Carlo Stuparich

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Carlo Stuparich
Carlo Stuparich.jpg
3 agosto 1894 – 30 maggio 1916
Nato aTrieste
Morto aMonte Cengio
Luogo di sepolturacimitero di Sant'Anna (Trieste)
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaFanteria
CorpoGranatieri
RepartoXCII battaglione M.T., 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna"
Anni di servizio1915-1916
GradoSottotenente di complemento
GuerrePrima guerra mondiale
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Carlo Stuparich (Trieste, 3 agosto 1894Monte Cengio, 30 maggio 1916) è stato uno scrittore e patriota italiano. Fratello minore del più noto scrittore triestino Giani, scrisse una sola opera: Cose ed Ombre di uno e fu considerato da molti critici una promessa della letteratura italiana, se non fosse scomparso prematuramente. Durante la prima guerra mondiale fu decorato con la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Trieste, all'epoca ancora parte dell'Impero austro-ungarico, il 3 agosto 1894 figlio di Marco, originario di Lussino, e di Gisella Gentilli, triestina. Terminati gli studi primari e secondari nella città natale, Carlo si iscrisse nel 1913 all'Istituto di Studi Superiori di Firenze, raggiungendo il fratello Giani e l'amico Scipio Slataper,[1] e partecipando al movimento e alla rivista "La Voce" di Prezzolini.[2]

Irredentista, partì volontario per combattere nella prima guerra mondiale assieme al fratello Giani e all'amico Scipio Slataper, arruolandosi nel 1º Reggimento granatieri del Regio Esercito.[2] Il 2 giugno 1915, dopo aver cambiato sui documenti il suo cognome da Stuparich a Sartori, partì con il suo reparto da Roma per raggiungere Monfalcone, in zona d'operazioni.[2]

Nel maggio 1916 i due fratelli Stuparich partirono con il loro reparto per la Val Sillà sul Monte Cengio (Altopiano di Asiago), non lontano da Tonezza del Cimone posta sul crinale opposto, per prendere parte al tentativo di respingere l'attacco lanciato dal Capo di Stato maggiore austro-ungarico, generale Franz Conrad von Hötzendorf contro le linee tenute dai reparti della 1ª Armata italiana.[3] L'offensiva fu lanciata il 15 maggio, raggiungendo l'Altopiano di Asiago il giorno 20.[3] Il 21 maggio, dopo un intensissimo bombardamento d'artiglieria gli austro-ungarici tentarono di scendere nella conca attraverso la Val d'Assa, e in quello stesso giorno il comando italiano emanò l'ordine di ripiegamento generale.[3] Al comando del 3º plotone egli rimase isolato vicino al forte Corbin. Il giorno 29 gli austro-ungarici, superiori per numero e armi, occuparono la vicina Punta Corbin, e la mattina del giorno 30 egli fu tra i soldati che tentarono la sua riconquista ma dopo 4 ore di battaglia il suo plotone venne annientato. Dopo aver perduto tutti i suoi uomini, si tolse la vita per non cadere nelle mani del nemico.[3][4]

Nel 1918, alla memoria del Sottotenente Carlo Stuparich del 1º Reggimento "Granatieri di Sardegna" del XCII battaglione M.T., venne conferita la Medaglia d'oro al valor militare. In sua memoria venne intitolato uno dei 41 Cimiteri di guerra dell'Altopiano dei Sette Comuni.

«Qui, faggi, carpini, noccioli e, sotto gli arbusti, fra il muschio, zone fragranti di mughetti. In questa conca silenziosa, alle pendici del Cengio, su cui passano le nuvole e, dopo uno scroscio di pioggia, appare per un momento il sole, ha vissuto le sue ultime ore mio fratello Carlo. Il pensiero che mi riconduce a quello che Carlo visse in quei momenti è intenso, ma non è cruccioso: cerco intorno e dentro a me stesso, mi raccolgo, rivivo. Tutte le volte sono sceso di lassù con l'animo fatto più semplice e chiaro.»

(Giani Stuparich)

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Stuparich con la madre Gisella

Nel 1919 la casa editrice La Voce pubblicò postumo Cose e ombre di uno, raccolta di pensieri, poesie e lettere, con una presentazione di Giani Stuparich. Il volume fu ristampato più volte: (Milano, Treves, 1933; Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia, 1968, con una nuova presentazione di Giani Stuparich e un'appendice di inediti; Trieste, Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione, 2001, con prefazione di Fulvio Salimbeni; Empoli, Ibiskos, 2006, con un'introduzione di Enrico Nistri). Nel libro la strada di Podestaria a cura di Giuseppe Sandrini (Verona, Alba Pratalia 2005) sono state pubblicate diciotto lettere scritte al fratello Giani, quando i due Stuparich vennero comandati in due diverse località. Oltre il racconto La strada di Podestaria scritto da Giani Stuparich, lo scrittore triestino dedicherà al fratello Carlo il libro: Colloqui con mio fratello (Treves, Milano 1925).

La città di Milano gli ha dedicato un piazzale e a Roma c'è una strada con il suo nome; nella sua città natale, invece, si trova un istituto comprensivo in sua memoria, comprendente scuola materna, elementare (che però prende il nome di Giotti) e secondaria di primo grado. Gli sono state intitolate vie anche a Roana, Mestre, Aviano, Genova. A Vicenza una via è intitolata ai due fratelli Stuparich.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Lapide indicante le onorificenze concesse ai soldati che combatterono sul Monte Cengio
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Nobilissima figura tempra di soldato, volontario dall’inizio della guerra, si votò con entusiasmo alla liberazione della terra natia. Comandante di una posizione completamente violata, di fronte a forze nemiche soverchianti, accerchiato da tutte le parti, senza recedere di un passo, sempre sulla linea del fuoco animò e incitò i dipendenti, fulgido esempio di valore, finché rimasti uccisi e feriti quasi tutti i suoi uomini e finite le munizioni, si diede la morte per non cadere vivo nelle mani dell’odiato avversario
— Monte Cengio, 30 maggio 1916.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Di Vecchia 2014, p. 39
  2. ^ a b c Di Vecchia 2014, p. 37
  3. ^ a b c d Di Vecchia 2014, p. 44
  4. ^ Essendo nato a Trieste sarebbe stato considerato cittadino austriaco, e quindi un traditore, subendo la stessa sorte toccata poi a Cesare Battisti e Nazario Sauro.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 1, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 2, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Alberto Cavaciocchi, Andrea Ungari, Gli italiani in guerra, Milano, Ugo Mursia Editore s.r.l., 2014.
  • Giovanni Di Vecchia, I sentieri della Grande Guerra, Milano, RCS Corriere della Sera, 2014, ISBN 88-6126-655-X.
  • Mark Thompson, La guerra bianca. Vita e morte sul fronte italiano 1915-1919, Milano, Il Saggiatore s.p.a., 2009, ISBN 88-6576-008-7.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN29617389 · ISNI (EN0000 0000 6646 7149 · SBN IT\ICCU\SBLV\063796 · LCCN (ENn93089390 · GND (DE119461277 · BNF (FRcb123949368 (data)