Simpatia

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Il termine simpatia deriva dal greco sympatheia, parola composta da συν + πάσχω (syn + pascho = συμπάσχω), letteralmente «patire insieme», «provare emozioni con...».[1]

Sympathy, di John George Brown (1885)

La simpatia nasce quando i sentimenti o le emozioni di una persona provocano sentimenti simili anche in un'altra, creando uno stato di condivisione sentimentale. Nel suo significato etimologico, il termine indica partecipazione di sofferenza o infelicità, mentre nell'uso comune esso può riferirsi anche ad emozioni positive.[1]

In un senso più ampio il termine può estendersi alla vicinanza o attrazione verso dottrine o ideologie, quando ad esempio si dice di una persona che è «simpatizzante» di un certo indirizzo politico o sociale.

Simpatia ed empatia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Empatia.

Lo stato psicologico della simpatia ha tratti in comune con quello dell'empatia, ma anche divergenti.[2]

Le principali definizioni sono:

  • Empatia: abilità di percepire e sentire direttamente ed in modo esperienziale le emozioni di un'altra persona così come lei le sente, indipendentemente dalla condivisione della sua visione della realtà.
  • Simpatia: percezione di situazioni in maniera simile ad un'altra persona. Questo quindi implica preoccupazione, partecipazione, o desiderio di alleviare i sentimenti negativi che l'altro sta provando.[3]

Per questo è possibile provare:

  • simpatia, ma non empatia: quando si sentono internamente la voglia di aiutarlo, ma non proviamo in modo diretto ed interiore il suo sentimento di dolore (empatia);
  • empatia e simpatia: quando si percepiscono i sentimenti dell'altra persona (empatia) e si sente la voglia di aiutarla.

Simpatia nella storia della filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Costellazioni dell'emisfero celeste settentrionale raffigurate come esseri senzienti in un gigantesco «zodiaco», ovvero «giro degli animali» (da Harmonia Macrocosmica di Christoph Cellarius, 1660)
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Simpatia (filosofia).

Nell'antichità la simpatia (dal greco syn-patheia, «sentire assieme») veniva intesa non solo come un sentimento umano di natura psichica o emotiva, ma come una forza cosmica, capace di pervadere ogni creatura e persino gli elementi fisici. Alla base di questa forza vi era secondo gli Stoici una concordanza occulta fra i vari aspetti della realtà, dovuta alla penetrazione universale dello stesso Logos-Fuoco, principio di coesione, di movimento, e di vita.[4]

Come in un gigantesco organismo vivente, le varie parti dell'universo comunicavano tra loro vibrando all'unisono, attraversati dal medesimo respiro o soffio spirituale (pneuma), che creava quella interdipendenza in virtù della quale ogni singolo accadimento si ripercuoteva su ogni altra regione del mondo.

Simpatia era quindi il riverbero o l'influenza che un punto colpito da un evento esercitava su un altro situato anche a distanza.

«Supponendo che la natura formi un tutto ben collegato e coerente [...] che l'intero universo sia uno [...] gli Stoici hanno raccolto più di un esempio a sostegno di questa tesi: [...] se si toccano le corde di una lira, le altre corde risuonano; le ostriche e tutte le conchiglie crescono e si restringono di volume insieme alle fasi della Luna; [...] il flusso e il riflusso delle maree sono controllati dai moti lunari.»

(Cicerone, De divinatione, libro II, 14, § 33-34)

Anche secondo Plotino (205-270 d.C.) la simpatia è «come una singola corda tesa che, toccata a un'estremità, trasmette il movimento all'altra estremità».[5] Il termine greco simpatia poteva estendersi all'animismo come nell'occultista Bolo di Mende (II secolo a.C.), il quale parlava di consonanze astrologiche, misteriosofiche e alchimistiche tra oggetti inanimati ed esseri viventi. Nel Rinascimento l'argomento sarà affrontato da diversi autori, tra cui Paracelso, Girolamo Cardano, Tommaso Campanella, Giambattista Della Porta, che concepivano un universo animato da reciproche simpatie e antipatie.[1]

In età moderna i due maggiori teorici del fenomeno della simpatia, sebbene limitata all'ambito sentimentale dell'essere umano, sono stati David Hume e Max Scheler.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Simpatia, su treccani.it.
  2. ^ Gian Maria Zapelli, Simpatia, antipatia, empatia: la regia del pathos (PDF), su else-where.it.
  3. ^ Empatia, simpatia, contagio emotivo: le differenze, su tesionline.it.
  4. ^ A.-J. Festugière, La Révélation d'Hermès Trismégiste, vol. II, 1949, pp. 418-419.
  5. ^ Plotino, Enneadi, IV, 4, 41.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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