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Libro di Amos

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Il Libro di Amos (in ebraico עמוס?, 'amòs; in greco Αμώς?, amós; in latino Amos) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e in quella cristiana.

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione del libro è avvenuta nel Regno di Giuda, durante i regni dei re Ozia in Giuda e Geroboamo II in Israele, quindi intorno alla metà del VIII secolo a.C.

È composto da 9 capitoli e descrive vari oracoli del profeta Amos contenenti inviti alla preghiera, minaccia di castighi, esortazione alla speranza.

Il primo verso del primo capitolo contiene la profezia di un terremoto che avrebbe distrutto Gerusalemme da lì a due anni. Nella Città di David gli archeologi hanno rinvenuto uno strato riferibile a un terremoto avvenuto nell'VIII secolo a.C.[1][2]

Tale terremoto avrebbe creato l'avvallamento tra il Monte Scopus, a nord di Gerusalemme e il Monte degli Ulivi. Tale terremoto è confermato dagli scavi ad Haxor, località della Galilea.

  • Oracoli contro le nazioni (1:3-2:6[3])
  • Oracoli sulle profezie (3:3-8[4])
  • Oracoli sulle donne e sui ricchi (4:1-8:8[5])
  • Visione del giudizio di Dio su Israele (7:1-9:8[6])
  • Epilogo (9:8-15[7])

Temi principali

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Il tema principale del libro è "il giorno del Signore", Amos è infatti il primo profeta a parlarne direttamente. Segue poi una condanna verso le nazioni che trasgredirono le leggi di Dio, tra cui Aram-Damasco, i Filistei, Tiro, Edom e Moab, seguono poi anche profezie contro i regni di Giuda ed Israele (quest'ultimo occupa una grande sezione del libro), dove appare evidente l'invito di ritornare al Signore. Il numero di 7 indica 'universalità del messaggio profetico ed è introdotto frequentemente dalla Formula del messaggero ("così parla il Signore"). Gli oracoli di giudizio contengono la decisione divina di punire e permettere a Israele di vivere le conseguenze della sua religiosità idolatrica e della sua condotta repressiva nei confronti dei più poveri.

I capitoli 3 e 4 riguardano gli oracoli contro Israele, mentre i capitoli 5 o 6 sono introdotti dalla formula "guai!" che rinvia al giorno del Signore, tema comune anche al profeta Sofonia. Amos ammonisce che Dio distrugge la sicurezza di coloro che radicano la vita nelle proprie ricchezze e pensano di essere giustificati con la sola partecipazione al culto.

Nella contesa con il re Amasia, per distinguersi dalle altre figure presenti alla corte reale, Amos rifiuta la qualifica di nabi (che in ebraico significa "profeta") e preferisce essere indicato come Messaggero divino. Am 3,8 paragona la chiamata Divina al ruggito di un leone, espressione che si ritrova anche nei testi di Geremia e di Gioele.[8]

Particolare è il secondo versetto del primo capitolo, che è ripreso direttamente da Gioele 4:16[9], il quale parla del giorno del giudizio.

I capitoli 7-9 passano dal genere letterario degli oracoli a quello delle visioni Infine vi sono 5 visioni di Amos su come Dio giudicherà Israele, in ordine: un'invasione di locuste, un incendio, un filo di piombo, una cesta di frutti e la rovina del santuario a Betel.[10] Nelle prime due visioni il profeta svolge un ruolo di intercessione e di mediazione affinché Israele si salvi. Le ultime due visioni (cap. 9) vedono la fine del Regno del Nord e il crollo del tempio e riguardano il castigo di Dio, non inteso come una punizione, ma come la diretta conseguenza, permessa da Dio, dell'agire iniquo di Israele.

Il Libro di Amos è particolarmente ricco di hapax legomena che rendono difficile la traduzione che solitamente si avvale del confronto con gli altri passi nei quali compare una medesima parola.[11]

Inoltre, vi sono numerose cruces interpretum (letter. croci interpretative), vale a dire interpretazioni dubbie circa una determinata espressione che rendono la traduzione faticosa ed elaborata e richiedono l'inserimento di note in cui si propongono le possibili interpretazioni.

Luis Alonso Schökel ritenne che la maggior parte del Libro di Amos fosse originariamente stata scritta dal profeta, anche per via dell'organizzazione degli elementi letterari riportata nella sezione precedente.[12]

  1. Nicola Graziani, Amos aveva ragione sul sisma che colpì Gerusalemme, su www.agi.it, 2 novembre 2021. URL consultato il 13 ottobre 2025.
  2. archeologi portano alla luce a Gerusalemme. Le prime prove del terremoto citato nel libro biblico di Amos (PDF), su www.archivio-torah.it. URL consultato il 13 ottobre 2025 (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2025).
  3. Am 1:3-2:6, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  4. Am 3:3-8, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  5. Am 4:1-8:8, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  6. Am 7:1-9:8, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  7. Am 9:8-15, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  8. L'uso del verbo sa'ag ("ruggire) applicato a Dio si trova in tre passi biblici tutti appartenenti alle tradizioni del Sud , che secondo alcuni studiosi indicherebbero una rilettura successiva, risalente al tempo di Giosia. Possibile anche una comune ispirazione della Bibbia.
  9. Gioele 4:16, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  10. (EN) Michael Coogan, The Old Testament: A Very Short Introduction, Oxford University Press, 28 marzo 2008, ISBN 978-0-19-971946-4. URL consultato il 2 marzo 2025.
  11. James A. Arieti, The Vocabulary of Septuagint Amos, in Journal of Biblical Literature, vol. 93, n. 3, 1974, pp. 338–347, DOI:10.2307/3263383. URL consultato il 13 ottobre 2025.
  12. Pietro Bovati – Roland Meynet,IL LIBRO DEL PROFETA AMOS Seconda edizione rivista, Peeters, Leuven-Paris-Bristol 2019, Pontificia Università Gregoriana, Rhetorical Biblica et Semitica, XXI,ISBN 978-90-429-4134-2. p. 19
  • Jörg Jeremias, Amos. Traduzione e commento, Brescia, Paideia, 2000.

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