Ronchi dei Legionari

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Ronchi dei Legionari
comune
Ronchi dei Legionari – Stemma Ronchi dei Legionari – Bandiera
Ronchi dei Legionari – Veduta
Il municipio
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneFriuli-Venezia-Giulia-Stemma.svg Friuli-Venezia Giulia
ProvinciaProvincia di Gorizia-Stemma.png Gorizia
Amministrazione
SindacoLivio Vecchiet dal 24-10-2016
Territorio
Coordinate45°50′N 13°30′E / 45.833333°N 13.5°E45.833333; 13.5 (Ronchi dei Legionari)Coordinate: 45°50′N 13°30′E / 45.833333°N 13.5°E45.833333; 13.5 (Ronchi dei Legionari)
Altitudine11 m s.l.m.
Superficie17,11 km²
Abitanti11 962[1] (28-2-2017)
Densità699,12 ab./km²
FrazioniSan Vito, Selz, Soleschiano, Vermegliano
Comuni confinantiDoberdò del Lago, Fogliano Redipuglia, Monfalcone, San Canzian d'Isonzo, San Pier d'Isonzo, Staranzano
Altre informazioni
Lingueitaliano, sloveno, veneto
Cod. postale34077
Prefisso0481
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT031016
Cod. catastaleH531
TargaGO
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantironchesi
Patronosan Lorenzo
Giorno festivo10 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ronchi dei Legionari
Ronchi dei Legionari
Ronchi dei Legionari – Mappa
Posizione del comune di Ronchi dei Legionari nella ex provincia di Gorizia
Sito istituzionale

Ronchi dei Legionari (Ronchi in dialetto bisiaco, Roncjis in friulano[2], Ronke in sloveno[3]) è un comune italiano di 11 962 abitanti del Friuli-Venezia Giulia.

Nel territorio comunale si trova l'aeroporto del Friuli-Venezia Giulia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La città è uno dei comuni collocati nella zona dialettale della Bisiacaria, ed è situata fra il Carso e l'Adriatico. Ronchi dei Legionari ha fatto parte della Comunità montana del Carso fino all'abolizione di quest'ultimo ente disposta dalla Regione nel 2003.

Rappresentato nelle carte IGM al 25.000: 40A-III-NO / 40A-IV-SO

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima della città è di tipo subcontinentale, con inverni freddi, ma non rigidi (temperatura media di gennaio, 3,5 °C) ed estati non eccessivamente calde, temperate dalla vicinanza del mare (23,5 °C circa di media nel mese di luglio). La temperatura media annua è di poco inferiore ai 14 °C[4]. Nel territorio comunale è ubicata la stazione meteorologica di Ronchi dei Legionari, ufficialmente riconosciuta dell'organizzazione meteorologica mondiale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome sono documentate fin dal 1229 nella forma Ronches (pl. friulano di Ronco, terreno coltivato). Fino al 1925 si chiamava Ronchi di Monfalcone. Deve il suo nome attuale ai legionari di Gabriele d'Annunzio, che proprio da qui partirono, il 12 settembre 1919 (marcia di Ronchi), dando il via all'impresa di Fiume.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Sede di un insediamento già in epoca pre-romana, come attesta la necropoli scoperta accanto all'aeroporto, il suo territorio fu colonizzato dai Romani che qui si stabilirono verso il II secolo a.C. La sua importanza come crocevia, vi transitava la via Gemina, e come luogo strategico per la difesa dell'entroterra aquileiese, è confermata dai numerosi reperti archeologici ritrovati. La città è citata per la prima volta nella donazione del 967 d.C. dell'imperatore Ottone I a favore del Patriarca di Aquileia, sotto la cui giurisdizione rimarrà fino al 1420. Per la sua collocazione è esposta, nel corso dei secoli, alle devastanti incursioni delle popolazioni dell'est, ungari nel X secolo e turchi nel XV secolo. Passata tra i domini della Serenissima, tra i secoli XVI e XVII la città è duramente provata dalle contese fra la Repubblica di Venezia e gli Asburgo: la Guerra Gradiscana, cominciata nel 1615 in terra "bisiaca", comporta l'incendio devastante di Selz e Ronchi.

Il Comune di Ronchi dei Legionari, composto dal capoluogo e dalle frazioni Selz, Vermegliano e Soleschiano, è uno dei centri della Bisiacaria situato immediatamente ai piedi dell’altipiano carsico,  nella bassa pianura isontina. La sua storia segue le sorti della terra in cui si situa: abitato fin dai tempi della preistoria e in epoca romana, il territorio fu più tardi dominio del Patriarcato di Aquileia, cui rimase fino al 1420 per passare quindi alla Repubblica di Venezia fino al 1797; dopo il breve periodo delle occupazioni francesi, nel 1815 è entrato a far parte dei possedimenti dell’Impero Austriaco e quindi all’Italia dal 1918. Da sempre luogo di transito di importanti vie di comunicazione tra Nord -Italia e Europa centro-orientale, l’area si è sviluppata a partire dal Medioevo con un’economia agricola fino al XIX secolo, divenuta prevalentemente industriale dalla fine dell’Ottocento.  

Le prime citazioni nei documenti scritti del capoluogo Ronchi e delle altre località compaiono tra X e XIII secolo (Ronchi nel 976, le frazioni tra 1270 e 1300), ma si sa che il luogo fu abitato da tempi ben più antichi. Il ritrovamento di una necropoli e di altri reperti hanno confermato la presenza umana a Ronchi già in epoca preromana, quando anche sul Carso monfalconese era diffusa la cosiddetta “civiltà dei castellieri”. L’area fu poi colonizzata in epoca romana facendo parte dell’agro aquileiese, come testimoniato da rinvenimenti sparsi in diversi punti del territorio comunale. All’epoca transitava di qua la via Gemina, principale arteria di collegamento verso Oriente che superava un corso d’acqua (probabilmente un antico ramo del delta dell’Isonzo) con un  lungo ponte in pietra sito in località Sochet. Nelle campagne poste tra gli attuali abitati di Ronchi e Soleschiano sono stati ritrovati nel 1987 i resti di una grande villa rustica, abitata e più volte ristrutturata tra I secolo a.C. e III secolo d.C., ben documentata dall’esposizione nel locale Museo Archeologico in piazza della Concordia.

Gli insediamenti abitativi si sono sviluppati nelle forme attuali a partire dal tardo Medioevo. L’economia agricola di quei secoli ha lasciato un’impronta indelebile sul disegno dei nuclei urbani e delle campagne: Ronchi si è allargato sul terreno in una serie di borghi rurali isolati (Cao de soraCao de mezoCao de soto Soleschiano più spostato verso la pianura. La semplice architettura di quei tempi è ricordata da un elemento che ancora oggi, tra edifici moderni, caratterizza l’immagine del luogo: sono i muretibraide

Ogni borgo aveva il suo edificio di culto. Ben conservata è la chiesa di Santo Stefano a Vermegliano, costruita nelle forme attuali nel 1558 su un edificio preesistente minore. Si presenta con facciata a capanna, portico e un alto campanile a vela retto da robusti pilastri in pietra, mentre l’interno è ornato da pregevoli affreschi, in gran parte del 1575-76, opera del pittore friulano Sebastiano Secante.

La stessa tipologia, semplificata nella più lineare facciata, è ripresa nella chiesa di S. Tommaso a Soleschiano, seminascosta tra le case del paese, mentre altri edifici religiosi di analoghe forme sono scomparsi nel tempo (S.Silvestro, S.Vito, S.Leonardo). La parrocchiale di S.Lorenzo è stata invece più volte ampliata e presenta oggi dimensioni e forme risalenti al 1780 (restaurate dopo la prima guerra mondiale). Del XVIII secolo è pure l’aspetto attuale della chiesa di S.Domenica a Selz, da qualche anno affiancata da un nuovo edificio. La chiesa della Ss. Trinità, sulla via omonima, a Ronchi, grazioso edificio vagamente baroccheggiante a pianta centrale, è sorto nel 1759  come cappella privata dei conti Pianese.

L’attività nelle campagne faceva capo ad alcuni caseggiati dominicali, composti in genere da casa padronale, fabbricati rustici di servizio, cortili e braide Si segnalano la seicentesca villa Mantica, oggi Meterc a Soleschiano, circondata da maestosi alberi e collegata alla sua campagna da un lunga carrareccia rettilinea;  a Ronchi palazzo Girardi, oggi Fabris, in piazza Oberdan, pure del Seicento; e il complesso dei de Dottori, in via XXIV maggio, settecentesco, composto da un imponente palazzo affacciato su strada, un’ampia serie di annessi e il prezioso muro della braida, in cui sono in parte reimpiegati alcuni conci del ponte romano del Sochet, ritrovati nei terreni di questa famiglia.

Numerose sono le ville costruite dopo il 1800, in genere meno legate alle attività agricole. Spicca  tra tutte in piazza Unità Villa Vicentini, poi Miniussi, oggi sede del Consorzio Culturale del Monfalconese. E’ una graziosa palazzina neoclassica, preceduta da un giardino sopraelevato  e ornata da una torretta laterale, fatta costruire tra il 1829 e il 1835 da Giacomo Vicentini, funzionario delle Fabbriche Edili a Trieste. Il suo cortile è chiuso lateralmente da una scenografica quinta muraria su cui sono disegnate delle arcate sovrapposte, mentre nello spazio retrostante  si trova una serra retta da colonne in pietra recuperate da una chiesa preesistente.

Alla sua destra si nota villa Carlo, elegante palazzina residenziale di proporzioni geometriche classicheggianti, anch’essa del 1835. Era la dimora dei nobili francesi Morè de Pontgibaud, esuli a Trieste dal 1791 con lo pseudonimo di Labrosse, proprietari di vaste tenute agricole in tutto il  basso isontino. Purtroppo perduta è l’ala dell’edificio che proteggeva, lontana dalla Francia, la preziosissima pinacoteca di famiglia (riportata in patria già nel 1872), così come scomparsa è la collezione dei reperti romani emersi dal podere che i Labrosse possedevano presso S.Canzian d’Isonzo, fino al 1956 esposti lungo il recinto di una delle loro braide ronchesi.  

Segni inequivocabili di un certo sviluppo architettonico tardo-ottocentesco sono evidenti in altri edifici padronali minori. A Ronchi si distinguono villa Ragusin in via D’Annunzio (oggi un ristorante) e casa Blasig (“il castello”) in via Mazzini, mentre a Selz si nota il complesso Corbatto, poi Cappelletti, preesistente ma ristrutturato in quegli anni. Ben conservati, entrambi in via Roma  a Ronchi figurano Casa Blasig, affiancata da un giardino molto curato, già abitazione del podestà Alessandro Blasig e il bianco villino de Dottori. Purtroppo molto degradata è la villa appartenuta a inizio Novecento all’ammiraglio della Marina Austriaca von Hinke, nascosta dal suo ricchissimo parco ormai inselvatichito.

Per Ronchi e il suo territorio gli anni compresi tra la metà del XIX e l’inizio del XX secolo corrispondono a un periodo di grande sviluppo e trasformazione. Nel 1850 Ronchi divenne comune autonomo, assorbendo le sue frazioni. Nel 1860 fu inaugurata la prima stazione ferroviaria (Ronchi Nord)  sulla linea Trieste- Udine-Venezia, cui seguì nel 1906 l’inaugurazione della seconda stazione (Ronchi Sud)  sulla linea Trieste-Cervignano-Venezia. Il quadro socioeconomico cambiò gradatamente in seguito all’avvio, in tutto il monfalconese, delle prime attività industriali: in particolare dopo l’apertura, nel 1908, dei Cantieri Navali, ma anche grazie al  Cotonificio di Vermegliano, del 1884, i cui fabbricati, da poco recuperati, costituiscono oggi un raro esempio locale di archeologia industriale. Nel 1906 fu tracciato tra Sagrado e Monfalcone, passando per Ronchi, il canale de Dottori, che grazie all’energia prodotta da alcune centraline idroelettriche (non più esistenti) e a un sistema di irrigazione più razionale fu di forte impulso per industria e agricoltura. Tra i fatti che animarono la località, va citato l’arresto dell’irredentista Guglielmo Oberdan in una locanda cittadina, nel 1882,  mentre nel 1912 il comune fu elevato al rango di “borgata”, con editto firmato dall’imperatore Francesco Giuseppe.

Le vicende della prima guerra mondiale provocarono distruzioni e orrori, in particolare tra il 1915 e il 1916, quando le alture carsiche più prossime furono teatro delle prime battaglie dell’Isonzo e gli abitati divennero immediata seconda linea. Buona parte della popolazione venne evacuata nel centro stiriano di Wagna, una delle due città con cui oggi Ronchi è gemellato; il patrimonio immobiliare riportò danni ingentissimi.

Simbolo della lenta ricostruzione fu la palazzina comunale, disegnata  in stile neo-medievale italiano sull’attuale piazza Unità, nei primi anni Venti. E’ del 1919 l’episodio cui si lega l’attuale nome intero del comune, che ricorda i legionari qui radunati da Gabriele D’Annunzio per muovere alla volta dell’impresa di Fiume.

Il gemellaggio con la slovena Metlika si lega invece alle lotte partigiane della seconda guerra mondiale, fatti per i quali al comune di Ronchi è stata conferita la Medaglia d’argento al Valor Militare.

Oggi Ronchi dei Legionari è più noto per  l’Aeroporto Regionale del Friuli Venezia Giulia, intitolato dal 2007 all’esploratore friulano Pietro Savorgnan di Brazzà. Creato nel 1935 come base di supporto per l’addestramento dei velivoli del 4° Stormo Caccia di stanza a Gorizia, fu inizialmente utilizzato anche per la messa a punto degli aerei terrestri prodotti dai cantieri monfalconesi (in quel periodo CRDA). Abbandonati dopo la seconda guerra mondiale, in parte reimpiegati dall’industria aeronautica Meteor negli anni Cinquanta, i terreni vennero scelti per insediare il nuovo aeroporto regionale, inaugurato con il volo per Roma del 2 dicembre 1961 e da allora in continua crescita. Nel 2018 è stato innaugurato il polo internodale Trieste Airport che comprende oltre che l'aeroporto, anche la nuova stazione ferroviaria nella linea Trieste-Venezia - Udine e che ha soppiantato la stazione di Ronchi Sud poco distante e la stazione autocorriere con numerose destinazioni.

Ai nostri giorni  l’immagine ambientale del comune di Ronchi è costituita prevalentemente da edilizia residenziale recente distribuita attorno ai nuclei più antichi delle diverse località, in un’espansione dell’abitato che ormai è quasi continua. Gli immediati dintorni offrono la possibilità di gradevoli escursioni a contatto con le peculiarità naturalistiche del luogo, cui conducono comodi percorsi. Ad est dell’abitato di Selz si trova il suggestivo Parco delle Mucille, esteso attorno a tre laghetti di origine artificiale, risultato degli scavi di una vicina fornace non più esistente. Proseguendo sulla stessa direzione si giunge al Centro Visite della Riserva Regionale dei laghi di Doberdò e Pietrarossa.  Diversi sentieri si snodano sul ciglione che chiude a nordest il territorio comunale (composto dal monte Cosich, il Sopraselz e, più a ovest, il Sei Busi) e da qui verso altri luoghi dell’altipiano, dove tra trincee austriache e italiane, monumenti e altre testimonianze della Grande Guerra, si possono apprezzare tutte le singolari caratteristiche morfologiche, faunistiche e floristiche del Carso isontino.

Nell'impero austro-ungarico[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una breve parentesi francese (1797), a seguito del trattato di Campoformio Ronchi entrò a far parte dell'impero austriaco. Dal 1805 (pace di Presburgo) il territorio venne aggregato al Regno d'Italia napoleonico fino al 1807. Dal 1809 al 1813 fece parte delle Province Illiriche istituite da Napoleone Bonaparte a seguito della pace di Vienna, per tornare all'Austria alla caduta dell'imperatore francese. Nel 1850 Ronchi divenne comune autonomo assorbendo i nuclei abitati di Vermegliano, Selz e Soleschiano con decreto imperiale. A Ronchi fu arrestato il 16 settembre 1882 Guglielmo Oberdan.

Il 7 agosto del 1912 il Comune venne elevato al rango di "borgata" con decreto di Francesco Giuseppe.

Nel maggio del 1915 l'Italia dichiarò guerra all'Impero austro-ungarico e gran parte della popolazione di Ronchi e del Carso monfalconese (zone situate sulla linea del fronte e nelle immediate vicinanze) fu evacuata e trasferita nel campo profughi di Wagna in Stiria.[5] I ronchesi poterono rientrare un po' alla volta nelle loro case solo dopo la disfatta di Caporetto nell'autunno del 1917.[6]

Nel Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla vittoria italiana nella prima guerra mondiale e al successivo trattato di Rapallo, Ronchi entrò a far parte del Regno d'Italia con il nome di Ronchi di Monfalcone. Il comune face parte della provincia di Trieste dal 1923 al 1947. Nella notte fra l'11 e il 12 settembre 1919 da Ronchi partirono i legionari guidati da Gabriele D'Annunzio per l'impresa fiumana: da questo evento derivò l'attuale nome della località[7].

Durante il ventennio fascista[8] Ronchi e in generale il Monfalconese, area di forte insediamento operaio, costituirono importanti nuclei di resistenza politica clandestina al fascismo.

In queste zone la resistenza armata si sviluppò già a partire dal 1942, come supporto alle unità partigiane slovene formatesi in seguito all'invasione italiana della Jugoslavia dell'aprile del 1941.[9] La popolazione di Ronchi partecipò massicciamente alla Resistenza: dei 175 ronchesi caduti nel corso della seconda guerra mondiale, 147 erano partigiani.[10] Dal 10 settembre 1943 alla liberazione Ronchi fece parte del Litorale adriatico, ma già l'8 settembre, all'avvicinarsi delle truppe tedesche, molti operai dei cantieri monfalconesi, ancora in tuta da lavoro ma armati, iniziarono a confluire a Cave di Selz, una frazione di Ronchi, per organizzare la difesa del territorio dall'invasione tedesca. I convenuti decisero di passare all'azione costituendosi in una brigata partigiana che battezzarono Brigata Proletaria. Ad essi si unirono anche alcuni ufficiali e soldati dell'ormai dissolto Regio Esercito italiano.

Da Selz i partigiani raggiunsero Gorizia, dove si scontrarono coi tedeschi nella prima importante battaglia combattuta dalla resistenza italiana in Italia settentrionale[11]. Il 16 settembre 1943, il Fronte di Liberazione del Popolo Sloveno (Osvobodilna Fronta) proclamò l'annessione del Litorale alla Slovenia: all'interno di questo territorio era compresa anche Ronchi dei Legionari, che quindi secondo gli sloveni da quel giorno entrava a far parte della Repubblica Slovena all'interno della nuova Jugoslavia socialista di Tito. L'annessione venne sancita anche dal Consiglio antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia (AVNOJ) il 30 novembre 1943, nel corso della sua seconda riunione plenaria tenutasi a Jajce dal 21 al 29 novembre 1943[12].

Dal dopoguerra a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il 1º maggio 1945 le truppe neozelandesi entrarono a Ronchi dove si incontrarono coi partigiani jugoslavi del IX Korpus.[13] Il 12 giugno, in seguito agli accordi tra Tito e Alexander, Ronchi passò sotto l'amministrazione alleata.[14]

Manifestazione pro Jugoslavia a Monfalcone nell'agosto del 1946

Fra il 9 marzo e il 5 aprile del 1946 una commissione interalleata - insediatasi a Trieste il giorno 7 - visitò la Venezia Giulia per stabilire quale dovesse essere la futura appartenenza statuale delle città e delle province contese tra Italia e Jugoslavia: anche Ronchi dei Legionari faceva parte del territorio reclamato dagli jugoslavi. La visita della commissione fu accolta nella regione da manifestazioni a sostegno dell'italianità a cui si contrapposero manifestazioni a favore della Jugoslavia, con violenti scontri tra le due parti[15].

Nel settembre 1947, con il trattato di Parigi e la definizione del confine italo-jugoslavo, gran parte del territorio della provincia di Gorizia passò alla Jugoslavia, mentre Ronchi, che fino al 1947 faceva parte della provincia di Trieste, restò in Italia e fu inserita nella provincia di Gorizia.

Ronchi dei Legionari fu una delle località interessate dal cosiddetto esodo dei cantierini monfalconesi. Circa 2.500 operai dei cantieri fra il 1946 e il 1948 scelsero di trasferirsi in Jugoslavia con l'obiettivo di contribuire all'edificazione di una società socialista. La gran parte di essi fuggirà dal paese a seguito della rottura fra Tito e Stalin, che porterà i cantierini a parteggiare in assoluta prevalenza per il secondo e - di conseguenza - a subire la persecuzione del regime jugoslavo.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2017 e nel 2018 Ronchi dei Legionari ha beneficiato del titolo di Città che legge Cepell.

La città è stata insignita del “Diploma d’Onore nel 1993,   la “Bandiera d’Europa” nel 1994,  la “Targa d’Onore” del Consiglio d’Europa nell’agosto 1998.

Dal 1993 Ronchi dei Legionari è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione:

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Già duramente provato dalle operazioni nel primo conflitto mondiale e, forte delle sue tradizioni di dignità civile e politica, reagendo con indomito coraggio alla lunga e crudele dittatura fascista, il popolo di Ronchi dei Legionari, pur se in condizioni di grave inferiorità tecnica e numerica, dopo l'8 settembre 1943, organizzò la Resistenza contro l'occupatore, impegnandolo in numerosi e cruenti scontri. Nel corso di venti mesi di lotta partigiana, malgrado persecuzioni, deportazioni nei campi di sterminio, distruzioni e torture, i Ronchesi furono tra i protagonisti della rinascita della Patria, lasciando alle future generazioni un patrimonio di elette virtù civili, di coraggio e di fedeltà agli ideali di giustizia.[10]»
— settembre 1943-aprile 1945

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[16]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2016 la popolazione straniera residente era di 770 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano[17]:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Il dialetto locale è detto bisiàco, un idioma veneto con influenze della lingua friulana, della lingua slovena e della lingua tedesca. Nel comune è riconosciuta anche la lingua Slovena ed i cartelli di indicazione stradale sono bilingui.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il 11 aprile 2017 Ronchi dei Legionari è stata insignita del titolo di "Città che legge"

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa Ronchi Dei Legionari.jpg
    Ad aprile si svolge la manifestazione "Librinfesta. Giornata del libro e della lettura"
  • Tradizionale, il giorno precedente all'Epifania, l'accensione dei fuochi epifanici, detti seime.
  • L'amministrazione comunale promuove ogni ann la manifestazione "Noi e la storia"
  • Durante l'estate si svolgono gli "Incontri d'estate in biblioteca" in piazzetta Francesco Giuseppe, nella piazzetta della biblioteca ed al parco Excelsior
  • A giugno si svolge il "Festival del Giornalismo" promosso dall'associazione culturale "Leali delle Notizie".
  • Durante il mese di agosto la Pro Loco organizza "Ronchi sotto le stelle"
  • Ad agosto si festeggia il patrono San Lorenzo, viene anche consegnato il premio della bontà
  • Ad ottobre va in scena la manifestazione "100%Ronchi" curata da Ronchi Live.
  • Da ottobre a dicembre la biblioteca comunale propone all'auditorium "Incontri da ascoltare e da sfogliare"
  • A novembre l'associazione culturale Leali delle Notizie promuove la rassegna "Punti di Contatto"
  • A dicembre si sviluppa la manifestazione "Ronchi Natale".
  • Tra novembre e gennaio è attivo il Giardino di Natale e si svolge il torneo di Curling bisiac
  • Il rione di Vermegliano celebra il 26 dicembre il proprio patrono Santo Stefano con varie manifestazioni, tra le quali la tradizionale "cantada" di mezzogiorno e l'apertura di chioschi in case e cortili di privati residenti.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'importanza economica del comune è data dalla presenza sul suo territorio dell'aeroporto del Friuli-Venezia Giulia con collegamenti giornalieri con alcune città italiane ed europee. Insistono inoltre diverse attività produttive nelle due aree artigianali-industriali poste ad ovest (refrigerazione, scambiatori di calore, edilizia ecc.) e nord-est (aeronautica, elettronica, refrigerazione) dell'aeroporto stesso.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Livio Vecchiet, 59 anni, assessore ai lavori pubblici e vicesindaco uscente, è stato eletto nel 2016 il nuovo sindaco di Ronchi dei Legionari. Il numero 39 nella storia della città. Vecchiet, sostenuto da “Insieme per Ronchi”, “Cittadini contro la fusione” ed “Amici per Ronchi”, ha superato al fotofinish l'antagonista principale ed ex collega di giunta, Enrico Masarà, con solo 93 preferenze di scarto. Al vincitore sono andate 1.906 preferenze, pari al 35,45%, mentre 1.813 sono stati i voti assegnati al candidato sostenuto da Partito Democratico, “Insieme, storia e futuro”, “Ronchi partecipa” e “Ronchi a sinistra”, pari al 33,72%. Terza piazza per la debuttante Lorena Casasola, Movimento 5 Stelle, con 1.008 voti, pari al 18,75%, quindi l'altro nuovo ingresso della scena politica ronchese, Giovanni Degenhardt, “Ronchi viva”, con 503 (9.35%), mentre fanalino di coda Luigi Bon, “Sinistra per Ronchi-Rifondazione comunista”, con 147 voti ed un risicato 2,73%.

Alle elezioni amministrative 2011 il buon risultato delle liste a sostegno del progetto Città Comune ha rilanciato il processo di fusione dei comuni del mandamento monfalconese. Nel 2015 è stata promossa una raccolta di firme, prevista dalla legge regionale, per un referendum sulla fusione del comune con Monfalcone e Staranzano che si è tenuto il 19 giugno 2016. Nonostante l'impegno a favore della fusione da parte della presidente della Regione Debora Serracchiani e dell'assessore alle Autonomie Locali Paolo Panontin il referendum è stato respinto con 9.906 voti pari al 60,27% dei votanti in assoluto. In particolare si sono registrati 2.627 no, pari al 36,06% a Monfalcone, 4.482 no, pari all'80,34% a Ronchi dei Legionari e 2.797 no, pari al 78,28% a Staranzano.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

In via di approvazione definitiva il gemellaggio con Godollo, in Ungheria.

Nel 1968 la giunta guidata dal sindaco Umberto Blasutti, decise il gemellaggio con il Comune di Metlika, all'allora parte della ex - Jugoslavia, a ricordo dei tragici fatti accaduti durante la seconda guerra mondiale. Uguale gemellaggio con il Comune di Wagna: pochi giorni prima dell'inizio della prima guerra mondiale, il governo austriaco impose ai ronchesi di partire. In centinaia furono caricati sui carri ferroviari e deportati in Stiria, nella zona di Wagna/Leibnitz, nel campo profughi che accolse quasi ventimila persone.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La città è rappresentata dalla squadra dei New Black Panthers baseball, militante in serie A. Il baseball, a Ronchi dei Legionari, trova origini nel 1959. La squadra di calcio è l'ASD Ronchi Calcio, che partecipa al campionato regionale di Promozione (2013/14) ed ha tesserati circa 190 calciatori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2017.
  2. ^ Dizionario toponomastico fiul.net, su friul.net. URL consultato il 30 novembre 2011.
  3. ^ Ministero dell'interno, servizi legislazioni minoranze etniche; DPR 12/09/2007 - Comuni slovenofoni del Friuli-Venezia Giulia, Ministero dell'Interno. URL consultato l'8 novembre 2011 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2011).
  4. ^ Sito: Worldclimate
  5. ^ ::La Grande Guerra 1914-1918: sul Carso e sul fronte dell'Isonzo::
  6. ^ ::La Grande Guerra 1914-1918: sul Carso e sul fronte dell'Isonzo::
  7. ^ La decisione di unire il nome storico di Ronchi alla dicitura "dei Legionari" fu presa dal Consiglio comunale il 9 ottobre del 1923. Il nome venne ufficializzato col regio decreto legge del 2 novembre 1925. Si veda Ronchi rinnega il cittadino Mussolini, in Il Piccolo, 9 dicembre 2013.
  8. ^ Il 17 maggio 1924 il Consiglio deliberò l'attribuzione a Benito Mussolini della cittadinanza onoraria di Ronchi "di Oberdan e dei Legionari". Si veda il citato articolo de Il Piccolo. La cittadinanza onoraria a Mussolini è stata revocata dal Consiglio comunale il 14 aprile 2014 [http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/04/15/news/solo-12-in-aula-revocata-la-cittadinanza-al-duce-1.9054888 Revocata la cittadinanza al duce, in Il Piccolo, 15 aprile 2014.
  9. ^ Giovanni De Martis, Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d'Italia: da Trieste ad Auschwitz, dal sito www.olokaustos.org.
  10. ^ a b http://www.comuneronchi.it/fileadmin/user_ronchi/storia_di_ronchi/Medaglia_d_argento.pdf
  11. ^ Galliano Fogar, Dalla cospirazione antifascista alla Brigata Proletaria, Udine, Arti grafiche G. Fulvio, 1973.
  12. ^ L'AVNOJ in quell'occasione creò un governo provvisorio della Jugoslavia e nominò il maresciallo Tito primo ministro del nuovo stato socialista e federale. I decreti annessionistici divennero conseguentemente atti legislativi veri e propri, e come tali vengono tuttora ricordati in Slovenia e in Croazia. In merito si veda Cristiana Columni, Guerra, occupazione nazista e resistenza, in AA. VV., Storia di un esodo. Istria 1945-1956, IRSML Friuli-Venezia Giulia, Trieste 1980, p. 17. L'autrice sbaglia la data del decreto annessionistico dell'AVNOJ, ponendolo ad ottobre. Data corretta invece in Galliano Fogar, Sotto l'occupazione nazista nelle province orientali, Del Bianco, Udine 1968, p. 74.
  13. ^ C.A. Borioli, Il governo militare alleato della Venezia Giulia, Il Territorio (periodico del Consorzio Culturale del Monfalconese) n.2 (1979) p.73
  14. ^ C.A. Borioli, Il governo militare alleato della Venezia Giulia, Il Territorio (periodico del Consorzio Culturale del Monfalconese) n.2 (1979)
  15. ^ Il 22 marzo un imponente corteo filoitaliano di oltre 20.000 persone si snodò lungo le vie di Pola, con alla testa i partigiani italiani della città e un cospicuo numero di bandiere rosse: la manifestazione venne bollata come «fascista» dal quotidiano polesano filojugoslavo in lingua italiana «Il nostro giornale»: Liliana Ferrari, L'esodo da Pola, in AA.VV., Storia di un esodo. Istria 1945-1956, IRSML Friuli-Venezia Giulia, Trieste 1980, pp. 182 ss.. A Gorizia il 26 e 27 marzo a circa 20.000 filoitaliani si contrapposero alcune migliaia di filojugoslavi, per lo più provenienti dai sobborghi: Manifestazioni a Gorizia all'arrivo della Commissione alleata, in l'Unità, 27 marzo 1946, p. 1 Archiviato il 18 ottobre 2014 in Internet Archive.. Negli stessi giorni, oltre centocinquantamila triestini scesero in piazza per manifestare a favore dell'Italia: ci furono scontri con i manifestanti filojugoslavi - in parte operai dei cantieri di Monfalcone - che causarono diversi feriti. A stento la polizia alleata riuscì a frenare i disordini con delle cariche di cavalleria e l'uso di idranti, operando decine di arresti: La Stampa [1].
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Bilancio demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2015 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 14 novembre 2016.

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