Cristianesimo sociale

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Il Cristianesimo sociale è la componente del cristianesimo democratico aperta alle istanze di riforme sociali e mirante a sottolineare alcuni aspetti della dottrina cristiana e, in particolare, nei Paesi cattolici, della dottrina sociale della Chiesa, riguardanti la tutela del lavoro e dei ceti lavoratori, non condividendo le sue posizioni conservatrici, per favorire la laicità.[1] Tale ideologia politica è nota anche come sinistra cristiana, dalla traduzione dall'inglese Christian left.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene non sia facile dare un quadro unitario del cristianesimo sociale, va sottolineato come questo abbia ereditato dalla tradizione del cristianesimo liberale l'attenzione verso la laicità dello Stato e della sua separazione dalle Chiese. Da ciò discendono anche alcune posizioni più progressiste in campo etico-sociale ed in generale una politica economica vicina alle posizioni del liberalismo sociale.

Per "cristianesimo sociale" possono intendersi anche quelle correnti del mondo protestante che propugnavano il cosiddetto Vangelo Sociale. Non è comunque da confondersi né con le derivazioni più radicali di tali correnti né con il socialismo cristiano che, nonostante condivida l'impostazione cristiana, è parte integrante del socialismo democratico.

Radicamento sociale[modifica | modifica wikitesto]

Il "rapporto fra il cristianesimo (fra i cristianesimi o, allargando ancora, le religioni), la storia che si fa di esso (di essi), e quella del mondo" comportò, a ridosso della Rerum Novarum, la nascita "di un movimento cattolico popolare che aveva saputo interloquire con le sollecitazioni provenienti dalla società italiana degli inizi del secolo XX e aprirsi a un confronto politico e teorico con il marxismo»[2].

"Che il movimento socialista riformatore e quello cattolico sociale nascano, nelle loro origini ottocentesche, dalla stessa base popolare e prendano ragione e forza dalla medesima condizione di bisogno e di ingiustizia degli uomini e delle donne del loro tempo è fuori di dubbio (...) Che le vicende della storia e i destini delle nazioni d’Europa, l’ambizione a volte diabolica dei dotti come l’egoismo cattivo degli uomini (anche dei preti clericali e non solo dei frammassoni) abbiano portato per cent’anni questi due popoli a separarsi ed a combattersi gli uni contro gli altri non dovrebbe oggi essere sufficiente a farci dimenticare (...) la possibilità, anch’essa storica, di coniugare finalmente l’assetto di un paese che attraverso il lavoro voleva diventare finalmente moderno, evoluto e anche benestante, con l’utilità grande, la necessità assoluta di essere anche ben governato"[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il cristianesimo sociale in Europa[modifica | modifica wikitesto]

Tale tendenza, seppure minoritaria, spesso è presente in molti partiti democristiani in Europa, dalla Germania alla Francia, partiti che si differenziano dagli altri partiti conservatori per una maggiore attenzione al sociale e il sostegno all'economia sociale di mercato. Il cristianesimo sociale si è spesso dunque organizzato nel mondo del lavoro con proprie organizzazioni sindacali, come in Italia, la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CISL). Dal momento che via via i democristiani di tutta Europa hanno sempre più abbracciato l'economia di mercato e hanno accentuato il loro profilo politico in senso più liberista, i cristiano-sociali sono diventati gli strenui difensori del modello di economia sociale di mercato.

Va sottolineato che se questa accezione è prevalente in Francia[4], Belgio, Italia, Spagna e Portogallo, nei Paesi di lingua e cultura tedesca (Germania, Austria e Svizzera) per "cristianesimo sociale" si intende la corrente più conservatrice del movimento democristiano, ancorché meno liberale in economia. L'esempio classico di ciò è l'Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU), più a destra dell'Unione Cristiano Democratica (CDU) sul piano dei valori etici e tradizionali, ma allo stesso tempo più a sinistra sul piano economico-sociale.

Un altro esempio in questo senso è rappresentato dal Partito Popolare Democratico Svizzero (PPD) che in alcuni cantoni rurali è fedele alla tradizione cristiano-sociale tedesca della CSU, mentre nei contesti più urbanizzati tende a essere più simile alla CDU. In alcuni cantoni, del resto, la sinistra del PPD ha dato vita al Partito Cristiano Sociale (PCS). Un discorso simile può essere fatto per il Partito Popolare Austriaco (ÖVP), il quale peraltro ha subito in Tirolo la scissione della sinistra interna, che ha dato vita Forum Civico Austria (BFÖ).

Il cristianesimo sociale rappresenta un'importante corrente ideologica all'interno del nuovo gruppo politico europeo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici.

Il cristianesimo sociale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il cristianesimo sociale fu un'importante corrente di pensiero nel Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo, rappresentata principalmente dall'area del sindacalismo cattolico che faceva riferimento alla Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori. A questo gruppo si possono ascrivere Achille Grandi, Guido Miglioli e Giovanni Gronchi.

La rielaborazione teorica delle priorità programmatiche del cristianesimo sociale si concretizzò negli anni Cinquanta, ad opera di un gruppo di docenti universitari di ispirazione cattolica e progressista, provenienti soprattutto dalla Università Cattolica di Milano, che avrebbero poi dato vita alla corrente Cristiano Sociali all'interno della Democrazia Cristiana. Le nuove priorità programmatiche del cristianesimo sociale vennero fissate essenzialmente nella "piena occupazione", nella "diffusione della piccola proprietà" e nella "crescita economica".

La messa in pratica di queste priorità si realizzò soprattutto con Amintore Fanfani, il quale si fece promotore di un programma di assegnazione di case di proprietà alle famiglie operaie quando fu Ministro del Lavoro tra il 1948 e il 1950. Divenuto Presidente del Consiglio nel 1954, Fanfani conciliò la necessità della piena occupazione con la crescita economica attraverso una vasta opera di governo ispirata alla dottrina economica keynesiana, basata su un massiccio intervento pubblico nell'economia dello stato per favorire gli investimenti e sostenere la domanda.[5]

Il cristianesimo sociale è stato poi rappresentato, all'interno della Democrazia Cristiana, dalla vecchia sinistra popolare confluita poi in Politica Sociale di Giovanni Gronchi, Achille Grandi e Giuseppe Rapelli, dalla nuova sinistra organizzata nella corrente Cronache Sociali di Giuseppe Dossetti[6], Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati e Amintore Fanfani e dalla sinistra neo-guelfa di Piero Malvestiti[7], poi dalle correnti della cosiddetta sinistra DC.

La prima vera corrente organizzata della sinistra DC fu Iniziativa Democratica, nata al Congresso del 1954 a Napoli per volontà di Amintore Fanfani ed alla quale aderirono personalità del calibro di Aldo Moro, Benigno Zaccagnini, Luigi Gui, Emilio Colombo. Altre correnti della sinistra DC saranno successivamente La Base (Ezio Vanoni, Giovanni Marcora, Enrico Mattei, Giovanni Galloni, Ciriaco De Mita), Forze Nuove (Giulio Pastore, Bruno Storti, Livio Labor, Carlo Donat Cattin, Vittorino Colombo, Guido Bodrato, Franco Marini) e i morotei. Nati da una scissione dalla corrente dorotea, il "centro" del partito questi ultimi furono una corrente piccola ma molto influente all'interno della DC. Tra le figure raccoltesi attorno ad Aldo Moro si ricordino Benigno Zaccagnini, Tina Anselmi, Tommaso Morlino, Luigi Gui, Leopoldo Elia, Bernardo Mattarella, Beniamino Andreatta, Riccardo Misasi, Mino Martinazzoli, Sergio Mattarella e Rosy Bindi.

Con lo scioglimento della DC, un drappello di Democristiani di sinistra raccolti attorno a Ermanno Gorrieri, insieme ad alcuni socialisti cristiani guidati da Pierre Carniti (sindacalista cattolico e membro del PSI), diedero vita ai Cristiano Sociali, movimento alleato fin dal 1994 con le forze di sinistra e membro fondatore dei Democratici di Sinistra nel 1998. Le correnti della sinistra DC e la maggioranza della Democrazia Cristiana parteciparono comunque alla fondazione del Partito Popolare Italiano (PPI), al quale non aderì il gruppo guidato da Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, che confluì nel Centro Cristiano Democratico (CCD). Altri aderirono a Forza Italia (es: Giuseppe Pisanu e Enrico La Loggia) o ad Alleanza Nazionale (es: Publio Fiori e Gustavo Selva). Il PPI scelse una collocazione di centro (nell'ambito del Patto per l'Italia) e, in principio, escluse qualsiasi alleanza sia con le forze di centro-destra sia con la sinistra. Alle elezioni del 1994 il PPI elesse 33 deputati e 31 senatori, mentre il CCD ottenne 27 deputati e 12 senatori.

Nel 1995 dal PPI si staccò poi un altro pezzo guidato dall'allora segretario Rocco Buttiglione e da Roberto Formigoni, che si organizzarono nei Cristiani Democratici Uniti (CDU). In questo modo, all'interno del PPI si affermò definitivamente l'ispirazione cristiano-sociale come cultura principale di riferimento e il partito, pur non mutando la sua posizione di centro, fu caratterizzato da una chiara spinta progressista dovuta all'influenza che avevano al suo interno i gruppi riconducibili alla vecchia sinistra DC nonché alle correnti sindacali che facevano riferimento alla CISL e al mondo dell'associazionismo cattolico-sociale, in primis le ACLI.

Alle successive elezioni del 1996, il PPI prese dunque parte alla fondazione di una nuova coalizione organica di centro-sinistra, L'Ulivo, rappresentandone uno dei due pilastri principali insieme al Partito Democratico della Sinistra. In questo modo la cultura cristiano-sociale si ritrovò all'interno de L'Ulivo, a capo del quale fu posto Romano Prodi, seguace degli insegnamenti di Giuseppe Dossetti ed allievo politico di Beniamino Andreatta. Nel 2002 il PPI partecipò alla fondazione di Democrazia è Libertà - La Margherita, ove la cultura cristiano-sociale si intrecciò con gruppi d'ispirazione socialdemocratica e socio-liberale. Oggi il cristianesimo sociale costituisce un'importante radice culturale alla base del Partito Democratico e di varie correnti del partito: I Popolari, Quarta Fase, gli Ulivisti, Democratici Davvero e i Cristiano Sociali.

In Italia il cristianesimo sociale è anche conosciuto, erroneamente, con le espressioni giornalistiche "cattolicesimo democratico" e "cattocomunismo".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Erreur
  2. ^ Sara Bignotti, Il Modernismo come categoria del pensiero. A Brescia la «Rivista annuale di storia del riformismo religioso in età contemporanea», Corriere della Sera, 13 aprile 2016.
  3. ^ Gennaro Acquaviva, Storie rimosse, Mondoperaio, n. 2/2017, p. 25.
  4. ^ Incontro con un gruppo del cristianesimo sociale francese - Il Papa e i pesci rosa, L'Osservatore Romano, 3 marzo 2016.
  5. ^ Centro di Cultura e Studi Giuseppe Toniolo
  6. ^ Definito "docente emblema del cattolicesimo sociale" da Stefano Marchetti, Dehoniani, dopo sessant’anni chiude “Il Regno”. Fin dalla fondazione espressione della chiesa più aperta al mondo, La Nazione, 17 luglio 2015.
  7. ^ http://www.tesionline.it/news/cronologia.jsp?evid=1598

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Egidi Bouchard, Piera, Tra impegno sociale e testimonianza evangelica, Confronti : mensile di fede, politica, vita quotidiana : XXXVIII, 5, 2011 (Roma : Com Nuovi Tempi, 2011).
  • Brezzi, Camillo, "Lavoriamo con la più completa fiducia in Dio". Mario Chiri tra militanza cattolica e passione civile, Storia e problemi contemporanei. SET. DIC., 2002 - Urbino (Pesaro Urbino) : [poi] Bologna : Edizioni Quattro Venti ; CLUEB, 2002.
  • Bressan, Edoardo, Le vie cristiane della sicurezza sociale : i cattolici italiani e il welfare state, Sociologia e politiche sociali : 3, 2012 (Milano : Franco Angeli, 2012).
  • Borghesi, Luisa, Realismo cristiano e democrazia in Reinhold Niebuhr, Democrazia e diritto : LIII, 1, 2016, Milano : Franco Angeli, 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]