Forza Italia (2013)

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Forza Italia
Logo Forza Italia.svg
Presidente Silvio Berlusconi
Portavoce Deborah Bergamini
Stato Italia Italia
Sede Piazza San Lorenzo in Lucina, 4 - Roma
Abbreviazione FI
Fondazione 16 novembre 2013
Ideologia Conservatorismo liberale,
Cristianesimo democratico,[1]
Liberalismo
Collocazione Centro-destra
Partito europeo Partito Popolare Europeo
Gruppo parl. europeo Gruppo del Partito Popolare Europeo
Seggi Camera
57 / 630
Seggi Senato
43 / 320
Seggi Europarlamento
12 / 73
Seggi Consiglio regionale
92 / 897
Testata Il Mattinale
Organizzazione giovanile Forza Italia Giovani
Iscritti 165.000 [2] (2016)
Colori Azzurro
Sito web

Forza Italia (FI) è un partito politico italiano di centro-destra, fondato il 16 novembre 2013, che riprende il nome e il simbolo dell'omonima formazione attiva dal 1994 al 2009.

Vi è confluita la maggioranza degli esponenti del Popolo della Libertà, dopo la scissione dell'area di Angelino Alfano, passata invece al Nuovo Centrodestra.

Il presidente del partito è dalla sua nascita Silvio Berlusconi che ne è anche l'ideatore.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le ultime vicende del Popolo della Libertà e la scissione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Il Popolo della Libertà e Governo Letta.

L'ipotesi di un ritorno a Forza Italia inizia a circolare già nel 2011, soprattutto dopo aver preso atto[3][4][5][6][7] delle difficoltà del Popolo della Libertà, lista vincente alle Elezioni politiche italiane del 2008, a diventare un soggetto culturalmente dinamico, plurale e strutturato.[8]

Dopo la deludente performance delle comunali del 2012 i giornali scrivono di un imminente ritorno al progetto originario, allo spirito del '94.

Sarà tuttavia lo stesso Berlusconi a smentire queste ipotesi, annullando le primarie per candidarsi di nuovo alla guida della coalizione del centro-destra[9] in occasione delle elezioni politiche del 2013.

I primi veri passi in tal senso vengono effettuati a giugno 2013,[10] allorquando la sconfitta alle amministrative evidenzia la necessità di un cambiamento radicale.

Dopo mesi di confronti e valutazioni il 25 ottobre l'Ufficio di Presidenza «delibera la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, per convergere verso il rilancio di “Forza Italia”, in attesa della ratifica del Consiglio nazionale del 16 novembre ».[11], che confermò la decisione.

Le "colombe", che in quest'organo contano 130 membri sugli 870 totali,[12] non partecipano ai lavori, originando quindi una scissione.[13]. Il punto maggiormente contestato riguarda la possibile uscita dall'esecutivo, soprattutto in caso di voto favorevole degli alleati del Partito Democratico sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi.[14]

Lo stesso giorno Angelino Alfano, durante una conferenza stampa alla quale partecipano gli esponenti dell'ala governativa, annuncia la nascita di una seconda formazione dalle ceneri del partito comune, ribattezzata Nuovo Centrodestra[15], alla quale aderiscono 60 parlamentari.

Il 20 novembre 2013 i gruppi assumono la denominazione "Forza Italia - Il Popolo della Libertà - Berlusconi presidente" alla Camera e "Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura" al Senato.[16][17] A novembre aderiscono Clemente Mastella[18] e sua moglie Sandra Lonardo[19].

Elezioni amministrative del 2013[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni amministrative italiane del 2013.

Il primissimo banco di prova è costituito dalle elezioni regionali in Trentino-Alto Adige del 27 ottobre 2013 dove, per quanto riguarda Bolzano, il cartello "Forza Alto Adige-Lega Nord-Team Autonomie" raccoglie un mortificante 2,5%.

A Trento Giacomo Bezzi ottiene il 4,42%; il centro-destra conquista complessivamente 4 seggi.

Alle regionali in Basilicata del novembre 2013, vinte dal candidato del centro-sinistra con il 59,6% che candidava il Vicepresidente della Giunta uscente di centrosinistra del Presidente Vito De Filippo (dimessosi per gli scandali rimborsi), Marcello Pittella, il simbolo del Popolo della Libertà (presentato per l'ultima volta) ottiene il 12,27% pari a 29 mila voti e solo 2 consiglieri, mentre il candidato Presidente, il senatore di Scelta Civica Salvatore Di Maggio si ferma al 19,38%.

L'opposizione e la riorganizzazione del partito[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 novembre il Governo pone la fiducia sulla legge di stabilità presentando un maxi-emendamento che integra le modifiche della commissione bilancio del Senato. Forza Italia, nella conferenza dei capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, annuncia il no alla finanziaria e l'uscita dalla maggioranza del Governo Letta[20].

Il 2 gennaio 2014 Berlusconi nomina i primi coordinatori regionali e annuncia per il 26 gennaio gli "stati generali" del partito[21].

Il 18 gennaio 2014 avviene l'incontro tra Silvio Berlusconi e il segretario Matteo Renzi. I due si confronteranno a lungo sul tema della legge elettorale e delle riforme istituzionali[22]. Terminate le nomine dei coordinatori regionali, arrivano le prime deleghe ai relativi comitati di presidenza. Si inizia dalla Lombardia e dalla Liguria.[23] Il 20 febbraio vengono annunciati i congressi territoriali del partito, previsti per l'estate.[24][25]

In seguito una delegazione di 200 volontari parte da Roma per raggiungere i territori non sufficientemente coperti dalla rete internet, al fine di incentivare l'apertura di nuovi club.

Il nome dell'iniziativa è "Missione Azzurra".[26] Forza Italia decide inoltre di rimanere all'opposizione del nuovo Governo Renzi, mantenendo comunque un atteggiamento improntato alla responsabilità.[27]

I problemi finanziari[modifica | modifica wikitesto]

Dal mese di maggio 2014 il partito ha problemi finanziari a causa dell'abolizione progressiva del finanziamento pubblico di cui fino a quel momento aveva goduto. Berlusconi ha esortato gli iscritti a divenire sostenitori del partito, pregando i propri parlamentari di cercare finanziatori.[28] Nell'agosto il partito ha annunciato di non essere in grado di pagare puntualmente gli stipendi ai propri dipendenti a causa della carenza di liquidità. I debiti ammontano a circa 94 milioni di euro[29].

Elezioni europee, regionali ed amministrative del 2014[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni europee del 2014 (Italia), Elezioni regionali italiane del 2014 ed Elezioni amministrative italiane del 2014.

Alle regionali in Sardegna del 16 febbraio 2014 Forza Italia ricandida il presidente uscente forzista Ugo Cappellacci che ottiene però il 39,6% e viene sconfitto così dall'esponente di centro-sinistra, Francesco Pigliaru (al 42,4%). Forza Italia ottiene il 18,52% ed elegge 10 consiglieri.

Alle europee del 2014 il partito risulta essere la terza lista nazionale con 4.614.364 voti validi, pari al 16,81% dietro al PD e al Movimento 5 Stelle. I seggi conquistati all'europarlamento sono 13; cinque anni prima sono stati 29. Sommando i voti di Forza Italia con quelli del Nuovo Centrodestra e di Fratelli d'Italia i voti ottenuti sono 6.800.000, circa 4 milioni in meno rispetto a quelli presi dal PdL alle europee del 2009.

Contestualmente alle europee si sono svolte le elezioni regionali in Piemonte e in Abruzzo, accompagnate da un rilevante turno di amministrative.

In Piemonte l'azzurro Pichetto, sostenuto anche dalla Lega ma non da FdI, perde con il 22% contro Chiamparino (al 47%) del centrosinistra.

In Abruzzo, il presidente uscente Chiodi è ugualmente sconfitto con il 29,2% dal Dem Luciano D'Alfonso (al 46,2%). Forza Italia ottiene il 15,57% in Piemonte e 6 seggi, il 16,67% e 4 consiglieri in Abruzzo. Alle amministrative, dei 28 comuni capoluogo chiamati al voto 15 sono le amministrazioni uscenti di centro-sinistra e 13 quelle di centro-destra. Il primo turno assegna 9 città al centro-sinistra e 2 al centro-destra che si conferma ad Ascoli Piceno e a Tortolì. Inoltre il partito rimane escluso anche in alcuni ballottaggi, come a Livorno, a Modena e a Caltanissetta. Al secondo turno si conferma a Teramo e vince a Foggia e per la prima volta nelle roccaforti rosse di Perugia ed Urbino. Il centrodestra perde però sei capoluoghi di provincia nel nord-ovest: a Bergamo, Cremona, Pavia (dove viene battuto dal centro-sinistra il giovane sindaco uscente Alessandro Cattaneo, in piena scalata al vertice del partito come volto nuovo di FI), Biella, Verbania e Vercelli vincono i candidati democratici. Il partito infine è sconfitto anche a Pescara e infine, il 26 ottobre, anche a Reggio Calabria.

Alle regionali anticipate del 23 novembre 2014, in Emilia-Romagna Forza Italia sostiene il leghista Alan Fabbri, sconfitto con il 29,8% da Stefano Bonaccini (al 46,2%)e viene superata a destra dalla Lega Nord, raggiungendo solo l'8,3% ed eleggendo 2 consiglieri. Mentre in Calabria (dove la giunta uscente è invece di centro-destra) si impone il candidato del centro-sinistra, Mario Oliverio (con il 61,4%), sulla candidata forzista Wanda Ferro, ferma al 23,5%. Forza Italia ottiene il 12,2% e 5 consiglieri.

L'elezione di Mattarella e i successivi sviluppi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le dimissioni del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, firmate il 14 gennaio 2015[30], il partito pensa ai nomi da proporre come successori al Colle; nonostante un iniziale apprezzamento per Giuliano Amato e Pier Ferdinando Casini, il 29 gennaio 2015 Renzi annuncia che alla quarta votazione proporrà Sergio Mattarella.

Questa mossa causa sostanzialmente la fine del Patto del Nazareno, provocando delle tensioni[31][32][33]. Il 4 febbraio 2015 Berlusconi respinge le dimissioni dei vertici del partito, chieste dai dissidenti guidati da Raffaele Fitto[34].

Il 21 febbraio Raffaele Fitto e i forzisti a lui vicino lanciano la corrente dei "Ricostruttori".

Il 31 marzo 2015 i senatori Sandro Bondi e Manuela Repetti lasciano il partito e aderiscono al gruppo misto.

Lo scontro nel partito tra Berlusconi e Fitto si acuisce con l'approssimarsi delle elezioni regionali. Con il rischio di vedere i propri fedelissimi tagliati fuori dalle liste di Forze Italia nelle regioni chiamate al voto, l'ex ministro pugliese minaccia la presentazione di liste autonome, ed eventualmente propri candidati a presidente, in contrapposizione a quelle ufficiali del partito.

Elezioni regionali ed amministrative del 2015[modifica | modifica wikitesto]

Al turno principale delle regionali FI si presenta in coalizioni unitarie di centro-destra in quattro regioni: in Liguria, in Veneto, in Umbria e nell'unica regione amministrata da Forza Italia, la Campania.

Il 10 maggio intanto Forza Italia viene sconfitta ad Aosta e il centrodestra perde il governo della città, mentre anche a Trento e a Bolzano il centrosinistra si riconferma rispettivamente al primo e al secondo turno.

In Veneto si conferma il presidente uscente leghista Luca Zaia col 50,1% contro il 22,7% del centrosinistra. Forza Italia qui registra il suo risultato peggiore di questa tornata, fermandosi al 5,9% ed eleggendo 3 consiglieri.

In Liguria l'azzurro Giovanni Toti si impone con il 34,4% grazie alle divisioni nello schieramento avversario, la regione torna così al centrodestra dopo 10 anni. FI ottiene il 12,6% e 3 seggi.

In Toscana il partito corre da solo col suo candidato Stefano Mugnai che arriva quarto con il 9,1%, mentre la lista raccoglie l'8,5% ed elegge un solo consigliere.

Nelle Marche FI sostiene, assieme all'NCD, il presidente uscente Gian Mario Spacca, eletto nel 2005 e 2010 con il centrosinistra e non ricandidato dalla sua coalizione per un terzo mandato. Spacca arriva quarto con il 14,2%, Forza Italia ottiene il 9.4% e 2 consiglieri.

In Umbria il centrodestra unito sostiene il sindaco di Assisi Claudio Ricci che ottiene il 39,2% e viene sconfitto per soli circa 13.000 voti. Forza Italia raccoglie l'8,5% ed elegge un consigliere.

In Campania il presidente uscente Stefano Caldoro viene sconfitto con il 38,3%. Gli azzurri raccolgono il 17,8% ed eleggono 7 consiglieri.

In Puglia viene inizialmente lanciata la candidatura dell'ex presidente della provincia di Bari Francesco Schittulli, ma dopo alcune incomprensioni riguardanti la composizione delle liste, con la minaccia di esclusione degli esponenti maggiormente vicini a Fitto, i dirigenti scelgono Adriana Poli Bortone mentre l'ex governatore prosegue nel sostegno a Schittulli. La Poli Bortone arriva quarta con il 14,4%, la lista azzurra ottiene l'11,3% e 5 seggi.

Le Elezioni regionali italiane del 2015 registrano un calo di consensi di Forza Italia, stimato dall'Istituto di studi e di ricerche Carlo Cattaneo, di 840.148 voti rispetto alle Elezioni europee del 2014 in relazione al dato delle medesime 7 regioni; questa flessione proietta il partito di Silvio Berlusconi al secondo posto all'interno dello schieramento di centrodestra, con il sorpasso della Lega Nord in molte regioni.

Alle contemporanee elezioni comunali, tra primo e secondo turno, il centrodestra si conferma a Chieti, Vibo Valentia, Andria e Rovigo, strappa al centrosinistra i comuni di Matera, Arezzo e la roccaforte di Venezia e perde il governo delle città di Mantova e Trani.

La scissione dei Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 giugno 2015, al Senato, nasce il gruppo parlamentare dei Conservatori, Riformisti italiani, che sancisce la definitiva separazione tra il partito di Berlusconi e i ribelli vicini a Raffaele Fitto (che peraltro in data 17 maggio aveva già lasciato il gruppo del Partito Popolare Europeo per aderire ai Conservatori e Riformisti Europei). Fanno parte del nuovo gruppo 12 parlamentari, ben 10 provenienti da Forza Italia e 2 da Grandi Autonomie e Libertà: Anna Cinzia Bonfrisco, Francesco Bruni, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Tito Di Maggio (da GAL), Ciro Falanga, Pietro Liuzzi, Eva Longo, Antonio Milo (da GAL), Lionello Marco Pagnoncelli, Luigi Perrone, Lucio Tarquinio e Vittorio Zizza. Viene contestualmente eletta capogruppo, a scrutinio segreto, la senatrice Bonfrisco.

Il 20 novembre 2015 sono invece 10 i deputati che aderiscono al progetto: Trifone Altieri, Maurizio Bianconi, Gianfranco Giovanni Chiarelli, Daniele Capezzone, Nicola Ciracì, Antonio Distaso, Benedetto Francesco Fucci, Cosimo Latronico, Roberto Marti e Rocco Palese.

L'abbandono dei verdiniani[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 luglio Denis Verdini ufficializza la nascita di Alleanza Liberalpopolare - Autonomie, gruppo parlamentare che sostiene le riforme costituzionali dell'attuale esecutivo, al quale hanno aderito Lucio Barani, Giuseppe Compagnone, Vincenzo D'Anna, Antonio Scavone, Riccardo Conti, Riccardo Mazzoni, Ciro Falanga, Pietro Langella ed Eva Longo.

Nei mesi seguenti anche i senatori Francesco Maria Amoruso, Domenico Auricchio, Giuseppe Ruvolo, Pietro Iurlaro, Enrico Piccinelli e Riccardo Villari lasciano Forza Italia e aderiscono ad Alleanza Liberalpopolare.

Il 23 settembre è il turno dei deputati Francesco Saverio Romano, Ignazio Abrignani, Luca D'Alessandro, Monica Faenzi, Giuseppe Galati, Giovanni Mottola e Massimo Parisi, i quali entrano a far parte del Gruppo Misto.

Il 19 maggio l'onorevole Giorgio Lainati abbandono Forza Italia e aderisce ad ALA.

Le nuove adesioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 agosto, Nunzia De Girolamo, ex Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali nel Governo Letta, nonché ex capogruppo del Nuovo Centrodestra alla Camera dei deputati, ufficializza l'abbandono a NCD.

Il ritorno a Forza Italia del successivo 22 settembre, oltre ad essere motivato da ragioni sentimentali («È casa mia»), si spiega soprattutto nella condotta di Alfano, a suo avviso colpevole di aver intrapreso un percorso che sfocerà inevitabilmente in una collocazione all'interno del centro-sinistra.[35]

Questa mossa ha comportato una scelta analoga da parte di 120 amministratori locali.[36]

A settembre è il turno dell'eurodeputato Massimiliano Salini, anch' egli deluso da NCD. [37]

Nel dicembre 2015 aderiscono al partito di Berlusconi i deputati nazionali Francantonio Genovese e Maria Tindara Gullo e il deputato regionale siciliano Francesco Rinaldi, provenienti tutti dal PD.[38]

Il 29 febbraio 2016 Adriana Poli Bortone, già candidata in Puglia per la coalizione di centrodestra alle elezioni regionali 2015, annuncia la propria adesione a Forza Italia (dopo la rottura avvenuta già al momento delle regionali con il proprio precedente partito, Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale).[39]

Tuttavia, rispettivamente il 16 marzo e il 18 maggio, i deputati Guglielmo Picchi e Giuseppina Castiello aderiscono alla Lega Nord.

Elezioni amministrative del 2016[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni amministrative italiane del 2016.

A maggio il centrodestra perde al ballottaggio a Bolzano, tornata al voto dopo solo un anno.

Invece, al primo turno della tornata generale del 5 giugno il centrodestra vede la riconferma soltanto a Cosenza, e l'esclusione di Forza Italia dal ballottaggio in varie città, tra cui Roma e Torino. In quest'ultimi due casi nessun candidato di centrodestra approda al secondo turno. Delle maggiori città andate al ballottaggio il 19 giugno, il centrodestra conquista solo Trieste, mentre viene sconfitto a Milano, Bologna e Napoli. A Roma e Torino si verificano invece le importanti vittorie dei candidati del M5S. Dei restanti capoluoghi di provincia, FI partecipa alle vittorie di Savona, Pordenone, Grosseto, Benevento e Olbia, mentre a Novara, Isernia e Brindisi si impongono altri partiti di centrodestra.

Con la vittoria di Varese e la riconferma di Milano, il centrosinistra si ritrova per la prima volta al governo di tutti e 12 i capoluoghi di provincia lombardi.

Si schiera ufficialmente per il NO al Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016, che vede la vittoria dei contrari alla riforma con il 59,1%.

Elezioni amministrative del 2017[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni amministrative italiane del 2017.

Il primo turno delle amministrative dell'11 giugno vede la riconferma del centrosinistra a Cuneo e a Palermo e del centrodestra a Frosinone. Dei restanti 22 capoluoghi andati al ballottaggio, Forza Italia e il centrodestra vengono esclusi solo a Parma e Trapani. Il ballottaggio del 25 giugno vede una netta affermazione del centrodestra che strappa al centrosinistra L'Aquila, Piacenza, Rieti, Como, Lodi, Monza, Alessandria, Asti, Oristano e, per la prima volta, Genova, La Spezia e Pistoia, mentre conferma Gorizia e Catanzaro. Il centrosinistra conquista invece al centrodestra Padova e Lecce. Il centrodestra torna così a vincere nei capoluoghi lombardi e piemontesi dopo le sconfitte di cinque anni prima, oltre a strappare roccaforti storiche del centrosinistra nelle "regioni rosse" e in Liguria.

Nel giugno del 2017, aderiscono a Forza Italia i deputati Antonino Minardo, Rocco Palese, Vincenza Labriola, Andrea Causin e Fucsia Fitzgerald Nissoli.

In seguito alle dimissioni del deputato di AP Raffaele Calabrò subentra alla Camera l'esponente di Forza Italia Amedeo Laboccetta, portando il numero di deputati a 56.

Sempre alla fine di giugno i senatori Enrico Piccinelli e Domenico Auricchio lasciano ALA e rientrano in Forza Italia, portando il numero di senatori a 44. Il 25 luglio aderisce a Forza Italia il senatore Massimo Cassano proveniente da Alternativa Popolare.

Elezioni regionali in Sicilia del 2017[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni regionali in Sicilia del 2017.

A fine Agosto il commissario di Forza Italia in Sicilia Gianfranco Miccichè annuncia il sostegno a Nello Musumeci, già candidato alla presidenza nel 2012, alle elezioni regionali siciliane del 5 novembre insieme a Diventerà Bellissima, Fratelli d'Italia, Noi con Salvini, Energie per l'Italia e Unione di Centro. Il 1 Settembre convergono su Musumeci anche altre forze politiche del centro-destra: Cantiere Popolare, Partito dei siciliani MPA, Nuovo CDU, Idea Sicilia, Siciliani indignati e Movimento Sicilia Nazione. Il candidato unitario del centrodestra si afferma con il 39,8% mentre FI è la seconda lista dell'isola e la prima della coalizione con il 16,3% e 12 seggi.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Forza Italia è un partito ideologicamente abbastanza vago e "pigliatutto", presentandosi come liberale,[40] cattolico, riformista e moderato,[41] alternativo alla sinistra ed alleato con la destra,[42][43] ma non di destra esso stesso.[44]

Sui temi etico-sociali la maggior parte del partito esprime posizioni conservatrici, anche se una minoranza può essere considerata più progressista. Stando a un articolo del Corriere della Sera del 2014, il partito si rifaceva ai valori della Forza Italia del '94, rispettando la libertà di coscienza dei suoi aderenti e sostenendo le unioni civili, in contrasto con i rivali del Nuovo Centrodestra, considerati più "legati alla destra tradizionalista europea".[45] Tuttavia, più di recente, FI ha chiarito che considera il matrimonio esclusivamente come l'unione tra un uomo e una donna[46] e la maggior parte dei suoi parlamentari ha votato contro le unioni civili, mentre il NCD ha votato a favore del provvedimento[47][48]. Inoltre, FI è critico circa l'insegnamento dell'ideologia gender nelle scuole[49]. I suoi membri sono generalmente pro-vita e cercano quindi di limitare i fenomeni dell'aborto[50] e dell'eutanasia[51].

Per quando riguarda l'immigrazione, nell'ottobre del 2014 Berlusconi espresse sostegno alla proposta di introduzione dello ius soli in Italia,[52][53] cambiando però opinione nel 2017, dicendosi contrario alle legge.[54][55] FI ha anche criticato l'immigrazione clandestina e il modo in cui essa è stata gestita dai governi di coalizione di centro-sinistra[56]. Inoltre, il partito è contrario alla liberalizzazione delle droghe, dal momento che la ritiene potenzialmente dannosa per la salute e inutile per risolvere i fenomeni di criminalità legati al consumo degli stupefacenti[57]. Quando i predecessori di FI erano al potere avevano adottato misure restrittive in tal senso, mediante la Legge Fini-Giovanardi[58]. Infine, il partito considera l'Italia un Paese di cultura cristiana ed è favorevole all'esposizione dei crocifissi nei luoghi pubblici[59].

Sui temi economici FI è più favorevole al supporto del settore privato rispetto a quello pubblico. Il partito ha sempre cercato di rappresentare gli interessi imprenditoriali, sostenendo a più riprese la riduzione delle tasse, della burocrazia e della spesa pubblica. Una delle sue proposte più recenti è l'introduzione della flat tax. FI giudica inoltre positivamente la liberalizzazione del mercato del lavoro, nonché gli accordi commerciali di libero scambio, piuttosto che il protezionismo[60].

In politica estera FI sostiene la NATO ed una forte vicinanza agli Stati Uniti e ad Israele. Ritiene inoltre importante mantenere buoni relazioni con la Russia, specie per tutelare gli interessi delle imprese italiane che esportano in tale mercato[61]. Sulla politica europea, il partito rifiuta l'etichetta di "euroscettico", dicendosi favorevole ad una riforma dell'Unione Europea.[62] Una parte del partito, come esemplificato in particolar modo da Antonio Tajani, Presidente dell'Europarlamento, si può ritenere europeista, mentre altri forzisti hanno criticato frequentemente l'Euro ed il ruolo della Germania in Europa.[63][64][65] In 2017, Berlusconi si è riconciliato con la Cancelliera tedesca Angela Merkel dopo anni di ostilità, riaffermando il suo sostegno all'integrazione europea e la sua ostilità al populismo.[66][67][68]

Divisioni interne[modifica | modifica wikitesto]

Pur non riconoscendo fazioni e correnti, Forza Italia ha al suo interno diverse anime, spesso in conflitto tra di loro. Il gruppo dirigente del partito, chiamato "cerchio magico" dai giornalisti (in riferimento all'ex-fazione della Lega Nord), è composto dai confidenti di Berlusconi, inclusi Giovanni Toti, Mariarosaria Rossi, Deborah Bergamini e Francesca Pascale, la partner di Berlusconi.[69] Tuttavia, i vari leader interni del partito si raccolgono intorno a fazioni, di poco peso al di fuori di Forza Italia. Tra di esse figurano:

Soggetti aderenti[modifica | modifica wikitesto]

Formazioni a carattere regionale[modifica | modifica wikitesto]

Scissioni[modifica | modifica wikitesto]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Gli organi principali previsti dallo statuto sono il Congresso Nazionale, il Presidente, il Consiglio Nazionale, l'Ufficio di Presidenza e l'Amministratore Nazionale.

Il Congresso Nazionale definisce la linea da perseguire, elegge il Presidente, 6 membri dell'Ufficio di Presidenza, 50 membri del Consiglio Nazionale e si riunisce in via ordinaria ogni 3 anni; è convocato dal Presidente su delibera dell'Ufficio di Presidenza, che ne stabilisce il luogo, la data e l'ordine del giorno.

Il Presidente resta in carica 3 anni e può essere rieletto. Le sue funzioni consistono nel dirigere e rappresentare il partito in tutte le sedi.

Il Consiglio Nazionale promuove e coordina l'azione politica degli indirizzi programmatici dettati dal Congresso Nazionale e si occupa del Collegio Nazionale dei Probiviri.

L'Amministratore Nazionale, eletto a maggioranza dei presenti dal Consiglio Nazionale su proposta dell'Ufficio di Presidenza, rimane in carica tre anni. Svolge un ruolo di legale rappresentanza di fronte ai terzi ed in giudizio senza alcuna limitazione, per gli atti riferibili agli Organi Nazionali, con tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione. Egli è abilitato alla riscossione dei contributi previsti dalla legge.

L'ufficio di Presidenza attua infine le deliberazioni del Congresso Nazionale e del Consiglio Nazionale, coordinando l'attività dei gruppi parlamentari.

Organizzazione interna[modifica | modifica wikitesto]

La sua composizione è stata formalizzata il 24 marzo 2014 e prevede 30 membri effettivi con diritto di voto, affiancati da altri 38 colleghi.[70]

Aree Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

Organi territoriali[modifica | modifica wikitesto]

Club Forza Silvio[modifica | modifica wikitesto]

Nei giorni immediatamente successivi alla rinascita del partito sono stati lanciati i Club Forza Silvio, guidati da Marcello Fiori.[71]

Alla data dell'8 dicembre 2013 risultavano 3.386 club,[72] saliti, secondo i dati forniti dal partito, a circa 7 000 l'11 gennaio 2014;[73] l'obiettivo di Silvio Berlusconi è quello di arrivare a 12.000 club in Italia entro sei mesi.[72]

Coordinatori regionali[modifica | modifica wikitesto]

Forza Italia all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Marcello Fiori, coordinatore nazionale dei Club Forza Silvio, ha designato Maria Garcia quale coordinatrice per l'Europa.

Forza Italia Giovani[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente l'organizzazione giovanile è stata la Giovane Italia, già operante all'interno del PdL e membro dei Giovani del Partito Popolare Europeo.

Successivamente è stata riassunta la precedente denominazione [74].

Alla presidenza viene confermata Annagrazia Calabria, il suo vice è Armando Cesaro, con Maria Tripodi che assume la carica la responsabile nazionale dell'organizzazione.

Rappresentanti istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Capogruppo alla Camera[modifica | modifica wikitesto]

Capogruppo al Senato[modifica | modifica wikitesto]

Capo delegazione al Parlamento europeo[modifica | modifica wikitesto]

Nelle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo Forza Italia - Il Popolo della Libertà - Berlusconi presidente[16]

XVII legislatura
57 deputati

Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura[17]

XVII legislatura
43 senatori

Parlamento Europeo[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo del Partito Popolare Europeo

VII legislatura
15 eurodeputati
VIII legislatura
12 eurodeputati

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Per i risultati regione per regione, vedi la pagina: Risultati elettorali di Forza Italia per regione italiana.

Forza Italia
Voti % Seggi
Europee 2014 4.614.364 16,81
13 / 73

Simboli storici[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wolfram Nordsieck, Parties and Elections in Europe – Italy, parties-and-elections.eu. URL consultato il 5 febbraio 2017 (archiviato il 29 marzo 2016).
  2. ^ Forza Italia, i tormenti di un partito
  3. ^ Berlusconi si ricandiderà a premier L'ipotesi di un ticket con Alfano
  4. ^ Berlusconi torna in campo e agita la politica, archiviostorico.corriere.it.
  5. ^ «Ecco il sondaggio che ha convinto il Cavaliere a muoversi»
  6. ^ „Wir wollen kein deutscheres Europa“
  7. ^ Berlusconi: torna Forza Italia Aut aut di Alfano a Minetti
  8. ^ 1° Congresso Nazionale del PDL Roma 27-29 marzo 2009, ponentevarazzino.com, 29 marzo 2009. URL consultato il 24 febbraio 2014.
  9. ^ Pdl, il ritorno a Forza Italia non convince Poi la smentita di Silvio: "Parole equivocate", Repubblica, 16 luglio 2012. URL consultato il 24 febbraio 2014.
  10. ^ Berlusconi: il governo deve durare due anni
  11. ^ Ufficio di Presidenza del Pdl: Il comunicato ufficiale
  12. ^ FI, al Consiglio nazionale 613 votanti su 870 aventi diritto, TM News, 16 novembre 2013. URL consultato il 17 novembre 2013.
  13. ^ Ansa: scissione PdL vista dai quotidiani stranieri
  14. ^ Pdl, mediazione tra Berlusconi e Alfano per evitare la scissione
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