Derek Jarman

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Derek Jarman alla Mostra del cinema di Venezia del 1991

Michael Derek Elworthy Jarman (Northwood, 31 gennaio 1942Dungeness, 19 febbraio 1994) è stato un regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, montatore, scenografo, scrittore e pittore britannico.

Artista poliedrico e cineasta d'essai, Jarman fu noto per la dichiarata omosessualità e per l'attenzione rivolta verso tale tematica in molti dei suoi film, che spesso tendevano ad indagarla sotto il punto di vista filosofico ed etico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Derek Jarman nacque a Northwood, Middlesex, da padre neozelandese e da madre britannica di origine ebraica. Jarman dal 1960 al 1963 ha studiato al King's College London. A questi seguirono quattro anni alla Slade School of Art. Il suo studio era a Butler's Wharf, Londra, e faceva parte della social scene di Andrew Logan negli anni settanta.

Il 22 dicembre 1986 gli venne diagnosticata la sieropositività all'Hiv. Ebbe indubbio rilievo in Gran Bretagna la sua decisione di discutere pubblicamente della sua condizione di persona con l'Aids.
La malattia lo obbligò a ritirarsi nella sua casa a Prospect Cottage, Dungeness, vicino alla centrale nucleare di Dungeness.

Nel 1994 morì di Aids. I Chumbawamba incisero in sua memoria Song for Derek Jarman.

Film[modifica | modifica wikitesto]

I primi film di Jarman erano corti sperimentali in super 8mm, una forma che non abbandonò mai completamente e che più tardi sviluppò ancora nei suoi film Imagining October (1984), The Angelic Conversation (1985), The Last of England (1987) e The Garden (1990), parallelamente al suo lavoro narrativo.

Jarman si fece conoscere come scenografo, irrompendo sulla scena dell'industria cinematografica come curatore delle scenografie di The Devils di Ken Russell (1970); più tardi fece il suo debutto "overground" nel cinema narrativo con il dirompente Sebastiane (1976), primo film inglese a presentare immagini positive della sessualità gay e primo film a essere girato interamente in latino.[senza fonte]

A questo seguì quello che molti considerano il suo capolavoro, Jubilee (girato nel 1977, distribuito nel 1978), in cui la regina Elisabetta I d'Inghilterra è trasportata nel (suo) futuro in un desolato e brutale deserto, governato dalla sua omonima del ventesimo secolo. Jubilee è stato il primo film inglese sulla cultura punk[senza fonte], e nel cast figuravano gruppi punk e personaggi del calibro di Jayne County, delle Wayne County & the Electric Chairs, Jordan, Toyah Willcox, e Adam and the Ants.

Il rapporto con Channel 4[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver girato l'anticonformista adattamento shakespeariano La tempesta nel 1979 (un film adorato da molti studiosi di Shakespeare, ma ignorato dai critici tradizionalisti), Jarman passa sette anni a girare cortometraggi in super 8 mm nel tentativo di finanziare il suo film Caravaggio (più tardi dichiarò di aver riscritto la sceneggiatura ben diciassette volte).

Finalmente distribuito nel 1986, il film ebbe un buon successo di pubblico (ed è ancora, insieme al cult Jubilee, uno dei suoi film più noti), in parte grazie alla partecipazione della televisione inglese Channel 4. Questo segna l'inizio di una nuova fase nella carriera da regista di Jarman: d'ora in avanti tutti i suoi film verranno finanziati e trasmessi dal canale televisivo. Caravaggio, inoltre, vede Jarman lavorare per la prima volta con l'attrice Tilda Swinton, che prenderà parte ad altri nove film del regista.

La fine di Caravaggio segna anche l'inizio di un temporaneo abbandono, nel lavoro di Jarman, della narrazione tradizionale. Frustrato dalla formalità della produzione in 35mm, dalla dipendenza istituzionale e dalla prolungata inattività che ne risultava (che gli era costata sette anni per Caravaggio e che gli aveva fatto abbandonare altri progetti a lungo termine), Jarman ritorna, migliorando, alla forma in super8 con cui già aveva lavorato in Imagining October e The Angelic Conversation.

Il primo dei film girati in questa nuova fase semi-narrativa, The Last of England, racconta la fine di una nazione, distrutta dal suo decadimento interno e dalla ristrutturazione economica operata dalla Thatcher. Così si espresse The Village Voice:

"Bellissimo e straziante...; il film è uno dei pochi maestosi esempi di cinema personale della fine degli anni ottanta -- un invito a aprire i nostri occhi su un mondo violentato dalla rapacità e dalla repressione, per vedere quali danni irreparabili sono stati portati alle città, alle campagne e alle anime, come i nostri cieli, i nostri corpi sono stati avvelenati."

Gli anni Ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni ottanta Jarman fu una delle poche figure pubbliche ad aver dichiarato pubblicamente la sua omosessualità e fu sostenitore delle lotte contro la legislazione anti-gay, contribuendo ad aumentare la sensibilità riguardo al problema dell'AIDS.

Durante le riprese di The Garden, Jarman si ammalò gravemente per infezioni legate all'Aids. Sebbene si riprendesse a sufficienza per completare il film, non tentò mai più niente dello stesso livello, ritornando a progetti più ridotti per i suoi ultimi film narrativi: Edoardo II (forse il suo film più dichiaratamente politico, influenzato dal suo attivismo queer) e il film, ispirato a Bertolt Brecht, Wittgenstein, una delicata tragicommedia sul famoso filosofo. Jarman dichiarò che a causa della scomparsa del cinema indipendente era diventato impossibile per lui trovare finanziamenti. Si rivolse dunque all'industria dei video musicali, dirigendone alcuni per i Pet Shop Boys.

Il testamento filmico: Blue[modifica | modifica wikitesto]

Il film Blue è il suo testamento filmico. Durante le riprese del film divenne cieco e seriamente malato a causa dalle complicazioni derivanti dall'Aids. Blue consiste in un singola schermata di colore blu che riempie lo schermo e che serve da sfondo alla colonna sonora, composta da Simon Fisher Turner, comprendente Coil e altri artisti, attraverso cui Jarman descrive la sua vita come voce recitante fuori campo.

Altri lavori[modifica | modifica wikitesto]

Il cottage di Jarman a Dungeness.

Jarman merita anche una parte importante nell'aver contribuito a creare e sviluppare la forma dei videoclip[1] (notevole, soprattutto la sua collaborazione col gruppo degli Smiths e i già citati Pet Shop Boys) e come precursore e attivista nella lotta per i diritti degli omosessuali.

Inoltre sono stati pubblicati molti dei suoi diari.

Viene anche ricordato per il suo famoso giardino di ciottoli, creato all'ombra della centrale nucleare di Dungeness.
La casa è stata costruita in legname da costruzione. Il suo giardino sulla spiaggia era costruito usando materiali locali ed è stato oggetto di molti libri.

All'epoca ricominciò a dipingere (vedi il libro: Evil Queen: the Last Paintings, 1994).

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Lungometraggi[modifica | modifica wikitesto]

Corti e mediometraggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Glitterbug (1994)
  • The Next Life (1993)
  • Projections (1993) (V)
  • L'ispirazione (video-opera del melodramma di Sylvano Bussotti, 1988)
  • Aria (1987) (episodio "Depuis le jour")
  • Imagining October (1984)
  • B2 Tape (1983)
  • Pirate Tape (1983)
  • Waiting for Waiting for Godot (1983)
  • Ken's First Film (1982)
  • Pontormo and Punks at Santa Croce (1982)
  • Jordan's Wedding (1981)
  • Sloane Square: A Room of One's Own (1981)
  • In the Shadow of the Sun (1980)
  • The Pantheon (1978)
  • Every Woman for Herself and All for Art (1977)
  • Jordan's Dance (1977)
  • Art and the Pose (1976)
  • Gerald's Film (1976)
  • Sea of Storms (1976)
  • Picnic at Ray's (1975)
  • Sebastiane Wrap (1975)
  • The Devils at the Elgin (1974)
  • Duggie Fields (1974)
  • Fire Island (1974)
  • Ula's Fete (1974)
  • Art of Mirrors (1973)
  • Stolen Apples for Karen Blixen (1973)
  • Sulphur (1973)
  • A Walk on Møn (1973)
  • Andrew Logan Kisses the Glitterati (1972)
  • Garden of Luxor (1972)
  • Miss Gaby (1972)
  • Tarot (1972)
  • A Journey to Avebury (1971)
  • Studio Bankside (1970)

Le prime opere di Jarman in Super 8 sono state incluse in alcune edizioni in DVD dei suoi lungometraggi.

Videoclip musicali[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Martin Frey. Derek Jarman - Bewegte Bilder eines Malers. (BoD, 2008), ISBN 978-3-8370-1217-0
  • Tony Peake, Derek Jarman, Little, Brown & Co, 2000. Biografia di 600 pagine.
  • Steven Dillon, Derek Jarman and lyric film: the mirror and the sea, (2004).
  • Howard Sooley, Derek Jarman's Garden, Thames & Hudson, 1995.
  • Michael O'Pray, Derek Jarman: dreams of England, (British Film Institute, 1996).
  • Gianmarco Del Re, Derek Jarman, Il Castoro Cinema n. 183, Editrice Il Castoro, 2005, ISBN 8880333283
  • Vincenzo Patanè, Derek Jarman, Quaderni del Circuito Cinema, Ufficio Attività Cinematografiche del Comune di Venezia, Venezia, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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