Irpinia

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Irpinia
Irpinia paesaggio.jpg
Tipico paesaggio irpino
Stati Italia Italia
Regioni Campania Campania
Puglia Puglia
Territorio Provincia di Avellino (eccetto l'estremo margine occidentale) e talune frange delle province di Benevento, Foggia, Potenza e Salerno
Nome abitanti Irpini
Campania et Samnium - Shepherd-c-030-031.jpg
Il Sannio (Samnium) secondo l'Historical Atlas: nella mappa è altresì indicata l'area in cui risiedevano le antiche comunità di Irpini (Hirpini)

Coordinate: 41°00′34″N 15°04′50″E / 41.009444°N 15.080556°E41.009444; 15.080556

L'Irpinia è un distretto storico-geografico dell'Italia meridionale corrispondente con buona approssimazione al territorio dell'attuale provincia di Avellino, la quale a sua volta ricalca in gran parte quello della più antica provincia di Principato Ultra (quest'ultima compresa all'interno dell'allora regno di Napoli).

Il toponimo "Irpinia", non attestato nelle fonti classiche[1], è stato coniato in epoca rinascimentale con riferimento al territorio occupato in epoca pre-romana dagli antichi Irpini (Hirpini), una tribù di stirpe sannitica e di lingua osca stanziata lungo l'Appennino campano.

Nota nel suo complesso come "la verde Irpinia", l'area dispone di notevoli valenze ambientali e paesaggistiche tra cui il parco regionale del Partenio, il parco regionale Monti Picentini, l'oasi WWF Lago di Conza e l'oasi naturale Valle della Caccia.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

L'Irpinia si estende sulla parte centro-orientale della Campania, non ha uno sbocco al mare e presenta un territorio prevalentemente montuoso, confinando a nord con il Sannio beneventano, a est con la Daunia e il Vulture, a sud con il Salernitano e ad ovest con il Nolano e l'Agro nocerino-sarnese. I suoi limiti naturali sono i monti della Daunia a nord-est, il monte Vulture a sud-est, i monti Picentini a sud-ovest e i monti del Partenio a nord-ovest.

Il territorio si presenta come un altipiano inciso da valli e punteggiato da rilievi, tra i quali serpeggiano numerosi fiumi e torrenti. Tra questi si possono annoverare il Calore Irpino, l'Ofanto e il Sele. Il Calore attraversa il territorio trasversalmente in direzione sud-nord per circa 44 km (sugli 80 km totali del suo corso), dalle sorgenti, che si trovano a Montella ad una quota superiore ai 1000 m s.l.m., fino ad arrivare nel beneventano dove confluisce nel Volturno. L'Ofanto nasce, invece, tra Nusco e Torella dei Lombardi, e percorre la parte orientale della regione per 68 km, prima in direzione ovest-est, formando il lago di Conza, per poi procedere verso nord nei pressi della confluenza con l'Atella, marcando il confine con la Basilicata.

Monti nei pressi della stazione sciistica campana Laceno (AV)

Il Sele nasce a Caposele, dal Monte Paflagone, contrafforte del Cervialto, e dopo 64 km sfocia nel Golfo di Salerno, a Paestum. Altri corsi di rilievo sono il Sabato e l'Ufita, entrambi affluenti del Calore che nascono rispettivamente dal monte Accellica e Formicoso. Poi ancora il Miscano (affluente dell'Ufita) che solca l'omonima valle ricca di eminenze archeologiche e nota per le tipiche Bolle della Malvizza (vulcanetti di fango) al confine con il Sannio; quindi il Cervaro, fiume pugliese che attraversa l'estremo lembo orientale della regione per 34 km ca., dando il nome alla valle omonima in prossimità di Savignano Irpino; infine il Calaggio, che dalle sue sorgenti, in agro di Vallata, attraversa l'Alta Irpinia per 28 km ca. prima di rientrare in territorio pugliese. I fiumi e i torrenti testimoniano l'abbondanza di risorse idriche nel territorio, le quali vengono sfruttate per "dissetare" le regioni circostanti attraverso opere di canalizzazione. È questo il caso, infatti, delle sorgenti del Sele e dell'invaso di Conza della Campania, in parte utilizzati dall'Acquedotto pugliese o del "Canale di Serino" utilizzato già in epoca romana per portare l'acqua nella piana campana.

Per quanto riguarda l'orografia del territorio, le cime più imponenti si ergono nella zona sud-occidentale. È qui, infatti, che si trovano i monti Cervialto, la cui cima si trova nel Comune di Calabritto, e Terminio, in quello di Montella, massicci di origine carsica rispettivamente di 1809 e 1806 m s.l.m.. Nell'area orientale, invece, la conformazione è di origine argillosa. Per tale ragione i rilievi raggiungono altezze inferiori. Di questo territorio fanno parte la dorsale dell'Appennino dalla Sella di Ariano, passando per i rilievi della Baronia di Vico. La parte sud-orientale della dorsale prende il nome di “Altopiano del Formicoso” e ha un'altitudine media di circa 800 m s.l.m. Altri complessi montuosi di rilievo sono i Monti Picentini e il Partenio.

Sismologia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Terremoti in Irpinia.

L'Irpinia costituisce uno dei 175 distretti sismici italiani. L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha in Irpinia una propria sede a Grottaminarda, nella valle dell'Ufita, con annesso un centro per la Sismologia ed Ingegneria sismica. Il centro, mediante una sala di monitoraggio sismico, collabora allo sviluppo di una rete sismica nazionale che consente l'immediata localizzazione automatica degli eventi sismici che avvengono nell'ambito del territorio nazionale.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La rupe e la fonte de La Starza, nella valle del Miscano, presso cui si rinvengono le vestigia del più antico insediamento della regione

Le più antiche tracce umane nell'area risalgono al paleolitico, mentre i primi villaggi organizzati risalgono al neolitico e sono da correlarsi ad afflussi di genti provenienti dall'area adriatica. Dal XII al X secolo a.C., per successive ondate immigratorie, iniziarono a penetrare nella penisola italiana i primi popoli di lingua indo-europea che dettero origine nelle zone del centro-Italia più occidentali ai Prischi-Latini, e a est, sulla dorsale appenninica, agli Umbro-Sabini. Queste tribù si sovrapposero ai più antichi insediamenti di Itali e Ausoni, o Enotri, formando un unico corpo civile. I coloni provenienti dalla Grecia chiamarono queste popolazioni Opsci, trasformato poi in Osci o Oschi a significare incolti, estranei alla civiltà greca.
Dal VI secolo a.C. si assistette a successive e massicce migrazioni verso Sud dei Sabini, distaccatisi dagli Umbri, in ossequio al ver sacrum, la primavera sacra, un antichissimo rito dei popoli italici praticato in tempo di pericolo o in caso di elevata densità di popolazione. Sotto la guida di un animale sacro, i Sabini penetrarono lungo la dorsale appenninica dai confini dell'Umbria sino all'Aspromonte. I primi "sacrati", secondo la tradizione, erano in settemila guidati da Comio Castronio e sotto il vessillo del toro occuparono le terre tra il Molise, il Matese e il fiume Tammaro, dando origine alle genti sannitiche.

L'antica e corretta denominazione, in lingua osca, dei Sanniti è Safineis, come riportato su alcune epigrafi e monete ritrovate in molti scavi archeologici. Il nome latino Samnites sembra essere una degenerazione linguistica di Sabini, da cui Sabnites e quindi Sanniti.

Un ulteriore insediamento di tribù sabelle occupò la regione compresa tra il fiume Sabato, l'Ufita e l'Ofanto: si chiamarono Irpini, dal nome dell'animale, loro insegna, venerato in onore del dio Marte: Hirpus che nella lingua osca significava lupo. Gli Irpini conservarono stabilmente le antiche tradizioni e la lingua osca. Il ritrovamento fatto a fine Settecento della Tabula Bantina, ha permesso la comprensione e lo studio di quest'antico idioma italico. La tavola in bronzo, rinvenuta a Oppido Lucano, nel potentino, reca l'iscrizione di una legge della vicina città romana di Banzi sia in osco sia in latino.

Nei tempi più antichi l'Irpinia, propriamente detta, era delimitata ad ovest dai gioghi del monte Partenio, a sud arrivava sino ai monti Picentini, lungo la catena del Terminio (monti Lattari) sino alle sorgenti del Sele (monte Celica e Cervalto, ovvero Accélica e Cervialto) per continuare lungo il greto dell'Ofanto sino ai confini della Peucezia, oltre Monteverde. Ad est raggiungeva la valle dell'Ufita, affluente del fiume Calore, dove incontrava i territori della Daunia; a nord confinava con la valle Caudina e il Sannio. I centri irpini più importanti furono: Maleventum (Benevento), Aeclanum (Mirabella Eclano), Romulea (Bisaccia), Compsa (Conza), Aletrium (Calitri), Aquilonia, Lacedonia e Abellinum, sita nei pressi dell'odierna Atripalda sulle rive del fiume Sabato.
Per mancanza delle antiche fonti storiche non è accertabile un'età precisa sull'insediamento degli Irpini in queste terre. È certo, però, che prima dell'anno 342 a.C., allorché cominciò la prima guerra tra Sanniti e Romani, gli Irpini si erano stabiliti, già da tempo, nel territorio cui avevano imposto il loro nome. Essi compaiono, per la prima volta, col proprio nome al tempo della spedizione di Pirro, nel 280 a.C. Abellinum fu conquistata dai romani nel 252 a.C.

Il Castello longobardo di Montella, con le mura di epoca romana, sede del gastaldo

Le tribù irpine erano organizzate in pagi, cantoni nei quali erano sparse capanne o casupole e dove esisteva una rocca che offriva un sicuro riparo in caso di guerra e che custodiva le cose sacre della comunità. I Safini, o Sabhini, non costituirono mai uno stato centrale, le singole tribù, "sacrate" a Mamerte (Marte), secondo la divinazione del ver sacrum, formarono ognuno un'entità politico-amministrativa chiamata toutus. I sanniti contarono quattro touti: i Pentri, con Bovianum Vetus (Pietrabbondante) quale località dove si svolgevano i rituali sacri e le attività sociali e di governo, occuparono l'alto e medio Molise e l'alta valle del Sangro; i Carricini con Cluviæ, si stanziarono tra il Sangro e il Trigno; i Caudini con Caudium (Montesarchio), si insediarono nella pianura campana lungo il corso del Volturno; gli Irpini, con Malies o Maloenton, rinominata poi dai Romani Beneventum e con Aeclanum occuparono le terre tra l'Ofanto e il Calore. Capo del touto era il Meddis Toutiks. Era eletto democraticamente e affiancato da un collegio costituito dal Meddix Aticus, una sorta di ministro delle finanze, e dai rappresentanti dei vari pagi, guidati dal Meddix Minor.
I pagi, autoctoni e autonomi, erano generalmente retti da libere assemblee, alcune con costituzione democratica, sul modello greco, altre governate da oligarchi. Vi si organizzava il reclutamento militare, si approvavano le leggi locali e si eleggevano i rappresentanti al touto. Ogni pagus era, a sua volta, organizzato in vari insediamenti diffusi sul territorio, costituiti dai vici e dagli oppida. Il vicus aveva funzioni prettamente economico-produttive ed era situato in zone piane o pedemontane, l'oppidum era un castello fortificato con un presidio militare posto sulle alture. La sicurezza e l'organizzazione del territorio erano garantite da un forte e capillare controllo esercitato da un'entità governativa che imponeva il rispetto delle leggi locali e del touto.

Rovine di Aeclanum

A seconda delle circostanze e convenienze i touti si federavano per fronteggiare le minacce alla loro integrità territoriale. Nel V secolo a.C., i Samnites costituirono una sorta di Lega per sottrarre agli Etruschi la città di Capua con l'intera pianura campana fino a Stabiæ. Successivamente espugnarono ai Greci la città di Cuma sottraendo loro il controllo della costa tirrenica della Conia. Una testimonianza dei vincoli federativi tra le tribù irpine è documentata da un'antica moneta in bronzo, anteriore per conio alla fine della terza guerra sannitica (275 a.C.), nella quale si accenna ad una lega stretta tra i quattro pagi, i quali traevano la loro origine direttamente dagli dei Tefer, antico dio della guerra italico, e Herentateis, dea della bellezza e dell'amore, e altre sette tribù, costituenti una costellazione politica maggiore quali potevano essere gli Abellinates. A riprova del vincolo federativo delle comunità irpine, ma allo stesso tempo della loro autonomia, vanno citati gli eventi della seconda guerra punica, allorquando Annibale si presentò ai popoli italici come il liberatore dal giogo di Roma. Gli Irpini, all'appello del duce cartaginese, si mostrarono disuniti, divisi com'erano in due diversi partiti politici: uno aristocratico, fedele, secondo gli antichi patti di un fœdus iniquum, all'alleanza romana, e l'altro democratico, aperto ad ogni novità. Non si riuscì a raggiungere un'intesa tra le tribù irpine neppure all'epoca della guerra sociale, quando i popoli assoggettati a Roma insorsero affinché fossero loro conferiti gli stessi diritti politici degli abitanti dell'Urbe. Gli Irpini si divisero in una parte favorevole al Senato, quella aristocratica, e in una parte popolare che teneva per gli insorti; si ritrovarono quindi a combattere sui due fronti opposti, gli uni contro gli altri. La feroce riconquista delle popolazioni sollevate da parte di Silla indusse, anzitempo, gli Irpini insorti a trattare la resa. La volontaria dedizione dei pagi irpini indusse Mario a concedere loro, nell'87 a.C., la cittadinanza. Il favore guadagnato da Mario per i benefici concessi segnò la fine del touto irpino. Infatti, con lo scoppio della guerra civile tra le opposte fazioni dei sostenitori di Mario e di Silla e la definitiva vittoria di quest'ultimo, gli Irpini furono proscritti ed ebbero i beni confiscati. L'uccisione o la riduzione in servitù dell'antica gente, ad eccezione dei partecipanti alla legione irpina, rimasti fedeli a Silla, portò alla cancellazione anche della favorevole condizione giuridica: persero la loro indipendenza e autonomia, furono privati del loro territorio e i possedimenti, sia privati che pubblici, furono distribuiti tra i legionari o avocato alla repubblica romana.

L'Irpinia fu separata dal Sannio, che rientrò nella IV regione, e inclusa in gran parte nella regio II Apulia et Calabria e controllata dalla colonia militare di Compsa.

In epoca medievale i territori già irpini furono aggregati fin dal VI secolo al ducato di Benevento, ma in seguito il principato di Salerno riuscì ad appropriarsene dapprima in parte (secolo IX) e poi totalmente (dopo la conquista normanna, secolo XI); tuttavia le stesse terre, a partire dall'epoca angioina (secolo XIII), furono distaccate anche da Salerno per costituire un giustizierato a sé stante (denominato Principato Ultra, o anche Principato Ulteriore) all'interno del Regno di Napoli.

Nel 1942 papa Pio XII nominò Guglielmo da Vercelli, fondatore del monastero di Montevergine, patrono dell'Irpinia[3]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Principali attrattive turistiche sono il comprensorio sciistico del Laceno, con il lago omonimo, il monte Terminio oltre ad alcuni borghi che fanno parte dell'associazione dei borghi più belli d'Italia (quali Monteverde, Nusco, Savignano Irpino e Zungoli).

Fra le strutture architettoniche spicca il castello di Ariano Irpino, città sede della prima contea normanna dell'Italia meridionale ove venne emanato il corpus giuridico delle Assise di Ariano. Notevole anche il castello aragonese di Monteverde, sede dal 1532 al 1641 della signoria dei Grimaldi principi di Monaco. Di rilievo, inoltre, è il centro storico di Gesualdo con il castello che fu dimora del Principe dei Musici Carlo Gesualdo, Rocca San Felice, Calitri (particolarmente Borgo Castello) e il borgo medievale di Castelvetere. Importante anche il castello di San Barbato, forte costruito in epoca longobarda nell'849. Le prime notizie sull'esistenza del castello risalgono a un documento del 1146 in cui compare il nome di Malfrido de Sancto Barbato.

Fra le mete religiose si citano il santuario di Montevergine in territorio di Mercogliano, il santuario di San Gerardo Maiella a Caposele, i due santuari medievali di San Liberatore e della Madonna di Valleluogo presso Ariano Irpino, il santuario di Carpignano di Grottaminarda e il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Frigento.

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Di particolare rilevanza è la produzione di vino. Tra i più pregiati vi sono il greco di Tufo DOCG, il taurasi DOCG, il fiano di Avellino e l'aglianico. Tra i prodotti IGP vi è la castagna di Montella, mentre l'olio Irpinia - Colline dell'Ufita, che si caratterizza per i suoi colori intensi e per il sapore fruttato con note di pomodoro[4], si fregia del marchio DOP. Altri prodotti tipici sono il caciocchiato irpino, la castagna di Trevico (soprattutto in forma di caldarroste), il pane di Calitri, il pane di Montecalvo, la patata di Trevico, il pecorino bagnolese, il pecorino di Carmasciano, il prosciutto di Trevico, il prosciutto di Venticano e il tartufo nero di Bagnoli Irpino, tutti riconosciuti quali prodotti agroalimentari tradizionali (PAT).

Nei comuni di Pietradefusi (in particolare la frazione Dentecane), Grottaminarda e Ospedaletto d'Alpinolo sono presenti degli stabilimenti per la produzione del torrone; molto importante è anche la produzione di nocciole. Per quanto riguarda la pasta è diffuso il consumo dei fusilli avellinesi; esclusivi della Baronia sono invece i trilli, un particolare tipo di pasta casereccia che si fregia del marchio PAT[5].

Lingua e minoranze linguistiche[modifica | modifica wikitesto]

La lingua osca, parlata dagli antichi Irpini e dalle altre popolazioni sannitiche, si estinse a seguito della colonizzazione romana. Nell'Irpinia moderna si parla invece il dialetto irpino (appartenente al gruppo dei dialetti italiani meridionali), derivante dalla sovrapposizione della lingua latina sul sostrato osco. Ai confini con le altre province o regioni esso subisce diverse influenze. In particolare, nella città di Ariano Irpino è in uso una parlata di transizione con caratteri peculiari, il dialetto arianese.

Greci è invece l'unico paese irpino in cui si parla l'arbëreshë, un idioma antico-albanese. Oltre alla lingua, a Greci si sono mantenute intatte nel tempo anche molte tradizioni. In passato esistevano però anche altre isole linguistiche; un esempio era costituito dagli schiavoni, un'etnia di ceppo slavo stanziata un tempo a Polcarino degli Schiavoni (l'attuale Villanova del Battista) e a Ginestra degli Schiavoni, estintasi dopo le estese devastazioni provocate dall'epidemia di peste del 1656.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La parola Hirpinia compare esclusivamente nel latino rinascimentale e moderno; in epoca classica si utilizzava piuttosto l'etnonimo Hirpini per indicare tanto la popolazione quanto il suo territorio (ad esempio: in Hirpinis = "in Irpinia").
  2. ^ La sede Irpinia, su Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
  3. ^ Guglielmo da Vercelli, enrosadira.it.
  4. ^ Irpinia Colline dell'Ufita DOP, agricoltura.regione.campania.it.
  5. ^ Prodotti tipici irpini, su Viaggio in Irpinia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mauro Gargano. Candida: in loco eminente et de bona aria. Napoli, MCM editrice, 2005.
  • Rivista "Irpinia ed Irpini" - Associazione Irpinia Nostra

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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