Altiero Spinelli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
on. Altiero Spinelli
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Altiero Spinelli
Luogo nascita Roma
Data nascita 31 agosto 1907
Luogo morte Roma
Data morte 23 maggio 1986
Titolo di studio scuola superiore (liceo classico)
Professione scrittore, politico
Partito Sinistra indipendente
Legislatura VII, VIII
Gruppo Misto-Indipendenti di sinistra
Circoscrizione Lazio
Collegio Roma
Pagina istituzionale
Altiero Spinelli
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Altiero Spinelli
Partito Partito Comunista Italiano (indipendente)
Legislatura I, II
Gruppo Gruppo Comunista e Apparentati
Elezione 1979, 1984
Incarichi parlamentari
I legislatura:
  • Vicepresidente della Commissione per i bilanci (1979-1982)
  • Membro della Commissione per gli affari istituzionali (1982-1984)
  • Membro della Commissione per la protezione dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori (1982-1984)
  • Membro della Delegazione per le relazioni con i paesi dell'Europa del Nord e il Consiglio nordico (1982-1984)

II legislatura

  • Presidente della Commissione per gli affari istituzionali (1984-1986)
  • Membro della Commissione per i bilanci (1984-1986)
Pagina istituzionale
Altiero Spinelli

Commissario europeo per gli Affari Industriali, per la Ricerca Generale e la Tecnologia e per il Centro comune di ricerca
Durata mandato 1º luglio 1970 –
6 gennaio 1973
Presidente Franco Maria Malfatti (1970-1972),
Sicco Mansholt (1972-1973)
Predecessore Guido Colonna di Paliano
Successore Altiero Spinelli (Politica industriale e tecnologica)

Commissario europeo per la Politica Industriale e Tecnologica
Durata mandato 6 gennaio 1973 –
1976
Presidente François-Xavier Ortoli
Predecessore Altiero Spinelli (Ricerca e Industria)
Successore Cesidio Guazzaroni (Politica industriale e tecnologica (senza l'acciaio)) Henri François Simonet (Politica industriale e tecnologica (acciaio))

Altiero Spinelli (Roma, 31 agosto 1907Roma, 23 maggio 1986) è stato un politico e scrittore italiano, sovente citato come padre fondatore dell'Europa per la sua influenza sull'integrazione europea post-bellica.

Fondatore nel 1943 del Movimento Federalista Europeo, poi cofondatore dell'Unione dei Federalisti Europei, membro della Commissione Europea dal 1970 al 1976, poi del Parlamento italiano (1976) e quindi del primo Parlamento europeo eletto a suffragio universale nel 1979. Fu promotore di un progetto di trattato istitutivo di una Unione Europea con marcate caratteristiche federali che venne adottato dal Parlamento europeo nel 1984. Questo progetto influenzò in maniera significativa il primo tentativo di profonda revisione dei trattati istitutivi della Cee e dell'Euratom, l'Atto unico europeo. Fu membro del parlamento europeo per dieci anni e rimase uno degli attori politici principali sulla scena europea attraverso il Club del coccodrillo, da lui fondato e animato nel 1981.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ambiente familiare e formazione culturale[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Roma il 31 agosto 1907, trascorse la prima infanzia nella città brasiliana di Campinas, dove il padre esercitava la funzione di viceconsole del Regno d'Italia. All'età di cinque anni, suo padre decise di interrompere la carriera diplomatica per quella imprenditoriale e ritornò in patria, con la famiglia.

Durante gli anni al liceo Mamiani di Roma, Spinelli dimostrò una discreta capacità di assimilare le lingue che studiava, come il latino, il greco antico, il tedesco e il francese. Fin da giovanissimo approfondì da autodidatta il pensiero marxista grazie ai libri della biblioteca paterna, ma la lettura gli risultò molto complessa. Per descrivere il suo livello di conoscenza della filosofia marxista in quel tempo, Spinelli coniò l'espressione cattedrale di granito e nebbia con la quale indicava la fede cieca nella dottrina del partito, nonostante le lacune e la mancata comprensione di alcune questioni[1].

Riuscì a diplomarsi all'età di sedici anni e poi si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza all'Università "La Sapienza".

L'impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

La reazione dei giornali italiani ad una manifestazione fascista del 1921 mirante a traslare la salma di Enrico Toti al Cimitero del Verano, spinse Spinelli ad avvicinarsi al comunismo, sul piano delle idee. Quasi tutti i giornali, infatti, avevano taciuto la reazione degli abitanti del quartiere San Lorenzo, tranne un giornale comunista. Ciò lo convinse del fatto che i comunisti fossero più coraggiosi e più coerenti rispetto ai socialisti, maggiormente portati al dialogo con le forze borghesi. Da ciò derivò la frattura tra il giovane Spinelli e il padre, tenacemente ancorato al Partito Socialista[2].

Si iscrisse al Partito Comunista d'Italia nel 1924, l'anno dell'assassinio di Giacomo Matteotti, col fascismo ormai al potere e i comunisti costretti alla clandestinità. Tale situazione non lo scoraggiò e divenne ben presto il leader della cellula del quartiere Trionfale, grazie alla conoscenza della dottrina marxista, che gli permetteva di offrire spiegazioni ai garzoni e bottegai che facevano parte della cellula. L'attività di partito ben presto lo sottrasse agli affetti familiari e lo costrinse a trasferirsi a Milano per sfuggire alla polizia. Il tentativo comunque fu inutile perché il 3 giugno 1927 fu arrestato e, sulla base delle leggi speciali per gli oppositori politici introdotte dal fascismo, condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a sedici anni e otto mesi di carcere, dopo un anno già passato a San Vittore.

Il periodo in carcere (1928-1937)[modifica | modifica wikitesto]

Spinelli scontò circa dieci anni di carcere in tre città diverse: a Lucca (1928-1931), a Viterbo (1931-1932) e a Civitavecchia (1932-1937). A queste tre fasi vanno aggiunti pochi mesi passati a Roma nel 1937, nel carcere di Regina Coeli, nell'attesa di tornare in libertà, essendogli stati condonati cinque anni nel 1932, in occasione del decennale della Marcia su Roma e per altri motivi. In questi anni, a causa della lontananza, si concluse il suo rapporto con Tina Pizzardo (nipote del cardinale Giuseppe Pizzardo).

Trascorse tale periodo approfondendo i suoi studi nel campo della filosofia, soprattutto Hegel e Marx, della storia e dell'economia, ma anche in quello letterario (imparò il russo e lo spagnolo leggendo i classici in lingua originale). Tra i compagni di reclusione, Spinelli stimava Giuseppe Pianezza[3], Umberto Terracini e Leo Valiani. Pur rimanendo iscritto al partito, maturò gradualmente il suo distacco dal marxismo, considerandolo ormai troppo liberale per fare l'interesse del proletariato. Non si avvicinò ancora, tuttavia, ad altre ideologie politiche e, per questo, fu costantemente guardato con sospetto dagli altri detenuti politici. Nel 1937 fu trasferito a Roma ma, mentre attendeva con ansia il momento del rilascio, ricevette la brusca notizia del trasferimento al confino di Ponza.

Gli anni del confino[modifica | modifica wikitesto]

Altiero Spinelli fu confinato [4] [5] in due località diverse: a Ponza (1937-1939) e a Ventotene (1939-1943). In quegli anni di confino fu uno dei pochi esponenti del Partito Comunista Italiano a prendere le distanze da Stalin, dai Processi di Mosca e dal comunismo sovietico in generale.

Spinelli non rifiutava solo l’interpretazione del terrore staliniano come di un necessario periodo «giacobino» che avrebbe rafforzato la rivoluzione, bensì negava alle fondamenta tutto l’insieme della politica comunista quale si era configurata dal periodo del «socialfascismo» fino alla politica dei fronti popolari, colpendo anche le basi della dottrina marxista[6]. Celeste Negarville scrive nel suo diario un commento proprio alle posizioni di Altiero nell’isola in quel periodo, commentando che «la posizione di Altiero è pericolosissima: “condizione per la rivoluzione in Europa, l’abbattimento della dittatura staliniana”». Spinelli rilevava come «la dittatura del proletariato si era trasformata in dittatura del partito, poi del Comitato centrale, poi personale di Stalin»

Nel 1937, quindi, Altiero Spinelli fu espulso dal Partito Comunista Italiano con l'accusa di voler "minare l'ideologia bolscevica, e di essersi trasformato in un piccolo borghese", quindi etichettato, in modo semplicistico, come "troschista", definizione infamante per un comunista ortodosso dell'epoca.

Il periodo del confino, tuttavia, fu fondamentale nel suo percorso intellettuale e politico. Ebbe l'opportunità di leggere una serie di articoli scritti negli anni venti da Luigi Einaudi sul Corriere della Sera, pubblicati col titolo "Lettere di Junius", e condivise tale esperienza con uomini politici di primaria importanza nella storia d'Italia, come il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini e, in particolare con l'esponente GL Ernesto Rossi e il socialista Eugenio Colorni.

Il Manifesto di Ventotene[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Manifesto di Ventotene.
Spinelli ritratto nella foto-scheda segnaletica del Ministero dell'Interno italiano

Nel giugno del 1941, durante il soggiorno forzato sull'isola di Ventotene, Spinelli, con la collaborazione di Ernesto Rossi e di Eugenio Colorni, scrisse il documento base del federalismo europeo: il Manifesto per un'Europa Libera e Unita, meglio conosciuto come Manifesto di Ventotene.

La stesura del Manifesto, le sue successive versioni e la sua diffusione sono avvolte nella leggenda. Non è stata rintracciata nessuna delle versioni dattiloscritte o ciclostilate del documento che circolavano tra il 1941 e il 1943. Così le testimonianze circa il modo in cui il Manifesto uscì clandestinamente da Ventotene non concordano. Decisivo fu sicuramente il contributo di Ursula Hirschmann, moglie di Colorni che, non essendo confinata ed avendo la possibilità di mantenere rapporti costanti col marito, riuscì a far giungere lo scritto nella penisola e a diffonderlo. Secondo la versione più suggestiva, il testo, per mancanza di carta, fu scritto sulla carta da sigarette e, per evitare i controlli della polizia, nascosto nel ventre di un pollo arrosto e portato sul continente dalla Hirschmann[7]. Quest'ultima, poi, rimasta vedova, sposerà Spinelli; fra i loro figli: la giornalista Barbara.

Spinelli fu liberato da Ventotene dopo l'arresto di Benito Mussolini, ai primi di agosto del 1943. Di fronte a quella che era stata la catastrofe europea, Spinelli aveva maturato la convinzione che solo un'organizzazione federale avrebbe potuto farla rientrare da protagonista nel quadro internazionale. Per servire tale convinzione, Spinelli non fondò un partito, bensì un movimento trasversale ai partiti politici.

Il 27 e il 28 agosto 1943, in casa di Mario Alberto Rollier in Via Poerio, a Milano, dove una lapide ricorda l'evento, si tenne il congresso di fondazione del Movimento Federalista Europeo. Erano presenti, tra gli altri, Spinelli, Colorni, Rossi, Ursula Hirschmann, Manlio Rossi Doria, Giorgio Braccialarghe e Vittorio Foa[8]. Il movimento adottò come programma il Manifesto di Ventotene. A metà settembre, essendosi rifugiato in Svizzera, per sfuggire all'occupazione tedesca, Spinelli, insieme a Rossi e alla Hirschmann, tentò di contattare altri democratici europei di convinzione federalista. In autunno, anche l'esule Luigi Einaudi si aggiunse al gruppo[8]. Il Manifesto, ciclostilato e tradotto in diverse lingue, riuscì a circolare clandestinamente anche fra la resistenza italiana.

Nella primavera del 1944, a Ginevra, Spinelli e Rossi tennero alcuni incontri con i rappresentanti dei movimenti di Resistenza di otto Paesi. Spinelli preparò loro un testo di "Dichiarazione federalista", che i resistenti votarono il 20 maggio 1944[8]. Subito dopo, Spinelli aderì al Partito d'Azione e, nel luglio del 1944 rientrò a Milano, per partecipare attivamente alla Resistenza. Fu subito cooptato nella segreteria del Partito d'Azione-Alta Italia, e diresse per qualche mese l'Italia Libera di Milano e Unità europea[8].

Nel mese di marzo 1945 ebbe luogo, a Parigi, la prima Conferenza federalista europea. Spinelli ne fu l'animatore e Ursula Hirschmann l'organizzatrice. Tra i partecipanti, gli scrittori Albert Camus e George Orwell e il filosofo Emmanuel Mounier[8]. Nel febbraio del 1946, insieme a Ferruccio Parri e Ugo La Malfa, Spinelli abbandona il Partito d'Azione per fondare il Movimento della democrazia repubblicana (poi Concentrazione Democratica Repubblicana)[9]. Tale esperienza fu però di breve durata e si concluse dopo pochi mesi.

Un politico europeo[modifica | modifica wikitesto]

Spinelli ebbe un ruolo rilevante nella nascita e nella definizione in chiave moderna del concetto di Europa. La sua speranza che, finita la guerra, si sarebbe potuta costruire una federazione europea poggiava sul presupposto che le potenze vincitrici si sarebbero ritirate dall'Europa; tuttavia l'instaurarsi di un clima di guerra fredda tra le superpotenze americana e sovietica e la stesura di un duplice protettorato vanificarono una tale prospettiva.

Nel 1947, Spinelli tornò alla carica con la battaglia federalista, vedendo nel Piano Marshall la prima forma di integrazione europea. Una stagione particolarmente favorevole gli si aprì inoltre a partire dal 1950 in occasione dell'elaborazione del trattato CED (Comunità Europea di Difesa).

Nel 1954 propose un mandato costituente per l'Assemblea comune della CED, che fu bloccato per l'opposizione della Francia. L'accantonamento della CED gettò Spinelli nello sconforto. Egli si stava accorgendo che, soprattutto dopo la morte di Stalin, la questione europea si stava via via eclissando. Si rivolse allora a Jean Monnet per proporgli di diventare l'animatore di un partito europeo che tendesse alla creazione di una federazione europea, ma senza esito.

Ulteriore tentativo venne fatto quando si propose di trasformare la CECA in una comunità federale per mezzo di una evoluzione dei suoi organi e un allargamento delle competenze. Fallita anche tale prospettiva, si dedicò alla campagna in favore di un Congresso del popolo europeo e alla stesura del secondo manifesto federalista. L'idea era di cercare di convocare una serie di assemblee locali, ciascuna delle quali doveva eleggere persone che sarebbero andate a costituire un organismo che prefigurava un Parlamento federale. Anche i risultati di tale iniziativa si rivelarono scarsi, tanto che lo stesso Spinelli l'abbandonò precocemente.

Nel suo discorso per il Congresso del popolo europeo, tenuto a Torino nel 1957, Spinelli mise in discussione e criticò la legittimità del concetto di stato-nazione. Nel 1965, su iniziativa di Altiero Spinelli, che ne fu il primo direttore, la Fondazione Adriano Olivetti, l'Associazione di cultura e politica il Mulino e il Centro studi "Nord e Sud" crearono l'Istituto affari internazionali (IAI), un ente privato senza fini di lucro, con lo scopo di contribuire alla conoscenza dei problemi internazionalistici, con un'attenzione particolare verso il processo d integrazione europea e l'area mediterranea[10].

Fu membro della Commissione Europea ininterrottamente dal 1970 al 1976. Il 1º luglio 1970, il Presidente della Commissione Europea, Franco Maria Malfatti, nominò Spinelli Commissario europeo per gli Affari Industriali, per la Ricerca generale e la Tecnologia, e per il Centro comune di ricerca[11]. Il 22 marzo 1972, fu confermato nel suo incarico all'interno della nuova Commissione guidata da Sicco Mansholt[12]. Il 6 gennaio 1973, fu nuovamente confermato Commissario europeo per la Politica Industriale e Tecnologica nella Commissione presieduta da François-Xavier Ortoli. Mantenne tale incarico sino al 1976.

Spinelli negli ultimi anni di vita

Deputato alla Camera e al Parlamento europeo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1976, Spinelli si presentò alle elezioni politiche italiane per la Camera dei Deputati, come indipendente di sinistra nelle liste del PCI e fu eletto deputato. Si iscrisse al Gruppo Misto, di cui fu presidente per l'intera legislatura. Nello stesso periodo fu anche eletto componente della rappresentanza italiana al Parlamento Europeo[13]. Fu confermato deputato nella legislatura successiva (1979-1983), nella quale fece parte della III Commissione Esteri e poi della VII Commissione Difesa[14].

Fu anche eletto nel 1979 come indipendente nella lista del PCI al primo Parlamento europeo a elezione diretta e, successivamente, fu rieletto nel 1984[15]. Il 14 febbraio 1984 propose un progetto costituzionale per gli Stati Uniti d'Europa; il progetto venne approvato dal Parlamento europeo e, sia pur successivamente bocciato dal Consiglio Europeo, influenzò in maniera significativa il primo tentativo di profonda revisione dei trattati istitutivi della Cee e dell'Euratom, l'Atto unico europeo.

Spinelli fu membro del parlamento europeo per dieci anni e rimase uno degli attori politici principali sulla scena europea attraverso il Club del coccodrillo, da lui fondato e animato nel 1981. Nel 1985 intervenne al XXXI Congresso del Partito Radicale di Marco Pannella per esortare i radicali a promuovere a livello europeo le loro campagne portate avanti in Italia[16].

È morto in una clinica romana il 23 maggio 1986.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Laurea honoris causa alla memoria in Scienze politiche dall'Università degli Studi di Pavia - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa alla memoria in Scienze politiche dall'Università degli Studi di Pavia
— 12maggio 1988[18]

Opere su Spinelli[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Per un'Europa libera e unita. Progetto d'un manifesto, con Ernesto Rossi, 1941. [prima stesura del manifesto di Ventotene, perduto]
  • Il Manifesto del Movimento Federalista Europeo. Elementi di discussione, in "Quaderni del Movimento Federalista Europeo", n. 1, agosto 1943. [seconda stesura del manifesto di Ventotene]
  • Tesi politiche federaliste, settembre 1943, ne "L'Unità europea", n. 3.
  • Problemi della Federazione europea, con Ernesto Rossi, Roma, Edizioni del Movimento italiano per la Federazione europea, 1944. [terza stesura del manifesto di Ventotene]
  • Considerazioni di un federalista sulla Germania, Firenze, La nuova Italia, 1948.
  • Dagli stati sovrani agli Stati Uniti d'Europa, Firenze, La nuova Italia, 1950.
  • Manifesto dei Federalisti Europei, Parma, Guanda, 1957.
  • L'Europa non cade dal cielo, Bologna, Il mulino, 1960.
  • Tedeschi al bivio, Roma, Opere Nuove, 1960.
  • Repressione politica e opposizione clandestina. Il Tribunale speciale, in Trent'anni di storia politica italiana, 1915-1945, Torino, ERI, 1962.
  • Che fare per l'Europa?, a cura di, Milano, Edizioni di Comunità, 1963.
  • Rapporto sull'Europa, Milano, Edizioni di Comunità, 1965.
  • Il lungo monologo, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1968.
  • L'avventura europea, Bologna, Il Mulino, 1972.
  • PCI, che fare? Riflessioni su strategia e obiettivi della Sinistra, Torino, Einaudi, 1978.
  • La mia battaglia per un'Europa diversa, Manduria, Lacaita, 1979.
  • Verso l'unione europea, Firenze, Istituto Universitario Europeo, 1983.
  • Come ho tentato di diventare saggio
I, Io, Ulisse, Bologna, Il Mulino, 1984. ISBN 88-15-00490-4.
II, La goccia e la roccia, Bologna, Il Mulino, 1987. ISBN 88-15-01413-6.
  • Il progetto europeo, Bologna, Il Mulino, 1985. ISBN 88-15-00883-7.
  • Discorsi al Parlamento europeo, 1976-1986, Bologna, Il Mulino, 1987. ISBN 88-15-01268-0.
  • Battaglia per l'Unione. 1979-1986, Lussemburgo, Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, 1988.
  • Diario europeo
I, 1948-1969, Bologna, Il Mulino, 1989. ISBN 88-15-01981-2.
II, 1970-1976, Bologna, Il Mulino, 1992. ISBN 88-15-02694-0.
III, 1976-1986, Bologna, Il Mulino, 1992. ISBN 88-15-02752-1.
  • Una strategia per gli Stati uniti d'Europa, Bologna, Il Mulino, 1989. ISBN 88-15-02094-2.
  • L'Europa tra Ovest e Est, Bologna, Il Mulino, 1990. ISBN 88-15-02674-6.
  • La crisi degli stati nazionali. Germania, Italia, Francia, Bologna, Il Mulino, 1991. ISBN 88-15-02702-5.
  • Il manifesto di Ventotene e altri scritti, Bologna, Il Mulino, 1991. ISBN 88-15-03307-6.
  • Machiavelli nel secolo XX. Scritti del confino e della clandestinità, 1941-1944, Bologna, Il Mulino, 1993. ISBN 88-15-04297-0.
  • La rivoluzione federalista. Scritti 1944-1947, Bologna, Il Mulino, 1996. ISBN 88-15-05246-1.
  • Europa terza forza. Politica estera e difesa comune negli anni della guerra fredda. Scritti 1947-1954, Bologna, Il Mulino, 2000. ISBN 88-15-07279-9.
  • Carteggio. 1961-1971, con Pietro Nenni, Roma, Editori Riuniti, 2007. ISBN 978-88-359-6016-4.
  • "Empirico" e "Pantagruel". Per un'Europa diversa. Carteggio 1943-1945, con Ernesto Rossi, Milano, Angeli, 2012. ISBN 978-88-568-4869-4.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Altiero Spinelli,Come ho tentato di diventare saggio, Il Mulino, 1999, pp.52-54
  2. ^ Altiero Spinelli, cit.,pp.54-57
  3. ^ Eurostudium - Un ordine del giorno degli anni Trenta.
  4. ^ Commissione di Roma, ordinanza del 17.2.1937 contro Altiero Spinelli ("Scontata la pena carceraria inflittagli dal TS viene confinato"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1401
  5. ^ Commissione di Littoria, ordinanza del 13.3.1942 contro Altiero Spinelli ("Al termine della pena precedente, riassegnato per la cattiva condotta politica"). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1305
  6. ^ PassatoFuturo.com - Altiero Spinelli
  7. ^ [1]
  8. ^ a b c d e Intervista di Sonia Schmidt ad Altiero Spinelli, 1982
  9. ^ Luca Polese Remaggi, Alla ricerca del partito della democrazia. Storia della Concentrazione democratica repubblicana in Dimensioni e problemi della ricerca storica, vol. 2, nº 38, Roma, Sapienza - Università di Roma, 2006. URL consultato il 14 febbraio 2015 (archiviato il 14 febbraio 2015).
  10. ^ European University Institute. URL consultato il 14 febbraio 2015.
  11. ^ Prima riunione della Commissione Malfatti su Commissione Europea - Servizi audiovisivi. URL consultato il 14 febbraio 2015 (archiviato il 14 febbraio 2015).
  12. ^ Prima riunione della Commissione Mansholt su Commissione Europea - Servizi audiovisivi. URL consultato il 14 febbraio 2015 (archiviato il 14 febbraio 2015).
  13. ^ Scheda della VII legislatura
  14. ^ parlamentari Scheda della VIII legislatura
  15. ^ Scheda del Parlamento europeo
  16. ^ Canale Youtube di RadioRadicale.it - Il testamento di Altiero Spinelli ai Radicali
  17. ^ The European Parliament’s Altiero Spinelli Building (Brussels), CVCE. URL consultato il 29 novembre 2014.
  18. ^ Annuario 1985-2003 dell'Università di Pavia. URL consultato l'11 gennaio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, Il manifesto di Ventotene, prefazione di Eugenio Colorni, Milano, Arnoldo Mondadori, 2006, ISBN 88-04-55792-3
  • Altiero Spinelli, Come ho tentato di diventare saggio, Il Mulino, 1999, ISBN 88-15-11094-1
  • Piero S. Graglia, Altiero Spinelli, Bologna, Il Mulino, 2008, pp. 635, ISBN 978-88-15-12162-2
  • Andrew Glencross & Alexander Trechsel (eds.), "EU Federalism and Constitutionalism. The legacy of Altiero Spinelli", Lexington Books, 2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Documenti[modifica | modifica wikitesto]

Audiovisivi[modifica | modifica wikitesto]

Convegni[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Commissario europeo
dell'Italia
Successore Flag of Italy.svg
Edoardo Martino
Lionello Levi Sandri
1970 - 1976
con Franco Maria Malfatti fino al 1972, poi con Carlo Scarascia-Mugnozza
Carlo Scarascia-Mugnozza
Cesidio Guazzaroni
Controllo di autorità VIAF: (EN49242396 · LCCN: (ENn80014958 · SBN: IT\ICCU\CFIV\025045 · ISNI: (EN0000 0001 0898 4890 · GND: (DE11875209X · BNF: (FRcb12037982d (data)