Via della mano sinistra e della mano destra

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Il bivio tra i sentieri di destra e di sinistra, risalente alla ypsilon pitagorica, raffigurante una strada o un tronco che si divide in una biforcazione, due scelte dalla diversa valenza morale.[1] La sua forma a "forcella" è anche emblema esoterico dell'omonimo quartiere di Napoli.[2]

Via della mano sinistra e della mano destra sono due termini che si riferiscono ad una dicotomia tra due opposte filosofie, presente nella tradizione esoterica occidentale, che si estende su diversi gruppi coinvolti nell'occulto e nella magia cerimoniale. In alcune definizioni, il sentiero della mano sinistra è identificato con la magia nera, quello della mano destra con benevola magia bianca[3].

Origine del termine[modifica | modifica wikitesto]

Ercole al bivio, dipinto di Domenico Beccafumi (1520), che raffigura il mito dell'eroe greco coinvolto nella scelta tra la via di destra della virtù, e quella di sinistra del vizio

Questa terminologia venne introdotta in occidente nel XIX secolo ad opera dei teosofi e fa la sua prima comparsa negli scritti di Helena Blavatsky,[4] sebbene la sua simbologia risalisse ad antichissime tradizioni sapienziali: in Occidente apparteneva infatti alla Y pitagorica, raffigurante una strada o un tronco che si divide in una biforcazione tra due sentieri di destra e di sinistra, due scelte dalla valenza morale alternativa: quella di destra conduceva alla virtù, quella di sinistra invece al vizio e alla perdizione, o comunque alla tentazione.[1]

Il significato pitagorico della Y era conosciuto anche da Virgilio, secondo la testimonianza di Servio, un commentatore dell'Eneide,[5] il quale ne attribuisce la tipica forma biforcuta al ramo d'oro ricercato da Enea, che gli consentirà la discesa nell'oltretomba Averno.[6]

Il simbolo pitagorico del dualismo tra vizio e virtù, pur connotati da un'origine comune, fu assimilato in epoca medioevale all'albero della conoscenza del bene e del male,[1] giungendo anche, attraverso correnti ermetiche, cabbalistiche e neoplatoniche, fino a Dante Alighieri.[7]

La via teosofica delle due mani intendeva rifarsi inoltre alla filosofia indiana, in particolare a quelli che nel tantrismo sono chiamati Vama Marga e Dakshina Marga, ossia due approcci alla mistica e alla sadhana apparentemente differenti per metodologia e morale, la cui meta ultima tuttavia è la stessa: la Moksha.[8][9][10]

Tale rilettura occidentale, dove il concetto di "sinistra" (vama, dal sanscrito) è stato inteso come «il Male»,[4] è stato poi ripreso da altri autori quali l'esoterista Aleister Crowley, Dion Fortune, Arthur Edward Waite ed il contemporaneo Kenneth Grant, che ne hanno rielaborato il significato in maniera più o meno simile al concetto originale indiano, trasformandolo così in un termine che, alla lunga, ha preso una sua indipendenza totalmente svincolata dal tantra e varia a seconda di chi ne parla.

Via della mano destra[modifica | modifica wikitesto]

Il Figlio dell'Uomo seduto alla Destra del Padre (Mc, XVI,19)

Nella rilettura magica teosofica, la via della mano destra (o via longa, anche nota con l'acronimo VMD, o RHP dall'inglese Right Hand Path, contrapposta a quella della mano sinistra) è ritenuta la forma più sicura ed elevata di magia con cui innalzarsi al divino, sebbene sia più lunga e richieda tempo e costanza per essere percorsa.[11] Essa comprende le pratiche e i rituali comuni ai maggiori gruppi religiosi, seguendo linee definite di codice morale ed etico. Alcuni esempi di metodi della mano destra sono i seguenti:[11]

La natura superiore della via della mano destra è significativamente evidenziata da Gesù Cristo nella sua ammonizione: «Quando fai l'elemosina, non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua destra».[12] Sulla base degli insegnamenti cristiani, le posizioni della destra rappresentano la via sicura e collaudata del «Bene», essendo la Destra la via «retta» e «giusta» per antonomasia,[13] ed anche in politica esse saranno identificate, sin dai tempi della rivoluzione francese, con quelle del mantenimento dell'ordine e della buona tradizione.[14]

In alchimia la via della mano destra corrisponde alla cosiddetta «via umida».[15]

Via della mano sinistra[modifica | modifica wikitesto]

I due lati della mano sinistra, raffigurati nel Compendium about magic (1775)

Nella rilettura teosofica la via della mano sinistra (o via brevis, anche conosciuta con l'acronimo VMS, o all'inglese LHP da Left Hand Path, contrapposta a quella della mano destra) costituiva il percorso cosiddetto «delle acque corrosive»,[16] cioè un insieme di pratiche, anche di natura violenta, per indurre una rapida evoluzione della coscienza.

Bafometto raffigurato in Dogma e rituale dell'Alta Magia di Eliphas Lévi, le cui corna rimandano alla biforcazione dei sentieri di destra e di sinistra

Pur trattandosi di un sentiero molto più breve e veloce rispetto a quello di destra, espone chi lo segue a svariati pericoli, anche letali, per la sua salute fisica e mentale, o per il rischio di venire sopraffatti da forze troppo grandi da gestire.[11] Comprende infatti metodi capaci di suscitare stati repentini di autocoscienza che, senza una lunga e adeguata preparazione, l'organismo non è in grado di sostenere.

Per questo la via della mano sinistra è stata generalmente associata al satanismo e alla magia nera, sebbene tale identificazione sia solo parzialmente giustificabile, poiché il sentiero di sinistra si rivela talora utile se praticato sotto la guida di maestri e sciamani evoluti.[11]

Alcuni esempi di percorsi della mano sinistra sono i seguenti:[11]

I seguaci della via della mano sinistra in occidente usano solitamente il simbolo del capro o Bafometto, attribuendogli però significati differenti da quello tradizionale alchemico e dalle simbologie che Eliphas Lévi attribuiva al suo becco.[18]

Secondo la dottrina tantrica ripresa da Julius Evola, la via della mano sinistra sarbbe l'unica percorribile dall'uomo contemporaneo nell'epoca di decadenza attuale detta del kali yuga.[19] In alchimia essa corrisponde alla cosiddetta «via secca».[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Christiane L. Joost-Gaugier, Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull'arte, trad. it. di P. Faccia, pag. 257, Arkeios, 2008.
  2. ^ Martin Rua, Napoli esoterica e misteriosa, § 5, Newton Compton, 2015.
  3. ^ Dave Evans, The History of British Magick after Crowley, pag. 152, Hidden Publishing, 2007
  4. ^ a b Helena Blawatsky, Iside svelata, Armenia Edizioni, ISBN 88-344-1240-0
  5. ^ Servio Mario Onorato, Commento all'Eneide, 6, 136, in Servii Grammatici qui feruntur in Vergilii Carmina commentarii, a cura di George Thilo e Hermann Hagen, 3 voll., Lipsia, 1881-87.
  6. ^ Eneide, libro VI, vv. 136-137.
  7. ^ Sandra Debenedetti Stow, Dante e la mistica ebraica, pag. 138, Giuntina, 2004.
  8. ^ Mishra Kamalakar, Tantra - Lo shivaismo del Kashmir, Laksmi Edizioni.
  9. ^ Abhinavagupta, Luce dei tantra - Tantraloka, Adelphi
  10. ^ Vijnana Bhairava, Tantra - La conoscenza del tremendo, Adelphi, ISBN 9788845907159.
  11. ^ a b c d e Salvatore Brizzi, Via della mano destra e via della mano sinistra, su parsifal.info.
  12. ^ La mano destra e la mano sinistra, su visionealchemica.com.
  13. ^ In lingua inglese, ad esempio, il termine right («destra») ha anche il significato di «retto», in quanto diritto (recto), e «onesto».
  14. ^ Angelo d’Orsi, Destra o Sinistra?, su temi.repubblica.it.
  15. ^ a b Joseph Cannillo, Alchimia & Spagiria: La completezza dell'Essere, pag. 73, Milano, Anima Srl, 2013.
  16. ^ Salvatore Brizzi, La Porta del Mago. La magia come via di liberazione, parte III, Anima edizioni, 2009.
  17. ^ Nel romanzo Brida di Paulo Coelho, ad esempio, si fa cenno esplicitamente ai due divergenti e contrapposti percorsi di iniziazione alla magia, sebbene diretti entrambi a un medesimo fine, denominati «Tradizione del Sole» e «Tradizione della Luna» (Paulo Coelho, Brida, § 1, traduzione di Rita Desti, Milano, Bompiani, 2008).
  18. ^ Eliphas Lévi, Dogma dall'alta magia, Atanor, 1983.
  19. ^ Julius Evola, Lo Yoga della Potenza: Saggio sui Tantra, a cura di Gianfranco de Turris e Pio Filippani-Ronconi, pagg. 9 e 73, Roma, Mediterranee, 1968-1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]