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Leviatano

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Distruzione del Leviatano, incisione del 1865 di Gustave Doré.

Il Leviatano[1] (AFI: /levjaˈtano/[2]; in ebraico: לִוְיָתָן?, livyatan; in ebraico tiberiense anche liwyāṯān, sempre col senso di "contorto, avvolto") è una creatura mostruosa e temibile presente in diversi contesti culturali, Leviatano (o Leviatan o Leviathan; ebr. Liwyātān). Si tratta di un terribile mostro marino dalla leggendaria forza presentato nell'Antico Testamento[3]. Tale essere viene considerato come nato dal volere di Dio.

La citazione più importante è nel Libro di Giobbe:

« Fa ribollire come pentola il gorgo, fa del mare come un vaso di unguenti. Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura. Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le bestie più superbe. »   (Giobbe 40:25-32, 41:1-26)

Dal punto di vista allegorico, il Leviatano rappresenta spesso il caos primordiale, la potenza priva di controllo, benché biblicamente sia più spesso espressione della volontà divina e "simbolo della potenza del Creatore".

Ipotesi di identificazione[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni storici delle religioni identificano nel Leviatano un prestito tratto dalla religione babilonese e, più in particolare, dalla mostruosa dea Tiāmat, destinata a essere vinta dagli "dèi nuovi", fra cui Marduk.

Alcuni commentatori ebraici della Bibbia attribuirono al Leviatano la forma di un coccodrillo. Ciò sembra essere stato ispirato dal culto egiziano per il dio-coccodrillo Sobek. Secondo alcuni miti egiziani della creazione sarebbe stato lui il primo essere a emergere dalle acque fangose del caos originario per creare il mondo[4]. Il mito è suggerito dall'abitudine del coccodrillo del Nilo di restare immerso nel fango per apparire inaspettatamente al presentarsi di una preda.

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio dell'opera di Thomas Hobbes Leviatano.

In filosofia il Leviatano (Leviathan) è un'opera di filosofia politica scritta da Thomas Hobbes nel 1651. Il Leviatano rappresenta simbolicamente lo Stato come un grande corpo le cui membra sono i singoli cittadini. Tale è il senso della copertina del trattato che raffigura il Leviatano contenente nei pezzi del suo vestito altrettanti cittadini-sudditi. Tale opera è considerata la teorizzazione e l'atto costitutivo dello stato assoluto moderno. L'autorità dello stato è pari alla porzione di libertà individuale che ognuno gli delega con la rinunzia, per vivere in pace, ad esercitare i corrispondenti diritti collegati a tale libertà.

Nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La figura del mostro portò il filosofo inglese Thomas Hobbes a paragonare la sua forza con il potere assoluto dello Stato. Infatti nel suo celebre trattato di filosofia politica omonimo egli paragona il potere dello Stato alla devastante forza della creatura del mare, necessaria al mantenimento della pace e dell'ordine.

Herman Melville nel celebre romanzo Moby Dick (o The Whale - la balena - 1851) cita più e più volte la figura del Leviatano incarnandola nel capodoglio, animale che secondo lui, per le sue immense proporzioni e la sua spaventosa potenza, più rappresenta questa figura mitologica. In ebraico moderno, la parola livyatan significa infatti "balena".

Shakespeare nomina un leviatano in Sogno di una notte di mezza estate, atto II scena I, quando Oberon, tramando di somministrare a Titania una pozione d'amore, dice a Puck: "Portami questa pianta, e vedi di tornare / Prima che il leviatano abbia percorso a nuoto una lega".

Zoologia[modifica | modifica wikitesto]

È stato chiamato Leviathan un genere di cetacei estinti, il cui primo esemplare è stato scoperto nel 2008 in Perù. La specie è denominata Livyatan melvillei.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Leviatano", in Dizionario italiano multimediale e multilingue d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  2. ^ Luciano Canepari, Leviatano, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  3. ^ cfr Libro di Giobbe e Midrash
  4. ^ Geraldine Harris and Delia Pemberton, Illustrated Encyclopedia of Ancient Egypt, Peter Bedrick Books, 1999. pp.142-143

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