Guerra di successione spagnola

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Guerra di successione spagnola
Philippe de France proclamé roi d'Espagne.jpg
Filippo di Borbone, duca d'Angiò, viene proclamato re di Spagna da Luigi XIV, l'atto che ufficializzò le pretese della Francia sulla Spagna e l'inizio della Guerra di successione spagnola. Dipinto di François Pascal Simon Gérard, XIX secolo
Data 17011713/1714/1715
Luogo Europa, Nord America e Sud America
Esito Pace di Utrecht, 1713
Pace di Rastatt, 1714
Austria, Gran Bretagna e Repubblica olandese riconobbero Filippo V come re di Spagna, ma questi venne obbligato a rinunciare ad ogni pretesa alla corona di Francia. La Spagna cedette i propri territori in Europa.
•Termine delle ostilità nel 1715 dopo la conquista di Minorca
Modifiche territoriali •La Spagna cedette i Paesi Bassi spagnoli, il Regno di Napoli, il Ducato di Milano e la Sardegna alla Monarchia asburgica; cedette il Regno di Sicilia al Ducato di Savoia; cedette Gibilterra e Minorca alla Gran Bretagna

•La Francia riconobbe la sovranità inglese sulla Terra di Rupert e sulla Newfoundland e cedette l'Acadia e metà di Saint Kitts alla Gran Bretagna.

•La Spagna centralizzò il governo della Corona spagnola
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Esercito
Totali: 232.000[2]
Banner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg 90.000
Flag of the Dutch Republic.png 60.000 + 42.000 truppe di guarnigione
Union flag 1606 (Kings Colors).svg 40.000

Marina
127 navi inglesi
83 navi olandesi
Esercito
Totali: 373.000
Royal Standard of the King of France.svg 255.000[3]
Marina
108 navi francesi
Perdite
Flag of the Dutch Republic.png 40.000-52.000
Banner of the Holy Roman Emperor (after 1400).svg 35.000-40.000
Union flag 1606 (Kings Colors).svg 24.000-30.000
Royal Standard of the King of France.svg 15.000-40.000
Bandera de España 1701-1760.svg 10.000-12.000
Flag of Bavaria (lozengy).svg 4.000-5.000
I morti complessivi furono tra i 400.000 e i 700.000 (di cui 100.000-200.000 civili), dovuti per la maggior parte a malattie o conseguenze di ferite: i caduti in battaglia furono tra i 228.000 e i 274.000[4][5]. Altre fonti riportano la cifra di 1.251.000 morti, tra cui quasi mezzo milione di francesi, molti dei quali per malattia[6].
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La guerra di successione spagnola fu uno dei più importanti conflitti europei combattuti nel XVIII secolo, iniziato con la morte nell'anno 1700 dell'ultimo re di Spagna della casata degli Asburgo, l'infermo e senza eredi Carlo II. Carlo II aveva governato su un grande impero che spaziava su tutta la terra, e la questione di chi avrebbe dovuto succedergli preoccupava i ministeri e le ambascerie di tutta Europa. Tentativi di risolvere il problema con una spartizione dell'impero tra i candidati eleggibili proposti dalle casate di Francia (Borbone), Austria (Asburgo) e Baviera (Wittelsbach) fallirono e sul letto di morte Carlo II decise di affidare tutto l'impero spagnolo al suo pronipote Filippo, nipote di re Luigi XIV di Francia. Con Filippo al governo della Spagna, Luigi XIV avrebbe ottenuto un notevole vantaggio per la sua dinastia che avrebbe occupato due dei troni più potenti del mondo, ma alcuni obbiettarono al fatto che questo avrebbe rotto gli equilibri della stabilità europea.

Luigi XIV aveva le sue buone ragioni ad accettare suo nipote al trono spagnolo, ma fece una serie di mosse controverse per tutelare gli interessi di quest'ultimo: inviò delle truppe per rassicurare i Paesi Bassi spagnoli (la zona cuscinetto tra Francia e Repubblica olandese); cercò di dominare il panorama delle colonie spagnole americane a spese dei mercanti inglesi e olandesi; si rifiutò di rimuovere Filippo dalla linea di successione francese, riaprendo la possibilità di unire le corone di Francia e Spagna in un'unica monarchia nel futuro. Per contrastare la crescente influenza di Luigi XIV, Inghilterra,[7] la Repubblica olandese, l'Austria – assieme ai loro alleati nel Sacro Romano Impero – riformarono la Grande Alleanza della Lega di Augusta (1701) e supportarono le pretese di Leopoldo I sull'intero possedimento spagnolo per suo figlio secondogenito, l'arciduca Carlo. Il candidato asburgico (conosciuto dai suoi sostenitori come Carlo III di Spagna) ciascun membro della coalizione cercò di ridurre per parte sua il potere della Francia, mantenendo la propria sicurezza territoriale e dinastia, nonché restaurando e migliorando le opportunità di commercio come all'epoca di Carlo II.

Inglesi, olandesi e austriaci formalmente dichiararono guerra nel maggio del 1702. Dal 1708 il duca di Marlborough ed il principe Eugenio di Savoia ebbero assicurato le vittorie della coalizione imperiale nei Paesi Bassi spagnoli ed in Italia, e sconfitto l'alleato di Luigi XIV, la Baviera. La Francia subì delle invasioni e la disfatta, ma l'alleanza con l'imperatore pagò forti conseguenze in questa guerra per le alte perdite subite che portarono i Tories ad ascendere al potere in Gran Bretagna nel 1710 ed a decretare l'uscita inglese dal conflitto. I ministri di Francia e Gran Bretagna prepararono il terreno di lavoro per una conferenza di pace da tenersi nel 1712 che avrebbe dovuto porre fine ai combattimenti. Olandesi, austriaci e tedeschi combatterono per rafforzare le loro posizioni di negoziato, ma vennero sconfitti dal maresciallo Villars e vennero costretti ben presto ad accettare la mediazione anglo-francese. Secondo i termini del Trattato di Utrecht (1713) ed il Trattato di Rastatt (1714) l'Impero spagnolo venne diviso tra potenze maggiori e minori. Gli austriaci ricevettero gran parte dei territori spagnoli, ma il duca di Angiò mantenne la Spagna peninsulae e l'America spagnola dove, dopo aver rinunciato ai propri diritti sulla corona francese, regno col nome di Filippo V. Venne mantenuto così il bilanciamento tra le potenze europee.

Cause[modifica | modifica wikitesto]

L'Europa all'inizio della Guerra di successione spagnola.

Il 1º novembre 1700 morì Carlo II di Spagna, da tempo malato. Cinque giorni dopo, per disposizione testamentaria del defunto re, veniva proclamato nuovo re di Spagna il duca Filippo di Borbone[8], nipote del re di Francia Luigi XIV, il quale assumeva il nome di Filippo V. A causa delle pessime condizioni di salute in cui versava Carlo II fin dalla nascita, già molto tempo prima che egli scomparisse le grandi monarchie d'Europa avevano cominciato ad avanzare varie ipotesi di successione, ratificate in accordi segreti.

La maggior parte delle dinastie regnanti al momento vantava parentele con l'illustre moribondo. Paesi Bassi ed Inghilterra desideravano dividersi l'immensa eredità: territori in Nord Africa, in America ed in Asia, Napoli e la Sicilia, il Ducato di Milano, lo Stato dei Presidii, il Marchesato di Finale, le Baleari, Gibilterra, i Paesi Bassi Meridionali e la Sardegna. La Spagna, benché se ne riconoscesse generalmente la decadenza economica e politica, aveva a disposizione un'estensione territoriale tale da allettare le altre nazioni europee con la prospettiva di vantaggiosi traffici commerciali. Tutte le ipotesi formulate avevano quindi come obiettivo principale lo smembramento della grande potenza economica e militare della Spagna.

Il perché era fin troppo evidente: l'"impero" spagnolo, infatti, unendosi integralmente ad uno qualunque dei troni delle grandi potenze europee, avrebbe fatto spostare certamente l'asse dell'equilibrio politico-militare ed economico a favore di quest'ultimo. Queste condizioni resero difficilmente governabile il rapporto tra gli stati e impossibile il mantenimento della pace. A rigore, l'eredità sarebbe toccata all'infanta di Spagna Maria Teresa di Spagna, moglie di Luigi XIV, la quale aveva, però, rinunciato alla successione, prima di morire nel 1683. Luigi XIV non riteneva valida questa rinuncia e appoggiava, per questa ragione, le pretese del figlio, il Delfino di Francia Luigi, e dei figli di questi, Luigi e Filippo (quest'ultimo fu appunto la figura designata dal testamento di Carlo II).

Ad avanzare pretese non del tutto illegittime sul trono di Spagna c'erano poi l'imperatore Leopoldo I, cognato di Carlo II e rappresentante del ramo austriaco degli Asburgo, e il principe elettore di Baviera, nonché Vittorio Amedeo II di Savoia. Carlo II d'Asburgo, nel fare testamento, adottò proprio l'unica soluzione rigettata unanimemente da tutti gli altri regnanti, seppur vincolata alla rigida, formale e sostanziale separazione delle relative corone francese e spagnola: lasciare indivisa la propria eredità nelle mani di un solo sovrano, in questo influenzato dalla moglie Maria Anna di Neuburg e dai consigli degli inviati papali.

Schema delle parentele dei pretendenti al trono spagnolo alla morte di Carlo II

Poiché il designato Filippo, duca d'Angiò, sostenuto dal re di Francia, non avrebbe mai rinunciato ai benefici testamentari di cui era stato gratificato da Carlo II, fu inevitabile il ricorso alle armi. Il conflitto ebbe inizio con la grande alleanza dell'Aja del 7 settembre 1701, con la quale l'Inghilterra, i Paesi Bassi e l'Austria si impegnavano ad impedire che le volontà testamentarie del defunto re di Spagna trovassero definitiva attuazione; sarebbe stato infatti molto difficile fronteggiare un'unica sovranità borbonica da entrambe le parti dei Pirenei.

L'alleanza dell'Aja, in funzione antifrancese ed antispagnola, non fu indolore, soprattutto per i paesi appartenenti all'area germanica. Infatti, la frattura che si creò all'interno dell'Impero portò il Brandeburgo, da poco elevato al rango di regno col nome di Prussia, ed alcuni altri stati, a dare il loro appoggio agli Asburgo e ai suoi alleati, mentre gli elettori di Colonia e della Baviera si schierarono apertamente con la Francia. La guerra mobilitò più forze militari di quanto non fosse mai avvenuto in Europa nei secoli precedenti.

Il re francese Luigi XIV invase le regioni dei Paesi Bassi che erano sotto il dominio spagnolo, considerandoli beni della dinastia Borbone e imponendo ai governatori locali la sottomissione alla Francia oltre che alla Spagna. Poco dopo furono aboliti i dazi commerciali tra Francia e Spagna, proprio come se fossero un solo stato, e nello stesso tempo furono revocati i privilegi commerciali concessi in passato all'Inghilterra ed ai Paesi Bassi nei territori spagnoli.

Trattati di partizione[modifica | modifica wikitesto]

Per evitare il profilarsi di una guerra aperta, già a fine Seicento vi erano stati dei trattati che avevano cercato di creare una partizione nei domini spagnoli di Carlo II. Il Primo trattato di partizione, siglato dal duca di Tallard e dal conte di Portland il 26 settembre 1698 e ratificato l'11 ottobre, assegnava Napoli e la Sicilia, i porti toscani, Finale, la provincia basca di Guipuzcoa al delfino di Francia; al figlio secondogenito di Leopoldo I, l'arciduca Carlo, sarebbero spettati il ducato di Milano e le sue dipendenze. Ad ogni modo, il grosso dell'impero – la Spagna peninsulare, i Paesi Bassi spagnoli, la Sardegna ed i territori oltremare - sarebbero passati al principe bavarese, Giuseppe Ferdinando.[9] Sotto Giuseppe la monarchia spagnola sarebbe rimasta indipendente sia dal controllo francese che da quello austriaco, ma la sua morte prematura nel febbraio del 1699 rese necessaria la sottoscrizione di un Secondo trattato di partizione, siglato da Guglielmo III d'Inghilterra e dal duca di Tallard l'11 giugno, e poi ratificato dagli Stati Generali il 25 marzo 1700.[10]

Ritratto di Leopoldo I del Sacro Romano Impero (1640–1705). Autore ignoto.
Carlo II, re di Spagna (1665–1700). Ritratto di anonimo. La sua morte portò allo scoppio della Guerra di Successione spagnola.

L'impero spagnolo si trovava così diviso tra tre candidati. Secondo questo nuovo trattato, l'arciduca Carlo avrebbe ricevuto la Spagna, i Paesi Bassi spagnoli, la Sardegna ed i territori oltremare. Il delfino di Francia avrebbe ottenuto la provincia di Gipuzkoa ed il resto dei possedimenti spagnoli in Italia, prevedendo di scambiare Milano con il Ducato di Lorena.[11] Per Leopoldo I, ad ogni modo, il controllo della Spagna sul suo impero coloniale era meno importante che il controllo dell'Italia, in particolare Milano che riteneva essenziale per assicurare il fianco sud-occidentale dell'Austria. Anche se Leopoldo I avrebbero finito per accettare questa sorta di partizione, certo non erano d'accordo nell'intento delle altre potenze di voler estromettere gli austriaci dall'Italia e pertanto l'imperatore personalmente si oppose a questo trattato.[12]

Nella mente dei ministri spagnoli vi era innanzitutto la necessità di preservare il loro impero intatto e mantenerlo a sicuro dalle altre potenze.[13] La preservazione dell'intero impero per uno dei motivi principali degli ultimi mesi di vita di Carlo II, ma i grandi di Spagna, guidati in primis dal cardinale Portocarrero, sapevano che l'uso della forza da parte della Spagna avrebbe dipeso in un modo o nell'altro da Francia e Austria, e la mancanza di una vera e propria marina militare da impiegare avrebbe reso vane queste speranze. Come conseguenza, Carlo II, pressato sul letto di morte dai suoi ministri, il 3 ottobre 1700, annullò le rinunce imposte da Maria Teresa e lasciò la sua intera eredità al nipote di Luigi XIV, Filippo, duca di Angiò.

Preludio[modifica | modifica wikitesto]

La notizia che Luigi XIV aveva accettato le ultime volontà di Carlo II e che il Secondo trattato di partizione era ormai stato annullato grazie anche alla firma di Guglielmo III d'Inghilterra che riteneva che Filippo V sarebbe stato nient'altro che un re fantoccio della Francia. Ad ogni modo, in Inghilterra molti capirono che l'accettazione del testamento di Carlo II sarebbe stata preferibile ad un trattato che avrebbe visto la Francia estendere ulteriormente i propri territori, aggiudicandosi tra l'altro Napoli e Sicilia e quindi potendo in tal modo controllare il commercio inglese verso il Levante. Malgrado gli sforzi della Guerra dei Nove anni la Camera dei Comuni inglese, dominata dai Tories, era seriamente intenzionata a prevenire futuri conflitti ed a restaurare la normale attività commerciale. Già a Guglielmo III la crescita ed rafforzamento della Francia parevano portare ad una guerra inevitabile, ed assieme a Anthonie Heinsius, Gran Pensionario d'Olanda e de facto capo esecutivo dello stato olandese, aveva fatto dei preparativi in tal senso.[14]

Ritratto di re Guglielmo III d'Inghilterra (1650–1702) di Godfrey Kneller. Guglielmo III fu uno dei più forti rivali di Luigi XIV, ma morì prima della dichiarazione di guerra.

Il primo atto di Luigi XIV fu il riconoscimento di Filippo V nella linea di successione al trono Francese invocando la dottrina del diritto divino dei sovrani. Questo fatto portò a far sorgere il terrore che un giorno Francia e Spagna rimanessero unite sotto il governo di un solo monarca, fatto in diretta contraddizione col testamento di Carlo II.[15] Quindi, all'inizio di febbraio del 1701, Luigi XIV si mosse per assicurare la successione borbonica nei Paesi Bassi spagnoli ed inviò delle truppe alle fortezze della Barriera, possedimenti olandesi che Guglielmo III aveva reso sicuri con la pace di Ryswick. I Paesi Bassi spagnoli erano di vitale interesse strategico per gli olandesi in quanto svolgevano la funzione di zona cuscinetto tra la Francia e la repubblica. Ma l'incursione francese era anche protesa a minare gli interessi commerciali olandesi nella regione dal momento che non vi erano prospettive di mantenere il canale dello Scheldt[16] – restrizioni che assicuravano alla Repubblica una posizione primaria nel commercio europeo. L'Inghilterra aveva anch'essa dei propri interessi nei Paesi Bassi spagnoli, ed i ministri riconobbero un potenziale pericolo posto da un nemico fisso ad est dello Stretto di Dover il quale, appofittando di una situazione favorevole, avrebbe potuto attaccare le Isole britanniche.[17][18]

Luigi XIV si mosse poi nel tentativo di alienare le potenze marittime europee pressando gli spagnoli a garantire privilegi particolari ai commercianti francesi in tutto l'Impero, ovviamente con l'intento di mettere in crisi i mercanti inglesi e olandesi.[19] Per molti, Luigi XIV ancora una volta stava facendo l'arbitro d'Europa, sebbene i suoi comportamenti non fossero molto chiari all'epoca,[20] i ministri inglesi lavorarono incessantemente nel cercare di comprendere tramite spie e carteggi se Luigi XIV stesse cercando di espandere il suo territorio per dominare direttamente o indirettamente gli affari interni ed esteri spagnoli. Con la prospettiva di una sola potenza dominante il commercio e la politica europea e d'oltremare, Londra chiedeva ora a Guglielmo III di impegnarsi "in unione con l'imperatore e gli Stati Generali, per preservare le libertà dell'Europa, della proprietà e della pace in Inghilterra, riducendo l'esorbitante potere della Francia".[21]

Mosse di Leopoldo I su Milano[modifica | modifica wikitesto]

Italia settentrionale. I domini spagnoli in Italia comprendevano i regni di Napoli, di Sicilia e di Sardegna, il ducato di Milano, il marchesato di Finale e lo Stato dei Presidi.

Dal principio, Leopoldo I aveva rigettato il testamento finale di Carlo II: era determinato a mantenere per sé i domini spagnoli in Italia, in particolare il ducato di Milano che era visto come la principale protezione per la sicurezza della parte meridionale dell'Austria.[22] Prima dell'apertura delle ostilità, le truppe francesi erano già entrate a Milano col viceré prescelto da Filippo V, come già aveva fatto col vicino Ducato di Mantova tramite convenzione segreta dal febbraio del 1701. La Repubblica di Venezia, la Repubblica di Genova, il Granducato di Toscana ed il Ducato di Parma (sotto protezione pontificia), scelsero di rimanere neutrali. Più a sud il Regno di Napoli aveva riconosciuto Filippo V come re di Spagna, come pure papa Clemente XI che, per la tendenza filo-francese dei suoi cardinali, perseguì solitamente una politica di benevolente neutralità nei confronti della Francia. Solo i ducati di Modena e Guastalla – dopo aver espulso le locali truppe francesi - giurarono formale fedeltà all'imperatore e supportarono la sua causa.[23]

Il regnante più importante dell'Italia settentrionale era all'epoca Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, il quale vantava anch'egli delle pretese sul trono spagnolo attraverso la sua bisnonna, figlia di Filippo II di Spagna. Come l'Imperatore, il duca aveva dei progetti sul vicino ducato di Milano e cercò di ingraziarsi sia Luigi XIV che Leopoldo I per far fronte alle sue ambizioni. Ad ogni modo, l'ascesa del duca di Angiò ai troni spagnoli e la successiva dominazione dei Borboni fecero capire che la Francia sarebbe stata il principale interlocutore e pertanto, riluttante, il 6 aprile 1701 Vittorio Amedeo rinnovò la sua alleanza con Luigi XIV. Le truppe francesi che volevano raggiungere Milano ottennero quindi il permesso di attraversare il territorio sabaudo. In cambio il duca ottenne il titolo di supremo comandante delle armate francesi in Italia (in pratica un titolo solo nominale) in quanto non gli erano state concesse altre promesse territoriali. Questa alleanza venne sigillata con il matrimonio tra Filippo V e la tredicenne figlia di Vittorio Amedeo, Maria Luisa.[24]

La presenza francese in Italia costituiva una continua minaccia per la sicurezza dell'Austria. Anche se le recenti vittorie di Leopoldo I sui turchi ottomani gli avevano assicurato per il momento la frontiera orientale dei suoi domini, egli si sentiva diplomaticamente scavalcato.[25] Nel maggio del 1701, prima di dichiarare guerra, Leopoldo I inviò il principe Eugenio di Savoia ad attraversare le Alpi per conquistare il ducato di Milano con la forza. Dagli inizi di giugno Eugenio e 30.000 soldati imperiali attraversarono le montagne dal veneto ed il 9 luglio sconfissero il maresciallo Nicolas Catinat nella Battaglia di Carpi; questo venne seguito da un'ulteriore vittoria il 1 settembre col successore di Catinat, il maresciallo Villeroi, nella Battaglia di Chiari. Eugenio occupò la maggior parte dei territori del mantovano pur non ricevendo gli attesi aiuti da Vienna che lo costrinsero poi a muoversi per tattiche non convenzionali. Il 1 febbraio 1702 attaccò il quartier generale francese a Cremona. L'attacco fallì, ma Villeroi finì catturato (poi venne rilasciato), costringendo quindi i francesi a ritirarsi oltre l'Adda. I Borboni avevano ancora comunque il possesso del ducato di Milano, anche se già gli austriaci avevano dimostrato di essere in grado di battersi per i propri interessi, fornendo gli argomenti necessari per un'alleanza con Inghilterra e Repubblica olandese.[26]

La nuova formazione della Grande Alleanza[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di John Churchill, duca di Marlborough (1650–1722) realizzato da Adriaen van der Werff.

Delle discussioni avevano nel frattempo avuto inizio a Le Hague nel marzo del 1701. Malgrado il passato antagonismo tra Guglielmo III, ora prossimo alla morte, ed il conte di Marlborough, il sovrano inglese si era risolto per nominarlo ambasciatore straordinario a Le Hague e comandante in capo delle armate anglo-scozzesi nei Paesi Bassi. Heinsius rappresentò i Paesi Bassi mentre il conte Wratislaw, ambasciatore imperiale a Londra, negoziò per conto dell'Imperatore. Le discussioni con l'ambasciatore francese, il conte d'Avaux, si incentrarono sulla sorte della monarchia spagnola, sulle incursioni francesi nel territorio dei Paesi Bassi spagnoli e nel ducato di Milano, nonché dei trattamenti privilegiati che i mercanti francesi si erano accaparrati a spese delle potenze marittime europee. Queste discussioni non diedero frutti e già dall'agosto di quell'anno vennero abbandonate. Ad ogni modo, fu quella l'occasione per mettere in contatto le principali potenze del continente per costituire un'alleanza anti-francese tra Inghilterra, Repubblica delle Sette Province Unite (gli attuali Paesi Bassi) ed Austria, fatto che ebbe come risultato la firma del Secondo Trattato della Grande Alleanza (o Trattato di Le Hague) il 7 settembre 1701. Gli scopi di questa nuova alleanza ad ogni modo erano rimasti piuttosto vaghi: non si fece accenno ad una possibile ascesa dell'arciduca Carlo ai troni spagnoli, ma l'imperatore avrebbe ricevuto una "eguale e ragionevole" soddisfazione dalla successione spagnola, ponendo come principale obbiettivo il fatto che il Regno di Francia e quello di Spagna dovessero necessariamente rimanere separate.[27]

Anna di Gran Bretagna (1665–1714), ritratto di Michael Dahl c. 1705.

Anche dopo la formazione della Grande Alleanza, il re francese continuò nelle proprie azioni. Il 16 settembre 1701, il cattolico Giacomo II d'Inghilterra (VII di Scozia) – esiliato a Saint-Germain dalla "Gloriosa Rivoluzione" – morì. Malgrado la sua rinuncia al Trattato di Ryswick, Luigi XIV si apprestò a riconoscere il figlio di Giacomo II, il cattolico James Francis Edward Stuart, come Giacomo III d'Inghilterra. La corte francese insistette nel sostenere che garantire a James il titolo di re era una mera formalità data la situazione politica attuale dell'Inghilterra, ma ai ministri inglesi non sfuggì la provocazione che vi stava alla base, ovvero l'intento di delegittimare l'attuale governo inglese. La dichiarazione di Luigi XIV fece propendere il parlamento inglese a stendere l'Act of Settlement, il quale con la morte dell'unico figlio della regina Anna avrebbe concesso la successione agli eredi di Sofia di Hannover (nipote di Giacomo I d'Inghilterra) ed ai suoi eredi di fede protestante.[28]

Il 19 marzo 1702, Guglielmo, re d'Inghilterra e stadtholder di tutte le province della Repubblica delle Sette Province Unite, escluse Frisia e Groninga, morì. Anna ascese al trono inglese affiancata da un Consiglio Privato che le impose due sole regole: il mantenimento della successione protestante e la riduzione del potere della Francia.[29] L'ascesa di Anna rassicurò inoltre al posizione del duca di Marlborough: ella lo nominò capitano generale delle forze di terra inglesi, mentre Sarah, moglie di Marlborough ed amica di lunga data di Anna, ottenne una posizione chiave a corte. La regina inoltre decise di nominare Lord Gran Tesoriere il fidato consigliere (e amico dei duchi Marlborough), Sidney Godolphin.[30] Nella Repubblica olandese la morte di Guglielmo portò al cosiddetto Secondo periodo senza stadtholder, dove nelle province anti-orangiste, ascese il partito contrario alla guerra. Contrariamente alle aspettative francesi, il nuovo regime abbracciò la politica di Guglielmo.[31] La dominazione francese nei Paesi Bassi spagnoli era universalmente vista come una minaccia alla sopravvivenza della Repubblica olandese stessa e del suo commercio, ed i mercanti di Amsterdam in particolare apparivano particolarmente preoccupati del fatto che la Spagna e l'America spagnola potessero finire nell'orbita francese. Come conseguenza, molti degli uomini prescelti da Guglielmo nei Paesi Bassi mantennero le loro posizioni, tra cui l'ormai esperto Heinsius la cui relazione personale con il duca di Marlborough si rivelò fondamentale per il successo della Grande Alleanza nelle prime parti della guerra.[32]

Senza uno sbocco diplomatico dalla sigla del Secondo trattato della Grande Alleanza, l'Inghilterra, la Repubblica olandese e l'Austria si risolsero a dichiarare ufficialmente guerra alla Francia il 15 maggio 1702.[33] Anche se diversi stati del Sacro Romano Impero, tra cui la Baviera, supportarono apertamente la causa francese la maggioranza di essi si schierò con l'Imperatore. Il 30 settembre 1702, la Dieta Imperiale votò per l'entrata in guerra dell'Impero (Reichskrieg) contro la Francia.[34]

Comandi, strategie e forze contendenti[modifica | modifica wikitesto]

Per sconfiggere la Francia venne richiesto uno sforzo di coalizione, ad attaccando Luigi XIV da molteplici fronti in contemporanea le forze alleate riuscirono a dividere il consistente esercito francese.[35]

Per l'Inghilterra, la Spagna propriamente detta non era un obbiettivo primario nel conflitto, ma il crescente potenziale francese e la sua capacità di dominare l'Europa venne visto come un problema globale di molti stati. La politica inglese fu quella che discusse più a lungo su come affrontare l'imminente guerra ed i Tories erano intenzionati ad evitare una guerra continentale in favore di una blue water policy dove la Royal Navy avrebbe ingaggiato una serie di battaglie contro francesi e spagnoli via mare, proteggendo nel frattempo anche il commercio. I Tories ritenevano giustamente che un combattimento via terra sarebbe risultato alla fine troppo costoso ed avrebbe inoltre portato più vantaggi agli altri alleati che non all'Inghilterra propriamente detta. Per contrasto, i Whigs ed i finanzieri di Londra erano favorevoli ad una campagna di terra, limitandosi però ad un supporto continentale, ritenendo che la sola marina non sarebbe stata sufficiente a sconfiggere Luigi XIV.[36] Il dibattito inglese perdurò per tutta la guerra, ma alla fine tutti gli alleati si convinsero che la cosa migliore da fare, anche a livello strategico, era quella di attaccare la Francia su fronti multipli. Ad ogni modo, per sconfiggere Luigi XIV, appariva ormai chiaro e necessario che Inghilterra e Repubblica delle Sette Province Unite avrebbero dvuto fornire un vero e proprio esercito anziché limitarsi ad un supporto logistico, in particolare collaborando coi principi tedeschi.[37]

Re Giorgio I, all'epoca elettore di Hannover (1660–1727). Incisione di John Smith, 1706.

Molti piccoli stati della Germania (tra cui Assia-Kassel, Assia-Darmstadt, Palatinato, Principato vescovile di Münster, Baden) combatterono per riottenere le loro parti di territorio nell'Alsazia e nella Lorena e per rendere sicura la Reichsbarriere sulla frontiera occidentale dell'Impero. Si può dire ad ogni modo che altri influenti regnanti tedeschi avessero però altre strategie e altre priorità dinastiche e preferirono invece concedere le proprie truppe in supporto all'esercito anglo-olandese in cambio di sussidi annuali. Giorgio Luigi, elettore di Hannover, stava cercando di rafforzare la propria posizione in Inghilterra come futuro erede della regina Anna, mentre Federico Augusto di Sassonia - come re di Polonia - aveva interesse nella Grande Guerra del Nord contro Carlo XII di Svezia. L'elettore del Brandeburgo-Prussia – che Leopoldo I gli aveva confermato riconoscendolo come Federico I, re di Prussia, il quale era membro della Grande Alleanza – fornì un corpo di 12.000 uomini all'inizio della guerra, ma la sua partecipazione dovette essere garantita per una serie di problematiche finanziarie e territoriali.[38] Federico IV di Danimarca fu tra coloro che provvidero truppe dietro pagamento, anche se non aderì mai direttamente alla guerra contro la Francia.[39]

Riconoscendo l'influenza politica ed economica, nonché la forza navale dell'Inghilterra, gli olandesi accettarono il duca di Marlborough come comandante in capo delle forze alleate nei Paesi Bassi. Ad ogni modo, il suo comando aveva le sue limitazioni ed era soggetto in ogni sua azione all'approvazione dei generali olandesi ed ai rappresentanti civili e militari degli Stati Generali locali.[40] La proprietà degli olandesi era quella di ristabilire le loro fortezze della Barriera, obbiettivo che poteva essere raggiunto solo tramite una serie di assedi anziché rischiose battaglie in campo aperto. In diverse occasioni gli olandesi si schierarono con il duca di Marlborough per tentare di battere gli oppositori sul campo, ma la perdita di una sola battaglia nei Paesi Bassi avrebbe potuto avere conseguenze potenzialmente fatali per l'intera Repubblica, e pertanto il duca di Marlborough stesso, riconoscendo la propria poca esperienza sul campo, preferì non perseguire questa strada.[41] Furono certamente gli olandesi, invece, a provvedere un sistema di rifornimenti, la maggioranza delle truppe, dei genieri e dei cannoni sul campo, mettendo in piedi un'armata di 60.000 uomini (inclusi i contingenti provenienti dagli stati tedeschi), oltre a 42.000 uomini come guarnigione di riserva. Per parte sua, il parlamento inglese votò per la disposizione di un esercito di 40.000 uomini da inviare a combattere nei Paesi Bassi dal 1702. Di questo esercito, 18.500 soldati erano inglesi e i restanti erano perlopiù truppe ausiliarie tedesche.[42] Sul mare, gli inglesi misero 127 navi di linea dal 1700; gli olandesi, 83.[43] Per contrasto, l'imperatore Leopoldo I aveva risorse più limitate e non disponeva di una marina militare, e pertanto dovette fare affidamento per questo alle potenze marittime dell'epoca a lui alleate.[44] L'imperatore aveva inizialmente creato un esercito di 90.000 uomini, di cui dal 1702 aveva previsto che 40.000 sarebbero stati impiegati in Italia e 20.000 sul Reno.[45]

Ritratto di Filippo V di Spagna (1683–1746), opera di Hyacinthe Rigaud, 1701

Per Luigi XIV, il controllo dell'Impero spagnolo era una questione strategica ed economica, ed era ansioso di mettere le mani sulle ricchezze delle Americhe prima che potessero cadere nelle mani degli inglesi e degli olandesi.[46] Per questi fini il re esercitò una completa autorità sulla politica estera e sulla strategia che la Francia avrebbe tenuto nel corso di tutto il conflitto, delegando solo ad un ristretto gruppo di consiglieri tra cui spiccava il marchese di Torcy, segretario di stato per gli affari esteri. Una serie di consigli regolarono le decisioni, tra cui diverse riunioni del Consiglio di Stato. Col procedere della guerra – e per l'età avanzata di Luigi XVI - il marchese di Torcy, con altri come Voysin, segretario di stato per la guerra dal 1709, iniziarono ad avere consistente voce in capitolo.[47] A Madrid, gli uomini di stato ed i generali francesi avevano ormai influenza sulla gestione dell'esercito, e soprattutto nei primi anni di guerra Filippo V si dimostrò particolarmente deferente nei confronti di suo nonno, il quale de facto esercitava quindi un controllo totale sulla corte spagnola tramite il despacho. Il membro principale del consiglio era l'ambasciatore francese Amelot, il quale rimase stabilmente nella capitale dal 1705 al 1709.[48] Risentitisi per questa dominazione francese, molti grandi di Spagna, esclusi dal potere reale, si unirono alla causa asburgica per la guerra.[49]

Massimiliano Emanuele, elettore di Baviera (1662–1726), ritratto di Joseph Vivien.

All'inizio del XVIII secolo, Luigi XIV era ancora il monarca più potente d'Europa. Anche se nel 1700 la sua flotta contava solo 108 navi di linea egli non poteva contare sull'appoggio delle altre potenze marittime, ma il suo esercito era senz'altro il più grande mai visto con un totale di 373.000 uomini (di cui 255.000 francesi ed i restanti erano composti da appoggi esterni).[50] All'inizio della guerra le risorse militari spagnole erano piuttosto limitate, e come altri stati il loro numero era disceso drasticamente a seguito della firma della Pace di Ryswick. Nel 1703 l'esercito nella Spagna peninsulare era composto ad esempio da soli 13.000 uomini e 5.000 cavalieri, entrambi male equipaggiati. Allo stesso modo, la marina spagnola era considerata piuttosto piccola se paragonata a quella di altre potenze, e Filippo V dovette appoggiarsi ai francesi per pattugliare le sue coste e salvaguardare le rotte commerciali con l'America.[51] Oltre alla Spagna, Luigi XIV aveva altri alleati su cui far forza. Il duca di Savoia e re Pietro II del Portogallo abbandonarono la causa francese nel 1703 per schierarsi con la Grande Alleanza e con la maggior parte degli stati tedeschi.[52] Ad ogni modo, il Re Sole aveva dalla sua parte un grande alleato proprio nel cuore dle Sacro Romano Impero, la famiglia Wittelsbach, che fece si che dalla sua parte si schierassero Giuseppe Clemente, principe elettore di Colonia e l'arcivescovo elettore d Liegi, nonché Massimiliano Emanuele, elettore di Baviera. Quest'ultimo, dopo aver perso l'occasione di ottenere il trono spagnolo con la morte prematura di suo figlio Giuseppe, aveva cercato compensazione altrove appoggiandosi a Luigi XIV. Inizialmente, è pur vero, l'elettore aveva fatto pressioni sull'Imperatore per scambiare la Baviera con i regni di Napoli e Sicilia, ma tale proposta era stata rigettata ed egli, comunque ambizioso, aveva prescelto di appoggiarsi alla Francia per cercare almeno di guadagnarsi i Paesi Bassi spagnoli.[53]

La guerra, la politica, la diplomazia[modifica | modifica wikitesto]

La prima fase: 1701-1708[modifica | modifica wikitesto]

Paesi Bassi, Reno e Danubio[modifica | modifica wikitesto]

I Paesi Bassi. Il cosiddetto pré carré di Vauban[54] – una doppia linea di fortezze fracesi di guardia alla frontiera – e diverse linee difensive francesi ai vari stadi della guerra.

Il primo obbiettivo dell'armata anglo-olandese nei Paesi Bassi era quello di prendere il controllo del fiume Mosa e del Basso Reno che erano nelle mani dei Borboni comandati da Giuseppe Clemente, sotto il comando del maresciallo Boufflers che minacciavano il confine olandese. Questo obbiettivo venne in gran parte raggiunto nel 1702, dapprima catturando Kaiserswerth nel giugno di quell'anno, poi spingendo i francesi al di fuori delle fortezze minori della Mosa: Venlo, Stevensweert, Roermond e la più importante, Liegi, che cadde alla fine di ottobre.[55] Marlborough (elevato a duca nel dicembre di quello stesso anno) e i generali olandesi spinsero Giuseppe Clemente a rifugiarsi in Francia. Ad ogni modo, nel 1703 i progressi alleati erano ancora una volta misti. Rheinberg e Bonn, caddero all'inizio della campagna, e Huy, Limburgo e Guelder alla fine. Ad ogni modo il "Gran Disegno" di assicurarsi Antwerp e quindi di aprirsi la strada verso le Fiandre e verso il Brabante, venne stroncato dall'iniziativa del maresciallo Villeroi, per la poca coordinazione degli alleati e per la sconfitta del generale Obdam nella Battaglia di Ekeren del 30 giugno.[56]

Ritratto del margravio Luigi Guglielmo di Baden-Baden (1655–1707). Anonimo, 1705.

Nel frattempo il margravio Luigi Guglielmo di Baden-Baden, comandante in capo delle forze imperiali, era rimasto di guardia nell'Alto Reno ed il 9 settembre catturò Landau, chiave dell'Alsazia. Ad ogni modo, negli anni di apertura della guerra furono i francesi che misero le mani sul sud della Germania. Il 14 ottobre Claude de Villars per poco non sconfisse il margravio nella Foresta Nera durante la Battaglia di Friedlingen, fatto che avrebbe messo in comunicazione i fancesi del Reno con i bavaresi dell'Alto Danubio. Il supporto dell'elettore di Baviera alla causa borbonica era una delle grandi problematiche dell'Imperatore, ma per i francesi questo creava delle nuove opportunità: il Re Sole con questa alleanza poteva minare le posizioni alleate nella Germania meridionale e quindi aprirsi con facilità un varco verso le Alpi e l'Italia del nord.[57] Quando Villars giunse nei pressi del Danubio nel maggio del 1703, l'Elettore aveva già stabilito dei punti saldi sul fiume da Ulma a Regensburg. Anche se la campagna dell'elettore in Tirolo non aveva avuto il successo sperato tra giugno e agosto di quell'anno, sul Danubio egli rimaneva in posizione dominante, ed il 20 settembre assieme a Villars sconfisse gli imperiali nella Battaglia di Höchstädt. La vittoria non poté prevenire il peggioramento delle relazioni tra i due generali, ed il maresciallo Marsin rimpiazzò Villars nel teatro di guerra.[58] Ad ogni modo, i francesi sfruttarono il momento non solo sul Danubio, ma anche verso il Reno dove il maresciallo Tallard aveva preso Breisach nel settembre di quell'anno, sconfiggendo il langravio d'Assia-Kassel nella Battaglia dello Speyerbach del 15 novembre, riprendendosi poi Landau.[59]

Il Sacro Romano Impero. Oltre che nei Paesi Bassi, le azioni principali di guerra si ebbero lungo la Mosella, il Reno e l'Alto Danubio.

Nel dicembre del 1703 l'elettore di Baviera assediò Augusta; a metà gennaio del 1704 prese Passau sul Danubio, aggiungendo ulteriore pressione su Leopoldo I a Vienna. Il sentimento anti-imperiale venne esacerbato in contemporanea dallo scoppio della rivolta anti-asburgica capeggiata da Francesco II Rákóczi in Ungheria dove, a causa delle devastazioni subite dalla recente guerra contro l'Impero ottomano e la successiva imposizioni di alte tasse e balzelli feudali, la popolazione si era rivoltata per chiedere la restaurazione della vecchia costituzione.[60] Coi ribelli ungheresi in avvicinamento a Vienna da est ed i franco-bavaresi da ovest, risultò fondamentale per la coalizione alleata impegnata nella guerra di successione spagnola risolvere la questione della Baviera. Marlborough risalì il Reno dai Paesi Bassi nel maggio di quell'anno; nel giugno unì le sue forze con quelle del margravio di Baden a nord del Danubio, prima di guadagnarsi un attraversamento del fiume a Donauwörth il 2 luglio. La Baviera era ora in attacco aperto, ma Massimiliano Emanuele, sapendo che Tallard gli avrebbe portato dei rinforzi dal Reno, si persuase a non abbandonare l'alleanza francese. Il 13 agosto il duca di Marlborough, ora affiancato dal principe Eugenio di Savoia al comando di 52.000 uomini, attaccò l'esercito franco-bavarese sul Danubio presso Höchstädt an der Donau. Quella che divenne nota come Battaglia di Blenheim, fu la sconfitta definitiva della Baviera.[61] Tallard venne fatto prigioniero mentre Marsin riuscì a fuggire attraversando nuovamente il Reno. Ulma e Ingolstadt caddero poco dopo, seguite da Treviri, Landau e, nel dicembre, Trarbach, in preparazione di un attacco alleato sulla Mosella per l'ano successivo. Massimiliano Emanuele ritornò al suo incarico di governatore dei Paesi Bassi spagnoli, ma sulla base dei termini del Trattato di lbersheim (7 novembre) le sue terre bavaresi vennero poste sotto commissariamento austriaco. Il tentativo di porre l'Imperatore al di fuori della guerra non era riuscito.[62]

La Battaglia di Ramillies tra francesi ed inglesi, il 23 maggio 1706.

La campagna di Blenheim dominò la guerra nel 1704. Per Luigi XIV, la sconfitta fu una severa stoccata al suo prestigio, ma ebbe pure diverse consolazioni per quel'anno, tra cui il successo dei marescialli Montrevel e Villars contro la rivolta dei camisardi a Cévennes.[63] Per il duca di Marlborough, la campagna di Blenheim volle dire vedersi assicurata la reputazione presso la corte inglese nonché la rivendicazione di aver agito correttamente supportando la campagna continentale, anche se l'Inghilterra fece pressione più volte con l'Imperatore perché riappacificasse la questione ungherese così da potersi impegnare al cento per cento sul fronte francese.[64] Col tentativo nel 1705 del duca di Marlborough di bypassare i Paesi Bassi e di invadere il regno di Luigi XIV dalla Mosella risultò un fallimento, con Villars trincerato a Sierck, e coi principi tedeschi che non riuscivano a dare il supporto necessario, il duca venne costretto a tornare sulla Mosa a metà di giugno di quell'anno. Poco si era ottenuto dal momento oltre ad aver respinto l'offensiva francese ed aver forzato la Linea del Brabante a Elixheim, a sud di Zoutleeuw (Léau), il 17/18 luglio.[65]

Inseguimento dei francesi dopo la Battaglia di Ramillies, dipinto di Louis Laguerre.

La poca cooperazione tra le forze degli alleati, le dispute tattiche e le rivalità tra i comandanti, fecero fare ben pochi progressi alla coalizione sino al 1705 sia sul fronte della Mosa che della Mosela; la situazione era peggiorata anche in Baviera dove le pesanti tassazioni dell'Imperatore ed il reclutamento forzato avevano portato ad una rivolta contadina.[66] Tuttavia, nel 1706 gli alleati riuscirono alla fine a far breccia nei Paesi Bassi occupati dai francesi, il 23 maggio, quando il duca di Marlborough sconfisse il maresciallo Villeroi e l'elettore di Baviera nella Battaglia di Ramillies a nord di Namur. Ciascuna parte aveva impiegato circa 60.000 uomini, ma fu il generale inglese ad avere la vittoria decisiva avvalendosi della debole disposizione tattica dei suoi nemici. Un inseguimento di due settimane portò poi alla conquista di alcune importanti città mal difese tra cui Bruxelles, Ghent, Bruges ed Antwerp; una seconda fase della campagna richiese l'applicazione dei primi assedi coi quali gli alleati presero Ostenda, Menen (rompendo così la prima linea del pré carré di Vauban), Dendermonde ed Ath. I Paesi Bassi spagnoli vennero ripristinati come zona cuscinetto tra la Francia e la Repubblica olandese, ed il territorio divenne un condominio anglo-olandese per tutto il resto della durata della guerra, governato in nome di Carlo III ma in accordo con le direttive delle potenze marittime. Per parte sua, l'esercito franco-bavarese tornò alla difensiva verso Ypres e Namur, passando per Lilla, Tournai, Condé, Mons e Charleroi.[67]

Per la sconfitta subita a Ramillies, Villars sul Reno aveva ordinato di inviare truppe a nord verso le Fiandre per sostenere le forze francesi ivi impiegate, diminuendo però così le proprie forze nel 1706. Ad ogni modo, nel 1707 Villars riuscì ad avere la propria soddisfazione quando, dopo la morte del margravio di Baden nel gennaio di quell'anno, riuscì a respingere il nuovo comandante in capo degli imperiali, il margravio Cristiano Ernesto di Brandeburgo-Bayreuth, forzando le Linee di Stollhofen senza perdite già dal maggio di quell'anno, fatto che gli consentì di privare il Magraviato di Baden ed il Ducato di Württemberg di risorse vitali.[68] Anche nei Paesi Bassi spagnoli i borbonici ebbero alcuni successi quando l'elettore di Baviera ed il maresciallo Luigi Giuseppe, duca di Vendôme (quest'ultimo andò a rimpiazzare Villeroi) elusero tutte le speranze del duca di Marlborough, fatto che il comandante in capo attribuì in parte al fatto che le sue armate dovevano per buona parte coprire la difesa dei villaggi nel Brabante.[69]

Il Capolavoro di Vauban, Lilla, e la sua cittadella con cinque bastioni ad ovest.

Nel 1708 il duca di Berwick si mosse dalla Spagna verso il Reno per affiancare l'elettore di Baviera. Le battaglie in Germania non diedero i frutti sperati, ed i due generali alla fine si risolsero a supportare il grosso dell'armata francese nelle Fiandre dove il duca di Vendôme, sotto il comando nominale del duca di Borgogna, pianificava di muovere l'offensiva.[70] Per creare un diversivo Luigi XIV supportò la discesa in Scozia di James Edward Stuart, paese dove la recente unione politica con l'Inghilterra aveva portato allo scoppio di diverse rivolte. Ad ogni modo, la poca esperienza e la continua indecisione del principe Stuart, portarono il tentativo del marzo di quell'anno a sfociare in un fiasco, e la flotta francese di supporto guidata da Claude de Forbin dovette tornare a Dunkerque.[71] Malgrado questo buco nell'acqua, la campagna nelle Fiandre iniziò bene per i generali di Luigi XIV. Avvalendosi del malcontento popolare nei confronti della nuova amministrazione alleata, Ghent e Bruges si schierarono coi borbonici nel luglio di quell'anno, facendo così tornare gran parte dei Paesi Bassi spagnoli nelle mani dei francesi. Il duca di Marlborough venne colto di sorpresa, ma con l'assistenza del principe Eugenio di Savoia non si perse d'animo e giunse sino alla Mosella, dove compì una serie di azioni decisive.[72] Dopo una marcia forzata dell'esercito alleato, composto di circa 80.000 uomini, questi si scontrarono con le forze quasi equiparabili di Vendôme e del duca di Borgogna sul fiume Scheldt e vincendo con grande stacco la Battaglia di Oudenarde dell'11 luglio 1708. Il successo, oltre al dissenso tra i due comandanti francesi, venne seguito da un altro successo, l'assedio di Lilla in agosto. Il duca di Vendôme, quello di Borgogna e quello di Berwick combinarono le loro forze per porre sul campo un'armata ancora più imponente, ma ancora una volta fallirono contro il duca di Marlborough; vennero fatti dei tentativi di tagliare le vie di rifornimento dei francesi, di cui quello più importante fu certamente quello di John Richmond Webb alla Battaglia di Wijnendale il 28 settembre. Di conseguenza, Boufflers venne costretto alla resa a Lilla il 22 ottobre, cedendo anche la relativa cittadella il 9 dicembre successivo. L'assedio era stato costoso per gli alleati: l'esercito vi era stato impegnato per diversi mesi, dopo che questo stesso era stato impegnato a Oudenarde. Ad ogni modo, il duca di Marlborough ed il principe Eugenio ripresero il completo controllo dei Paesi Bassi spagnoli e fecero breccia nella prima linea del pré carré di Vauban, esponendo la Francia settentrionale a possibili attacchi. Ghent venne ripresa alla fine di dicembre e Bruges capitolò poco dopo, restaurando così l'autorità del condominio anglo-olandese.[73]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Torino.
Il Ducato di Savoia. Le terre di Vittorio Amedeo II nel 1700 circa comprendevano il ducato di Savoia, il principato di Piemonte, il ducato d'Aosta, la contea di Nizza ed il principato di Oneglia.

Nel 1702 la guerra nell'Italia settentrionale era ormai giunta al suo secondo anno di campagna. Dopo l'iniziale successo dell'Austria, Luigi XIV inviò il maresciallo Vendôme a comandare l'armata borbonica, il quale iniziò a dominare i propri avversari con un numero di uomini ben superiore. Anche se il principe Eugenio riuscì a battere i francesi nella Battaglia di Luzzara del 15 agosto, gli austriaci persero gran parte di ciò che avevano ottenuto nella prima campagna, compresa la città di Mantova che era stata assediata inutilmente per diversi mesi l'anno precedente, ed i borbonici continuavano a detenere fermamente il controllo del ducato di Milano.[74] Nel giugno del 1703 Eugenio fece ritorno a Vienna per presiedere il Consiglio di Guerra (Hofkriegsrat) e riorganizzare le armate imperiali, lasciando Guido Starhemberg ad opporsi al Vendôme. Vendôme aveva ricevuto l'ordine di ricollegarsi con l'elettore di Baviera nel Tirolo, ma questo obbiettivo non era stato possibile, in parte forse anche per la diceria che Vittorio Amedeo, duca di Savoia, stava per abbandonare la Grande Alleanza, fatto poi dimostratosi infondato.[75] Luigi XIV infatti non era riuscito a soddisfare le pretese di Vittorio Amedeo sul ducato di Milano, e per di più questi si era più volte lamentato della scarsa considerazione francese nei suoi confronti nonché della totale assenza dei promessi aiuti finanziari per la guerra. Inoltre, aveva pensato il duca, se il potere francese avesse dilagato anche in Italia il suo territorio sarebbe stato completamente circondato da terre governate da Versailles. Temendo che sarebbe stato costretto a divenire egli stesso vassallo dei francesi, Vittorio Amedeo si trincerò dietro le mura della sua capitale, Torino, e dichiarò guerra alla Francia il 24 ottobre di quell'anno. Ricompensato dalla promessa di una serie di concessioni territoriali,[76] siglò un trattato di alleanza con l'imperatore l'8 novembre.[77]

Ritratto di Luigi Giuseppe, duca di Vendôme, maresciallo di Francia, nel 1706 (1654–1712), dipinto di Jean Gilbert Murat.

Con la diserzione del duca di Savoia, il Piemonte divenne un obbiettivo importante per i francesi che volevano ora isolare Vittorio Amedeo ed il conte di Starhemberg dagli austriaci ad est ed assicurare la comunicazione tra la Francia e Milano. Dall'inizio del 1704 il maresciallo Tessé aveva preso la Savoia (ad eccezione di Montmélian), e La Feuillade aveva occupato Susa a giugno. Muovendosi verso il Piemonte da est, il duca di Vendôme catturò Vercelli a luglio, Ivrea a settembre e invase Verrua in ottobre.[78] All'epoca della caduta di Verrua nell'aprile del 1705, La Feuillade aveva occupato la Contea di Nizza, inclusa Nizza stessa (anche se la cittadella venne conquistata solo nel gennaio del 1706), prima di dirigersi su Torino. Per gli alleati, l'attenzione era rivolta anche a Vienna, dove nel maggio del 1705 Giuseppe I succedette a Leopoldo I come sacro romano imperatore. Giuseppe I proseguì la politica anti-borbonica di suo padre con grande entusiasmo e con l'obbiettivo di prendere l'Alsazia e la Lorena, ma dopo i franco-bavaresi a Blenheim iniziò a rivedere le proprie priorità. Anche se l'Imperatore riconobbe l'importanza dei principi tedeschi per una più forte Reichsbarriere, il ruolo della monarchia asburgica gli imponeva di manifestare la sua autorità innanzitutto in Italia, per proteggere i territori dell'Austria propriamente detta. In quel momento, infatti, Filippo V controllava ancora tutti i possedimenti spagnoli in Italia e le armate borboniche stavano portando avanti diversi progressi militari nella penisola.[79]

Ritratto di Vittorio Amedeo II di Savoia durante l'assedio di Torino, ritratto di Maria Giovanna Clementi.

Il 16 agosto 1705, il duca di Vendôme sconfisse il principe Eugenio alla Battaglia di Cassano sull'Adda. Il 19 aprile 1706, il comandante francese sconfsse anche il conte Reventlow nella Battaglia di Calcinato, e respinse gli austriaci verso le montagne all'altezza del Lago di Garda; poco dopo, La Feuillade diede iniziò all'assedio di Torino. Le vittorie francesi avevano impedito all'Austria di poter marciare in aiuto dei Savoia, ma come nel caso dei Paesi Bassi spagnoli l'anno si dimostrò al fine decisivo per la Grande Alleanza. A metà di maggio, l'armata del principe Eugenio, ora rinforzata da ulteriori truppe tedesche (assicurate dal duca di Marlborough e finanziate dalle potenze marittime), erano cresciute a 50.000 uomini.[80] Rafforzato in tal modo, il comandante austriaco fu in grado di battere le difese francesi sull'Adige ed a metà di luglio discese a sud attraversando il Po. In risposta al disastro di Ramillies, il duca di Vendôme venne destinato ai Paesi Bassi; il duca d'Orleans ed il maresciallo Marsin presero il comando al suo posto, e per quanto fossero a conoscenza del fatto che gli imperiali stavano marciando ad ovest risalendo il corso del Po, rinunciarono all'idea di intercettarli. Eugenio riuscì quindi a ricongiungersi con Vittorio Amedeo e le sue piccole forse alla fine di agosto, ed il 7 settembre insieme sconfissero in maniera decisiva l'armata borbonica nella Battaglia di Torino. Con Marsin mortalmente ferito, il duca di Orléans si ritirò ad ovest, lasciando il conte di Medavy isolato sul'Adige più ad est. Anche se Medavy sconfisse un corpo d'armata imperiale nella Battaglia di Castiglione dell'8 settembre, egli distribuì prudentemente la sua armata attorno alla fortezza, mantenendola sotto il controllo francese.[81]

La vittoria di Eugenio diede agli imperiali l'effettivo controllo dell'intera valle del Po. Anche se il ducato di Savoia e la contea di Nizza rimasero nelle mani dei Borbone, Vittorio Amedeo prese possesso dei territori promessigli nel 1703 dal suo trattato con l'Imperatore.[82] Ad ogni modo, le vittorie alleate nel 1706 non riuscirono comunque a placare l'animosità dei grandi artefici della Grande Alleanza, inglesi e olandesi, che chiedevano ancora a gran voce a Giuseppe I di porre fine alla guerra in Ungheria. La rivolta di Rákóczi stava privando l'Austria di risorse importanti per la lotta contro Luigi XIV, e si temeva inoltre che i turchi avrebbero tratto vantaggio da queste rinnovate ostilità contro l'Imperatore.[83] Per ricomporre questi disaccordi, Giuseppe I siglò la Convenzione di Milano il 13 marzo 1707, con la quale concedeva a Luigi XIV il ritorno dell'armata di Medavy verso la Francia senza alcun danno in cambio del definitivo abbandono francese del nord Italia. Per gli austriaci, l'accordo assicurò un incontestato possesso del ducato di Milano e di quello di Mantova, ma concesse anche a Giuseppe I di perseguire i suoi interessi dinastici nell'Italia meridionale, e nel maggio di quell'anno il conte Daun, con circa 10.000 uomini al suo seguito, si mosse verso il Regno di Napoli. La città di Napoli si arrese senza muovere resistenza e Gaeta cadde dopo un assedio il 30 settembre. L'Austria era ora la potenza predominante in Italia, e Carlo III (figlio di Giuseppe I) venne proclamato re di Napoli.[84]

Ritratto del principe Eugenio di Savoia (1663–1736), dipinto della scuola di Godfrey Kneller, 1712.

Prendendo il ducato di Milano ed assicurandosi i domini spagnoli in Italia, gli Asburgo d'Austria avevano soddisfatto il loro primario obbiettivo di guerra. Ad ogni modo, la campagna napoletana era stata sospesa per l'opposizione delle potenze marittime, che intendevano dirottare quelle forze per un attacco diretto alla Francia del sud. Per compiacere i suoi alleati, Eugenio ed il duca di Savoia, si accordarono per attaccare Tolone nel luglio del 1707, ma tale tentativo non diede gli effetti sperati ed il maresciallo Tessé respinse tutti gli attacchi. Gli alleati si ritirarono nell'agosto di quello stesso anno, non prima però di aver ottenuto alcuni vantaggi: lo squadrone francese presso il porto venne distrutto nel corso della battaglia, lasciando la flotta anglo-olandese quale sovrana incontrastata del Mediterraneo.[85] Sul fronte diplomatico quell'anno gli alleati dovettero contendere anche con re Carlo XII di Svezia, la cui guerra contro la Russia e la Sassonia-Polonia aveva minacciato di distogliere l'attenzione delle potenze internazionali dall'importanza della Guerra di successione spagnola. Carl XII aveva infatti invaso la Sassonia nel 1706, ma il sovrano aveva inoltre tentato di intervenire in Slesia per soccorrere i sudditi dell'Imperatore di fede protestante che invocavano il suo aiuto. Dopo la firma del Trattato di Altranstädt il 31 agosto 1707 da parte di Giuseppe I, Carlo XII tornò in Germania nel settembre ed a est si scagliò contro la Russia dove venne sconfitto nella Battaglia di Poltava.[86]

La potenza di Giuseppe I in Italia servì per enfatizzare ancora una volta le tensioni tra Impero e Papato: nel ducato di Parma (che il papato riteneva feudo della Santa Sede mentre Giuseppe I lo reputava feudo dell'Impero), così come nel ducato di Milano, papa Clemente XI proibì la raccolta delle tasse imperiali nelle chiese. Per ottenere maggior peso nella contesa, gli austriaci assediarono la città disputata di Comacchio nel maggio del 1708, prima che il conte di Daun invadesse informalmente gran parte dello Stato Pontificio. Il papa levò un esercito di 25.000 uomini al comando del generale Marsigli ma questi capitolò ben presto e Clemente XI (che aveva tenuto sempre una politica filo-francese) venne costretto a riconoscere l'arciduca Carlo quale re di Spagna col nome di Carlo III.[87] Nel frattempo continuarono i combattimenti al confine franco-sabaudo dal momento che il ducato di Savoia era visto come la barriera contro future incursioni francesi in Italia, e nel luglio il duca lanciò una campagna contro Briançon, catturando Exilles e Fenestrelle. Questi raids vennero ripetuti nei successivi anni di guerra, ma i comandanti austriaci e sabaudi non riuscirono mai a lanciare un attacco su vasta scala oltre le Alpi, dato che lo stesso Imperatore aveva mostrato scarso interesse nel voler liberare i territori transalpini di Nizza e Savoia occupati dai francesi.[88]

Spagna e Portogallo[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia della baia di Vigo, dipinto di anonimo. La flotta inglese e olandese assaltò le navi spagnole cariche del bottino delle Americhe e la loro scorta francese alla baia di Vigo.

L'invio di una spedizione anglo-olandese in Spagna nel 1702 si rivelò come una continuazione della politica di Guglielmo III nell'usare la marina per aprire lo Stretto di Gibilterra, assicurandosi il potere navale nel Mediterraneo e tagliando così il traffico economico transatlantico della Spagna. Gli austriaci si dimostrarono da subito favorevoli a questa strategia ritenendo che la vista di una flotta alleata nel Mediterraneo avrebbe ispirato delle rivolte anti-borboniche a Napoli, avrebbe intimidito il papato francofilo, ed avrebbe incoraggiato il duca di Savoia a cambiar parte nella guerra.[89] Il bisogno di una base tra Inghilterra ed il Mediterraneo era essenziale, ma l'attacco a Cadice nel settembre di quell'anno finì in un fallimento. Gli alleati, ad ogni modo, ripresero il loro prestigio quando riuscirono a distruggere la flotta tesoriera spagnola e la sua scorta francese ancorate alla baia di Vigo il 23 ottobre. L'attacco non portò nelle casse degli alleati tanto argento quanto si sperasse,[90] ma questo ebbe delle implicazioni. Per il re Pietro II del Portogallo, la cui economia nazionale dipendeva dal commercio oceanico con le Americhe, la dimostrazione della potenza navale degli alleati nell'Atlantico ebbe una parte decisiva nel persuaderlo ad abbandonare la sua alleanza nominale con Francia e Spagna. Anche se la maggior parte dei suoi ministri preferiva la neutralità, Pietro II siglò con gli alleati il Trattato di Alleanza Difensiva ed il Trattato di Alleanza Offensiva il 16 maggio 1703.[91]

Ritratto di Carlo III d'Asburgo (1685–1740). Olio su tela di Francesco Solimena, c. 1707. L'arciduca Carlo, divenne noto presso i suoi sostenitori col nome di Carlo III di Spagna.

L'alleanza portoghese diede inizio ad una nuova era nelle relazioni politiche e commerciali con l'Inghilterra.[92] Ad ogni modo, il beneficio più immediato che ottennero gli alleati fu l'uso libero del porto di Lisbona che garantiva un accesso al Mediterraneo, oltre al supporto dell'esercito portoghese[93]. Come parte dell'accordo, Pietro II aveva richiesto che l'arciduca Carlo venisse mandato di persona in Portogalo. Secondo la visione del re, infatti, la presenza dell'arciduca nei pressi della Spagna avrebbe facilitato lo scoppio di rivolte anti-borboniche presso gli spagnoli. Ai ministri della regina Anna d'Inghilterra tutto ciò parve ottimale per rompere il monopolio del commercio tra la Spagna ed il suo impero coloniale, ben sapendo che che gli Asburgo avrebbero offerto maggiore apertura ai mercati commerciali inglesi rispetto alla Spagna borbonica. L'intento comune degli alleati era comunque di rispettare e far rispettare i termini della legalità e della continuità tradizionale, concedendo agli Asburgo il dominio della Spagna per controbilanciare i poteri in Europa. Il 12 settembre 1703 l'arciduca Carlo venne incoronato col nome di Carlo III di Spagna a Vienna, giungendo come da accordi a Lisbona attraverso Londra all'inizio di marzo del 1704.[94]

La guerra a questo punto si spostò verso la penisola iberica. Nel maggio del 1704 un esercito franco-spagnolo di circa 26.000 uomini al comando del duca di Berwick, accompagnò Filippo V, avanzò verso il Portogallo ed ottenne una serie di vittorie minori contro gli alleati disorganizzati alla guida del marchese di Minas, del duca di Schomberg, e del barone olandese van Fagel, le cui forze combinate ammontavano a 21.000 uomini.[95] Per parte loro, il successo degli alleati quell'anno ed il sostegno della loro marina, spinse in agosto George Rooke ed il principe Giorgio d'Assia-Darmstadt a catturare Gibilterra. In quell'anno vennero fatti due tentativi di riprendere la preziosa fortezza: il primo via mare, fu la Battaglia di Málaga del 24 agosto (l'unico combattimento navale propriamente detto dell'intera guerra), e poi via terra quando Tessé ed il marchese di Villadarias assediarono la rocca prima di abbandonare il tentativo dopo sei mesi di assedio nell'aprile del 1705. Gibilterra rimase nelle mani degli alleati, ma il tentativo di ottenere supporto per Carlo III dalla popolazione fallì in gran parte.[96]

La Spagna peninsulare. La sede del governo di Filippo V era Madrid, la città principale della Corona di Castiglia. Nell'autonoma Corona di Aragona (come Filippo IV) e nel Regno di Navarra (come Filippo VII), il re di Spagna era rappresentato dai suoi viceré.

L'intera popolazione della Corona di Castiglia si era schierata in favore di Filippo V, ma l'autonoma Corona d'Aragona aveva invece accentrato il proprio malcontento nei confronti della corona spagnola. Nel Principato di Catalonia come in altre parti della penisola, la popolazione aveva opinioni contrastanti sia sul duca d'Angiò che sull'arciduca Carlo, ma comunque prevaleva un forte sentimento anti-francese dettato dalle recenti esperienze, specialmente dall'attacco a Barcellona del 1697. All'inizio di giugno del 1705 un piccolo numero di catalani[97] – in cambio di uomini, munizioni e supporto per le loro libertà costituzionali (fueros) – si disposero in favore di Carlo e della causa degli alleati. Questa nuova alleanza incoraggiò gli inglesi a preparare una spedizione per le province mediterranee della Spagna, aprendo una guerra su due fronti nella penisola: Das Minas, l'ugonotto conte di Galway (al posto di Schomberg) e Fagel attaccarono dal Portogallo mentre il conte di Peterborough e Carlo III iniziarono una campagna da nord-est. L'arrivo della flotta alleata presso le coste del Mediterraneo smosse la situazione. Nel Regno di Valencia vi era un forte sentimento anti-francese basato su una tradizionale rivalità commerciale, ma ancora si facevano sentire gli echi della rivolta contadina contro la nobiltà locale. nel Regno di Aragona vi era un'altrettanto forte francofobia, in gran parte motivata dalla vicinanza e dalla rivalità commerciale con la Francia, ma il tentativo di Filippo V di richiedere nuove tasse per gli sforzi della guerra senza l'approvazione delle cortes locali fu anch'essa causa di frizioni con la popolazione locale.[98]

James FitzJames, I duca di Berwick (1670–1734). Ritratto di anonimo. Il duca di Berwick era un figlio illegittimo di re Giacomo II d'Inghilterra e nipote del duca di Marlborough.

Le divisioni interne alla Corona d'Aragona spianarono la via alle prime vittorie alleate nella regione nel 1705, culminate con la presa di Barcellona da parte del conte di Peterborough il 9 ottobre, e dalla presa della città di Valencia il 16 dicembre da parte di Juan Bautista Basset y Ramos.[99] La sconfitta nelle province nord-orientali fu uno dei problemi maggiori per la causa borbonica; il problema esacerbò Filippo V quando Tessé fallì la riconquista di Barcellona nel maggio del 1706. Successivamente, la concentrazione delle forze francesi a nord-est permise agli alleati al comando del Das Minas e del Galway di fare alcuni progressi sul fronte portoghese, catturando alcune città. Il duca di Berwick non poté fermare l'armata alleata e portoghese guidata da Das Minas, ed il 25 giugno, elementi portoghesi, olandesi e inglesi entrarono a Madrid; Il 29 giugno fu la volta della presa di Saragozza, fatto che permise agli alleati di controllare le quattro città principali della Spagna, ma la vittoria fu solo un'illusione. Anche se diversi nobili avevano aderito alla causa degli Asburgo, l'esercito alleato si trovava lontano dai suoi porti di rifornimento e non poteva certo mantenere le proprie posizioni così all'interno del territorio spagnolo senza supporti. Quando Carlo III ed il conte di Peterborough cercarono di unirsi a Das Minas e Galway non riuscirono a compiere l'impresa, e dopo che il duca di Berwick ebbe ottenuto rinforzi dai francesi, gli alleati si ritirarono a Valencia, permettendo a Filippo V di rientrare a Madrid all'inizio di ottobre. Anche se gli alleati avevano catturato la città chiave valenciana di Alicante, oltre alle isole di Ibiza e Maiorca nel settembre di quello stesso anno, dovettero ritirarsi dalla Castiglia quando la fortuna arrise a Filippo V nella guerra peninsulare. Cartagena cadde nelle mani dei franco-spagnoli a novembre, i territori di Castiglia, Murcia e la parte meridionale di Valencia tornarono ai Borboni.[100]

La Battaglia di Almansa del 1707. La vittoria dei franco-spagnoli ad Almansa in Spagna fu un duro colpo per la Grande Alleanza.

Nel tentativo di riprendere i territori perduti nel 1707, Galway e Das Minas guidarono il grosso dell'esercito alleato consistente in 15.500 portoghesi, inglesi e olandesi nella regione della Murcia, prima di avanzare ancora una volta verso Madrid. Davanti a loro si trovarono il duca di Berwick il quale, rafforzato da ulteriori truppe sbloccate dal fronte italiano, comandava ora 25.000 uomini. Quando il duca di Berwick avanzò contro gli alleati il 25 aprile, Galway accettò la sfida. Il risultato fu la Battaglia di Almansa e la completa disfatta dell'armata alleata.[101] Con gli alleati in piena ritirata, il duca di Orléans giunse dall'Italia e si unì al duca di Berwick per riprendere gran parte di quanto era stato perduto nelle precedenti campagne militari: la città di Valencia e Saragozza caddero a maggio, d'Asfeld riprese Xátiva a giugno, e Lleida cadde a novembre. Gran parte dell'Aragona e di Valencia tornarono in obbedienza a Filippo V, e gli alleati vennero ricacciati in Catalonia, oltre la linea dei fiume Segre ed Ebro.[102] I Borboni inoltre recuperarono tramite il marchese di Bay la città di Ciudad Rodrigo il 4 ottobre. Il giovane re Giovanni V era al trono del Portogallo da meno di un anno dopo la morte di Pietro II, ma il suo paese era ormai esausto ed in pericolo per la sconfitta sul campo degli alleati.[103]

A seguito delle vittorie asburgiche in Italia, l'Imperatore poté inviare assistenza a Carlo III solo all'ultimo all'inizio del 1708. Le risorse di Giuseppe I erano rimaste limitate ed egli continuava a ritenere la questione spagnola comunque una priorità secondaria. Gli austriaci comunque si accordarono per inviare dei rinforzi al comando di Guido Starhemberg per assumere il comando delle forze alleate nella penisola iberica. James Stanhope – ambasciatore inglese presso Carlo III - divenne il nuovo comandante militare del contingente spagnolo, e nel settembre assieme all'ammiraglio Leake catturò Minorca ed il porto chiave di Mahón. Questo successo venne seguito dalla cattura della Sardegna da parte di Leake a nome di Carlo III nell'agosto di quello stesso anno. I generali di Filippo V all'interno della penisola continuarono comunque la loro avanzata verso Carlo III a Barcellona. Il duca di Orléans prese Tortosa a metà luglio, mentre sulla costa valenciana d'Asfeld riprese Dénia a metà novembre, oltre ad Alicante (eccetto la cittadella) all'inizio di dicembre.[104]

La seconda fase: 1709-1711[modifica | modifica wikitesto]

Le Hague[modifica | modifica wikitesto]

Dall'inizio della guerra la priorità olandese fu di assicurarsi il controllo delle fortezze della Barriera come stipulato - anche se non specificato - col trattato di costituzione della Grande Alleanza; il loro interesse si spostava sino al confine orientale con la Germania (da Cleves a sud sino alla Frisia orientale a nord) dove il dominio politico e commerciale era passato ai prussiani.[105] Di conseguenza, la Spagna era divenuta piuttosto irrilevante come causa per gli Stati Generali della Repubblica olandese, al punto che erano giunti a prevedere un accordo con la Francia basato sulla spartizione dell'eredità spagnola tra l'arciduca Carlo ed il duca d'Angiò. All'inizio del 1705 Luigi XIV si era avvicinato agli alleati con intenzioni pacifiche, tentando di sradicare gli olandesi dall'alleanza. La sconfitta di Ramillies nel 1706, e la sconfitta ad Oudenarde oltre alla perdita di Lilla nel 1708, avevano incoraggiato Luigi XIV ad abbandonare il principio dell'integrità dell'eredità spagnola. Già per ragioni dinastiche e strategiche Giuseppe I ed i suoi ministri a Vienna erano contrari a garantire a Filippo V come i domini italiani ponendo Carlo III a Barcellona. Gli inglesi supportarono gli Asburgo opponendosi alla partizione dell'Impero spagnolo, in particolare per proteggere il loro commercio nel Mediterraneo: essi avevano già fatto pressioni per la cessione di Minorca e del porto strategico di Mahón, determinati ad impedire al duca d'Angiò di acquisire la Sicilia e Napoli, limitando così l'influenza marittima francese nella regione. Preso dalla disperazione, Luigi XIV inviò il presidente del parlamento di Parigi, Pierre Rouillé, ad incontrarsi coi ministri olandesi nel marzo del 1709 a Moerdijk, fiducioso del fatto che essi perlomeno avrebbero accettato alcune partizioni. L'intransigenza di inglesi ed austriaci, ad ogni modo, fecero naufragare ogni possibilità di compromesso. Gli olandesi, non intenzionati a trattare senza il supporto inglese, vennero costretti ancora una volta a porre il loro destino nelle mani della Grande Alleanza.[106]

Jean-Baptiste Colbert, marchese di Torcy (1665–1746). Ritratto attribuito a Robert Tournières, 1701.

Dopo il termine delle discussioni con Rouillé il 21 aprile, gli alleati si prepararono a riprendere le ostilità, ma per Luigi XIV questo voleva dire accettare un rischio molto pericoloso. Non solo l'armata anglo-olandese avrebbe combattuto sul suolo francese, ma l'intera Francia aveva recentemente sofferto di un duro inverno, ridotta quindi alla fame ed alla mancanza di cibo derivato dalle coltivazioni, il tutto peggiorato da un embargo commerciale sulle importazioni di grano voluto dagli inglesi sui porti francesi. All'inizio di maggio Luigi XIV inviò il suo ministro degli esteri, il marchese di Torcy, a discutere coi negoziatori degli alleati a Le Hague, principalmente col principe Eugenio, poi assistito dal conte von Sinzendorf, per gli imperiali; Marlborough ed il capo dei Whig, Charles Townshend, rappresentarono la regina Anna d'Inghilterra; Heinsius, Willem Buys e Bruno van der Dussen, rappresentarono i Paesi Bassi. Erano presenti anche rappresentanti prussiani, savoiardi, portoghesi e tedeschi.[107] I francesi avevano optato per ridurre le richieste presentate da Rouillé in aprile, ma riconoscere la debolezza di Luigi XIV avrebbe portato a condizioni anche peggiori e perciò, il 27 maggio furono gli alleati a presentare a Torcy quaranta articoli dei Preliminari di Le Hague, il più importante dei quali voluto dagli anglo-asburgici richiedeva espressamente che Filippo V dovesse passare l'intero territorio della monarchia spagnola a Carlo III senza alcuna compensazione. In cambio, gli alleati offrivano due mesi di pace ai francesi. All'epoca Luigi XIV stava ritirando le proprie truppe dalla Spagna e progettava di far rinunciare Filippo V al trono spagnolo. Su grande insistenza degli olandesi – supportati dagli inglesi – Luigi XIV dovette rinunciare a tre città francesi ed a tre città spagnole come "garanzia" che suo nipote avrebbe rispettato i patti. Se Filippo V avesse rifiutato di rinunciare alle proprie pretese pacificamente, la Francia sarebbe stata obbligata insieme agli alleati a condurre una campagna militare contro la Spagna. Ai ministri olandesi queste clausole apparivano molto positive perché assicuravano loro che la Francia non avrebbe potuto che rafforzare la Grande Alleanza anche in caso di sconfitta.[108]

Luigi XIV avrebbe anche potuto accettare l'enorme peso delle richieste degli alleati che includevano la rinuncia ad alcune fortezze sulla Barriera olandese e la cessione di Strasburgo, oltre a riconoscere la successione protestante in Inghilterra come legittima, ma non poté assolutamente tollerare i termini previsti per la Spagna e già all'inizio di giugno il re rigettò pubblicamente i termini di questi Preliminari, richiamando i suoi sudditi alla resistenza armata. Luigi XIV aveva fatto i conti senza l'oste dal momento che, con le proprie armate impegnate altrove, a farne le spese sarebbero state solo le truppe di Filippo V, e dopo il rigetto dei Preliminari egli ritirò addirittura gran parte del proprio esercito dalla Spagna per incoraggiare l'abdicazione volontaria di suo nipote. In questo momento, però, Luigi XIV aveva ormai ben poca influenza su Filippo V e l'abdicazione era un atto che il re di spagna, ora fermamente intronato e godente del supporto della maggioranza dei suoi sudditi, non poteva tollerare.[109]

La Grande Alleanza vacilla[modifica | modifica wikitesto]

La Battaglia di Malplaquet del 1709: il duca di Marlborough ed il principe Eugenio entrano nelle trincee francesi, dipinto attribuito a Louis Laguerre. La battaglia, spesso indicata come una vittoria di Pirro, fu la più sanguinosa di tutte le guerre di Luigi XIV.

Credendo che Luigi XIV stesse solo guadagnando tempo per recuperare il suo esercito, i ministri a Londra prepararono un attacco decisivo su tutti i fronti per il 1709, nella speranza di portare i francesi nuovamente al tavolo dei negoziati. Centrale era tornata ad essere la situazione delle Fiandre. Qui, Villars rimpiazzò il duca di Vendôme come comandante dell'esercito francese e si dedicò alla costruzione di una nuova linea difensiva da Aire a Douai (le Linee di Cambrin, o la Bassée, poi estese) per bloccare l'avazata da Lilla a Parigi. Per la durezza del precedente inverno e per la scarsità di approvvigionamenti, il duca di Marlborough che aveva inizialmente puntato ad un invasione della Francia su vasta scala, preferì una politica più propendente al singolo assedio. Gli alleati investirono Tournai a luglio (la cittadella venne presa solo il 3 settembre), prima di muoversi ad attaccare Mons. Ottenuta carta bianca da Luigi XIV per salvare la città, Villars, al comando di 75.000 uomini, pose il proprio esercito attorno al piccolo villaggio di Malplaquet. Sicuri che quest'ultimo scontro avrebbe distrutto definitivamente il grosso dell'esercito francese ed avrebbe costretto Luigi XIV ad accettare i termini di pace degli alleati, il duca di Marlborough ed il principe Eugenio, alla guida di 86.000 uomini, ingaggiarono lo scontro con i francesi l'11 settembre. La Battaglia di Malplaquet fu almeno nominalmente una vittoria per gli alleati, ma la strenua difesa dei francesi ed una serie di sfortunate circostanze non consentirono agli alleati una vittoria decisiva, avendo tra i due eserciti le perdite maggiori. Anche se Mons cadde nell'ottobre di quell'anno, Villars ed il suo co-comandante Boufflers, seppero mantenere l'armata francese intatta.[110]

Fanteria olandese. Un moschettiere (a sinistra), due alfieri (al centro), un granatiere (a destra).

Gli alleati ora alloggiati nella Francia settentrionale privarono Luigi XIV di risorse vitali, ma la resistenza di Villars diede prova di tenere alto il morale dei francesi. Nel 1709 la Francia collezionò anche un successo in Spagna: la cittadella di Alicante cadde in aprile ed il 7 maggio il marchese di Bay sconfisse i generali Fronteira e Galway alla Battaglia di La Gudina al confine col Portogallo. Ad ogni modo, il più grande vantaggio di Luigi XIV era la disunità politica dei suoi nemici, estremizzata quando gli alleati persero a Malplaquet (in particolare dagli olandesi) e dalle frequenti indecisioni in battaglia. In Inghilterra il partito dei Tories – la cui Land Tax stava foraggiando la guerra – cercarono di guadagnare terreno politico dimostrando che i Whigs ed i loro sostenitori alla Banca d'Inghilterra avevano beneficiato del conflitto per fini personali.[111] I problemi non mancarono anche presso gli olandesi che, sin da aprile, iniziarono a pressare i ministri inglesi affinché accettarono l'ultimo progetto della Barriera. Le discussioni si conclusero, ma in agosto gli olandesi seppero di concessioni territoriali e commerciali segrete tra gli Asburgo e la Gran Bretagna. Il 29 ottobre venne quindi sottoscritto il Trattato della Barriera dove Townshend, senza consultare Vienna, promise agli olandesi di ricreare un sistema difensivo importante alla Barriera, così pure dei vantaggi commerciali consistenti nei Paesi Bassi spagnoli; il Trattato inoltre garantì agli olandesi l'Alta Gheldria, terra reclamata anche dai prussiani. In cambio, gli Stati Generali offrirono nuove truppe alla coalizione e si impegnarono a riconoscere la successione protestante in Gran Bretagna. Pur dall'esterno di questo trattato, Giuseppe I, Carlo III ed i Tories che vedevano i Paesi Bassi come un rivale commerciale, considerarono tale accordo pregiudiziale dei loro interessi economici.[112]

La Grande Alleanza aveva fallito nell'irrompere in maniera decisiva in Francia nel 1709, ma Luigi XIV era ancora lontano dalla pacificazione: le sue finanze erano un disastro e la carestia dilagava. A Geertruidenberg da marzo a luglio del 1710 degli inviati francesi, il maresciallo d'Uxelles e l'abate Polignac, cercarono di mediare per modificare i duri articoli dei Preliminari di Le Hague. Contro la volontà di Giuseppe I - il cui obbiettivo era di mantenere integra l'eredità spagnola - gli olandesi suggerirono che Filippo V avrebbe potuto mantenere per sé la Sicilia ed avrebbe ottenuto come compensazione la Sardegna per lasciare vacante il trono spagnolo e, spingendosi oltre il trattato stesso, venne previsto di addossare la sola responsabilità di un eventuale rifiuto di Filippo V a Luigi XIV, costringendolo ad usare lui stesso anche la forza se necessario per detronizzare suo nipote. Questa proposta venne rigettata dai francesi malgrado Luigi XIV avesse richiamato già il grosso del suo esercito dalla Spagna sperando di sottoscrivere la pace, ma disse che mai e poi mai avrebbe deposto suo nipote con la forza per fare un favore ai suoi nemici.[113]

Ritratto di Robert Harley, I conte di Oxford (1661–1724), dipinto di Jonathan Richardson, c. 1711.

In Gran Bretagna, gli Whigs rimasero favorevoli alla guerra, e gli stessi negoziatori degli alleati vennero spronati dal duca di Marlborough e dal principe Eugenio passando le Linee di Cambrin, prima di prendere la fortezza di Douai nel pré carré il 25 giugno 1710. Ad ogni modo, iniziarono a sentirsi le prime richieste di pacificazione: la guerra risultò profittevole per alcuni, ma la popolazione ingenerale era divenuta insofferente ed iniziò ad opporsi a Godolphin ed al suo governo.[114] Per il loro supporto alla strategia continentale (e ad altre misure come il supporto dell'unione politica tra Inghilterra e Scozia a cui gli High Tories si erano opposti), Godolphin era grato ai Whigs, in particolare agli Whig Junto che per lungo tempo avevano chiesto un Gabinetto di Consiglio tra le grandi potenze. La prima grande crisi era sorta nel 1706 quando Godolphin ed il duca e la duchessa di Marlborough costrinsero la regina Anna, riluttante, ad accettare un membro dei Junto, il conte di Sunderland, al ruolo di Segretario di Stato. La nomina mise in crisi le già danneggiate relazioni tra la regina e la duchessa ed estraniò definitivamente Anna da Godolphin.[115] Come conseguenza, la regina tornò ad appoggiare il moderato Tory Robert Harley, che ora sedeva come ministro dell'opposizione. All'inizio del 1707 Harley alzò dei dubbi sulla linea dura della politica Whig in Spagna,[116] ed opponendosi alla Junto ottenne la simpatia della regina, ma con Godolphin ed il vittorioso Marlborough che proposero un fonte compatto, venne costretto a rinunciare al suo incarico nel febbraio del 1708. Le successive elezioni generali tenutesi a maggio si dimostrarono particolarmente favorevoli agli Whigs, i quali divennero i veri e propri campioni della politica della guerra belligerante che erano determinati a portare a compimento ad ogni costo.[117] Ad ogni modo, con i terrori creatisi nel 1710 per la sconfitta di Malplaquet, si crearono delle sollevazioni politiche in Inghilterra, e Harley incoraggiò la regina Anna, anch'essa ormai stanca di questa guerra senza fine e inconcludente, a cambiare il suo ministro. A giugno la regina licenziò il conte di Sunderland. In agosto, poco dopo il crollo delle discussioni di Geertruidenberg, licenziò anche Godolphin, che venne seguito dal settembre successivo dal resto della giunta Whig. Con le nuove elezioni generali in ottobre, Harley si pose alla guida del nuovo ministero Tory, assieme ai Whig moderati capitanati dal duca di Shrewsbury ed Henry St. John, che divenne Segretario di Stato.[118]

Harley salì al potere invocando la pace, ma una pace che fosse giusta per gli inglesi e per i loro alleati. Gli altri membri dell'alleanza, però, come del resto gli Whigs, avevano visto con apprensione il nuovo governo della regina Anna ed avevano interpretato la caduta degli Whigs come una politica belligerante. Per evitare una crisi di credito in patria, il governo di Harley cercò di recuperare le posizioni precedenti sulla guerra.[119] Il duca di Marlborough rimase alla testa dell'armata anglo-olandese in Francia del nord, e dalla fine del 1710 la campagna del duca e del principe Eugenio raggiunse nuovi successi con la cattura di Béthune, Saint-Venant, ed all'inizio di novembre di Aire-sur-la-Lys, penetrando così la seconda linea del pré carré. Questi assedi per quanto fossero stati lunghi e costosi, non riuscirono ancora a sfondare la linea francese; tra il duca di Marlborough e Parigi si frapponevano ancora molte fortezze ed una nuova linea difensiva.[120]

La Battaglia di Villaviciosa, dipinto ad opera di Jean Alaux, 1836. "La battaglia pose la corona sulla testa del cattolico re Filippo V".[121]

Altri fronti nel 1710 produssero comunque poco, ma in Spagna la disputa su chi dovesse regnare a Madrid venne alla fine placata. Con Luigi XIV che aveva ritirato il grosso delle proprie truppe dalla Sapagna, Filippo V ebbe finalmente campo libero di agire. Per contrasto, Giuseppe I che finalmente poté occuparsi appieno del fronte iberico, sperando di riparare così a quel risentimento che i Tories gli avevano rinfacciato dall'Inghilterra. Questo rinforzò i conti di Starhemberg e Stanhope che sconfissero Villadarias e Filippo V nella Battaglia di Almenar il 27 luglio 1710, seguiti dalla vittoria contro de Bay (che rimpiazzò Villadarias) alla Battaglia di Saragozza il 20 agosto. Gli alleati ripresero il controllo dell'Aragona, ed alla fine di settembre Carlo III entrò a Madrid, pur ricevendo un'accoglienza ostile. Con Barcellona, Madrid e Saragozza nelle mani degli alleati, la posizione di Filippo V sembrava ormai precaria, ma ancora una volta essi non riuscirono a guadagnarsi la fiducia del popolo spagnolo; con la chiusura dei negoziati di Geertruidenberg, Luigi XIV tornò appieno in supporto di suo nipote.[122] Il duca di Vendôme attraversò i Pirenei e prese il controllo dell'esercito franco-spagnolo, mentre il Duca di Noailles attaccò la Catalonia dal Rossiglione. Di fronte a questo smacco e con l'avanzare di un nuovo rigido inverno in Castiglia, il conte di Starhemberg si ritirò ad est. Il duca di Vendôme proseguì la sua avanzata, e tra l'8 ed il 9 dicembre catturò Stanhope e la retroguardia inglese a Brihuega. Quando il conte di Starhemberg cercò di fare marcia indietro per assistere i compagni d'arme, il duca di Vendôme lo attaccò a Villaviciosa il 10 dicembre. Anche se il conte di Starhemberg seppe tener testa ai suoi nemici, gli alleati vennero successivamente costretti ad una precipitosa ritirata verso la Catalonia, ridotti alle sole regioni di Tarragona, Igualada e Barcellona, dove rimasero sino alla fine della guerra.[123]

Prime discussioni di pace[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo ministero Harley a Londra ebbe i medesimi obbiettivi del ministero Godolphin, ovvero assicurare la sicurezza del paese e prevenire interferenze esterne nei suoi affari interni, ad assicurare il proprio commercio con l'estero. Ma vi era una grande e sostanziale differenza, l'immediata disponibilità a siglare la pace. Già all'inizio dell'agosto del 1710 i Tories avevano iniziato delle trattative segrete coi francesi, alla ricerca com'erano di un terreno favorevole per Gran Bretagna e Francia dove dettare la pace al resto dell'Europa. Inizialmente, Harley ed il conte di Shrewsbury condussero queste trattative tramite il giacobita conte di Jersey, e tramite l'agente di Torcy a Londra, François Gaultier, il quale delineò un primo accordo di pace. In un primo momento i Tories si erano dimostrati favorevoli a non concedere nulla alla Franica, ma a causa delle notizie provenienti dagli alleati a Madrid e dopo che la notizia della sconfitta di Brihuega ebbe raggiunto Londra nel dicembre di quell'anno, i ministri della regina Anna si risolsero infine ad abbandonare la causa della Spagna e delle Indie a Filippo V (purché i troni di Francia e Spagna rimanessero separati) in cambio di vantaggi commerciali consistenti. I contratti poterono andare in questa direzione anche a causa dell'improvvisa morte nell'aprile del 1711 dell'Imperatore Giuseppe I. Il fratello di Giuseppe, l'arciduca Carlo (Carlo III di Spagna), era il suo unico erede maschio, sia per l'eredità austriaca che per quella spagnola, fatto che ancora una volta avrebbe minato la stabilità degli equilibri europei, questa volta in favore degli Asburgo.[124] Per i Tories, l'idea di un impero asburgico dominante non era più desiderabile di quello borbonico, ma per ora il desiderio primario della Grande Alleanza era quello di una pace necessaria. Nel 1711 gli inglesi ripresero i piani per piegare Luigi XIV ad accettare questi accordi assediando la fortezza francese di Quebec nel Nord America.[125]

Il Nord America negli anni successivi alla Guerra di Successione spagnola. La guerra nell'America settentrionale divenne nota anche col nome di Guerra della regina Anna tra i coloni inglesi.

Sino a quel momento infatti la guerra nel Nord America era stata un conflitto minore tra coloni inglesi, spagnoli e francesi che cercavano rispettivamente di far propendere i nativi americani per un'alleanza con le diverse colonie per allargare i propri domini o aprirsi nuovi spazi commerciali nel continente. I francesi erano a conoscenza del pericolo della loro posizione tra la Terra di Rupert a nord e le colonie britanniche a sud, ma l'espansione degli insediamenti francesi dalla Louisiana, attraverso il fiume Mississippi verso i Grandi Laghi ed il fiume Saint Lawrence in Canada, aveva fatto temere agli inglesi di venire accerchiati. Gran parte dell'America settentrionale inglese era stata in questo abbandonata a sé stessa durante i primi anni di questi scontri, ma il crescente potere della Francia aveva persuaso alla fine i Tories a prendere dei provvedimenti ad hoc per proteggere le colonie ed il commercio inglese in America. Dalle Fiandre vennero prelevate delle truppe ed impiegate quindi nella campagna di Quebec, ma la spedizione navale contro la fortezza francese nell'agosto del 1711 si concluse in un disastro.[126]

La campagna militare nel Nord America non ebbe effetti sui Whigs che credevano che la questione coloniale potesse essere vinta sconfiggendo la Francia in Europa. Ad ogni modo, il fallimento a Quebec venne ricompensato dalla vittoria finale del duca di Marlborough sul campo. Il capitano generale della regina Anna non aveva però più l'influenza di cui aveva goduto sotto il ministero Godolphin: le relazioni di sua moglie con la regina si erano concluse miseramente ed egli stesso era ora sotto l'influenza di Harley, ora del conte di Oxford e del Lord Gran Tesoriere. Malgrado questo, il duca di Marlborough continuava a detenere il comando delle forze anglo-olandesi nella Francia settentrionale, ed in agosto riuscì a scavalcare Villars e ad attraversare le formidabili linee di difesa Ne Plus Ultra, prima di catturare Bouchain il 12 settembre. La campagna non fu decisiva. Arras, Cambrai, Le Quesnoy e Landrecies separavano ancora il duca da Parigi, e ci vorrà ancora una campagna per assicurarne la capitolazione.[127]

Il 27 settembre Carlo III, riluttante, lasciò Barcellona e prese possesso delle terre ereditarie austriache e della corona imperiale a lui riservata, lasciando sua moglie Elisabetta come pegno agli spagnoli.[128] Per facilitare l'elezione imperiale a Francoforte – e matenere quindi gli elettori reali alla causa degli Asburgo – il principe Eugenio e le sue truppe al soldo degli austriaci (non più di 16.000 uomini)[129] si erano già spostati dalle Fiandre verso il Reno dove i francesi si stavano ammassando per una nuova offensiva (per disturbare e condizionare l'elezione imperiale). Malgrado ciò nell'ottobre di quell'anno, poco dopo essersi imbarcato a Genova, l'arciduca Carlo venne eletto sacro romano imperatore col nome di Carlo VI. Prima ancora di lasciare Barcellona egli era a conoscenza del fatto che gli alleati fossero intenzionati a fare la pace con la Spagna che quindi sarebbe passata ai Borboni.[130] Il duca di Vendôme cercò di affrettare la partenza degli alleati dalla Catalonia muovendo sulla Tarragona e su Barcellona; conquistò dapprima alcuni piccoli villaggi, ma il conte di Starhemberg gli si oppose ed i borbonici non furono in grado di risolvere la questione militarmente entro l'anno. Nel frattempo, sul confine ispano-portoghese, Vila Verde aveva rimpiazzato Fronteira come comandante dell'esercito portoghese, ed il conte di Portmore era succeduto a Galway come comandante britannico. La campagna contro de Bay fu un fiasco e divenne ormai chiaro che quello era il momento più adatto per i negoziati di pace.[131]

Ritratto di Henry St John, I visconte Bolingbroke (1678–1751), dipinto attribuito ad Alexis Simon Belle, c. 1712.

Oxford (Harley) si rifiutò di siglare un trattato separato tra Gran Bretagna e Francia, ma piuttosto pensava di escludere gli olandesi dai negoziati di pace, presentando coi ministri francesi un resoconto degli accordi direttamente agli Stati Generali olandesi. Le prime trattative vennero condotte dalla Gran Bretagna, nominalmente a nome proprio e della coalizione degli alleati per far riconoscere ai francesi l'Act of Settlement della regina Anna. In secondo luogo l'intento era quello di avere garanzia del fatto che le corone di Francia e Spagna sarebbero rimaste separate, che sarebbe stato ripristinato il corretto commercio internazionale, che sarebbero state rispettate e mantenute le "barriere" protettive tra Repubblica olandese, Austria e Sacro Romano Impero contro future aggressioni della Francia, oltre ad un accordo segreto tra Francia e Gran Bretagna che prevedeva che la prima avrebbe cooperato per assicurare il mantenimento del ducato di Savoia - stretto alleato degli inglesi - per impedire agli Asburgo di dominare l'Italia. Oltre alle questioni territoriali, l'Inghilterra stilò una serie di articoli segreti noti solo alle due parti che includevano un trattato commerciale anglo-francese e la demolizione della base di Dunkirk. Vi erano poi dei contratti commerciali che la Gran Bretagna aveva ottenuto in precedenza con la monarchia asburgica in Spagna e pretendeva ora che venissero garantiti anche da Filippo V come la cessione di Gibilterra, Minorca e l'Asiento (contratto per la schiavitù) per 30 anni. Questi accordi divennero parte degli Articoli Preliminari di Londra firmati l'8 ottobre 1711 da St. John e dal conte di Dartmouth per la Gran Bretagna e da Nicolas Mesnager per la Francia.[132]

Agli inglesi ora rimaneva solo il problema di convincere anche gli altri alleati ad accettare gli articoli preliminari da loro stesi e resi pubblici come base per un futuro congresso di pace. La corte di Vienna però rimase piuttosto insoddisfatta dall'evidente cambio di politica inglese, ed addirittura sospettò che il governo della regina Anna fosse pronto a consegnare la Spagna e le Indie ai Borboni. Carlo VI, di conseguenza, dapprima rigettò l'idea di una conferenza di pace, ma quando vide che gli olandesi, terrorizzati dall'idea di proseguire la guerra da soli, ritirarono i loro remi in barca, anche l'Imperatore vi acconsentì seppur riluttante nel terrore anch'egli di rimanere solo sul campo di battaglia.[133] Giorgio Luigi, elettore di Hannover, fu tra coloro che pensarono che i Tories stessero tradendo la Grande Alleanza per una loro causa, e come erede al trono britannico egli fece sapere che se i Borboni avessero ottenuto il trono di Spagna egli si sarebbe dichiarato pronto a sostenere attivamente le pretese di James Edward Stuart per succedere alla regina Anna. La sua ambizione di elevare il suo elettorato allo status di regno necessitava inoltre il suo continuo supporto alla causa imperiale, e pur accettando i principi di un congresso di pace, l'elettore si rifiutò di abbandonare la causa di Carlo VI per il trono spagnolo.[134] Anche in Inghilterra non mancarono le opposizioni come nella Camera dei Lords, in particolare per un influente Tory, il conte di Nottingham, la cui mozione presentata il 7 dicembre di quell'anno riportava testualmente "...nessuna pace sarà sicura o onorabile per la Gran Bretagna o per l'Europa se la Spagna e le Indie Occidentali saranno concesse ad uno qualsiasi dei rami della Casa di Borbone...".[135]

Il Palazzo di Blenheim. Dopo le sue dimissioni, il duca di Marlborough rimase in esilio nel suo palazzo inglese. Alla morte della regina Anna tornò in Inghilterra e si riguadagnò favore sotto la dinastia degli Hannover.

Il comune sentimento inglese contro i Whigs spinse ad una profonda propaganda dei Tories, in particolare con l'opuscolo di Jonathan Swift dal titolo The Conduct of the Allies. Nel suo pamphlet (composto con l'assistenza del ministero) Swift protestò contro l'intransigenza degli alleati nei concordati di Le Hague e di Geertruidenberg, e ricordò al pubblico l'originale Trattato della Grande Alleanza dove non si faceva alcuna menzione relativa a Filippo V. Swift lamentò inoltre che le prime vittorie degli alleati avevano leso l'hubris e l'intransigenza, e che egli aveva rigettato la preoccupazione di rendere sicuri i Paesi Bassi a spese di una politica coloniale e navale che certamente avrebbe portato più frutti alla Gran Bretagna. Egli denigrò inoltre il duca di Marlborough, membro dell'amministrazione della guerra ed oppositore dell'attuale ministro, il quale, che i trattati preliminari erano stati unilateralmente concordati con la Francia, era sentito come inutile. Per gettare ulteriore discredito sul duca lo accusò di corruzione finanziaria durante il periodo della guerra, fatti che portarono alle sue dimissioni sul finire del 1711.[136]

La propaganda Tory si costruì in parte sul fondamento di una xenofobia anti-olandese e anti-asburgica, ma la Gran Bretagna era in realtà a corto di risorse, ed erano in molti in realtà a pensare che il paese avesse speso anche oltre per questa guerra per perseguire sostanzialmente gli interessi degli altri alleati, con pochi ritorni per la madrepatria. Tutti i lords Whigs ed alcuni Tories si rifiutarono di accettare la possibilità per Filippo V di rimanere al trono spagnolo e persistettero nel sostenere il blocco asburgico per controbilanciare la Francia ancora troppo potente. Sull'altro fronte, l'ascesa di Carlo VI come imperatore e la sua presa di possesso dei territori asburgici aveva reso le sue pretese alla corona spagnola sempre più vane. Il pericolo che pure l'Austria potesse accumulare un eccessivo potere in Europa occupando contemporaneamente ancora due troni come in passato non convinceva i più, tra cui Daniel Defoe, il capo della propaganda Whig.[137]

La terza fase: 1712-1715[modifica | modifica wikitesto]

La Pace di Utrecht, la Pace di Rastatt e le campagne finali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pace di Utrecht e Pace di Rastadt.
Il Trattato di Utrecht. Stampa a colori di Abraham Allard, XVIII secolo.

Il congresso convocato a Utrecht per il 29 gennaio 1712 fu la prima vera trattativa di pace. A poche settimane di distanza dall'apertura dei negoziati, ad ogni modo, i Borboni in Francia abbero una serie di disgrazie in famiglia,[138] e tutto ciò che rimaneva tra Filippo V e la corona francese era il malaticcio princiep Luigi, di appena due anni. Per pararsi da una possibile unificazione dei troni di Francia e Spagna nelle mani di un solo monarca - e quindi prevenire il collasso dei negoziati di pace - Filippo V venne pressato a scegliere una delle due corone su cui orientarsi. Luigi XIV era favorevole al piano di lord Oxford che prevedeva che Filippo V abbandonasse l'idea della Spagna, scegliendo la Francia, concedendo la Spagna e le colonie americane al duca di Savoia. In cambio Filippo avrebbe ricevuto le terre dei Savoia oltre a Monferrato e Sicilia, il tutto elevato a regno; se il giovane principe Luigi fosse morto, Filippo sarebbe così potuto ascendere al trono francese ed i territori italiani (ad eccezione della Sicilia che sarebbe passata agli Asburgo) sarebbero stati assorbiti dal regno di Francia. Ad ogni modo Filippo V, ormai perfettamente ambientato nel suo paese adottivo e con ben poche garanzie circa il futuro del giovane principe Luigi, preferì rinunciare ai propri diritti sulla corona francese e rimanere in Spagna, fatto che certo non semplificava la situazione con l'Imperatore ma che se non altro serviva per promuovere la pace in Europa.[139]

La Battaglia di Denain, dipinto di Jean Alaux. Nelle parole di Napoleone, "...Denain salvò la Francia...".[140]

Il congresso di Utrecht non era stato accompagnato da un armistizio, anche se sia il conte di Oxford che St John erano determinati a non combattere un'altra costosa campagna militare nelle Fiandre. Già prima che Filippo V rinunciasse ai propri diritti, la regina Anna aveva nominato il successore del duca di Marlborough nella persona del duca di Ormonde (21 maggio), proibendogli di usare le truppe inglesi contro i francesi. In effetti, i ministri della regina Anna avevano abbandonato i loro alleati ed avevano concluso un accordo separato con la Francia, ma erano convinti di aver raggiunto il miglior accordo per tutti i membri della Grande Alleanza. Ad ogni modo gli olandesi – che non avevano ricevuto garanzie per i loro interessi strategici e commerciali - erano inclini a continuare gli scontri, così come il principe Eugenio era determinato a conquistare le restanti fortezze di guardia nel nord della Francia così da costringere Luigi XIV a fare ulteriori concessioni.[141] Il 4 luglio 1712, il principe Eugenio conquistò Le Quesnoy; il 17 luglio investì Landrecies, l'ultima fortezza del pré carré che lo divideva da Parigi. Le truppe inglesi, ritiratesi ora verso Ghent e Bruges, si dedicarono ad occupare Dunkirk in conformità con l'accordo sottoscritto coi francesi. La maggioranza delle truppe ausiliarie tedesche e olandesi seguirono Eugenio il quale, a seguito del Trattato di Szatmár ed alla fine della rivolta di Rákóczi, ricevette inoltre dei rinforzi dall'Ungheria, fatto che diede al comandante imperiale un sostanziale vantaggio numerico sui francesi. Già Villars, incoraggiato dal ritiro degli inglesi, aveva deciso di prendere proprie iniziative e scontrandosi a Denain sconfisse la guarnigione olandese al comando del conte di Albemarle il 24 luglio. I francesi si spinsero quindi ad assaltare i magazzini dei rifornimenti degli alleati a Marchiennes il 30 luglio, before prima di passare a Douai, Le Quesnoy ed, in ottobre, Bouchain. Il pré carré era stato così restaurato.[142]

Il 19 agosto 1712, la Gran Bretagna, la Savoia, la Francia e la Spagna si accordarono per una sospensione generale delle armi. Gli inglesi iniziarono quindi a ritirare le loro truppe dalla Catalonia ed a ridurre i reggimenti in Portogallo. Quando il Portogallo si accordò per un armistizio con Francia e Spagna l'8 novembre, il conte di Starhemberg rimase privo di tutti i suoi appoggi in loco.[143] Con la fine dell'anno anche i ministri di Carlo VI erano ormai favorevoli al fatto che l'Austria dovesse concludere la pace: l'Imperatore non poteva combattere da solo contro Luigi XIV e Filippo V senza appoggi esterni, e gli olandesi senza il sostegno della Gran Bretagna, con le finanze al collasso, non avrebbero potuto continuare a condurre la guerra oltre. Per indurre gli Stati Generali a firmare la pace, i Tories offrirono nuovi termini di pace agli olandesi riguardo alla Barriera nei Paesi Bassi spagnoli, superando l'accordo proposto dagli Wighs che era già stato ripudiato dal parlamento inglese. Il nuovo trattato, siglato il 29 gennaio 1713, mantenne il principio della Barriera, ma comprendeva ora un maggior numero di fortezze di quelle promesse dagli Whigs, più di quante gli olandesi non ne avessero con l'inizio della guerra. Gli interessi commerciali nella regione soddisfacevano le potenze marittime, ma tale accordo era soggetto comunque all'approvazione da parte dell'Austria.[144]

L'incapacità dell'Austria di imporre una soluzione militare in Spagna o nelle Fiandre, aveva rafforzato la posizione di francesi e inglesi ai negoziati di Utrecht. Di conseguenza, nel marzo del 1713, il conte Sinzendorf, delegato dell'Imperatore al congresso, siglò una convenzione per l'evacuazione delle truppe imperiali dalla Catalonia: l'Imperatrice partì da Barcellona il 19 marzo, seguita nel luglio successivo dal conte Starhemberg. Carlo VI non era disposto a fare concessioni per la fine della guerra – tra cui la prospettata cessione del ducato di Lussemburgo all'elettore di Baviera in cambio dell'immediato riconoscimento formale di Filippo V come re di Spagna e la garanzia che il dominio austriaco in Italia non si sarebbe spinto sino a Mantova e Mirandola – che apparivano a sua detta veramente troppo. Come risultato, Carlo VI optò per continuare la guerra, anche se per tutti gli altri membri chiave della Grande Alleanza essa poteva dirsi ormai conclusa.[145]

Copertina della versione inglese dell' Asiento, un contratto di monopolio della schiavitù africana nelle Indie spagnole, siglato tra Gran Bretagna e Spagna nel 1713 come parte del Trattato di Utrecht che pose fine alla Guerra di Successione spagnola.
L'Europa alla fine della guerra.

L'11 aprile 1713, Gran Bretagna, Prussia, Savoia, Portogallo e, dopo mezzanotte, la Repubblica oladese, siglarono il trattato di Utrecht per assicurare la pace con la Francia, costruita a tavolino per mantenere il bilanciamento delle potenze in Europa. Riassumendo, il trattato prevedeva le seguenti condizioni e mutamenti territoriali:

  1. Filippo di Borbone veniva riconosciuto legittimo re di Spagna con il nome di Filippo V, ma la sua corona veniva separata da quella di Francia: iniziava la dinastia dei Borbone di Spagna, tuttora al trono nel Paese iberico.
  2. La Spagna cedeva all'Austria i Paesi Bassi spagnoli, il regno di Napoli nonché il Ducato di Milano e lo Stato dei Presidii in Toscana, mentre invece cedeva la Sardegna alla Baviera di Massimiliano II Emanuele (11 aprile 1713), impegno questo che poi non fu ratificato dall'Austria e che costituì il pomo della discordia per la continuazione della guerra (cfr. Sabine Enders: "Il regno di Sardegna, il duca di Baviera e Vincenzo Bacallar Sanna. Storia di un libro", in: Vincenzo Bacallar Sanna, La Sardegna Paraninfa della Pace e un piano segreto per la sovranità 1712-1714, Stuttgart 2011, pagg. 11-73). A Rastatt la Francia sottoscrive il trattato di pace con l'imperatore, a cui vengono confermati i suoi possedimenti italiani e la Sardegna. Nel trattato la cessione della Sardegna a Max Emanuel non viene più menzionata.
  3. La Spagna cedeva all'Inghilterra la rocca di Gibilterra e l'isola di Minorca nelle Baleari.
  4. La Francia cedeva all'Inghilterra i territori nordamericani di Terranova, l'Acadia e la Baia di Hudson. Inoltre si impegnava a non appoggiare più le rivendicazioni dei cattolici Stuart al trono inglese espellendo Giacomo Francesco Edoardo Stuart dalla Lorena e riconoscendo quale legittimo re d'Inghilterra Guglielmo d'Orange, marito di Maria, figlia primogenita del defunto Giacomo II.
  5. Agli olandesi veniva concesso il diritto di costruire fortificazioni militari lungo il confine tra i Paesi Bassi ex spagnoli, ora austriaci, e la Francia.
  6. Al duca Vittorio Amedeo II di Savoia venne assegnata la Sicilia con il relativo titolo regio, nonché Casale e tutto il Monferrato, parte della Lomellina e la Valsesia.
  7. Il Ducato di Mantova passava all'Impero, con l'atto di fellonia dell'ultimo Duca di Mantova[146].
  8. La regione dell'Alta Gheldria, il cosiddetto Overkwartier, veniva diviso tra
    - la Prussia, con la Gheldria prussiana comprendente Geldern, Viersen, Horst e Venray
    - la Repubblica delle Sette Province Unite, con l'Alta Gheldria degli Stati comprendente Venlo, Montfort ed Echt
    - l'Austria, con la Gheldria austriaca comprendente Roermond, Niederkrüchten e Weert
    - il Ducato di Jülich, con la Gheldria di Jülich comprendente Erkelenz.
  9. La Spagna cedeva all'Inghilterra l'asiento de negros, ovvero il monopolio del commercio degli schiavi africani verso l'America, nonché il cosiddetto vascello di permissione, ovvero l'autorizzazione ad un vascello inglese fino a 500 tonnellate di attraccare una volta l'anno in uno dei porti dell'America meridionale.

Inoltre la Pace di Utrecht lascio i Corsari disoccupati, e dato che questi rimasero senza lavoro, cominciarono ad attaccare le navi mercantili Spagnole e Inglesi nelle Indie Occidentali. Ciò comportò un grave danno alle economie dei due imperi.

Claude Louis Hector, duca di Villars, (1653–1734) ritratto di Hyacinthe Rigaud.

L'Imperatore Carlo VI e l'elettore di Hannover combatterono un'ultima campagna militare sul Reno prima che le armate imperiali si sottomettessero alla pace. I francesi, numericamente superiori, al comando del maresciallo Villars catturarono Landau nell'agosto del 1713, e Friburgo a novembre. Con le finanze austriache ormai esauste e gli stati tedeschi riluttanti a proseguire l'offensiva, Carlo VI entrò anch'egli nei negoziati. Anche Luigi XIV era favorevole alla pace ed il 26 novembre il principe Eugenio ed il maresciallo Villars iniziarono le discussioni di pace, culminate nel Trattato di Rastatt del 7 marzo 1714. Il trattato, in gran parte costruito su quanto era già stato stabilito ad Utrecht, aveva comunque concesso a Carlo VI di accumulare ulteriori vantaggi combattendo per un altro anno rispetto alle altre potenze: non gli venne imposto di rinunciare ufficialmente alle proprie pretese sulla Spagna, e gli riuscì di bloccare il tentativo della Francia di limitare la sua influenza in Italia. L'Imperatore controllò così Milano, Napoli, Mantova, i porti toscani (Stato dei Presidi), la Sardegna (promessa a suo tempo alla Baviera dal trattato di Utrecht) e gran parte dei Paesi Bassi spagnoli (conosciuti quindi col nome di Paesi Bassi austriaci). Luigi XIV dovette rinunciare a tutte le conquiste francesi sulla riva orientale del Reno (Breisach, Kehl, Friburgo), e pose fine al suo supporto alla causa di Rákóczi in Ungheria. Strasburgo e l'Alsazia rimasero francesi e l'imperatore cedette Landau a Luigi XIV, riconcedendo anche la giusta dignità agli elettori di Baviera e Colonia malgrado il loro comportamento nella guerra. Il Sacro Romano Impero rientrò nel Trattato di Baden del 7 settembre successivo.[147]

Gli impegni assunti dalla Francia e dall'Austria a Rastadt furono i seguenti:

  1. La Francia riconosceva tutti i nuovi possedimenti asburgici in Italia: il milanese, il napoletano e la Sardegna e riconosceva, altresì, l'assegnazione definitiva all'Impero dei Paesi Bassi spagnoli.
  2. I principi elettori di Baviera e di Colonia venivano reintegrati nei loro possedimenti. Nel trattato la cessione della Sardegna alla Baviera di Massimiliano II Emanuele non viene più menzionata.[148]
Assalto e conquista di Barcellona. Incisione di Martin Engelbrecht.

Le uniche questioni che rimasero insolute furono in Catalonia. Nel principato, infatti, molti sostenevano ancora la candidatura di Carlo III al trono spagnolo, sostenuti in questo dalla presenza in loco ancora di truppe e navi imperiali oltre che a Barcellona, fatto che spinse altre città della regione ad aderire a questa visione politica, anche se spesso riluttanti.[149] A quanti nell'area volevano continuare i combattimenti, sottolineavano in continuazione il fatto che i regni di Aragona e Valencia, come del resto quello della Castiglia, erano soggetti ad un regime che li aveva forzati a cambiare le loro leggi tradizionali e le loro costituzioni storiche, e che sin dalla sua vittoria ad Almansa e la successiva abolizione dei fueros in Aragona e Valencia nel 1707, Filippo V non aveva mostrato alcuna intenzione di rispettare i privilegi tradizionali della Catalonia. Di conseguenza, Barcellona decise di resistere, ma a questo punto della guerra non poté contare sull'aiuto degli alleati. Dopo i negoziati di pace tra le potenze maggiori nemmeno l'Austria né la Gran Bretagna potevano ritornare sul piede di guerra.[150] Per risolvere la situazione, intervennero ancora una volta gli inglesi che coi loro sforzi diplomatici con Filippo V, lo spinsero nel luglio del 1714 – dopo un anno di guerriglia nella regione - ad inviare il duca di Berwick in Catalonia per assediare formalmente Barcellona. Antoni de Villarroel pose una strenua difesa alla città, ma con poche speranze di averla vinta si arrese l'11 settembre Cardona seguì poco dopo. Maiorca sopportò un assedio di nove mesi sino alla sua definitiva resa nel luglio del 1715.[151]

Conclusioni e conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

I trattati di Utrecht e Rastadt, dopo aver parzialmente smembrato l'impero spagnolo, sancirono molti cambiamenti nel rapporto di forze tra le maggiori potenze europee e mondiali dell'epoca. Sinteticamente si potrebbero così riassumere:

  1. Il tramonto definitivo della Spagna come grande potenza, nonostante le colonie d'oltremare fossero rimaste legate alla madrepatria.
  2. Il fallimento delle mire espansionistiche ed egemoniche della Francia di Luigi XIV.
  3. La rinuncia parziale da parte della Francia e a favore dell'Inghilterra di parte dei suoi possedimenti continentali nell'America del Nord, riservandosi soltanto poche presenze nell'area caraibica.
  4. L'affermazione dell'Inghilterra come potenza marittima egemone nel mondo e suo monopolio, unitamente agli olandesi, del controllo sulle rotte commerciali verso l'America e verso l'oriente.
  5. L'affermazione dell'Austria asburgica come prima e più grande potenza presente sul continente europeo.
  6. La nascita del nuovo Regno di Prussia nell'Europa orientale.
  7. L'acquisizione del titolo regio da parte dei Savoia e, nel 1720, allorché si "scambiarono" con gli Asburgo Sicilia e Sardegna (elevata a Regno dall'Imperatore per l'occasione) della quale Vittorio Amedeo II fu il primo a fregiarsi.
  8. L'avvicendamento della dinastia Borbone sul trono di Spagna, dopo due secoli di dinastia asburgica.
  9. L'attracco di un vascello inglese, una volta l'anno, in uno dei porti spagnoli dell'America meridionale, notoriamente chiusi a tutti i Paesi non appartenenti alla Spagna, per poter liberamente commerciare significava l'inizio dello scardinamento delle misure protezionistiche adottate dalla Spagna per favorire le proprie navi nel trasporto delle merci da e verso l'Europa.
Carlo VI, ritratto di Johann Kupezky, 1716.

Con la Germania e l'Italia quali stati cuscinetto con la Francia, l'Austria asburgica mantenne la sua sicurezza ed i suoi interessi in Europa anche dopo la guerra. Oltre alle recenti conquiste nei Balcani, Carlo VI ora regnava su un impero molto vasto. L'Austria si vide riconfermare la sua posizione di grande potenza, anche se la dinastia degli Asburgo si vide privare di alcune delle proprie pretese territoriali: la Spagna venne persa a vantaggio di Filippo V e la Sicilia andò al duca di Savoia (che poi la scambierà per la Sardegna nel 1720). L'acquisizione dei Paesi Bassi spagnoli e di Napoli estese ulteriormente le responsabilità della monarchia oltre i propri tradizionali interessi, rendendo altresì i territori asburgici più vulnerabili nelle loro periferie, in particolare senza l'assistenza delle potenze marittime.[152] In Germania, l'esercito imperiale non fu in grado di recuperare le terre perse dell'Alsazia e della Lorena, ed il Sacro Romano Impero stesso non ottenne vantaggi dalla guerra, ma anzi vi perse dei territori (Landau). Questo era accaduto in gran parte perché l'Imperatore aveva preferito anteporre i propri interessi in Italia ed in Ungheria a quelli degli stati tedeschi. Gli Asburgo otterranno ulteriori territori quando il principe Eugenio sconfisse gli ottomani nella Guerra austro-turca del 1716–18, ma l'influenza di Vienna sull'Impero iniziò ovviamente a declinare, fatto rimarcato dalle politiche interne ed estere di Hannover, Sassonia e Prussia, stati appartenenti alla Germania che però vantavano interessi anche al di fuori di essa e che ora avevano tutti ottenuto il titolo regale che era ormai equiparato a quello di sovrano ricoperto dall'Imperatore.[153]

Re Giorgio I di Gran Bretagna (1660–1727). Artista sconosciuto, 1714. L'ascesa di Giorgio I portò la dinastia degli Hannover a regnare sulla Gran Bretagna.

Il 1 agosto 1714 la regina Anna di Gran Bretagna morì. Malgrado le macchinazioni dei giacobiti, l'Act of Settlement assicurò l'ascesa dei protestanti e l'elettore di Hannover venne prescelto come nuovo sovrano col nome di Giorgio I in Gran Bretagna e Irlanda. Il primo atto di Giorgio I fu quello di ripristinare il duca di Marlborough al ruolo di caitano generale dell'esercito inglese, e da Londra il duca aiutò la riorganizzazione della sconfitta dell'insurrezione giacobita del 1715. Il nuovo re e gli Whigs in generale non dimenticarono mai che i Tories li avevano accusati di aver abbandonato la Grande Alleanza per concludere la Pace di Utrecht unicamente a proprio favore.[154] Piuttosto che affrontare l'accusa di impeachment, Bolingbroke si esiliò in Francia nell'aprile del 1715 per schierarsi col pretendente giacobita, come pure fece il conte di Ormonde nell'agosto di quell'anno. Il conte di Oxford rimase in Inghilterra e venne imprigionato nella Torre di Londra dove rimase per i successivi due anni. Il partito Tory, rimasto senza un capo, non sopravvisse intatto ed iniziò il proprio declino lasciando spazio all'ascesa di Robert Walpole ed a decenni di dominazione Whig nella politica nazionale dell'Inghilterra georgiana.[155]

La Guerra di Successione spagnola fu l'ultima nella quale la Repubblica delle Sette Province combatté tra il novero delle grandi potenze; malgrado i suoi mercanti, banchieri e diplomatici di talento, il paese contava appena tre milioni di abitanti, era sommerso dai debiti e non poté mantenere lo status ricoperto durante il XVII secolo. Esausta da tremendi sforzi di guerra ed economici, la Repubblica non poté più competere con la Gran Bretagna; la marina olandese non poteva essere confrontata con la flotta inglese, che con l'annessione definitiva di Gibilterra e Minorca si era assicurata anche il commercio nel Mediterraneo.[156] Gli olandesi riuscirono comunque a raggiungere il loro principale scopo nella guerra: Il trattato anglo-olandese di Antwerp del 15 novembre 1715 che assicurò agli olandesi una serie di fortezze a mo' di barriera in difesa dei Paesi Bassi austriaci e delle loro terre. L'accordo includeva tra l'altro la chiusura del fiume Scheldt al commercio marittimo, ristabilendo così il dominio olandese sul commercio dell'area. Gli oligarchi olandesi perseguirono per tutto il secolo una politica essenzialmente difensiva e persino neutralista al punto da venire qualificati come una media potenza in Europa.[157]

Ritratto di re Luigi XV di Francia bambino (1710–74), ritratto di Pierre Gobert, c. 1715.

Il 1 settembre 1715 Luigi XIV morì, ponendo fine al suo lunghissimo regno che aveva fatto della Francia la suprema potenza dell'Europa. Il pronipote del Re Sole e unico suo erede sopravvissuto, regnò in Francia col nome di Luigi XV sino alla propria morte nel 1774. Luigi XIV terminò la guerra con un'estensione dei domini francesi al confine est del regno, ma l'assesto finale si dimostrò più favorevole di quanto gli alleati gli avessero predisposto nel 1709/10: la Francia non aveva desistito sulla questione spagnola ed alla fine aveva avuto la meglio ottenendo comunque la corona spagnola per Filippo di Borbone, evitando nel contempo un accerchiamento da parte degli Asburgo.[158] In Nord America la Francia perse dei territori, superata come fu dai coloni inglesi. I francesi continuarono comunque a detenere le colonie del Canada, della Louisiana, di Cape Breton Island e di Prince Edward Island,[159] e quindi a controllare il corso del fiume St Lawrence; centinaia di francesi rimanevano ancora in Acadia.[160] La guerra, ad ogni modo, aveva distrutto le finanze di Luigi XIV sopra ogni limite, e la Francia era stata lasciata con pesanti debiti. Il regno rimase forte, ma non poté mantenere la propria dominazione e soffrì un declino in termini militari ed economici.[161]

Ritratto di Filippo V di Spagna, di Nicola Vaccari, c. 1715.

Il 14 febbraio 1714 la regina spagnola Maria Luisa morì; il 16 settembre Filippo V sposò per procura Elisabetta Farnese, nipote del Duca di Parma. I legami dei Farnese col cardinale Giulio Alberoni, inviato del duca di Parma, segnarono definitivamente la fine del predominio francese su Madrid e l'ottenimento di una totale autonomia di Filippo V nella gestione della politica spagnola.[162] Filippo V aveva perso i territori spagnoli in Italia oltre a Gibilterra e Minorca che lo avevano privato del predominio spagnolo nel Mediterraneo, ma questo fatto gli consentì di concentrarsi maggiormente nel rafforzare la politica interna del proprio stato e la sua centralizzazione. Per le province della Corona d'Aragona questo significò la fine della loro tradizionale autonomia politica assieme alla Spagna castigliana. Questi passaggi furono problematici, in particolare in Catalonia dove, malgrado il mantenimento del diritto privato tradizionale e della lingua locale, il risentimento persistette ancora a lungo.

Le Province Basche ed il Regno di Navarra che avevano supportato il re contro il pretendente asburgico, inizialmente mantennero una certa autonomia di amministrazione interna, ma la centralizzazione del governo non le risparmiò in seguito. Nel 1718, a seguito del tentativo di Filippo V di sopprimere tali privilegi, i Pirenei, i Paesi Baschi e le signorie di Biscaglia imbracciarono le armi per protesta.[163] Filippo V inviò delle truppe e la rivolta (matxinada) venne repressa nel sangue. Malgrado questo successo militare, Filippo V ritornò sui propri passi, facendo retrocedere le proprie truppe entro il fiume Ebro dal 1719. I baschi riuscirono a mantenere le loro istituzioni e leggi tradizionali.[163]

La Spagna, malgrado tutto, crebbe e si rafforzò sotto la guida di Filippo V, tornando appieno a rivestire un ruolo fondamentale nella politica europea.[164]

Si chiudeva, così, dopo oltre un decennio di sanguinosi conflitti, combattuti per terra, per mare e oltre Atlantico, la cosiddetta “guerra di successione spagnola”, forse la vera prima guerra mondiale della storia, la prima in cui il binomio fucile-baionetta soppianta la picca e la cavalleria.

In realtà la Pace di Utrecht lasciò insoluti alcuni problemi, il più importante dei quali era il predominio, o anche solo l'equilibrio delle forze, nel mare Mediterraneo: questo si risolverà con un'altra guerra, la Guerra della Quadruplice Alleanza, che inizierà di fatto alla fine del 1717 su iniziativa spagnola (invasione di Sicilia e Sardegna) e terminerà con la sconfitta di quest'ultima ed il trattato dell'Aia all'inizio del 1720.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Act of Union del 1707 unì le corone d'Inghilterra e di Scozia, andando a formare il Regno di Gran Bretagna. Per gran parte della guerra, gli scozzesi furono sotto paga degli olandesi ed operaro come parte dell'esercito della Repubblica olandese.
  2. ^ Lynn, 1999, p. 271. I numeri indicati sono le forze alleate nel 1702. Vi erano inoltre dei contingenti di stati minori tedeschi non inclusi nel novero.
  3. ^ Al numero delle forze in campo, oltre ai soldati francesi, devono essere comprese le forze spagnole e, almeno inizialmente, contingenti della Baviera e dei Savoia. Lynn, 1999.
  4. ^ «Victimario Histórico Militar. Capítulo VII. De las 16 mayores Guerras y Genocidios del siglo XVIII de 80.000 a 10.000.000 muertos», De re Militari.
  5. ^ (EN) Statistics of Wars, Oppressions and Atrocities of the Eighteenth Century, users.erols.com, 29 novembre 2009.
  6. ^ Joaquim Albareda, La Guerra de Sucesión de España (1700-1714), Barcelona: Crítica, 2010, p. 17
  7. ^ L'Act of Union del 1707 unì Inghilterra e Scozia in unione politica a formare il Regno di Gran Bretagna.
  8. ^ I Borbone di Spagna sul trono grazie a testamento falso, un libro lo svela, su Corriere della Sera. URL consultato il 30 ottobre 2015.
  9. ^ Clark, p. 393.
  10. ^ McKay & Scott, 1984, p. 55; Ingrao, 1994, p. 106; Spielman, 1977, pp. 172-174.
  11. ^ Symcox, 1983, p. 136; McKay & Scott, 1984, p. 55. Se il duca di Lorena avesse rifiutato tale scambio, Luigi XIV aveva pensato di fare tale proposta al duca di Savoia.
  12. ^ Spielman, 1977, pp. 175-176; Ingrao, 1994, p. 106.
  13. ^ Kamen, 2001, p. 3; Spielman, 1977, p. 176.
  14. ^ Hill, 1988, p. 64; Gibbs, G. C: The Revolution in Foreign Policy, in Holmes, 1969, pp. 70-71; Wolf, 1968, p. 511.
  15. ^ Gregg, 2001, p. 126; Wolf, 1968, p. 510-511.
  16. ^ Secondo i termini della Pace di Münster (1648) la Spagna aveva garantito la chiusura permanente del canale dello Scheldt di modo da farne beneficiare il commercio olandese. In cambio gli olandesi avevano promesso di provvedere il necessario aiuto militare contro le incursioni francesi nei territori dei Paesi Bassi spagnoli.
  17. ^ Hattendorf, 1991, p. 17.
  18. ^ Israel, 1998, pp. 969, 975–6; Clark, p. 384.
  19. ^ Wolf, 1962, p. 62; Ingrao, 1994, p. 108.
  20. ^ Gli storici sono ancora oggi divisi sulla condotta di Luigi XIV in questo frangente ritenendolo talvolta arrogante, talvolta ragionevole, fatti che comunque portavano sempre verso l'imminente guerra.
  21. ^ Hattendorf, 1991, p. 16. Istruzioni di Guglielmo III al duca di Marlborough a Le Hague, 26 febbraio 1701.
  22. ^ McKay, 1977, p. 56; Spielman, 1977, p. 186.
  23. ^ Ingrao, 1979, p. 99; McKay, 1977, p. 57; Symcox, 1983, pp. 138-140; Veenendaal, 1950, p. 414;
  24. ^ Symcox, 1983, pp. 134-135, 138-139; McKay, 1977, p. 57; Ingrao, 1979, p. 103.
  25. ^ Spielman, 1977, p. 174; McKay, 1977, p. 57
  26. ^ Spielman, 1977, p. 184; McKay, 1977, pp. 59-63; Symcox, 1983, pp. 139-140.
  27. ^ Ostwald, 2014, pp. 106, 113; Burton, 1968, pp. 18–9.
  28. ^ Hattendorf, 1991, pp. 17-18.; Wolf, 1968, p. 515.
  29. ^ Gregg, 2001, p. 152; Trevelyan, 1930-34, volume I, p. 163.
  30. ^ Gregg, 2001, p. 153; Wolf, 1962, p. 67.
  31. ^ Veenendaal, 1950, p. 415; Trevelyan, 1930-34, volume I, p. 165.
  32. ^ Israel, 1998, p. 969; Veenendaal, 1950, p. 415.
  33. ^ Wolf, 1968, p. 514.
  34. ^ Whaley, 2012, p. 115.
  35. ^ Hattendorf, 1991, p. 27.
  36. ^ Hattendorf, 1991, p. 19; Ostwald, 2014, pp. 105, 106.
  37. ^ Hattendorf, 1991, pp. 20, 27; Ostwald, 2014, p. 123.
  38. ^ Ingrao, 1979, pp. 39-40; Veenendaal, 1950, pp. 410-411.
  39. ^ Francis, 1975, p. 30. La Danimarca siglò il Trattato di Alleanza con l'Inghilterra e gli Stati Generali il 15 giugno 1701 promettendo però la neutralità danese.
  40. ^ Israel, 1998, p. 972; Jones, 1993, pp. 62–63.
  41. ^ Ostwald, 2000, p. 664.
  42. ^ Scouller, 1966, pp. 81–2; Ostwald, 2014, pp. 123-125; Israel, 1998, p. 971. Questi furono i numeri approvati ufficialmente dal parlamento inglese, ma l'armata anglo-olandese ricevette altri 20.000 uomini nel 1703 ed altri 20.000 nel 1709.
  43. ^ Rodger, 2006, p. 608, appendice II; Lynn, 1999, p. 98. La forza della Royal Navy era composta all'epoca in tutto da 225 vascelli.
  44. ^ Simms, 2008, p. 50; Israel, 1998, p. 971.
  45. ^ McKay, 1977, p. 66; Burton, 1968, p. 20.
  46. ^ Clark, p. 385; Kamen, 2001, p. 30.
  47. ^ Lynn, 1999, p. 19; Wolf, 1968, p. 580.
  48. ^ Kamen, 1969, pp. 86–7.
  49. ^ Kamen, 1969, pp. 94-95.
  50. ^ Lynn, 1999, p. 271.
  51. ^ Kamen, 1969, pp. 58-60; Ostwald, 2014, p. 114.
  52. ^ Anche in Germania ad ogni modo vi erano alcune piccole eccezioni favorevoli alla Francia come ad esempio il duca di Brunswick-Wolfenbüttel ed il suo alleato, il duca di Sassonia-Gotha.
  53. ^ Wolf, 1962, p. 64; Veenendaal, 1950, p. 415; Hattendorf, 1991, p. 413.
  54. ^ Letteralmente "piazza d'erba", interpretabile anche come "campo di battaglia". Nell'intento di Vauban era infatti quello il piano di difesa dello stato.
  55. ^ Burton, 1968, pp. 30-37; Lynn, 1999, p. 275; Jones, 1993, pp. 63–66.
  56. ^ Veenendaal, 1950, p. 416; Lynn, 1999, pp. 280-281; Burton, 1968, pp. 40-48.
  57. ^ Lynn, 1999, p. 276; Chandler, 2003, p. 105
  58. ^ Lynn, 1999, pp. 283-284; Chandler, 2003, p. 124.
  59. ^ Lynn, 1999, p. 284; Burton, 1968, p. 52.
  60. ^ Ingrao, 1979, p. 123; McKay, 1977, p. 73.
  61. ^ La battaglia è chiamata anche Seconda battaglia di Höchstädt. Il nome di Blenheim deriva dal villaggio di Blindheim, anglicizzato dalla storiografia alleata in Blenheim, presso il Danubio.
  62. ^ Chandler, 2003, p. 123-125; Jones, 1993, pp. 79-100; Lynn, 1999, pp. 286-294.
  63. ^ Lynn, 1999, pp. 297-298.
  64. ^ Hattendorf, 1979, pp. 158–60; Veenendaal, 1950, p. 422.
  65. ^ Lynn, 1999, pp. 298-299; Burton, 1968, pp. 83-89.
  66. ^ I ribelli vennero repressi in breve, dapprima fuori dalle mura di Monaco di Baviera il 25 dicembre 1705, e poi ad Aidenbach l'8 gennaio 1706. Ingrao, 1994, p. 114.
  67. ^ Ostwald, 2000, pp. 666-677; Veenendaal, 1950, pp. 427-428; Israel, 1998, p. 977.
  68. ^ Lynn, 1999, pp. 312-314.
  69. ^ Veenendaal, 1950, pp. 34-48.
  70. ^ Lynn, 1999, p. 317; Jones, 1993, p. 152.
  71. ^ Rodger, 2006, pp. 173-174; Veenendaal, 1950, p. 435.
  72. ^ Chandler, 2003, pp. 211-212.
  73. ^ Burton, 1968, pp. 134-142; Lynn, 1999, pp. 230-233; Chandler, 2003, pp. 229-239.
  74. ^ McKay, 1977, pp. 64-66; Lynn, 1999, pp. 276-277.
  75. ^ Vittorio Amedeo aveva iniziato la guerra con una forza di 14.000 tra uomini e cavalieri che erano giunti nel 1704 a 26.500. Nel 1710 aveva ridotto le proprie forze a 20.000. (Storrs: Rise of Savoy, 26)
  76. ^ Tra cui il Monferrato - proprietà del defraudato duca di Mantova - ed i distretti milanesi di Lomellina, Valsesia, Alessandria, Valenza e Vigevano.
  77. ^ Symcox, 1983, pp. 140-145; Ingrao, 1979, p. 89. La versione finale del trattato venne siglata nel giugno del 1704.
  78. ^ Symcox, 1983, pp. 144, 146-148; Lynn, 1999, pp. 295.
  79. ^ Ingrao, 1979, pp. 38-41, 76; Ingrao, 1994, pp. 113-114.
  80. ^ Ingrao, 1979, p. 84; Lynn, 1999, p. 309. Ingrao pone le forze del duca di Vendôme a 44.000, e quelle di La Feuillade a 48.000. Lynn pone entrambe le armate francesi a 41.000 uomini.
  81. ^ Ingrao, 1979, pp. 84-85; McKay, 1977, pp. 99-101; Lynn, 1999, pp. 309-310.
  82. ^ Giuseppe I concesse ai Savoia Alessandria, Lomellina, Valsesia e Valenza, e de facto li autorizzò al possesso del Monferrato senza formale investitura all'inizio del 1707; ma le dispute su Vigevano perdurarono per qualche tempo oltre. Ingrao, 1979, p. 90; Symcox, 1983, p. 153.
  83. ^ Ingrao, 1979, pp. 127, 140-141; Trevelyan, 1930-34, volume II, p. 287-288
  84. ^ McKay, 1977, pp. 101-102; Lynn, 1999, p. 310.
  85. ^ McKay, 1977, pp. 102-108; Veenendaal, 1950, p. 433.
  86. ^ Ingrao, 1979, pp. 54-65; McKay, 1977, p. 104.
  87. ^ Ingrao, 1979, pp. 99-116; Stoye, pp. 594–555. Il trattato venne siglato il 15 gennaio 1709, anche se il riconoscimento pubblico da parte di Clemente XI venne fatto il 10 ottobre successivo. Comacchio non venne restaurata all'autorità pontificia sino al 1724.
  88. ^ Symcox, 1983, p. 155.
  89. ^ Rodger, 2006, pp. 165-166; Hattendorf, 1991, p. 20.
  90. ^ Gran parte del prezioso metallo era già stato scaricato dalle navi prima dell'attacco e messo al sicuro.
  91. ^ Francis, 1975, pp. 59-81; Ostwald: Creating the British Way of War, 114. Oltre ad aiuti militari e finanziari, l'ambasciatore inglese, John Methuen, promise a Pietro II concessioni territoriali in Galizia ed Extremadura, tra cui la città di Badajoz. La Spagna sarebbe inoltre stata costretta a rinunciare alle proprie pretese nell'area a nord del Río de la Plata (Godinho, pp. 525–526).
  92. ^ Un terzo trattato sottoscritto il 27 dicembre 1703 aprì i mercati portoghesi alle stoffe inglesi, ed i mercati inglesi al vino portoghese.
  93. ^ Pietro II aveva disposizione un esercito di 15.000 uomini e cavalieri, oltre a 13.000 uomini di forze ausiliarie, pagati dale potenze marittime. Gli alleati dovevano provvedere per il Portogallo forse per 12.000 uomini, ma non fecero mai fede a questa parte del trattato (Francis, 1975, p. 75).
  94. ^ Stoye, p. 591; Veenendaal, 1950, p. 419; Spielman, 1977, p. 190.
  95. ^ Francis, 1975, p. 91; Lynn, 1999, p. 295.
  96. ^ Hugill, 1991, pp. 87–146; Veenendaal, 1950, p. 419; Trevelyan, 1930-34, volume I, p. 302-303.
  97. ^ Il cosiddetto "Patto di Genova" venne siglato il 20 giugno 1705 dal rappresentante inglese Mitford Crowe, e due delegati catalani, Antoni de Peguera i Aimeric e Dominic Perera. Essi comunque non parlarono mai a nome della Catalonia intera.
  98. ^ Kamen, 1969, pp. 242-308; Kamen, 2001, pp. 42-47; Francis, 1975, p. 198-199.
  99. ^ Francis, 1975, pp. 171-194; Hugill, 1991, pp. 156-193.
  100. ^ Francis, 1975, pp. 222, 241; Hugill, 1991, pp. 202, 243; Kamen, 2001, pp. 53-58; Lynn: Wars of Louis XIV, 311
  101. ^ Francis, 1975, pp. 238-246; Hugill, 1991, pp. 247-262; Lynn, 1999, p. 316.
  102. ^ Francis, 1975, pp. 247-249; Hugill, 1991, pp. 263-270; Lynn, 1999, p. 316.
  103. ^ Francis, 1975, p. 249; Lynn, 1999, p. 316.
  104. ^ Hugill, 1991, pp. 271-284; Rodger, 2006, pp. 172-173; Lynn, 1999, pp. 324-325.
  105. ^ Israel, 1998, pp. 970, 974.
  106. ^ Ingrao, 1979, pp. 165-78, 197; Pitt, pp. 446–51; Burton: Marlborough, 142; Wolf, 1968, p. 559.
  107. ^ Ingrao, 1979, pp. 178-181; Lynn, 1999, pp. 325-326; Trevelyan, 1930-34, volume II, p. 399.
  108. ^ Ingrao, 1979, p. 182; Pitt, pp. 452-453; Lynn, 1999, pp. 325-326.
  109. ^ Hussey & Bromley, p. 374; Lynn, 1999, p. 326; Kamen, 2001, pp. 70-72.
  110. ^ Burton: Marlborough, 146–59; Lynn, 1999, pp. 329-335; Jones, 1993, pp. 172-184; McKay, 1977, pp. 123-126. Army strengths taken from Lynn. The size of Villars' army is unclear.
  111. ^ Hill, 1988, p. 124; Chandler, 2003, p. 275.
  112. ^ Veenendaal, 1950, pp. 434, 438-9; Ingrao, 1979, pp. 197-199; McKay, 1977, p. 129.
  113. ^ Ingrao, 1979, pp. 204-208; Veenendaal, 1950, pp. 439, 456; Lynn, 1999, pp. 336-337; Wolf, 1968, p. 596-573.
  114. ^ Trevelyan, 1930-34, volume III, pp. 33-35, 45; Pitt, p. 457.
  115. ^ Gregg, 2001, pp. 218-232; Hill, 1988, pp. 104-106. Il conte di Sunderland era genero del duca di Marlborough.
  116. ^ MacLachlan, p. 200.
  117. ^ Gregg, 2001, pp. 254-259; Hill, 1988, pp. 114-117; Burton, 1968, pp. 119-120.
  118. ^ Gregg, 2001, pp. 298-319; Hill, 1988, pp. 126-131; Simms, 2008, pp. 57-58
  119. ^ Hattendorf, 1991, p. 25; MacLachlan, p. 203.
  120. ^ Chandler, 2003, pp. 278-282; Lynn, 1999, pp. 337-338.
  121. ^ Citazione di Torcy in Kamen, 2001, p. 77.
  122. ^ Hugill, 1991, pp. 301-318; Ingrao, 1979, pp. 211, 212; Lynn, 1999, pp. 339-340.
  123. ^ Lynn, 1999, pp. 340-341; Kamen, 2001, p. 77.
  124. ^ Gregg, 2001, pp. 334-338; Pitt, p. 459; Trevelyan, 1930-34, volume III, pp. 176-182.
  125. ^ MacLachlan, pp. 202-203; Hattendorf, 1991, p. 26; Hill, 1988, p. 151.
  126. ^ Simms, 2008, pp. 62-64; Hattendorf, 1991, p. 344; Trevelyan, 1930-34, volume III, pp. 143-146
  127. ^ Chandler, 2003, pp. 286-299; Lynn, 1999, pp. 341-345; Burton, 1968, pp. 181–182.
  128. ^ Stoye, p. 596; Francis, 1975, p. 355.
  129. ^ McKay, 1977, p. 133.
  130. ^ McKay, 1977, pp. 133-134; Francis, 1975, p. 356.
  131. ^ Hugill, 1991, pp. 334-225, 341-345; Francis, 1975, pp. 342-344.
  132. ^ Hill, 1988, pp. 162-165; Wolf, 1968, p. 581; Pitt, p. 460; Trevelyan, 1930-34, volume III, pp. 182-185.
  133. ^ Hill, 1988, p. 167; Pitt, p. 460
  134. ^ Hill, 1988, pp. 168; Hattendorf, 1991, p. 365; Trevelyan, 1930-34, volume III, pp. 187, 189-190.
  135. ^ Gregg, 2001, p. 347.
  136. ^ Jones, 1993, p. 219; Simms, 2008, pp. 58-62; Trevelyan, 1930-34, volume III, p. 192.
  137. ^ MacLachlan, pp. 199-200; Hill, 1988, pp. 168-173; McKay & Scott, 1984, p. 64.
  138. ^ L'unico figlio vivente di Luigi XIV, il Gran Delfino, era già morto nell'aprile del 1711; il 18 febbraio 1712 morì il primogenito e successore designato del delfino, il duca di Borgogna. Il figlio primogenito di quest'ultimo, il duca di Bretagna, seguì il padre nella tomba a marzo di quell'anno, lasciando il piccolo Luigi quale unico erede della corona.
  139. ^ Wolf, 1968, pp. 582-587; Hill, 1988, pp. 180-104; Gregg, 2001, p. 355.
  140. ^ McKay, 1977, p. 141.
  141. ^ Hattendorf, 1991, pp. 375-379.; Hill, 1988, pp. 182-185.
  142. ^ McKay, 1977, pp. 139-141; Lynn, 1999, pp. 351-354.
  143. ^ Francis, 1975, pp. 349-350; Lynn, 1999, pp. 354-355, 361-362.
  144. ^ McKay, 1977, pp. 141-142; Pitt, p. 477; Veenendaal, 1950, p. 444.
  145. ^ McKay, 1977, pp. 143-144; McKay & Scott: The Rise, 65
  146. ^ Cronaca universale della città di Mantova. Volume IV
  147. ^ Pitt, p. 473; Lynn, 1999, pp. 357-358; Ingrao, 1979, p. 219; McKay, 1977, p. 146.
  148. ^ Vincenzo Bacallar Sanna, La Sardegna Paraninfa della Pace e un piano segreto per la sovranità 1712-1714 (a cura di Sabine Enders), Stuttgart, Giovanni Masala Verlag, 2011, ISBN 978-3-941851-03-0.
  149. ^ Kamen scrive: "… non vi fu un movimento di ribellione generale; l'immagine, coltivata da storiografi romantici successivi, di una rivolta nazionale contro la Castiglia, non ha fondamento di verità". Kamen, 2001, p. 85.
  150. ^ Hugill, 1991, pp. 354-357; Kamen, 2001, pp. 85, 87-88; Trevelyan, 1930-34, volume III, pp. 226-228.
  151. ^ Hugill, 1991, pp. 370-387; Lynn, 1999, pp. 358; Francis, 1975, pp. 379-380.
  152. ^ Ingrao, 1979, p. 220; Ingrao, 1994, p. 121; Hatton, 2001, p. 114.
  153. ^ Ingrao, 1994, p. 120; McKay, 1977, p. 147; McKay & Scott, 1984, p. 99.
  154. ^ Hatton, 2001, p. 105.
  155. ^ Ostwald, 2014, p. 129; Gregg, 2001, p. 399; Holmes, 1969, pp. 231-235.
  156. ^ Israel, 1998, pp. 960, 985-986; Trevelyan, 1930-34, volume III, p. 229; Hatton, 2001, p. 114.
  157. ^ Israel, 1998, p. 978; Veenendaal, 1950, p. 445; McKay & Scott, 1984, p. 100.
  158. ^ Lynn, 1999, p. 359.
  159. ^ Chiamate rispettivamente all'epoca Île St Jean e Île Royale.
  160. ^ Lenman, 2001, p. 41.
  161. ^ Lynn, 1999, pp. 361-362; McKay & Scott, 1984, p. 98.
  162. ^ Hussey & Bromley, p. 380; Kamen, 2001, pp. 80-81, 97.
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