oneto, duca di Sperlinga eretta nella seconda metà del XVII in stile barocco in marmi policromi, tarsie, fregi, puttini e colonne tortili, eseguita su progetto di Gaspare Guercio nel 1665. La statua di San Giuseppe sull'altare è cinquecentesca opera di Antonello Gagini, altre statue sono del Guercio e Gaspare Serpotta.[2] La volta è del 1898 eseguita da Ernesto Basile. Innalzata in devozione del quadro acheropito di San Domenico venerato a Soriano Calabro cui la cappella era prima dedicata. Essa serviva da sepoltura alla famiglia Sperlinga-Maiorca-Francavilla-Mortillaro. L'ingresso della cappella è delimitato da una balaustra a colonnine interamente intarsiata di marmi policromi e da raffinata cancellata che costituisce il varco d'accesso allo sfarzoso altare di San Giuseppe. Qui stupisce tanto l'architettura quanto il laborioso lavoro di cesello e d'intarsio che ricopre interamente le pareti della cappella, dove al lavoro degli incastri delle tessere marmoree si sostituisce, salendo via via verso l'alto, un elaborato quanto spettacolare alternare di stucchi, sculture e pitture. A due altissime lesene interamente intarsiate seguono altrettanti riquadri con fittissime riproduzioni in stucco e marmo di putti alati, dischi marmorei incastonati e busti. Due stupende colonne tortili con sviluppo elicoidale verso l'interno sormontate da articolati capitelli con complesse modanature e frontone spezzato simmetrico e sviluppo a volute delimitano il riquadro centrale in cui è ricavata la nicchia del Santo. Ricchissima lunetta con putti stesi sulle sime che reggono articolato fregio marmoreo, putti alati lungo i lati del riquadro, alla base un doppio ordine di putti con festoni e ghirlande. Sul fronte della mensa è presente incastonato un prezioso paliotto di forma circolare. Le pareti laterali, per quanto meno estese e adibite esclusivamente a sedi di monumenti sepolcrali, si presentano altrettanto ricche, sfarzose e animate da putti, stucchi, intarsi di marmi, busti, giganteschi medaglioni con effigi e decorazioni degne dell'apoteosi del Barocco siciliano nel massimo del suo splendore.
    • La statua di "San Giuseppe" è proveniente dall'oratorio del chiostro patrocinato dalla famiglia Marini, patrocinio in seguito assunto dalla famiglia dei Duchi Terranova.
  • Quarta campata: cappella altare di Sant'Anna[15], con altare decorato in marmi mischi e pittorici sarcofagi coevi. Sull'altare quadro di "Maria bambina tra Santi" con Sant'Anna, San Gioacchino e Sant'Agnese da Montepulciano, opera attribuibile a Rosalia Novelli figlia di Pietro Novelli del secolo XVII.[16]
  • Ingresso murato da via Meli[senza fonte]: Monumento commemorativo al giurista Emerico Amari ritratto sulla sua cattedra di diritto penale.[17] Di fronte, nel 2015 vi è stata inumata la bara con il corpo del giudice Giovanni Falcone, proveniente dalla tomba di famiglia nel Cimitero di Sant'Orsola[18]. Anche ai parenti del giudice Paolo Borsellino è stata proposta la traslazione in questo luogo dell'illustre congiunto, ma hanno rifiutato[19].
  • Quinta campata: cappella altare dedicato a San Vincenzo Ferreri[20] con tela di Giuseppe Velasco conosciuto come il Diego Velázquez palermitano, opera del 1787.[17] Addossato ai pilastri bassorilievo commemorativo del beato Giuliano Majali, benedettino morto nel 1470, fondatore dell'Ospedale civico.
    • Traiano Parisi titolare del patrocinio della "Cappella di San Vincenzo Ferreri".
Cappellone di San Domenico.
  • Sesta campata: Cappellone altare dedicato a San Domenico[21], Pala d'altare "Estasi di San Domenico" con diciotto piccoli riquadri che narrano alcuni episodi miracolosi della sua vita, tela attribuita a Filippo Paladini o a Giuseppe Salerno ma, studi recenti ne riconducono la paternità a Gaspare Vazzano o Bazzano, uno dei due "zoppi di Gangi", cui fu commissionato nel 1603.[17] Disegnato da Paolo Amato il monumento funebre di Guglielmo Ramondetta del 1691 con figure ideate da Giacomo Serpotta e realizzate dagli scultori palermitani appartenenti alla famiglia di Francesco Scuto, opera del secolo XV sull'altare conosciuta come Madonna di Monserrato. Monumento scolpito nel 1904 da Giovanni Nicolini in memoria di Francesco Crispi.[17] L'altare è rialzato rispetto al piano di calpestio e sopraelevazione è distinta in due ordini di frontoni. Due gruppi di colonne con capitelli corinzi, tre in successione con l'ultima colonna binata, creano una composizione animata e scenografica con funzioni statiche per entrambi gli ordini della sopraelevazione. Il primo frontone è costituito da una successione prospettica di un triplo timpano spezzato sovrapposto e simmetrico ad arco, addossato alla parete un secondo ordine sormontante il primo, costituito da pilastri reggenti un timpano spezzato simmetrico a volute con stele decorativa centrale (frontone entrecoupé). Abbinate alle seconde colonne delle figure d'angelo, putti presenti sulle sime di entrambi gli ordini, una coppia regge lo stemma posto al centro della stele. Fastosa commistione di marmi, stucchi, fregi, volute e intarsi che si identifica nel puro stile barocco e richiama alla memoria per linee, forme e architettura la struttura dell'ingresso principale e il frontone della facciata. Strutturalmente identico all'altare della Madonna del Rosario posto dirimpetto nella navata opposta dal quale si differisce per lo stemma, per le pose delle figure e per il pregevole tabernacolo.
  • Settima campata: cappella altare dedicato al santissimo Crocifisso.[22] Il Crocifisso opera di Giovanni Matinati del 1509, un bassorilievo della Pietà opera molto espressiva risalente al cinquecento, un'acquasantiera di scuola gaginesca. Alla parete il cenotafio di Annetta Turrisi Colonna opera di Valerio Villareale che richiamano lo stile classico di Antonio Canova, un bassorilievo raffigurante santa Caterina da Siena attribuito a Antonello Gagini, bassorilievo raffigurante la Trinità del 1477. Appena fuori la medesima cappella si apre sul pavimento l'ingresso all'ampia cripta chiusa da griglie, dedicata a Francesco Crispi, uomo politico e statista italiano, qui tumulato nel gennaio del 1905.
    • Famiglia Zavatteri titolari del patrocinio della "Cappella del Santissimo Crocifisso", patrocinio in seguito assunto dalla Famiglia Abatelli, patrocinio in seguito assunto dal vescovo agrigentino Vincenzo Bonicontro.

La navata sinistra lato nord[modifica | modifica wikitesto]

Altorilievo.
Altorilievo.
Cappellone della Madonna del Rosario.
Altorilievo.
  • Quinta campata: Cappellone altare dedicata alla Madonna del Rosario[27], come pala d'altare pregevole dipinto su tavola del 1540 di Vincenzo degli Azani detto da Pavia, raffigurante "Mistero della Madonna del Rosario", ritrae la consegna del rosario a san Domenico con santa Cristina, san Vincenzo Ferreri, san Tommaso d'Aquino e santa Ninfa, inginocchiati i coniugi Plaia committenti dell'opera, all'epoca potente casato al servizio dei sovrani della Corona d'Aragona.[17] A sinistra del Cappellone, monumento di Monsignor Michele Schiavo morto 1771, sulla destra monumento del canonico giurista Domenico Schiavo morto nel 1773 con opere di Ignazio Marabitti provenienti dalla distrutta chiesa di San Giuliano edificata ove sorge il teatro Massimo Vittorio Emanuele. Nei pressi acquasantiera del XVI secolo. Come l'altare di San Domenico è rialzato rispetto al piano di calpestio e la sopraelevazione è distinta in due ordini di frontoni. Due gruppi di colonne con capitelli corinzi, tre in successione con l'ultima colonna binata, creano una composizione animata e scenografica con funzioni statiche per entrambi gli ordini della sopraelevazione. Il primo frontone è costituito da una successione prospettica di un triplo timpano spezzato sovrapposto e simmetrico ad arco, addossato alla parete un secondo ordine sormontante il primo, costituito da pilastri reggenti un timpano spezzato simmetrico a volute con stele decorativa centrale (frontone entrecoupé). Abbinate alle seconde colonne delle figure d'angelo, putti presenti sulle sime di entrambi gli ordini, una coppia regge lo stemma posto al centro della stele con la frase "AVE MARIA". Fastosa commistione di marmi, stucchi, fregi, volute e intarsi che si identifica nel puro stile barocco e richiama alla memoria per linee, forme e architettura la struttura dell'ingresso principale e il frontone della facciata. Strutturalmente identico all'altare di San Domenico posto dirimpetto nella navata opposta dal quale si differisce per lo stemma, per le pose delle figure, per il pregevole tabernacolo raffigurante un tempio romano e per la lunetta che insieme ai riquadri ritraggono scene di vita della Vergine.
  • Ingresso antisacrestia[senza fonte]. Altare di San Giacinto di Polonia[28] costituito da due colonne tortili in stucco che affiancano l'immagine del santo, il dipinto su lavagna recentemente attribuito a Gaspare Bazzano realizzato nel 1598 (?) anno di canonizzazione del santo, bassorilievo di scuola gaginesca. Il monumentale sarcofago sulla sinistra contiene le spoglie di Ruggero Settimo capo del governo rivoluzionario palermitano del 1848.[17]
  • Settima campata: cappella altare dedicata al Sacro Cuore di Gesù, si trova un bassorilievo rappresentante San Girolamo e un medaglione con l'Annunziata opere attribuite ad Antonello Gagini, a destra il sarcofago di Michele Amari studioso della cultura araba in Sicilia.[17] Sulla parete sinistra il monumento del domenicano Luigi Di Maggio istitutore in San Domenico della sede Società Siciliana per la Storia Patria. Nelle immediate adiacenze è sepolto Giuseppe Pitrè.

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

Ala destra: Altare con dipinto cinquecentesco raffigurante Santa Maria di Monserrato con San Biagio Vescovo e Sant'Antonino Pierozzi arcivescovo di Firenze, d'autore ignoto.[9]

Altare[modifica | modifica wikitesto]

Altare.
Altare, particolare.

L'altare maggiore è in marmi mischi con modanature in rame, sotto la mensa dell'altare è ospitata l'urna contenente le reliquie del beato Pietro Geremia scrittore domenicano nato a Palermo. Nel transetto della chiesa è stato posto il nuovo altare di bronzo rivolto al popolo realizzato nel 1987 dallo scultore Sebastiano Milluzzo, con smalti colorati su argento, pregevole opera del frate domenicano Leonardo Gristina, raffiguranti scene evangeliche e santi domenicani.

Preziosi e pregevoli i due organi settecenteschi in legno dorato posti ai lati dell'abside e del raffinato pulpito dello stesso periodo. Collocati su due identiche cantorie, racchiusi in casse lignee con prospetto a tre campate, ricchi di sculture e dorature in oro zecchino. L'organo in «cornu Evangelii» a sinistra fu costruito nel 1769 da don Giovanni Del Piano, quello in «cornu Epistulae» nel 1781 dal palermitano Giacomo Andronico.

Dietro l'altare, nell'area del coro, è collocato un grande coro in noce del 1700 eseguito su disegno del domenicano Giovanni Battista Ondars, dello stesso autore il pulpito in noce realizzato da intagliatori ignoti nel 1732 con raffinata finezza di intagli e con le figure di cinque santi e beati domenicani: beato Giovanni Liccio, san Vincenzo Ferreri, san Tommaso d'Aquino, san Antonino Pierozzi, beato Giacomo Salomoni.

Elenco delle casate patrocinanti la costruzione dell'area absidale:

  • Giovanni Alessendro con diritto di sepoltura nel Cappellone quale mecenate per la costruzione.[9]
  • Dario Simonetto con diritto di sepoltura nel Cappellone quale mecenate per la costruzione.
  • Antonio Sinesio con diritto di sepoltura nel Cappellone quale mecenate per la costruzione.
  • Giacoma Plaja.
  • Settimo a posteriori solo tale famiglia assunse il patrocinio del Cappellone relegando le altre nelle cappelle adiacenti. Nel 1526 Antonello Gagini realizza il monumento funebre commissionato da Antonino Settimo, barone di Sambuca, per il fratello defunto Giovanni Luigi Settimo. Opera documentata prima della riedificazione del tempio avvenuta nel 1640.[29]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Domenico è la seconda chiesa cattolica più grande di Palermo e dell'intera Sicilia.

Lunghezza massima esterna: 92,70 m
Larghezza massima esterna: 38,84 m
Larghezza delle navate: 28,84 m
Larghezza delle cappelle: 5 m
Superficie dell'edificio: 3.600 m² circa
16 colonne h 7,50 x 1,08 in pietra di Billiemi pesanti 16 tonnellate ciascuna

Sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

Arredo ligneo patrocinato da Vincenzo Maria de Francisco e Galletti, vescovo di Lipari eseguito su progetto di Lorenzo Olivier con raffigurazioni dei pontefici domenicani Innocenzo V, Benedetto XI, Pio V e Benedetto XIII.

  • XV secolo, Crocifisso ligneo di scuola pisana.
  • Cappella dell'Ecce Homo, con lavabo marmoreo.

Personalità sepolte o ricordate in San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

Dalla metà del XIX secolo la chiesa è adibita a Pantheon di siciliani illustri su iniziativa di Agostino Gallo, vi sono allocate lapidi, tombe, cenotafi e targhe che ne commemorano il ricordo.[2]

Si possono ammirare opere scultorie di Benedetto Civiletti, Rosario Bagnasco, Girolamo Bagnasco, Ignazio Marabitti, Leonardo Pennino, Valerio Villareale, Rosolino La Barbera, Salvatore Valenti, Rosario Anastasi, Domenico De Lisi e Benedetto De Lisi, Vito D'Anna, Antonello Gagini, Gaspare Serpotta, Ernesto Basile, Gaspare Bazzano molto spesso, espressioni artistiche d'altissimo pregio.

Giuseppe Velasco, tondo commemorativo.

Primitive sepolture documentate:

Chiostro[modifica | modifica wikitesto]

Gianfilippo Ingrassia, targa commemorativa.

Altre personalità sepolte o celebrate nel Chiostro:

Convento[modifica | modifica wikitesto]

Sepolture:

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

 calata 'a tila[modifica | modifica wikitesto]

È costume in molte chiese di Sicilia, addobbare con drappeggi colorati di forte impatto scenografico le pareti e i luoghi ove si officiano le sacre funzioni durante le solennità dell'anno liturgico, delle feste del Santo cui l'edificio è dedicato. Durante i riti della Settimana Santa è usanza celare l'altare con panneggi che richiamano e manifestano il lutto della chiesa e dell'intera comunità religiosa, felice preludio alla rinascita, alla gloriosa risurrezione. Veli bianchi, grigi, neri proliferano un po' dappertutto, sete, rasi viola e purpurei ricoprono altari e nascondono croci, costituendo talvolta veri e propri sipari.

Nella chiesa di San Domenico è montata durante la Quaresima a tila, un tessuto esteso alto 30 metri e largo quanto l'arco absidale in tessuto di canapa, riproducente pitture molto intense sulla morte e deposizione di Cristo su fondo azzurrognolo. Durante la celebrazione della notte di Pasqua "a tila" al Gloria, cade liberamente svelando l'altare maggiore, annunciando visivamente "il Cristo risorto", suscitando animata commozione e giubilo tra i fedeli.

"Â calata 'a tila", rito che prevede l'improvviso disvelamento del presbiterio durante la Veglia della Notte di Pasqua al pronunciamento del Gloria, per rappresentare e mostare in modo figurato il Cristo risorto. È un rito comune in molte parrocchie delle diocesi siciliane, desueto e recentemente in fase di voluto ripristino. La "velatio" o l'esposizione delle tele della Passione o "velum quadragesimale" o "velo quaresimale" o "panni della fame" dal tedesco "Hungertuch" o "Fastentuch", è una consuetudine tedesca tipica del IX secolo legata alla penitenza quaresimale, la cui introduzione in Sicilia è riconducibile all'opera dei Missionari dell'Ordine teutonico giunti a Palermo e Messina grazie al volere, all'appoggio e considerazione del Gran Conte Ruggero, avvenuta dopo la riconquista normanna della Sicilia. A Palermo, presso la chiesa di San Domenico dell'Ordine domenicano, in strettissima relazione con l'Ordine Teutonico, è possibile ammirare durante il tempo quaresimale, una monumentale tila raffigurante una deposizione tra le più grandiose in Italia e Europa. [1].

Convento di San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

Il convento è posto a settentrione della chiesa ed è accessibile dalla navata sinistra. Il chiostro patrocinato dalla famiglia Chiaramonte presenta colonne e archi con alcuni manufatti risalenti alle primitive costruzioni del XIII secolo. I muri sono dipinti con immagini raffiguranti santi domenicani, scene dell'Apocalisse, del Giudizio Universale, opere di Nicola Spalletta di Caccamo. All'interno presenta un magnifico refettorio e una ricchissima libreria.

Centro di studi di filosofia e teologia, annovera tra i suoi priori lo storico, teologo Tommaso Fazello.

Tra gli innumerevoli ambienti si annovera la Sala del Calendario, recante un affresco del 1723 con le date del Calendario Liturgico del padre domenicano Benedetto Maria Castrone, opera realizzata nel 1723.[32] Il calendario perpetuo abbraccia un arco temporale compreso tra 1700 e il 2192, permette di stabilire attraverso calcoli matematici misti a fondamenti astronomici, le date delle più importanti festività mobili tra cui la Pasqua e altre legate ricorrenze legate all'anno liturgico. Introduce a concetti di astronomia e geofisica strettamente legati ai principi generali di agronomia, riconducibili ad antiche tradizioni e consuetudini agresti e contadine siciliane e del bacino del Mediterraneo.

La sala utilizzata come piccola biblioteca dei confrati costituisce vano di passaggio e varco di accesso al Salone del Cinquecento.

All'interno sono altresì presenti:

Cappella di Sant'Orsola[modifica | modifica wikitesto]

  • Primitivo nucleo documentato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", Palermo, Reale Stamperia, 1800, p. 107. URL consultato il 1º gennaio 2016.
  2. ^ a b c d e Touring Club Italiano, p. 154.
  3. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 235.
  4. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 236
  5. ^ Tommaso Fazello, "Della storia di Sicilia, Deche due del r.p.m. Tommaso Fazello siciliano ...", vol. 6, p. 474. URL consultato il 1º gennaio 2016.
  6. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 237.
  7. ^ Gaspare Palermo Volume primo, da pagina 235 a pagina 253.
  8. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 238.
  9. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume primo, p. 239.
  10. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 15
  11. ^ a b Gioacchino di Marzo, pp. 157
  12. ^ a b Gaspare Palermo Volume primo, p. 241.
  13. ^ Gaspare Palermo, Volume primo, p. 247.
  14. ^ a b Gaspare Palermo Volume primo, p. 246.
  15. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 247.
  16. ^ Touring Club Italiano, pp. 154, 155.
  17. ^ a b c d e f g h i j Touring Club Italiano, p. 155.
  18. ^ La salma di Giovanni Falcone traslata a San Domenico, su Live Sicilia. URL consultato l'08 febbraio 2017.
  19. ^ askanews, Falcone riposa ora nella Chiesa di San Domenico a Palermo, 24 giugno 2015. URL consultato l'08 febbraio 2017.
  20. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 247.
  21. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 245.
  22. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 244.
  23. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 248.
  24. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 246
  25. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 354 e 355
  26. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 405 - 407
  27. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 245.
  28. ^ Gaspare Palermo Volume primo, p. 243.
  29. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 338
  30. ^ Società Siciliana Storia Patria
  31. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 459
  32. ^ Redazione, La Sala Del Calendario - www.palermoviva.it, su www.palermoviva.it. URL consultato il 03 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Chiese legate all'Ordine domenicano

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