Irredentismo

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Il termine irredentismo indica l'aspirazione di un popolo a completare la propria unità territoriale nazionale, acquisendo terre soggette al dominio straniero (terre irredente) sulla base di un'identità etnica o di un precedente legame storico.

L'irredentismo può essere inteso in un duplice modo: da un lato come il desiderio di alcuni popoli che, vivendo in una terra soggetta all'autorità di un certo Stato, vogliono distaccarsene per entrare a far parte dello Stato del quale sentono la paternità e l'origine, ovvero costituire un proprio Stato nazionale; dall'altro come la motivata pretesa territoriale di uno Stato su una parte del territorio di un altro Stato.

Non sempre le dispute territoriali sono in realtà irredentiste, ma spesso vengono presentate come tali per conquistare il sostegno internazionale e dell'opinione pubblica.

L'espressione "terre irredente", cioè non liberate, fu utilizzata la prima volta dal patriota e uomo politico italiano Matteo Renato Imbriani, nel 1877, ai funerali del padre Paolo Emilio; un giornalista viennese lo definì subito "irredentista" per dileggiarlo.

Il termine è stato acquisito nella forma italiana anche da altre lingue.

Irredentismi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Irredentismo maltese e Irredentismo svizzero.

In molti paesi sono maturati movimenti irredentisti a partire dal secolo XIX sino ai tempi attuali. In Europa ricordiamo gli irredentismi di Irlanda, Germania, Serbia, Romania, Croazia, Slovenia, Albania, Polonia, Ucraina, Ungheria, Finlandia, Macedonia, Bulgaria, Grecia, Alto Adige. Negli altri continenti oltre a Cina e Argentina si ricordano la Siria, l'Armenia, il Kurdistan, il Pashtunistan (diviso tra Afghanistan e Pakistan), il Kashmir (spartito tra Pakistan e India in conseguenza dell'appartenenza religiosa, divisa tra induisti e musulmani, non dei popoli ma dei principi), gli arabi in Palestina, i somali nell'Ogaden e nel Kenya, il Messico, la Bolivia. Anche la proclamazione della Palestina è considerata dai suoi assertori una sorta di irredentismo.

L'irredentismo italiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Irredentismo italiano.
Lainate, Villa Litta: targa risorgimentale commemorativa (1887) posta a ricordo dell'ingresso di Vittorio Emanuele II nella Milano "redenta"
Il Monumento a Dante di Trento fu eretto come simbolo della lingua italiana e dell'italianità quando il Trentino faceva ancora parte dell'Impero austro-ungarico

L'irredentismo italiano nacque e si diffuse nell'ultimo terzo del XIX secolo come movimento politico, primariamente anti-austriaco, mirante al completamento del disegno risorgimentale di unificazione entro i confini dello Stato italiano dei territori, considerati italiani, ancora sotto il dominio dell'Impero d'Austria-Ungheria. Oggetto della rivendicazione irredentista furono pertanto essenzialmente le regioni del Trentino e della Venezia Giulia, rimaste sotto l'amministrazione austriaca anche dopo la III guerra d'indipendenza del 1866, nonché Fiume e la Dalmazia. Tuttavia, dopo il 1870, per più di un decennio, prevalse nella politica estera italiana la tendenza a intrattenere buoni rapporti con l'impero austro-ungarico, al fine di mantenere l'equilibrio europeo e per non affrontare un possibile conflitto per il quale il neonato regno non era preparato dal punto di vista militare né da quello diplomatico, giungendosi nel 1882 alla sottoscrizione del trattato della "Triplice Alleanza" tra Impero di Germania, Impero di Austria-Ungheria e Regno d'Italia.

La propaganda irredentista prese vigore dopo il Congresso di Berlino del 1878, dando vita ad un ampio dibattito presso settori della pubblica opinione nazionale. Nel Regno d'Italia sorsero movimenti come l'Associazione pro Italia irredenta, mentre in Trentino e in Venezia Giulia il movimento non poté esprimersi oltre la clandestinità (o l'esilio) a causa del controllo poliziesco; solo una parte della popolazione svolgeva attività cospirative e manifestazioni separatiste. Nel suo complesso, il movimento irredentista fu largamente ispirato ad ideali schiettamente risorgimentali, traendo forza soprattutto dagli ideali di Giuseppe Mazzini e raccogliendo adesioni soprattutto nell'ambito dei nascenti movimenti anti-imperialisti socialisti, dai quali vennero alcuni dei più illustri esponenti dell'irredentismo, come l'irredentista giuliano Guglielmo Oberdan ed i cosiddetti "Martiri trentini": il socialista Cesare Battisti, il suo allievo Fabio Filzi (allievo di Battisti, ma istriano di Pisino), ed il giovane roveretano Damiano Chiesa, tutti giustiziati dal governo austriaco. Nell'ambito dell'irredentismo si sviluppò, accanto all'originaria corrente anti-austriaca, anche una corrente anti-slava, che vedeva negli sloveni e soprattutto nei croati i futuri antagonisti dell'Italia in Adriatico (sebbene, almeno inizialmente, si tendesse invece a solidarizzare con quanti di loro si contrapponevano all'Impero). Una corrente che, seppur minoritaria, avrebbe trovato ampio credito e adesioni in epoca fascista e che ebbe il suo massimo rappresentante in Ruggero Timeus.

I governi del Regno d'Italia, legati dalla Triplice Alleanza a quello austriaco, e in ogni caso non allineati con gli ideali politici ispiratori dell'irredentismo, non ne appoggiarono in alcun modo la causa sino ad almeno il primo decennio del XX secolo quando, nel quadro dei sempre più logorati rapporti italo-austriaci, riprese vigore la propaganda del movimento, che iniziò a subire una crescente influenza da parte della destra nazionalista che, mossa e finanziata anche da importanti interessi economici, finì per divenirne la corrente prevalente.

Gli irredentisti furono alla testa della campagna interventista a favore dell'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale e del conseguimento dei confini naturali (inevitabilmente trovandosi nelle più diverse zone del territorio nazionale, anche non necessariamente presso i confini, comunità allogene e alloglotte); tuttavia alla fine del conflitto molti fra loro abbandonarono il principio dell'autodeterminazione e condivisero la richiesta di una definizione dei nuovi confini anche in base all'eredità storica (soprattutto con riferimento alla Dalmazia, prevalentemente slava nelle zone rurali e nell'interno e con limitate comunità italofone nelle principali città costiere e nelle isole antistanti), al criterio degli interessi economici e alle esigenze di difesa militare. Emerse quindi una forte contraddizione con i principi originari dell'irredentismo.

Trasfigurato dall'amarezza per la cosiddetta "Vittoria mutilata" e da un senso di delusione e di ostilità verso gli ex alleati colpevoli del "tradimento" degli impegni, nonché di disprezzo verso i governanti italiani incapaci di ottenere il rispetto dei patti, il movimento irredentista caratterizzò l'occupazione da parte di Gabriele d'Annunzio di Fiume, città a maggioranza italiana ma la cui attribuzione all'Italia non era prevista nel Patto di Londra, disconosciuto dal presidente statunitense Wilson. Dopo l'arrivo di alcune navi da guerra italiane (3 novembre) e poi di un contingente di 13.000 uomini dell'Esercito (17 novembre), immediatamente seguito dall'invio di truppe francesi (28 novembre) e dalla proclamazione dell'inclusione di Fiume nella sfera d’occupazione dell’Armée d’Orient (10 dicembre), nonché di un battaglione di Fanteria U.S.A., vi furono agli scontri noti come "Vespri Fiumani" (29 giugno - 6 luglio 1919), la successiva richiesta francese del ritiro da Fiume dei Granatieri di Sardegna e la richiesta di aiuto rivolta dai Fiumani, tramite il Presidente del Consiglio Nazionale Fiumano, Antonio Grossich, al "poeta soldato" Gabriele d'Annunzio. Radunati i volontari (soprattutto membri del Corpo degli Arditi e della III Armata, entrambi sciolti dal Governo per la sintonia con la causa irredentista) a Ronchi di Monfalcone con Riccardo Gigante e Giovanni Giuriati, ivi d'Annunzio fu raggiunto dai Granatieri provenienti da Fiume, che si unirono ai Legionari e sollecitarono il ritorno in Città. L'ingresso dei dannunziani in Città avvenne, tramite quella che sarebbe stata chiamata "Via della santa Entrata" il 12 settembre 1919 e fu seguita dalla proclamazione dell'annessione all'Italia e poi, a fronte della reticenza di Roma, dalla costituzione della Reggenza italiana del Carnaro l'8 settembre 1920. Sottoscritto, il 12 novembre 1920, il trattato di Rapallo, tra Regno d'Italia e Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, e prevedendo il trattato la costituzione di Fiume in "Stato Libero", il nuovo capo del Governo, Giovanni Giolitti, ordinò al generale Enrico Caviglia di farla finita con d'Annunzio e la Reggenza del Carnaro. Il 24 dicembre il Regio Esercitò diede inizio alle ostilità e la corazzata "Andrea Doria" aprì il fuoco contro la Città; i combattimenti proseguirono fino al 29 dicembre, costando la vita, tra l'altro, a ventidue legionari, diciassette soldati italiani e cinque civili, prima della resa. L'abbandono della città da parte di d'Annunzio, il 2 febbraio 1921, rese possibile la trasformazione in Stato libero di Fiume, dapprima sotto il governo del capo del Partito Autonomista Fiumano, Riccardo Zanella, fino alla sua deposizione il 22 marzo 1922, e poi, dopo l’insurrezione nazionalista guidata dai dannunziani Francesco Giunta e Nino Host Venturi, sotto il governatorato del generale Gaetano Giardino, e infine annessa a seguito del trattato di Roma sottoscritto il 27 gennaio 1924.

Successivamente il movimento fu snaturato ed egemonizzato dal regime fascista che ne fece uno strumento di propaganda nazionalista.

Nel 1938, a seguito dell'allontanamento dell'Italia dalla Francia dovuto alla guerra d'Etiopia, il governo di Benito Mussolini riprese a rivendicare il Nizzardo e la Corsica, nonché, con ben minori ragioni, la Savoia quali terre irredente[senza fonte]. Infine il fascismo sostenne le istanze irredentiste a Malta e cercò di promuoverle nella Svizzera italiana e nelle Isole Ionie. Occorre tuttavia distinguere le rivendicazioni irredentiste, rivolte a territori limitrofi allo Stato italiano e legati a vario titolo alla cultura italiana, dalle rivendicazioni fasciste imperialiste e colonialiste, pure frequenti nel periodo (ad esempio Albania, Montenegro, Tunisia, Somalia britannica).

L'irredentismo nelle costituzioni di alcuni Paesi[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni Stati hanno formalizzato le proprie pretese irredentistiche includendole nelle rispettive carte costituzionali:

La prima Norma transitoria della Costituzione argentina stabilisce che: "La Nazione Argentina conferma la propria legittima e imprescindibile sovranità sulle Isole Malvine, Georgia del Sud e Sandwich del Sud e sui relativi spazi marittimi e insulari in quanto costituenti parte integrante del territorio nazionale. Il recupero di detti territori e il pieno esercizio della sovranità nel rispetto dello stile di vita degli abitanti e secondo i principi del diritto internazionale, costituiscono un obiettivo permanente e irrinunciabile del popolo argentino"[1].
Il preambolo della Costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilisce al punto i.: "Unione da completare. Taiwan è parte del territorio sacrosanto (shensheng) della Repubblica popolare Cinese. Completare la grande opera dell'unione (tongyi) della patria è un obbligo sacrosanto dell'intero popolo cinese, compresi i compatrioti di Taiwan[2].
L'articolo 4 della Costituzione della Repubblica di Cina (Taiwan) stabilisce che: "Il territorio della Repubblica di Cina con riferimento ai suoi attuali confini nazionali non può essere alterato se non con risoluzione dell'Assemblea Nazionale"[3]. Tale articolo fa riferimento alle storiche pretese territoriali cinesi sulla Mongolia e parti della Russia (Repubblica di Tuva), della Birmania, più altre minori pretese su territori degli stati confinari, per quanto queste pretese non siano state sollevate negli ultimi decenni. È da notare che la Costituzione della Repubblica di Cina (Taiwan) fa riferimento all'intero territorio cinese, compresa la Repubblica Popolare Cinese.
L'articolo 1 della Costituzione delle Comore stabilisce che: "L'Unione delle Comore è una Repubblica, composta dalle Isole autonome di Mwali (Mohéli), Maoré (Mayotte), Ndzuwani (Anjouan), N’gazidja (Grande Comore)"[4]. L'isola di Mayotte geograficamente fa parte dell'arcipelago delle Comore, ma fu l'unica delle quattro isole a votare contro l'indipendenza del paese dalla Francia nel plebiscito del 22 dicembre 1974[5]. L'isola di Mayotte è dal 2011 un Dipartimento d'oltremare della Repubblica Francese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] La Costituzione argentina in testo originale e nella traduzione italiana
  2. ^ [2] La costituzione della Repubblica Popolare Cinese
  3. ^ [3] Costituzione della Repubblica di Cina (Taiwan) (in inglese)
  4. ^ [4] Costituzione delle Comore (in francese)
  5. ^ [5] Breve sommario di storia dell'isola di Mayotte (in inglese)

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