Semeyaza

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Semeyaza (in aramaico: שמיחזה, in greco antico: Σεμιαζά), trascritto anche come Samyaza, Semihazah, Shemyazaz, Samhazai, Sêmîazâz, Semjâzâ, Samjâzâ, Shemhazah, Tanvir, Onik e che in aramaico significa "il mio nome ha visto", è il capo degli angeli caduti, secondo la tradizione riportata nel libro di Enoch e nel libro dei Giganti.[1][2] Le tradizioni giudaico-cristiane successive lo identificano con Lucifero e con Satana.[3]

Nel Libro di Enoch[modifica | modifica wikitesto]

Semeyaza viene introdotto all'inizio del Libro dei Vigilanti, la prima parte del Libro di Enoch, testo apocrifo di origine giudaica adottato come canonico dalle Chiese ortodosse etiope ed eritrea.[4][5]. Egli viene descritto come il capo degli angeli che, osservando le ragazze che popolavano la terra, se ne innamorano e decidono di scendere dal cielo per unirsi a loro. In particolare, Semeyaza si rivolge ai suoi compagni, che erano in tutto duecento, dicendo loro: "Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato".[5] A tale provocazione gli altri angeli rispondono giurando tutti fedeltà al loro proposito, mettendolo poi in pratica.[4][5]

Una volta scesi sulla terra, ogni angelo sceglie una donna a cui unirsi. Da tali unioni nascono i giganti, popolo protagonista dell'omonimo libro e di tradizioni giudaiche successive.[6] Inoltre, gli angeli insegnano agli uomini la costruzione delle armi, il taglio delle pietre preziose, l'astronomia ed altre arti,[7] in maniera analoga a quanto gli apkallu avevano fatto nella mitologia sumera.[8] L'insegnamento di queste arti, prima sconosciute agli uomini, provoca la corruzione degli animi umani e l'insorgere di violenze e sopraffazioni, acuite dal comportamento empio degli stessi giganti.[9]

Osservando dal cielo di dilagare della violenza, i quattro arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele, qui nominati nel libro di Enoch per la prima volta, pregano Dio di intervenire, facendo tra le altre cose notare che Semeyaza, al quale Dio stesso aveva dato il potere di dominare sugli altri angeli, abbia insegnato agli uomini l'arte degli incantesimi.[10][11]

Dio interviene inviando gli arcangeli a punire gli angeli caduti, in particolare ordinando a Michele di imprigionare Semeyaza e i suoi compagni per settanta generazioni sotto le colline della terra, in attesa del giudizio universale.[12][13]

Nel Libro dei Giganti[modifica | modifica wikitesto]

Il libro dei Giganti è un testo apocrifo rinvenuto tra i manoscritti di Qumran (1Q23–4; 2Q26; 4Q203; 530–33; 6Q8), che Józef Milik e altri studiosi hanno ipotizzato facesse un tempo parte integrante del libro di Enoch, in particolare al posto del cosiddetto Libro delle Parabole, di redazione sicuramente più tarda rispetto al resto del testo enochico.[2] Il motivo dell'espunzione sarebbe, secondo lo studioso polacco, dovuto al fatto che Semeyaza e gli altri angeli caduti sono presentati come penitenti, il che era in netto contrasto con la dottrina giudaico-cristiana secondo cui per loro non ci sarebbe stata possibilità di salvezza.[14]

Il testo del libro dei Giganti ci è giunto in maniera molto frammentaria, ma può essere in parte ricostruito grazie al Bereshit Rabbati, un Midrash del XI secolo che riporta parte di questa tradizione, pervenuta all'autore in maniera parallela al ritrovamento del testo originale, che è avvenuto solo nel 1947.[15]

Il libro dei Giganti racconta appunto il pentimento di Semeyaza e dei suoi figli, dei quali vengono riportati i nomi, Ohya e Hahya, e di altri angeli e giganti, tra i quali il figlio dell'angelo Barachele, Mahway. Proprio quest'ultimo, al termine di una discussione con altri giganti e con Semeyaza, alla quale intervengono anche il re sumero di Uruk Gilgamesh[16] e probabilmente il mitico guardiano della foresta dei cedri Ḫumbaba della mitologia mesopotamica,[17] viene inviato a cercare Enoch per chiedergli di intercedere perché i loro peccati vengano perdonati, ricevendo dal patriarca un messaggio di condanna, accompagnato però da una nota finale di speranza e di invito alla preghiera.[18]

Interpretazione e tradizioni successive[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Semeyaza riportata nel Libro dei Vigilanti del libro di Enoch e nel Libro dei Giganti amplia la tradizione della caduta degli angeli riportata nel libro della Genesi,[19] dove però non viene esplicitamente citato il nome degli angeli e del loro capo. Inoltre, nel Libro dei Vigilanti non viene riportato il patto tra Dio e Noè che invece è presente nel passo biblico, il che fa presumere secondo alcuni filologi una datazione molto antica della prima parte del libro di Enoch, forse addirittura anteriore alla redazione finale dello stesso libro della Genesi.[20]

La tradizione giudaico-cristiana ignora il nome di Semeyaza nei testi successivi al libro di Enoch e al libro dei Giganti, se non, come riportato nella sezione precedente, nel Bereshit Rabbati, ma lo identifica invece con Helel ben Shaḥar, Lucifero "figlio dell'aurora", nominato direttamente nel libro di Isaia[21] e indirettamente in quello di Ezechiele[22] e successivamente, secondo la Jewish Encyclopedia, con Satana/Sataniel (figura possibilmente sovrapponibile con quella dell'angelo Samaele).[3]

Nella Cappella di Rosslyn, presso Edimburgo, è presente una statua di un angelo che potrebbe rappresentare Semeyaza.[23]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sacchi, pag. 60.
  2. ^ a b Milik, pag. 152-154.
  3. ^ a b (EN) Kaufmann Kohler, Lucifer, su Jewish Encyclopedia. URL consultato il 19 marzo 2017.
  4. ^ a b Libro di Enoch, VI
  5. ^ a b c Sacchi, pag. 59.
  6. ^ Libro di Enoch, VII
  7. ^ Libro di Enoch, VIII
  8. ^ Boccaccini, pag. 206.
  9. ^ Sacchi, pag. 62-63.
  10. ^ Libro di Enoch, IX
  11. ^ Sacchi, pag. 63-64.
  12. ^ Libro di Enoch, X
  13. ^ Sacchi, pag. 65-67.
  14. ^ Sacchi, pag. 21.
  15. ^ Annette Yoshiko Reed, Fallen Angels and the History of Judaism and Christianity, Cambridge University Press, 2005
  16. ^ Maureen Gallery Kovacs, The Epic of Gilgamesh, Stanford University Press, 1989
  17. ^ Humbaba in the Book of Giants, Melammu Project, University of Helsinki Archiviato il 10 maggio 2015 in Internet Archive.
  18. ^ The Book of Giants Dead Sea Scrolls, Fragments from The Book of Giants 4Q203, 1Q23, 2Q26, 4Q530-532, 6Q8.
  19. ^ Libro della Genesi, Ge 6,11-18, su laparola.net.
  20. ^ Sacchi, pag.28.
  21. ^ Libro di Isaia, Is 14,12-17, su laparola.net.
  22. ^ Libro di Ezechiele, Ez 28,12-19, su laparola.net.
  23. ^ Hines, pag. 68.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]