Irredentismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Mappa della Megali Hellas («Grande Grecia») dopo il Trattato di Sèvres con la rappresentazione di Eleutherios Venizelos, un sostenitore dell'ideale irredentistico greco Megali Idea

Il termine irredentismo, nell'ottica geopolitica, si riferisce all'aspirazione di un popolo a completare la propria unità territoriale nazionale, acquisendo terre soggette al dominio straniero (terre irredente) sulla base di un'identità etnica o di un precedente legame storico. Spesso l'irredentismo è sostenuto da movimenti nazionalisti caratteristici di una stessa identità politica, culturale e geografica.[1]

L'espressione "terre irredente", cioè non liberate, fu utilizzata la prima volta dal patriota e uomo politico italiano Matteo Renato Imbriani, nel 1877, ai funerali del padre Paolo Emilio; un giornalista viennese lo definì subito "irredentista" per dileggiarlo. Il termine è stato acquisito nella forma italiana anche da altre lingue. L'area geografica che è esposta ad un interesse di irredentismo, è definita irredenta.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

L'irredentismo può essere inteso in un duplice modo: da un lato come il desiderio di alcuni popoli che, vivendo in una terra soggetta all'autorità di un certo Stato, vogliono distaccarsene per entrare a far parte dello Stato del quale sentono la paternità e l'origine, ovvero costituire un proprio Stato nazionale; dall'altro come la motivata pretesa territoriale di uno Stato su una parte del territorio di un altro Stato. Non sempre le dispute territoriali sono in realtà irredentiste, ma spesso vengono presentate come tali per conquistare il sostegno internazionale e dell'opinione pubblica.

Irredentismo italiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Irredentismo italiano.
Lainate, Villa Litta: targa risorgimentale commemorativa (1887) posta a ricordo dell'ingresso di Vittorio Emanuele II nella Milano "redenta"
Il Monumento a Dante di Trento fu eretto come simbolo della lingua italiana e dell'italianità quando il Trentino faceva ancora parte dell'Impero austro-ungarico

Caratteri Generali[modifica | modifica wikitesto]

L'irredentismo italiano nacque e si diffuse nell'ultimo terzo del XIX secolo come movimento politico, primariamente anti-austriaco, mirante al completamento del disegno risorgimentale di unificazione entro i confini dello Stato italiano dei territori, considerati italiani, ancora sotto il dominio dell'Impero d'Austria-Ungheria. Oggetto della rivendicazione irredentista furono pertanto essenzialmente le regioni del Trentino e della Venezia Giulia, rimaste sotto l'amministrazione austriaca anche dopo la III guerra d'indipendenza del 1866, nonché Fiume e la Dalmazia. Tuttavia, dopo il 1882, fino allo scoppio della prima guerra mondiale, prevalse nella politica estera italiana la tendenza a intrattenere buoni rapporti con l'impero austro-ungarico, membro della Triplice alleanza, cui il Regno d'Italia aveva aderito per uscire dall'isolamento internazionale in cui si era trovato dopo le vicende dello Schiaffo di Tunisi.

La propaganda irredentista prese vigore soprattutto dopo il Congresso di Berlino del 1878, dando vita ad un ampio dibattito presso settori della pubblica opinione nazionale. Nel Regno d'Italia sorsero movimenti come l'Associazione pro Italia irredenta, mentre in Trentino e in Venezia Giulia il movimento non poté esprimersi oltre la clandestinità (o l'esilio) a causa del controllo poliziesco; solo una parte della popolazione svolgeva attività cospirative e manifestazioni separatiste.

Principali esponenti[modifica | modifica wikitesto]

Gli irredentisti italiani, nel complesso, furono largamente ispirati agli ideali risorgimentali, traendo forza soprattutto dagli ideali di Giuseppe Mazzini e raccogliendo adesioni soprattutto nell'ambito dei nascenti movimenti anti-imperialisti socialisti, dai quali vennero alcuni dei più illustri esponenti dell'irredentismo, come l'irredentista giuliano Guglielmo Oberdan ed i cosiddetti "Martiri trentini": il socialista Cesare Battisti, il suo allievo Fabio Filzi (istriano di Pisino), ed il giovane roveretano Damiano Chiesa, tutti giustiziati dal governo austriaco. Nell'ambito dell'irredentismo si sviluppò in seguito, accanto all'originaria corrente anti-austriaca, anche una contrapposizione con le popolazioni slovene e croate con le quali si sviluppò il contenzioso sulle pretese territoriali (sebbene, almeno inizialmente, si tendesse invece a solidarizzare con quanti di loro si contrapponevano all'Impero). Una corrente che, seppur minoritaria, avrebbe trovato ampio credito e adesioni in epoca fascista e che ebbe il suo massimo rappresentante in Ruggero Timeus.

L'irredentismo italiano nella prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, il governi del Regno d'Italia, legato pressoché politicamente dalla Triplice Alleanza, non furono mai allineati dal punto di vista degli ideali politici ispiratori dell'irredentismo, non ne appoggiarono in alcun modo la causa sino ad almeno il primo decennio del XX secolo quando, nel quadro dei sempre più logorati rapporti italo-austriaci, riprese vigore la propaganda del movimento, che iniziò a subire una crescente influenza da parte della destra nazionalista che, mossa e finanziata anche da importanti interessi economici, finì per divenirne la corrente prevalente.

Gli irredentisti furono quindi alla testa della campagna interventista a favore dell'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale e del conseguimento dei confini naturali (inevitabilmente trovandosi nelle più diverse zone del territorio nazionale, anche non necessariamente presso i confini, comunità allogene e alloglotte); l'ideale irredentista provocò l'arruolamento di un gran numero (tanto più significativo in considerazione del destino riservato a costoro in caso di cattura) di volontari provenienti dalla "terre irredente" nell'esercito italiano (2.107 furono i volontari Giuliani e Dalmati, di cui 332 furono feriti e 302 caddero in combattimento o subirono la pena capitale comminata dai tribunali militari austriaci)[2]; i reparti asburgici costituiti di Giuliani e Dalmati furono generalmente inviati sul fronte orientale per evitare casi di diserzione. Quanto ai civili, le forze austro-ungariche provvidero alla deportazione verso la Croazia e l'Ungheria di molti Italiani, considerati evidentemente pericolosi dalle Autorità imperiali.

Le aspirazioni politiche degli irredentisti italiani[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del conflitto molti irredentisti vicini ai nazionalismi di Enrico Corradini, Luigi Federzoni, Alfredo Rocco, anche per reazione ad un presunto "voltafaccia" degli alleati (tra cui, in particolare, il presidente U.S.A. Thomas Woodrow Wilson e il francese Georges Clemenceau) a Parigi, abbandonarono il principio dell'autodeterminazione e condivisero la richiesta di una definizione dei nuovi confini anche in base all'eredità storica (soprattutto con riferimento alla Dalmazia, prevalentemente slava con limitate comunità italofone nelle principali città costiere e nelle isole antistanti), al criterio degli interessi economici e alle esigenze di difesa militare italiana. Emerse quindi una forte contraddizione con i principi originari dell'irredentismo.

Trasfigurato dall'amarezza per la cosiddetta "Vittoria mutilata" e da un senso di delusione e di ostilità verso gli ex alleati colpevoli del "tradimento" degli impegni, nonché di disprezzo verso i governanti italiani incapaci di ottenere il rispetto dei patti, il movimento irredentista caratterizzò l'occupazione da parte di Gabriele d'Annunzio di Fiume, città a maggioranza italiana ma la cui attribuzione all'Italia non era prevista nel Patto di Londra, peraltro disconosciuto dal presidente statunitense Wilson. Dopo l'iniziale occupazione da parte dell'esercito serbo e l'arrivo di alcune navi da guerra italiane (3 novembre) e poi di un contingente di 13.000 uomini del Regio Esercito (17 novembre), immediatamente seguito dall'invio di truppe francesi (28 novembre) e dalla proclamazione dell'inclusione di Fiume nella sfera d'occupazione dell'Armée d'Orient (10 dicembre), nonché di un battaglione di Fanteria U.S.A., vi furono agli scontri noti come "Vespri Fiumani" (29 giugno - 6 luglio 1919) (i militari francesi presero a strappare le coccarde tricolori appuntate sulle vesti delle donne fiumane provocando la reazione degli uomini e poi, a fronte della minaccia armata francese, l'intervento dei militari italiani col risultato di 9 morti e diversi feriti), la successiva richiesta francese del ritiro da Fiume dei Granatieri di Sardegna e la richiesta di aiuto rivolta dai Fiumani, tramite il Presidente del Consiglio Nazionale Fiumano, Antonio Grossich.

Il ruolo di Gabriele d'Annunzio[modifica | modifica wikitesto]

Il "poeta soldato" Gabriele d'Annunzio, ebbe un ruolo non indifferente nella guida degli irredentisti italiani al fronte. Radunò a Ronchi di Monfalcone volontari provenienti soprattutto membri del Corpo degli Arditi e della III Armata, entrambi dimessi dal Governo per lo spiccato spirito irredentista che dimostrarono, assieme alla guida di Riccardo Gigante e Giovanni Giuriati, qui d'Annunzio fu raggiunto dai Granatieri provenienti da Fiume, che si unirono ai Legionari e sollecitarono il ritorno in Città. L'ingresso dei dannunziani in Città avvenne, tramite quella che sarebbe stata chiamata "Via della santa Entrata" il 12 settembre 1919 e fu seguita dalla proclamazione dell'annessione all'Italia e poi, a fronte della reticenza di Roma, dalla costituzione della Reggenza italiana del Carnaro l'8 settembre 1920. Il 12 novembre 1920 fu sottoscritto, il trattato di Rapallo, tra Regno d'Italia e Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, e prevedendo il trattato la costituzione di Fiume in "Stato Libero", il nuovo capo del Governo, Giovanni Giolitti, ordinò al generale Enrico Caviglia di farla finita con d'Annunzio e la Reggenza del Carnaro. Il 24 dicembre il Regio Esercito diede inizio alle ostilità e la corazzata "Andrea Doria" aprì il fuoco contro la Città; i combattimenti proseguirono fino al 29 dicembre, costando la vita, tra l'altro, a ventidue legionari, diciassette soldati italiani e cinque civili, prima della resa. L'abbandono della città da parte di d'Annunzio, il 2 febbraio 1921, rese possibile la trasformazione in Stato libero di Fiume, dapprima sotto il governo del capo del Partito Autonomista Fiumano, Riccardo Zanella, fino alla sua deposizione il 22 marzo 1922, e poi, dopo l'insurrezione nazionalista guidata dai dannunziani Francesco Giunta e Nino Host Venturi, sotto il governatorato del generale Gaetano Giardino, e infine annessa a seguito del trattato di Roma sottoscritto il 27 gennaio 1924.

Successivamente il movimento fu snaturato ed egemonizzato dal regime fascista che ne fece uno strumento di propaganda nazionalista. Nel 1938, a seguito dell'allontanamento dell'Italia dalla Francia dovuto alla guerra d'Etiopia, il governo di Benito Mussolini riprese a rivendicare il Nizzardo e la Corsica, nonché, con ben minori ragioni, la Savoia quali terre irredente.[3] Infine il fascismo sostenne le istanze irredentiste all'isola di Malta e cercò di promuoverle nella Svizzera italiana e nelle Isole Ionie. Occorre tuttavia distinguere le rivendicazioni irredentiste, rivolte a territori limitrofi allo Stato italiano e legati a vario titolo alla cultura italiana, dalle rivendicazioni fasciste imperialiste e colonialiste, pure frequenti nel periodo (ad esempio Albania, Montenegro, Tunisia, Somalia britannica).

Forme di Irredentismo nel resto del mondo[modifica | modifica wikitesto]

In molti paesi sono maturati movimenti irredentisti a partire dal secolo XIX sino ai tempi attuali. In Europa ricordiamo gli irredentismi di Irlanda, Germania, Serbia, Romania, Croazia, Slovenia, Albania, Polonia, Ucraina, Ungheria, Finlandia, Macedonia, Bulgaria e Grecia. Negli altri continenti si ricordano la Cina, l'Argentina, la Siria, l'Armenia, il Kurdistan, il Pashtunistan (diviso tra Afghanistan e Pakistan), il Kashmir (spartito tra Pakistan e India in conseguenza dell'appartenenza religiosa, divisa tra induisti e musulmani, non dei popoli ma dei principi), gli arabi in Palestina, i somali nell'Ogaden e nel Kenya, il Messico, la Bolivia. Anche la proclamazione della Palestina è considerata dai suoi assertori una sorta di irredentismo.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Irredentismo maltese e Irredentismo svizzero.

Alcuni Stati, attualmente, hanno formalizzato le proprie pretese irredentistiche, diffondendone le idee ed includendole nelle rispettive carte costituzionali.

Norvegia[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno di Norvegia nella sua massima espansione

L'irredentismo presente in Norvegia riguarda una possibile riappropriazione dei territori perduti nella alla dissoluzione dell'Unione di Danimarca-Norvegia. L'impero norvegese, nella sua massima estensione, includeva l'Islanda, la Groenlandia le Isole Faroe e le isole di Shetland. Sotto la sovranità danese, dal momento che si è stabilita una posizione di egemonia nell'Unione di Kalmar, i territori sono stati considerati come colonie norvegesi. Nel trattato di Kiel nel 1814, molti territori della Norvegia sono stati trasferiti dalla Danimarca alla Svezia, mentre i territori di Islanda, Groenlandia e Isole Faroe sono stati mantenuti dalla Danimarca. L'opinione pubblica norvegese ne risentì.

Nel 1919, la Norvegia dichiarò la sovranità su un'area nella Groenlandia orientale, che finì in una disputa con la Danimarca e fu chiarita solo nel 1933 dalla Corte di giustizia internazionale. La Norvegia, precedentemente, comprendeva le province Jämtland, Härjedalen, Idre, Särna (perdita dal secondo trattato di Brömsebro) e Bohuslän (perdita dal trattato di Roskilde), che vennero cedute alla Svezia dopo la sconfitte danese sconfitte nelle guerra dei guerra dei trent'anni e nella seconda guerra del Nord.[4]

India[modifica | modifica wikitesto]

Nel subcontinente indiano, le colonie europee che non facevano parte del Raj britannico, non tutte furono ammesse fin da subito nello stato dell'India. Esempi di annessioni territori successive alla creazione dello stato indiano furono l'annessione nel 1961 di Goa e del Junagadh. Attualmente in India, spesso si usa l'espressione Akhand Bharat, letteralmente "Un'India indivisa", che richiama al desiderio di riunire all'India il Pakistan e il Bangladesh, così come si presentava prima partizione nel 1947 (e prima ancora, durante l'Impero Maurya, l'impero di Gupta, l'Impero Moghul o l'Impero Maratha). L'espressione Akhand Bharat richiama spesso correnti di pensiero di organizzazioni nazionalistiche indiane come il partito Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS) e il Bharatiya Janata Party (BJP).[5]

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

La Spagna sostiene un desiderio di rivendicazione su Gibilterra, un territorio britannico d'oltremare, che fu ceduto dagli inglesi nel XVIII secolo. L'appropriazione britannica di Gibilterra fu condotta nel 1704, durante la guerra di successione spagnola (1701 – 1714). Il Regno di Castiglia cedette formalmente il territorio in perpetuo alla corona britannica nel 1713, nel trattato di Utrecht. Una rivendicazione territoriale spagnola è stata ribadita formalmente dal dittatore Francisco Franco nel 1960 ed è stato continuato dai governi spagnoli successivi. Nel 2002 ci fu un tentativo di accordo sulla possibile sovranità congiunta di Gibilterra tra i governi del Regno Unito e della Spagna, ma fu decisamente respinta con un referendum. Il governo britannico attualmente si rifiuta di discutere sulla sovranità senza il consenso popolare di Gibilterra.[6]

Portogallo[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente il Portogallo non riconosce la sovranità spagnola sul territorio di Olivenza, ceduto durante le guerre napoleoniche alla metà del XIX secolo. Di recente si è creato un movimento intellettuale allo scopo di promuovere la reintegrazione della Galizia al Portogallo, ma sotto sovranità spagnola. Anche se questo movimento è molto popolare su entrambi i lati del confine, ma nessuna autorità statale da un consenso alla riannessione del territorio per motivi politici, socio-culturali e anche linguistici.[7]

Argentina[modifica | modifica wikitesto]

La prima Norma transitoria della Costituzione argentina stabilisce che: "La Nazione Argentina conferma la propria legittima e imprescindibile sovranità sulle Isole Malvine, Georgia del Sud e Sandwich del Sud e sui relativi spazi marittimi e insulari in quanto costituenti parte integrante del territorio nazionale. Il recupero di detti territori e il pieno esercizio della sovranità nel rispetto dello stile di vita degli abitanti e secondo i principi del diritto internazionale, costituiscono un obiettivo permanente e irrinunciabile del popolo argentino"[8].

Israele[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato di Israele è stato fondato nel 1948 con il sì dell'assemblea generale delle Nazioni Unite. L'indipendenza israeliana fu realizzata a seguito della fine del mandato amministrato inglese sulla Palestina. Quando gli inglesi lasciarono la Palestina, ci fu una guerra tra gli arabi e gli ebrei, la prima guerra arabo-israeliana. La Giudea e Samaria, facevano parte dell'antico Regno di Israele. Il confine, designato della Cisgiordania nel 1947, e la striscia di Gaza, furono occupate da Israele durante la guerra dei sei giorni nel 1967, strappandola agli arabi, esercitando un forte sdegno da parte dei vecchi abitanti. Israele ha esplicitamente rivendicato la sovranità in qualsiasi parte della Cisgiordania oltre a Gerusalemme est, che è annesso unilateralmente nel 1980. Tuttavia, l'esercito israeliano sostiene e difende centinaia di migliaia di cittadini israeliani che hanno migrato verso la West Bank. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite attualmente considera Israele come occupante di Gaza e non come il suo legittimo proprietario.[9]

Repubblica Popolare Cinese[modifica | modifica wikitesto]

Dispute territoriali cinesi

Il preambolo della Costituzione della Repubblica Popolare Cinese stabilisce al punto i.: "Unione da completare. Taiwan è parte del territorio sacrosanto (shensheng) della Repubblica popolare Cinese. Completare la grande opera dell'unione (tongyi) della patria è un obbligo sacrosanto dell'intero popolo cinese, compresi i compatrioti di Taiwan[10].

Repubblica di Cina (Taiwan)[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 4 della Costituzione della Repubblica di Cina (Taiwan) stabilisce che: "Il territorio della Repubblica di Cina con riferimento ai suoi attuali confini nazionali non può essere alterato se non con risoluzione dell'Assemblea Nazionale"[11]. Tale articolo fa riferimento alle storiche pretese territoriali cinesi sulla Mongolia e parti della Russia (Repubblica di Tuva) e della Birmania, più altre minori pretese su territori degli stati confinari, per quanto queste pretese non siano state sollevate negli ultimi decenni. È da notare che la Costituzione della Repubblica di Cina (Taiwan) fa riferimento all'intero territorio cinese, compresa la Repubblica Popolare Cinese.

Comore[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 1 della Costituzione delle Comore stabilisce che: "L'Unione delle Comore è una Repubblica, composta dalle Isole autonome di Mwali (Mohéli), Maoré (Mayotte), Ndzuwani (Anjouan), N'gazidja (Grande Comore)"[12]. L'isola di Mayotte geograficamente fa parte dell'arcipelago delle Comore, ma fu l'unica delle quattro isole a votare contro l'indipendenza del paese dalla Francia nel plebiscito del 22 dicembre 1974[13]. L'isola di Mayotte è dal 2011 un Dipartimento d'oltremare della Repubblica Francese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ irredenta, thefreedictionary.com.
  2. ^ Basti citare, tra questi, Nazario Sauro, di Capodistria, Fabio Filzi, di Pisino, Francesco Rismondo, di Spalato, e, scampati alla condanna a morte dopo la cattura, Guido Slataper, di Trieste, e Giani Stuparich, di Trieste (non riconosciuto nella sua vera identità). Si può citare inoltre l'elenco dei 12 volontari Giuliani e Dalmati “irredenti” medaglie d'oro al valore militare, composto da Guido Brunner di Trieste, Guido Corsi di Capodistria, Fabio Filzi di Pisino, Ugo Pizzarello di Capodistria, Ugo Polonio di Trieste, Francesco Rismondo di Spalato, Nazario Sauro di Capodistria, Guido Slataper di Trieste – già decorato, insieme al fratello Scipio Slataper, anch'egli di Trieste, con medaglia d'argento -, Carlo Stuparich di Trieste, Giani Stuparich di Trieste, Giacomo Venezian di Trieste, Spiro Tipaldo Xidias di Trieste, ai quali devono essere aggiunti i trentini Damiano Chiesa e Cesare Battisti), mentre altri furono insigniti di decorazioni minori (per esempio, Riccardo Gigante di Fiume, insignito di Croce di Guerra VM)
  3. ^ Il mito del XX secolo, Alfred Rosenberg.
  4. ^ Prof. Thomas Ambrosio, Irredentism: ethnic conflict and international politics, Greenwood Publishing Group, 2001.
  5. ^ Sucheta Majumder, Right Wing Mobilization in India", Feminist Review, 1995, p. 17, ISBN 978-0-415-12375-4.
  6. ^ Parliament.uk, Examination of Witnesses, publications.parliament.uk.
  7. ^ Miguel Mora, La eterna disputa de Olivenza-Olivença, elpais.com.
  8. ^ [1] La Costituzione argentina in testo originale e nella traduzione italiana
  9. ^ Yale H. Ferguson and R. J. Barry Jones, Political space: frontiers of change and governance in a globalizing world, SUNY Press, 2002, p. 155.
  10. ^ [2] La costituzione della Repubblica Popolare Cinese
  11. ^ [3] Costituzione della Repubblica di Cina (Taiwan) (in inglese)
  12. ^ [4] Costituzione delle Comore (in francese)
  13. ^ [5] Breve sommario di storia dell'isola di Mayotte (in inglese)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4269920-4