I diavoli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
I diavoli
I Diavoli.png
Titolo originale The Devils
Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1971
Durata 111 min
Colore Colore
Audio sonoro
Genere orrore, drammatico
Regia Ken Russell
Soggetto Aldous Huxley
Sceneggiatura Ken Russell, John Whiting
Fotografia David Watkin
Montaggio Michael Bradsell
Musiche Peter Maxwell Davies
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
« Ciò che si trova nel deserto di una vita frustrata dà speranza e con la speranza viene l’amore e con l’amore viene l’odio »
(Grandier)

I diavoli (The Devils) è un film del 1971 diretto da Ken Russell, tratto dall'omonimo dramma teatrale di John Whiting ispirato al romanzo di Aldous Huxley I diavoli di Loudun, il quale tratta di una storia vera.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda è ambientata in Francia agli inizi del XVII secolo: ristabilita la pace dopo le guerre di religione, il cardinale Richelieu, per consolidare il potere regio, invia il barone di Laubardemont a Loudun, nel Poitou, con l'incarico di abbatterne le fortificazioni.

Il prete Urbano Grandier, a cui l'appena deceduto governatore Sainte-Marthe ha concesso i pieni poteri fino all'elezione del suo successore, si oppone all'abbattimento delle mura cosciente che questo sarebbe stato il primo passo per la totale revoca delle libertà e dell'autonomia cittadina.

Grandier diviene molto popolare: ma egli, uomo bello e affascinante, intrattiene rapporti carnali con numerose sue penitenti; dalla sua relazione con Philippe, figlia del procuratore Trincant, nasce anche un figlio. Infine, il prete si unisce segretamente in matrimonio con la giovane Madeleine de Brou.

Anche madre Jeanne degli Angeli, superiora delle Orsoline di Loudoun, prova una segreta passione per Grandier: ella, entrata in monastero senza vocazione perché, a causa di una sua deformità, non aveva trovato marito, comincia a essere ossessionata dal pensiero di Grandier che immagina mentre, come Cristo, cammina sulle acque o è appeso in croce.

Quando scopre delle nozze segrete del prete con Madeleine, che in precedenza aveva cercato di abbracciare la vita religiosa nel suo monastero, madre Jeanne offre a Grandier la carica di direttore spirituale del convento, ma egli rifiuta la proposta inviando al suo posto il canonico Mignon, cugino di Trincant. A quel punto la religiosa comincia a dare segni di isterismo e accusa Grandier di aver usato pratiche demoniache per entrare in convento e di aver abusato di lei e di altre monache.

Mignon, Trincant e Laubardemont non credono alle accuse, ma decidono di sfruttarle per liberarsi di Grandier. Fanno esaminare le monache dall'esorcista padre Barre che, con l'aiuto dei medici Ibert e Adam, le riconosce possedute dal demonio e fa dichiarare loro che il responsabile dell'invasamento è Grandier.

Grandier viene torturato, processato, ritenuto colpevole di stregoneria, oscenità, blasfemia e sacrilegio e condannato al rogo. Urbano Grandier viene bruciato mentre le mura di Loudun vengono abbattute.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Venne presentato alla mostra di Venezia del 1971 dove venne accusato di essere una volgare, blasfema[1] e inaccettabile mistificazione, faziosa culturalmente e storicamente. Si richiese anche il licenziamento di Rondi.

Il film costò poi il posto di recensore al critico e poeta Giovanni Raboni, licenziato dal giornale cattolico Avvenire perché aveva valorizzato l'opera nella sua critica.[2] [3]

Uscì nelle sale cinematografiche italiane il 7 gennaio 1972, ne venne subito ordinato il sequestro a cura della procura di Verona. Altre azioni di sequestro portarono la Corte di Cassazione ad una sentenza di definitiva assoluzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Olmi: la Chiesa sbaglia a colpire la Mostra, Corriere della Sera, 7 settembre 1999, pp. 34. URL consultato il 13 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il pre 1/1/2016).
  2. ^ feltrinellieditore.it Paolo Di Stefano: Giovanni Raboni. Il severo "Re Censore" che scoprì la dolcezza dei versi
  3. ^ Franco Cordelli - Un poeta per amico. La morte di Giovanni Raboni - Corriere della Sera, 17 settembre 2004

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema