Statalismo

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Lo statalismo è la tendenza ad attribuire allo Stato un ruolo forte nel possesso di aziende e nel controllo dell'economia nazionale, dove possiede la grande maggioranza delle aziende e non permette lo sviluppo dei liberi professionisti.

Il processo viene definito statalizzazione, o nazionalizzazione, mentre il procedimento opposto è la privatizzazione.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tra i precursori filosofici dello statalismo vi sono Thomas Hobbes, Niccolò Machiavelli e Jean-Jacques Rousseau. Anche la concezione del positivismo di Auguste Comte, quella di Hegel e di molti hegeliani è statalista, e così quella di Karl Marx, seppur come mezzo (socialismo e dittatura del proletariato del marxismo) per raggiungere un fine non statalista (comunismo).

In Italia la prima nazionalizzazione fu la statalizzazione delle ferrovie italiane operata nel 1905 dal governo Giolitti II.

In seguito, negli anni trenta, in seguito alla Grande depressione, è avvenuto il salvataggio di molte industrie e banche in crisi. Lo Stato, attraverso lo strumento dell'IRI, ha portato tali imprese sotto il suo controllo. La gestione di queste imprese pubbliche, tuttavia, ha seguito spesso parametri di convenienza politica e clientelismo elettorale anziché di efficienza manageriale, che erano invece i criteri auspicati da Alberto Beneduce, artefice della creazione dell'IRI e suo primo presidente [1].

Infine, nel 1962, furono nazionalizzate le imprese elettriche.

Molte aziende pubbliche sono state poi privatizzate a partire dagli anni '90.

Il concetto[modifica | modifica wikitesto]

La "statalizzazione" avviene di solito attraverso l'intervento statale per aiutare aziende private in crisi, destinate altrimenti al fallimento o a un brusco ridimensionamento. Altre volte lo Stato interviene modificando quel naturale svilupparsi degli avvenimenti che vi sarebbe affidando l'economia alle sole leggi di mercato.

Si distingue quindi tra uno statalismo assoluto o statolatria (sconfinante nell'autoritarismo e nel totalitarismo) e uno statalismo parziale, in cui vi sono degli spazi di libertà per gli individui, anche se lo Stato conserva il monopolio della forza e controlla molti rami della società, in quanto considerato espressione di un patto sociale.

La pianificazione dell'economia[modifica | modifica wikitesto]

Il potere dello Stato sull'economia ha raggiunto i suoi massimi nella seconda parte del Novecento nei paesi dell'est europeo a economia pianificata, creando un sistema economico assistenzialistico, senza averne le entrate necessarie date dal libero mercato che veicola risorse allo Stato stesso attraverso la tassazione degli utili d'azienda.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mimmo Franzinelli, Marco Magnani, Beneduce, il finanziere di Mussolini, Mondadori 2009, pag. 138

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Pini, I giorni dell'IRI - Storie e misfatti da Beneduce a Prodi, Arnoldo Mondadori Editore, 2004
  • Mimmo Franzinelli, Marco Magnani. Beneduce: il finanziere di Mussolini, Milano, Mondadori, 2009. ISBN 9788804585930.
  • Joseph Stiglitz, Il ruolo economico dello Stato, Il Mulino, Bologna, 1992
  • Sabino Cassese, Il partito laburista e le nazionalizzazioni, in “Tempi moderni”, 1958, n. 2, pp. 122-125 (siglato B.C.)

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