Sistema parlamentare

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Il sistema parlamentare è un tipo di forma di governo democratica, la più diffusa in Europa, in cui la volontà popolare è affidata al parlamento. Essa si può distinguere in due modi:

Entrambe le forme di governo, comunque, sono articolate secondo la stessa fisionomia di tipo monistico (dal greco mònos = uno solo) il che vuol dire che il potere politico si concentra in un unico organo: il Parlamento. Esso, in virtù del circuito democratico nel quale si articola la democrazia rappresentativa[1], è il mandatario del Corpo elettorale e mandante del potere esercitato dal Governo.

Sotto il profilo storico[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del sistema parlamentare si trovano nella nascita dell'istituzione Parlamento nel Medioevo e nel suo progressivo accrescimento di funzioni e poteri per tutto il corso dell'età moderna[2]; ciò avvenne soprattutto in ambito anglosassone attraverso un'evoluzione costituzionale della responsabilità ministeriale[3].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Parlamento § Storia.

In seguito, "la fortuna delle assemblee legislative coincide con quella dei partiti politici, il cui battesimo fu celebrato per l'appunto in Inghilterra, con il Reform Act del 1832"[4].

Sotto il profilo giuridico[modifica | modifica wikitesto]

Il Parlamento, eletto direttamente dal popolo, nella forma di governo parlamentare non ha competenze soltanto legislative, ma ha anche il compito di esprimere il governo e di controllarne l'operato. Infatti il governo, che detiene il potere esecutivo, è la rappresentazione della maggioranza del parlamento, da esso deve ricevere la fiducia ed è costretto a dimettersi se tale fiducia viene a mancare. Di contro al potere del parlamento, fa normalmente da contrappeso il potere, assegnato talvolta al governo e talvolta al capo dello stato, di sciogliere le camere e indire elezioni anticipate.

In tali sistemi il ruolo decisivo lo assume la maggioranza parlamentare, ovvero la formazione dei partiti, da soli o in coalizione, che - conseguendo la maggioranza nelle assemblee, i cui seggi sono posti in palio mediante il voto popolare - vincono le elezioni e quindi assumono il diritto di formare il Governo. Tra potere esecutivo e potere legislativo non vi è in genere contrapposizione: infatti il primo è formato dalla stessa maggioranza del secondo e, quindi, ha di fatto il potere di fissare l'agenda dei lavori parlamentari[5]. Nel parlamento comunque sono presenti anche i partiti di opposizione che possono ostacolare l'azione di governo.

Sotto il profilo sociologico[modifica | modifica wikitesto]

La forma di governo parlamentare, affermatasi in Europa a partire dagli esempi inglese e francese della seconda metà dell'Ottocento, ha dato luogo ad una nuova “geografia dei poteri”[6] che ha individuato nel Parlamento un luogo di conflitto e di componimento tra gli interessi di gruppo: "intorno alla sua funzione di rappresentanza si è esercitata non soltanto la scienza ma anche l'azione politica, in termini di spazio da occupare o pericolo da eludere (Kautsky, Bernstein, Lenin), in termini di modalità di esercizio del potere (Weber, Schmitt), in termini di produzione della norma (Kelsen) o di funzionamento del meccanismo dello scambio politico"[7] di Schumpeter ed Anthony Downs.

Mandato fiduciario[modifica | modifica wikitesto]

Il voto di fiducia, in senso politico, è lo strumento tipico delle democrazie parlamentari nelle quali il Governo è legato al Parlamento da un mandato di fiducia.

Esso serve ad esprimere il consenso del Parlamento, generalmente l'unico organo pienamente rappresentante della piena volontà popolare, alla formazione di uno specifico esecutivo.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fiducia parlamentare.

Le modalità mediante le quali il Parlamento può accordare o revocare la fiducia è funzione del tipo di parlamentarismo adottato in un determinato Stato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alessandro Pizzorusso, Lezioni di diritto costituzionale, Il Foro Italiano, 1981
  2. ^ Francesco Palermo e Matteo Nicolini: Il bicameralismo - Edizioni scientifiche italiane, 2014, capitolo I.
  3. ^ L’IMPEDIMENTO DEI TITOLARI DEL POTERE ESECUTIVO A COMPARIRE IN UDIENZA COME IMPUTATI (a cura di Paolo Passaglia), novembre 2010.
  4. ^ Michele Ainis,Come salvare il Parlamento, La Repubblica, 28 aprile 2017.
  5. ^ Koss, Michael. "The Origins of Parliamentary Agenda Control: A Comparative Process Tracing Analysis." West European Politics, vol. 38, no. 5 (2015), p. 1062.
  6. ^ Così Enrico Buemi, Le istituzioni della democrazia Archiviato il 17 novembre 2015 in Internet Archive..
  7. ^ Ibidem.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hans Kelsen, Due saggi sulla democrazia in difficoltà (1920 – 1925), a cura di Mario G. Losano, Torino Aragno 2018.
  • Roberto Bin, Giovanni Pitruzzella, Diritto Pubblico, Torino, Giappichelli, 2005. ISBN 88-348-5674-0.
  • (EN) Michael Laver, Kenneth A. Shepsle, Making and Breaking Governments: Cabinets and Legislatures in Parliamentary Democracies [1St Edition], 0521432456, 9780521432450, 0521438365, 9780521438360, 9780511625671, Cambridge University Press, 1996
  • (PT) Paulo Bonvides, Parlamentarismo, Presidencialismo e Partido Politico, Revista Brasileira de Estudos Politicos, Vol. 2, pp. 148-161 (1957)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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