Federalismo

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Il Federalismo, viene presentato, talvolta, con definizioni generiche che ancora oggi vengono considerate valide da molti studiosi e commentatori politici. Furono formulate anteriormente al periodo in cui fu affrontato il suo studio scientifico e la sua definizione attuale, situato nella seconda metà del XX secolo. In una di queste viene definito come la condizione di un insieme di entità autonome, legate però tra loro dal vincolo di un patto (in latino, appunto, foedus, "patto, alleanza"). I diversi membri di questo insieme possono riconoscersi nell' autorità di un capo che li rappresenti tutti (un monarca, un capo di governo, o anche una divinità). Nella storia politica ci sono stati esempi di tutte queste autorità che servivano all' insieme per mantenere la sua coesione nel tempo. Anche in questi casi, poco studiati, ci troviamo di fronte ad una mancanza di documenti e di riferimenti storici comprovati da scoperte archeologiche[1]. Il tratto distintivo di queste unioni sta nella sua realizzazione in vista della loro permanenza. Infatti, in tutti gli esempi, si trovano strumenti interni, diversi dalla azione militare, per il superamento dei conflitti interni e per l' azione congiunta militare verso l' esterno. Quindi non sono alleanze militari temporanee ma sono alleanze che vivono e funzionano, anche, nella vita ordinaria di comunità umane non in guerra. Un'altra eccezione generica è quella che lo definisce come la dottrina che appoggia e favorisce un processo di unione tra diversi Stati a volte denominati anche Stati federati o Stati membri[2] che mantengono in diversi settori le proprie leggi particolari, ma hanno una costituzione e un governo comune. L'unità che si viene a creare è spesso chiamata federazione. Alcuni commentatori non riscontrando una Costituzione scritta secondo il modello classico, instauratosi dopo le rivoluzioni del XVIII secolo[3], hanno indicato in questa mancanza e pure quella di un governo comune gli elementi caratteristici della confederazione)[4]. Per confutare questa affermazione basta considerare il Regno Unito. Questo Stato è privo di una Costituzione propriamente detta, ma dal 1215 d. C., dopo la redazione e la emanazione della Magna Carta. andò sviluppando un insieme di regole, alcune non scritte, che i costituzionalisti raccolgono sotto la formula Sistema Westminster. In essa la unione fra regni diversi ha preso la forma della Unione monarchica che nel diritto internazionale vuol dire che sono riconosciuti diversi Stati con una loro propria fisionomia che però riconoscono una stessa monarchia come loro sovrano. L' Unione poi si è trasformata in una democrazia parlamentare retta da una monarchia costituzionale. Questa trasformazione ha dato vita all' attuale Regno Unito (United Kingdom) in cui coesistono: l' Inghilterra, il Galles, la Scozia e l' Irlanda del Nord. Il Regno di Irlanda ottenne invece la indipendenza nel 1922 trasformandosi in repubblica. Ora con la Brexit (2016) si pone il problema che tra Irlanda e Irlanda del Nord potrebbero ritornare le vecchie tensioni che gli accordi interni alla Unione Europea avevano superato[5]. In questo caso questa unione non è una confederazione né una federazione. Da questa breve esame si può dire che la natura di unione tra Stati o tra territori, di per se stessa, non ci indica se ci troviamo di fronte a uno di questi soggetti federali che stiamo esaminando. Una ultima accezione generica è quella di esaminare se esistono diversi livelli di decisione. La costituzione dello Stato può prevedere diversi livelli in cui è diviso il potere. Talvolta il potere ha ulteriori divisioni territoriali che dividono le rispettive competenze del governo centrale, sia i singoli Stati membri con inevitabili conseguenze sulle rispettive sovranità. Tutte queste accezioni generiche si riferiscono soltanto al piano istituzionale, che doverosamente corrisponde alla forma di Stato ma non dicono nulla sul processo politico che ci porta alla loro formazione. Non si osserva che devono esistere, sul piano della politica interna ed internazionale, delle strutture di azione politica che possono e necessariamente fanno vivere la costituzione materiale che sostiene e fa funzionare quella formale. Infatti è stato sempre chiaro anche dalla antichità che il Federalismo si coniuga con il Costituzionalismo, ma la sua struttura e il suo ordinamento non coincidono con il solo Costituzionalismo[6]. Dobbiamo quindi considerare che il Costituzionalismo classico fu l' alveo primario per la germinazione del Federalismo. Si deve a Charles Howard McIlwain la dimostrazione che la Costituzione americana nacque nel contesto di quei principi che sono sempre stati presenti nei vari fatti storici in cui un popolo si dava le linee fondamentali del suo ordinamento giuridico. Le norme di base sono sempre state le norme costituzionali e solo quelle della costituzione americana lo furono al punto di definire i pesi e contrappesi per impedire che il potere delle persone riuscisse a trasformare in una tirannia il governo basato sulle scelte democratiche[7]. Da qui ne scaturì la corrispondenza fra il Federalismo e la teoria giuridica dello Stato Federale, molto praticata in Europa ma sicuramente riduttiva rispetto a quanto scritto dagli autori del Federalista[8]. Due elementi, però, sfuggirono ai sostenitori di questa corrispondenza: in qualsivoglia Stato una Costituzione si afferma perché il popolo esercita in modo collettivo il suo potere costituente e perché questo Stato ha un ruolo nella politica internazionale e agisce da soggetto attivo nella Comunità internazionale. Il primo preesiste alle vicende a cui è sottoposto lo Stato e rimane insito nel popolo anche se questo è oggetto di smembramenti e sottomissioni a vari poteri nella sua storia[9]. Una riflessione filosofica divenne necessaria a questo punto proprio per il fatto che l' affacciarsi della filosofia politica americana nella cultura europea dal 1945 richiedeva il superamento di una impostazione topologica della filosofia dello Stato e della politica nel suo assieme[10]. Egualmente il Costituzionalismo europeo si accorse, dopo la Dichiarazione universale dei diritti umani voluta dall' ONU (1948), che la emersione dei Diritti della persona. a livello internazionale, superava quella contraddizione che dalla Rivoluzione francese ci portavamo dietro: ossia che il primato della persona umana nel diritto si fermava ai confini dello Stato nazionale e non funzionava più a livello della Comunità internazionale. Il Sistema degli Stati, nuova organizzazione semi-permanente delle forze statali dopo la seconda guerra mondiale, da solo non riusciva a garantire la eguaglianza della applicazione dei diritti alla persona in tutti gli Stati membri. Poi rimaneva non superato il problema della guerra che in ultima istanza era stato e rimaneva per gli Stati e le per le forze rivoluzionarie interne agli Stati poco democratici la strada da percorrere per superare le forme di oppressione poste in essere[11]. Fu così che gli studiosi della Scienza politica e della Teoria dello Stato riconobbero la insufficienza delle loro conoscenze. Nella Comunità internazionale come all' interno di uno Stato nazionale potevano essere trovati e studiati dei comportamenti federalistici e questi non erano sicuramente riconducibili ad un ordinamento federale. Rimaneva poi non spiegata perché la Comunità internazionale si volesse dare delle istituzioni sovranazionali che contenessero al loro interno istituti, organi e procedure che potevano appartenere al funzionamento di uno Stato federale[12]. L' opera di Norberto Bobbio su questo campo fu essenziale per spiegare che l' aspirazione ad una organizzazione più democratica della Comunità internazionale, anche di una parte dei membri di questa Comunità, era il motore che li spingeva a questi comportamenti[13]. Negli anni vicini a noi lo svilupparsi della globalizzazione non ha fatto altro che aumentare l' esigenza di queste istituzioni democratiche sovranazionali portando in una nuova luce la filosofia politica che cercava di accreditare una definizione ideologica del Federalismo. Per questo insieme di ragioni venne maturando, nella comunità scientifica, una definizione più puntuale e in stretta connessione con il piano filosofico se si voleva valorizzare il Federalismo contemporaneo. Con la parola Federalismo si indica una dottrina politica che vene catalogata fra le ideologie politiche, la quale si propone realizzare la unificazione politica di tutto il genere umano per mezzo del metodo democratico. Il termine Foederalismus è di origine latina, usato il questa accezione nel periodo posteriore alla Caduta dell'Impero romano d'Occidente (476 d. C.) che assumeva diversi significati legati alle condizioni storiche in cui fu usato[14]. In origine nel periodo della Repubblica romana il termine era foedus e indicava un sistema non solo di alleanza militare ma un vero accordo politico che introduceva nella struttura statale di Roma una ripartizione dei poteri costituzionali e dei membri che esercitavano questo potere (in particolare nella composizione e nei poteri di deliberazione dei comizi centuriati e curiati) e per le cariche pubbliche[15]. Si parla in questo caso di un accordo verticale sui poteri di governo dello Stato. Poi per quanto riguarda il piano orizzontale le varie unità (le città-stato alleate) condividevano con Roma una sovranità condivisa sul territorio che risultava dall' insieme delle città-stato che aderivano al patto. Di qui il significato di foedus come alleanza e come condivisione del potere per gestire la sovranità in comune. Tutte le forme successive di foedus, poste in essere dopo la caduta dell' Impero romano d' Occidente che cercavano di ricalcare queste forme, prendevano questo nome anche se il loro contenuto era assai diverso. È quindi necessario, partire da un esame della storia di questa idea, al fine di contestualizzare le cose di cui si scrive ed evitare che si realizzi quello che negli anni cinquanta del XX secolo fu definita la confusione dei significati[16].

Questioni preliminari[modifica | modifica wikitesto]

Il Metodo[modifica | modifica wikitesto]

Per descrivere il Federalismo è necessario, prima di tutto affrontare un problema di metodo. Lo studio delle invenzioni del pensiero come quello di tutte le forme di cultura dell' uomo non si presentano chiare alla descrizione. Dopo che Max Weber

Max Weber 1894

[17] produsse il suo apporto alla metodologia delle scienze storico sociali, come a quella delle scienze dell' uomo[18], fu possibile delineare un quadro di tutte queste dottrine ideologiche in uno schema concettuale condiviso da tutti gli studiosi. In particolare, queste dottrine presentano tre aspetti quello di valore, quello istituzionale e quello storico-sociale. Solo studiandole in modo sistematico è possibile arrivare ad una corretta descrizione delle stesse. Secondo quanto è stato chiarificato da Karl Mannheim,

Karl Mannheim

il primo aspetto è quello più distintivo perché sui valori si caratterizzano le diverse ideologie[19]. Infatti secondo questo autore se il giudizio di valore (quello che l' attore politico vive e sperimenta) è da lui trasformato in un giudizio di fatto questo fa assumere alla dottrina in esame la caratteristica di ideologia. Si può citare. come esempio classico di questo modo di ragionare, il giudizio di Aristotele sulla schiavitù[20]. Aristotele dopo aver teorizzato la uguaglianza fra tutti gli uomini ed escluso che ciascuno di loro potesse essere discriminato sulla base di qualifiche individuali quale il censo, l' etnia, la cultura, la salute, il colore della pelle, giunse ad affermare che i cittadini liberi erano uguali agli schiavi. Sulla base poi della analisi della struttura economica della Grecia, in cui viveva, contraddisse questa tesi affermando che la distinzione fra liberi e schiavi si basava sulla necessità di garantire la sopravvivenza economica della Grecia. Questo è un tipico caso di pensiero conservativo con il quale colui che scopre un principio rivoluzionario, invece di cercarne la sua attuazione nella società, lo rimuove giustificando lo status quo.

La schiavitù ci permette di vedere un esempio di giudizio di fatto innovativo, invece, nell' atteggiamento tenuto dall' Apostolo Paolo con la Lettera a Filemone scritta (61-63 d. C.). Filemone era un collaboratore nella Chiesa di Colossi (attuale Turchia), persona facoltosa e impegnato nel servizio ecclesiale con tutta la sua famiglia. Aveva subito non solo la fuga di un suo schiavo Onesimo, ma forse anche un furto. l' Apostolo invitò Filemone a riflettere sulla sua condizione di battezzato e sulla conseguenza che tutti i battezzati davanti a Dio sono uguali. Nel caso particolare, Onesimo essendo stato battezzato da Paolo, in prigione (forse Roma), era diventato fratello di Filemone. Per cui chiese a questo ultimo di comportarsi non secondo la legge romana che colpiva duramente gli schiavi fuggiti, ma secondo la volontà di Dio di perdonarlo e accoglierlo nuovamente nella sua casa di Colossi e poi di liberarlo dalla schiavitù.[21] Paolo aggiunse pure che, personalmente. garantiva il pagamento degli eventuali danni subiti da Filemone con la fuga di Onesimo, al fine di far cadere ogni perplessità sulla eventuale adesione alla soluzione proposta. Questo uso ideologico è diverso da quello di Aristotele. Paolo non scardina le leggi dello Stato, ma non giustifica la schiavitù e chiede a suoi fratelli di fede di operare secondo la legge per dare l' uguaglianza anche agli schiavi, come riconoscimento a Dio della misericordia che lui ha per ogni credente, al quale concede la condizione di figlio. Per questo tutti i battezzati non sono più né Ebrei, né Greci ma solo figli di Dio e fratelli fra di loro.

Queste considerazioni ormai classiche della presenza della ideologia dei giudizi di fatto ha sviluppato un numero enorme di studi che sono serviti a dimostrare che queste variazioni di orientamento delle ideologie non nascono in modo spontaneo, ma sono il frutto di una lenta e sofferta trasformazione storica della società in cui sono proposte.[22]. Inoltre queste ideologie, nascendo nel contesto delle strutture sociali e dei comportamenti collettivi, chiedono alle istituzioni esistenti di realizzare il compimento pieno di questi valori. Tutte le discrasie fra corrispondenza fra strutture sociali e istituzioni creano quella che i sociologi hanno definito la condizione di anomia[23], la quale è una situazione socio-istituzionale necessaria se si vuole che lo sviluppo della storia avvenga. Dalla variazione dei valori proposti nasce anche la situazione rivoluzionaria, per il fatto che le istituzioni, essendo progettate per realizzare nella società comportamenti politici che devono incarnare i valori professati, non possono realizzarne degli altri, per di più diversi, se non sono a loro volta modificate. Sul tema, possiamo ricordare alcuni tratti della Rivoluzione francese. Essendo la società non più prevalentemente contadina, essendosi affermata la rivoluzione industriale e essendosi sviluppate le prime fabbriche per la produzione dei vari manufatti allora già richiesti, era praticamente impossibile mantene la società francese stratificata in classi come nobiltà, clero e terzo stato. Questo ultimo raccoglieva tutte le pulsioni di rinnovamento che lo Stato Ancien Régime non riusciva più a soddisfare. L' introdurre in questo contesto dei diritti dell' uomo e l' uguaglianza sociale e giuridica, legata all' esercizio del voto, scardinò l' ordinamento sociale e le sue classi. La Rivoluzione Francese, quindi già dal suo inizio, condusse le forze popolari a prevalere contro nobiltà e clero che non avevano nessuna intenzione di perdere i loro privilegi e trovarsi in una condizione di uguaglianza con tutti gli altri sudditi. Il concetto di cittadino richiedeva questo e come tale fu il punto di riferimento per la trasformazione dello Stato in Stato di diritto e in politica estera in Stato nazionale. Questa spiegazione è necessaria per capire che il Federalismo si avvale del metodo democratico per realizzare i suoi valori. Se non c' è la democrazia sicuramente non esiste il Federalismo. Il proporre la unificazione del genere umano in uno Stato federale mondiale pone il problema di scegliere il metodo di partecipazione al processo di unificazione politica sia per gli individui, sia per gli Stati che non si raggiunge senza l' attuazione di una democrazia internazionale.

A questo punto, l' aver precisato che la natura ideologica del federalismo deve essere indagata con la metodologia dell' Ideal-typus weberiano, ci impone di chiederci se la visione del mondo (Weltanschauung) sia anche lei necessaria al completamento dell' indagine. Weber afferma che molte volte colui che si pone nella posizione dello studioso di queste ideologie deve liberarsi da condizionamenti che sono inevitabili perché frutto della storia personale e del periodo storico in cui si opera[24]. La visione d' insieme ci fa constatare come la Comunità internazionale sia governata dalla forza, e la soluzione dei conflitti che separano e contrappongono i suoi membri siano risolti con l' uso della forza. Bisogna ricordare che la descrizione del Federalismo, deve avvalersi anche di tre attributi importanti che sono le tre regole auree per il suo studio. Deve essere frutto del dialogo fra gli studiosi e non solo. Anche i semplici cittadini possono porre in essere dei comportamenti che non sono tipici dello Stato nazionale, nel senso che non sono più coerenti con la logica dello Stato nazionale e del suo agire nella Comunità internazionale[25]. La loro scoperta o la loro realizzazione solo con la socializzazione per tutti gli altri partecipanti produce la consapevolezza dei nuovi elementi di federalismo e va a costruire delle nuove possibilità politiche per realizzare delle nuove realtà politiche coerenti con i principi federalisti[26]. Pure si deve pensare che molto importante è il discernimento. Non tutto quello che storicamente si scopre può essere considerato federalista per il semplice fatto che così viene dichiarato, oppure perché, secondo la nostra visione personale, pensiamo che possa essere un esempio concreto di attuazione di questa dottrina. Terzo e ultimo attributo deve essere la ricerca di frontiera. Sollevarsi dalla dimensione dello Stato in cui uno vive, allargarsi ad una visione che abbracci il mondo, richiede la forza di superare i nostri limiti e pregiudizi. Sicuramente alla fine quando il Federalismo si sarà affermato, sarà un qualcosa di diverso da quello che la nostra generazione ha sperimentato, vivendo in Stati Nazionali che hanno ancora mantenuto la regola della soluzione delle controversie con l' uso della forza. Questo nuovo modo di concepire la realtà politica ha alimentato molte costruzioni teoriche che non hanno avuto nessuna influenza sul decorso dei fatti pratici. Si deve ad Altiero Spinelli l' introduzione nel Federalismo della dimensione dell' azione politica. Da lui il Movimento Federalista[27] che si è formato in Europa, il quale ancora oggi fa azione politica, ha sempre coniugato la visione con la necessità di avere delle concrete possibilità di aziona politica immediate e pratiche. Questa è stata la grande innovazione che nel pensiero federalista è stata introdotta e ha permesso di far diventare attuale il progetto degli Stati uniti d' Europa che possono essere considerati come l' invenzione più nuova e più avanzata del pensiero politico sviluppatosi nella Resistenza europea[28] durante la Seconda guerra mondiale (1939-1945)[29].

L' elaborazione metodologica è alla base del processo intellettivo mediante i quale i Federalisti, nella storia, riescono a identificare i loro avversari. Questi sono, prima di tutto:

  • la guerra[30] la quale sino dalle origini della umanità fu considerata una realtà inevitabile che accompagna la storia dell' uomo;
  • lo Stato Nazionale sovrano[31], inventato dalla Rivoluzione francese nella sua forma più completa che partendo dalla Ragion di Stato univa questa alla tutela delle persone e dei diritti nell' ambito dei confini dello Stato.
  • Ultimo avversario fu la esclusione ossia la politica praticata da moltissimi Stati, specialmente dopo la prima guerra mondiale (1915-1918) attraverso la quale tutti coloro che non erano conformi al modello di cittadino dello Stato venivano emarginati e talvolta perseguitati. Si trattava nuovamente di una forma di intolleranza che in particolare l' Europa aveva conosciuto dopo la Riforma protestante e che era stata codificata con la Westfalia (1648). Coloro che non erano conformi (giudizio politico che era emesso solo della classe dirigente al potere) venivano esclusi, discriminati al limite perseguitati. La poca tolleranza religiosa degli anni che intercorrono dal 1919 al 1939 sono il frutto di queste politiche che aumenteranno di vigore con la salita al potere in Germania del Partito nazista. Il suo progetto attuato nell' Olocausto di eliminazione degli Ebrei, dei Diversamente abili, dei Nomadi, degli Omosessuali e di tutti coloro che si opponevano a questa realizzazione, come i Preti cattolici e ortodossi, i Pastori protestanti e per di più semplici cittadini che non volevano che questo disegno di ferocia fosse perseguito, sostenuto dal Fascismo e dal Imperatore del Giappone sono i tragici esempi della negazione di diritti dell' uomo, che sono dopo la sconfitta di queste potenze, alla fine della Seconda guerra mondiale fu possibile superare.

Le fonti e le bibliografie[modifica | modifica wikitesto]

Anche il Federalismo ha avuto durante la sua storia diverse forme di interpretazione delle sue fonti. Ma se noi partiamo dalla descrizione del Federalismo attraverso l' uso del metodo di Max Weber e ricerchiamo le fonti dottrinarie di base per la sua concezione arriviamo ad una conclusione condivisa da tutti gli studiosi. Il Federalismo trova la sua prima formulazione completa nei saggi raccolti nel Federalist scritti da Alexander Hamilton, John Jay e James Madison nel 1788,

Alexandre Hamilton 1792

,

John Jay)
James Madison

pubblicati come articoli sul giornali dell' epoca per propugnare la ratifica con della Costituzione degli Stati Uniti d'America[32]. Nei secoli la traduzione nelle diverse lingue è stato il punto di riferimento di tutti i movimenti federalisti[33]. La Bibliografia che è citata nelle fonti svolge due compiti: il primo quello di dare i riferimenti delle varie edizioni del Federalist tradotte in Europa da quando è stato pubblicato provando la sua grande fortuna, e il secondo quello di permettere l' incontro fra la teoria federalista, le risultanza dottrinarie e l' azione politica. In questa bibliografia, poi, è dato anche conto delle bibliografie redatte in precedenza e del metodo con cui gli autori hanno ricuperato i riferimenti in essa contenuti. Data la mole di dati bibliografici raccolti il tutto fu organizzato in una banca dati denominata Euro e la logica del funzionamento della stessa fu esposta in una ampia introduzione in linea[34].

La confusione del significati[modifica | modifica wikitesto]

Dobbiamo affrontare il problema, sfiorato appena in precedenza, della confusione dei significati, che in Europa, in prevalenza è stato foriero di distorsioni nella interpretazione e nella esposizione del Federalismo. Partiamo dalla concezione della Guerra[35]. L' uomo, dalle origini, ha dovuto convivere con essa. Questa esplosione di violenza collettiva la quale era diretta a procurare la morte ad una parte di suoi simili, definiti i nemici aveva sempre uno scopo latente: quello di impadronirsi delle risorse dell' altro, uccidendolo. Si tratta quindi di un omicidio a scopo di rapina, anche se generalizzato su di un popolo e a vantaggio di un regime politico che, in ere più vicine a noi, era lo Stato in cui quel popolo era contenuto. Alcune spiegazioni furono formulate per giustificare questo stato di fatto che fu sempre presente nella storia dell' umanità. La prima di carattere religioso, diversa a seconda del contesto di credenze, come quella israelitica antica che riteneva la guerra come un castigo di Dio per i peccati. Da qui la minaccia ai trasgressori della legge che sarebbero stati colpiti dalla guerra. Oppure in ambiente Indù si considerò la guerra come una calamità naturale che non poteva essere arginata e che rientrava nello scorrere della vita delle persone (Samsara) il cui destino essendo mortale non poteva essere cambiato[36]. In tempi più vicini alla cultura ellenica ci ricorda Eraclito il quale insegnava che la guerra aveva qualcosa di positivo. Fu il Nazismo a affermare che la guerra era la forza rigeneratrice dei popoli e a mitizzarne l' uso per ottenere dei risultati rinnovatori per la società. Vedremo più in là come, nel campo religioso, la linea di pensiero sia profondamente mutata, ma dal punto di vista antropologico si può solo affermare che la guerra è una grande calamità per chi la fa e la subisce. Con l' avvento delle armi di distruzione di massa (Bomba atomica) nessuno è stato più sicuro di sopravvivere. L' umanità del XX secolo scoprì che si poteva autodistruggere, diverse volte di seguito, prima di aver consumato tutto il potenziale nucleare di cui era dotata. Con l' apparire del terrorismo poi, la guerra è entrata all' interno delle società, dirigendosi sulle persone inermi e ignare, con azioni tipiche di coloro che colpiscono per vendicare qualcosa che si avvicina di più ad un torto subito. In concreto questi uomini armati, molte volte, non sono stati toccati dalla ingiustizia, ma agiscono come per procura per conto di altri cercando la vendetta. La guerra dalle sue origini si può descrivere secondo lo schema adottato dai Romani. Individuato il nemico (hostis) questo deve esser sconfitto e dopo di questo il suo popolo sottomesso e organizzato nell' Impero. Ma se questa era la linea prevalente per cui veniva detta Pax romana l' assenza di guerra che seguiva alla firma del trattato di pace, questa non escludeva che da li a poco potesse riaccendersi una nuova guerra con un altro popolo. La storia dell' Impero romano è una storia di conquiste di questo genere e di sconfitte subite sino alla prima caduta dell' Impero romano d'Occidente (476 d. C.) o poi di quello d' Oriente (1453 d. C.). Accanto a questa linea interpretativa se ne affermò anche una seconda quella che considerava il nemico non più da rispettare una volta vinto ma da distruggere: lui la sua casa, la sua famiglia in suo modo di vita. Il termine era inimicus e per la prima volta fu usato contro Annibale (182-183 a. C.) e Cartagine (146 a. C.). La morte del primo e la distruzione della città nel segnarono l' insediarsi nella politica internazionale di Roma di questo nuovo modo di fare la guerra. Anche se l' Impero Assiro e quello di Alessandro Magno ebbero dei periodi di questo tipo di guerra, in tempi più recenti in Europa la guerra è andata sempre più conformandosi al modello inimucus e come già ricordato i campi di concentramento, le uccisioni sistematiche di famiglie, di vecchi e di bambini, furono la prova che la guerra era diventata una guerra civile di tutti contro tutti. Solo con le alleanze ideologiche per valori condivisi una coalizione combatteva contro l' altra senza esclusione di colpi. Le conclusioni delle Seconda guerra mondiale sono la prova di questa cambiata natura della guerra, poi ancora degenerata nella seconda metà del XX secolo. Per quanto riguarda la natura della guerra, utile per capire come il Federalismo abbia operato sin dall' inzio contro di essa, può essere utile ricordare che nel 2010 gli esperti riuniti nella Conferenza internazionale di Science of Peace hanno sottoscritto una Carta nella quale viene ricordato che:

  1. La guerra non è una necessità evolutiva in quanto non è iscritta nel nostro DNA;
  2. La guerra non è un destino predeterminato geneticamente perché la nostra natura umana ci permette di plasmarla e anche essa tende al bene;
  3. l' evoluzione dei comportamenti sociali complessi è stata determinata da un intreccio di competizione e cooperazione, aggressività e altruismo;
  4. la guerra non è cablata nel nostro cervello. Vuol dire che l' uomo può e deve usare la sua capacità cognitiva per la pace e la solidarietà.

In conclusione la pace è una costruzione politico-sociale. Alle aggregazioni umane spetta il compito di percorrere il sentiero della pace e di abbandonare quello della guerra.[37]. A questa ricerca della pace si ascrivono i primi tentativi di decifrare la guerra e la pace. Interessante è la posizione di uno degli studiosi più importanti della Rivoluzione Francese: Nicolas de Condorcet[38].

Condorcet

In un periodo di grande splendore per il Mercantilismo il nostro autore osò affermare che la libertà di commercio e di impresa, in uno Stato, in cui sia possibile vendere in tutto il Mondo i prodotti era una della ragioni che permetteva agli Stati di essere meno aggressivi. Allo stesso modo ipotizzava che la politica di liberazione di tutti i popoli d' Europa portata avanti dal Governo Girondino francese, di cui lui aveva fatto parte, avrebbe aperto un periodo di pace in Europa perché sicuramente, secondo lui, erano meno aggressivi delle vecchie monarchie che in precedenza combattevano la Rivoluzione francese. Condorcet accreditò il modello della frontiera della produzione basata su due solo beni: il burro e i cannoni, per dimostrare che se il regime politico era democratico e popolare, questa non si spostava a vantaggio della produzione dei cannoni. Purtroppo il nostro autore non aveva dato l' importanza che doveva avere alla dipendenza dello Stato dalla politica internazionale. Autori molto più recenti hanno dimostrato come queste scelte non siano libere ma condizionate dalla relativa indipendenza nel contesto internazionale[39]. A questa si aggiunga la necessità di mantenere l' equilibrio degli armamenti per prevenire le aggressioni di altri Stati, i quali sperando nella debolezza del momento, ne approfittino per conquistarlo. Ultima osservazione deve essere fatta sul Sistema degli Stati. Non tutti gli Stati che compongono la Comunità internazionale sono svincolati dalle regole della forza che la governano. Nel presente solo gli Stati Uniti d' America hanno una potenza politico-militare che permette loro di fare quello che vogliono, mentre la maggioranza degli Stati, anche quelli che si dichiarano suoi alleati da tanti anni, non hanno questa possibilità. Tutti gli Stati europei sono in questa condizione e per questo devono contattare gli USA ogni volta che vogliono intraprendere una azione politico-diplomatica o politico-militare in ambito internazionale. Questo vuol dire che l' economia, la società di quello Stato dipende dalle scelte che il sistema degli stati in cui è inserito decide di attuare verso quel problema. Se uno Stato viene delegato a fare degli investimenti militari che sono necessari alla difesa del sistema nel suo complesso questa scelta toglierà delle risorse alla società interna dello Stato per dirottarle sugli armamenti. Da qui una delle scoperte sulla guerra che in ambito federalista si conosce dagli anni quaranta del XX secolo[40]. Le conclusioni sono importanti. Non è possibile ipotizzare una Comunità internazionale in cui gli scambi commerciali siano liberi. Questo sistema economico liberale cozza con il primato della politica estera e con i condizionamenti che nascono dal Sistema degli Stati. Lo stesso si può dire del pensiero socialista. Sia Leone Trosky che Lenin

Leon Trotsky 1923
Vladimir Ilic Ul'janov Lenin

pensavano che la Rivoluzione di Ottobre (1917) si sarebbe espansa in tutta Europa e che sarebbe stato possibile costruire gli Stati uniti d' Europa sulle macerie dei vecchi Stati nazionali[41]. Non fu così. La Ragion di Stato che governava le relazioni internazionali impedì che questo progetto fosse proposto. Nel 1919 Il Presidente Americano Woodrow Wilson

President Woodrow Wilson

riuscì a far costituire la Società delle Nazioni a cui la Russia non aderì e la sua struttura era un ibrido fra la organizzazione internazionale a scopo generale e una confederazione vincolata nei suoi comportamenti dalle norme giuridiche del suo statuto[42].

In Germania, giunto al potere Adolf Hitler (1933), la Società delle Nazioni imboccò un rapido declino, lasciando gli Stati nella condizione di usare la forza se volevano far prevalere le loro ragioni. Sei anni più tardi la Comunità internazionale si trovò coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale. Allo stesso modo i giuristi pensarono all' inizio del XX secolo che lo Stato federale, individuato negli Stati Uniti d' America fosse la stessa cosa che lo Stato nazionale sovrano. I primi studi analitici sulla Costituzione americana chiarificarono che lo Stato federale è uno Stato composto da un primo livello di potere formato dagli Stati membri. Attraverso lo sviluppo dei Partiti continentali, poi, si venne a chiarificare il fatto che il Popolo americano uno e solo, non più composto da quelli dei vari Stati, esercitava attraverso questi Partiti il diritto di voto secondo il criterio una testa un voto. Gli autori nel Federalist, di cui abbiamo già ricordato il lavoro, avevano precisato che il Senato degli Stati (seconda camera del Congresso) possedeva questo ruolo perché rappresentava gli Stati membri, indipendente dalla popolazione abitante in essi, mediante la elezione al Senato di due rappresentanti per Stato. Si era scoperto il modo della doppia rappresentanza senza arrivare a delle alchimie come quelle della Assemblea dell' ONU e al Parlamento europeo detto regola di Cambridge[43]. A quel punto si deve a studiosi come Federico Chabod[44] e a Mario Albertini[45] l' aver compreso come lo Stato nazionale, con la sua forma monolitica, formi le persone attraverso la scuola, il servizio di leva obbligatorio, la religione, la lingua, a tal punto che i singoli si sentono diversi dagli altri, anche se vicini, perché appartengono ad un altro Stato. Lo Stato nazionale sovrano si pone il compito, spinto dalla Ragion di Stato, di impedire che le istituzioni anche costituzionali si adeguino alle scelte comuni della Comunità internazionale[46]. Da qui la necessità di usare la guerra per impedire che i movimenti storici limitino la autonomia politica di quello Stato. Per lo Stato federale, invece, si è scoperto che all' aumentare degli impegni della politica internazionale dello stesso corrispondeva una forma di centralizzazione del potere[47]. Con il diminuire della esposizione internazionale degli Stati Uniti d' America, i comportamenti nazionalisti manifestatisi sono sempre più scomparsi riportandolo al precedente equilibrio. Lo Stato nazionale, in qualunque parte delle terra sia situato non può tenere un comportamento politico simile a questo. È necessario ricordare qui anche un corollario. Lo Stato nazionale può essere decentrato. Vuol dire che nella sua Costituzione si può stabilire che gli organi interni siano dotati di una parte della sovranità nazionale. Gli esperimenti di questo genere sia in Stati nazionali trasformatisi in federali (Germania, Austria, Cecoslovacchia, ex Iugoslavia) altro non hanno fatto che accelerare le richieste di indipendenza delle parti interne. I land tedeschi sono stati sistematicamente sottomessi al governo federale e questo in misura minore è avvenuto anche per l' Austria. La Repubblica Ceca e quella Slovacca sono riusciti a dividersi senza fare la guerra (1995). La Iugoslavia si è frammentata in più Stati con una sanguinosa guerra (1992-2000). L' Italia stessa dal 1948 ha dovuto aspettare sino al 1970 prima di attuare le Regioni. Poi non è riuscita a superare le difficoltà organizzative su cui gli stessi costituenti si erano espressi[48]. In questo periodo 2014-2015 siamo di fronte ad una nuova attività di modifica dell' assetto costituzionale italiano. Il suo rifluito attraverso quello del popolo italiano (4 dicembre 2016) ha dimostrato l' impossibilità della riforma delle istituzioni di decentramento in questo Stato. I federalisti ci hanno insegnato che lo Stato nazionale si può solo superare. Attraverso il suo superamento si può arrivare a rendere le parti interne più libere, in questa costruzione di uno Stato federale in cui non ci siano più italiani, Francesi, Tedeschi ecc. , ma un solo popolo europeo presente nella vita politica dello Stato federale e in quella degli Stati membri. Una prima conclusione può essere raggiunta: sia la dottrina democratica, sia la liberale, sia la socialista hanno, di certo, dei punti in comune con il Federalismo, ma da un attento studio storico ci possiamo rendere conto che nessuna delle tre è sostituibile al Federalismo. Questo ultimo affronta uno dei problemi più importanti del mondo contemporaneo che può essere codificato in tre quesiti:

  1. Come incrementare le relazioni fra gli Stati nella prospettiva di andare a realizzare un più perfetta unione fra di loro;
  2. Come definire un Governo federale dell' insieme con poteri limitati, definiti e sufficienti a mantenere la sua unità;
  3. Come incrementare il Governo dell' insieme attraverso il consenso democratico e conferire ad esso la legittimità di cui ha bisogno senza sacrificare la legittimità degli Stati membri.

Sono i quesiti che furono posti alla Convenzione di Filadelfia dai Costituenti degli Stati Uniti che dopo il fallimento degli Articoli della Confederazione (1777), erano alla ricerca di una nuova formula di governo che doveva soddisfare a questi tre quesiti. La distinzione fra Confederale e Federale si pone proprio qui. Se una Assemblea costituente è capace di costruire una soluzione praticabile a questi quesiti si da vita ad uno Stato federale. Diversamente si continua a rimanere nel terreno delle relazioni internazionali delle organizzazioni che cercano di rendere più vivibile la Comunità internazionale ma che non fanno emergere un nuovo popolo protagonista del nuovo soggetto politico. Questo è il corretto modo di interpretare lo scopo che si pone il Federalismo: quello di superare le divisioni in cui è ingabbiato il genere umano, in particolare con l' espandersi del modello dello Stato Nazionale sovrano anche dopo lo svolgersi della decolonizzazione[49].

La struttura[modifica | modifica wikitesto]

Passiamo, ora, ad esporre la struttura del Federalismo nel suo modello ideologico. che può essere descritto attraverso i suoi tre aspetti che lo compongono: quello di valore, istituzionale e storico-sociale[50].

L' aspetto di valore[modifica | modifica wikitesto]

il valore più importante che guida la azione politica del Federalismo è la pace. Diversamente da tutti gli ambiti filosofici, religiosi, e di ispirazione umanistici, che hanno sempre considerato la pace come una situazione precaria della storia dell' uomo, i primi federalisti si posero l' obbiettivo di raggiungere una 'pace permanente. Per costruirla non solo si doveva appartenere ai cultori del pacifismo ma anche trovare una situazione storico-sociale che permettesse la costruzione di istituzioni politiche e giuridiche che ne promuovessero e mantenessero l' esistenza. La prima scoperta fu che la situazione della Comunità internazionale basata sulla applicazione del principio di equilibrio conduceva gli Stati che vi facevano parte ad un confronto basato sull' uso della forza, essendo questa ultima il solo mezzo utilizzabile per la soluzione delle controversie [51].

Kant elaborò la distinzione classica fra assenza di guerra e pace. Assenza di guerra è la situazione che si produce quando si è cessata una guerra e non se ne è incominciata una seconda. L' intervallo di tempo, che nel parlare comune intercorre fra queste due guerre, si chiama pace e deve essere indicato, più correttamente, come assenza di guerra.

Emmanuel Kant

La pace, invece deve essere una situazione in cui è impossibile ricorrere alla guerra per risolvere le controversie in atto. Kant indica nella costruzione di uno Stato federale mondiale, in cui gli Stati membri siano parte di esso, la linea su cui operare per ricondurre il diritto internazionale ad essere un vero diritto con valore imperativo delle sue norme. Accanto a questo, per Kant, era necessario realizzare anche delle istituzioni comuni che avrebbero permesso di instaurare lo Stato mondiale al posto della anarchia internazionale operante. Il suo pensiero si dovette misurare con tre grandi prove che i suoi avi e la sua generazione dovette sopportare: la guerra dei trenta anni (1618-1648) chiusasi con la pace di Westfalia, la guerra di successione spagnola (1701-1713) chiusasi con la pace di Utrecht e la guerra dei sette anni (1756-1763) chiusasi con la pace di Parigi. La prima fece crollare gli ultimi istituti della “Communitas Cristiana” conducendo gli Stati membri della comunità internazionale sulle stesso piano e riducendo a questo livello lo stesso Impero erede di quello fondato da Carlo Magno. In più gli Stati membri si divisero in rapporto alla religione professata dal monarca regnante (cuius regio eius religio), facendo in modo che i sudditi praticanti di una diversa religione fossero obbligati ad emigrare in altri stati in cui questa veniva praticata. Chi non migrava volontariamente era perseguitato al punto che era costretto ad emigrare. Con la pace di Utrecht la maggior parte delle colonie americane francesi passarono sotto in dominio inglese e cambiarono la geografia coloniale del nuovo mondo. Con la guerra dei sette anni la pace lasciò l' Europa e la guerra prese il suo posto. Non ci fu Stato che non fosse coinvolto nella sua partecipazione compresi i possedimenti coloniali che si estendevano in tutto il globo. Quasi tutte le famiglie residenti in Europa erano state toccate dai lutti della guerra. La Prussia di Kant ne era uscita irrobustita militarmente e con nuovi territori ma aveva provato quello che Kant poi scrisse: che le relazioni internazionali prevalgono sulla politica interna e condizionano la vita stessa dei popoli a causa della Ragion di Stato che questi perseguono. Per cui perseguire una politica di pace voleva dire per Kant fare in modo che la Comunità internazionale fosse sottoposta al diritto e che questo oltre alla sua imperatività intrinseca avesse anche delle istituzioni coercitive che ne impedissero la violazione degli obblighi assunti con il ricorso alla guerra[52].

Accanto ad una nuova concezione della Comunità internazionale si pongono anche i rapporti con gli altri valori. La pace non potrebbe essere praticata da sola se non coniugata con la democrazia, la libertà, la giustizia sociale. La democrazia significa che la vita politica si esercita e si decide attraverso il voto (ogni testa un voto). Non si può pensare di avere una democrazia limitata a causa del censo, della capacità di leggere e scrivere, oppure di limitare l' esercizio di voto ai soli cittadini che sono nati in quel territorio. L' esercizio del voto deve essere universale se si vuole che una comunità umana diventi popolo per quello Stato. Nelle relazioni internazionali questo non era vero almeno nel periodo storico in cui scriveva (l' età dei lumi) perché la dichiarazione dei diritti dell' uomo non era ancora stata redatta, e ci volle molto tempo dopo la sua emanazione perché diventasse pratica comune di tutti gli Stati. I diritti della persona sono la base per l' esercizio dei diritti politici su cui deve essere basata la democrazia, per la determinazione delle libertà individuali e collettive, perché il lavoro passi da un regime schiavistico ad un regime contrattuale che si innesti della dinamica politico-democratica.

Sul terreno internazionale queste considerazioni si fermavano ai confini degli Stati, perché la nascita degli Stati Nazione, specialmente in Europa, aveva limitato il loro affiorare, trattenendoli all' interno del singolo Stato. Essere cittadino aveva senso solo nel singolo Stato. Se questa persona si trasferiva in un altro Stato, sebbene confinante con il suo originario, egli assumeva la condizione di straniero e come tale veniva tollerato, oppure secondo dei periodi storici anche perseguitato. Qualcosa di questo ne sanno le minoranze presenti talvolta in più Stati contigui, oppure coloro che professano una religione per secoli perseguitata come l' ebraismo. Erano costretti a emigrare di Stato in Stato, quando potevano risiedere in un luogo erano sottoposti a delle restrizioni (si pensi ai Ghetti ebraici), oppure erano sottoposti a pratiche di assimilazioni forzata (conversioni al cristianesimo). Si pose quindi il problema dei diritti della persona in relazione alla pluralità degli Stati presenti e attivi nella Comunità internazionale. Fu l' opera dei costituenti americani ad affrontare il problema nella fondazione della prima federazione della storia. Se il popolo originario è inglobato in diversi Stati fra loro distinti e indipendenti [53]. Si deve fare in modo che questi popoli partecipino alla fondazione di uno Stato sovrano federale in cui i vari Stati di origine siano parte. La loro assemblea Costituente nel rimettere ai singoli popoli la ratifica la costituzione federale propose la scelta fra il rimanere quello che erano oppure scegliere di diventare il nuovo popolo unico della nuova federazione. Le 13 Colonie americane fecero questa scelta ratificando in tempi diversi la loro adesione alla federazione e da questo il popolo americano non fu la somma dei 13 popoli precedenti ma una nuova realtà sovrana su cui poggiavamo i diritti e le facoltà collettive politiche. Il popolo americano in questo modo andò a definire il concetto di cittadinanza in modo comune, la vita dei partiti che si sarebbero combattuti per la conquista del potere, ma mai nessun Stato membro si sentì estraneo alla federazione a cui l' atto costituente diede la sovranità originaria che lo pose nella comunità internazionale come soggetto pieno a tutti gli effetti. Gli Stati del sud, che avevano iniziato la secessione (1861-1865), non vollero tornare alla situazione dello Stato sovrano individuale (le precedenti colonie). Ma richiesero dignità e protezione costituzionale federale per la stessa schiavitù, in modo da legittimare una struttura sociale basata sullo sfruttamento dell' uomo e mantenere una situazione produttiva agricola anteriore all' avvento del capitalismo in contrasto con la dichiarazione dei diritti che era stata inserita nella Costituzione dopo pochi anni dalla sua entrata in vigore. La vittoria degli Stati del Nord che avevano mantenuto ferma la costituzione originaria fece in modo che la sua attuazione si allargasse anche agli Stati del sud portando a quelle popolazioni le condizioni dei diritti che in precedenza venivano negate a loro. In anni più recenti il movimento dei diritti civili travolse tutto ciò che di schiavistico ancora rimaneva realizzando la parità civile e politica fra le persone, allora discriminate per il colore diverso della pelle[54].

L' aspetto istituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno in cui fu insediata l' Alta autorità della CECA (Comunità del carbone e dell' acciaio) 10 agosto 1952, di fronte a questo evento che faceva iniziare il processo di integrazione europea, Jean Monnet, neo Presidente della Alta Autorità, nel suo discorso di insediamento disse che la vera saggezza dei popoli sono le istituzioni.

Jean Monnet

Jean Monnet voleva indicare il fatto che l' insieme delle regole comuni e condivise diventano con il tempo una costituzione e permettono alle nuove generazioni di ereditare i risultati che sono stati raggiunti dai loro predecessori. Questa era ed è la filosofia della integrazione europea. La sua sostanza coincide con il contenuto di un processo costituente federale che per la prima volta fu attuato in modo empirico dai delegati americani eletti alla Convezione di Filadelfia con il compito di proporre una soluzione ai problemi della Confederazione nata dalla Guerra di indipendenza americana. Lo sforzo politico e giuridico di quegli uomini fu quello di costruire su una società variegata, basata ancora sulla agricoltura, uscita da una guerra che li aveva provati in modo terribile, delle istituzioni che potessero rimanere funzionanti verso il futuro dotando di unità e di solidarietà quel popolo americano che aveva combattuto e vinto la guerra contro l' Inghilterra. Su questo piano dobbiamo esaminare per grandi linee quelle che sono state le scelte e le realizzazioni dei costituenti americani per rispondere a questi interrogativi. Lo stato per essere soggetto di Diritto internazionale deve essere composto da tre elementi: il territorio, il popolo e il regime politico che lo governa. Il territorio americano indipendente dalla Regno di Gran Bretagna era composto da 13 Stati indipendenti che durante la guerra di indipendenza si erano uniti fra di loro con l' atto continentale denominato Articoli della Confederazione. I 13 Stati dovevano diventare un solo Stato in modo che il territorio diventasse uno solo. I Costituenti scoprirono che era possibile creando il Governo federale [55] della Confederazione americana, lasciare invariati i territori degli Stati membri, ma facendo in modo che la sovranità dello Stato federale si estendesse su questi territori unificandoli in in solo ordinamento. La soluzione era quindi la seguente: il territorio era dotato di un confine esterno e questo determinava la giurisdizione dello Stato federale e lo distingueva dagli Stati vicini. All' ampliarsi del territorio sotto il dominio dello Stato federale si andava unificando e ampliando anche il contesto giurisdizionale iniziale. Per cui con la corsa all'ovest dei coloni, dopo l' indipendenza, il territorio era uno solo e in esso tutti avevano libera circolazione e diritto di insediamento. Quei territori che si formarono dopo la nascita degli Stati unti d' America (4 luglio 1776) continuarono a percorrere la strada degli altri Stati già costituiti, sino a diventare essi stessi Stati membri della Federazione. A quel punto la loro erezione formale a Stato membro passava per un atto istituzionale del Congresso degli Stati Uniti d' America. Per molti anni, venne sostenuto dagli studiosi e dai politici, che questa operazione per riuscire aveva bisogno della contiguità territoriale. Ossia, nel loro pensiero, non era concepibile uno Stato che non avesse continuità territoriale come ad esempio oggi ha la California con l' Oregon, il Nevada e l' Arizona. Con il riconoscimento, concesso alla Alaska (1959) e alle Isole Hawaii (1959), della qualità di Stato federato membro Degli Stati Uniti d' America è caduta anche questa ipotesi, perché è stato dimostrato che mancando la contiguità territoriale, il rapporto politico con lo Stato federale regge egualmente. Il popolo, stesso, era il risultato di una guerra di indipendenza (1775-1783). I sette anni di guerra non erano passati in modo indolore. Tutti i combattenti avevano imparato cosa era la solidarietà fra di loro, la necessità del sacrificio e l' esposizione anche dei vecchi e dei bambini alla rappresaglie degli inglesi. Alla fine nessuno di loro, uomo, donna, ex schiavo affrancato dal Congresso continentale perché aveva combattuto per l' Indipendenza ed era sopravvissuto [56]. Da allora si incominciò a delineare, negli Stati Uniti d' America, una opposizione dei neri a qualsivoglia forma di limitazione per le loro libertà di movimento e di riconoscimento dei diritti che la Dichiarazione dei diritti aveva dato a tutti i cittadini compresi questi veterani che erano una esigua minoranza. Per questo era necessario trovare un sistema democratico che permettesse a tutte queste persone di esprimersi in scelte politiche e avrebbero determinato gli organi elettivi della federazione. I cittadini potevano accedere alla elezione dei loro rappresentanti non più per Stato ma tutti assieme per Partiti che andavano a occupare i seggi distribuiti per Stato membro. Questo sistema elettivo fece in modo che i Deputati, eletti alla Camera dei rappresentanti, erano a loro volta espressione di una linea politica che i Partiti a livello continentale intendevano realizzare superando per sempre gli steccati dello Stato membro. Rimaneva il problema della 'rappresentanza degli Stati membri'. L' idea fu quella di considerare ciascun Stato come un soggetto collettivo a cui si assegnava una rappresentanza uguale a quella degli altri Stati membri. Lo stato con poco territorio e poca popolazione pesava nella rappresentanza al Senato allo stesso modo. Per cui se uno Stato voleva pesare nella politica continentale doveva, prima, crearsi una maggioranza politica nel partito con il quale aveva una rappresentanza di deputati e poi costruire una aggregazione di rappresentanti al Senato che sostenessero il suo disegno. Questo spiega come sia difficile a prima vista il processo di legislazione federale perché la legge deve essere approvata da entrambi i rami del Congresso per poter essere emanata, ed è il risultato di due maggioranze diverse quella dei deputati appartenenti ad un partito e a quella degli Stati che molte volte travalicano anche la dimensione partitica in cui sono collocati in Senato. Rimane ancora il Governo. Negli Stati uniti d' America il Governo è dato dalla costituzione al Presidente eletto. La sua elezione, anche se formalmente avviene con il voto dei rappresentanti della Camera dei Rappresentanti e con quello dei Rappresentanti eletti al Senato in seduta comune, è una elezione fatta dal popolo. Una sola volta il sistema di elezione non ha determinato attraverso il voto popolare la scelta del Presidente (1824) ed ha costretto il Congresso ad applicare il XII emendamento. Tutte le altre volte ha sempre determinato il candidato a cui sono stati dati la maggioranza dei suffragi. In concreto negli anni si è affinata la procedura. Attraverso le elezioni primarie interne a due partiti presenti ormai da molto tempo nella vita politica continentale, il Repubblicano e il Democratico, si giunge a definire il candidato di partito alla carica di Presidente. Attraverso una grande assemblea dei delegati di Partito, la Convenzione, lo si incarica ufficialmente di rappresentare il partito e nella campagna elettorale. sarà lui, a quel punto, a scegliersi i rappresentanti alla Camera e i Senatori che hanno deciso di sostenerne la candidatura. Il candidato, chiedendo il voto ai cittadini, stabilisce il patto di fiducia. Quando l' elettore elegge un rappresentante alla Camera e uno al Senato sa già a quale candidato Presidente essi daranno il voto. Il giorno dopo le elezioni, dai candidati eletti contati secondo il Partito di appartenenza, si è a conoscenza di chi è il Presidente degli Stati Uniti d' America anche se la sua elezione formale avverrà in seduta comune dai rappresentanti e dai Senatori talvolta dopo diversi giorni. Questo fa in modo che il Presidente possa costruire il suo governo scegliendo gli uomini di sua fiducia. Su ciascuno di essi deve però esserci il voto favorevole delle due commissioni di controllo delle due Camere. Alla caduta del Presidente, a causa della sua morte e a causa della messa in stato di accusa anche il governo cade. Infatti in questi pochi casi il Presidente successivamente insediatosi ha dovuto procedere a far riconfermare il precedente governo perché possa operare. L' ultimo aspetto importante è la separazione dei poteri e i pesi e contrappesi che la Costituzione ha stabilito per un equilibrato funzionamento dello Stato. Se il potere esecutivo spetta al Presidente eletto, il potere legislativo alla due Camere congiuntamente, il potere giudiziario spetta alla Corte suprema. La sua composizione di 9 membri compreso il Presidente viene determinata dalla nomina del Giudice da parte del Presidente sentito il Senato degli Stati. La carica di giudice della Corte suprema è a vita. La sua giurisdizione è di due tipi giudiziaria e di legittimità costituzionale. La Corte è l' ultima istanza sulle sentenze dei tribunali degli Stati e federali quando questi sottomettono il quesito giuridico e può giungere alla vocazione del caso a sé. In questa ultima ipotesi il precedente giuridico stabilito dalla Corte obbliga tutti i tribunali alla risoluzione dei casi simili nel modo stabilito dalla Corte suprema. Il secondo modo è quello del giudizio di costituzionalità che si estende sulle leggi nazionali e federali, sulle sentenze e su tutti gli atti amministrativi. Per questo le sentenze della corte suprema disciplinano tutti gli aspetti giuridici e in particolare modo decidono i conflitti fra gli Stati membri, tra Lo Stato federale e il singolo Stato membro, fra i poteri dello Stato federato e federale. Una ultima funzione si riferisce al Presidente. Se il Presidente degli Stati uniti è rinviato al Senato, costituito in qualità di alta Corte di giustizia, perché è stato sottoposto da entrambe le camere alla procedura dello stato di accusa, tocca a lui presiedere il Senato per decidere sulla colpevolezza o meno del Presidente. Per questo gli americani insegnano che il sistema americano è il governo dei giudici. La Corte Suprema rappresenta il potere più stabile e con più lunga continuità dello Stato federale americano.

L' aspetto storico-sociale[modifica | modifica wikitesto]

Il terzo livello analizza ed espone la società federale. Per molti anni, parecchi autori hanno accreditato la convinzione che la società federale fosse una costruzione teorica e che non avesse nessuna corrispondenza con la realtà. La convinzione si basava sul fatto che pochi erano gli Stati federali operanti alla fine della seconda guerra mondiale e solo gli Stati Unti d'America erano quello con una più lunga storia. Fu necessario un lavoro lungo di analisi storica e sociologica per capire quali erano le caratteristiche peculiari di una società federale e si deve alla spinta di Mario Albertini se su questo piano si sono fatti degli avanzamenti importanti. Se analizziamo la società che era sottesa alle 13 colonie americane nel 1776 possiamo ricavarne alcuni dati importanti. Il territorio che era lasciato agli Stati Uniti d'America era composto dalle 13 colonie americane della Corona Inglese. I confini erano così tracciati. A nord con il Canada, ad ovest con il fiume Mississippi, a sud con la Florida. Si trattava di territori che erano una minima parte di quello che è il corpo continentale del Nord America degli attuali Stati Uniti. Si trattava di poche persone quasi tutte emigrate dall' Europa che solo nel 1865 raggiunse 34 milioni di individui. Di essi circa il 12% circa erano gli schiavi che progressivamente erano stati acquistati e messi al lavoro nelle piantagioni del sud (cotone, tabacco, caffè). Nel 1865 vinta la guerra di secessione il loro numero si aggirava su 4 milioni di individui. Con il XIII emendamento si concesse a tutti la libertà e fu abolita definitivamente la schiavitù. A di là di quei confini stabiliti dal Trattato di Parigi (1783) esistevano una numerosa comunità di nativi del Nord America che veniva denominata Indiani o pellerossa, i quali erano tre o quattro volte più numerosi dei coloni che abitavano nelle colonie. Attualmente il territorio degli Stati Uniti è di circa 9.874 chilometri quadrati e la sua attuale popolazione si aggira su 318 milioni di individui. In circa due secoli di storia gli Stati uniti d' America hanno esercitato una espansione sui nativi riducendoli di numero e relegandoli in quelle che furno definite le riserve indiane. Hanno favorito la immigrazione dal resto del mondo aprendo il loro territorio allo stanziamento di tutti i gruppi etnici del mondo realizzando una progressiva integrazione degli stessi come cittadini a pieno titolo. Anche se questo processo è stato difficile tortuoso e lungo si può vedere che la dichiarazione dei diritti è stata attuata con perseveranza permettendo a tutti coloro che vivono in questo Stato di godere di una eguaglianza reale. Basti citare ad esempio le varie campagne di alfabetizzazione che la popolazione bianca prima e poi quella stessa di colore hanno attuato sino a coinvolgere il sostegno e l' aiuto pubblico perché la popolazione, che era schiava, imparasse a leggere e scrivere e avesse la possibilità di accedere agli studi superiori. Oggi gli Stati Uniti non hanno analfabeti, la loro gioventù dispone di titoli di studio universitari che si avvicina alla 90%, segnando così una società con una densità altissima di persone preparate a ricoprire ruoli di rilievo nella “New Economy” contemporanea. Ci dobbiamo chiedere quale sia stato il motore che ha permesso agli Stati uniti di attivare una società in cui attraverso il lavoro si attivasse la mobilità sociale verticale atta a favorire la salita dei singoli verso gli strati più alti della società. Bisogna risalire alle radici religiose che sono tipiche del costume delle confessioni evangeliche primitive. L' uomo oltre essere uguale a tutti gli altri e per di più fratello di queste altre persone deve pensare che il lavoro è un dono. In esso si esprime la sua personalità e può introdurvi i suoi valori compresi quelli religiosi e può realizzare la sua persona. Il lavoro può essere anche gratuito ma deve sempre essere a favore e a vantaggio della Comunità umana in cui questa persona è inserita. Da qui scaturisce l' Etica Calvinista che oltre aver avuto una eccellente illustrazione dovuta a Max Weber ci spiega come il fattore religioso sia stato determinante per creare in America una società solidale che nonostante le forme di corruzione dei valori attuali ancora resiste e si manifesta sistematicamente[57] Infatti contro l' Etica del profitto e dell' avere l' società americana contrappone etica dell' essere che è comune a tutte le confessioni cristiane nessuna esclusa. Questo spiega fatti storici che altrimenti potevano essere oscuri. Nel 1620 l' Imperatore Ferdinando II d' Asburgo (1619-1637) vinse le comunità Morave[58]

nella battaglia della Montagna Bianca. Il primo provvedimento contro di loro fu l' obbligo della loro conversione forzata al Cattolicesimo a cui l' imperatore apparteneva oppure l' obbligo di emigrare in uno Stato protestante. Le emigrazioni furono la loro scelta verso Stati come la Polonia, la Germania e l' Ungheria. Poiché a ridosso del confine con i principati tedeschi del sud del fiume Morava c' erano i possedimenti tedeschi del conte Nikolaus von Zinzendorf, che era Luterano, i Moravi incominciarono a richiedere al Conte protezione e diritto di immigrazione nelle sue terre. Zinzendorf li raccolse e li fece insediare nei suoi possedimenti il un villaggio appositamente fondato con nome di Herrnhut. La comunità che si denominò Chiesa Morava o dei Fratelli Boemi e dopo non molti anni arrivò al punto da preoccupare il suo benefattore che nel frattempo era stato ordinato Vescovo dei moravi a causa dell- aumentare del numero dei suoi membri. L' insegnamento religioso del Conte von Zinzendorf era quello di considerare tutte le confessioni cristiane uguali e prive di eresie. Egli insegnò alla Chiesa Morava a pregare per le altre confessioni, a non perseguire le forme di vendetta e di conversione forzata che in tutta Europa le guerre di religione stavano attuando. Sul lavoro di accettare quello che si trovava e di lavorare per la gloria del Signore e per essere utili non solo a se stessi ma anche a tutti gli altri della comunità. Si tratta di un precursore del Movimento ecumenico come oggi noi lo conosciamo[59].

Nikolaus Ludwig von Zinzendorf (portrait by Balthasar Denner)

Due caratteristiche furono distintive: fu abolita la schiavitù, anche la servitù della gleba e si incominciò a realizzare le forme di missione verso il resto del mondo allora rappresentate dai paesi colonizzati. Dopo aver ottenuto di fondare due comunità la prima a isola di S. Thomas allora inglese e una seconda a New York nel 1740, ottenne dal Re Inglese Giorgio II una concessione per la Pennsylvania in cui il suo Amico William Penn,

William Penn

avendo assunto il modo di essere cristiano di Zinzendorf, voleva che si insediasse una forte e numerosa comunità morava è perché riteneva importante l' esempio di questa per i suoi fratelli Quaccheri allora in maggioranza nella colonia. Nel 1741 Zinzendorf fondò la comunità di Bethlehem nell' interno della Pennsylvania a non molto distante da Philadelphia, allora al limite fra la colonia e il territorio in possesso dei nativi. Questa comunità si distinse subito per la sua forma di attività missionaria. Non era diretta a convertire coloro che considerava non credenti ma ha testimoniare la sua fede a tutti loro. Uno dei risultati più importanti fu il ruolo di coordinatore che la comunità morava svolse nei confronti del Quaccheri dei Metodisti e dei Puritani facendo superare a tutti loro la diffidenza che ciascuna comunità provava per le altre Confessioni diverse dalla propria. Allo stesso modo si diede a promuovere le relazioni con le tribù dei nativi. I quali rimanevano colpiti dal fatto che questi coloni, che parlavano una lingua strana non inglese ma simile (era il tedesco-moravo), si dedicassero a promuovere equi commerci, aiutare la comunità nativa in caso di calamità, a sostenere la loro salute attraverso le conoscenze mediche di cui disponevano, mentre imparavano da loro le proprietà delle piante officinali dei nativi e le risorse che il territorio offriva a loro. Per questo, durante la guerra civile questa loro città fu uno dei primi centri in cui si svilupparono le officine siderurgiche e metalmeccaniche che sarebbero state determinanti per la vittoria del nord. Durante la Guerra di indipendenza americana, Bethlehm divenne uno dei punti dal quale l' esercito del generale Washington riusciva a far passare i messaggeri che attraversando i territori dei nativi, con l' assistenza di queste comunità limitrofe, riuscì a mantenere i contatti tra i corpi dell' esercito sia al nord che al sud del paese. Quindi una dei fattori importanti in cui questa società si venne formando fu sicuramente il prevalere le principio di solidarietà rispetto a quello dell' interesse individuale. Questo clima forgiò anche dei fatti storici che furono determinanti per la vittoria della Rivoluzione americana. Dopo la battaglia di Saratoga (1777) vinta dalle forze americane che erano riuscite a sconfiggere la colonna comandata dal Generale inglese John Burgoyne, l' esercito americano e i Minutemen_(milizia)|Minutemen volontari che affiancavano l' esercito americano dovettero affrontare uno degli Inverni più rigidi di cui si abbia memoria. Male armati, con problemi di collegamento, con scarse vettovaglie di rifornimento tutti questi uomini armati quasi scomparvero perché, eliminando divise e armi, si confusero con le popolazioni della zona che le ospitarono sino alla Primavera. La loro mimetizzazione fu così repentina e accurata che gli Inglesi pensarono e credettero che l' esercito americano si fosse sgretolato. Nel frattempo l' Alleanza americana-francese, a cui si aggiunsero gli Spagnoli e gli Olandesi, aveva preso corpo il 6 febbraio 1778. Questa alleanza fu l' aiuto necessario per armare vettovagliare l' esercito americano con il sostegno della Marina francese. Tutto il 1778 e il 1779 furono anni di intensi combattimenti che condussero George Washington nella condizione di prevalere sull' esercito inglese. Il 17 Ottobre 1781 il Generale Charles Cornwallis chiese l' armistizio con il quale si concluse la battaglia di Yorktown e la piena vittoria delle forze americane. Fu così l' inizio del periodo finale che portò le colonie americane alla loro piena indipendenza dall' Inghilterra. Questi fatti provano come il popolo americano in quei frangenti fu capace di trovare e far prevalere il principio di solidarietà e combattere, nonostante le rappresaglie sulle famiglie e sui figli, facendo prevalere lo scopo della libertà delle loro terree delle loro persone per l' attuazione di quello che allora veniva chiamato l' autogoverno legittimo, tanto osteggiato dalla Gran Bretagna.

Un nuovo aspetto si venne delineando, che sono dopo poté essere accertato, all' interno di questo popolo ancora diviso in 13 colonie e con poca esperienza politica comune se non quella dell' esercito. Ogni comunità incominciò a sviluppare una lealtà nuova che si rivolgeva al Congresso Continentale, alla Bandiera e capo dell' esercito George Washington senza che questa lealtà offuscasse o cancellasse quella che ciascuna comunità aveva per la propria Colonia di provenienza. Questa doppia lealtà è il terreno fertile su cui prosperano le relazioni umane federali e quindi il reale sostegno di istituzioni che mettano in comune e gestiscano democraticamente le sovranità che devono essere attribuite allo Stato federale. Non fu chiaro arrivare per via empirica a questa soluzione. Dopo la guerra le Colonie dovevano avere una sola moneta, non dovevano più avere dazi di importazioni e esportazioni fra di loro e infine dovevano avere un sistema unico fiscale che permettesse allo Stato federale di approvvigionarsi direttamente dai cittadini delle risorse di cui aveva bisogno superando il vecchio sistema dei conferimenti dalle singole colonie alla Confederazione. Il popolo americano divenne conscio della sua unità non solo per i fatti della guerra ma nella richiesta diffusa di riforme che dovevano superare tutte questi ostacoli che impedivano lo sviluppo della economia e lo sviluppo ordinato della vita politica e democratica. Il lavoro della Assemblea costituente per la riforma degli Articoli della Confederazione, eletta a questo scopo e insediata a Filadelfia, era l' esempio più eclatante di queste necessità. Il dibattito sugli articoli della Costituzione del 1787, sintetizzato negli articoli raccolti nel Federalista, sono la prova che il Popolo americano voleva questa linea di sviluppo politico e voleva l' attuazione di questa nuova costituzione. Nel 1789 entrò in vigore perché la ratifica dal parte della metà più uno degli Stati si era realizzata. Da quel momento l' attuazione della stessa è Stata la linea politica della vita degli Stati Uniti d' America

[60]. Una ultima osservazione è doverosa. Alla fine del XVIII secolo in Europa si andava affermando la Rivoluzione industriale. I due suoi potenti motori che allora la sostenevano erano la ricerca scientifica e l' innovazione produttiva. Negli Stati Uniti d' America la presenza e l' attivismo di Benjamin Franklin, padre della patria e scienziato insigne fu determinante per una prospettiva aperta e favorevole alla ricerca scientifica e alla innovazioni sia tecnologiche che politiche.

Benjamin Franklin

A queste si annovera l' influenza, che egli ebbe sul Ministro del Tesoro di George Washington, Alexander Hamilton, il quale oltre a sostenere e realizzare una economia organizzata basata sul Dollaro in una sua relazione sostenne che gli Stati Uniti dovevano favorire la nascita di un Capitalismo forte[61]. Anche se i contemporanei lo considerarono espressioni utopiche. Con lo svilupparsi della conquista del West, per tutto il XVIII secolo l' economia americana si avviò su queste linee perché i successori di Hamilton pensarono che le sue previsioni erano aderenti alla reale prospettiva di sviluppo del paese. Quindi doppia lealtà politica, solidarietà sociale e politica, politica di integrazione degli immigrati che accettano di entrare nella Stato federale, il favorire l' espansione democratica del numero degli stati membri sono gli ingredienti di una buona società civile federale. A questa si aggiunge la forma della società che venne definita della Open Society la società aperta in cui non vengono difesi i residui dell' Antico regime e si permette a tutti di cercare di migliorare la loro posizione economica e sociale. Tutte queste caratteristiche sono forme di società, diremmo oggi strutture sociali, che se promosse fanno progredire la società in modo che ci siano o vengano prodotte delle istituzioni che permettano all' interno dell' ordinamento giuridico e politico federale di promuovere la pace. Una osservazione conclusiva è necessaria. Ogni Stati cerca di scegliere la lingua con cui comunicare (si parla di lingua veicolare primaria). Lo Stato federale americano fece la stessa scelta dall' inizio scegliendo quale lingua federale l' inglese, lingua portata nelle colonie dalla potenza coloniale dominante. In più di due secoli di storia, oggi noi possiamo osservare che nella società americana non esiste la sola lingua inglese, ma questa viene affiancata da altre lingue parlate dalle diverse etnie che si sono stanziate negli Stati Uniti d' America. Si pensi alle comunità tedesche, giapponesi, cinesi e gli stessi nativi americani. La più consistente comunità è sicuramente quella di origine sud americana e messicana, la quale ha continuato a mantenere l' uso della lingua Spagnola. Oggi in Stati membri come la California, Arizona, New Mexico, Florida per citare i più noti si osserva che ma maggioranza dei cittadini parla la lingua spagnola unendo ad essa la lingua inglese. Se si tratta di appartenenti a classi elevate il bilinguismo è palese, se si tratta di classi con minore scolarità l' uso della lingua inglese è più difficoltoso. A livello dello Stato e delle relazioni istituzionali, se non si tratta di atti di rilevanza federale, si può ricorrere all' uso della lingua più diffusa come lo spagnolo. lo Stato stesso ancora oggi non ha formalmente scelto la lingua ufficiale per gli atti giuridici e istituzionali consentendo questa coesistenza fra le due lingue.

L' Azione politica[modifica | modifica wikitesto]

Un ultimo aspetto, molto importante della struttura è l' azione politica. Nella storia del Federalismo possono essere rintracciati e identificati dei comportamenti politici che sono diretti alla realizzazione di istituzioni pre-federali ma solo dopo la convocazione della Convenzione di Filadelfia (1776) i comportamenti politici diventano tipicamente federali perché diretti a illustrare, instaurare o difendere delle istituzioni di uno Stato federale. La prima domanda che sorge a questo punto è se sono possibili e sono esistiti dei comportamenti federali prima di questa data. La risposta deve essere data tendo presente la struttura ideologica del federalismo. Se un comportamento politico è orientato a instaurare la pace e si incunea in una società in cui lo stato di anomia è transitato ad una fase rivoluzionaria della sua storia, allora ci troviamo di fronte a uno di questi comportamenti. Quando Etana re di Kish (regione dei Sumeri)[62] nel 2750 a. C. riuscì a trovare e a realizzare le istituzioni per mettere in comune il sistema di irrigazione agricola di tutta la regione, quando William Penn scrisse il suo libello e lo inviò a tutti i potenti dell' Europa di allora (1693)[63], quando Claude Henri de Rouvroy conte de Saint-Simon scrisse e pubblicò La sua Réorganisation de la société européenne (1814)[64] noi possiamo individuare e identificare comportamenti politici di questa natura. Colui che vuole riorganizzare una situazione politica frammentata, percorrendo la strada della unione di Stati, risponde con questo comportamento. La sua natura non differisce da quello del Consigliere del Principe[65] che attraverso la sua influenza e la sua visione dei problemi del tempo si rivolge alle cariche che detengono il potere per invitarle a percorrere quella nuova strada che lui intravede. La differenza fra il Re Etana e gli altri due, che abbiamo citato, sta nel fatto che il primo disponeva dell' autorità di una città-Stato importante e deteneva la risorsa acqua. Per questo, essendo le necessità della città-stato meridionali impellenti, riuscì a prevalere sulle resistenze particolari degli altri re.

Un secondo comportamento pre-federalista è quello diretto a trapiantare delle istituzioni federali in un contesto istituzionale nazionale. Esempio di questo lo fu l' opera dei Girondini il Francia durante la prima fase della Rivoluzione francese (1791-1793) il Governo rivoluzionario guidato da Jacques Pierre Brissot, a seguito delle sconfitte subite nella guerra contro la Prima coalizione[66] e a causa della secessione della Vandea fu catturato processato e giustiziato sulla ghigliottina assieme alla quasi totalità dei membri parlamentari girondini. Durante il loro breve periodo di governo avevano cercato di rendere la Francia uno Stato più decentrato, con inevitabili forme di frammentazione che avevano portato alla secessione della Vandea, dichiaratasi antirivoluzionaria, clericale e a favore degli eredi del re. Brissot aveva cercato di trapiantare istituzioni di decentramento, simili a quelle che aveva sperimentato in America quando era andato a combattere per le colonie americane nel contingente francese comandato da Lafayette. Due furono gli errori. I Girondini non si resero conto che lo Stato nazionale non avrebbe tollerato forme di decentramento disgregativo, in più si aggiunsero le sconfitte subite dall' esercito della Rivoluzione, nella guerra contro le forze antirivoluzionarie. Tutto questo fece prevalere la ragion di stato francese contro ogni forma di decentramento e di esitazione militare. Tutto venne imputato al Governo girondino e alla sua maggioranza. Annientati i Girondini, Roberspierre riusci a far approvare la leva obbligatoria, eliminare ogni forma di autonomia locale portando l' apparato amministrativo territoriale dello Stato sotto il controllo del Governo centrale. Attraverso una politica di imposte dirette e indirette finanziò la guerra e le industrie degli armamenti in modo da opporre al nemico tutta la forza interna dello Stato francese. Proprio da questa esperienza, il pensiero federalista ha ritenuto che gli Stati nazionali, sono, a ragion veduta, definiti immodificabili. La strada della loro innovazione passa soltanto nella fondazione dello Stato federale di cui vanno a far parte. Se lo Stato viene superato nella forma dello stato composto federale allora il federalismo prevale. Se le forze politiche cercano di applicare una forma di decentramento questo sicuramente non avviene oppure si ritorna alla forma piena dello Stato nazionale.

Le riflessioni di Ventotene[modifica | modifica wikitesto]

l' isola di Ventotene fu il punto geografico e storico per una vera svolta per il Federalismo, in particolare per quello europeo che sino a quel momento si era nutrito del primo comportamento già illustrato quello del consigliere del Principe. Coloro che vi erano imprigionati non conoscevano il tentativo effettuato da Jean Monnet di unificare in un solo Parlamento la Francia sconfitta da Hitler e il Regno Unito (16 giugno 1940). Il Governo Reynard non volle decidere, nonostante le insistenze del Generale Charles De Gaulle che in quei frangenti era riparato a Londra[67]. Durante la grande espansione delle conquiste dell' Asse (1940-1941) un gruppo di confinati riunitosi attorno a tre di loro Altiero Spinelli (Comunista ma estromesso dal partito durante la prigionia a causa delle sue idee),

Altiero Spinelli

Ernesto Rossi (liberale radicale vicino ai Fratelli Rosselli e antifascista della prima ora),

Ernesto Rossi

Eugenio Colorni (Socialista ed Ebreo) capirono che non bastava affrontare la crisi contemporanea e la cause della Seconda Guerra Mondiale ma bisognava agire per modificare la posizione politica dei partiti e degli stessi Stati.

Eugenio Colorni

Fu Altiero Spinelli che dopo ave letto in inglese il libro di Lord Lotian Il pacifismo non basta[68]. Fu così che i tre amici, unitamente ad altri esiliati che si erano uniti a loro, iniziarono le discussioni che li condussero a formulare le idee che Spinelli e Rossi scrissero nel Manifesto per una Europa libera e unita (1941)[69]. Spinelli si rese conto che l' azione politica del Consigliere e quella del trapianto di istituzioni federali non potevano servire a costruire una Europa federale. Da qui la deduzione nuova di Spinelli che la lotta per la Federazione europea, e quindi qualsivoglia lotta per federare un insieme di Stati, non può essere vincente se non si porta avanti con un soggetto nuovo, nuovo attore politico che non si ponga come obbiettivo la conquista del potere esistente in uno Stato, ma si ponga quello di costruire un nuovo potere comune democratico valido per tutta la unione di Stati. Possiamo dire che Altiero Spinelli scoperse che la conquista di una Assemblea Costituente federale doveva essere raggiunta mediante l' azione politica di un nuovo movimento che fosse presente in tutti gli Stati interessati e che si ponesse ad un livello più alto di quello dei partiti interni dei singoli Stati Nazionali. Questo movimento fu chiamato il 28 Agosto 1943, data della sua fondazione, Movimento Federalista Europeo. Con Altiero Spinelli e la pubblicazione del Manifesto di Ventotene venne a delinearsi una nuova teoria ispiratrice dei comportamenti politici. Spinelli considerò fondamentale ispirarsi a Hamilton per delineare un percorso che il Movimento avrebbe dovuto percorrere per arrivare alla fondazione dello Stato federale. Tre sono gli ispiratori di questa azione politica e del processo democratico che ne derivò[70]: Federal Union, il primo movimento federalista inglese, a cui Lord Lotian apparteneva, che avevano posto in una luce critica tutti i tentativi di influenzare il potere nazionale, Luigi Einaudi che con i suoi scritti contro la Società delle Nazioni, aveva insegnato alla generazione di Spinelli quelli che erano stati gli errori di quella prima avventura conclusasi con la seconda guerra mondiale e infine l' esperienza fallimentare del Comunismo in un solo paese con la quale Giuseppe Stalin aveva fatto naufragare gli ideali delle internazionali prima socialiste e poi comuniste in Europa provando che l' internazionalismo proletario era irrealizzabile. Dopo il Manifesto di Ventotene la dottrina federalista si fondò sul concetto di crisi dello Stato nazionale e sulla dialettica del suo superamento, si collocò in un punto di vista più alto che proponeva come soluzione della crisi dello Stato nazionale la necessita' di trasformare l' organizzazione dell' Europa da insieme di Stati in uno Stato federale.

Il Movimento Federalista europeo[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della fondazione del M.F.E. a Milano (27-28 agosto 1943), il Federalismo fu concepito come la teoria ispiratrice di un nuovo comportamento politico e di una nuova lotta politica, autonoma, dal quadro del potere nazionale e dai partiti esistenti in ciascun Stato[71]. Lo spazio, per questa azione politica, venne generato dalla crisi degli Stati prodotta dalla seconda guerra mondiale, che si trasformò da crisi storica in crisi politica. Il Movimento Federalista Europeo e lo stesso Spinelli rovesciarono, così', il punto di vista dei partiti nazionali per cui eguaglianza, giustizia sociale e pace dovevano essere obbiettivi da conquistarsi prima sul piano nazionale per poi essere estesi al piano internazionale. Per i Partiti nazionali, in tutta Europa, allora finita la seconda guerra mondiale e allo stesso modo oggi, non riuscirono ad accettare la impossibilità di trovare soluzioni nazionali a quelli che sono problemi generati a livello della unione di Stati[72]. Nello stesso Manifesto Spinelli affrontò questo problema. Se da un lato non bisognava lasciar consolidare le trasformazioni rivoluzionarie nate nella guerra negli Stati nazionali, per evitare di ritrovarci in una situazione simile a quella pre 1939, dall' altra le forze politiche che volevano trovare una soluzione ai problemi continentali, che in Europa le attanagliavano, dovevano proporsi la conquista del potere nazionale non per instaurare un maggiore socialismo, una maggiore democrazia, una maggiore libertà economica ecc., ma per prodigarsi per la realizzazione di una vera unione federale fra gli Stati che accettano di partecipare a quel progetto comune. Questa fu la linea di azione di Altiero Spinelli. Nel 1954 con il naufragio della Comunità europea di Difesa e della Comunità Europea Politica vi fu la prima sconfitta di questa strategia di Spinelli[73]. Questo non fece demordere Spinelli dal riprovarci. In condizioni diverse, con un Parlamento europeo eletto direttamente dai cittadini degli Stati membri[74], Spinelli nel 1984 fece approvare al Parlamento europeo un Progetto di Trattato per la creazione delle istituzioni federali mancati nella Unione europea (14 Febbraio 1984). Nonostante gli emendamenti e gli annacquamenti dei Consiglio dei Capi di Stato e di Governo europei il trattato fu trasformato nell' Atto unico europeo (1 Luglio 1987) prova che la via seguita da Spinelli era quella giusta. Nel trattato è rimasto poco di federalista rispetto a quello che il Parlamento europeo aveva votato. Ma nonostante tutto si stabilì un precedente. Il Parlamento europeo fu riconosciuto come l' organo federatore della Unione europea. Deve essere sottolineato che tutti questi risultati non furono raggiunti con l' azione di un uomo solo ma con il sostegno di una politica europea e continentale posta in essere dalla Unione dei Federalisti Europei[75]. Rimane ancora un aspetto. Molte volte nella storia si aprono delle finestre in cui quello che sembrava impossibile, diventa possibile. Il problema è attuare una politica che faccia diventare reali le condizioni e ci permettono il realizzarsi di quelle possibilità. Si tratta della strategia del piano inclinato. Il primo ad usare questa strategia fu Jean Monnet. Forte della dichiarazione di Robert Schuman sull' Europa[76]

Robert Schuman

si propose di aiutare coloro che volevano costruire un Comunità economica europea e una Comunità europea per l' energia atomica (1957). Come era avvenuto per la Comunità europea del Carbone e dell' acciaio anche queste Comunità legarono a filo stretto gli Stati aderenti, che con il decorrere del tempo le condizioni comune di lavoro, investimenti e capitali fecero in modo che gli Stati non si sciogliessero la questo contesto approfondendo sempre di più la loro primitiva unione. Questo stesso metodo fu usato da Mario Albertini che, come Presidente della U.E.F., guidò la battaglia per ottenere l' elezione diretta del Parlamento europeo (1 giugno 1979)[77]. Ora nella situazione presente in Europa, nonostante i movimenti e i partiti nazionali contro l' Unione Europea, la richiesta di un ulteriore approfondimento che conduca la UE a diventare uno Stato federale può solo passare attraverso una azione politica continentale di questa specie. La struttura del Federalismo, con questo complemento, è la più interessante e importante invenzione dell' uomo nel ventesimo secolo[78] e ha fatto in modo che Altiero Spinelli prima e Mario Albertini poi riuscissero a formulare uno strumento per la conoscenza della realtà politica relativa agli insiemi di Stati e sulla base di questa ultima potevano sviluppare una azione politica mirata e concreta, che tuttora viene portata avanti in Europa come azione per l' Integrazione europea. Proprio per queste considerazioni, oggi, possiamo dire che le forze che si battono per la creazione di uno Stato federale europeo possono essere rappresentate con dei cerchi concentrici. Nel più interno si collocano le forze realmente federaliste, in quello intermedio quelle europeiste[79] e in quello più esterno gli avversari di questo processo di integrazione. Se le forze federaliste riescono a far prevalere la loro linea anche nelle forze europeiste queste diventano la maggioranza del popolo che vive e lavora nella Unione europea e proprio in quel momento si realizzano le condizioni per un avanzamento e la costruzione di nuove e necessarie istituzioni federali. Quando questo non avviene le forze avversarie cercano di prevalere a loro volta. Qualche volta, come nel Regno Unito nel 2016, il loro prevalere porta il distacco di quella nazione dalla unione di Stati di cui è parte. Questo modo di vedere la storia e la politica federalista ha permesso di portare nel concreto tutti gli aspetti teorici del modello che sono stati illustrati, permettendo ai politici e agli studiosi di avere un punto di riferimento su cui lavorare per una migliore comprensione dei fenomeni federalistici.

Le origini del termine in ambito teologico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Teologia federale.

Il termine "federalismo" non nacque in ambito politico, bensì teologico.

Già a partire dal XVII secolo (ben prima che si parlasse di federalismo in ambito politico, dunque), questa parola era utilizzata nei trattati teologici di alcuni pensatori riformati, per descrivere la peculiare relazione esistente tra Adamo e tutti gli esseri umani nati dopo di lui (ovvero tutto il genere umano, discendente da Adamo "secondo la carne") e, per analogia, la relazione tra Cristo e coloro che sono rinati nello Spirito Santo (cioè l'umanità rigenerata: cfr. Vangelo di Giovanni 3,1-8, Lettera ai Romani 5,12-21 e 8,1-17).

Se nel pensiero politico, però, all'interno di un sistema federale sia il "capo" rappresentante sia i membri rappresentati condividono la stessa sovranità, in ambito teologico la distinzione tra Cristo e l'umanità redenta resta comunque insuperabile.

Il federalismo come teoria politica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Vincenzo Gioberti e Carlo Cattaneo.
Stati federali nel mondo

Gli scritti di due autori britannici, Albert Dicey e James Bryce, hanno influenzato le prime teorie sul federalismo. Dicey identificò due condizioni per la formazione di uno Stato federale: il primo era l'esistenza di un gruppo di nazioni "così vicine per luogo, storia, razza e capaci di portare, negli occhi dei loro abitanti, uno spirito di nazionalità comune."; la seconda condizione è il "desiderio di unità nazionale e la determinazione di mantenere l'indipendenza di ogni uomo, come di ogni Stato separato".

Uno Stato può essere reso "federale" rispetto ad un precedente Stato unitario (federalismo dissociativo) o rispetto ad una pluralità di Stati precedenti, indipendenti o confederati (federalismo associativo).

La divisione dei poteri è una caratteristica fondamentale nel federalismo. In un classico della materia, il professore K.C. Wheare diede la sua definizione di governo federale: " Un sistema di governo che incorpora prevalentemente una divisione dei poteri tra autorità generale (federale) e regionali (o statali), ognuna delle quali, nella sua propria sfera, è coordinata con le altre e indipendente da esse". Il risultato della distribuzione dei poteri è che nessun'autorità può esercitare lo stesso livello di potere che avrebbe in uno Stato unitario.

In un sistema federale la costituzione è la norma suprema da cui deriva il potere dello Stato. Un potere giudiziario indipendente è necessario per evitare e correggere ogni atto legislativo che sia incongruente con la costituzione. Perciò, il federalismo è delimitato dalla legalità. La costituzione deve necessariamente essere rigida e snella. Le sue prescrizioni devono essere o legalmente immutabili o capaci di essere cambiate soltanto da qualche autorità che stia al di sopra e oltre gli ordinari corpi legislativi.

Federalismo e democrazia[modifica | modifica wikitesto]

La causa del federalismo è portata avanti dalla teoria federalista, la quale asserisce che il federalismo implichi un sistema costituzionale robusto che ancori la democrazia pluralista e che incentiva la partecipazione democratica tramite una cittadinanza duale in una repubblica composta.

La classica dichiarazione di questa posizione può essere trovata in "The Federalist", il quale sostiene che il federalismo aiuti a concretizzare il principio del governo della legge, limitando l'azione arbitraria da parte dello Stato. Primo, il federalismo può limitare il potere del governo di violare i diritti, poiché esso crea la possibilità che se il potere legislativo desidera ridurre la libertà, non ne avrà il potere costituzionale, mentre il livello di governo che possiede tale potere non ne avrà il desiderio. Secondo, i procedimenti di formazione delle decisioni di tipo legalistico che caratterizzano i sistemi federali limitano la velocità con la quale il governo può reagire.

L'argomento che il federalismo aiuta ad assicurare la democrazia e i diritti umani è stato influenzato dalla teoria contemporanea della scelta pubblica; è stato asserito che nelle più piccole unità politiche, gli individui possono partecipare più direttamente che in un governo monolitico unitario. Inoltre, gli individui insoddisfatti per le condizioni in uno Stato possono scegliere di andare in un altro. Certamente, questo argomento assume che una libertà di movimento tra Stati sia necessariamente assicurata da uno Stato federale[80].

La capacità di un sistema federale di proteggere le libertà civili è stata messa in discussione. Spesso c'è confusione tra i diritti degli individui e quelli degli Stati. In Australia, per esempio, alcuni dei più notevoli conflitti intergovernativi degli ultimi decenni sono stati il diretto risultato dell'intervento federale che aveva il fine di assicurare i diritti delle minoranze e hanno reso necessarie delle limitazioni dei poteri dei governi degli Stati. È anche essenziale evitare confusioni tra i limiti posti dalla revisione giudiziale, cioè dal potere costituzionale delle corti di annullare le azioni del parlamento e del governo, e lo stesso federalismo.

Se, da un lato, alcuni Stati degli USA hanno deplorevoli retroterra di negazioni di libertà civili a gruppi razziali, donne e altri ancora, d'altra parte le leggi e le costituzioni di altri Stati americani hanno protetto queste minoranze per mezzo di diritti legali e protezioni che vanno oltre quelle presenti nella costituzione statunitense e nella Carta dei Diritti degli Stati Uniti d'America.

Il federalismo e la Costituzione degli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Prima della stesura della Costituzione statunitense, ciascuno Stato americano era essenzialmente uno Stato sovrano. La Costituzione Americana creò un governo nazionale con poteri sufficienti ad unire gli Stati, che però non sostituì i singoli governi statali. Questa sistemazione federale, per mezzo della quale il governo centrale nazionale esercita i propri poteri in determinati campi, mentre altri campi sono appannaggio dei governi statali, è una delle caratteristiche basilari della Costituzione americana, che gestisce e coordina i poteri dei due tipi di governo. Un'altra caratteristica è la separazione delle competenze tra i tre poteri del governo - il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario - e le libertà civili. Gli autori dei Federalist Papers hanno spiegato nei saggi numero 45 e 46 come essi si aspettassero che i governi degli Stati esercitassero funzioni di controllo e bilanciamento sul governo nazionale al fine di mantenere nel tempo il cosiddetto "limited government", ossia un governo le cui funzioni siano prescritte, definite e limitate dalle leggi, generalmente per mezzo di una costituzione scritta.

Dal momento che gli Stati erano entità politiche preesistenti, la Costituzione degli Stati Uniti d'America non aveva bisogno di definire o spiegare il federalismo in alcuna sua parte. Ciò nonostante, essa menziona numerose volte i diritti e le responsabilità dei governi dei singoli Stati e delle autorità statali in confronto con quelli del governo federale. Il governo federale ha dei poteri definiti ed espressi nella Costituzione (detti anche poteri "enumerati"), che includono il diritto di imporre le tasse, dichiarare la guerra e regolare commerci interni ed esteri. Inoltre, esso ha il potere di approvare qualsiasi legge "necessaria ed adeguata" per l'esecuzione dei propri poteri. I poteri che la Costituzione non concede al governo federale o che vieta agli Stati - i poteri riservati - sono riservati al popolo o agli Stati. I poteri del governo federale sono stati significativamente espansi dagli emendamenti aggiunti alla Costituzione in seguito alla Guerra Civile e da altri emendamenti aggiunti in seguito.

La Convenzione di Filadelfia, realizzando la prima costituzione federale della storia, costruì il modello del meccanismo politico dal quale Immanuel Kant si attendeva la pace fra gli Stati e la instaurazione universale del diritto. Alexander Hamilton, scrivendo con John Jay e James Madison, durante la lotta per la ratifica della costituzione federale, i saggi del Federalist allo scopo di illustrare i suoi vantaggi rispetto alla formula confederale, sviluppò, senza esserselo proposto, i primi rudimenti della teoria di questo meccanismo politico, cioè dello Stato federale. Per inquadrare teoricamente il suo pensiero bisogna perciò tener presente che i saggi del Federalist sono formalmente soltanto degli scritti di propaganda politica, sia pure elevatissima, e bisogna inoltre, e soprattutto, risalire al fatto storico dal quale questa propaganda prese le mosse: l'elaborazione di un testo costituzionale da parte di un'assemblea.

È noto che la costituzione degli Stati Uniti d'America rappresenta il frutto di un compromesso, e di un compromesso nel senso più stretto della parola, tant'è che i punti più importanti della costituzione furono concepiti esclusivamente come pure e semplici transazioni tra le opinioni divergenti delle parti in contrasto, e per nulla affatto come le singole parti di un edificio coerente. Nonostante la loro natura queste transazioni identificarono di fatto gli ingranaggi fondamentali del meccanismo federale, e fondarono un solido edificio. E un risultato singolare, ma perfettamente spiegabile. Alla fine della guerra di indipendenza, dal punto di vista istituzionale, la classe politica americana era divisa in due correnti, una piuttosto unitaria e l'altra piuttosto pluralistica. Entrambe avevano un fondamento che non si poteva eliminare a breve scadenza: l'Unione e gli Stati. Il loro contrasto aveva perciò una via d'uscita solo nel compromesso, e il compromesso si poteva fare in un modo solo: salvando l'Unione con un governo panamericano veramente indipendente, ossia attivo sui cittadini e non sugli Stati, e salvaguardando nel contempo, con l'indipendenza degli Stati stessi, il pluralismo. La difficoltà stava nel trovare la formula di un governo centrale che, pur agendo direttamente sui cittadini degli Stati associati, non distruggesse la loro indipendenza. In conclusione, si giunse ad una federazione perché non si poteva che giungere ad una federazione.

Col tempo, il governo federale è aumentato in dimensioni ed in influenza, sia sulla vita di tutti i giorni sia sul governo degli Stati. Ci sono diverse ragioni per questo, compreso il bisogno di regolare affari e industrie che esorbitano dai confini dei singoli Stati, il tentativo di assicurare i diritti civili e di provvedere ai servizi sociali. Molti ritengono che il governo federale si sia sviluppato oltre i limiti consentiti dai poteri espliciti. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha talvolta invalidato decisioni federali, per esempio "La legge sulle zone scolastiche libere dalle armi" (Gun-Free School Zones Act) nel caso Stati Uniti contro Lopez. Tuttavia, la maggior parte delle azioni dal governo federale possono trovare un certo supporto legale fra i suoi poteri specifici come la clausola di commercio ("Commerce clause").

La dottrina del federalismo dualistico sostiene che il governo federale e i governi degli Stati si trovano sostanzialmente sullo stesso piano politico, ed entrambi sono sovrani. In base a questa teoria, alcune parti della costituzione sono interpretate in modo molto restrittivo; tra esse vi sono il decimo emendamento, la "Supremacy Clause", la "Necessary and Proper Clause" e la "Commerce Clause". Secondo questa interpretazione il governo federale ha giurisdizione solo sulle materie in cui la costituzione gliela assegna esplicitamente. Esisterebbe quindi un ampio ambito di poteri spettanti ai singoli Stati, e il governo federale potrebbe esercitare soltanto i poteri esplicitamente elencati nella costituzione. [3]

Federalismo europeo[modifica | modifica wikitesto]

La nascita del federalismo europeo[modifica | modifica wikitesto]

Nato nell'altra sponda dell'Atlantico, il federalismo si diffonde anche in Europa già nell'Ottocento. Le elaborazioni principali sviluppano il federalismo in una duplice chiave: in polemica con l'opprimente centralizzazione amministrativa della maggior parte degli Stati europei (ad esempio, in Proudhon e Cattaneo) e come strumento di ricerca di una pace duratura in un continente sempre in preda a sanguinari scontri (soprattutto in Kant). È solo nel 1941 però, ossia quando il conflitto sembra ancora destinato ad essere vinto dalle forze dell'Asse, che tre illuminate menti del panorama intellettuale italiano stendono quello che verrà ricordato come il Manifesto di Ventotene.

La gestazione di quest'opera, da parte di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, esiliati sull'isola di Ventotene appunto, durò all'incirca sei mesi. Furono ispirati da un libro scritto da Junius (pseudonimo usato da luca pintor) pubblicato circa vent'anni prima. Il Manifesto di Ventotene, steso nel 1941 da Spinelli e Rossi insieme a Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, è un fondamentale documento che traccia le linee guida di quella che sarà la carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. I tre intellettuali previdero la caduta dei poteri totalitari e auspicarono che, dopo le esperienze traumatiche della prima metà del Novecento, i popoli sarebbero riusciti a sfuggire alle subdole manovre delle élite conservatrici. Secondo loro, lo scopo di queste sarebbe stato quello di ristabilire l'ordine prebellico.

Per contrastare queste forze si sarebbe dovuta fondare una forza sovranazionale europea, in cui le ricchezze avrebbero dovuto essere redistribuite e il governo si sarebbe deciso sulla base di elezioni a suffragio universale. L'ordinamento di questa forza avrebbe dovuto basarsi su una “terza via” economico-politica, che avrebbe evitato gli errori di capitalismo e comunismo, e che avrebbe permesso all'ordinamento democratico e all'autodeterminazione dei popoli di assumere un valore concreto.

Il Manifesto rimane ancora oggi uno dei più validi e significativi fondamenti della letteratura politica federalista. Anzi, in un certo senso, rappresenta la nascita di una vera e propria ideologia federalista europea. Infatti, mentre in tutti i precedenti autori quello federalista è un aspetto di un pensiero politico personale più complesso, il federalismo e l'Europa sono per Spinelli i fondamenti stessi del suo pensiero politico. Il Manifesto pone come base della civiltà moderna “il principio della libertà, secondo il quale l'uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita”. Lo spunto iniziale è la constatazione della crisi dello Stato nazionale che, fondendo insieme Stato e nazione, ha accentuato le tendenze autoritarie all'interno dei confini nazionali e quelle aggressive sul piano internazionale. Per contrastare entrambe queste tendenze il Manifesto suggerisce di riorganizzare in senso federale l'Europa in modo che tutti gli Stati europei lascino le loro decisioni in alcune delicate materie (moneta, politica estera, politica economica, difesa, ecc.) a uno Stato internazionale superiore a ognuno di loro.

Gli “uomini ragionevoli”, infatti, come riporta il Manifesto, devono constatare “la inutilità, anzi la dannosità” di organismi internazionali che non si strutturino in modo federale e che quindi non si dotino di un proprio esercito e della possibilità di intervenire anche militarmente per garantire la sopravvivenza di un'Europa federale. Per raggiungere questo obiettivo non servono, come abbiamo già accennato, le forme di aggregazione politica tradizionali. I partiti, infatti, sia che si ispirino a ideologie reazionarie, liberali, democratiche, socialiste o comuniste, mirano a migliorare la situazione del loro Stato, nella convinzione che la pace nasca dall'affermazione dei rispettivi principi di libertà, uguaglianza e giustizia sociale. In altre parole, i partiti politici lottano per la conquista di un potere già esistente, per la ricostruzione di uno Stato nazionale che sia appunto reazionario, liberale, democratico, socialista o comunista. Per il progetto di Spinelli, invece, occorre un'organizzazione politica veramente sopranazionale capace non tanto di conquistare il potere, quanto piuttosto di creare un nuovo potere: questo il compito del Movimento Federalista Europeo.

Come per gli altri autori, anche per Spinelli l'aspetto di valore del federalismo è la pace; è inevitabile quindi che la federazione europea non possa che rappresentare un punto di passaggio per un qualcosa di ancora più grande, di un qualcosa che richiama gli echi del progetto di Kant[81]: una federazione mondiale. Infatti, come recita con un fascino quasi profetico il Manifesto, “quando, superando l'orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l'umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l'unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l'unità politica dell'intero globo”[82].

I principi ispiratori dell'Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

Si è affermato l'eguale diritto per tutte le nazioni di organizzarsi in Stati indipendenti. Ogni popolo, individuato nelle sue caratteristiche etniche geografiche linguistiche e storiche, doveva trovare nell'organismo statale, creato per proprio conto secondo la sua particolare concezione della vita politica, lo strumento per soddisfare nel modo migliore ai suoi bisogni, indipendentemente da ogni intervento estraneo. L'ideologia dell'indipendenza nazionale è stata un potente strumento di progresso ha eliminato molti degli impedimenti che ostacolavano la circolazione degli uomini e delle merci; Si è affermato l'uguale diritto per i cittadini alla formazione della volontà dello Stato. La libertà di stampa e di associazione e la progressiva estensione del suffragio ha fatto estendere, dentro il territorio di ciascun nuovo Stato, alle popolazioni più arretrate, le istituzioni e gli ordinamenti delle popolazioni più civili. Essa portava però in sé i germi del nazionalismo imperialista, che la nostra generazione ha visto ingigantire fino alla formazione degli Stati totalitari ed allo scatenarsi delle guerre mondiali.

Concretizzazione del concetto di federalismo[modifica | modifica wikitesto]

Dall'idea precisa della pace discende dunque l'idea federalistica della distribuzione del potere politico, e per ciò stesso l'esigenza di identificare le condizioni storico-sociali che consentono d'instaurarla e di mantenerla nell'ambito di una parte del genere umano o di tutto il genere umano. Ormai non è più vero che la creazione degli Stati Uniti d'Europa (dell'Europa occidentale-atlantica: solo di questo realisticamente si parla) significhi creazione di diritto sovranazionale così come precedentemente inteso; né costituisce in alcun modo, di per sé, un passo in quella direzione. Gli Stati nazionali europei sono già stati superati in realtà dalla loro riduzione a Stati regionali, con tutti i limiti di impotenza.

L'europeismo prevalente ha oggi un valore eminentemente difensivo: significa la conquista per il popolo europeo di un suo Stato di dimensione adeguata per sostenere il confronto internazionale atto a tutelare i propri interessi, ad essere perciò una potenza nel mondo attuale. Europeismo cioè che vuole essere momento di scontro politico fra la concezione democratica-parlamentare e quella totalitaria, fra chi privilegia i diritti della persona e chi li sottopone gerarchicamente agli interessi dello Stato, fra chi rivendica la necessità che il diritto non sia limitato dalle frontiere e chi difende la barbarie in nome della sovranità nazionale e del principio di non ingerenza.

Il progressivo sfaldamento dei principi liberali della democrazia parlamentare e della divisione dei poteri a cui si assiste, seppur in misura diversa, in tutti i paesi europei in nome delle urgenze determinate di volta in volta dalla crisi economica, dal deficit delle finanze pubbliche o dal terrorismo russo, irlandese o basco, rappresentano i sintomi più evidenti della incapacità delle istituzioni statali nazionali di far fronte alla nuova dimensione dei problemi. La riduzione progressiva dei poteri parlamentari che viene registrata in Italia come in Francia o nel Belgio, il trasferimento sempre più massiccio dei poteri legislativi all'esecutivo attraverso l'abuso del potere di decretazione o dei "pouvoirs spèciaux", sia quando si realizza attraverso modifiche costituzionali o regolamentari, sia quando viene imposto forzando la legge, testimoniano almeno in parte l'impotenza delle istituzioni statali nazionali a far fronte alla dimensione sovranazionale dei problemi emergenti, da quelli economici a quelli determinati dalla criminalità o dal terrorismo, e alle influenze dello sviluppo tecnologico sui processi decisionali.

Le istituzioni comunitarie sono del resto paralizzate dall'incapacità di concepire un unico "governo" europeo perlomeno nelle materie di competenza comunitaria. Gli "egoismi nazionali" e gli interessi dei grossi centri di potere economico e politico lo impediscono sistematicamente. Del resto questa ipotetica autorità sovranazionale non potrà mai essere legittimata democraticamente finché non potrà ricevere la fiducia da un Parlamento europeo, quale unica espressione della sovranità popolare europea, dotato degli effettivi poteri d'indirizzo, controllo e legislativi. D'altronde il Parlamento europeo non potrà mai conquistare la capacità d'imporre il processo d'integrazione politica europea finché sarà composto da partiti privi di una vocazione europeista e soprattutto incapaci di rappresentare gli interessi dei gruppi sociali ed economici che si vanno riconoscendo o si possono riconoscere nell'Europa politica.

La crisi delle istituzioni comunitarie è quindi innanzitutto crisi e insufficienza di quel diritto comunitario rimasto incompiuto nei Trattati nonostante i tentativi evolutivi sanciti dalle sentenze della Corte di Lussemburgo.

A questo "deficit democratico" dell'Unione europea tentò di porre rimedio il Parlamento europeo con il progetto di Trattato dell'Unione portato a termine nella precedente legislatura sotto la guida di Altiero Spinelli.

Partiti politici e movimenti di matrice federalista nell'ambito dell'Unione Europea[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la seconda guerra mondiale nacquero vari movimenti, come l'Unione dei Federalisti Europei o il Movimento Federalista Europeo, fondato nel 1943, che sostenevano la creazione di una federazione europea. Queste organizzazioni ebbero una certa influenza, anche se non decisiva, sul processo di unificazione europea. L'Europa di oggi è ancora lontana dall'essere una federazione, nonostante l'Unione Europea possieda alcune caratteristiche federali. I federalisti europei hanno sostenuto l'elezione diretta di un Parlamento europeo e furono tra i primi a porre all'ordine del giorno la stesura di una costituzione europea. I loro oppositori sono coloro che sostengono un ruolo più modesto per l'Unione e coloro che vorrebbero che l'Unione fosse diretta dai governi nazionali piuttosto che da un governo europeo elettivo. Anche se il federalismo era citato nelle bozze del trattato di Maastricht e del trattato istitutivo della Costituzione europea, non fu mai accettato dai rappresentanti degli Stati membri. I paesi che favoriscono un'Unione più federale sono di solito Germania, Belgio e Italia. Quelli che tradizionalmente si oppongono a questa idea sono Gran Bretagna e Francia. Il tentativo di creare una Comunità europea di difesa fu in pratica l'ultimo tentativo di creare un'Europa federale.

Federalismo italiano[modifica | modifica wikitesto]

Il Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte all'avanzata degli Stati assoluti e allo strapotere delle potenze straniere, non pochi furono i politici italiani che nel '500 auspicavano la creazione di una federazione di repubbliche cittadine. Il più noto esponente di tali idee fu senza dubbio il lucchese Francesco Burlamacchi, che pagò con la vita la sua lotta allo strapotere di Carlo V e degli alleati Medici.

Il Seicento e Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Ancora nel XVII secolo e XVIII secolo non pochi pensatori guardavano al federalismo come alla forma più consona alla tradizione italiana (si citava a tal proposito la gloria dei comuni e l'organizzazione delle città etrusche in epoca pre-romana): dal napoletano Antonio Genovesi ai piemontesi Gian Francesco Galeani Napione e Giovanni Antonio Ranza[83]. Montesquieu, Alexander Hamilton, Kant ebbero idee federaliste che si diffusero in tutta Europa e quindi anche in Italia. Il federalismo, per esempio, era ben rappresentato in Toscana, sia ai tempi di Pietro Leopoldo di Toscana che più tardi (anche ai tempi di Leopoldo II di Toscana), dove erano conosciute, per esempio, le idee di Alexander Hamilton (quello del principio dell'"unità nella diversità", il cui libro "Il federalista" fu pubblicato in Italia per la prima volta nel 1955, Pisa, Nistri Lischi).

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Simbolo federalista usato dai volontari intervenuti nella guerra del 1848-1949, tra il Regno dei Savoia e l'Impero austro-ungarico

Ma è con il XIX secolo che l'idea federalista vive un momento di grande favore. Ci sono autorevoli studiosi che addirittura individuano nell'idea di Italianità, di nazione italiana, di Risorgimento, nella loro reazione all'autoritarismo modernizzatore dell'assolutismo illuminato, di Napoleone e dei regnanti della Restaurazione, un forte e fondante carattere federalista[84].

L'800 è pieno di intellettuali italiani che, partendo da pensatori europei come Montesquieu, si impegnano per far risorgere l'Italia delle libertà comunali, le autonomie medievali, con il loro policentrismo culturale, la loro intraprendenza economica.

Primo fra tutti nell'esprimere questi concetti troviamo Simondo de Sismondi, amico di Madame de Staël, il quale, già nel 1807 aveva pubblicato i primi volumi della sua Histoire des républiques italiennes. Ma gli stessi concetti si trovano anche in personalità del calibro di Bettino Ricasoli, tra i "padri della patria italiana", che cercò di difendere strenuamente fino all'ultimo l'idea federalista. Lo stesso Cavour non si oppose, a priori e forse solo a parole, alle richieste di confederazione italica che venivano dalle corti di Napoli, Roma e Firenze e da molti intellettuali e politici Nord italiani.

Lo stesso Metternich concepiva l'Impero asburgico come una federazione di Stati dotati di un alto grado di autonomia[85].

Tra i più importanti pensatori federalisti dell'800 abbiamo Carlo Cattaneo, Giuseppe Ferrari, Vincenzo Gioberti (promotore del progetto "neoguelfo"), Pietro Calà Ulloa e Vincenzo d'Errico.

Tra i più importanti critici del federalismo troviamo, a sinistra (su posizioni identiche a quelle espresse dai Giacobini contro i Girondini ai tempi della Rivoluzione francese) Filippo Buonarroti e Giuseppe Mazzini, a destra, chi nei vari paesi lavorava per uno scontro, da cui sarebbe emerso vincitore il più forte (questa era l'idea di molti, soprattutto in Piemonte, dove si puntava ad allargare il dominio dei Savoia su Milano)[86].

Il federalismo fu promosso anche dal movimento "neoguelfo" capeggiato da Vincenzo Gioberti che ebbe un momento di grande fortuna in tutta Italia tra 1846 (salita al soglio pontificio di Pio IX) e l'estate del 1848. L'idea di Gioberti era quella di creare una confederazione di Stati italiani sotto la presidenza del papa. Nella primavera del 1848 tutti gli Stati italiani sembravano convinti del progetto, che si tradusse ben presto in una lega doganale e in una guerra comune all'Austria. Poi però ci fu il ritiro del Papa dalla coalizione militare e il Piemonte, che aveva più carte da giocare, ne approfittò per dare al movimento d'indipendenza una sua lettura espansionistica. Esponenti neoguelfi si trovavano allora al governo in Piemonte (primo ministro Gioberti), Toscana (primo ministro Gino Capponi), Napoli (primo ministro Carlo Troya).

Nonostante le divergenze, le sconfitte militari subite dagli eserciti italiani, nell'estate del 1848 il governo provvisorio patriottico di Milano e Lombardia (guidato da Gabrio Casati) tentò il rilancio del progetto federativo. Il Piemonte vi aderì a condizione però che gli venissero concessi Lombardia, Parma e Piacenza (come annessione e non come unione): la cosa ovviamente non venne accettata dal governo Casati e il sogno neoguelfo tramontò di nuovo e per sempre - nonostante Gioberti ne avesse tentato il rilancio con la sua Società nazionale per la confederazione italiana (creata a Torino nell'ottobre 1848)[87].

A rilanciare il progetto e le idee federaliste fu Carlo Cattaneo, che - partecipe degli eventi politici e militari del 1848 (fino a quel momento aveva creduto più utile lottare per avere più autonomia all'interno del Lombardo-Veneto a guida absburgica) - si rese conto che i popoli italiani, facendo forza sulle proprie risorse locali (massimamente, anche per lui, espresse durante la Civiltà comunale), ma ben coordinate e unite, potevano sconfiggere i grandi Stati. Utilizzando il pensiero di John Locke e Gian Domenico Romagnosi, Pierre-Joseph Proudhon (che auspicava il Comune come centro del potere; vedi in particolare La Fédération et l'unité en Italie, 1862), criticò l'"unitarismo ossessivo" di Mazzini e prese la Svizzera e gli Stati Uniti d'America a modello di democrazia federale.

Una volta però represse le esperienze di autogoverno sorte nel 1848 in Europa (Vienna, Budapest, ...) e in Italia (Milano, Roma, Firenze, Venezia, Palermo, ...) ad opera dell'Austria e della Russia (che contro l'Ungheria di Kossuth, anche lui approdato ad idee federaliste, aveva inviano un'armata di ben 250.000 soldati) con il benestare delle altre potenze, non restavano molte carte al partito federalista da giocare[88]. I particolarismi, le velleità autonomistiche erano state troppe e troppo forti per quel 1848, "mosso da poesia d'unione e passione di separamento", come ebbe a dire Giuseppe Montanelli nelle sue Memorie d'Italia, Sansoni, Firenze, 1963, p. 558.

Fu quindi per molti una grossa sconfitta vedere concretizzarsi il sogno politico risorgimentale in un'Italia centralistica e decisamente non federale. Invece che all'insegna del motto unità nella diversità da molti auspicato, l'Italia dei Savoia fu governata all'insegna del conservatorismo, dell'autoritarismo e del rigido centralismo. Tra i fatti più vistosi in questo senso segnaliamo l'estensione a tutte le terre degli ex-Stati preunitari conquistati le normative e la legislazione piemontese.

Nel 1860, comunque, a Napoli si riaccesero per un attimo le speranze federalista, quando - alla "corte" di Garibaldi accorse Cattaneo per chiedere con forza la concessione del suffragio e la riunione di un'assemblea costituzionale a cui far decidere i modi di unione del Sud al Piemonte e l'assetto istituzionale del nuovo Stato. In quel frangente sembra che addirittura Mazzini si fosse avvicinato a Cattaneo su posizioni federaliste[89]. Ma anche quelle speranze si spensero presto.

Non è quindi un caso che molti patrioti italiani di idee federaliste dopo il 1860 entrarono nelle file di quello che è stato definito il partito antiunitario, all'interno del quale però stavano personalità di orientamento assai diverso, dai conservatori e reazionari ai socialisti e anarchici che di lì a poco fonderanno la sezione italiana dellaLega Internazionale dei Lavoratori (ispirata a Bakunin).

Il nuovo Stato vedeva anche la pur minima concessione di autogoverno come un pericolo e una caduta di immagine. Così, nonostante le numerose promesse fatte agli autonomisti moderati Siciliani, Lombardi, Toscani (dallo stesso Cavour, fin dal Trattato di Plombières), i numerosi progetti di decentramento amministrativo (proposto da Farini e Minghetti nel 1860, Stefano Jacini nel 1870, lo Stato unitario si mantenne fino agli anni settanta del XX secolo centralizzato.

L'apice del centralismo del Regno d'Italia si ebbe durante il regime fascista, durante il quale furono soppresse molte autonomie locali (comuni e province ebbero vertici di nomina governativa).

Non mancarono, tuttavia, fervide opposizioni e resistenze, a partire da Cattaneo, Ferrari e altri federalisti. L'azione del partito federalista-autonomista fu però di scarso rilievo, prima a causa soprattutto della pregiudiziale antimonarchica e poi a causa della generale resistenza alle idee dell´autonomia, sia nelle file dei governi che dei nuovi movimenti politici sorti alla fine del XIX secolo.

Tra gli oppositori del federalismo e dell´autonomismo troviamo ex autonomisti come Francesco Crispi e più avanti Giolitti e Turati.

Invece, tra gli esponenti del federalismo citiamo Arcangelo Ghisleri, Ettore Ciccotti, socialista attivo tra 1898 e 1904 (che sostenne la necessità di organizzare il paese sul modello della Svizzera), Gaetano Salvemini, repubblicano federalista, poi militante del Partito Socialista Italiano (dal quale uscì in contrasto con Turati, accusato di aver preferito dare priorità all'"aristocrazia operaia" del Nord, per fondare il giornale federalista L'Unità).[90]

Paradossalmente, comunque, con l'aumento della italianizzazione della società italiana aumenta anche l'antistatalismo, il bisogno di autonomia, di maggior rappresentanza per le istanze locali, quelle "dal basso"[91].

Il Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo ci fu una ripresa delle idee autonomiste e federaliste ad opera della ´´Rivista repubblicana´´, diretta da Alberto Mario, di una parte non indifferente del Partito Socialista Italiano (soprattutto ad opera di Gaetano Salvemini e del gruppo della rivista federalista L'Unità) e del nascente movimento politico cattolico (con don Sturzo)[92]. Le elezioni politiche del 1899, per esempio, si svolsero all´insegna delle tematiche localiste (soprattutto a Milano).

Con l'alzarsi dei venti di guerra e lo scoppio nel 1914 della "grande guerra" moltissime furono le adesioni, sia in Italia che in Europa, alle idee federaliste (vedi, per esempio, le proposte di creare una confederazione balcanica avanzata dall´Internazionale socialista nel 1908). Dopo lo scoppio della Rivoluzione russa nel 1917 però andò prevalendo anche nel movimento socialista il programma massimalista e i temi dell´autonomia e del federalismo persero credito. Fu solo dopo la presa del potere del fascismo e del nazismo in molti paesi europei, che le idee federaliste e autonomiste si imposero in tutti i partiti (eccetto i nazionalisti e i comunisti).

Tra i più originali pensatori federalisti di questi anni citiamo Silvio Trentin, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Leone Ginzburg, il fiumano Leo Valiani. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale nel 1945 l'Europa imboccò la strada delle autonomie e del federalismo, anche se non senza contraddizioni. Per esempio, in Italia la nuova Costituzione repubblicana istituì le Regioni quali enti autonomi con poteri legislativi. Molti dei protagonisti della nascita della Repubblica Italiana, primo fra tutti Alcide De Gasperi, non nascondevano le loro idee federaliste, anche se le condizioni politiche e sociali in cui versava il paese consigliarono i governanti dell'Italia ad una (eccessiva) cautela nei confronti del riassetto federale del paese.

La Guerra Fredda, il monopolio politico della DC, lo scontro ideologico, la coincidenza di vedute filo-centraliste tra DC e PCI, portarono quindi ad un ulteriore ritardo nell'applicazione di quelle seppur minime idee federaliste che molti intellettuali italiani attendevano dalla seconda metà del XVIII secolo. Le regioni a statuto ordinario furono infatti create solamente nel 1970. Quelle a statuto speciale furono essenzialmente motivate dall'intento di evitare perdite territoriali o ingerenze da parte degli Stati confinanti, soprattutto Francia (che rivendicava la Valle d'Aosta) e la Jugoslavia (che giustificava il suo intento di controllare i territori della Venezia Giulia e del Friuli orientale con la motivazione di difendere le popolazioni slavofone ivi residenti, costrette a italianizzarsi negli anni del Fascismo).

Con la crescente crisi politica, culturale, economica e sociale dell'Italia, l'implementazione del sistema delle autonomie regionali, l'allentarsi delle tensioni a livello internazionale, negli anni settanta del XX secolo le idee federaliste ripresero un certo vigore.

Proposte di riarticolazione in senso federale della Repubblica giunsero sia da sinistra (dal comunista Bruno Trentin, per esempio) che da destra (vedi, per esempio, il costituzionalista Gianfranco Miglio), per un periodo considerato ideologo della Lega Nord.

Elenco di federalisti italiani[modifica | modifica wikitesto]

Ecco un primo elenco di federalisti italiani[93]:

Federalismo fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Federalismo fiscale.

Federalismo demaniale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Federalismo demaniale.

Con l'avvento del federalismo fiscale e demaniale gli enti locali hanno la possibilità di gestire il patrimonio a loro affidato. Grazie a questi nuovi poteri, per esempio, è possibile decidere di vendere immobili in disuso e terreni abbandonati. Un modo questo per risollevare i bilanci in rosso e permettere una più accurata gestione del territorio da parte dei privati rispetto al pubblico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tutti questi esempi appartengono alla Storia antica. Le guerre che si sono svolte o che sono ancora in corso nella regione dell' Irak, sono un esempio e ci provano come la distruzione dei reperti archeologici antichi sia stata una delle cause del non procedere di questi studi.
  2. ^ Diverse sono le denominazioni delle unità interne dei vari stati federali: Austria Australia, Canada, Germania, Russia, Svizzera, Stati Uniti d'America
  3. ^ Rivoluzione inglese, Rivoluzione americana, Rivoluzione francese
  4. ^ . Questa affermazione contiene degli equivoci. Prima di tutto i soggetti membri della unione sono in questa condizione se esaminati nel contesto della Comunità internazionale. Dopo aver individuato una unione di Stati si deve procedere ad esaminarne la struttura. Anche nella antichità le unioni avvenivano quasi sempre per atti scritti e con cerimonie solenni, proprio per sottolinearne la perpetuità. Se non si riscontra una Costituzione nel senso proprio moderno ma un trattato internazionale questo non vuol dire che la unione non possa essere una federazione. Quello che deve essere esaminato é la posizione degli organi comuni se subordinati o sovraordinati ai soggetti componenti l' unione.
  5. ^ La partecipazione al Trattato di Schengen, che disciplina la libera circolazione delle persone in tutta la Unione europea, dovrebbe venir meno se il Regno Unito attuerà la su uscita dalla Unione Europea. Questo significherà che verrà meno la circolazione libera delle persone fra Irlanda e Irlanda del Nord con aggiunta, forse, della restaurazione dei controlli alle frontiere.
  6. ^ Confronta su questo tema la voce redatta da Nicola Matteucci che espone in modo completo tutta questo sviluppo storico e filosofico: [1].
  7. ^ Confronta: McIlwain, Charles Howard: La rivoluzione americana: una interpretazione costituzionale (1923). A cura di Nicola Matteucci. Bologna: Il Mulino, 1965 231 p.; pure Costituzionalismo: antico e moderno, Bologna: Il Mulino, 1990, 230 p.. In questi due volumi sono sviluppati i principi per cui si può osservare gli elementi costitutivi del Costituzionalismo moderno anche nei fatti storici antichi. L' autore espone la tesi che la Costituzione federale americana sia il punto più alto di realizzazione di questi principi.
  8. ^ Su questo tema ricordo che nelle prime edizioni del Trattato di Scienza politica in bibliografia 04, 69, Georges Burdeau scriveva che il Federalismo era la teoria dello Stato federale. Questa posizione fu abbandonata al procedere e al diffondersi della teoria ideologica del federalismo e nella ultima edizione è completamente superata.
  9. ^ A questo proposito si può citare due esempi storici: la Polonia che ha subito forme di occupazione e di sottomissioni in tutta la storia europea, e quello del popolo curdo che é tuttora diviso in diversi Stati nazionali: l' Armenia, l' Iran, l' Irak, la Siria, la Turchia. Al momento questo popolo sta combattendo unito non solo per far riconoscere la sua unità politica di popolo ma anche per aiutare la coalizione anti-Daesh nella guerra di riconquista dei territori iracheni e siriani che questa forza terroristica aveva occupato imponendo il suo dominio.
  10. ^ Non era sufficiente incasellare nelle forme di Stato e nelle forme di governo ciò che storicamente veniva ricondotto allo stato federale degli Stati Uniti d' America
  11. ^ A questo periodo storico si ascrivono le azioni rivoluzionarie di tutti paesi della America Latina che passando da ogni forma di regime politico non hanno però ottenuto di diventare indipendenti in forma piena. Si veda il Cile di Allende e Cuba di Castro come esempi di questa situazione storica.
  12. ^ Appartengono a questa categoria le Comunità europee della prima ora. Vedi a questo proposito: Angelo Piero Sereni: Organizzazione internazionale: soggetti a caratteri funzionale: le Organizzazioni internazionali. - Milano: Giuffrè. - 1960
  13. ^ Si veda di Norberto Bobbio: Il problema della guerra e le vie della pace.Bologna: Il Mulino, 1979, 209 p.; Il terzo assente: saggi e discorsi sulla pace e sulla guerra.Torino-Milano: Sonda, 1989, 236 p.; L' Età dei diritti. Torino: Einaudi, 1990, 252 p..
  14. ^ Confronta n. 5-7 della sezione 03 della bibliografia.
  15. ^ Si veda la guerra latina.
  16. ^ Su questo terreno mi pare importante invitare chi leggerà questa voce a esaminare prima di tutto il n. 1 della sezione 03 della Bibliografia. In cui, in modo didascalico, l' autore Karl Dietrich Bracher esamina le ideologie che si sono presentate nel ventesimo secolo. In questo libro sono percorsi diversi profili storici di quello che é stato il pensiero politico del secolo passato. Si tratta quindi di un buon atlante introduttivo alle problematiche su cui dobbiamo ragionare.
  17. ^ A Max Weber si deve l' avanzamento in questi studi che sono contenuti in n. 11 della sezione 02.
  18. ^ Sono: la Sociologia, la Psicologia sociale e l' Antropologia culturale. Sul tema fondamentale l' apporto di Pitirim A. Sorokin vedi n. 18 nella sezione 02.
  19. ^ Si legga di questo autore il n. 7 della sezione 02 che apre alla comprensione scientifica ciò che era stato scoperto da Marx nel 08 sempre nella sezione 02
  20. ^ Vedi in bibliografia n. 29 della sezione 03.
  21. ^ Il processo di affrancazione, anche in questo periodo storico dell' Impero romano, avveniva secondo le norme scritte nelle Leggi delle XII tavole. Il padrone, di fronte la Magistrato del luogo, esprimeva la sua volontà di liberare lo schiavo o la schiava, talvolta tutta la famiglia dello schiavo, e procedeva di fronte a tutto il popolo presente a forare un lobo di un orecchio per ornarlo con un orecchino. Questa procedura rendeva lo schiavo libero. Egli assumeva lo status di Liberto, oltre a poter possedere e ad essere considerato un cives provinciale era pienamente libero di andare dove volesse senza più alcuna limitazione.
  22. ^ Sul tema si può partire dal saggio scritto da Robert K. Merton nel n. 21 della sezione 02 e poi proseguire con i numeri 9-14 sempre della stessa sezione della bibliografia.
  23. ^ Su questo problema della società e delle strutture sociali nel tempo si veda Merton citato n. 21 della sezione 02 e poi i numeri: 10, 16, 17 della stessa sezione della bibliografia.
  24. ^ Se lo studioso non conoscesse l' energia elettrica sicuramente non potrebbe ipotizzare il fatto che una parte degli strumenti di suo uso comune funzionino con questa energia come accade a noi oggi che ci avvaliamo di molti strumenti elettronici. Quando un militante di questi movimenti politici federalisti, diretti ad instaurare questo nuovo ordine mondiale, non si libera della dimensione dello Stato nazionale in cui é inglobato, difficilmente può arrivare ad una visione reale dei problemi sul terreno. Il primo passo per ottenere questa visione é quello di sollevarsi ad osservare l' insieme degli Stati che compongono la Comunità internazionale
  25. ^ Tipico comportamento é quello improntato alla Ragion di Stato che si estende dalla Comunità alla Famiglia e alla singola persona, ciascuna provvista della loro piccola Ragione di comunità, famiglia, persona. Tutte in conflitto fra di loro.
  26. ^ Su questo tema per decenni i militanti federalisti si sono misurati e contrapposti nell' azione diretta a conquistare l' unione dell' Europa. Se le idee nascono dalla esperienza della realtà, non per questo coloro che posseggono questa esperienza possono essere certi di non essere vittime delle distorsioni che vivere in Stati nazionali comporta. Gli studi e la critica alle strutture politiche e sociali sono la base per rendersi conto di queste limitazioni. Si veda sul tema: i numeri 1, 3, 4, 6, 10, 14, 17- 20 della sezione 02 della bibliografia.
  27. ^ Si é chiamato Movimento Federalista Europeo (MFE) fondato a Milano nel 1943. Dopo pochi mesi in Svizzera dove quasi tutti i Padri fondatori si erano rifugiati per sfuggire alla cattura nazi-fascista si incominciò a capire che le idee federaliste non erano solo una peculiarità italiana ma erano presenti in tutta la Resistenza europea. Alla fine della guerra (1945) Spinelli per primo si prodigò per allacciare i contatti con queste forze. Da allora il MFE é diventato, con varie vicende, l' Unione dei Federalisti Europei (UEF) che oggi ha sede a Bruxelles.
  28. ^ La Resistenza al Nazi-fascismo che si é sviluppata in Europa ha delle caratteristiche unitarie che la caratterizzano che possono essere sintetizzate su tre piani: quello della guerra per ricuperare la libertà nazionale perdura, quello per ricostruire una convivenza politica democratica nei singoli Stati devastati e asserviti dalla dittatura Nazista e quello più alto in cui i popoli d' Europa cercano in comune di costruire con il metodo democratico gli Stati Uniti d'Europa ossia uno Stato federale che sia composto da tutti gli Stati europei.
  29. ^ Sul punto vedi Norberto Bobbio n. 10 sezione 05 della bibliografia.
  30. ^ Sulla Guerra si veda i numeri 3, 27, 34, 44, 50 della sezione 03 della bibliografia.
  31. ^ Si vedano i numeri 4, 15, 16, 20, 21, 37 della sezione 03 della bibliografia.
  32. ^ La Costituzione fu completata a Filadelfia nel 1787, durante il 1788 i tre autori citati si prodigarono a pubblicare le loro riflessioni e le loro considerazioni. Nel 1789 essendo stata ratificata da 9 Stati membri su 13 entrò in vigore.
  33. ^ Sul punto si leggano i commenti al n. 2 della sezione 01 della Bibliografia. In particolare cito come importanti a sostegno di questo ruolo del Federalist il numero 27 della sezione 03 e i numeri 22, 24, 27, 28, 29, 59, 60, 69, 70, della sezione 04 della bibliografia.
  34. ^ Si veda nella sezione Collegamenti esterni: ITTG-CNR e il Quadro di riferimento del Federalismo europeo.
  35. ^ Vedi n. 42 in sezione 02 della bibliografia.
  36. ^ La lettura dei primi canti del Bhagavad-gita, Cinisello Balsamo: San Paolo Edizioni, 1994 introducono a questa concezione. Si tratta del testo sacro per eccellenza dell' Induismo
  37. ^ Vedi Veronesi in bibliografia n. 02 nella sezione 05. Anche n. 21 nella sezione 02.
  38. ^ Vedi n. 17 della sezione 04 della bibliografia.
  39. ^ Sul tema si leggano 03, 16, 20, 22, 31, 32, 47 della sezione 03. Il 16, 69, 70 della sezione 04 della bibliografia.
  40. ^ Vedi Lord Lotian n. 54 della sezione n. 04 della bibliografia.
  41. ^ Si leggano n. 13 e 15 della sezione 04 della bibliografia.
  42. ^ Su questo tema rimane ormai classica la lezione di Piero Angelo Sereni. Si veda n. 24 della sezione 03 della bibliografia. Sulla società della Nazioni la critica federalista é contenuta in Luigi Einaudi n. 41 della sezione 04 della bibliografia.
  43. ^ Quando si ha una sola assemblea che rappresenta gli Stati e il Popolo è inevitabile dover fare delle distorsioni del principio una testa un voto. Infatti nella Assemblea ONU ogni stato ha 5 rappresentanti ma esprime un solo voto. Per risolvere il dilemma dello Stato più forte e dello Stato più debole, l' Università di Cambridge propose di introdurre un voto ponderato che pesava di più per gli Stati più importanti rispetto a quelli meno importanti se si votava a maggioranza. Egualmente si può fare l' inverso rendere più importante la rappresentanza degli Stati deboli rispetto a quello degli Stati forti. Sino ad oggi queste proposte però non sono state applicate per il semplice fatto perché nessuno degli Stati Forti vuole che sia modificata l situazione reale internazionale in cui opera. La regola poi è in conflitto con il principio una testa un voto. Nel caso degli Stati, riuniti in una assemblea comune il Senato, negli Stati federali, il voto dello Stato piccolo deve valere come quello dello Stato importante e di peso. quindi non può essere applicata la regola di Cambridge.
  44. ^ Di questo autore si legga n. 17 della sez. 03 della bibliografia.
  45. ^ si legga il n. 65 della sez. 04 della bibliografia.
  46. ^ Proprio su questo tema deve essere ricordata la valenza universale della norma costituzionale della Costituzione italiana, all' art. 10 comma 1, mediante la quale lo Stato italiano dal 1948 si é adeguato automaticamente, senza necessità di modifiche costituzionali a tutte le convenzioni internazionali multilaterali che sono state prese in sede ONU e nelle agenzie specialistiche dello stesso. I padri costituenti, che la proposero erano tutti federalisti e vollero fare in modo che l' Italia potesse adeguarsi automaticamente alle nuove forme di attuazione dello Stato federale europeo ogni volta che esse venivano proposte. Dal 1948 ad oggi moltissimi sono stati gli adeguamenti che l' Italia ha fatto a scelte istituzionali della Unione Europea che andavano in questa direzione.
  47. ^ sul tema si veda i numeri 03-05 nella sottosezione dedicata agli Stati Uniti d' America dentro la sezione 09 della bibliografia.
  48. ^ su questo tema si legga quanto scritto da Costantino Mortati, padre del titolo V della Costituzione prima versione della Costituzione italiana nel n. 05 della sezione 08 della bibliografia
  49. ^ si veda n. 34 della sez. 03 e pure sulla globalizzazione n. 15 sempre nella stessa sezione della bibliografia.
  50. ^ L' esposizione più completa di questi aspetti fu fatta da Mario Albertini cfr. in bibliografia: 04, nn. 29, 30-32, 35, 38, e pure nel n. 46 di Carl Joachim Friedrich del 1964.
  51. ^ Queste affermazioni sono esposte bene da Immanuel Kant in bibliografia n. 63 nel volume Per la pace perpetua e Sulla Storia dal punto di vista cosmopolitico e da Lord Lothian n. 55.
  52. ^ Su tema si può leggere la biografia del re Federico II di Prussia per comprendere tutte queste vicende e le loro conclusioni
  53. ^ Quando gli autori del Federalista si interrogarono sul significato di questa nuova concezione, la soluzione era stata raggiunta per via empirica dalla Convenzione di Filadelfia. Nonostante tutto essa diventò un modello universale che è la base, oggi, per il processo costituente di un qualsivoglia Stato federale. Sul tema si leggano i nn. 1, 2-5 del Federalista scritti da Alexander Hamilton e da John Jay per capire come da più popoli si può arrivare ad avere un solo popolo.
  54. ^ Vedi Movimento per i diritti civili negli Stati Uniti d' America)
  55. ^ Sul tema del Governo federale rimane insuperato per completezza il libro di Wheare, Kenneth Clinton: Del governo federale. Bologna: Il Mulino, 1997 in ci si analizzano tutte queste problematiche.
  56. ^ Sulla affrancamento degli schiavi si deve ricordare che già gli Inglesi all' inizio delle ostilità avevano promesso la libertà agli schiavi che si fossero uniti all' esercito reale ( Proclamazione di Lord Dunmore governatore inglese della Virginia). L' esercito Continentale di George Washington da parte sua promise ai neri che si arruolavano la libertà e tali furono i soldati nei tre Battaglioni comandati da Alexander Hamilton.
  57. ^ Rimane ancora oggi classico il libro di Max Weber: L' etica protestante e lo spirito del capitalismo. Firenze Sansoni, 1989. La sua prima edizione risale al 1902 quando negli Stati Uniti d' America si stava sviluppando la grande industrializzazione e il capitalismo che condurrà alla crisi del 1929.
  58. ^ La Moravia è una regione che si è costituita prima dell' anno mille nella Europa Centrale lungo le due sponde del fiume Morava estendendosi dalla Polonia meridionale alla attuale Repubblica ceca, alla Slovacchia e interessava una parte della Ucraina e della Ungheria. L' azione politica di conquista degli Asburgo fu diretta a demolire quello che rimaneva della loro autonomia politica sottomettendola al Regno austro-ungarico che fu la base di partenza per la costruzione dell' impero della famiglia.
  59. ^ Sulla Chiesa Movava si legga nella sezione 10 della bibliografia il n. 13
  60. ^ Molto importante per comprendere il rapporto fra la società americana e i suoi rappresentanti eletti alla convenzione di Filadelfia é il libro di Carl Van Doren. La Grande Prova, Pisa Nistri Liski, 1959. In esso si illustrano i lavori della Convenzione e le linee di comportamento dei delegati i quali, nonostante le loro personali convinzioni decisero di far prevalere il bene della comunità complessiva sulle richieste particolari provenienti dai ciascuno dei 13 Stati per dare ad essa un futuro diverso e molto più democratico. Dal loro lavoro si può dire che sia nato il modo politico di fare federalismo.
  61. ^ L' autore scriveva in una piena era mercantilista. Il sud era praticamente in prevalenza agricolo e le industrie del nord erano appena alle origini.
  62. ^ Vedi Storia del federalismo
  63. ^ Cfr in bibliografia sez. 05, n. 26
  64. ^ Vedi in bibliografia sez. 05, n. 21
  65. ^ Machiavelli nel Principe definì il Consigliere spiegando che molte volte un Principe per essere illumiato deve essere affiancato da persone preparate e valide. Se queste persone sono al suo servizio le lo servono con abnegazione il principe riuscirà ad essere un grande governante. Nella Storia ci sono consiglieri con queste caratteristiche: il Cardinale Richelieu e il Card. Mazzarino sono due validi esempi di questa categoria.
  66. ^ La Proma Coalizione fu guidata dalla Inghilterra ed era composta da tutte le principali Monarchie dell' Ancien Régine d' Europa, Il loro scopo era conquistate Parigi, distruggere le forze rivoluzionarie e rimettere sul trono di Francia i legittimi eredi di Luigi XVI giustiziato dalla Rivoluzione.
  67. ^ Il racconto più completo di questi fatti è scritto dallo stesso Jean Monnet nel suo Cittandino d' Europa, Napoli: Guida, 2007. Jean Monnet aveva convinto con l' aiuto dei suoi amici di Federal Union (Il Movimento Federalista inglese), Winston Churchill a proporre la unificazione dei Parlamenti. Dopo il fallimento di questo tentativo Monnet fu inviato negli Stati Uniti e divenne il principale fautore del Program for Victory della amministrazione Roosvelt.
  68. ^ Il fascismo aveva stabilito che Ernesto Rossi, essendo professore di economia, poteva tenere una corrispondenza con altri studiosi della sua materia. Per questo aveva incominciato e trattenuto una fitta corrispondenza con Luigi Einaudi dal carcere. Mandato al confino sull' isola di Ventotene, Luigi Einaudi (Professore di Scienza delle Finanze all' Università di Torino) incominciò a scambiare libri con Ernesto Rossi. Per questa ragione la moglie Ada era autorizzata a portare e riportare a casa libri e scritti che provenivano da Luigi Einaudi (gli scritti erano controllati, letti e censurati). Il libro di Lord Lotian fu uno di questi. Dalle mani di Ernesto Rossi passò a Spinelli e poi a Colorni. Il libro è in bibliografia sez. 04 n.55. Questa lettura, secondo lo stesso Spinelli fu quella che gli aprì un nuovo modo di vedere le cose e gli permise di arrivare alle considerazioni base per redigere il Manifesto di Ventotene. Su Philip Kerr XI Marquess of Lothian leggi: (EN) [[2]]. In lingua italiana Philip_Kerr,_XI_marchese_di_Lothian
  69. ^ Tutto questo racconto oltre ad esser stato oggetto di ampi studi è contenuto nel capitolo apposito delle memorie redatte da Altiero Spinelli quasi alla fine della sua vita. Si veda in bibliografia sez. 05 n. 4. Per la lettura del Manifesto si veda sez. 05 n. 16.
  70. ^ Spinelli per primo si battè sul terreno internazionale nel 1948 per far prevalere la scelta della convocazione della Assemblea Costituente europea (Congresso dell' Aja 1948). Nonostante le buone intenzioni di Churchill, il Congresso decise di creare una camera di discussione comune fra gli Stati europei in cui alla parità dei membri corrispondeva la mancanza di qualsivoglia elemento federale. L' Istituzione è il Consiglio d' Europa. Sul tema si legga in bibliografia sez. 07 n. 17.
  71. ^ Sul tema si esaminino i documenti più importanti prodotti dal MFE nei primi trenta anni di vita. si veda in bibliografia sez. 07 n. 16
  72. ^ Oggi la Unione europea ha dei problemi continentali irrisolti. Si pensi alla difesa comune, ai problemi della immigrazione e della distribuzione dei migranti, ai problemi dei conferimenti nazionali che paralizzano le deboli finanze della unione. Ancora oggi in ogni singolo Stato europeo membro ci sono dei Partiti politici talvolta anche molto rappresentativi che propongono al popolo di quello Stato la uscita dalla Unione invece di lavorare e lottare per la soluzione degli stessi problemi sul piano della Unione. In Europa la Brexit (2016) con la vittoria dalle forze contrarie all' Europa, ha imposto al Regno Unito l' uscita dalla Unione Europea. Questa proposta ormai diventata decisione popolare appartiene a questa categoria.
  73. ^ Per chi volesse leggere in resoconto puntuale su questo tentativo e gli atti finali che portarono Alcide De Gasperi ad esercitare un ruolo chiave nella creazione del primo progetto di federazione europea si veda sez, 07 n. 5.
  74. ^ Oggi nel Parlamento europeo siedono 27 Stati membri con un numero di deputati proporzionale alla loro popolazione. Questi deputati si raggruppano in famiglie politiche che nella ultima legislatura 2014-2019 assiste ad un loro trasformarsi in partiti continentali federali.
  75. ^ Il MFE fondato da Spinelli del 1943 è il padre di questo movimento che progressivamente si è unito agli altri movimenti federalisti, nati dalla Resistenza europea, e si è esteso a tutta l' Europa e che oggi raccoglie tutti i federalisti europei che vogliono lo Stato federale europeo.
  76. ^ Si tratta della Dichiarazione del 9 maggio 1950.
  77. ^ Sul tema si veda in bibliografia sez. 04 n. 49 l' introduzione e i primi due saggi. La lotta per l' elezione diretta dei deputati al Parlamento Europeo, in Italia e in Europa, si condusse per molti anni (1975-1989). Progressivamente si venne ad estendere a tutti gli Stati membri e oltre alla decisione di eleggerlo su base nazionale, con una ripartizione di seggi (sistema ancora in vigore oggi), si ottenne nel 1989 il mandato costituente. Per la delegazione italiana questo mandato fu conferito con la legge costituzionale n. 2 del 3/04/1989 e il relativo referendum vinto dai sostenitori del conferimento del potere costituente al Parlamento europeo. Il Trattato costituzionale invece è caduto per il voto contrario dei Francesi e degli Olandesi ed è stato sostituito con l' attuale Trattato di Lisbona.
  78. ^ Vedi in bibliografia la esposizione al riguardo di Norberto Bobbio sez. 05 n. 10
  79. ^ Europeiste si definiscono le forze nazionali, politiche, sociali e i Partiti nazionali che si dichiarano favorevoli alla integrazione europea.
  80. ^ Eric Cò, "Il federalismo spiegato a chi vuole capirlo prima di venerarlo come un dio", Italian University Press, Genova 2010.
  81. ^ L'allusione è ovviamente al trattato "Per la pace perpetua" del filosofo tedesco.
  82. ^ E. Cò, op. cit., pp. 32-34.
  83. ^ Zeffiro Ciuffoletti, Federalismo e regionalismo, Laterza, Roma-Bari 1994 (ISBN 88-420-4380-X), pp. 11-13
  84. ^ Ivi[non chiaro], pp. 14-16 e 25.
  85. ^ a b c Ivi[non chiaro], p. 19.
  86. ^ Ivi[non chiaro], p. 34.
  87. ^ Cfr., oltre a Ivi', pp. 35-36, anche i Discorsi detti nella pubblica tornata della Società nazionale per la confederazione italiana, Marzorati, Torino 1848
  88. ^ Zeffiro Ciuffoletti, op. cit., pp. 38-40
  89. ^ Ivi', p. 48
  90. ^ Ivi[non chiaro], pp. 84-99.
  91. ^ Ivi[non chiaro], p. 82.
  92. ^ Ivi[non chiaro], p. 64.
  93. ^ Basato su A. Salvestrini, Il movimento antiunitario in Toscana (1859-1866), Olschki Editore, Firenze 1967; C. Mangio, I patrioti toscani fra "Repubblica Etrusca" e Restaurazione, Olschki, Firenze 1991 e M. Luzzatti, Orientamenti democratici e tradizione Leopoldina nella Toscana del 1799: la pubblicistica pisana, in «Critica storica», VIII, 1969, pp. 466-509; T. Kroll, La rivolta del patriziato. Il liberismo della nobiltà nella Toscana del Risorgimento, Olschki Editore, Firenze 2005; Zeffiro Ciuffoletti, Federalismo e regionalismo, Laterza, Bari-Roma 1994, pp. 11-13.
  94. ^ a b c d e f Zeffiro Ciuffoletti, op. cit., pp. 11-13
  95. ^ Zeffiro Ciuffoletti, op. cit., p. 18.
  96. ^ Zeffiro Ciuffoletti, op. cit., pp. 20-21.
  97. ^ Ivi[non chiaro], p. 22.
  98. ^ Ibidem.
  99. ^ Ivi[non chiaro], p. 25.
  100. ^ Ivi[non chiaro], p. 29.
  101. ^ Ivi[non chiaro], p. 23.
  102. ^ Ivi[non chiaro], pp. 24-25.
  103. ^ D. Preda, Alcide De Gasperi federalista europeo, Il Mulino, Bologna 2004, pp. 196 e segg.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

01. Fonti e Bibliografie

  1. Bibliografia del Federalismo europeo: 1776-1984. / Riccardo Marena; Alberto Butteri; Vito Console. - Milano: Franco Angeli. - 1987-1989, 2 voll.
  2. Il Federalista [1788] / Alexander Hamilton; John Jay; James Madison; a cura di Giovanni Negri e Marco D'Addio. - Bologna: Il Mulino. - 1980. - 764 p.

02. Sulla metodologia

  1. Les cadres sociaux de la connaissance / Georges Gurvitch. - Paris: PUF, 1966.
  2. La Costituzione in senso materiale. / Costantino Mortati. - Milano: A. Giuffré. - 1940. - 233 p.
  3. Dialectique du dechainement / Alexandre Marc. - Paris: Colombe, 1961.
  4. La distruzione della ragione. / Gyorgy Lukacs; traduzione di Eraldo Arnaud. - Torino, Einaudi. - 1980. - 2 v.
  5. Economia e società: Sociologia politica. / Max Weber. - Torino: Edizioni di Comunità. - 1999. - v. 4
  6. The future of anomie theory / edited by Nikos Passas & Robert Agnew. - Boston: Northeastern University Press. - 1997. - xii, 240 p.
  7. Ideologia e utopia. [1929] / Karl Mannheim; traduzione di Antonio Santucci. - Bologna: Il Mulino. - 1999.
  8. Ideologia tedesca / Karl Marx; Friederich Engels; saggio introduttivo, traduzione, note e apparati di Diego Fusaro; presentazione di Andrea Tagliapietra. - Milano: Bompiani: Il pensiero occidentale. - 2011. - 1692 p.
  9. Introduzione alla Sociologia della conoscenza. / Franco Crespi; Fabrizio Fornari. - Roma: Donzelli. - 1994. - vi, 272 p.
  10. The many faces of change; explorations in the theory of social change. / Paul Meadows. - Cambridge, Mass., Schenkman Pub. Co., 1971. - XII, 308 p.
  11. Il metodo delle scienze storico-sociali / Max Weber. - Torino: Einaudi, 1974
  12. Metodo sociologico e ideologia: Charles Wright Mills. / Giandomenico Amendola. - Bari: De Donato. - 1971. - 206 p.
  13. Nuove regole del metodo sociologico. / Anthony Giddens. - Bologna: Il Mulino. - 1979. - 258 p.
  14. Philosophy, science, and the sociology of knowledge. / Irving Louis Horowitz; foreword by Robert S. Cohen. - Westport (Conn.): Greenwood Press. - 1976. - xi, 169 p.
  15. Prassi politica e teoria critica della società. / Jurgen Habermas. - Bologna: IL Mulino. - 1973. - 491 p.
  16. Le riflessioni di Mario Albertini per una rielaborazione critica del materialismo storico. / Luisa Tuminelli. - in: “il Federalista”. - Pavia: Edizioni il Federalista. - 2008. - n. 1 p. 13-50.
  17. Social and Cultural Dynamics / Pitirin A. Sorokin. - New York: Glencoe. - 1937, 4 v.
  18. Sociocultural causality, space, time and sociocultural causality. / Pitirim A. Sorokin. - New York: Russell and Russell, 1964.
  19. La Sociologia della conoscenza / Werner Stark. - Milano; Etas Libri. - 1967.
  20. Sociologia e conoscenza. / C. Wright Mills; appendice all'edizione italiana di Irving Louis Horowitz, con una bibliografia generale delle opere di C. Wright Mills. - Milano: Bompiani. - 1971. - 483 p.
  21. Teoria e struttura sociale / Robert King Merton. - Bologna: Il Mulino. - 1983. - 3 v.

03. Il pensiero federalista e la storia

  1. The Age of Ideologies : A History of Political Thought in the Twentieth Century / Karl Dietrich Bracher ; Translated from the German by Ewald Osers. - London: Methuen. - 1985. - xii, 305 p.
  2. Antico Oriente: storia, società, economia / Mario Liverani. - Bari: Laterza. - 1988. - x, 1031 p.
  3. Arthashastra [IV secolo a. Cr.]. / Kautilya; traslated by R. Shamasastry. - Bangalore: Government Press. - 1915.
  4. Contro il mito dello stato sovrano: Luigi Einaudi e l'unità europea / Umberto Morelli. - Milano : Angeli. - 1990
  5. Il difensore della pace /Marsilio da Padova; a cura di Cesare Vasoli. - Torino: Utet. - 1960. - 755 p.
  6. Il Diritto della guerra e della pace [1625]. / Ugo Grozio; traduzione Francesca Russo; premessa di Salvo Mastellone. - Firenze: Centro Editoriale Toscano. - 2002.
  7. Il Diritto di guerra: (de iure belli 3) [1598]. / Alberico Gentili; introduzione di Diego Quaglioni; traduzione di Piero Nencini. - Milano: Giuffrè. - 2008.
  8. La divisione del lavoro sociale [1893]. / Emile Durkheim; introduzione di Alessandro Pizzorno; traduzione di Fulvia Airoldi Namer. - Milano: Edizioni di Comunità. - 1999
  9. Due trattati sul governo e altri scritti politici /John Locke; a cura di Luigi Pareyson. - Torino: Utet. - 1960. - 561 p.
  10. L'età dei Diritti / Norberto Bobbio. - Torino: Einaudi. - 2011. - XXII, 266 p. . - 11ª ediz.
  11. Europolis: una idea controcorrente di integrazione politica. / Patrizia Nanz; traduzione di Marca C. Sircana. - Milano: Fetrinelli Editore. - 2009. - 272 pag.
  12. Federalis. / John Kincaid. - Thousand Oaks: Sage Publications. - 2011. - 4 voll.
  13. Federalismo e autonomia nelle Elleniche di Senofonte / Cinzia Bearzot. - Milano : Vita e pensiero. - 2004. - 176 p.
  14. Il Federalismo nel mondo antico / a cura di Giuseppe Zecchini. - Milano : Vita e pensiero. - 2005. - X, 160 p.
  15. La globalizzazione e i suoi oppositori. / Joseph Eugene Stigliz; traduzione di Daria Cavallin. - Torino: Einaudi. - 2002
  16. L'idea della Ragion di Stato nella storia moderna. [1924] / Friedrich Meinecke; traduzione di Dino Scolari. - Firenze: Sansoni. - 1977
  17. L'idea di Nazione. / Federico Chabot; a cura di Ernesto Sestan e Armando Saitta, - Bari: Laterza. - 1979. - 195 p.
  18. Institutions politiques et droit constitutionel. / Maurice Duverger. - Paris: Presse Universitaire de France. - 1973.
  19. A History of european Integration: 1945- 1947 / Walter Lipgens. - Oxford: Oxford University Press. - 1982.
  20. Introduction à la philosophie de l'histoire. / Raymond Aron. - Paris: Gallimar. - 1957
  21. L'invenzione della pace: guerre e relazioni internazionali. / Michel Howard; traduzione di Umberto Liviani. - Bologna, Il Mulino. - 2002
  22. Un Mondo di Nazioni: l'ordine internazionale dopo il 1945. / William R. Keylor;. Edizione italiana a cura da Daniela Vignati . - Milano: Guerini Scientifica.- 2007.
  23. Le nuove guerre: la violenza organizzata nell'età globale. / Mary Kaldor; traduzione di Gianluca Foglia. - Roma: Carocci. - 2001
  24. Organizzazione internazionale: soggetti a caratteri funzionale: le Organizzazioni internazionali / Angelo Piero Sereni. - Milano: Giuffrè. - 1960
  25. Pace e guerra fra le nazioni [1962]. / Raymond Aron; traduzione di Fulvia Airoldi Namer. - Milano, Edizioni di Comunità. - 1983.
  26. La pace nella filosofia politica di Marsilio da Padova / Cavallara Giovanna. - Ferrara: De Salvia. - 1973. - 45, VIII p.
  27. Politica e diritto nel trecento italiano: il * De tyranno di Bartolo da Sassoferrato, 1314-1357 / Diego Quaglioni ; con l'edizione critica dei trattati De guelphis et gebellinis, De regimine civitatis e De tyranno. - Firenze : L. S. Olschki. - 1983. - 257 p.
  28. Il pensiero politico degli autori del Federalist. / Aldo Garosci. - Milano: Edizioni di Comunità. - 1954. - x, 438 p.
  29. Politica e Costituzione di Atene / Aristotele; a cura di Carlo Augusto Viano. - Torino: Utet. - 1988. - 476 p.
  30. Principi di Sociologia / Herbert Spencer; a cura di Franco Ferrarotti. - Torino: Utet. - 1988
  31. Il problema della guerra e le vie della pace / Norberto Bobbio. - Bologna: il Mulino. - 1985. - 2ª ediz.. - 167 p.. - ISBN 88-15-00575-7
  32. Relazioni fra gli Stati: pace e guerra: forma di governo e sistema economico dall'Illuminismo all'imperialismo. / A cura di Raffaella Gherardi. - Bologna, Clueb. - 2002.
  33. La rivoluzione degli intellettuali e altri saggi sull'Ottocento europeo. / Lewis B. Namier. - Torino: G. Einaudi. - 1972. - 289 p.
  34. The rule of international law in the elimination of war. / Quincy Wright. - Manchester: University Press. - 1961.
  35. Scritti politici con voci politiche dell'encyclopédie. / Denis Diderot, a cura di Furio Diaz. - Torino: Utet. -1983. - 781 p.
  36. La società anarchica: l'ordine nella politica mondiale. / Hedley Bull; presentazione di Angelo Panebianco; traduzione di Stafano Procacci. - Milano: P & C. - 2005.
  37. Stagioni e teorie della Società internazionale / Maurizio Bazzoli. - Milano: LED. - 2005.
  38. Storia della decolonizzazione nel 20o secolo. / Bernard Droz; tradizione di Ester Borghese. - Milano: Mondadori. - 2007.
  39. Storia del Federalismo europeo / Mario Albertini, Andrea Chiti-Batelli, Giuseppe Petrilli; a cura di Edmondo Paolini; prefazione di Altiero Spinelli. - Torino: ERI. - 1973. - 431 p.
  40. Storia della idea d'Europa. / Federico Chabot; a cura di Ernesto Sestan e Armando Saitta, - Bari: Laterza. - 1995. - 171 p.
  41. Study of international relations. / Quincy Wright. - New York: Appleon Century Croft. - 1955.
  42. Studies of War. / Quincy Wright. - Chicago: Chicago University Press. - 1942
  43. Sulla democrazia. / Robert Alan Dahl; traduzione di Cristina. Paternò. - Bari: Laterza. - 2006.
  44. Sumerian culture and society : the cuneiform documents and their cultural significance. / Samuel Noah Kramer. - Menlo Park, Ca. : Cummings Pub. Co.. - 1975. - 29 p.
  45. The Sumerians / Naida Kirkpatrick. - Chicago: Heinemann Library. - 2003. - 64 p.
  46. Lo spirito delle leggi / Charles-Louis Secondat Baron de Montesquieu, a cura di Sergio Cotta. - Torino: Utet. - 2009. - 2 v.
  47. Il terzo assente: saggi e discorsi sulla pace e la guerra. / Norberto Bobbio. - Torino, Milano: Sonda. - 1989. - 236 p.
  48. The Uruk world system : the dynamics of expansion of early Mesopotamian civilization. / Guillermo Algaze. - Chicago: University of Chicago Press, 2005. - xiv, 190 p.

04. Sul Federalismo

  1. Administration in federal systems. / Ronald L. Watts. - London: Hutchinson Educational, 1970. - x, 150 p.
  2. Anatomia della pace. / Emery Reves. - Bologna: Il Mulino. - 1990. - 241 p.
  3. Beiträge zu ökonomischen Problemen des Föderalismus. / Guy Kirsch; Christian Smekal; Horst Zimmermann; herausgegeben von Kurt Schmidt. - Berlin: Duncker & Humblot. - 1987.
  4. Che cosa è il Federalismo. / Mario Albertini. - in Il politico. - Milano. - 1956. - a. 21., n. 3, p. 20.
  5. Cittadini del mondo: verso una democrazia cosmopolita. / Daniele Archibugi. - Milano: Il Saggiatore. - 2009. - 331 p.
  6. Comparative federalism in the devolution era. / Edited by Neil Colman McCabe. - Lanham (Md.): Lexington books. - 2002.
  7. Comparative federalism: theory and practice. / Michael Burgess. - London, New York (N.Y.) : Routledge. - 2006.
  8. I concetti del federalismo. / Luigi Marco Bassani; William Stewart; Alessandro Vitale. - Milano: Giuffrè. - 1995.
  9. Constitutionalizing globalization: the postmodern revival of confederal arrangements. / Daniel J. Elazar. - Lanham, Md.: Rowman & Littlefield. - 1998
  10. Costituzionalismo multilivello e dinamiche istituzionali. / Antonio D'Atena. - Torino: Giappichelli. - 2007.
  11. Crisi dello stato e governo del mondo. / Lucio Levi. - Torino: Giappichelli. - 2005.
  12. Del governo federale. / Kenneth C. Wheare; traduzione di Sergio Cotta. - Milano: Edizioni di Comunità, 1949. - 498 p.
  13. Del governo federale. / Kenneth C. Wheare. - Bologna: Il Mulino. - 1997. - 394 p.
  14. La democrazia cosmopolitica. / Daniele Archibugi. - Trieste: Asterios. - 2000. - 30 p.
  15. Ein berühmter Unberühmter: neue Studien über Konstantin Frantz und den Föderalismus. / Eugen Stamm. - Konstanz: Weller. - 1948
  16. Equilibrio o egemonia: considerazioni sopra un problema fondamentale della storia politica moderna. / Ludwig Dehio. - Bologna, Il Mulino, 1995. - 260 p.
  17. Esquisse d' un tableau historique des progrés de l'esprit humain. / Marie-Jean-Antoine-Nicolas de Caritat, marchese di Condorcet. - Génes: s.e.. - 1798.
  18. Evaluating federal systems. / edited by Bertus de Villiers. - Cape Town: Juta Dordrecht; Nijhoff. - 1994. - XX, 439 p.
  19. Exploring federalism. / Daniel J. Elazar. - Tuscaloosa, Ala. : University of Alabama press. - 1987
  20. The federal principle: a journey through time in quest of a meaning. / S. Rufus Davis. - Berkeley, Calif.: University of California press. - 1978
  21. Federal Union: a symposium. / edited by Chaning Pearce. - London: Jonathan Cape. - 1940. - 336 p.
  22. Federal Union: the Pioneers. A history of Federal Union. / Richard Mayne; John Pinder. - London: Macmillan & co.. - 1990. - 278 p.
  23. Federalism : an introduction. / George Anderson. - Don Mills: Oxford university press. - 2008. - viii, 88 p.
  24. Federalism and political integration. / edited by Daniel J. Elazar. - Lanham (Md.): University press of America. - 1984. - 233 p.
  25. Federalism and the new world order. / edited by Stephen J. Randall and Roger Gibbins. - Calgary, (Alta.) : University of Calgary press, 1994. - xxi, 290 p.
  26. Federalism: origin, operation, significance. / William H. Riker. - 4ª ediz.. - Boston, Mass. : Little, Brown. - 1964. -XIII, 169 p.
  27. Il Federalismo. / Lucio Levi. - in Storia delle idee politiche e sociali / a cura di Luigi Firpo. - Torino: Utet. - 1979, v. 6, pp. 459–526.
  28. Il Federalismo. / Lucio Levi. - Milano: Angeli. - 1987. - 117 p.
  29. Federalismo / Mario Albertini. - in La grande enciclopedia per tutti / Istituto Geografico De Agostini. - Novara: Istituto Geografico De Agostini. - 1964. - v. 5 pag.373 b-c, pag. 374 a.
  30. Il Federalismo. / Mario Albertini. - Bologna: Il Mulino. - 1993. - 294 p.
  31. Il Federalismo. / Mario Albertini. - Bologna: Il Mulino. - 1997. - 294 p.
  32. Il Federalismo di Mario Albertini. / Flavio Terranova; presentazione di Arturo Colombo. - Milano: Giuffrè. - 2003. - xix, 199 p.
  33. Il Federalismo e l'ordine economico internazionale. [1943-45]. / Lionel Lord Robbins; a cura di Guido Montani. - Bologna: Il Mulino. - 1985. - 210 p.
  34. Federalismo europeo e federalismo mondiale. / Francesco Rossolillo. - in: Il senso della storia. / Francesco Rossolillo. - Bologna: Il Mulino. - 2009. - v. 1, p. 773-803.
  35. Il Federalismo, l'Europa e il mondo: un pensiero politico per unire l'Europa e per unire il mondo. / Guido Montani. - Manduria: Lacaita, 1999. - 172 p.
  36. Il Federalismo nel pensiero politico e nelle istituzioni. / a cura di Ettore A. Albertoni. - Milano: Eured, 1995. - lxxxviii, 324 p.
  37. Federalismo: storia, idee, modelli. / Corrado Malandrino. - Roma: Carocci. - 1998. - 184 p.
  38. Federazione. / Mario Albertini. - in La grande enciclopedia per tutti / Istituto Geografico De Agostini. - Novara: Istituto Geografico De Agostini. - 1964. - v. 5, pag. 374 c., pag- 375 a-b.
  39. La fine delle egemonie: Unione Europea e Federalismo mondiale. / Antonio Mosconi; prefazione di Lucio Levi. - Torino: Alpina. - 2008. - xii, 149 p.
  40. Die Funktion der Regierung im modernen föderalistischen Staat. / von Martin Usteri. - Wien: Braumüller. - 1977. - 22 p.
  41. La Guerra e l'Unità Europea. / Luigi Einaudi. - Bologna: Il Mulino. - 1986. - 169 p.
  42. La guerre et la paix: recherches sur le principe et la constitution du droit des gens. / Pierre Joseph Proudhon; introduction et notes de Henri Moysset. - Paris: M. Rivière. - 1927. - xciv, 514 p.
  43. Idee e forme del Federalismo. / Daniel J. Elazar; presentazione e traduzione a cura di Luigi Marco Bassani. - Milano: Mondadori, 1998. - xxix, 272 p.
  44. L'identità europea: il senso della unità europea e la crisi della ragione. / Mario Albertini. - Pavia: Il Federalista. - 1977. - 11 p.
  45. In search of the federal spirit: new theoretical and empirical perspectives in comparative federalism. / Michael Burgess. Oxford: Oxford University Press. - 2012. - 347 p.
  46. International Federalism in Theory and Practice / Carl J. Friedrich. - in Systems of integrating the International Community / Edited by Elmer Plischke. - Princeton: Princeton University Press; Van Nostrand. - 1964.
  47. Introduzione a Kant: Uomo, Comunità e Mondo nella Filosofia di Immanel Kant. / Lucien Godmann. - Milano: Sugar. - 1972. - 257 p.
  48. Lord Lothian: un pioniere del federalismo, 1882-1940. / Andrea Bosco. - Milano: Jaca book. - 1989. - 347 p.
  49. Mario Albertini: saggi in onore di Mario Albertini a 5 anni dalla morte.. - in "Il Federalista". - Pavia. - 2002 n. 3
  50. The meaning of Federalism.. / Edwars Mousley. - in Federal Union/ edited by Chaning Pearce. - London: Jonathan Cape. - 1940. - p. 21-38.
  51. Il modo di produzione post-industriale e la fine della condizione operaia. / Mario Albertini. - in "Il Federalista", Pavia. - 1957. - a. 18, pp. 254–261.
  52. Nazionalismo e Federalismo. / Mario Albertini. - Bologna: Il Mulino. - 1999. - 306 p.
  53. New direction in Federalism studies. / Editors Jan Herr; Sweden Wilfred. - London, New York: Routledge.- 2010. - 230 p.
  54. La pace, la ragione, la storia. / Immanuel Kant. - Bologna: Il Mulino. - 1985. - 161 p.
  55. Il Pacifismo non basta (1941). / Philip Henry Kerr Marquis of Lotian; a cura di Luigi Maiocchi. - Bologna: Il Mulino. - 1986.- 121 p.
  56. The Philosophy of Federal Union. / Joad Cyril Edwin Mitchinson. - London: Macmillan & co.. - 1941. - 40 p.
  57. Prefazione a una teoria democratica.. / Robert Alan Dahl; nota introduttiva di Alberto Martinelli. - Milano: Edizioni di Comunità. - 1994.
  58. Principles du Federalisme.. / Robert Aron; Alexandre Marc. - Paris: Le Portulan. - 1948.
  59. The Problem of Federalism: a study in the history of political theory. / Sobei Mogi. - London: Allen and Unwin. - 1931. - 2 v.
  60. Il problema della pace e le vie della guerra. / Norberto Bobbio. - Bologna: Il Mulino. - 1979. - xvi, 163 p.
  61. Recenti sviluppi della teoria federalistica. / Lucio Levi. in "Il Federalista", - Pavia. - 1987. - a. 19, n. 2, pp. 105–144.
  62. La scuola federalista inglese. / Francesco Rossolillo. - in: Il senso della storia. / Francesco Rossolillo. - Bologna: Il Mulino. - 2009. - v. 1, p. 466-487.
  63. Scritti politici e di Filosofia della Storia e del Diritto. / Immanuel Kant; tradotti da Gioele Solari e Giovanni Vidari; a cura di Vittorio Mathieu, Luigi Firpo, Norberto Bobbio; con un saggio di Cristian Garve. - Torino: Utet. - 1998. - 694 p.
  64. Lo Stato federale. / Alexander Hamilton. - Bologna: Il Mulino. - 1987. - 219 p.
  65. Lo Stato nazionale. / Mario Albertini. - Milano: Giuffrè. - 1960. - 138 p.
  66. Lo Stato nazionale. [1960]. / Mario Albertini. - Bologna: Il Mulino, 2ª edizione. - 1997, - 136 p.
  67. Studies in federal planning. / a cura di Patrick Randsome. - London: Macmillan & co., 1943. -363 p.
  68. Theories of federalism: a reader. / edited by Dimitrios Karmis and Wayne Norman. - New York (N.Y.); Basingstoke: Palgrave Macmillan. - 2005. - xiv, 331 p.
  69. Traité de Science politique. / Georges Burdeau. - Paris: Librairie générale de droit et de jurisprudence. - 1974-1983. - 10 voll.
  70. Trends of Federalism in Theory and Practice. / Carl J. Friedrich. - London: Pall Mall. - 1968.
  71. Works. / Alexander Hamilton. - New York: Library of America. - 2001. - xix, 1108 p.

05. Sul Federalismo europeo

  1. The changing faces of federalism: institutional reconfiguration in Europe from east to west. / Edited by Sergio Ortino; Mitja Zagar; Vojtech Mastny. - Manchester, New York (N.Y.) : Manchester University Press. - 2005
  2. Chi ha inventato la guerra può ora inventare la pace. / Umberto Veronesi. - in: Il mestiere di uomo. / Umberto Veronesi. - Torino: Einaudi. - 2014. - p. 133-148
  3. Cittadino d'Europa: 75 anni di storia mondiale. / Jean Monnet. - Milano: Rusconi. - 1988. - 2ª ediz. . - 396 p
  4. Come ho tentato di diventare saggio: Io Ulisse. / Altiero Spinelli. - Bologna: Il Mulino, 1984. - v. 2.
  5. Contro lo stato nazionale: federalismo e democrazia in Thomas Jefferson / Luigi Marco Bassani; prefazione di Massimo Teodori. - Bologna: Edizioni il Fenicottero. - 1995
  6. Discorso sulla pace presente e futura dell'Europa. / William Penn. - in Filosofi per la pace: Jeremy Bentham et altri. / a cura di Daniele Archibugi e Franco Voltaggio. - Roma: Editori riuniti. - 1991. - lxxviii. 313 p.
  7. L'Europe et le fédéralisme: contribution à l'émergence d'un fédéralisme intergouvernemental / Maurice Croisat; Lean-Louis Quermonne. -2. èd.. - Paris: Editions Montchrestien. - 1999
  8. An essay towards the present and future peace of Europe; by the establishment of an European diet, Parliament, or estates. (1693) / William Penn. - London: Peace Committee of the Society of Friends. - 1936. - 32 p.
  9. Federalismo e integrazione europea / Lucio Levi. - Palermo: Palumbo. - 1978. - 148 p.
  10. Il Federalismo per dibattito politico e culturale della Resistenza. / Norberto Bobbio. - in: L'idea di unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale. - Torino: Fondazione Luigi Einaudi. - 1975. - p. 236
  11. A History of European Integration: 1945-1947. / Walter Lipgens. - Oxford: Oxford University Press. - 1982. - 2 v.
  12. Die multikulturelle und multiethnische Gesellschaft. Eine neue Herausforderung an die Europäische Verfassung. / Thomas Fleiner-Gerster (Hrsg.). - Friburg: Université de Friburg: Institut par le Fédéralisme. - 1995. - 266 p.
  13. La guerre et la revolution. / Lev Trotskij. - Paris: Edition la tete de feuille. - 1974. - 311 p.
  14. Nazionalismo e Federalismo / Mario Albertini. - Bologna: Il Mulino. - 1999. - 306 p.
  15. Opere complete. / Vladimir Ulic Ulianov (Lenin). - Roma: Editori riuniti. - 1966. - v. 26, 27, 28.
  16. Per una Europa libera e unita: Progetto di un manifesto. (1941) / Altiero Spinelli; Ernesto Rossi. - in Problemi della Federazione europea. - Roma: Movimento per la Federazione Europea, 1944. - pp. 9–30.
  17. Penser l'Europe. / Edgard Morin. - Paris: Gallimard. - 1990. - 265 p.
  18. Quale Europa / Mario Albertini. - in "Federalismo militante", suppl., 1973. - pp. 43–75;
  19. Le ragioni del Federalismo europeo / Mario Albertini, in "Il Federalista", Pavia, 1981, a. 23, pp. 119–128;
  20. Le radici storico culturali del Federalismo europeo. / Mario Albertini. - in: Bibliografia del Federalismo europeo= Bibliography of European Federalism: 1776-1984. / Riccardo Marena; Alberto Butteri; Vito Console. - Milano: Franco Angeli. - 1987. - v. 1, p. 7-30
  21. La riorganizzazione della società europea. (1814) / Henri de Saint-Simon; Augustin Thierry. - Roma: Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea. - 1986. - 130 p.
  22. Some Reasons for an European State proposed to the Powers of Europe... (1710) / John Bellers. - in John Bellers, 1654-1725: Quaker, economist and social reformer. His writings. / John Bellers; with a memoir by A. Ruth Fry. - London; Toronto: Cassell and company ltd.. - 1935. - xi, 174 p.
  23. Studi sul Federalismo. / a cura di Robert R. Bowie e Carl J. Friedrich; prefazione di Aldo Garosci. - Milano: Edizioni di Comunità. - 1959. - xlv, 984 p.
  24. Il terzo mondo e l'unità europea / Guido Montani. - Napoli: Guida, 1979. - 198 p.
  25. Una rivoluzione pacifica: dalle nazioni all'Europa / Mario Albertini. - Bologna: Il Mulino. - 1999. - 484 p.
  26. William Penn e l'istituzione di un'assemblea di stati europei. / Rodolfo De Mattei. - Milano: Giuffré. - 1966. - 62, 81 p.

06. Sul Federalismo integrale

  1. Città, territorio, istituzioni della società postindustriale. / Francesco Rossolillo. - in: Il senso della storia. / Francesco Rossolillo. - Bologna: Il Mulino. - 2009. - v. 1, pp. 185–192
  2. Cos'è il federalismo : attualità di un'idea per una più libera convivenza dei popoli : il federalismo è una antica idea che ... sembra oggi la decisiva, seppur controversa soluzione per riformare lo Stato in Italia e per una migliore convivenza europea. / Zeffiro Ciuffoletti. - Firenze: Bulgarini. - 1996.
  3. Del principio federativo. / Pierre Joseph Proudhon; prefazione di Luciano Pellicani; traduzione, apparato critico e nota storico-filologica a cura di Maria Luisa Miranda. - Roma: Avanti. - 1979. - xxi, 136 p.
  4. Dictionnaire international du Fédéralisme. / sous la direction de Denis de Rougemont, édité par François Saint-Ouen. - Bruxelles: Bruylant. - 1994
  5. Diritto e politica nell'opera di Alexandre Marc : l'inventore del federalismo integrale. / di Emilie Courtin; traduzione a cura di Rebecca Rosignoli e Claudia Silvaggi. - Roma: CSU. - 2009. - 96 p.
  6. Europe dans le monde / Alexandre Marc. - Paris: Payot,. - 1965. - 238 p.
  7. Federalisme, socialisme et antitheologisme ; Lettres sur le patriotisme ; Dieu et l'Etat / Michel Bakounine. - Paris: Stock. - 1912. - 6ª ediz.; xl, 326 p.
  8. Federalismi falsi e degenerati. / Gianfranco Miglio. - Milano: Sperling and Kupfer. - 1997. - xix, 196 p.
  9. Il Federalismo: cenni storici e implicazioni politiche. / Attilio Danese; con scritti di Maria Luisa Bassi e Stefano Ceccanti. Intervista a Alexander Marc / a cura di Caterina Maniaci. - Roma: Città Nuova, 1995. - 207 p.
  10. Federalismo e regionalismo. / Francesco Rossolillo. - in: Il senso della storia. / Francesco Rossolillo. - Bologna: Il Mulino. - 2009. - v. 2, p. 391-394.
  11. Federalismo europeo e autonomie locali. / Francesco Rossolillo. - in: Il senso della storia. / Francesco Rossolillo. - Bologna: Il Mulino. - 2009. - v. 1, p. 531-536.
  12. Federalismo integrale / Adriano Olivetti. - in "L'Unità europea". - Milano. - 1945. - n. 8
  13. Il Federalismo tra filosofia e politica. / a cura di Ugo Collu. - Nuoro: Fondazione Costantino Nivola; Roma: Centro per la filosofia italiana. - 1998. - 483 p.
  14. Integral federalism: model for Europe: a way towards a personal group society: historical development, philosophy, state, economy, society. / Lutz Roemheld; translated by Hazel Bongert. - Frankfurt am Main; New York: P. Lang. - 1990. - 560 p.
  15. Proudhon / Mario Albertini. - Firenze: Vallecchi. - 1974. - 168 p.
  16. L'ordine politico delle comunità / Adriano Olivetti. - Ivrea: Nuove edizioni di Ivrea. - 1945.
  17. L'uno e il diverso: per una nuova definizione del federalismo / Denis de Rougemont; introduzione di Giuseppe Goisis. - Roma: Lavoro, 1995. - LIV, 48 p.
  18. Die zentralen Orte in Süddeutschland: eine ökonomisch-geographische Untersuchung über die Gesetzmässigkeit der Verbreitung und Entwicklung der Siedlungen mit städtischen Funktionen. (1933) / Walter Christaller. - Darmstadt: Wiss. Buchges. - 1980. - 331 p.
  19. Das Grundgerutst der raumlichen Ordunung in Europa. / Walter Cristaller. - in Frankfurter geographische hefte. - Frankfurt am Main: Verlag Dr. Waldemar kramer. - 1950

07. Su Federalismo e azione politica

  1. Come ho tentato di diventare saggio. / Altiero Spinelli. - Bologna: Il Mulino. - 2006. - XV, 443 p.
  2. La costituente e il popolo europeo: due scritti di Altiero Spinelli. / Altiero Spinelli. - Pavia: Movimento Federalista Europeo. - 2002. - 32 p.
  3. Difesa europea e Costituente europea: Discorso tenuto alla manifestazione federalista di Roma il 21 gennaio 1951. / Altiero Spinelli. - Roma: Tip. Emer. - 1951. - 16 p.
  4. Du principe federatif et de la necessite' de reconstituer le parti de la revolution / Pierre J. Proudhon. - Paris: Dentu. - 1863.
  5. La fondazione dello Stato europeo: esame e documentazione del tentativo di De Gasperi nel 1951 e prospettive attuali. / Mario Albertini. - Milano: Libera Associazione. - 1977. - 55 p.
  6. Idée générale de la révolution au XIXe siècle. / Pierre Joseph Proudhon; introduction et notes de Aimé Berthod. - Paris: M. Rivière. - 1923. - 462 p.
  7. L'identità europea: il senso dell'unità europea e la crisi della ragione. / Mario Albertini. - Pavia: Il Federalista. - 1977. - 11 p.
  8. Mario Albertini. / Francesco Rossolillo. - in: Il senso della storia. / Francesco Rossolillo. - Bologna: Il Mulino. - 2009. - v. 2, p. 491-496.
  9. Il Manifesto di Ventotene. / Altiero Spinelli. - Bologna: Il Mulino. - 1991. - 149 p.
  10. Il Manifesto dei Federalisti Europei. / Altiero Spinelli. - Parma: Guanda. - 1957. - 108 p.
  11. Il militante federalista e il nuovo modo di fare politica : due scritti di Mario Albertini. / Mario Albertini. - Pavia: Il Federalista. - 2004. - 39 p.
  12. Note sulla coscienza rivoluzionaria. / Francesco Rossolillo. - in: Il senso della storia. / Francesco Rossolillo. - Bologna: Il Mulino. - 2009. - v. 1, p. 441-465.
  13. Il progetto europeo / Altiero Spinelli. - Bologna: Il Mulino. - 1985. - 213 p.
  14. Il rivoluzionario. / Francesco Rossolillo. - in: Il senso della storia. / Francesco Rossolillo. - Bologna: Il Mulino. - 2009. - v. 1, p. 843-856
  15. Senso della storia e azione politica. / Francesco Rossolillo; a cura di Giovanni Vigo. - Bologna: Il mulino. . 2009. - 2 v.
  16. Trent' anni di vita del Movimento Federalista Europeo / a cura di Lucio Levi e Sergio Pistone. - Milano: F. Angeli. - 1973. - 438 p.
  17. Verso la Comunità politica europea: rapporto di Altiero Spinelli, segretario generale del Movimento Federalista Europeo tenuto al Congresso internazionale del Movimento europeo, Aja 8-10 ottobre 1953. / Altiero Spinelli. - Tivoli: Movimento Federalista Europeo, Tip. Chicca. - 1953. - 32 p.

08. Sul Federalismo in Italia

  1. L'originale proposta federalista dell'ultimo Premier delle Due Sicilie / Antonio Boccia. - Lauria: Crisci. - 2004.
  2. Archivio triennale delle cose d'Italia / Carlo Cattaneo; a cura di Luigi Ambrosoli. - Milano: Mondadori. - 1974. - 2 v.
  3. Cattaneo e il Federalismo / Clemente Galligani. - Roma: Armando. - 2010
  4. Contro lo statalismo: federalismo e regionalismo / Luigi Sturzo; a cura di Luciana Dalu; prefazione di Dario Antiseri. - Soveria Mannelli; Messina: Rubbettino. - 1995
  5. La Costituente: la teoria, la storia, il problema italiano. / Costantino Mortati. - Roma: Darsena, 1945, - viii, 233 p.
  6. Del primato morale e civile degli italiani / Vincenzo Gioberti; introduzione e note di Gustavo Balsamo-Crivelli. - Torino: Unione tipografico-editrice torinese. - 1843
  7. Il Federalismo libertario e anarchico in Italia: dal Risorgimento alla seconda guerra mondiale / Gigi Di Lembo. - Livorno : Sempre avanti. - 1994. - 76 p.
  8. La fédération et l'unité en Italie / Pierre-Joseph Proudhon. - Paris : E. Dentu. - 1862. - 143 p. ;
  9. Il Federalismo / Gaetano Salvemini. - in Il Sud nella storia d'Italia. - Bari: Laterza. - 1961. - p. 458-475.
  10. Filosofia della Rivoluzione / Giuseppe Ferrari. - Londra, s.e.. - 1851.
  11. La formazione dello Stato unitario. / Ettore Passerin d'Entrèves; a cura di Nicola Raponi. - Roma: Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1993. - 380 p.
  12. L'idea federalista nel Risorgimento italiano/ Antonio Monti. - Bari: Laterza. - 1922. - viii, 186 p.
  13. Idea nazionale e ideali di unità supernazionali in Italia dal 1815 al 1918. / Mario Albertini. - Milano, Marzorati. - 1961. - 62 p.
  14. Italia fedele: il mondo di Gobetti. / Norberto Bobbio. - Firenze: Passigli. - 1986. - 270 p.
  15. Italia civile: ritratti e testimonianze. / Norberto Bobbio. - Manduria Lacaita. - 1964. - 325 p.
  16. Maestri e compagni : Piero Calamandrei, Aldo Capitini, Eugenio Colorni, Leone Ginzburg, Antonio Giuriolo, Rodolfo Mondolfo, Augusto Monti, Gaetano Salvemini. / Norberto Bobbio. - Firenze: Passigli. -1984. - 299 p.
  17. L'originale proposta federalista dell'ultimo Premier delle Due Sicilie. / Antonio Boccia. - Lauria: Crisci. - 2004.
  18. Le più belle pagine di Carlo Cattaneo / Gaetano Salvemini. - Milano: Fratelli Treves. - 1922. - xxi, 268
  19. Profilo ideologico del Novecento italiano. / Norberto Bobbio. - Torino: Einaudi. - 1986. - 190 p.
  20. Le speranze d'Italia (1844). / Cesare Balbo; introduzioni e note di Achille Corbelli. Torino: Utet. - 1925. - lix, 272 p.
  21. Stati uniti d'Italia: scritti sul federalismo democratico. / Carlo Cattaneo; a cura di Norberto Bobbio; prefazione di Nadia Urbinati. - Roma: Donzelli, 2010. - xxvi, 148 p.
  22. Unione e non unità d'Italia. (1867) / Pietro Ulloa Calà con postfazione di Corrado Augias e Carmelo Pasimeni. - Lecce: Argo. - 1988.

09. Studi sugli Stati federali esistenti

  1. MONDO
    1. Comparative federalism: the European Union and the United States in comparative perspective. / Edited by Anand Menon; Martin Schain. - Oxford: Oxford university press. - 2006
    2. Comparing federal systems / Ronald L. Watts. -2nd ed. . - Montreal: Queen's university: School of policy studies. - 1999.
    3. Federal systems of the world: a handbook of federal, confederal and autonomy arrangements / compiled and edited by Daniel J. Elazar and the staff of the Jerusalem center for public affairs. - Harlow: Longman. - 1991
    4. The federal vision: legitimacy and levels of governance in the United States and the European union. / edited by Kalypso Nicolaidis and Robert Howse. - Oxford: Oxford university press. - 2001. - XVII, 537 p.
    5. Föderalismus 2.0: Denkanstösse und Ausblicke = Fédéralisme 2.0: Réflexions et perspectives. / Bernhard Waldmann; Peter Hänni; Eva Maria Belser (Hrsg.), Bern: Stampfli Buchhanlung. - 2011. - v. 1
    6. Routledge Handbook of Regionalism and Federalism / Edited by John Loughin; John Kincald; Wilfred Swieden. - New York: Routledge. - 2013. - 640 p.
    7. Social and political foundations of constitutions. / edited by Denis J. Galligan; Oxford: University of Oxford Centre for Socio-Legal Studies; Mila Versteeg, University of Virginia School of Law. - New York (N.Y.): Cambridge University Press. - 2013. - xx, 672 p.
  2. AFRICA
    1. The Federal Imperative in Africa. How is Federalism a Resolution Mechanism and not a Solution? / Omadachi Oklobia. - Friburg: Université de Friburg: Institut par le Fédéralisme. - 1994. - 31 p.
    2. Comore
      1. Comors: constitution and cityzenship laws handbook: strategic informations and basic laws. / Comors State. - Washington DC: International Business Publications (USA). - 2013. - 268 p.
    3. Etiopia
      1. A history of Ethiopia. / Harold G. Marcus. - Princeton: University of California Press. - 2002. - 335 p.
    4. 'Nigeria'
      1. Federalism and ethnic conflict in Nigeria. / Rotimi T. Suberu. - Washington: United States institute of peace press, 2001. - XXVI. 247 p.
  3. AMERICA
    1. Argentina
      1. Historia constitucional argentina. / José Rafael Lopez Rosas;. - Buenos Aires: Astrea. - 2006. - 5a edz.. - xxiv, 691 p.
      2. Storia dell'America Latina contemporanea. / Loris Zanatta. - Bari: Laterza. - 2010. - v, 259 p.
    2. Brasile
      1. L'autonomia locale nell'ordinamento federale: il caso del Brasile. / Alberto Clini. - Padova: CEDAM. - 2008
    3. Canada
      1. Canadian federalism: performance, effectiveness, and legitimacy. / edited by Herman Bakvis; Grace Skogstad. -2nd ed. . - Don Mills: Oxford university press, 2008
      2. L'ordinamento costituzionale del Canada. / Jacques Fremont. -Torino: Giappichelli. - 1997. - 294 p.
    4. Messico
      1. Aspetti del federalismo messicano. / a cura di Robertino Ghiringhelli. - Milano: Giuffrè. - 2000. - XXVIII, 147 p.
      2. Federalismo e libertà: i modelli di Messico, Argentina e Venezuela. / Luigi Melica. - Padova: CEDAM. - 2002. - X, 278 p.
    5. Stati Uniti d'America (USA)
      1. The age of Federalism: the early American Republic 1788-1800. / Stanley Elkins; Eric McKirick. - Oxford; New York: Oxford University Press. - 1993.
      2. Alexander Hamilton e il federalismo americano. / Lucio Levi. - Torino: Giappichelli, 1965. -276 p.
      3. La decadence du fédéralisme aux les Etats Unis. / Mario Albertini; Francesco Rossolillo. - in: "Le fédéraliste", Pavia. - 1962. - a. 4, p. 219.
      4. The development of American federalism. / William H. Riker. - Boston, Mass. : Kluwer academic. - 1987
      5. L'età progressista negli Stati Uniti 1896-1917. / a cura di Arnaldo Testi. - Bologna: Il Mulino, 1984. - 367 p.
      6. La nascita degli Stati Uniti d'America: rendiconti del Convegno tenuto a Roma dal 13 al 15 luglio 1956. / a cura di Luciano Bolis. - Milano: Edizioni di Comunità, 1957. - 255 p.
      7. The struggle is the message: the organization and ideology of the anti-war movement. / Irving Louis Horowitz. - Berkeley (Calif.): Glendessary Press. - 1970. - xii, 175 p.
      8. Trois expériences fédéralistes: états-Unis d'Amérique, Confédération Suisse, Société des Nations. / Edmond Privat. - Neuchâtel: Editions de la Baconnière. - 1942. - 109 p.
    6. Venezuela
      1. Simon Bolivar. / Ronald A. Reis. - Now York: Chelsea House. - 2013.
      2. Simon Bolivar: venezuelan rebel, american revolutionary. / Lester D. Langely. - Lanham (Maryland): Rowman and Linlefield. - 2009.
  4. ASIA
    1. India
      1. Everyman's Constitution of India. / Bahl Sardari Lall. - Gurgaon, Punjab: s.e.. - 1952. - 200 p.
      2. Handbook of Indian constitutional law: covering comprehensively in six parts the entire gamut of the organic law of India. / edited by G.C. Venkata Subbarao; assisted by Kalpakam. - Hyderabad, [India] : Law Academy. - 1983. - xciii. 205, xix,430, 93, 336p.
      3. Storia dell'India. / Michelguglielmo Torri. - Roma; Bari: Laterza. - 2000. - xxii, 839 p.
    2. Malaysia
      1. Constitutional landmarks in Malaysia: the first 50 years, 1957-2007. / Contributors: Abdul Aziz Bari; edited by Andrew Harding and H.P. Lee. - Petaling Jaya and Selangor Darul Ehsan: Malayan Law Journal Sdn. Bhd.; Dayton (Ohio): LexisNexis. - 2007. - xxvi, 332 p.
    3. Micronesia
      1. Ethnicity and interests at the 1990 Federated States of Micronesia Constitutional Convention. / Glenn Petersen. - Canberra: Dept. of Political and Social Change, Research School of Pacific Studies, Australian National University. - 1993. - 78 p.
  5. EUROPA
    1. Constituting federal sovereignty: the European Union in comparative context. / Leslie Friedman Goldstein. - Baltimore, London: Johns Hopkins University press. - 2001.
    2. Democracy and federalism in the European Union and the United States: exploring post-national governance. / a cura di Sergio Fabbrini. - London; New York: Routledge. - 2005.
    3. Federalismi e integrazioni sopranazionali nell'arena della globalizzazione: Unione Europea e Mercosur. / a cura di Paola Bilancia. - Milano: Giuffrè. - 2006. - VI, 397 p.
    4. Austria
      1. Austrian federalism and European integration. / Markus Fallenboeck. - Fribourg: Institut du fédéralisme. -1998.
      2. Il concetto di autonomia e di federalismo nella tradizione storica italiana e austriaca: convegno internazionale di studio: Trento, 26 maggio aula grande dell'Istituto Trentino di Cultura Via S. Croce, 77 = Die Begriffe Autonomie und Föderalismus in der historischen Tradition Italiens und Osterreich: internationale Studientagung: Trient, 26. Mai 1995 (Aula Magna) Via S. Croce 77. - Trento: Istituto trentino di cultura. - 1995
      3. Federalismo e centralismo in Austria dal 1861 alla prima guerra mondiale. / Peter Urbanitsch. - Trento: Società di studi trentini di scienze storiche. - 1996. -23, 68.
    5. Belgio
      1. La Constitution de 1830 à nos jours. / Francis Delpérée. - Bruxelles: Éditions Racine. - 2006. - 234 p.
    6. Bosnia-Erzegovina
      1. Il fallito modello federale della ex Jugoslavia. / Rade Petrovic; a cura di Rita Tolomeo. - Soveria Mannelli: Rubettino. - 2005. - 175 p.
    7. Germania
      1. Der deutsche Föderalismus: die Diktatur des Reichspräsidenten. / Referate von Gerhard Anschuetz; Karl Bilfinger; Carl Schmitt; Erwin Jacobi. - Berlin; Leipzig: Gruyter, Walter de, & Co.. - 1924
      2. Federalism, bureaucracy, and party politics in Western Germany: the role of the Bundesrat. / by Edward L. Pinney. - Chapel Hill, N.C. : University of North Carolina press. - 1963. - VIII, 268 p
      3. Finanzverfassung und Föderalismus in Deutschland und in der Schweiz. / Alexander Joerg. - Baden-Baden: Nomos. - 1998. - 336 p.
      4. Die Zukunft des Föderalismus in Deutschland und Europa. / Herausgegeben von Detlef Merten. - Berlin: Duncker & Humblot. - 2007. - 249 p.
    8. Svizzera
      1. L'autonomie constitutionnélle des cantons. / Vincent Martenet. - Bale: Helbing & Lichtenhahn. - 2000
      2. Federalism and multiethnic states : the case of Switzerland. / Lidija R. Basta; Thomas Fleiner (ed.). - Fribourg: Institut du fédéralisme. - 1996. - 193 p.
      3. L'ordinamento federale svizzero. / Blaise Knapp; con un saggio introduttivo di Giovanni Guiglia; edizione italiana a cura di Nino Olivetti Rason e Lucio Pegoraro. - Torino: Giappichelli, - 1994. - 207 p.
      4. L'organizzazione dei poteri e il federalismo in Svizzera secondo la nuova Costituzione. / Giovanni Guiglia; Blaise Knapp. -Torino: Giappichelli, 2000. - 321 p.
      5. Schweizerische Demokratie : Institutionen, Prozesse, Perspektiven / Wolf Linder. - Bern: Haupt. - 2005. - 2 vol.
    9. Russia
      1. The constitutional status of the regions in the Russian Federation and in other European countries: the role of the regional legislative bodies in strengthening: unity in diversity. Proceedings, Kazan, Tatarstan (Russian Federation), 11-12 July 2003. - Strasbourg : Council of Europe. - 2003
      2. Le fédéralisme soviétique: ses particularités typologiques. / Théofil K. Kis. - Ottawa : University of Ottawa press. - 1973. - XIII, 191 p.
  6. OCEANIA
    1. Australia
      1. Storia dell'Australia. / Stuart Macintyre ; traduzione di Silvia De Marco. - Bologna : CLUEB. - 2010. - xi, 312 p.

10. Federalismo e Religioni

  1. Antichi come le montagne. / Mohandas Karamchand Gandhi; traduzione di Licia Pigni Maccia. - Milano: Edizioni di Comunità. - 1963. - 261.
  2. Bhagavad-Gita: il canto del Glorioso Signore. / Edizione italiana a cura di Stefano Piano. - Cinisello Balsamo: Edizioni San Paolo. - 1994. - 384 p.
  3. Cittadino del mondo: in cammino verso l'Europa unita. / Lidia Boccardo; Battista Calvagno. - Milano : Paoline. - 1991. - 111 p.
  4. Come i nemici diventano amici: insieme per la nonviolenza, la giustizia e la riconciliazione. / Hildegard Goss-Mayr ; prefazione del cardinale Franz König. - Bologna: Editrice Missionaria Italiana. - 1997. - 253 p.
  5. Con la forza del cuore: ecumenismo e non violenza./ Dalai lama (Bstan-dzin-rgya-mtsho Dalai lama XIV); Eugen Drewermann ; a cura di David J. Krieger ; traduzione di Palma Severi. - Genova: ECIG. - 1996. - 103 p.
  6. Christ at the checkpoint: theology in the service of justice and peace. / edited by Paul Alexander. - Eugene, Or. : Pickwick Publications. - 2012. - xx, 182 p.
  7. I cristiani e la pace: alla luce della Pacem in terris./ Angelo Cavagna. - Bologna. Centro Editoriale Dehoniano. - 1996. - 230 p.
  8. Discorso durante la visita al Parlamento europeo: Palazzo d'Europa - Strasburgo (Francia) Martedì, 11 ottobre 1988. / Karol Wojtyla (Ioannes Paulus II Papa). -[1]
  9. Dizionario di teologia della pace. / a cura di Luigi Lorenzetti. - Bologna: EDB (Editrice Dehoniane Bologna). - 1997. - 1067 p.
  10. Einsten aveva ragione: mezzo secolo di impegno per la pace. / Pietro Greco. - Trieste: Scienzaexpress edizioni. - 2012. - 304 p.
  11. Enciclica Pacem in Terris (11 aprile 1963)- / Angelo Roncalli (Giovanni XXIII Papa). - in[2]
  12. Enciclica Populorum Progressio (26 marzo 1967). / Giovan Battista Montini (Paulus VI Papa). -[3]
  13. An ecumenical theology of the heart: the theology of Count Nicholas Ludwig von Zinzendorf. / Arthut James Freeman. - Bethlem (Pa): Moravian Church in America. - 1998. - vi, 346 p.
  14. Istituzione della Religione Cristiana (1536) / Jean Calvin; a cura di Giorgio Tourn. - Torino. Utet. - 1983. - 2 v.
  15. Mai più la guerra: per una teologia della pace. / Luigi Bettazzi; a cura di Valentino Savoldi; prefazione di Bernard Haring. - Molfetta: La Meridiana.- 1998. - 349 p.
  16. Un metodo per la pace del mondo: parte I: Conferenza Besant ad Adyar il 26/12/2005. / Asgar Ali Engineer; traduzione di Patrizia Giampieri. - Roma: Convenzione internazionale Società teosofica. -[4]
  17. La mistica della guerra: spiritualità delle armi nel Cristianesimo e nell'Islam. / Dag Tessore; prefazione di Franco Cardini. - Roma: Fazi Editore. - 2003. - 269 p.
  18. Non avrai altro Dio: il monoteismo e il linguaggio della violenza. / Jan Assmann. - Bologna: Il Mulino. - 2007. - 147 p.
  19. Non uccidere: una nuova scienza politica globale. / Glenn D. Paige; edizione italiana a cura di Prisca Giaiero. - Bologna: EMI (Editrice Missionaria Italiana). - 2010. - 222 p.
  20. Nuove vie di pace: dalla guerra giusta alla pace integrale. / Waclaw Madej. - Roma: Nonsolocopie. - 1999. - 127 p.
  21. Per una teologia della pace. / Introduzione di Bruno Secondin. - Roma: Borla. - 1987. - 186 p.
  22. Il principio nonviolenza: una filosofia della pace. / Jean-Marie Muller; traduzione di Enrico Peyretti; prefazione di Roberto Mancini. - Pisa: Plus-Pisa University Press. - 2004. - 335 p.
  23. Religions and World Peace: Religious Capacities for Conflict Resolution and Peacebuilding (Religion - Conflict - Peace/Religion - Konflikt - Frieden). Paperback – October 10, 2012 224p. / Edited by by Ronald Czada; Thomas Held; Markus Weingardt. - Baden-Baden, Nomos Publishers. - 2014. - 232 p. . - ISBN 978-3-8329-6705-5
  24. Lo scontro dei fondamentalismi. / Tariq Ali. - Milano: Rizzoli. - 2002. - 464 p.
  25. Il tempo stringe: un assise mondiale dei cristiani per la giustizia, la pace e la salvaguardia della creazione. / Carl Friedrich von Weizsacker. - Brescia: Queriniana. - 1989. - 130 p.
  26. Vivere in pace con i musulmani: potensiali di pace dell'Islam. / Adel Theodor Khoury. - Brescia: Queriniana. - 2004. - 103 p.
  27. Was Frieden schafft. / Markus A. Weingardt. - Gütersloh: Guetersloher Verlagshaus. - 2014. - 232 p. . - ISBN 978-3-579-08172-4

11. Federalismo e lingue

  1. La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea. / Umberto Eco. - Roma; Bari: Edizioni Laterza. - 1993. - 432 p. . - collana Fare l'Europa. - ISBN 88-420-4287-0
  2. The search for the perfect language. / Umberto Eco. - Oxford: Blackwell. - 1995. - 435 p.. - ISBN 0-631-17465-6.
  3. The World's Major Languages. / Bernard Comrie'. - Oxford: Oxford University Press. - 1990. - xiii, 1025 p.. - ISBN 0-19-506511-5.
  4. The Grammar of Esperanto: A Corpus-Based Description. / Cristopher Gledhill. - Lincom Europa. - 2ª edizione. - ISBN 3-89586-961-9.
  5. A priori artificial languages (Languages of the world). / Alan Liber. - Lincom Europa. - 2000. - ISBN 3-89586-667-9.
  6. Lingvistikaj aspektoj de Esperanto ("Linguistic aspects of Esperanto"). / John Wells. - Rotterdam: Universala Esperanto-Asocio, 1989. - 2ª edizione

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Banca dati ITTIG- CNR (Italia): EURO [4]
  • Italia CNR Istituto per gli studi del Regionalismo, Federalismo e dell'autogoverno “Massimo Severo Giannini” Roma: [5]
  • Federalismo in Sapere [6]
  • Lingua Esperanto [7]
  • Il quadro di riferimento del Federalismo europeo. (Settembre 2003). / Riccardo Marena; Alberto Butteri; Vito Console [8]
  • Sulla lingua Esperanto e l'Europa [9]
  • International Peace Convocation Kingston (17-25 maggio 2011) in [10]
  • Library of Congress: Thomas: The federalist papers [11]
Controllo di autorità GND: (DE4017754-3
  1. ^ testo in rete
  2. ^ testo in rete
  3. ^ Testo in rete
  4. ^ testo in rete in ligua italiana [12] . L'autore lo ha pubblicato sul “The Indian Tehosophist”. - Vanarasi. - 2005