Congresso di Erfurt

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Napoleone mentre riceve il Barone Vincent, ambasciatore d'Austria. Dipinto di Nicolas Gosse.

Il Congresso di Erfurt consistette nell'incontro tra l'Imperatore Napoleone e lo Zar Alessandro I di Russia nel 1808, in un tentativo di riaffermare l'alleanza iniziata dopo il precedente Trattato di Tilsit che seguì alla fine della guerra della Quarta coalizione.

Il congresso[modifica | modifica wikitesto]

A Tilsit, Napoleone aveva trasformato l'impressionabile Alessandro in un suo fervente ammiratore, ma i sentimenti anti-francesi della corte russa nel corso dell'anno precedente avevano indebolito l'alleanza recentemente stipulata. Napoleone ed il suo ministro degli Esteri Talleyrand cercarono di fortificare la nuova alleanza e ad Erfurt, Napoleone tentò di intimidire Alessandro con le glorie del Primo Impero Francese. A questo fine Napoleone invitò a partecipare Johann Wolfgang von Goethe e Christoph Martin Wieland che decorò entrambi con la Legion d'onore.[1].

Non si può dire se Napoleone ebbe o meno successo nel fermare la decadenza di questa alleanza, ma quello di Erfurt fu l'ultimo incontro tra i due capi di Stato.

Nel 1812, la Russia smise di attuare il Blocco Continentale contro il Regno Unito, ed i sentimenti francofobi nella corte avevano raggiunto il loro zenit. Le spese di difesa russe erano state incrementate, e si disposero truppe alla frontiera in preparazione dell'invasione del Granducato di Varsavia. Napoleone prevenne questa invasione attaccando a sua volta con maggiori forze.

Conclusioni[modifica | modifica wikitesto]

Dall'inizio dell'alleanza di Tilsit, alcuni osservatori pensarono che i due stati più poderosi d'Europa potevano coesistere in pace uno accanto all'altro. Il Granducato di Varsavia non era altro che uno stato-satellite della Francia vicino della Russia. Erfurt avrebbe potuto ritardare l'inizio delle ostilità, ma era forse inevitabile che entrambi i giganti finissero con l'affrontarsi prima o poi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anacleto Verrecchia, "Napoleone; voilà un homme", presentando il libro di Gustav Seibt Il poeta e l'imperatore su La Stampa (Tuttolibri), 8 agosto 2009, pag. V: "Lo scopo principale era quello di impressionare, cosa in cui Napoleone era maestro. Per la grande campagna propagandistica, naturalmente, c'era anche bisogno di qualche grande figlio delle Muse. Napoleone ne scelse due, Goethe e Wieland, ai quali conferì anche la Legion d'onore. Goethe, che non mancava di vanità, si appuntò subito quella coccarda sulla giacchetta e non se la tolse più, come se non gli bastasse, per distinguersi, il genio che gli aveva dato madre natura."

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gustav Seibt, Il poeta e l'imperatore, Edizioni Donzelli

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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