Strega

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Strega (disambigua).
Streghe attorno al calderone per prevenire l'arrivo del gelo, xilografia del 1489.

Per strega (un tempo anche lamia) si intende una figura mitologica creata in parte dalla credenza popolare e dotata di poteri non naturali. Per alcuni secoli molte persone sono state oggetto di persecuzione da parte della Chiesa quando in loro venivano erroneamente individuate le caratteristiche attribuite alle streghe.[1] Secondo tali credenze, diffuse in varie culture, queste streghe sarebbero state dedite alla pratica della stregoneria e dotate di poteri occulti che sarebbero derivati loro dall'essere in contatto col maligno o comunque con entità soprannaturali. Queste donne (perché si è trattato per lo più di donne) avrebbero usato tali poteri quasi esclusivamente per nuocere alle persone e alle cose e talvolta per opporsi all'intera società umana.[2]

La stessa idea dell'esistenza delle streghe fu messa in discussione, nella metà del XVIII secolo, dallo studioso trentino Girolamo Tartarotti, che giudicò infondate le teorie sulla stregoneria, e frutto di superstizione piuttosto che di logica, di indagine scientifica ed ortodossia cattolica.[3]

La definizione di strega[modifica | modifica wikitesto]

Alla definizione classica e popolare di strega se ne intrecciano altre che assumono caratteri specifici, anche se il più delle volte puramente simbolici, e soggetti alla flessibilità e all'ambiguità delle diverse culture che li rendono espliciti[4]. Risulta pertanto riduttivo, benché storicamente corretto, indicare come "strega" solamente quella donna che si sarebbe data al Demonio per mezzo di un patto e dunque strettamente associata al male e al peccato. Per una maggiore comprensione del termine usato attualmente è indispensabile fare riferimento a tutte quelle discipline che studiano la figura della strega nei suoi molteplici aspetti (la psicologia, la psicoanalisi, la sociologia, l'antropologia, ecc.)[5].

Con il supporto delle scienze sociali e delle scienze umane la ricerca storica ha potuto collocare la figura della strega all'interno di determinati gruppi sociali e individuarla in soggetti dalle precise caratteristiche, quali ad esempio i poveri, i mendicanti, gli emarginati, gli anziani, le vedove, e in tutti coloro che all'interno di una comunità ristretta esercitavano pratiche magiche e guaritive. Naturalmente non sono esistite delle categorie fisse entro le quali si possono rintracciare con assoluta certezza i soggetti che corrispondono allo stereotipo della strega. Nei secoli delle persecuzioni vennero infatti accusate di stregoneria anche persone giovani, benestanti, fisicamente sane e perfettamente inserite nell'ambito sociale di provenienza. Ciascuna differenziazione dipende dallo specifico contesto storico, culturale, politico, religioso ed economico, ma in linea di massima la strega è sempre colei che si distingue dalle persone che la circondano e che non si adatta interamente al modo di vita e alle regole del gruppo sociale di appartenenza[6].

L'immagine della strega è stata ampiamente rinnovata e rivalutata all'interno dei movimenti neopagani e in particolare dalla Wicca a partire dalla prima metà degli anni Cinquanta del Novecento[7], oltre che da tutte quelle correnti tradizionaliste individuabili nella Stregoneria tradizionale e nella Stregoneria italiana, le quali, rifacendosi agli studi sul folclore, mettono in evidenza soprattutto il ruolo della strega nelle società antiche e moderne come guaritrice ed esperta di medicina naturale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel folclore popolare occidentale la figura della strega ha avuto solitamente un'accezione negativa: si riteneva che le streghe usassero i loro poteri per nuocere alla comunità, soprattutto a quella agricola, e che prendessero parte a dei raduni periodici chiamati sabba dove adoravano il Demonio.

La figura della strega ha radici antichissime, che precedono di molto il cristianesimo: basti ricordare la cosiddetta strega di Endor, in realtà una negromante, citata nella Bibbia[8], come anche le celebri streghe della Tessaglia, nell'antica Grecia.[9]

A partire dal tardo Medioevo e con l'inizio del Rinascimento, la Chiesa cattolica e, in seguito, anche alcune confessioni protestanti hanno individuato nelle streghe delle figure eretiche, pericolose per la comunità e dedite al culto del Maligno, da perseguitare ed estirpare dalla società con la violenza. L'insieme dei fenomeni persecutori contro la presunta setta di adoratori del Demonio è noto come "caccia alle streghe" e in Italia l'ultimo caso di una donna che sia stata uccisa perché ritenuta una strega avvenne nel 1828 a Cervarolo in Valsesia[10].

Fra le varie ipotesi proposte a spiegazione della stregoneria ne è stata avanzata una secondo la quale essa sarebbe l'interpretazione fantastica dell'intossicazione da ergot[11].

Il medico olandese Johann Wier, con il suo libro De praestigiis daemonum del 1563, è stato uno dei primi a stabilire una connessione tra il possibile stato allucinatorio di anziane donne malate e frustrate e i tipici comportamenti di coloro che venivano ritenute delle streghe[12]. Tra i seguaci di questa visione scettica, ancorché non del tutto scientifica, vi fu l'inglese Reginald Scot, autore di un'opera intitolata The Discoverie of Witchcraft (1584)[13].

Pur con intenti tutt'altro che assolutori, l'inquisitore francese Pierre de Lancre, nel suo trattato Tableau de l'inconstance des mauvais anges et démons del 1612, ha riflettuto prima di ogni altro sulle caratteristiche che accomunavano le streghe da lui perseguite nella regione del Labourd e i "maghi" della Lapponia, ossia gli sciamani. Secondo il de Lancre, streghe e sciamani si abbandonavano a un'estasi di tipo diabolico[14].

Alla metà del XVIII secolo, quando sono già molto numerose le manifestazioni di scetticismo da parte di intellettuali ed eruditi verso la realtà della stregoneria, Girolamo Tartarotti pubblica il suo Del Congresso notturno delle Lammie (1749), nel quale afferma la realtà della magia diabolica (e dunque la possibilità di operare malefici e incantesimi con l'aiuto del Maligno), mentre nega l'esistenza del sabba considerandola pura illusione[15], arrivando con ciò a ridefinire lo stereotipo della strega che a quel tempo era ancora prevalentemente incentrato sulla credenza nel volo notturno e nelle tregende[16].

A partire dall'Ottocento è iniziata la rivalutazione della figura della strega attraverso varie opere storiche e letterarie, tra le quali basti citare La Sorcière di Jules Michelet, in cui lo storico francese afferma tra i primi la tesi che la stregoneria sia un residuo di antichissime pratiche pagane[17]. Una notevole influenza ha avuto il saggio Aradia, o il Vangelo delle Streghe, scritto da Charles Godfrey Leland nel 1899, in cui l'autore descrive in forma romanzata antichi riti della tradizione stregonesca italiana, chiamandola "stregheria". Nel testo si narra di Aradia, figlia della dea Diana, che scende sulla terra per insegnare l'arte della stregoneria ai suoi seguaci.

Altrettanta importanza hanno avuto, nei primi decenni del Novecento, le tesi di Margaret Murray, secondo le quali la stregoneria sarebbe la sopravvivenza per tradizione misterica, soprattutto nelle campagne, di culti e pratiche di origini remote[18]: pratiche di guarigione, rituali di fertilità, conoscenze dell'uso delle erbe, comunicazione con gli spiriti e il numinoso, e viaggi extracorporei. La strega della cultura occidentale corrisponderebbe allo sciamano delle culture cosiddette primitive.

Questo nuovo contesto ha contribuito alla nascita del neopaganesimo e della wicca, nel cui ambito per strega si intende colei che è stata iniziata a una delle varie tradizioni neopagane o wiccan, o una praticante della stregoneria tradizionale.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

In italiano con il termine strega si intende solitamente una donna, mentre il suo omologo maschile è lo stregone. Strega deriverebbe dal latino striga e stryx, con corrispondente nel greco strygx, strygòs"[19] e sta per "strige, barbagianni, uccello notturno",[19] ma col passare del tempo avrebbe assunto il più ampio significato di "esperta di magia e incantesimi".[19] Nel latino medievale il termine utilizzato era lamia, mentre nelle varie regioni d'Italia il sostantivo che indica la strega varia a seconda della località. Possiamo perciò trovare:

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal Rinascimento le streghe appaiono soprattutto come delle donne vecchie e arcigne (anche se non manca all'opposto la figura della strega bella e fascinosa[20]), qualche volta rappresentate accanto ad un filatoio o nell'atto di intrecciare nodi, a richiamare l'idea di vendetta, tessendo, cioè, il destino degli uomini e ponendoli di fronte a mille ostacoli (in questa iconografia ricordano le antiche Parche/Moire/Norne)[21].

Musa della notte, quadro precedente al 1896 di Luis Ricardo Falero che rappresenta la figura della strega

Ogni strega della tradizione è accompagnata da qualche strano animale, il famiglio, con caratteri diabolici, che fungerebbe da consigliere della propria padrona. Tipici famigli sono il gatto, il gufo, il corvo, la civetta, il topo e il rospo[22].

Poiché le loro pratiche magiche avvengono in giorni stabiliti in base al ciclo naturale, le streghe sono spesso raffigurate in luoghi aperti. Vi sono però anche molte immagini di streghe nelle loro case, intente a preparare un filtro magico o in procinto di partire per il sabba[23].

Un'altra immagine tradizionale e molto popolare della strega la rappresenta in volo a cavallo di una scopa. Questa iconografia dichiara esplicitamente la sua parentela con la Befana, e l'appartenenza di entrambe le figure all'immaginario popolare dei mediatori tra il mondo dei vivi e quello dei morti[24].

Finzione[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Streghe nelle opere di fantasia

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Le streghe nel folclore sono molto spesso presentate come antagoniste degli eroi nelle fiabe popolari e ciò poi si riverbera nella letteratura, basti ricordare le figure presenti nel Macbeth di William Shakespeare (inizi del XVII secolo). Sempre nella letteratura, come ne La Celestina (attribuita a Fernando de Rojas, a cavallo tra Quattro e Cinquecento), la strega è spesso presente come personaggio rilevante, in certi casi coprotagonista.

Nella storia della letteratura la figura della strega e quella della maga sono spesso intrecciate tra di loro, partendo da Medea, che è al tempo stesso una sacerdotessa di Ecate e una guaritrice o avvelenatrice, passando per Circe, fino ad arrivare alle figure di Alcina nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, senza dimenticare le streghe e le maghe della saga fantasy del ciclo di Avalon, scritta tra il 1983 e il 2000 da Marion Zimmer Bradley. In comune hanno la capacità di essere incantatrici e tessitrici di illusioni.

Terry Pratchett, nella serie di racconti con Tiffany Aching (vedi L'intrepida Tiffany e i Piccoli Uomini Liberi, 2003) come protagonista, descrive le streghe come persone che aiutano chi ne ha bisogno (soprattutto anziani) e che aiutano a ristabilire la giustizia dove vivono. Il loro lato magico non è quindi composto da sfere di cristallo o altri oggetti magici, ma dalla bontà.

Nel romanzo Il Maestro e Margherita (1966) di Michail Bulgakov, Margherita è una giovane donna intrappolata in un matrimonio senza amore e delusa per una storia d'amore con "il Maestro", la quale stringe un patto con Satana diventando così una strega

Nella ciclo letterario di Harry Potter scritto tra il 1997 e il 2007, le streghe sono semplici donne dotate di poteri magici, senza una malvagità innata. La scrittrice Anne Rice ha creato un ciclo di romanzi con protagoniste delle streghe, intrecciato alle sue Cronache dei vampiri: La saga delle streghe Mayfair.

Il romanzo storico di Sebastiano Vassalli La chimera (1990) racconta le vicissitudini di una bella ragazza processata per stregoneria. Un tema simile è affrontato anche nei romanzi di Celia Rees Il viaggio della strega bambina e Se fossi una strega. La saga dei libri I diari delle streghe di Lisa J. Smith tratta interamente di streghe.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Numerose sono le serie televisive, che hanno come protagoniste le streghe:

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Tra i film in cui le streghe hanno un ruolo rilevante, in ordine cronologico:

Animazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ stréga, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 3 luglio 2016.
  2. ^ La lessicografia italiana (alla quale si ricorre qui in alternativa alle opere enciclopediche, che per il solito riportano unicamente la voce "stregoneria") fornisce generalmente questo significato come prioritario; al riguardo si possono vedere la definizione del vocabolario Palazzi del 1956 ("Donna malefica che si credeva avesse commercio col demonio e facesse opere di magia", cfr. Il piccolo Palazzi. Moderno dizionario della lingua italiana, Ceschina Principato, Milano, 1956) e quella dello Zingarelli del 1995 ("Donna che, nelle credenze popolari di molte civiltà, e in particolare nell'Europa medievale e rinascimentale, è ritenuta in rapporto con le potenze malefiche e accusta di azioni delittuose contro la religione e la società", cfr. Lo Zingarelli 1995. Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, dodicesima edizione a cura di Miro Dogliotti e Luigi Rosiello, Zanichelli editore, Bologna, 1995).
  3. ^ Mostra Tartarotti, p.5
  4. ^ Serena Foglia, Streghe, Rizzoli, Milano, 1989, cap. I, pag. 9.
  5. ^ Colette Arnould, La stregoneria. Storia di una follia profondamente umana, Edizioni Dedalo, Bari, 2011, cap. VI.
  6. ^ Una delle opere più rappresentative dell'incontro tra storiografia e scienze sociali è il volume La stregoneria. Confessioni e accuse nell'analisi di storici e antropologi, a cura di Mary Douglas, Einaudi, Torino, 1980. Gli storici Keith Thomas e Alan Macfarlane, presenti nel libro curato dalla Douglas con uno scritto ciascuno, nelle loro opere principali hanno analizzato approfonditamente i rapporti tra le streghe e gli abitanti dei loro villaggi nell'Inghilterra cinque-seicentesca (cfr. K. Thomas, La religione e il declino della magia. Le credenze popolari nell'Inghilterra del Cinquecento e del Seicento, Mondadori, Milano, 1985; A. Macfarlane, Witchcraft in Tudor and Stuart England. A regional and comparative study, Routledge & Kegan Paul, London, 1970). Si segnalano inoltre: Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, Pratiche editrice, Parma, 1994, che analizza la strega in chiave storico-psicologica, e Gregory Zilboorg, The Medical Man and the Witch during the Renaissance, Johns Hopkins University Press, Baltimore, 1935, saggio che si avvale della moderna psichiatria per indagare la personalità degli inquisitori e delle streghe.
  7. ^ Serena Foglia, Streghe, cit., cap. I e cap. XVIII. Nel primo capitolo del volume la breve descrizione di Maxine Sanders e della sua esperienza di "Gran Sacerdotessa del Rito Alessandrino" illustra efficacemente questa nuova immagine della strega.
  8. ^ Nel Primo libro di Samuele, al capitolo XXVIII. "Allora Saul disse ai suoi servi: 'Cercatemi una donna che sappia evocar gli spiriti ed io anderò da lei a consultarla'. I servi gli dissero: 'Ecco, a En-Dor v'è una donna che evoca gli spiriti'" (La Sacra Bibbia, versione riveduta a cura di Giovanni Luzzi, Società Biblica Britannica e Forestiera, 1924).
  9. ^ Ne accenna Aristofane nella commedia Le nuvole, parte II; o il latino Apuleio, nel romanzo L'asino d'oro, che a sua volta riprende un racconto di Luciano di Samosata, Lucio o l'asino
  10. ^ http://archiviostorico.corriere.it/2005/novembre/06/sindaco_riabilita_strega_parroco_protesta_co_9_051106053.shtml?refresh_ce-cp. Per approfondimenti: C. Triglia, La strega di Cervarolo. Note storiche su un procedimento penale del 1828, Corradini, Borgosesia, 1983.
  11. ^ Dal Tramonto All'Alba: Il nuovo Portale Del Mistero Italiano - paranormale, misteri, criptozoologia, luoghi misteriosi.
  12. ^ Nel 1557 Girolamo Cardano, medico e filosofo nato a Pavia nel 1501, aveva già espresso l'opinione che le streghe potessero essere affette da disturbi psichici. Cfr. AA. VV., La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, a cura di Sergio Abbiati, Attilio Agnoletto, Maria R. Lazzati, Mondadori, Milano, 1984, note ai testi di G. Tartarotti, pag. 326.
  13. ^ Marina Romanello, introduzione generale al volume antologico La stregoneria in Europa, Il Mulino, Bologna, 1975, pag. 31. Wier ammette in ogni caso che le allucinazioni possano essere provocate nelle donne dal Diavolo.
  14. ^ Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino, 1995, parte II, cap. II,
  15. ^ AA. VV., La stregoneria. Diavoli, ecc., cit, pp. 298-331.
  16. ^ Per il Tartarotti "strega" è soprattutto colei che "(...) ungendosi con certo unguento, va in tempo di notte (per lo più per aria dal Demonio in forma di becco o d'altro animale portata) ad un congresso d'altre Streghe e Demonj (...)". AA. VV., La stregoneria. Diavoli, ecc., cit., pag. 318.
  17. ^ Jules Michelet, La strega, introduzione di Franco Fortini, Rizzoli, Milano, 1989, cap. XI.
  18. ^ Margaret Murray, Le streghe nell'Europa occidentale, Garzanti, Milano, 1978.
  19. ^ a b c Strega, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 21 settembre 2013.
  20. ^ Come quella che appare nel dipinto dal titolo Il sortilegio d'amore, di un maestro renano del XV secolo (Lipsia, Bildenden Kunst).
  21. ^ Esempio tipico di queste raffigurazioni è però un quadro del 1907 intitolato Las brujas de San Millán (Le streghe di San Millán), del pittore Ignacio Zuloaga, dove si vede una donna che tiene un fuso nella mano.
  22. ^ Si vedono dei famigli in un'incisione dell'opuscolo pubblicato in occasione del processo tenutosi a Chelmsford nel 1589 contro Joan Prentice, Joan Cony e Joan Upney (Lambeth Palace Library) e in quella di un libello pubblicato a Londra nel 1579 sui processi di Windsor (British Museum).
  23. ^ Per queste rappresentazioni: Interno di una casa di streghe, da T. Erastus, Dialogues touchant le pouvoir des sorcières, Ginevra, 1589; Partenza per il sabba, incisione di Jacques Aliamet tratta da un'opera di David Taniers (XVIII secolo).
  24. ^ Queste figure di visitatrici notturne (come le "Donni di fuora" siciliane), che entrerebbero le notte nelle case lasciando a volte dei doni per i loro proprietari, discendono probabilmente da antichi miti celtici. Tra la fine del XIV e il principio del XV secolo esse fornirono i presupposti per la demonizzazione di molte credenze popolari. Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal secolo XIII al XIX con particolare riferimento all'Italia, Palumbo, Palermo, 1959, cap. III; Carlo Ginzburg, Storia notturna, cit., parte II, cap. II.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Colette Arnould, La stregoneria. Storia di una follia profondamente umana, Edizioni Dedalo, Bari, 2011.
  • Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal secolo XIII al XIX con particolare riferimento all'Italia, Palumbo, Palermo, 1959.
  • Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, Pratiche editrice, Parma, 1994.
  • Serena Foglia, Streghe, Rizzoli, Milano, 1989.
  • Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino, 1995.
  • La Biblioteca di Girolamo Tartarotti: intellettuale roveretano del Settecento : Rovereto, Palazzo Alberti, 11-31 ottobre 1995 testi di Serena Gagliardi, Elena Leveghi e Rinaldo Filosi, Rovereto, Provincia autonoma, Servizio beni librari e archivistici,Comune di Rovereto, Biblioteca civica G. Tartarotti, 1995, ISBN 88-86602-03-0.
  • Keith Thomas, La religione e il declino della magia. Le credenze popolari nell'Inghilterra del Cinquecento e del Seicento, Mondadori, Milano, 1985.
  • AA. VV., La stregoneria in Europa, a cura di Marina Romanello, Il Mulino, Bologna, 1975.
  • AA. VV., La stregoneria. Confessioni e accuse nell'analisi di storici e antropologi, a cura di Mary Douglas, Einaudi, Torino, 1980.
  • AA. VV., La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, a cura di Sergio Abbiati, Attilio Agnoletto, Maria R. Lazzati, Mondadori, Milano, 1984.

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4024799-5