Oscurità

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Separazione della luce dalle tenebre, volta della Cappella Sistina

L'oscurità, il buio, o la tenebra (anche se usato più spesso al plurale) è l'assenza di luce.

Il buio come metafora[modifica | modifica wikitesto]

I sentimenti dell'uomo in assenza di luce sono stati fonte di metafore nell'ambito della letteratura e di simbolismo nell'arte. In questo campo, con l'uso del chiaroscuro, l'oscurità enfatizza o contrasta la luce.

In alcune culture l'oscurità viene abbinata al male o al peccato. È possibile riscontrare il significato negativo dell'oscurità nella Divina Commedia di Dante: nei primi versi, infatti, il poeta toscano si ritrova in una selva oscura.

Il significato allegorico di questa condizione può contenere tuttavia un risvolto positivo, nel senso che occorre prima passare attraverso la notte oscura dell'anima, in cui il Sé individuale è costretto a confrontarsi con la propria Ombra interiore, per potere poi ritrovare la luce.[1] In alchimia ad esempio l'oscurità è la fase iniziale della grande opera, quella della putrefazione o dissolvimento denominata nigredo, rappresentata da simboli come un corvo o un sole nero, che è necessario attraversare per riuscire a creare la pietra filosofale.[2][3]

In psicologia l'oscurità è anche metafora dell'inconscio, ed è associata astrologicamente alla Luna.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberte H. Hopeke, A Guided Tour of the Collected Works of C. G. Jung, pag. 165, Boston 1989.
  2. ^ Johannes Fabricius, L'alchimia. L'arte regia nel simbolismo medievale, trad. it. di Paolo Lucarelli, introduzione di Gianfranco de Turris, pag. 98, Roma, Mediterranee, 1997.
  3. ^ Marcello Fumagalli, Dizionario di alchimia e di chimica farmaceutica antiquaria, alla voce «notte», Roma, Mediterranee, 2000.
  4. ^ Erich Neumann, La psicologia del femminile, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1975, cit. in Mariella Comerci, I profili della Luna: riflessioni sulla creatività femminile, pag. 175, Bulzoni, 1982.

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