Klemens von Metternich

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« La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle. »
(Klemens von Metternich)
Klemens Wenzel von Metternich
Principe di Metternich

Principe di Metternich


Cancelliere di Stato dell'Impero Austriaco
Durata mandato 25 maggio 1821 –
13 marzo 1848
Capo di Stato Francesco I (1809–1835)
Ferdinando I (1835–1848)
Predecessore Wenzel Anton, Principe von Kaunitz-Rietberg (come Cancelliere di Stato d'Austria nel Sacro Romano Impero)
Successore Conte Franz Anton von Kolowrat-Liebsteinsky (come Ministro-Presidente)

Ministro degli Esteri dell'Impero Austriaco
Durata mandato 8 ottobre 1809–13 marzo 1848
Capo di Stato Francesco I (1809–1835)
Ferdinando I (1835–1848)
Predecessore Conte Warthausen
Successore Conte Ficquelmont

Klemens Wenzel Nepomuk Lothar von Metternich-Winneburg-Beilstein, conte e, dal 1813, principe di Metternich-Winneburg (Coblenza, 15 maggio 1773Vienna, 11 giugno 1859), è stato un diplomatico e politico austriaco, dal 1821 cancelliere di Stato.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Scudo d'arme della famiglia Metternich.

Klemens von Metternich nacque il 15 maggio 1773 da Franz George Karl Metternich, conte di Winneburg e Beilstein, un diplomatico che, dopo aver servito l'arcivescovo di Treviri, era passato al servizio della corte imperiale, e dalla moglie Maria Beatrice Aloisia von Kagenegg (in alternativa von Kageneck)[1].

Battezzato in onore dell'arcivescovo di Treviri, Clemente Venceslao di Sassonia, precedente datore di lavoro del padre, Klemens aveva una sorella maggiore ed era l'erede designato del titolo e dei modesti possessi di famiglia che comprendevano un forte in rovina a Beilstein, un castello a Winneberg, e due tenute agricole, una sita nei pressi di Coblenza, l'altra a Königswart in Boemia[2].

Dal momento che il padre prestava servizio come ambasciatore imperiale presso le corti degli arcivescovi di Treviri, Colonia e Magonza[2], l'educazione del giovane Klemens fu gestita dalla madre e risentì della vicinanza all'ambiente culturale francese tanto che per molti anni Metternich stesso si sentì più a suo agio comunicare in francese rispetto al tedesco; in seguito, tuttavia, il padre affidò il figlio alle cure di un precettore protestante che lo istruì nelle materie accademiche e gli insegnasse il nuoto e l'equitazione e decise di portarlo con sé nelle sue visite ufficiali alla corte[3].

Nell'estate del 1788 Metternich iniziò a studiare giurisprudenza presso l'Università di Strasburgo dove, per qualche tempo, fu ospitato dal principe di Zweibrücken[3]: in questi anni, il tutore lo descrisse come persona "di bell'aspetto, felice ed amabile" ma i contemporanei sottolinearono anche la tendenza ad essere un fanfarone ed un bugiardo[4]. Nel settembre 1790, Metternich lasciò Strasburgo per partecipare all'incoronazione di Leopoldo II a Sacro Romano Imperatore che si sarebbe tenuta il mese seguente a Francoforte: in tale occasione, ricoprì il ruolo di maestro delle cerimonie per conto del collegio comitale cattolico di Westfalia e, sotto l'egida paterna, conobbe il figlio primogenito dell'imperatore, Francesco[4].

Tra la fine del 1790 e l'estate del 1792, Metternich studiò giurisprudenza all'università di Magonza (il cambio di università fu dovuto al fatto che Strasburgo era troppo vicina al confine francese e dunque alla minaccia della rivoluzione); inoltre, nelle pause estive di studio, seguì il padre che era stato nominato plenipotenziario per i Paesi Bassi austriaci[5].

Nel marzo dello stesso anno, l'imperatore Leopoldo morì e suo figlio Francesco salì al trono: il nuovo imperatore fu incoronato a luglio e Metternich, oltre a ricoprire il ruolo di maestro delle cerimonie, ottenne l'onore del primo ballo accanto alla duchessa Luisa di Meclemburgo-Strelitz, futura Regina di Prussia.

Frattanto, la Francia aveva dichiarato guerra all'Austria e dato inizio alla prima coalizione; impossibilitato a proseguire gli studi a Magonza[6], Metternich raggiunse il padre che era stato inviato in missione al fronte[5]: qui diresse l'interrogatorio del ministro della guerra francese, Pierre de Beurnonville, prigioniero degli austriaci, e di diversi membri della commissione nazionale e partecipò come osservatore all'assedio di Valenciennes.

Nei primi mesi del 1794, accompagnò il visconte Desandrouin, tesoriere generale dei Paesi Bassi Austriaci, in Gran Bretagna al fine di negoziare un prestito[7]: durante il soggiorno a Londra, incontrò diverse volte il re e conobbe diversi esponenti della classe dirigente inglese tra cui il primo ministro, William Pitt il Giovane, Charles James Fox ed Edmund Burke[8].

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre del 1794, Metternich fu nominato ministro plenipotenziario per i Paesi Bassi Austriaci ma nel giro di pochi mesi l'esercito francese conquistò pressoché l'intero territorio belga ed avanzò profondamente all'interno della Germania[7]; privato di tutte le proprietà (tranne Königswart), amareggiato dalle vicende e dalle critiche alla politica paterna, Metternich raggiunse i genitori già rifugiatisi a Vienna[9].

Il 27 settembre 1795, a Vienna, sposò la contessa Eleonore von Kaunitz, nipote dell'ex cancelliere Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg[10]. Sebbene fosse un matrimonio combinato dalla madre di Metternich e sebbene lo stesso sposo fosse piuttosto distaccato con la moglie, non vi è motivo di sospettare che Eleonore fosse infelice[11]; il di lei padre, principe Kaunitz, pose due condizioni alle nozze: Eleonore avrebbe continuato a vivere in casa e Metternich avrebbe dovuto rinunciare alla carriera diplomatica fino alla morte del principe[9].

Congresso di Rastatt[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Congresso di Rastatt.

Rimasto a Vienna insieme alla moglie, Metternich riprese gli studi; nel gennaio 1797 nacque sua figlia Maria[11]; nel settembre dello stesso anno, morì il suocero e quindi poté partecipare al congresso di Rastatt prima come segretario del padre e poi come rappresentante del collegio comitale della Westfalia[10]. Rimase a Rastatt fino allo scioglimento del congresso, nell'aprile dell'anno successivo; Eleonore decise di seguire il marito ed a Rastatt diede alla luce due figli, Franz (febbraio 1798) e Klemens (giugno 1799): Klemens però morì pochi giorni dopo la nascita e Franz contrasse una infezione polmonare da cui non si sarebbe mai ripreso[12].

Ambasciatore[modifica | modifica wikitesto]

Dresda e Berlino[modifica | modifica wikitesto]

La sconfitta del Sacro Romano Impero nella seconda coalizione sconquassò gli ambienti diplomatici ed al promettente Metternich fu offerta una scelta tra tre incarichi: la rappresentanza presso la Dieta Imperiale; l'ambasciata a Copenaghen o a Dresda, presso l'Elettore di Sassonia; nel gennaio 1801, Metternich scelse l'ambasciata a Dresda, a febbraio scrisse un memorandum diretto al principe elettore, visitò la tenuta di Königswart ove si trattenne fino al 4 novembre, quando assunse ufficialmente l'incarico[12].

In ogni caso, il memorandum passò pressoché inosservato dal momento che il principe elettore, Federico Augusto, persona assai ritirata, intendeva mantenere un contegno strettamente neutrale e di ciò ne risentiva l'ambiente diplomatico al punto che l'ambasciatore inglese, Sir Hugh Elliot, consigliò a Metternich di inventare il contenuto dei dispacci[13].

Tuttavia, nonostante la noia dell'ambiente di corte, Metternich si consolò con un'amante, Katharina Bagration, da cui ebbe una figlia, Klementine, che fu riconosciuta tanto dal padre tanto dalla sempre paziente Eleonore[14]che, nel gennaio 1803, partorì un maschio, Viktor[12]. Ebbe, infine, modo di conoscere Friedrich Gentz, [15] un pubblicista che avrebbe servito servito Metternich sia come confidente sia come critico per i successivi trenta anni oltre che di stabilire diversi legami con importanti personaggi politici polacchi e francesi[16].

A seguito della Reichsdeputationshauptschluss[17] la famiglia Metternich ottenne il titolo di principe, un seggio alla Dieta imperiale oltre a nuove proprietà a Ochsenhausen.

Nel frattempo, a seguito di un nuovo rimpasto diplomatico, Metternich fu inviato alla ben più prestigiosa legazione del Regno di Prussia prendendo l'incarico ufficialmente nel novembre dello stesso anno[16]. Arrivò a Berlino in un momento assai critico per la diplomazia europea preoccupata per le sempre più evidenti ambizioni espansionistiche di Napoleone Bonaparte [15]che avevano messo in allarme lo Zar di Russia, Alessandro I, e l'Imperatore Francesco.

Nell'autunno del 1804, l'Imperatore Francesco II decise di concordare un'azione congiunta con lo Zar di Russia entro il mese di agosto del 1805 e di costituire la Terza Coalizione: a Metternich fu affidato il compito, ritenuto quasi impossibile, di convincere la Prussia ad unirsi alla coalizione. Tale incarico, già ritenuto arduo all'inizio, divenne impossibile dopo la vittoria francese nella battaglia di Austerlitz che indusse il re di Prussia, Federico Guglielmo III ad allinearsi con i francesi[18].

Parigi[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della disfatta, Johann Philipp von Stadion divenne nuovo ministro degli esteri e questo permise a Metternich di assumere l'incarico di ambasciatore presso lo Zar. In ogni caso, non si recò mai in Russia poiché, a seguito delle pressioni di Napoleone, Metternich fu scelto quale nuovo ambasciatore a Parigi, incarico estremamente prestigioso e ben retribuito[19].

Finalmente, dopo un arduo viaggio, nell'agosto del 1806, raggiunse Parigi dove fu ricevuto dal barone von Vincent e da Engelbert von Floret che sarebbe divenuto uno dei suoi più stretti consiglieri; il 5 agosto, incontrò il ministro degli esteri francese, Charles Maurice de Talleyrand e cinque giorni, a Saint-Cloud, fu ricevuto dallo stesso Napoleone.

Durante la guerra della quarta coalizione, che attirò l'attenzione di Talleyrand e di Napoleone verso la Prussia e la Russia, Metternich fu raggiunto dalla moglie e dai figli ma in ogni caso la loro presenza non gli impedì di coltivare le sue relazioni con la corte e le sue liason con Carolina Bonaparte e con Laure Junot[20][21].

Dopo le Pace di Tilsit del luglio 1807 Metternich osservò che la posizione dell'Austria in Europa fosse estremamente più vulnerabile, ma riteneva l'accordo tra la Russia e la Francia non sarebbe durato a lungo. Nel frattempo, intavolò trattative serrate con il nuovo (e non molto accomodante) ministro degli esteri, Jean-Baptiste Champagny, in merito ai forti francesi sul fiume Inn; nei mesi successivi il suo prestigio crebbe ancor di più e Metternich, conscio dell'inevitabilità di un conflitto con Napoleone, cercò di prospettare allo Zar Alessandro I una alleanza russo-austriaca contro ma, in ogni caso, lo zar, impegnato in altri conflitti, declinò[22].

Napoleone riceve il barone von Vincent al Congresso di Erfurt.

Le intuizioni di Metternich in merito alla guerra si dimostrarono esatte[23]: infatti, Napoleone, presto seguito dagli avversari, diede corso al riarmo ed al Congresso di Erfurt (cui Metternich non poté partecipare a causa del veto diretto di Napoleone) tentò, senza esito, di convincere la Russia ad invadere l'Austria[24]. Alla fine del 1808, Metternich fu richiamato a Vienna per cinque settimane per riferire direttamente alla corte in merito alla coesione dell'esercito francese, ai rapporti tra Francia e Russia e alla possibilità, per i francesi, impegnati nella guerra peninsulare, di poter mobilitare un esercito per combattere in Europa centrale[23].

A seguito della dichiarazione di guerra da parte dell'Imperatore d'Austria Francesco II, atto di inizio della guerra della quinta coalizione, Metternich fu arrestato in rappresaglia per l'analoga misura adottata dall'imperatore contro l'ambasciatore francese di Vienna ma in ogni caso gli fu permesso di tornare in Austria sotto scorta; finalmente, a seguito della conquista francese di Vienna, fu condotto nella capitale austriaca e scambiato con i diplomatici prigionieri francesi[24].

Ministro degli esteri[modifica | modifica wikitesto]

Distensione con Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in Austria, Metternich fu testimone alla sconfitta dell'esercito austriaco al battaglia di Wagram; Stadion rassegnò le dimissioni da ministro degli Esteri e l'imperatore offrì immediatamente il posto a Metternich; Metternich, però, preoccupato che Napoleone avrebbe approfittato del cambio ministeriale per chiedere condizioni di pace più dure, chiese di diventare ministro di stato (fu nominato l'8 luglio) con l'intesa che avrebbe condotto le trattative con i francesi e che avrebbe assunto il ministero degli esteri solo alla fine dei negoziati[25].

Durante i colloqui di pace ad Altenburg, Metternich, per salvare la monarchia austriaca, presentò proposte favorevoli alla Francia; Napoleone, tuttavia, irritato dalla posizione austriaca in merito al futuro della Polonia, esautorò progressivamente Metternich, preferendogli il principe Liechtenstein. L'8 ottobre dello stesso anno, in ogni caso, Metternich fu nominato ministro degli esteri e della casa imperiale[25]. Nei primi mesi del 1810, Metternich fu coinvolto in uno scandalo quando divenne nota la sua relazione precedente con Laure Junot ma, anche per via del comportamento condiscendente della moglie Eleonore, non vi furono conseguenze.

Durante i colloqui di pace a Altenburg, Metternich ha presentato proposte pro-francesi per salvare la monarchia austriaca. Napoleone, tuttavia, non amava la sua posizione sul futuro della Polonia, e Metternich fu gradualmente spostato dal procedimento da principe . Ben presto ripreso influenza, tuttavia, l'8 ottobre, come ministro degli Esteri (e, in aggiunta quella di Ministro della Casa Imperiale). Nei primi mesi del 1810 vicenda prima di Metternich con Junot è diventato pubblico, ma, a causa della comprensione di Eleonore, lo scandalo è stato minimo. [26]

Matrimonio di Napoleone e Maria Luisa d'Asburgo; le nozze furono prospettate e sostenute da Metternich come mezzo per salvaguardare l'esistenza dell'impero d'Austria.

Non appena divenne ministro degli esteri, Metternich (ancorché in seguito avrebbe negato ciò) fece pressioni affinché Napoleone preferisse le nozze con Maria Luisa d'Asburgo rispetto a quello con Anna Pavlovna Romanova, sorella minore dello Zar; entro il 7 febbraio, Napoleone diede il suo assenso[26].

Dopo le nozze per procura, celebrate l'11 marzo, Metternich accompagnò la sposa a Parigi, si ricongiunse alla moglie e alla famiglia, rimasti là dal tempo della guerra e cercò di rinegoziare con l'imperatore francese i pesanti termini del trattato di Schönbrunn[26]; ottenne alcune concessioni: due trattati commerciali, il differimento del pagamento della indennità di guerra, la restituzione di alcuni beni appartenenti a nobili tedeschi in servizio presso l'imperatore ed, infine, la possibilità di aumentare il numero degli effettivi dell'esercito austriaco a 150.000 soldati (ancorché le pesanti condizioni economiche impedissero ogni aumento delle spese militari)[27].

Alleanza con la Francia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 1810, Metternich tornò a Vienna dove, nel frattempo, aveva perso parte del suo prestigio e della sua popolarità: la sua influenza fu limitata alla politica estera e ogni tentativo di reintrodurre il consiglio di stato fu respinto dall'imperatore Francesco[26].

Convinto che l'Austria fosse troppo debole per sostenere il confronto con napoleone, Metternich respinse la proposta di alleanza offertagli dallo Zar Alessandro e, il 14 marzo 1812, stipulò un accordo con lo stesso Napoleone con il quale garantì all'imperatore francese 30.000 soldati austriaci; in ogni caso, i termini dell'accoro erano stati più generosi rispetto al trattato analogo da poco stipulato dalla Prussia e questo diede a Gran Bretagna e alla Russia la garanzia che l'Austria avrebbe mantenuto il suo impegno di frenare le ambizioni napoleoniche[28]. Nel maggio del 1812, accompagnò l'Imperatore Francesco II all'incontro finale con Napoleone, l'ultimo prima della campagna di Russia[29].

L'incontro di Dresda si rivelò fallimentare e Metternich, allo scopo di aumentare il prestigio dell'impero austriaco, propose colloqui di pace generali con tutte le potenze: nel corso dei prossimi tre mesi, approfittando del sempre più disastroso andamento della spedizione francese in Russia, prese lentamente le distanze dalla Francia, mantenne un contegno equidistante da Prussia e Russia e, timoroso dell'avanzata russa, perorò un compromesso che salvaguardasse la Francia[30][31]

Napoleone, tuttavia, decise di proseguire il combattimento contro la sesta coalizione; l'alleanza con la Francia si concluse nel febbraio del 1813 quando Metternich convinse l'imperatore Francesco II ad adottare una linea di neutralità armata[30].

Neutralità[modifica | modifica wikitesto]

Meno entusiasta della svolta antifrancese rispetto all'imperatore Francesco, Metternich cercò di perorare una proposta di compromesso che, nel novembre 1813, presentò a Napoleone in un incontro a Francoforte: Bonaparte avrebbe conservato il titolo imperiale ma avrebbe dovuto rinunciare alle conquiste in Italia, Germania e Pesi Bassi; Napoleone, tuttavia, confidando nell'esito vittorioso della guerra, perse tempo (infatti, avrebbe accettato il compromesso quando ormai gli alleati erano alle porte di Parigi ed erano dunque propensi a termini ben più duri di quelli prospettati a Francoforte)[32].

Nel frattempo, i rapporti tra gli alleati non erano buoni: la Gran Bretagna, diffidente, rifiutò di rinunziare all'iniziativa militare e quasi nessuno appoggiava la proposta di compromesso con Napoleone che veniva considerata da Metternich come soluzione ottimale per garantire un equilibrio tra potenze[33] che non danneggiasse l'Austria[31].

Non potendo convincere gli inglesi, Metternich inviò le proposte solo a Francia e Russia ma non ottenne nulla tranne una tregua provvisoria dopo che Napoleone ottenne le sue ultime vittorie a Lützen (2 maggio) e Bautzen (20-21 maggio); tuttavia, già dal mese di aprile, sia pure con estrema riluttanza, Metternich appoggiò le proposte di riarmo dell'esercito austriaco in previsione di un futuro intervento diretto nel conflitto[33].

A giugno dello stesso anno, Metternich si recò a Gitschin in Boemia per gestire direttamente i negoziati con i francesi e con la Russia: nel corso delle trattative, il ministro degli esteri francese, Hugues-Bernard Maret, rimase elusivo ma Metternich fu comunque in grado di incontrarsi personalmente con lo Zar il 18 ed il 19 giugno nei pressi di Opotschna; sempre a Gitschin, intanto, intraprese una profonda relazione con Wihelmine di Sagan, cui avrebbe continuato a scrivere anche dopo la separazione[34].

Considerando la posizione attendista dei francesi, Metternich decise di continuare i negoziati con i Russi che ben presto si tradussero nella convenzione di Reichenbach in cui si affermava: Lubecca e Amburgo sarebbero tornate città libere, la Francia avrebbe rinunciato al controllo della Confederazione Renana, la Prussia sarebbe tornata ai confini precedenti, la Russia avrebbe annesso la Polonia, l'Austria, in cambio del suo intervento in guerra a fianco della Russia e degli alleati, avrebbe ottenuto le province illiriche[35].

Poco dopo, Napoleone invitò Metternich a Dresda per un incontro preliminare, il 26 giugno 1813 in cui fu stabilito che da luglio ad agosto si sarebbe tenuta a Praga una conferenza che avrebbe redatto un accordo definitivo[36]. La mossa, non concordata con la Russia, irritò i membri della sesta coalizione ma, in ogni caso, non ebbe alcun esito perché Napoleone non diede ai suoi delegati, Armand Caulaincourt e Louis Marie Narbonne Lara, poteri sufficienti per trattare[36]; allora, Metternich inviò un ultimatum all'imperatore e il 12 agosto l'Austria dichiarò guerra alla Francia[34].

Guerra della Sesta Coalizione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'ingresso in guerra, Metternich si sforzò di tenere coesa la coalizione e di frenare lo slancio espansionistico dei Russi; in tale ottica, perorò ed ottenne la nomina del generale austriaco, Karl Philipp Schwarzenberg, quale comandante supremo degli eserciti congiunti degli alleati; poi, con il trattato di Teplitz, ottenne che il destino della Francia, Italia e Polonia fosse posposto alla fine del conflitto[37].

Nel frattempo, nonostante i rapporti freddi con gli inglesi che al momento sovvenzionavano Prussia e Russia, le forze della coalizione ripresero l'offensiva che si concluse il 18 ottobre 1813 con la vittoria nella battaglia di Lipsia[37]; a seguito del successo, Metternich ricevette il titolo di principe[5]. Il 2 dicembre dello stesso anno, Napoleone decise di accettare i negoziati, il cui inizio, tuttavia, fu rinviato all'arrivo del ministro degli esteri inglese, Robert Stewart, visconte Castlereagh[37].

Poco prima dell'inizio dei colloqui di pace, precisamente il 22 dicembre, gli alleati attraversarono il Reno e Metternich, dopo una breve visita alla moglie e alla famiglia per il Natale, partì per Basilea per incontrare gli altri rappresentanti dei paesi della coalizione; le trattative furono estremamente combattute: lo Zar premeva per garantire la corona svedese a Jean Bernadotte e per restaurare i Borboni sul trono di Francia; Metternich, al contrario, favoriva il mantenimento della dinastia Bonaparte-Asburgo, se non sotto Napoleone, almeno sotto il figlio; poi, incontratosi con il ministro degli esteri inglese Castlereagh, cercò di concordare una posizione comune[38].

Dopo i colloqui con Castlreagh, Metternich incontrò nuovamente lo Zar il quale, pur chiedendo una ulteriore avanzata verso Parigi, si dimostrò accomodante alle richieste; in ogni caso, le trattative, a seguito di una momentanea crisi del fronte (battaglia di Montereau), furono sospese[38].

A metà marzo del 1814, a seguito della battaglia di Laon, riprese l'avanzata degli eserciti della coalizione e con essa le trattative: in assenza di prussiani e francesi, fu stabilito che, dopo la fine di Napoleone, la Francia sarebbe tornata ai Borbone[39]; il 30 marzo, Parigi capitolò nelle mani russe e agli inizi di aprile Napoleone decise di abdicare[38].

In ogni caso, mentre Metternich trattava con gli inglesi, i Russi imposero a Napoleone il Trattato di Fontainebleau e Metternich non poté far altro che accettarlo, almeno momentaneamente, per poi ridiscuterlo nella pace definitiva allo scopo di frenare l'ascesa russa e di contenere l'influenza prussiana in Germania[40].

Tali scopi furono pienamente raggiunti: infatti, l'Austria riuscì ad assicurarsi immediatamente i territori perduti a seguito della pace di Presburgo mentre le proposte russo-prussiane di spartizione dei territori polacchi e tedeschi furono rimandate[41]. Il 30 maggio fu firmato finalmente il trattato di Parigi che, sotto l'influenza inglese e di Metternich stesso, attenuava le condizioni pesanti imposte a Fontainebleau[39]

Dopo il trattato di Parigi, Metternich, insieme allo zar Alessandro e accompagnato da Wilhelmine di Sagan, si recò in Gran Bretagna dove poté consolidare i rapporti con gli inglesi (aiutato dal fatto che lo Zar si comportò in modo scostante ed offensivo) ed ottenne numerosi onori privati, tra cui la laurea honoris causa in legge presso Università di Oxford[41],

Infine, fu stabilito che i negoziati definitivi si sarebbero tenuti a Vienna e sarebbero iniziati il 15 agosto; dopo un breve soggiorno a Parigi per un incontro con la moglie di Napoleone, Maria Luisa, Metternich tornò dalla famiglia in Austria ove fu accolto da grandi celebrazioni e feste[41].

Il Congresso di Vienna[modifica | modifica wikitesto]

Metternich fu uno dei principali negoziatori durante il Congresso di Vienna (4 ottobre 1814 - 9 giugno 1815). In quel contesto espresse chiaramente la sua visione politica e la sua idea confederativa che aveva della monarchia asburgica, fatta di tanti stati dotati di un alto livello di autonomia[42]. A livello internazionale, invece, mostrò di accettare il principio di legittimità e fece accettare il principio di equilibrio (secondo il quale si voleva creare nella nuova Europa un equilibrio di forze che scoraggiasse eventuali ambizioni di dominio su tutto il continente).

In quel periodo ebbe un aspro diverbio con lo zar Alessandro I di Russia, i cui piani per la Polonia impaurivano fortemente il ministro austriaco. I tentativi di Metternich di creare un fronte compatto con il visconte Castlereagh e Hardenberg, il cancelliere prussiano, per opporsi ai piani di Alessandro I fallirono a causa dell'opposizione della Prussia che non voleva attriti con la Russia. Metternich sorprese la Prussia firmando un'alleanza con Castlereagh e Talleyrand, l'inviato francese, il 3 gennaio 1815, per dissuadere, anche a costo della guerra, l'annessione della Sassonia da parte della Prussia che era prevista come compensazione in cambio di terre polacche che sarebbero state date ad Alessandro I. Se ciò salvò il regno di Sassonia, non impedì ad Alessandro I di ottenere quasi tutto ciò che desiderava della Polonia.

Nel contempo Metternich negoziò con la Prussia, la Baviera, il Württemberg e Hannover, la creazione della Confederazione Tedesca, che contava 39 stati, contro i 300 che facevano parte del Sacro Romano Impero sciolto dieci anni prima. Metternich, inoltre, fu l'artefice della Santa Alleanza, che pure deve l'idea e il nome allo zar Alessandro: un accordo per governare i popoli conformemente alla carità cristiana, ma di fatto per reprimere le rivolte popolari. Se uno stato subiva disordini rivoluzionari, infatti, gli altri erano autorizzati ad intervenire militarmente per prevenire il contagio e ristabilire il potere legittimo. Tutti gli stati vi aderirono tranne l'Impero Ottomano (non cristiano), lo Stato Pontificio (il Papa disapprovava questo ecumenismo ante litteram) e il Regno Unito, ma di fatto fu un'alleanza reazionaria tra Austria, Prussia e Russia, allargata alla Francia.

Il Congresso approvò i suoi verbali finali il 9 giugno 1815, nove giorni prima della battaglia di Waterloo. Il nuovo Trattato di Parigi, siglato il 20 novembre 1815, sostituì quello di 18 mesi prima, recependo i verbali del Congresso. Negli anni successivi al Congresso di Vienna, l'impegno maggiore di Metternich fu quello di mantenere gli equilibri raggiunti, e di difendere i diritti delle monarchie e degli imperi in contrasto con i nascenti sentimenti democratici dell'epoca. Josef von Hudelist prese in pratica il suo posto agli affari interni, essendo il cancelliere sempre impegnato in viaggi e missioni diplomatiche. Il Congresso della Santa Alleanza si riunì periodicamente fino al 1822, quando ebbe luogo il Congresso di Verona, ma perse di rilevanza con la morte dello zar Alessandro il 1º dicembre 1825 e le rivoluzioni francese e belga del luglio e agosto 1830.

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

I moti del 1848 e le ribellioni in Ungheria segnarono la sua fine politica: movimenti sovversivi a Vienna chiesero la sua rimozione e la ottennero il 18 marzo; Metternich e la sua terza moglie lasciarono il paese. Tornò tre anni dopo e benché non avesse alcun titolo restò consigliere dell'Imperatore Francesco Giuseppe d'Austria. Morì a Vienna l'11 giugno 1859 dopo aver visto l'ultimo schiaffo morale giocato all'Austria nella Battaglia di Magenta.

L'uomo politico[modifica | modifica wikitesto]

Metternich nel 1808, all'epoca del Congresso di Erfurt.
« Coltissimo, scettico, arguto ed anche beffardo, era un ideale allievo dell'illuminismo prerousseauiano, più vicino in fondo ai liberali da lui perseguitati che ai romantici suoi alleati. »
(Ladislao Mittner[43])

Metternich fu tra coloro che fondarono il realismo politico, o Realpolitik, fautore di una politica dell'equilibrio, nonché un maestro della tecnica e dello stile diplomatico. Al tempo stesso, mise questa sua maestria al servizio di una visione reazionaria. La visione conservatrice di Metternich riguardo alla natura dello stato influenzò le conclusioni del Congresso di Vienna.

Egli credeva che dal momento in cui la gente fosse stata informata delle antiche istituzioni, le rivoluzioni nazionali come quelle in Francia e in Grecia sarebbero state illegittime. Il principio di legittimità giocò un ruolo vitale nella restaurazione degli antichi stati come lo Stato Pontificio in Italia e la resurrezione della monarchia borbonica in Francia sotto Luigi XVIII. Attraverso i Deliberati di Karlsbad (1819), Metternich introdusse misure che limitavano fortemente il processo liberale, con una politica, ad esempio, di controllo delle attività di professori e studenti, che lui considerava tra i responsabili della diffusione di idee liberali radicali.

Metternich e l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 agosto 1847 Metternich scrisse, in una nota inviata al conte Dietrichstein, la famosa e controversa frase:

« L'Italia è un'espressione geografica[44] »
(Klemens von Metternich)

Tale frase venne ripresa l'anno successivo dal quotidiano napoletano Il Nazionale, riportandola però in senso dispregiativo: «L'Italia non è che un'espressione geografica»; nel pieno dei moti del '48 i liberali italiani si appropriarono polemicamente di questa interpretazione utilizzandola in chiave patriottica per risvegliare il sentimento anti-austriaco negli italiani.

Gli storici sono abbastanza concordi nel riconoscere in tale affermazione la constatazione di uno stato di fatto piuttosto che una connotazione negativa: dal punto di vista politico infatti, lo statista austriaco (che concepiva l'Impero asburgico come una confederazione di stati con vario grado di autonomia) vedeva come l'Italia fosse «composta da Stati sovrani, reciprocamente indipendenti» (così proseguiva nel testo della nota), così come lo era la Germania. Più che un arrogante disprezzo nei confronti dell'Italia e di coloro che puntavano alla sua unificazione, a muovere Metternich era il calcolo politico di mantenere divisa la penisola, permettendo al suo paese di esercitare una stretta influenza (diretta e indiretta) sugli stati italiani.

« In Europa allo stato attuale esiste un solo vero uomo politico, ma disgraziatamente è contro di noi. È il conte di Cavour. »
(Klemens von Metternich)

Nel ventunesimo secolo il suo palazzo a Vienna è sede dell'Ambasciata italiana.

Giudizio storico[modifica | modifica wikitesto]

« Nelle sue voluminose memorie Metternich assume spesso la posa di uomo di pensiero. Se lo fosse veramente stato, si sarebbe accorto che la sua opera andava contro la Storia, di cui pretendeva di invertire il corso. Ma a questo era portato dal suo temperamento ed educazione. Per lui la parola libertà non era che un sinonimo di anarchia alla quale non vedeva altra alternativa che un ordine basato sull'autorità e la tradizione. Tutta la vita spese a puntellare l'una e l'altra sino a fare dell'Austria la Cina dell'Europa, un fossile isolato in un mondo avviato alle libertà individuali e alle indipendenze nazionali. Ma al servizio di questa causa sbagliata, egli mise incomparabili doni di tempismo, d'intelligenza, di zelo e di onestà. Non aveva la spregiudicatezza e lo spirito tagliente di Talleyrand ma nemmeno la sua disponibilità al doppio gioco e la sua arrendevolezza agli interessi personali. Talleyrand non credeva a nulla e quindi era sempre pronto a tradire chiunque. Metternich rimase sempre specchiatamente fedele al suo Paese e al suo Sovrano, credeva in ciò che faceva anche se era sbagliato. »
(Indro Montanelli, l'Italia Giacobina e Carbonara, pp. 189-190)

Nel corso dei secoli la figura di Metternich fu oggetto di un intenso dibattito storico che generalmente viene riassunto nella divisione tra coloro i quali considerarono la sua politica interna repressiva come un inutile tentativo di impedire il progresso storico e, invece, coloro che lodarono le abilità politiche e diplomatiche del cancelliere.

In particolare, nel corso del XIX secolo, Metternich fu pesantemente denigrato come quell'uomo che soffocò la nascita di realtà costituzionali e liberali tanto nell'Impero Austriaco tanto in Germania e nell'Europa centrale e che, reprimendo ogni moto riformatore mediante l'istituzione di un rigido apparato poliziesco e di una rete di spionaggio dei gruppi di opposizione, non fece altro che accentuare gli odi ed i risentimenti tra le varie nazionalità che componevano l'impero asburgico: in altri termini, secondo questi storici, la mancata nascita di un regime liberale rappresentativo non fece altro che alimentare le pulsioni nazionalistiche che avrebbero portato alla caduta dell'impero[45] [46] [47]. Secondo alcuni storici, la sua opposizione al Reform Bill del 1832 non è una dimostrazione del fatto che la sua politica si fosse arenata ad una battaglia inutile contro ogni istanza progressista dell'epoca[48].

Al contrario, nel XX secolo la sua opera fu in parte rivalutata (in particolare dopo gli studi di Heinrich von Srbik) e dopo la Seconda guerra mondiale quando la dottrina storica prese a considerare i suoi tentativi di costruire un assetto europeo stabile e pacifico ed il fatto che, mediante una sapiente rete di alleanze, fosse riuscito ad impedire una predominanza russa nell'Europea centro-orientale, riuscendo laddove i suoi successori avrebbero fallito 130 anni dopo di lui; dunque, come sostenuto dal suo biografo, Srbik, Metternich non fece altro che perseguire legalità, cooperazione internazionale e dialogo riuscendo a garantire oltre trent'anni di pace[49]. Alcuni autori, inoltre, come Peter Viereck e Ernst B. Haas andarono oltre, dando credito a Metternich di idee ed opinioni più tolleranti ma che queste ben poco poterono contro l'assetto politico dell'impero austriaco[50].

Di recente, infine, parte della dottrina storica ha sottolineato che Metternich aveva in realtà una influenza minore tanto nella vita politica imperiale tanto nello scacchiere internazionale; ad esempio, A. JP Taylor mise in dubbio che Metternich fosse l'"onnipotente cancelliere" che spesso era stato descritto dagli storici del secolo precedente, mentre Robin Okey, critico di Metternich, osservò che, sullo scenario internazionale, il cancelliere non aveva altro che la propria capacità di persuasione e che difettava tanto di doti amministrative[51] tanto di una capacità di perseguire con coerenza un indirizzo politico [45]. In ogni caso, è rimasta pressoché intatta l'opinione secondo cui Metternich fu, insieme a Visconte Castlereagh e a Talleyrand, uno dei maestri della diplomazia ottocentesca grazie al suo acume politico e al carattere vivace che lo rendeva forse inadatto aad una visione tattica di corto raggio ma perfetto per una visione strategica nel lungo periodo incentrata sull'obbiettivo di mantenere un equilibrio europeo[50][48][52].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Stemma

Onorificenze austriache[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro (austriaco)
Cavaliere di Gran Croce con brillanti dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce con brillanti dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria
Croce al merito civile del 1813/1814 in oro - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito civile del 1813/1814 in oro

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Senatore di Gran Croce del Sacro Imperiale Angelico Ordine Costantiniano di San Giorgio (Ducato di Parma e Piacenza) - nastrino per uniforme ordinaria Senatore di Gran Croce del Sacro Imperiale Angelico Ordine Costantiniano di San Giorgio (Ducato di Parma e Piacenza)
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Andrea
Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky
Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine di Sant'Anna
Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Insigne e Reale Ordine di San Gennaro
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore
Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito (Regno delle Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce del Reale Ordine di San Ferdinando e del Merito (Regno delle Due Sicilie)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante
— 1814
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Rossa
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini
— 12 aprile 1814
Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Giuseppe
Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Sant'Uberto
Cavaliere dell'Ordine della Fedeltà - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Fedeltà
Cavaliere di Gran Croce d'onore e devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce d'onore e devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta
Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (classe di pace)
— 1842

Opere in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Memorie, Collana Saggi n.48, Torino, Einaudi, 1943.
  • Memorie, introduzione, trad. e note di Gherardo Casini, prefazione di Francesco Perfetti, Collana Storia e politica.Fonti e documenti, Roma, Bonacci editore, 1991, ISBN 978-88-7573-236-3.
  • Il mio testamento politico, trad. G. Casini, Collana Heliopolis, Tabula Fati, 2002, ISBN 978-88-87220-89-6.
  • Ordine ed equilibrio. Antologia di scritti, a cura di G. De Rosa, Collana I miti, Torre del Greco, ESA, 2012, ISBN 978-88-95430-32-4.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cecil, pp. 72-73.
  2. ^ a b Palmer, pp. 5-8.
  3. ^ a b Palmer, pp. 10-12.
  4. ^ a b Palmer, pp. 12-16.
  5. ^ a b c de Sauvigny, pp. xiii-xvii.
  6. ^ Palmer, pp. 16-22.
  7. ^ a b Palmer, pp. 22-25.
  8. ^ Cecil, p. 76.
  9. ^ a b . Palmer, pp. 25-27.
  10. ^ a b Cecil, pp. 78-79.
  11. ^ a b Palmer, pp. 27-31.
  12. ^ a b c Palmer, pp. 31-37.
  13. ^ Palmer, pp. 36-38.
  14. ^ Palmer, pp. 36-37.
  15. ^ a b Cecil, pp. 85-87.
  16. ^ a b Palmer, pp. 37-40.
  17. ^ Risoluzione ratificata dalla Dieta Imperiale il 24 maggio 1803 tramite la quale furono secolarizzati oltre settanta principati vescovili e furono abolite oltre 45 città imperiali al fine di compensare quei principi tedeschi che avevano perso i territori oltre il Reno, annessi alla Francia.
  18. ^ Palmer, pp. 40-44.
  19. ^ Palmer, pp. 44-47.
  20. ^ Palmer, pp. 47-56.
  21. ^ Cecil, p. 93.
  22. ^ Palmer, pp. 56-61.
  23. ^ a b Cecil, p. 98.
  24. ^ a b Palmer, pp. 61-69.
  25. ^ a b Palmer, pp. 69-72.
  26. ^ a b c d Palmer, pp. 72-77.
  27. ^ Palmer, p. 77.
  28. ^ Cecil, p. 125.
  29. ^ Palmer, pp. 78-86.
  30. ^ a b Palmer, pp. 86-92.
  31. ^ a b Ford, p. 221.
  32. ^ (EN) Stephen T. Ross, European Diplomatic History 1789-1815: France against Europe, 1969, p. 341-344.
  33. ^ a b Palmer, pp. 92-96.
  34. ^ a b Palmer, pp. 96-102.
  35. ^ Palmer, p. 97.
  36. ^ a b Cecil, pp. 134-135.
  37. ^ a b c Palmer, pp. 103-107.
  38. ^ a b c Palmer, pp. 107-117.
  39. ^ a b Ford, p. 257.
  40. ^ Palmer, pp. 118-123.
  41. ^ a b c Palmer, pp. 123-129.
  42. ^ Zeffiro Ciuffoletti, Federalismo e regionalismo, Roma-Bari: Laterza, 1994, p. 19
  43. ^ Ladislao Mittner, Storia della Letteratura Tedesca, vol. III, tomo primo, §2., Einaudi, Torino 1971, p. 16.
  44. ^ Questa frase venne da lui pronunciata durante i lavori del congresso di Vienna. La frase esatta fu: «La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle.»
  45. ^ a b Sked, p.43.
  46. ^ Okey, p. 98.
  47. ^ Palmer, p. 225
  48. ^ a b Palmer, pp. 1-4
  49. ^ Sked, pp. 45-47.
  50. ^ a b Sked, pp. 46-47.
  51. ^ Okey, pp. 75-76.
  52. ^ Ford, p. 281.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Algernon Cecil, Metternich (Metternich: 1773-1859. A Study of his Period and Personality, Revised Edition, Eyre and Spottyswoode, London, 1943), trad. Camillo Pellizzi, Collana Il Cammeo, Milano, Longanesi, 1949.
  • Costantino De Grünwald, Metternich. L'uomo della Santa Alleanza, trad. Rinaldo Caddeo, Milano, Garzanti, 1939.
  • Franklin L. Ford, Europe, 1780–1830, Hong Kong, Longman, 1971, ISBN 978-0-582-48346-0.
  • Arthur Herman, Metternich, trad. Giorgio Liebman, Milano, Corbaccio, 1933-1939; Collana Storica, Dall'Oglio, 1953.
  • Franz Herre, Metternich: considerò l'Italia un'espressione geografica, prefazione di Indro Montanelli, trad. Lydia Magliano, Collana Biografie, Milano, Bompiani, 1984.
  • Mark Mark Jarrett, The Congress of Vienna and its Legacy: War and Great Power Diplomacy after Napoleon, London, I. B. Tauris & Company, Ltd., 2013, ISBN 978-1-78076-116-9.
  • Hnery Kissinger, A World Restored: Metternich, Castlereagh and the Problems of the Peace, 1812–1822, London, Weidenfeld & Nicolson, 1954 (1999 ristampa), ISBN 978-0-297-64395-1.
  • Luigi Mascilli Migliorini, Metternich. L'artefice dell'Europa nata dal Congresso di Vienna, Collana Profili, Roma, Salerno Editrice, 2014, ISBN 978-88-8402-925-6.
  • Alan Palmer, Metternich: Councillor of Europe, Londra, Orion, 1972.
  • Guillaume de Bertier de Sauvigny, Metternich and his times, Peter Ryde, Londra, Longman & Todd, 1962.
  • Metternich e la diplomazia moderna, a cura di Domenico Sergi, Collana Uomini e Problemi, Edizioni Cremonese, 1973.
  • (EN) Alan Sked, Metternich and Austria: An Evaluation, London, Palgrave MacMillan, 2007.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro degli Esteri dell'Impero Austriaco Successore Flag of the Habsburg Monarchy.svg
Johann Philipp Stadion von Warthausen 8 ottobre 1809 - 13 marzo 1848 Karl Ludwig von Ficquelmont
Predecessore Ministro di Stato dell'Impero Austriaco Successore Flag of the Habsburg Monarchy.svg
Johann Philipp Karl von Stadion Warthausen 8 ottobre 1809 – 25 maggio 1821 Sé stesso come Cancelliere
Predecessore Cancelliere dell'Impero Austriaco Successore Flag of the Habsburg Monarchy.svg
Sé stesso come Ministro di Stato 25 maggio 1821–13 marzo 1848 Franz Anton von Kolowrat-Liebsteinsky
Primo Ministro
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