Tolleranza zero

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L'espressione tolleranza zero indica ad un modello politico basato sull'applicazione particolarmente intransigente delle norme di pubblica sicurezza, applicato per la prima volta dell'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questa politica deriva dalla "teoria delle finestre rotte" (broken windows theory) formulata nel 1982 dai sociologi James Q. Wilson e George Kelling, che prevede che le persone, vedendo una finestra rotta che non viene riparata, si abituano ad un'idea di deterioramento, di disinteresse e mancanza di regole che stimola le attività criminali[1].

L'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, applicò la teoria della finestra rotta nel 1994. Uno dei luoghi più pericolosi della città era la metropolitana. La Tolleranza zero nei confronti delle trasgressioni minori, come il mancato pagamento del biglietto spazzò via l'idea che la metropolitana fosse una zona senza regole, producendo un'immediata contrazione del numero di crimini, anche gravi[2].

Durante l'applicazione di tale politica, si rilevò un aumento di manifestazioni non pacifiche nel quartiere Bronx, da parte dei residenti afroamericani, manifestazioni attuate su fondamenta inesistenti, con l'unico obiettivo di creare scompiglio tra le forze dell'ordine. Tale fenomeno si fermò solamente dopo pochi giorni dal suo inizio, dato che la missione "tolleranza zero" continuò senza problemi, più decisa e organizzata di prima.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, l'espressione tolleranza zero è stata utilizzata in accezioni diverse, da diverse parti politiche, spesso perdendo ogni relazione con la teoria che ne è alla base formale: numerosi Governi hanno voluto interpretare questa politica varando diversi "pacchetti sicurezza" basati sul generico inasprimento delle sanzioni, dei divieti e delle pene detentive; alcuni sindaci[3] invece l'hanno intesa come una azione di repressione contro attività ritenute sgradevoli e/o indecorose come l'accattonaggio e la prostituzione. Tuttavia non essendo reati, la repressione verso queste attività è avvenuta per vie traverse, come ad esempio le multe agli automobilisti che si fermavano accanto alle prostitute; la Lega Nord ha applicato questa politica facendo approvare al Parlamento la Legge Bossi-Fini e successivamente il reato di clandestinità, entrambi con l'obiettivo di contrastare l'immigrazione clandestina.

A parte questi esempi, tolleranza zero è diventato un modo di dire per manifestare la propria fermezza, in generale o in riferimento a una particolare categoria di trasgressioni come ad esempio nei confronti del fumo. La tolleranza zero viene tipicamente applicata dalle scuole, relativamente a certi ambiti quali la detenzione e l'utilizzo di droghe o di armi. Per esempio, uno studente trovato in possesso di droga o di armi in una scuola che applica la tolleranza-zero incorrerà immediatamente nella massima sanzione prevista. È chiaro che una tale politica richiede una normativa estremamente esplicita; una normativa confusa o generica potrebbe provocare altrimenti grosse conseguenze.

Per altro verso, "cavalcare le paure serve solo a produrre ulteriore insicurezza percepita. Qui, oltre alle responsabilità politiche, giocano anche quelle dei media, sempre pronti a rilanciare acriticamente gli allarmi e raramente disposti a prendere o a dare spazio a posizioni impopolari"[4].

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel libro Parola d'ordine: Tolleranza zero, Loic Wacquant scrive che per averne la prova dell'inefficacia di questa politica, basta confrontare i dati di New York con quelli di San Diego: tra il 1993 e il 1996, la metropoli californiana può vantare una diminuzione della criminalità identica a quella di New York, avendo adottato tutt'altre politiche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) George L. Kelling e James Q. Wilson, Broken Windows: The police and neighborhood safety, in Atlantic Monthly, 1º marzo 1982, pp. 29–38. URL consultato il 9 novembre 2014.
  2. ^ La teoria delle finestre rotte, su Unitresorrentina.org. URL consultato il 14 ottobre 2014.
  3. ^ L'ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca ha cercato di attuare nella propria città, la politica della tolleranza zero. Anche a Treviso l'ex sindaco Giancarlo Gentilini, soprannominato "Lo Sceriffo", ha attuato una politica di tolleranza zero.
  4. ^ D. Stasio, La «necessità» di prendere posizione contro il populismo penale, Questione giustizia, 27 maggio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Denis Salas, Il populismo penale, Questione giustizia: bimestrale promosso da Magistratura Democratica, Fascicolo 2, 2006 (Milano: Franco Angeli, 2006).
  • John Pratt, Penal Populism (Key Ideas in Criminology) [New edition]. Key Ideas in Criminology. 0415385091, 9780415385091, 9780203963678 Rutledge 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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