Magia nera

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La magia nera è tradizionalmente considerata come la capacità di uno stregone (o mago nero) di comprendere e controllare un potere oscuro e soprannaturale proveniente da spiriti demoniaci e infernali.

La magia nera tra cultura dotta e cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo popolare la magia nera è considerata un potere distruttivo opposto a quello della magia bianca, che invece persegue effetti benefici[1]. Questo concetto appare però molto più sfumato in alcune società primitive extraeuropee, come ad esempio tra gli Azande, le cui tradizioni furono studiate negli anni Trenta del secolo scorso da Edward Evan Evans-Pritchard. Questi popoli, infatti, ritenevano benefica qualsiasi magia che avesse recato danno ai nemici dello loro gruppo sociale, e credevano si avesse senz'altro a che fare con la magia nera ogni qualvolta veniva colpito un soggetto che non avesse infranto alcuna legge o usanza[2].

Questa opposizione alla magia bianca, stando ad altre interpretazioni, sussisterebbe in quanto fondamento di quel dualismo di energie cosmiche che garantirebbe l'equilibrio dell'intero universo. Il colore nero è collegato all'oscurità ed è in diretto contrasto con il bianco, collegato alla luce; entrambi gli elementi sono però indispensabili e l'uno non può esistere senza l'altro. La metafora cinese dello yin e dello yiang può fornire un esempio di questo genere di contrapposizione[3].

Nell'ambito della magia naturale – un fenomeno tipico degli strati sociali più acculturati, come ad esempio quello dei maghi europei del Rinascimento[4] – non esisterebbe un vero e proprio concetto di magia nera se non come deviazione dallo scopo primario del mago, che dovrebbe essere quello di stabilire un contatto tra macrocosmo e microcosmo. La magia nera (magia daemoniaca o magia illicita) deve pertanto ricorrere a un patto o a un contratto con le forze malefiche della Natura, invece che a un rituale simbolico in grado di mettere il mago in comunicazione con le divinità positive. Nel corso della storia, tuttavia, questi due aspetti della questione non sempre sono stati tenuti nettamente distinti[5].

La magia nera è inoltre ritenuta un'espressione della hýbris greca, ovvero della volontà di ottenere conoscenze e poteri superiori a quelli permessi dal proprio livello di sviluppo attraverso una prevaricazione delle leggi dell'armonia universale[6].

Magia nera e religione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione cristiana, la magia nera sarebbe un tentativo da parte del Demonio di deviare l'umanità dalla retta via prevista nei piani divini per mezzo della seduzione diabolica. Il mago nero, ingannato dal Diavolo, cercherebbe un accordo con le potenze del male, vale a dire le schiere demoniache, che in cambio di offerte sacrificali e dell'adorazione tributata loro nel corso di rituali specifici e cruenti (che possono prendere anche la forma di perversioni di rituali religiosi, come le messe nere) lo ricompenserebbero poi con i doni della conoscenza, del potere, della ricchezza e dell'amore, il cui prezzo finale è immancabilmente la perdizione di colui che ha ceduto alla tentazione[7].

Jacques Collin de Plancy, nel suo Dizionario infernale, alla voce Magia e maghi[8]scrisse quanto segue:

« La Magia è l’arte di produrre nella natura cose superiori al potere degli uomini, coi soccorsi dei demoni, adoperando certe cerimonie che la religione interdice. »

Benché il Plancy generalizzasse il concetto di magia in chiave negativa, nel prosieguo egli compì ugualmente una suddivisione tra i generi di pratica magica:

« Si distingue la magia nera, naturale e celestiale, vale a dire l’astrologia giudiziaria. »

E quanto alla prima:

« La magia nera o demoniaca, insegnata dal diavolo ed esercitata sotto la sua influenza, è l’arte di commerciare coi demoni, in conseguenza di un patto stabilito con loro, e servirsi del loro ministero per operare cose al di sopra della natura umana. »

Nella tradizione sabbatica coloro che compiono stregonerie vengono considerati esseri senza anima. Poiché la brama di potere porta inesorabilmente all'autodistruzione, il mago nero, nel suo vano tentativo di assogettare la natura compiendo atti sacrileghi, sarebbe quindi mosso da un desiderio di morte.[senza fonte]

I maghi neri[modifica | modifica wikitesto]

Una figura di mago nero è quella Landolfo II principe di Capua, scomunicato nell'anno 875 e archetipo del Klingsor nel Parsifal wagneriano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA. VV., Dizionario delle religioni, a cura di Giovanni Filoramo, Einaudi, Torino, 1993, alla voce Magia.
  2. ^ Edward E. Evans-Pritchard, Stregoneria, oracoli e magia tra gli Azande, Franco Angeli Editore, Milano, 1976. Per questo aspetto della cultura Azande si veda ancora AA. VV., Dizionario delle religioni, cit.
  3. ^ Un accenno alla possibile interpretazione della magia per mezzo dello yin e dello yiang è contenuta nel saggio introduttivo di Luciano Parinetto al testo del Daxelmüller (v. infra).
  4. ^ AA. VV., Dizionario delle religioni, cit.
  5. ^ Cristoph Daxelmüller, Magia. Storia sociale di un’idea, con un saggio introduttivo di Luciano Parinetto, Rusconi, Milano, 1997, cap. I.
  6. ^ Se si intende Hybris nel suo significato letterale di “superbia”, “tracotanza”, ecc., questa tesi sembrerebbe avvalorata da quanto Sant’Agostino scrisse intorno alla curiositas dei maghi: “E da ciò (da questa curiositas, n.d.r.) nasce una tale superbia che essi si sentono innalzati fino a quel cielo di cui tanto spesso si sono occupati”. La citazione, tratta dall’opera De moribus Ecclesiae et de moribus Manichaeorum, è riportata in Daxelmüller, Magia, cit., cap. III.
  7. ^ Roland Villeneuve, L’universo diabolico, Edizioni Mediterranee, Roma, 1977, cap. V, pp. 173-178. L’autore cita varie fonti (religiose e laiche) che affermano l’impossibilità per i maghi di compiere sortilegi senza l’intervento delle forze del male e che avvertono del pericolo di perdizione insito nell’inganno del Demonio; tra queste fonti, le opere di Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino, Martin Delrio, Pierre de Lancre, Henry Boguet, Ulrich Molitor, Joseph Glanvil, Nicolas Rémy. Per gli scritti dei Dottori della Chiesa riguardanti la magia si veda anche: Christa Tuczay, Esoterismo e magia nel medioevo, Newton Compton editori, Roma, 2006, cap. III, La Magia e la Chiesa, pp. 55-90.
  8. ^ Jacques Collin De Plancy, Dizionario infernale, ristampa dell’edizione curata da Carlo A. Valle (Torino, 1870) sulla terza edizione francese del 1844, I Dioscuri, Genova, 1989 (poi Fratelli Melita Editore).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Dizionario delle religioni, a cura di Giovanni Filoramo, Einaudi, Torino, 1993.
  • Cristoph Daxelmüller, Magia. Storia sociale di un'idea, con un saggio introduttivo di Luciano Parinetto, Rusconi, Milano, 1997.
  • Jacques Collin De Plancy, Dizionario infernale, I Dioscuri, Genova, 1989 (poi Fratelli Melita Editore).
  • Christa Tuczay, Esoterismo e magia nel medioevo, Newton Compton editori, Roma, 2006.
  • Roland Villeneuve, L'universo diabolico, Edizioni Mediterranee, Roma, 1977.

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Richard Cavendish, La magia nera, 2 voll., Edizioni Mediterranee, Roma, 1999.
  • Grillot de Givry, Il tesoro delle scienze occulte, Sugar editore, Milano.
  • Martin del Rio, Le disquisizioni magiche, riassunto tratto dalla versione in lingua francese di Benard Claudiere (1611), con un saggio introduttivo di J. K. Huysmans, “Le Quintessenze”, Società Editrice Partenopea, Napoli, s.d.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]