Sabba

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Secondo la tradizione, il sabba (o Akelarre in basco) è un convegno di streghe in presenza del Demonio durante il quale si compiono pratiche magiche, riti blasfemi e orge diaboliche.

Xilografia che raffigura un banchetto durante il sabba, tratta dal Compendium maleficarum di Francesco Mario Guazzo, 1608

Il nome è un'alterazione del termine ebraico Shabbat e denota i pregiudizi diffusi in Europa fin dall'Alto Medioevo nei confronti della religione mosaica, la quale veniva sovente accusata di consumare riti occulti e violenti[1]. Il sabba era chiamato anche "sinagoga" e "vauderie"[2].

Fino al XIII secolo il sabba era ritenuto, secondo quanto scritto nel Canon Episcopi, l'incontro notturno e del tutto illusorio di alcune donne con la dea Diana; solo successivamente, e gradualmente, Satana si affianca a colei che presiede le riunioni (ora non più identificata solamente con Diana ma pure con Erodiade, Holda, Percta e Madama Oriente) fino a soppiantarla in via definitiva. A partire dal XV secolo il sabba fu considerato dalla maggior parte dei demonologi e degli inquisitori come una realtà e non più come un semplice inganno del Maligno[3].

Le fonti archivistiche e bibliografiche sulle quali gli storici studiano il sabba sono date in larga parte dai verbali dei processi per stregoneria e dai trattati demonologici, oltre che dai documenti religiosi di carattere dottrinale (come le bolle papali e le istruzioni sul modello del citato Canon Episcopi).

Il sabba si svolgerebbe principalmente nel giorno di sabato e, più precisamente, durante la notte tra sabato e domenica; ma le opinioni a riguardo non sono sempre concordi, come avviene del resto per tutti gli altri aspetti di questa credenza. Jean Bodin scrisse di un sabba tenutosi nella notte di un lunedì[4], mentre altre fonti collocano questi raduni nella notte del venerdì; non mancano poi testimonianze di sabba diurni[5]. Anche le notizie sulla loro frequenza variano sensibilmente, tanto che oggi si può distinguere tra sabba "ordinari" (settimanali) e sabba "ecumenici" (trimestrali o quadrimestrali)[6]. Quanto al numero dei partecipanti, si va dalle radunanze di poche decine di persone ai sabba dove prendono parte migliaia di streghe[7].

Le streghe giungono al luogo prestabilito volando a cavallo di un animale, sopra un bastone, una panca, una pentola o una scopa; talvolta, come scrisse Martin Delrio, addirittura per mezzo di una forca[8]. Prima del volo, le streghe sono solite ungersi con del grasso di bambino o con altri unguenti magici che consentono loro di librarsi in aria e di trasformarsi, all'occasione, in creature mostruose o animali. Il Delrio sosteneva che l'unguento non ha nessun potere e serve solo a proteggere le streghe dal tocco del Demonio, l'unico a possedere la forza soprannaturale per "trasportarle" al sabba. Il teologo fiammingo riteneva inoltre che esistessero quattro maniere diverse per recarsi alla tregenda, ossia la pura e semplice immaginazione, il viaggio a piedi, il volo demoniaco e un quarto modo sconosciuto alle stesse streghe[9].

Incisione che raffigura le streghe in volo verso il sabba, presente nel libro The Famous History of Lancashire Witches, 1780

Giunte sul luogo della riunione, le streghe trovano il Demonio ad attenderle, che loro salutano con l'osculum infame e a volte anche con un bacio sul piede sinistro o sui genitali[10], offrendogli candele nere e ombelichi di bambini[11]. Il sabba si tiene di solito a un crocicchio, in un cimitero, sotto una forca[12], ma più frequentemente in posti assai remoti come la vetta di una montagna (il Tonale, il Blocksberg) o una radura (il Noce di Benevento); qualche volta le streghe si sono date raduno anche in un precipizio[13]. Il Diavolo è presente seduto su un trono di ebano ed ha quasi sempre fattezze mostruose, metà uomo metà capro, provvisto di corna, talora anche di artigli come quelli degli uccelli[14].

Prima di iniziare la festa, Satana accoglie le nuove adepte e fa loro praticare l'apostasia. Il rito comporta il rinnegamento della religione cristiana e il compimento di atti nefandi quali la parodia della messa, le bestemmie o il calpestamento di croci, ostie o altri oggetti sacri. Per dileggiare l'eucarestia alle streghe vengono dati dei pezzi di cuoio e bevande nauseabonde che vorrebbero imitare la comunione sotto le due specie[15]. La cerimonia dell'apostasia prevede in qualche occasione un giuramento di fedeltà al Demonio compiuto ponendo la mano su un misterioso libro pieno di "occulte scritture"[16]. Un altro rito del sabba consta nell'apposizione di un marchio da parte di Satana in persona sul corpo dei suoi adepti, una sorta di nuovo battesimo nella fede diabolica. Durante i processi per stregoneria tale marchio veniva pazientemente cercato dagli inquisitori e, in genere, veniva da loro indivuduato in una parte insensibile alle punture effettuate con degli spilloni sul corpo degli accusati.

In seguito il Demonio dà il via all'orgia e i convitati si accoppiano tra di loro, senza distinzione di sesso e di parentela. Sempre secondo le fonti principali, nel corso di questi rapporti non si prova alcun piacere sessuale, il coito satanico sarebbe particolarmente cruento e devastante e il seme del Demonio freddo come il ghiaccio. Esistono tuttavia alcune descrizioni dell'orgia diabolica che contrastano nettamente con questa prima versione, e probabilmente la più significativa è quella riportata dall'inquisitore francese Pierre de Lancre nel trattato Tableau de l'inconstance des mauvais anges et démons (1612). De Lancre fu cacciatore di streghe nel Labourd, sui Pirenei francesi, e nel suo libro parlò di due giovani streghe — Jeanne Dibasson e Marie de la Ralde — che descrissero il sabba come luogo di straordinari piaceri carnali[17].

Il grande caprone, raffigurazione del sabba ad opera di Francisco Goya, 1795

Dopo l'orgia comincia il banchetto, caratterizzato dalla presenza di carne di bambini non battezzati, di carne d'impiccati oppure di vivande succulente, che però non sempre hanno sapore[18]; i cibi ingeriti, tra l'altro, vengono magicamente rigenerati alla conclusione del pasto[19]. Al banchetto fanno seguito la danza ed il canto accompagnati da una musica stridente e dal ritmo ossessivo. Il ballo procede descrivendo un cerchio e i partecipanti danzano schiena contro schiena, così da non potersi guardare in viso[20]. Al termine del sabba (che avviene alla mezzanotte, o in ogni caso al canto del gallo[21]) il Diavolo distribuisce pozioni e polveri magiche e conferisce poteri soprannaturali ai partecipanti, in modo da consentire loro di compiere malefici quando torneranno alle loro dimore. Jean Bodin descrisse una versione insolita della conclusione del sabba secondo la quale, dopo un ultimo bacio blasfemo dato al Demonio reggendo una candela accesa, questi prenderebbe fuoco e le sue ceneri verrebbero raccolte dalle streghe per utilizzarle nei loro malefici[22].

La realtà del sabba è stata posta in dubbio in diverse occasioni ed in diverse epoche storiche. Non era da molto che Jean Bodin aveva tacciato di ateismo ed empietà tutti coloro che dubitavano della stregoneria, quando Michel de Montaigne, nel 1588, dichiarò il suo scetticismo in materia:

« Quanto più naturale che la nostra mente sia portata fuori di sé dalla volubilità del nostro spirito sviato, che non il fatto che uno di noi sia portato via a volo su una scopa, su per la canna del camino, in carne ed ossa, da uno spirito estraneo! »
(Michel de Montaigne, Saggi, Libro III, Capitolo XI[23])

Nel 1749 Girolamo Tartarotti pubblicò il trattato Del Congresso notturno delle Lammie, entrando in modo piuttosto originale nel dibattito in corso ormai da diverso tempo sulla realtà della stregoneria e del sabba[24]. Il Tartarotti sosteneva l'esistenza della magia diabolica ma non quella del sabba, avvalorando sotto questo riguardo il contenuto del Canon Episcopi: se la "brigata notturna da Diana e da Erodiade guidata" era una pura fantasia, non altro doveva essere anche il "Congresso notturno" delle streghe[25]. Quanto a queste ultime, Girolamo Tartarotti ne evidenziava la provenienza dalle classi più povere, più incolte e peggio nutrite della società, sottolineando inoltre il carattere delle donne come espressamente sensibile alle illusioni e alle fantasticherie[26].

Sabba in una grotta di Zugarramurdi nel 2009

Lo storico Jules Michelet pubblicò nel 1862 La strega, un libro che avrà una certa fortuna e che contribuirà indirettamente alla riscoperta neopagana della stregoneria nel XX secolo. Ad opinione di Michelet i sabba avvennero realmente, anche se non furono ciò che per secoli venne descritto nei libri dei demonologi e verbalizzato durante i processi per stregoneria. Più precisamente: i fatti erano quelli, ma il Diavolo — inteso come spirito del Male — non c'entrava per niente. Fino al secolo XI, secondo lo studioso francese, i sabba sarebbero stati le vestigia del paganesimo tenute in vita dalle classi sociali più umili, che potevano vivere liberamente soltanto la notte[27]. Tra il XII e il XIII secolo le danze notturne che simboleggiavano gli antichi riti precristiani avrebbero preso l'aspetto di uno sfogo contro il crescente e oppressivo potere della Chiesa e della Monarchia[28], fino a sfociare, nel Trecento, in una vera e propria rivolta notturna rappresentata dalla Messa nera, o Messa a rovescio, conseguenza inevitabile di due gravi eventi storici: lo Scisma d'occidente e la debolezza della monarchia francese durante la Guerra dei cento anni[29]. Nei sabba di Michelet il popolo ritrovava quel senso di fratellanza che le ansie e le fatiche del giorno facevano dimenticare; coloro che vi prendevano parte mangiavano, danzavano, maledivano gli ecclesiastici e i nobili e ripudiavano Dio rendendo omaggio al Diavolo, presente alla cerimonia nella forma di una statua di legno alla quale si consacrava una giovane donna[30]. Nei secoli successivi teologi e inquisitori avrebbero perseguitato queste feste notturne in quanto prove evidenti dell'eresia diabolica. Oggi a Michelet — il quale, va ricordato, non trascurò di consultare le fonti archivistiche — vengono riconosciute alcune importanti intuizioni, come quella che spiega l'idea del sabba come un "sogno di liberazione"[31] e un "desiderio di vendetta"[32] delle classi subalterne, e perciò anche delle streghe — quelle realmente esistite, processate e condannate — pericolosamente attratte dalla credenza nel sabba e dall'illusione di potervi andare per davvero. Ma lo storico francese, nello scrivere il libro, aggiunse molto di suo alle informazioni che trasse dai documenti, e con non poca fantasia[33].

Particolarmente interessanti sono le teorie espresse nel Canon episcopi e nel Malleus Maleficarum, due testi di riferimento per la caccia alle streghe.

I riti sabbatici sono stati spesso descritti attraverso varie forme artistiche, dalla letteratura, alla pittura (ad esempio attraverso dipinti di Goya), alla musica (basti pensare al Faust di Goethe musicato da Charles Gounod e ripreso da Hector Berlioz ne La dannazione di Faust, o al Mefistofele di Arrigo Boito).

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il video ufficiale della canzone 'Black Magic' del produttore dubstep / drum 'n' bass Kill The Noise pubblicata da OWSLA parla proprio di questi rituali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, Pratiche editrice, Parma, 1994, cap. VI. Sui pregiudizi contro gli ebrei si veda anche Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino, 1995, parte I, cap. I.
  2. ^ Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit. Il Baroja pone l'accento sullo spostamento del pregiudizio dagli ebrei ai valdesi. Con "vauderie" veviva anche indicata la caccia alle streghe svoltasi ad Arras tra il 1459 e il 1461.
  3. ^ Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit., capp. IV e V.
  4. ^ Jean Bodin, La demonomania de gli stregoni, tradotto da Ercole Cato, Aldo, Venezia, 1587, libro II, cap. VII. Questa versione in lingua italiana è riprodotta integralmente in un libro curato da Andrea Suggi per le Edizioni di storia e letteratura (Roma, 2006).
  5. ^ Pinuccia Di Gesaro, Streghe. L’ossessione del diavolo, il repertorio dei malefizi, la repressione, Praxis 3, Bolzano, 1988, libro III. Si tratta dei sabba tenuti nel Labourd.
  6. ^ Norman Cohn, I demoni dentro. Le origini del sabba e la grande caccia alle streghe, Unicopli, Milano, 1994, cap. VIII.
  7. ^ Pinuccia Di Gesaro, Streghe, cit., libro III. I sabba più affollati sono ancora quellli del Labourd.
  8. ^ Martin Antoine del Rio, Le disquisizioni magiche, riassunto con un'introduzione di Joris-Karl Huysmans, collana Le Quintessenze, Società Editrice Partenopea, Napoli, s.d., pp. 58-61.
  9. ^ Ibid.
  10. ^ Norman Cohn, I demoni dentro, cit., cap. VIII.
  11. ^ Martin Antoine del Rio, Le disquisizioni magiche, cit., pp. 58-61.
  12. ^ Norman Cohn, I demoni dentro, cit., cap. VIII.
  13. ^ Robert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento. Un'analisi di psicologia storica, Laterza, Roma-Bari, 1971, parte I, cap. I.
  14. ^ Norman Cohn, I demoni dentro, cit., cap. VIII.
  15. ^ Ibid.
  16. ^ Jean Bodin, La demonomania de gli stregoni, cit., libro II, cap. IV.
  17. ^ Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal secolo XIII al XIX, con particolare riferimento all'Italia, Palumbo, Palermo, 1959, cap. XIX.
  18. ^ Anche in questo caso esistono varie eccezioni, come documenta Giuseppe Bonomo in Caccia alle streghe., cit., cap. XIX. Nell'insistenza con cui le streghe sotto processo ripetevano che i cibi consumati al sabba non avevano sapore la psicoanalisi ha visto un caso tipico del senso di colpa.
  19. ^ Questo per sottolineare la loro totale inconsistenza materiale.
  20. ^ Robert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I.
  21. ^ Norman Cohn, I demoni dentro, cit., cap. VIII.
  22. ^ Jean Bodin, La demonomania de gli stregoni, cit., libro II, cap. IV.
  23. ^ Michel de Montaigne, Saggi, traduzione a cura di Fausta Garavini, con un saggio di Sergio Solmi, Adelphi, Milano, 2002.
  24. ^ AA. VV., La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, a cura di Sergio Abbiati, Attilio Agnoletto, Maria R. Lazzati, Mondadori, Milano, 1984, pp. 298-331.
  25. ^ Ibid.
  26. ^ Ibid.
  27. ^ Jules Michelet, La strega, introduzione di Franco Fortini, Rizzoli, Milano, 1989, cap. XI, pag. 131.
  28. ^ Jules Michelet, La strega, cit., cap. XI, pag. 132.
  29. ^ Jules Michelet, La strega, cit., cap. XI, pag. 133.
  30. ^ Jules Michelet, La strega, cit., cap. XI, pagg. 136-137.
  31. ^ Robert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I, pag. 85.
  32. ^ Robert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I, pag. 128.
  33. ^ Robert Mandrou, Magistrati e streghe nella Francia del Seicento., cit., parte I, cap. I, pagg. 128-129.

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