Scienze sociali

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Le scienze sociali o scienze umane sono quell'insieme di discipline che si occupano di studiare l'essere umano e la società attraverso l'impiego del metodo scientifico. Ad ogni modo è necessario specificare che quello delle scienze umane è un ambito composito, all'interno del quale rientrano tante differenti discipline che studiano l'uomo da prospettive differenti.

Tra queste discipline il tipo specifico di metodologie applicate può variare, alcune di queste discipline si servono anche di strumenti di natura statistica o di metodi quali il metodo osservativo e dell'osservazione partecipante, mentre altre prediligono il metodo sperimentale o il metodo modellistico-simulativo[1]. Chiaramente l'utilizzo di un tipo specifico di uno di questi metodi, non esclude necessariamente gli altri.

Tra le discipline che rientrano nelle scienze umane: psicologia, sociologia, antropologia culturale, scienze dell'educazione e della formazione.

Scienze umane e scienze sociali[modifica | modifica wikitesto]

Scienze umane e scienze sociali

Sebbene il termine "scienze sociali", nell'uso comune sembrerebbe essere maggiormente diffuso è necessario specificare che quest'ultimo non sia in realtà direttamente sovrapponibile a al termine "scienze umane". Difatti mentre le scienze sociali includono quella serie di discipline che si occupano dello studio dell'uomo in società, nonché della società stessa, escludendo dalla trattazione quell'insieme di saperi scientifici che non si occupano propriamente dello studio della società, ma che sono invece sono maggiormente fondati sullo studio dell'uomo nei propri processi individuali (es. psicologia e scienze dell'educazione e della formazione), le scienze umane includono invece sia le discipline già incluse nelle scienze sociali che quelle discipline maggiormente focalizzate sullo studio dei processi umani individuali.

Esempio di scienze sociali: sociologia, antropologia culturale, scienze storiche, scienze politiche, economia, economia politica, geopolitica ecc.;

Esempio di scienze umane: psicologia, scienze dell'educazione e della formazione, pedagogia ecc.

Detto questo, non sempre i confini tra scienze umane e sociali sono netti, e come detto le scienze umane includono al loro interno le scienze sociali, anche se le scienze sociali non includono al loro interno alcune discipline incluse nelle scienze umane.

Le scienze umane inoltre vengono spesso etichettate anche con il termine di soft science (scienze molli) in quanto, a livello epistemologico, non tutte queste discipline applicano in toto il metodo scientifico tipico delle cosiddette scienze dure, sebbene a ben vedere siano a tutti gli effetti definibili come scienze[2] in quanto corpo di conoscenze logicamente strutturate e metodologicamente rigorose.

Le discipline umanistiche[modifica | modifica wikitesto]

Le discipline umanistiche, come quelle filosofiche, convenzionalmente non rientrerebbero tra le scienze propriamente dette, neppure sociali e/o umane, in quanto vengono studiate per lo più in modo analitico e speculativo, quindi non misurabile secondo le metodologie affermatesi prevalentemente in ambito di hard science[3]. "Tra questi procedimenti manca un denominatore comune; o, se ce n’è uno, esso è soltanto negativo – l’assenza di una verifica sperimentale diretta. Ciò non autorizza tuttavia a istituire una dicotomia tra scienze capaci di verifica e scienze prive di possibilità di verifica, facendo coincidere quest’ultime con le scienze “umane”. Il rapporto tra ipotesi e dimostrazione sperimentale si configura in maniera diversa secondo il procedimento impiegato: non soltanto il grado, ma anche il tipo di prova risulta variabile. Una verifica diretta non si ottiene neppure in tutte le scienze (cosiddette) naturali – del resto, come ci ha insegnato W.V.O. Quine, tutte le teorie scientifiche sono empiricamente sotto-determinate: alla sua assenza le scienze “umane” suppliscono in vario modo, con forme di controllo dei risultati le quali mutano da una disciplina all’altra"[4]. La storia, intesa come "scienza storica", è la disciplina convenzionalmente ritenuta "umanistica" che più si avvicina per metodo e per obiettivi alle scienze sociali propriamente dette.

Epistemologia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Bachtin il fine delle scienze umane e sociali non può essere l’accuratezza di una conoscenza oggettiva, come si verifica per le scienze naturali, poiché esse, le scienze sociali, comprendono, trasmettono e interpretano i discorsi di altri, ovvero hanno a che fare con una conoscenza costruita nelle interazioni e nei dialoghi[5]. "Nella realtà della vita quotidiana l’accuratezza della conoscenza di cui disponiamo non va intesa allora nei termini di un’esattezza oggettiva, ma va riportata a questo contesto dialogante e argomentativo che la traduce, secondo Bachtin, nel superamento dell’estraneità della cognizione dell’altra persona attraverso la comprensione attiva e il controllo dell’ambiente sociale. Nella prospettiva dialogica l’accuratezza e la precisione della conoscenza fanno riferimento all’elaborazione congiunta dei punti di vista da parte di due differenti individui che, dialogando, li mettono a confronto"[6].

La critica di Rorty, invece, "si estende anche alla plausibilità della distinzione metodologica tra scienze naturali e scienze sociali. (...) Le scienze naturali sono sicuramente caratterizzate da una relativa stabilità e dall’adozione dello schema di previsione e controllo: ma l’adozione di tale schema è frutto di una decisione storicamente contingente. In questo quadro, assumiamo un atteggiamento da scienziato naturale (che Rorty chiama «epistemologico») quando sappiamo/vogliamo trattare gli eventi in modo sistematico e quando siamo indotti a confidare nella verità del nostro vocabolario. Assumiamo invece un atteggiamento da scienziato sociale (che Rorty chiama «ermeneutico») quando troviamo anomalo quello che succede, quando non riusciamo a descriverlo adeguatamente con i vocabolari di cui disponiamo. La distinzione importante, pertanto, non è quella tra le procedure di indagine delle cause fisiche e le procedure di indagine degli uomini, bensì quella, mai definitiva, tra il campo di analisi nei confronti del quale siamo certi di avere a disposizione un vocabolario stabile, e il campo nei confronti del quale siamo invece relativamente incerti sul vocabolario a disposizione. Questa distinzione tra vocabolari consolidati, «normalizzati», e vocabolari incerti, preparadigmatici e rivoluzionari, per applicare i termini di Thomas Kuhn alla distinzione di Rorty, al momento coincide grosso modo con la distinzione tra il campo delle scienze sociali ed il campo delle scienze naturali. Ma si tratta di una coincidenza storica, chiarisce Rorty. (...) La demarcazione tra scienze sociali e scienze naturali è dunque fittizia nella misura in cui pretende di assegnare a ciascun ambito cognitivo un metodo specifico ed una specifica relazione con la realtà, ed è un’asserzione storicamente contingente nella misura in cui si riconosce che la differenza di fatto sussiste"[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte: Legrenzi P., Storia della psicologia, il Mulino, 6ª edizione
  2. ^ Edelstein, D., Come vengono insegnate le tecnologie e l'innovazione? Le scienze umane e l'economia della conoscenza, Ciberspazio e Diritto: Internet e le Professioni Giuridiche/Cyberspace and Law: Internet and Legal Practice, 14:39-49, 2013.
  3. ^ Chiara Faggiolani, Come valutare la ricerca nelle scienze umane e sociali: contesto, obiettivi e metodi (doi: 10.1411/77187), Le Carte e la Storia (ISSN 1123-5624) Fascicolo 1, giugno 2014: "i principali metodi di valutazione della ricerca – peer review e bibliometria – sono nati per rispondere alle logiche della scienza accademica. Oggi di fronte al cambiamento di cui abbiamo parlato, entrambe le metodologie possono risultare inadeguate (per le scienze umane in particolar modo la bibliometria è assolutamente inapplicabile)".
  4. ^ Pietro Rossi, Scienze umane, scienze dello spirito, scienze della cultura (doi: 10.1413/23783), Rivista di filosofia (ISSN 0035-6239) Fascicolo 1, aprile 2007, p. 5.
  5. ^ M. Bachtin, The dialogic imagination, Austin, University of Texas Press, 1981.
  6. ^ F. Emiliani, La realtà delle piccole cose. Psicologia del quotidiano, Bologna, Il Mulino, 2008, pp. 114-115.
  7. ^ D. Sparti, Epistemologia delle scienze sociali, Bologna, Il Mulino, 2002, pp. 231-234.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Sartori, Logica, metodo e linguaggio nelle scienze sociali, Bologna, Il Mulino, 2011
  • Scienze sociali e salute nel XXI secolo: nuove tendenze vecchi dilemmi?, Franco Angeli, Milano 2008 (Atti del Convegno Internazionale Scienze sociali e salute nel XXI secolo: nuove tendenze vecchi dilemmi? organizzato dall'Università degli Studi di Bologna, Polo Scientifico-Didattico di Forlì - Facoltà di Scienze Politiche “R. Ruffilli” - Dipartimento di Sociologia. Forlì, 19-21 aprile 2007).

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