Conservatorismo

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Il conservatorismo è una corrente politico-culturale dalle fisionomie diverse a seconda dei contesti nazionali.
In polemica con la Rivoluzione francese, «i conservatori avversano i progetti utopistici di società perfette e i mutamenti troppo radicali, credono nella libertà individuale e nel mercato, sono severi in tema di ordine e legalità e nutrono un particolare rispetto per la tradizione, la famiglia e la religione»[1].

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "conservatorismo" fu coniato da François-René de Chateaubriand nel 1818,[2] durante la Restaurazione (1814–1830), per definire coloro che sostenevano la religione, monarchia, libertà, la Carta e la gente rispettabile ("Les honnêtes gens"). Il conservatore cerca quindi di conciliare l'ordine preesistente (come la monarchia e, in un certo senso, anche l'aristocrazia) con le conquiste ottenute dalla Rivoluzione francese (ad esempio diritto di voto e diritti dell'uomo), mantenendo un equilibrio che può essere minacciato dai reazionari (volti cioè a restaurare il vecchio ordine) quanto dai rivoluzionari (i progressisti che volevano migliorare le condizioni del popolo).

Nel corso degli anni, il conservatorismo si diffuse soprattutto nell'Impero Britannico (che aveva una monarchia costituzionale e molte libertà), e negli Stati Uniti, perdendo invece terreno nel vecchio continente, dove esistevano chiuse oligarchie e povere masse, con in mezzo una media borghesia. Fino alla fine dell'XIX secolo, i conservatori erano molto chiusi sui temi sociali e generalmente protezionisti in economia, rispetto ai liberali che erano mediamente progressisti e favorevoli al libero mercato. Agli albori del XX secolo, però, i conservatori allentarono la loro chiusura sui temi sociali, favorendo anche il liberalismo economico (in italiano "liberismo"). Questi cambiamenti erano dovuti principalmente al cambiamento geopolitico europeo, che vedeva nuove potenze come l'Impero Tedesco e la politicamente debole Terza repubblica francese, nonché alla crisi economica del periodo, che causò la fine del bimetallismo, oramai obsoleto, per il sistema aureo.

Dalla metà del XX secolo, i conservatori si sono caratterizzati definitivamente la loro opposizione ad aborto, matrimoni omosessuali, eutanasia e droghe, così come il loro supporto alla libera iniziativa, ai tagli fiscali ed alla fiducia nella proprietà privata. Non mancano tuttavia, delle eccezioni, come alcuni conservatori sono più progressisti su temi sociali (i liberal-conservatori ed i conservatori progressisti) pur mantenendo una fermezza sui temi economici in generale.

In definitiva, ciò che caratterizza il conservatorismo è la fiducia nell'individuo ma la sfiducia nel genere umano di per sé, al contrario dei progressisti che invertono i termini.

Storia e diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Come succitato, secondo il suo coniatore François-René de Chateaubriand, il "conservatore" è colui che sostiene la religione, monarchia, libertà, la Carta e la gente rispettabile. Tuttavia, nel Regno di Francia, i "conservatori" non avevano quasi nessuna presenza nella politica e nelle istituzioni, in quanto queste erano dominate dagli ultrarealisti ("Les Ultras"), che sono classificabili come reazionari.

Nel Regno Unito, il conservatorismo ebbe decisamente più successo. Infatti non aveva subito una rivoluzione analoga a quella francese (anzi timoroso degli eccessi come il "Terrore") ed la monarchia inglese aveva mantenuto il rispetto e la benevolenza del suo popolo. Il padre del conservatorismo inglese fu Edmund Burke, che ironicamente era un Whig (ovvero un liberale). Burke sosteneva un conservatorismo meno rigido di quello di Chateubriand, ed essendo attivo prima di questi, può essere considerato un proto-conservatore, tanto che sostenne la rivoluzione americana (che aveva quale causa principale le eccessive tassazioni) mentre disconobbe quella francese (che aveva come proposito il rovesciamento della monarchia). Fu proprio nel Regno Unito che, alla fine del XVIII secolo, si sviluppò in seno al Partito Tory un largo gruppo conservatore, opposto al succitato Partito Whig di matrice liberale. I Tory, sospettosi verso il capitalismo (in quanto fortemente anglicani ed anti-materialisti) e mercantilisti, finirono per accettare il sistema del laissez-faire ("Lascia fare") mantenendo invece una linea protezionistica verso i commerci esteri. Nel 1836 i Tory si coalizzarono nel Partito Conservatore, che seppur allora caratterizzato da un più progressista conservatorismo uninazionale, definiva chiaramente i principi conservatori, in linea generale con quelli teorizzati da Chataubriand.

Negli Stati Uniti, nel frattempo, Alexander Hamilton aveva fondato un altro partito proto-conservatore, il Partito Federalista. Questo, nonostante il nome, era favorevole alla centralizzazione dei poteri (ovvero dati al governo federale), all'industrializzazione ed al monetarismo, ed era contrapposto al Partito Democratico-Repubblicano di Thomas Jefferson, che propugnava un liberalismo classico ed un rigido fiscalismo, oltre a difendere il ruralismo ed il federalismo. Nel 1833, i federalisti ed i membri dissidenti del Partito Democratico di Andrew Jackson crearono il Partito Whig, in sintonia con i loro omologhi inglesi. Furono i democratici quindi a rappresentare i conservatori fino alla fine del secolo, e seppur con forti venature populiste, il Partito Democratico si mantenne segregazionista, protezionista e rurale, forte negli stati del Profondo Sud.

Negli albori del XX secolo ci fu un notevole ribaltamento nel sistema politico anglosassone, dove il conservatorismo era più presente. Negli USA, varie rotture nel Partito Repubblicano, erede dei Whig, avevano portato definitivamente l'ala progressista di questo a formare il Partito Progressista, guidato da Theodore Roosevelt, che poi confluì perlopiù nel Partito Democratico. I repubblicani di William Howard Taft si fecero decisamente conservatori, mentre i democratici di Woodrow Wilson trasformarono le idee populiste in un'ideologia progressista tuttora chiamata liberalismo moderno ("Modern liberalism", molto simile alla socialdemocrazia europea). Nel Regno Unito invece, il Partito Liberale stava perdendo terreno per il Partito Laburista, di idee socialiste, e questo aveva portato ad un'aumento dei voti conservatori, che avevano rafforzato il loro liberalismo economico.

Nella Francia del dopoguerra vi fu la nascita di un conservatorismo populista e statalista: il gollismo, così chiamato per via del sostegno a Charles de Gaulle. A differenza dei conservatori anglosassoni, De Gaulle era nettamente più nazionalista e tecnocratico, ed era conservatore solo sui temi sociali, poiché in economia (come molti paesi europei dell'epoca, guidati da partiti cattolici) fu fortemente dirigista. Inizialmente marginale come Raggruppamento del Popolo Francese, nella metà degli anni'50 il movimento gollista ebbe un'impennata, dovuta alla sfiducia verso i partiti politici cattolico (MRP), socialista (SFIO) e liberale (CNIP) che si alternavano costantemente alla guida del Paese. Così nel 1958, De Gaulle venne eletto premier con l'Unione per la Nuova Repubblica, e in poco tempo creò un sistema stabile di tipo semi-presidenziale. Nel 2002 i vari gruppi cristiano-democratici, liberali e gollisti si sono fusi nell'Unione per un Movimento Popolare (UMP), che tuttavia si è disciolta a causa degli insuccessi elettorali nel 2015, per formare un partito-fotocopia chiamato I Repubblicani, guidati da Nicolas Sarkozy.

In Italia i conservatori furono deboli, ed a parte la parentesi qualunquista (il Fronte dell'Uomo Qualunque era di matrice liberista e anticomunista, socialmente conservatrice), i conservatori si coagularono nel Partito Liberale Italiano, oltre che in una buona fetta della Democrazia Cristiana, tuttavia insignificante a livello nazionale. Attualmente, non c'è alcun partito di matrice conservatrice in Italia, anche a causa del forte trasformismo. Del 2011 al 2015 sono stati lanciati alcuni movimenti auto-dichiarati conservatori, come il defunto Futuro e Libertà per l'Italia (FLI) di Gianfranco Fini, staccatosi dal Popolo della Libertà (PdL), ed il recente Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto, scissosi da Forza Italia

Tipi di conservatorismo[modifica | modifica wikitesto]

Esistono varie forme di conservatorismo, che seppur apparentemente distanti fra di loro, mantengono un filo conduttore comune, specialmente sui temi economici.

Il conservatorismo fiscale è presente in quasi tutti i partiti conservatori, ed è uno dei fattori principali che marcano la differenza tra conservatori e progressisti. Questa forma di conservatorismo è volta a tagliare la spesa pubblica, al fine di conseguire il pareggio di bilancio. Infatti, cerca di porre freno agli interventi statali in economia, favorendo invece privatizzazioni e deregolazioni. L'obiettivo di questa tattica economica è ridurre le tassazioni e programmi ed enti ritenuti inutile, così ridurre il debito pubblico e favorire investimenti nel Paese o area di appartenenza.

Il conservatorismo sociale pone l'accento soprattutto sui temi sociali, opponendosi a matrimoni omosessuali, eutanasia, aborto ed antiproibizionismo. Supporta anche un'inasprimento delle pene contro la criminalità, ovvero la "Tolleranza zero". Questa branca del conservatorismo cerca di coniugare i temi classici del conservatorismo con la giustizia sociale ed un moderato egualitarismo, rielaborandoli in chiave anti-statalista e liberista.

Il conservatorismo liberale si colloca alla "sinistra" del panorama conservatore. Seppur sostenendo i propositi fiscali dei conservatori, sui temi sociali è più progressista, in particolare sui diritti civili. Un sottogruppo del conservatorismo liberale è il conservatorismo progressista, presente soprattutto in Canada. Si differenzia dal conservatorismo liberale per un netto centrismo anche sui temi economici.

Il conservatorismo libertario è invece tipicamente presente negli Stati Uniti. Infatti mantiene posizioni libertarie in economia e generalmente conservatrici sui temi etici. Non mancano conservatori libertari che, anche se minoritari, supportano il matrimonio omosessuale, posizioni abortiste o anche la legalizzazione delle droghe, in quanto la proibizione di questi negherebbe delle libertà, cosa molto cara ai libertari. Negli stati uniti il conservatorismo libertario è chiamato anche "fusionismo".

Il conservatorismo nazionale è la "destra" del movimento conservatore. Nettamente nazionalista rispetto al pragmatismo dei conservatori, si caratterizza soprattutto per l'osteggiamento dell'immigrazione clandestina, del multiculturalismo e della globalizzazione. Rispetto ai conservatori moderni, sostiene protezionismo ed un certo statalismo in economia, ed ha una forte connotazione populistica.

Il neoconservatorismo è una peculiarità americana del conservatorismo. Nato alla fine degli anni'80 dal XX secolo, il movimento "neocon" supporta a tutto campo il neoliberismo, l'interventismo, l'occidentalismo ed il patriottismo, mentre si oppone all'internazionalismo, così come all'isolazionismo, credendo giusto il principio di "esportare la democrazia" in tutto il Mondo. Rispetto ai normali conservatori, non sono particolarmente opposti al "Big Government" ("Grande Governo", in pratica l'intervento statale), chiedendone solo una limitazione. I capisaldi del neoconservatorismo sono state le amministrazioni Reagan e Bush.

Se il neoconservatorismo è una caratteristica politica americana, il conservatorismo uninazionale è una caratteristica tipicamente britannica. Termine coniato dal Primo Ministro Benjamin Disraeli, l'uninazionalismo (chiamato anche "Tory Democracy", cioè Democrazia Tory) ha una linea d'azione pragmatica e paternalistica, in quanto ritiene che per prevenire una rivoluzione, le classi agiate debbano mostrare solidarietà con le masse operaie e popolari. Sui temi economici è favorevole al libero mercato interno ma crede che per preservare gli imprenditori nazionali si debba applicare un rigido protezionismo sulle merci estere. Gli uninazionalisti inglesi sono progressivamente diminuiti nel Partito Conservatore fino a diventare minoranza negli anni'70 del '900, quando Margaret Thatcher lanciò un programma liberista e interventista. Il conservatorismo uninazionale è attualmente minoritario tra i conservatori, mentre il rivale Partito Laburista, sotto la guida di Ed Miliband ha a sua volta lanciato il "One National Labour" (Laburismo Uninazionale).

Il tradizionalismo (chiamato comunemente Toryismo nei paesi anglofoni) sottolinea il rispetto e la necessità del giusnaturalismo e di una morale comune, ponendo la massima fiducia nella tradizione locale, della vita rurale, nell'organicismo, nel rispetto della gerarchia e nella fedeltà. I tradizionalisti vengono talvolta messi a confronto coi i reazionari, tanto che molti tradizionalisti si auto-dichiarano tali, sottolineando la decadenza portata dall'Illuminismo e dalle rivoluzioni, nonché dal progresso, che ha causato un crollo dei valori morali e sociali. Negli Stati Uniti il movimento tradizionalista è chiamato "Paleoconservatorismo", particolarmente opposto ad immigrazione e progressismo.

Esiste anche una branca religiosa nel conservatorismo, ovvero il cosiddetto Teoconservatorismo (semplicemente Tecon, da "Teo" cioè Dio, e "Con" ovvero Conservatore). Il movimento Teocon è marcato infatti su un ultra-conservatorismo sui temi sociali, in particolare sui diritti degli omosessuali. In movimento Teocon è forte negli Stati Uniti, dove viene riconosciuto per il fondamentalismo cristiano ed il supporto ad azioni teocratiche, che ritengono necessarie per la difesa della civiltà occidentale. In Italia viene grossolanamente usato per riferirsi ai Cristiano-democratici di destra, come Marcello Pera e Giuliano Ferrara, molto più moderati rispetto alla controparte americana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Conservatorismo su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Jerry Z. Muller, Conservatism: An Anthology of Social and Political Thought from David Hume to the Present, 1997.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Borgognone, Giovanni, La destra americana. Dall'isolazionismo ai neocons, Roma-Bari, 2004
  • Burke, Edmund, Riflessioni sulla Rivoluzione Francese, Roma, 1984
  • Goldwater, Barry, The Conscience of a Conservative, New York, 1960
  • Kirk, Russell, The Conservative Mind. From Burke to Eliot, Chicago, 1953
  • Micklethwait, John e Wooldridge, Adrian, The Right Nation. Conservative Power in America, New York, 2004
  • Schneider, Gregory, Conservatism in America since 1930, New York-Londra, 2003
  • Veneziani, Marcello, La cultura della destra, Roma-Bari, 2002
  • Scruton, Roger, Manifesto dei conservatori, 2007
  • Catà, Cesare, Da radici inabbandonabili. Leo Strauss e la Rivoluzione Conservatrice, in A. Morganti (a cura di), Atti del Convegno “Neocons tra reinvenzione della storia e prassi”, Il Cerchio, Rimini 2007, pp. 43–71
  • Nolte, Ernst, La rivoluzione conservatrice, (a cura di Luigi Iannone), Rubbettino, 2009

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