Bonifica agraria

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La bonifica agraria è il complesso delle opere e dei lavori che si debbono eseguire per rendere produttive le terre infruttifere e insalubri.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'Olanda, l'Italia è il paese dove è più vasta la frazione della superficie agraria sottratta alla palude con la bonifica. Questo complesso progetto tra stato e privati segna l'evoluzione delle istituzioni consorziali con fasi di sviluppo politico-economiche logiche nell'epoca liberale post unitaria dove trovano completa consapevolezza.

È infatti a Giovanni Giolitti che va attribuito il merito di maggior sviluppo dell'economia della bonifica come sistema e non alla dittatura fascista che ne continua statalmente l'opera.

L'Italia post-unitaria[modifica | modifica sorgente]

Dal primo decennio dell'Unità d'Italia, in materia d'agricoltura vennero emanate diverse leggi (1862, 1865, 1866, 1869) e proposte (1862, 1863, 1868, 1873)[1] in linea con le politiche liberali dell'epoca dove lo sviluppo arrivava dalle moderne imprese piemontesi e lombarde che sarebbero state d'esempio al resto del paese[2]. La rete ferroviaria era l'opera che catalizzava il maggior impegno finanziario fino agli anni settanta dell'Ottocento[3] durante i quali la malaria ne aveva rallentato la costruzione in diversi punti del suo percorso particolarmente nel centro-sud incentivando l'interesse per la lotta igienico sanitaria insieme alla volontà di creare occupazione in ampie aree disabitate e paludose[4][5]. Nel 1868 Emilio Broglio notava come la differente natura idrogeologica determinava diversi tipi di pandemie malariche, meno aggressive e problematiche nella pianura padana dove con semplici bonifiche idrauliche si riduceva sensibilmente il problema, mentre da sud dell'Appennino oltre all'assenza del sistema consorziale[6](più efficiente nei periodi di crisi[7], nel contrastare la malaria[8] e strutturata industrialmente come la Grande Bonifica Ferrarese[9]). La mortalità era ben più elevata, in particolare nell'Italia centro-meridionale da rendere intere zone completamente inabitabili e dove si richiedevano un insieme di opere molto più complesse e onerose non ancora realizzabili all'epoca[10], tutte queste ragioni favorivano da secoli il potere dei grandi latifondi[11][12]; anche se nel 1878 con lo spostamento a Roma della capitale[13] era stata approvata la legge del progetto di bonifica locale dell'Agro Romano n.4642 che per le caratteristiche sull'integralità avrebbe rappresentato un modello per i futuri interventi specialmente dal primo dopoguerra[14]. La prima legge strutturata razionalmente dove lo stato comprende i limiti dei privati affiancandolo a un intervento efficace nell'impegno igienico e quindi sociale senza rinunciare al vantaggio economico derivante (a differenza di quanto dichiarato da Arrigo Serpieri)[15] che ne rimane il principale orientamento delle bonifiche[16] risale al 25 giugno 1882 di Alfredo Baccarini (n. 869)[17].

La crisi di fine 800[modifica | modifica sorgente]

La difficile situazione dell'economia (scandalo della Banca Romana, ecc) sommata alla gravosità dei progetti che completati superavano di norma quello dei terreni da bonificare[18] costringeva a ridimensionare con Francesco Genala (1885, 1886[19] e 1893)[20], l'interesse delle regioni del nord con enormi profitti economici insieme all'arretratezza al di fuori di esso, continuava a determinare un iniquo accentramento di risorse[6] concentrandosi in bonifiche idrauliche nuovamente a carico dello Stato con la Legge Pavoncelli-Lacava 1898[21] prima e agrarie successivamente[22].

Il primo approfondito studio risale a Michelangelo Cuniberti che lo propose durante l'Esposizione universale di Parigi del 1878, rimase la documentazione essenziale fino alla fine del secolo[23] perché di volta in volta aggiornato dal legislatore con le esposizioni nazionali (Milano 1881, Torino 1884, Palermo 1891-1892, Torino 1898[24]) quando si risolvono anche cronici problemi dell'economia[25].

Nasce la Società per gli studi della malaria a luglio 1898 costituita da Giustino Fortunato e Leopoldo Franchetti con il prof. Angelo Celli[26], col progresso tecnico-scientifico raggiunto la malaria diventava un'emergenza sociale a cui si doveva provvedere direttamente con l'intervento pubblico come la regolamentazione del chinino di Stato (Leggi del: 23 dicembre 1900 n.505, 2 novembre 1901 n. 460[27], 19 maggio 1904 n. 209[28], 16 giugno 1907 n. 337[29]) e sempre nel 1907 nasce anche l'Istituto del Magistrato alle acque n. 257[30]. Continuava l'evoluzione tecnico-finanziaria (1910 e 1912[31]), ma nonostante il dispendio di mezzi e strategie la malaria rimaneva per vari fattori una piaga per più di un decennio[32]. Con la legge Bertolini-Sacchi del 13 luglio 1911 insieme a una riorganizzazione amministrativa, venivano riprese soluzioni attuate nel bonificamento dell'Agro romano riguardo incentivi economici a favore della colonizzazione e sanzioni come l'esproprio per i cattivi esecutori[33]; il 20 giugno 1912 (Nitti-Sacchi n.712) si concentrava un maggiore impegno per mezzogiorno e meridione[34] e attenzione per i bacini imbriferi. Ettore Sacchi inaugurava ufficialmente il principio della "Bonifica Integrale" con l'obbligo, dopo l'esecuzione dell'opera idraulica di continuare fino al termine di quella agraria. È quindi durante il periodo giolittiano che maturano tutte quelle caratteristiche che verranno poi riprese negli anni successivi in cui si abbandonava l'idea di semplice prosciugamento idraulico da quello di bonifica e nella reciprocità del sistema idrico montano con la capacità irrigua della pianura; si avviavano nuovi lavori da parte del legislatore quali le trasformazioni fondiarie di pubblico interesse[35].

Primo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Dopo la disfatta di Caporetto gli austriaci che dal 1917 erano nelle aree del Piave con la volontà di ostacolare il passaggio all'esercito italiano nel 1918 al loro ritiro lasciavano dietro di sé ingenti danni[36] dove trovava efficacia pratica il Magistrato alle acque[37]. Continuava l'evoluzione legislativa con i d.l. 1918 (n. 1255 e 1256 legge Dari)[38] e del d.l.1919 (n. 240 legge Ruini) che permetteva di presentare i progetti idraulici e agrari in forma coordinata[39][40], sempre nel 1919 si fondava l'ONC[41] e l'Istituto Federale di Credito per il Risorgimento delle Venezie[42]. Si progrediva sull'esproprio e l'obbligo d'esecuzione nel 1920 (d.l. n. 1465) e nel 1921 (r.d.l. n. 52)[39] oltre all'avvio dell'Istituto nazionale per il risanamento antimalarico della Regione Pontina[43].

La bonifica dall'avvento del fascismo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1922 a San Donà di Piave, si teneva nel mese di marzo il Congresso regionale dei bonificatori dove il processo legislativo di bonifica sull'onda dall'emergenza dei danni di guerra subisce un nuovo impulso, concettualmente veniva completamente integrato fino alla conclusione del progetto territoriale che si vuole ottenere. Tutto ciò trovava attuazione soltanto dal T.U. del 1923[44] ispirato molto dalla legge Ruini[39], in alcune parti si intralciava con la legge Serpieri del 1924 n. 754[45]; dopo le proteste dei latifondisti meridionali i cui rappresentanti venivano ricevuti da Mussolini in persona e aver fatto dimettere Arrigo Serpieri nell'estate dello stesso anno, con il r.d. 29 novembre 1925 n. 1464 veniva indebolita la sanzione sull'esproprio[46].

Malgrado l'alleanza strutturale del regime con l'economia guida del paese (il secondo settore)[47], l'ideologia ruralista propagandata con enfasi bellicoso "guerra alle acque"[48] e sempre di dottrina fascista-sindacale con slogan contrastanti quali sbracciantizzazione e deurbanizzazione[49], dal 1925 veniva aggiunta la battaglia del grano, in prevalenza nel centro-sud perché non ancora vincolato da produzioni zootecniche e coltivazioni di tipo industriale[50].

A seguito della politica economica fascista avviata dal 1923[51] nel 1927 il settore agricolo entrava in una profonda crisi, gli investimenti pubblici e privati erano bloccati[52]. Sebbene il disinteresse del regime nel mantenere i livelli di eccellenza nella ricerca e lotta alla malaria raggiunta dai governi precedenti[53][54], Il 26 maggio con il Discorso dell'Ascensione nella bonifica si assimilava per la prima volta il contrasto alla malaria al pari di una connotazione razziale improntata all'eugenetica[55].

Con la legge Mussolini del 1928 (n. 3134 legge sulla bonifica integrale) si affermava che il regime avrebbe redento 8 milioni di ettari[56] e si attribuiva anche i meriti dell'idea fondamentale di bonifica (come denunciava pubblicamente Silvio Trentin) sviluppata precedentemente[57][58]; ma con questa legge si favorirono esponenzialmente finanziamenti per lavori non organici e l'accrescimento del numero di consorzi privati per buona parte inadempienti[59].

Bonifica Parmigiana Moglia - Collettori per le idrovore dell'impianto di sollevamento negli anni '30

Nel 1933 il regime affermava che aveva redento 4.733.982 ettari[60], nella metà degli anni 30 parallelamente all'intensificarsi della propaganda razzista prevalentemente antiebraica, l'Agro Pontino veniva caricato di un nuovo significato, era divenuto infatti il teatro di una fase di miglioramento evolutivo dovuto alle popolazioni di diversa provenienza nazionale[61]. In questa direzione, Valentino Orsolini Cencelli nel 1934 a capo dell'ONC si interessava direttamente nelle procedure (senza riuscirvi) in cui si santificava più rapidamente Maria Goretti, dove si riappacificava il caos campanilistico tra i vari patroni di provenienza dei coloni e si conferiva l'esempio nazionalistico di "martire della purezza" (fino agli anni del boom economico e della rivoluzione sessuale[62]).

Dopo che il testo unico del 13 febbraio 1933, n. 215 non risolse il problema dei proprietari renitenti continuando a moltiplicare il numero dei consorzi, nel 1934 Arrigo Serpieri promuoveva un progetto di legge (nuovamente sull'esproprio) che si incagliava in Senato e dal 1935 gli subentrava Gabriele Canelli[63]. Sempre nel 1935, esternamente il regime si lanciava nelle avventure coloniali e internamente nell'autarchia, lasciando incompiuti gran parte dei lavori di bonifica con esiti rovinosi[60].

La politica retorica della bonifica evolveva sul modello fraterno tedesco che dal Trattato di Versailles si rifaceva delle regioni sottratte recuperando al proprio interno nuovi territori (Sassonia e Westfalia) e anche nelle aree costiere (Adolf Hitler e Hermann Göring Polder),[64] dall'ottocentesca modernità antropomorfizzata del panopticon (simile a certi monumenti delle città di fondazione fascista)[65] alla pubblicazione di Martin Bürgener del 1936.[66] Fondata in parte sugli studi dell'efficienza nei centri urbani di Walter Christaller,[67] veniva teorizzata una colonizzazione di determinismo razziale pianificando l'allontanamento degli abitanti slavi e il lavoro forzato per consunzione nelle opere di bonifica per i gruppi di fede ebraica; trovava nel Terzo Reich il referente teorico coerente alle parole d'ordine: "sangue", "suolo" e "spazio vitale". Sebbene con la prima annessione del 1939[68] la bonifica non si praticava per l'andamento della guerra, formalmente la deportazione serviva per bonificare le Paludi del Pripyat e dopo la soluzione finale la comunicazione "portare gente in palude" rimaneva in riferimento al genocidio.[69]

Da "I sommersi e i salvati", Primo Levi comprendeva realisticamente l'ideologia (probabilmente vedendo anche i lavori a cui erano spesso costretti gli internati) quando descriveva il campo di Auschwitz (fondato sulle paludi in Alta Slesia) come "il luogo di drenaggio ultimo dell'universo tedesco".[70]

Mario Bandini che in Italia aveva analizzato complessivamente le opere di persona tra la fine degli anni 30 e l'inizio degli anni 40 essendo stato discepolo di Arrigo Serpieri nell'economia agraria, testimoniava impietosamente una situazione molto diversa da quella sempre sbandierata dal regime.

« I territori italiani, i quali[...] sono stati soddisfacentemente trasformati, realizzando notevoli risultati produttivi congiunti a più densi insediamenti colonici, sono nell'ordine di grandezza di 220-250.000 ettari, con i 900[mila] che si affermano a bonifica pubblica e privata ultimata. Su altri 100.000 ettari si è completato il sistema irriguo, che ha incrementato le produzioni senza però creare nuove sedi di vita. Di quei 220-250 mila ettari, circa 100 mila sono frutto dell'azione dell'Onc su terreni espropriati; circa 10 mila di organismi particolari largamente aiutati dallo Stato, circa 20 mila trasformati da grandi imprese private (bonifiche ferraresi ed Eridania in Emilia ad es.); circa 30 mila sono frutto di lavoro contadino. La ordinaria proprietà privata non ha trasformato che 70-80 mila ettari, ed essi sono in grandissima parte nel Veneto e nell'Emilia. »
(Mario Bandini[71])

L'Italia Repubblicana[modifica | modifica sorgente]

Con il secondo dopo guerra, dal Piano Marshall alla riforma agraria e con la Cassa per il Mezzogiorno la bonifica continuava ad essere considerata una sorta di ammortizzatore sociale quando dalla metà degli anni 60[72] si intensificava una dura contestazione di queste opere da parte di movimenti ambientalisti e intellettuali direttamente impegnati come Antonio Cederna, la lotta per la salvaguardia del territorio e dei beni culturali nella rivalutazione delle zone umide formalizzata con la Convenzione Internazionale di Ramsar veniva ratificata in Italia nel 1976[73].

Aspetti negativi della bonifica[modifica | modifica sorgente]

  • Annullamento della geodiversità dovuto alle peculiari caratteristiche regionali diverse dei luoghi.[74]
  • Radicale decremento della transumanza soprattutto nelle aree marittime del centro-sud; con grave danno per l'allevamento, la pesca, in alcuni casi dove erano presenti antiche tradizioni nella raccolta del sale, nell'itticoltura) e la scomparsa di molti altri mestieri minori connessi all'artigianato delle tipiche piante palustri.[75]
  • I terreni bonificati non sono immediatamente coltivabili per la presenza endemica di piante selvatiche e la fertilità non rimane a lungo[78], le opere possono presentare particolari processi aerobici di subsidenza con gravi modificazioni idrauliche e geologiche perché composte di terreni non ancora mineralizzati.[79] Inoltre se eseguite in prossimità e troppo in basso rispetto al livello del mare si infiltrano dall'acqua salata.[80]

Politica territoriale contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Rispetto alle moderne opere di bonifica iniziate da metà 800[83] la riforma agraria del 1951 veniva giudicata con perplessità per tutte le infrastrutture grandi e piccole che rimanevano inutilizzate, ma nulla al confronto delle politiche territoriali degli ultimi decenni che di fatto compromettevano in tutto il paese e indistintamente dalle aree più antiche a quelle recenti. Nel Lazio come in Veneto paesaggi sempre più contaminati da fenomeni di Sprawl, il nuovo contesto urbano creava problemi nel sistema complessivo dovuto al calo dell'assorbimento pluviale dei terreni per effetto dalla cementificazione. Un allarme, condiviso anche dagli esperti più critici alle opere di bonifica come Lucio Gambi.[84]

« aree bonificate negli ultimi due secoli per fini igienici e agrari, che vengono invase e revocate da strutture tipiche della urbanizzazione: strutture che hanno a volte totalmente obliterato e sostituito i quadri paesistici e le funzioni territoriali nati con la bonifica, costruendoci sopra una realtà che con la bonifica e l'agricoltura da essa generata non hanno più nulla a che vedere. Lucio Gambi[85] »

Tra le regioni della penisola che presentano la superficie bonificata di entità maggiore domina l'Emilia-Romagna (bonifiche del Polesine di San Giorgio[86], e del Polesine di San Giovanni, bonifiche di Burana, della Parmigiana Moglia, del Crostolo ed Enza, colmate del Lamone)[87].

Superfici cospicue, seppure inferiori, presentano la Toscana (bonifiche della Maremma e della Chiana), il Lazio, (bonifiche delle Paludi Pontine), il Veneto (bonifiche del Polesine di Rovigo e degli estuari del Piave e Livenza), l'Abruzzo (antico lago del Fucino) e in Puglia ne beneficiò, sempre durante il ventennio fascista, anche la zona di Porto Cesareo con la bonifica dell'Arneo, ove, inoltre Mussolini in persona diede l'incipit alla così detta battaglia del grano. Con il regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215 fu emanato il testo unico sulla bonifica integrale, coronamento del ruolo propulsivo avuto dal sottosegretario all'Agricoltura Arrigo Serpieri.

L'articolo 1 dispone: «Alla bonifica integrale si provvede per scopi di pubblico interesse, mediante opere di bonifica e di miglioramento fondiario. Le opere di bonifica sono quelle che si compiono in base ad un piano generale di lavori e di attività coordinate, con rilevanti vantaggi igienici, demografici, economici o sociali, in comprensori in cui cadano laghi, stagni, paludi e terre paludose, o costituiti da terreni montani dissestati nei riguardi idrogeologici e forestali, ovvero da terreni, estensivamente utilizzati per gravi cause d'ordine fisico e sociale, e suscettibili, rimosse queste, di una radicale trasformazione dell'ordinamento produttivo.

Le opere di miglioramento fondiario sono quelle che si compiono a vantaggio di uno o più fondi, indipendentemente da un piano generale di bonifica.»

In base agli articoli 54 e 76 del medesimo testo unico sono costituiti i consorzi di bonifica e i consorzi di miglioramento fondiario. La loro costituzione avviene con decreto ministeriale quando la proposta raccolga l'adesione di coloro che rappresentano la maggior parte del territorio incluso nel perimetro ed è obbligatoria per tutti i proprietari dei beni immobili compresi nel perimetro.

I Consorzi di bonifica per l'adempimento dei loro fini istituzionali hanno il potere d'imporre contributi alle proprietà consorziate come disposto dall'art. 59 e per la riscossione dei contributi si applicano le norme che regolano l'esazione delle imposte dirette come consentito dall'art. 21.

"I consorzi di miglioramento fondiario hanno facoltà d'imporre contributi per l'esecuzione e l'esercizio delle opere, per i lavori di manutenzione delle stesse e in genere per la gestione consorziale. I crediti per contributi sono privilegiati sugli immobili che traggono beneficio dalle opere ed il privilegio è graduato dopo quello relativo ai crediti dello Stato per i tributi diretti" come dispone l'art. 3 della legge 12 febbraio 1942, n. 183 che reca disposizioni integrative della legge sulla bonifica integrale.

Della bonifica integrale si occupa anche il codice civile agli articoli 857 e seguenti.

Tra il 1938 e il 1942 ha luogo la seconda fase della bonifica integrale: luoghi interessati in questo periodo furono la Sicilia, la Puglia e la Campania, regioni nelle quali le opere di bonifica andranno avanti anche durante l'arco della guerra. La Seconda guerra mondiale portò gravi danni alle opere di bonifica dell'Italia meridionale e centrale (nel solo agro pontino i tedeschi allagarono, dopo lo sbarco degli alleati ad Anzio, ben 12000 ettari di terreno).

Per quanto riguarda i paesi stranieri, eccezionale importanza rivestono le bonifiche realizzate in Olanda e quelle attuate negli Stati Uniti, nell'ex URSS e in Egitto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Elisabetta Novello, op. cit., pp. 32, 33
  2. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 30
  3. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 64
  4. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 18
  5. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 103
  6. ^ a b Elisabetta Novello, op. cit., p. 77
  7. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 97
  8. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 123
  9. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 33
  10. ^ Elisabetta Novello, op. cit., pp. 68, 150
  11. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 78
  12. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 102
  13. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 70
  14. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 43
  15. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 67
  16. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 89
  17. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 47
  18. ^ Elisabetta Novello, op. cit., pp. 52, 75
  19. ^ Elisabetta Novello, op. cit., pp. 50, 75
  20. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 52,103
  21. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 111,114
  22. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 150
  23. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 91
  24. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 99
  25. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 106
  26. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 115
  27. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 117
  28. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 118
  29. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 119
  30. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 134
  31. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 137
  32. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 122
  33. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 143
  34. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 145
  35. ^ Elisabetta Novello, op. cit., pp. 146, 147, 149
  36. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 185
  37. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 187
  38. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 214
  39. ^ a b c Elisabetta Novello, op. cit., p. 217
  40. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 215
  41. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 247
  42. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 190,250
  43. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 240
  44. ^ Elisabetta Novello, op. cit., pp. 14, 198
  45. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 224
  46. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 229,230
  47. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 98
  48. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 100
  49. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 99
  50. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 100
  51. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 269
  52. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 270
  53. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 283
  54. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 105
  55. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 107
  56. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 279
  57. ^ Elisabetta Novello, op. cit., pp. 272, 278
  58. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 33
  59. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 275
  60. ^ a b Elisabetta Novello, op. cit., p. 280
  61. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 107
  62. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 108,109
  63. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 278
  64. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 43
  65. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 45
  66. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 43
  67. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 44
  68. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 43
  69. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 44
  70. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 44
  71. ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 281
  72. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 95
  73. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 122
  74. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 140
  75. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 117, 130
  76. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., pp. 124,125
  77. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., pp. 123,125,130
  78. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 128
  79. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 129
  80. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 129
  81. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 128
  82. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 127
  83. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 21
  84. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 148
  85. ^ Federica Letizia Cavallo, op. cit., p. 147
  86. ^ Antonio Saltini L'epopea della bonifica nel Polesine di San Giorgio
  87. ^ Antonio Saltini, Dove l'uomo separò la terra dalle acque, Storia delle bonifiche in Emilia-Romagna, Diabasis Reggio Emilia 2005 ISBN 88-8103-433-6

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Terre, acque, macchine: Geografia della bonifica in Italia tra ottocento e Novecento, Diabasis, 2011. ISBN 978-88-8103-774-2.
  • La bonifica in Italia: Legislazione, credito e lotta alla malaria dall'Unità al fascismo, Franco Angeli, 2003. ISBN 88-464-4890-1.
  • Barone Giuseppe, Mezzogiorno e modernizzazione. Elettricità, irrigazione e bonifica nell'Italia contemporanea, Torino, Einaudi, 1986. ISBN 978-88-06-59238-7.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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