Mara Carfagna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Mara Carfagna
Mara Carfagna 2021 (cropped).jpg
Mara Carfagna nel 2021

Ministro per il Sud e la coesione territoriale
In carica
Inizio mandato 13 febbraio 2021
Capo del governo Mario Draghi
Predecessore Giuseppe Provenzano

Ministro per le pari opportunità
Durata mandato 8 maggio 2008 –
16 novembre 2011
Capo del governo Silvio Berlusconi
Predecessore Barbara Pollastrini
Successore Elsa Fornero

Vicepresidente della Camera dei deputati
Durata mandato 29 marzo 2018 –
15 febbraio 2021
Presidente Roberto Fico

Coordinatrice di Forza Italia
Durata mandato 19 giugno 2019 –
1º agosto 2019
Cotitolare Giovanni Toti
Predecessore Carica istituita
Successore Antonio Tajani[1]

Deputata della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 28 aprile 2006
Legislature XV, XVI, XVII, XVIII
Gruppo
parlamentare
XV: Forza Italia
XVI: Popolo delle Libertà
XVII: Forza Italia-Il Popolo delle Libertà-Berlusconi Presidente
XVIII: Forza Italia-Berlusconi Presidente
Coalizione Casa delle Libertà (XV)
Centro-destra 2008 (XVI)
Centro-destra 2013 (XVII)
Centro-destra 2018 (XVIII)
Circoscrizione XV-XVII: Campania 2
XVIII: Campania 1
Incarichi parlamentari
XVIII legislatura:
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Forza Italia (dal 2013)
Voce Libera (dal 2019)
In precedenza:
FI (2004-2009)
PdL (2009-2013)
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Università Università degli Studi di Salerno
Professione Ex conduttrice tv

Mara Carfagna, all'anagrafe Maria Rosaria Carfagna (Salerno, 18 dicembre 1975), è una politica, ex modella e showgirl italiana, dal 13 febbraio 2021 ministro per il Sud e la coesione territoriale nel governo Draghi.

Carfagna ha lavorato per diversi anni come modella e in programmi televisivi, per poi successivamente entrare in politica. Deputata dal 2006 per il Popolo della Libertà e Forza Italia, è stata ministro per le pari opportunità dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011 nel quarto governo Berlusconi e vicepresidente della Camera dei deputati dal 29 marzo 2018 al 15 febbraio 2021.

Dal 20 dicembre 2019 è a capo di "Voce Libera", associazione interna a Forza Italia. Inizialmente esponente conservatrice, è divenuta poi portavoce di un'area moderata legata alle posizioni più liberali e progressiste del centro-destra.[2][3][4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e attività di showgirl[modifica | modifica wikitesto]

Nasce nel 1975 a Salerno da Salvatore Carfagna, docente di italiano e storia nonché militante di Forza Italia[5], e Angela Bianculli, di Moliterno in provincia di Potenza, dove vive fino al 1981, anno del trasferimento della famiglia nella città campana[6]. Si diploma in ballo al Teatro San Carlo di Napoli, consegue la maturità presso il liceo scientifico "Giovanni da Procida" di Salerno, dove nell’età scolare studia anche recitazione e per dieci anni si dedica allo studio del pianoforte in conservatorio, e dopo il liceo vola a New York per continuare a perfezionarsi come ballerina.[4][6][7]

Nel 1997 fu eletta Miss Prima dell'anno '97, potendo partecipare direttamente alle finali di Miss Italia[8][9], dove si classificò al sesto posto e conseguì il titolo di Miss Cinema[6][10]. Subito dopo, fu una delle co-presentatrici di Domenica in dell'edizione 1997-1998, condotta da Fabrizio Frizzi[6][11]. Contemporaneamente riesce a laurearsi in Giurisprudenza nel 2001 presso l'Università degli Studi di Salerno, con 110 e lode discutendo una tesi in Diritto dell'informazione nel sistema radiotelevisivo.[6][4][12]

Dal 2000 al 2004, in qualità di co-conduttrice, partecipa al programma televisivo La domenica del villaggio condotto da Davide Mengacci.[11] Dall'autunno 2004 alla sua elezione in Parlamento (aprile 2006) conduce Piazza grande con Giancarlo Magalli e Fiordaliso.[13] Inoltre, fa parte del cast dei programmi televisivi I cervelloni (nel 1996) e Vota la voce.[14] Nel luglio del 2001 Mara Carfagna compare sulla rivista Maxim.[15][9][nota 1]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Si avvicina alla politica nel 2004, diventando coordinatrice del movimento femminile interno di Forza Italia in Campania[6][10][4][20]. Alle elezioni politiche del 2006 viene candidata alla Camera dei deputati, ed eletta ad appena 30 anni, nella circoscrizione Campania 2 tra le liste di Forza Italia, ricoprendo nella XV legislatura l'incarico di Segretario della 1ª Commissione Affari Costituzionali della Camera[6][21]. La candidatura e successiva elezione della Carfagna alla Camera solleva delle polemiche, persino all'interno del proprio partito, in considerazione della sua precedente attività di valletta televisiva.[22]

Nel gennaio 2007, in occasione della consegna dei Telegatti, riferendosi a lei Silvio Berlusconi afferma: «Se non fossi già sposato, la sposerei immediatamente». Il commento provoca la reazione della moglie Veronica Lario che, tramite una lettera aperta inviata al quotidiano La Repubblica due giorni dopo, pretende pubbliche scuse dal consorte, suscitando dibattito nazionale per aver rotto il suo storico silenzio.[23]

Nell'ottobre 2007 viene nominata Coordinatrice Nazionale di Azzurro Donna. E per le politiche del 2008 viene candidata al terzo posto alla Camera dei deputati nella circoscrizione Campania 2 tra le liste del Popolo della Libertà (PdL), posizione che le permette di essere eletta in Parlamento per la seconda volta. Nella XVI legislatura ricopre l'incarico di membro della 12ª Commissione Affari Sociali.

Ministro per le Pari Opportunità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Berlusconi IV.

Con la vittoria di Berlusconi e del centro-destra per la terza volta alle politiche del 2008, l'8 maggio 2008 diventa Ministro per le pari opportunità nel quarto governo Berlusconi giurando nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incarico che mantenne fino alla fine dell'esecutivo il 16 novembre 2011.

Candidatasi alle elezioni regionali in Campania del 2010, a sostegno della mozione del deputato PdL ed ex ministro Stefano Caldoro, viene eletta in consiglio regionale della Campania, raccogliendo 55.695 preferenze individuali, risultando il consigliere più votato di tutti i tempi, ma rinuncia all'incarico per rimanere in Parlamento e al governo.[24]

Il 19 novembre 2010 annuncia la sua intenzione di rassegnare le dimissioni da ministra e deputata della Repubblica, nonché di uscire dal PdL stesso, per dissidi con i vertici del PdL campano, in particolare con l'ex sottosegretario al MEF Nicola Cosentino e il deputato, presidente della Commissione Difesa e presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli, nella gestione della crisi dei rifiuti in Campania e la costruzione dei termovalorizzatori a Napoli e Salerno, oltre agli "attacchi volgari e maligni" ricevuti da esponenti del PdL, in particolare Giancarlo Lehner, Alessandra Mussolini e Mario Pepe[25][26][27]. Il proposito viene poi ritirato il 24 novembre, dopo un «lungo colloquio con il presidente Berlusconi» e che il governo ha recepito le sue richieste sulla vicenda.[28][29][30]

Provvedimenti[modifica | modifica wikitesto]
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Decreto Maroni § Repressione dello stalking.

È stata la principale promotrice della legge, introdotta dal decreto Maroni nell'articolo nº7, che istituisce il reato di "stalking"[31]. La norma introduce nel codice penale l'articolo 612-bis, dal titolo "atti persecutori", che al comma 1 recita[31]:

«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita»

A ciò si aggiungono alcune norme accessorie, ossia: l'aumento di pena in caso di recidiva o se il soggetto perseguitato è un minore; il fatto che lo stalking costituisca un'aggravante in caso di omicidio e violenza sessuale; la possibilità di ricorrere alle misure di indagine previste per i reati più gravi, quali le intercettazioni telefoniche e gli incidenti probatori finalizzati ad acquisire le testimonianze di minori. Il decreto qualifica questo genere di reato come perseguibile a seguito di querela di parte, potendosi procedere d'ufficio solo in situazioni di particolare gravità.[32][33]

Ha promosso una campagna di comunicazione contro la violenza sulle donne e lo stalking, reato che era appena stato introdotto nell'ordinamento italiano. Nel 2008 ha lanciato una campagna per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle mutilazioni genitali femminili finanziata dal Dipartimento per le Pari Opportunità[34]. Nel 2009 realizza la campagna "Nessuna differenza", la prima campagna contro l'omofobia e contro la violenza basata sull'orientamento sessuale mai realizzata da un Governo italiano[35]. Alla presentazione dello spot alla stampa, dentro la sala stampa di Palazzo Chigi, partecipa la deputata PD Anna Paola Concia.

Attività internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Come Ministra delle Pari Opportunità, nel marzo 2009 sottoscrive la campagna ONU "Say NO to violence against women", lanciata da UNIFEM per sostenere il Segretario Generale nel conseguimento dell’obiettivo dell’eradicazione della violenza contro le donne entro il 2015[36] e a marzo 2010 interviene alla 54ª sessione della Commissione sulla Condizione Femminile a 15 anni dalla Dichiarazione internazionale di Pechino per la parità dei sessi.[37]

Il 24 febbraio 2011, nel ruolo di Ministra delle Pari Opportunità, interviene in occasione del dibattito generale della 55ª sessione della Commissione sulla condizione femminile illustrando gli interventi di carattere economico, politico, e legislativo approvati dall'Italia, finalizzati alla promozione e al consolidamento del principio di pari opportunità.[38]

Deputata e consigliera comunale di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Mara Carfagna rieletta alla Camera nel 2013

Alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 viene ricandidata alla Camera per la terza volta, venendo rieletta con il PdL nella medesima circoscrizione Campania 2, dove nella XVII legislatura è stata portavoce del gruppo parlamentare «Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente», componente della commissione parlamentare antimafia, della 3ª Commissione Affari esteri e comunitari, del Comitato permanente africa e questioni globali, del Comitato permanente sui diritti umani e del Comitato permanente sull'attuazione dell'agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile.[39][40][41]

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce alla rinascita di Forza Italia, diventando il successivo 24 marzo 2014 membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia[41][42]. Nello stesso anno la rivista statunitense "Sportrichlist" la classifica al primo posto nella top ten dei più affascinanti politici del mondo.[43][44]

Il 2 maggio 2016 viene ufficializzata la candidatura al consiglio comunale a Napoli come capolista a sostegno del candidato sindaco di centro-destra Gianni Lettieri, risultando essere la candidata più votata in assoluto con 6.109 preferenze.[39]

Vicepresidente della Camera dei deputati[modifica | modifica wikitesto]

Mara Carfagna per il ciclo "donne e violenza" nel 2019

Alle elezioni politiche del 2018 viene rieletta per la quarta volta alla Camera, tra le liste di Forza Italia, ma nella circoscrizione Campania 1. Il successivo 29 marzo 2018 viene eletta vicepresidente della Camera dei deputati con 259 voti a suo favore, la più votata[45][46]. Il suo intervento al momento dell'elezione[47]:

«Sono fiera di rappresentare una Camera dei deputati che è quella con la maggiore rappresentanza femminile della storia e che è profondamente rinnovata: è da qui, con questi rappresentanti del popolo italiano, che si può e si deve partire per risolvere i problemi che affliggono il Paese. Assicuro sin da oggi al presidente, ai colleghi vicepresidenti e a tutti i membri dell’Ufficio di presidenza la mia disponibilità a velocizzare e a rendere più efficace il funzionamento di questa istituzione che è il cuore della democrazia italiana»

Il 25 novembre 2018, giornata promossa dall’ONU contro la violenza sulle donne, presenta a Montecitorio la campagna di sensibilizzazione da lei ideata #nonènormalechesianormale, che invita tutti a realizzare e a condividere sui propri account social un video o una foto contro i femminicidi[48]. Grazie al coinvolgimento e sostegno di volti noti dello spettacolo, dello sport, della cultura, della politica e delle istituzioni il messaggio raggiunge tutto il paese, e il 23 maggio la campagna viene ripresa negli Stati Uniti diventando #ItsNotNormalThatItsNormal. L’ONU attraverso UN WOMEN, Ente per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, appoggia e aderisce alla campagna istituzionale[49]. Il 13 marzo 2018 partecipa alla 63ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile in rappresentanza dell'Italia e della Camera intervenendo sul tema empowerment femminile, nel corso della giornata promossa dall'Unione interparlamentare e da 'Un-Women' dedicata alla parità di genere.[49]

Il 3 aprile 2019 la Camera dei deputati approva l’emendamento aggiuntivo di Mara Carfagna al disegno di legge "Codice Rosso", che introduce in Italia il reato di matrimonio forzato, che fino ad allora era punito come maltrattamento secondo l'articolo 572 del codice penale, e l’istituzione di un fondo per le famiglie affidatarie di orfani di femminicidio.[50]

In vista delle elezioni europee del 2019 per il rinnovo del Parlamento europeo, a poche ore dalla scadenza dei termini di presentazione delle liste si rende protagonista di uno scontro nel partito, dove si parla di "golpe" della Carfagna in chiave anti-Tajani, che si candiderebbe nella circoscrizione Italia meridionale per tentare di rottamare per sempre Silvio Berlusconi e sfilargli la guida del partito[51], a cui lei replica "nessun golpe, sono a disposizione" e nelle liste ufficiali il suo nome non compare.[52][53][54]

A giugno 2020, quando si è ritrovata e presiedere l'aula di Montecitorio, ha ripreso diverse volte il deputato e critico d'arte Vittorio Sgarbi quando non rispettava le norme anti-COVID, minacciando di espellerlo dall'Aula chiedendo l’ausilio dei questori, o insultava la deputata forzista Giusi Bartolozzi e Carfagna stessa, facendolo espellere per le offese pronunciate, che è stato portato via letteralmente di peso dai commessi, ostinato a non uscire.[55][56][57]

Coordinatrice di Forza Italia e Voce Libera[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 giugno 2019 Berlusconi sceglie Carfagna e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, durante una riunione congiunta dei gruppi parlamentari forzisti, come coordinatori di Forza Italia: i quali avranno la responsabilità di coordinare l'organizzazione del partito, sulla base delle indicazioni di Berlusconi, e di curare anche il coordinamento di un gruppo al quale verrà affidato l'incarico di redigere una proposta di modifica statutaria da presentare al congresso nazionale[58][59]. Tuttavia il successivo 1º agosto Berlusconi decide di nominare un nuovo coordinamento di presidenza composto da 5 persone, tra cui anche Carfagna assieme ad Anna Maria Bernini, Mariastella Gelmini, Sestino Giacomoni e Antonio Tajani, che andrà a sostituire i 2 coordinatori, ma Carfagna non accetta l'incarico, contraria a tale scelta e affermando: "(...) non farò parte del comitato di liquidazione".[60][61]

Nei mesi successivi rifiuta la "corte" di Matteo Renzi (Italia Viva), di Giovanni Toti (Cambiamo!) e dei centristi Lorenzo Cesa e Gianfranco Rotondi e il 20 dicembre 2019 nella sala del Consiglio della Camera di Commercio di Roma presenta "Voce Libera", un'associazione interna a Forza Italia - con un comitato scientifico, un direttivo e un esecutivo - alla quale aderiscono diversi suoi colleghi parlamentari moderati e dell'Italia meridionale, Stefano Parisi, Antonio Martino come presidente onorario, il costituzionalista Alfonso Celotto e l'economista Carlo Cottarelli tra gli altri[62][63][64]. Alla vigilia della presentazione di Voce Libera Berlusconi ne ha sconfessato l'iniziativa, bollandola come "inutile e divisiva", ma Carfagna risponde: "Inutile? Non potevano farmi augurio migliore, lo dissero anche sulla legge sullo stalking"; e poi attacca: "Dimostreremo che non è così. Forza Italia? A forza di ultimatum, è più la gente che è andata fuori, che non quella che è rimasta dentro".[65][66]

Ministro per il Sud e la coesione territoriale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Governo Draghi.
Mara Carfagna con Nicolas Schmit

Il 12 febbraio 2021 viene annunciata come ministra per il sud e la coesione territoriale nel governo tecnico di unità nazionale presieduto da Mario Draghi[67]. Il giorno successivo presta giuramento al palazzo del Quirinale nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella come ministro nel governo Draghi il 13 febbraio 2021, succedendo così al democratico Giuseppe Provenzano[68]. Una settimana prima del giuramento, Carfagna aveva intravisto nella formazione dell'esecutivo guidato da Draghi «una grande opportunità, non perdiamola».[6]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 giugno 2011 sposa il costruttore romano Marco Mezzaroma[69], nipote di Roberto e Pietro Mezzaroma (padre di Massimo) e fratello di Cristina, moglie di Claudio Lotito[70]; il testimone della Carfagna è stato Silvio Berlusconi, mentre quello dello sposo è stato Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco. Dopo circa un anno di matrimonio i due si separano. Successivamente, alla trasmissione televisiva Belve di Francesca Fagnani, afferma che è "una pagina chiusa, è stata una pagina dolorosa".[71]

Il 26 ottobre 2020 è nata la sua prima figlia, Vittoria, avuta con il suo compagno Alessandro Ruben, ex deputato di Futuro e Libertà, a cui è legata dal 2013.[72][73][74]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Carro contro Mara Carfagna durante il Gay pride del 2008 a Catania

Il 15 febbraio 2007 al seminario "Donna, vita e famiglia" da lei organizzato, afferma: «non c'è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili» e che «per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare»[2]. Queste affermazioni suscitarono lo sdegno di molti esponenti della comunità LGBT, tra i quali l'allora deputata Vladimir Luxuria, che proporrà un parallelo tra le parole della Carfagna e una legge della Germania nazista «che prevedeva l'internamento degli omosessuali ritenuti socio-sabotatori perché non in grado di riprodursi»[2]. A sua difesa, la Carfagna affermerà che le sue parole erano una citazione di Francesco D'Agostino, ordinario di filosofia del diritto e membro della Pontificia Accademia per la Vita, che aveva definito le unioni omosessuali «costitutivamente sterili».

Il 19 maggio 2008 rifiuta il patrocinio per il Gay Pride, diversamente da quanto fatto nel 2007 dal ministro Barbara Pollastrini durante il secondo governo Prodi, sia pur limitatamente alle iniziative collaterali della manifestazione. Secondo il ministro «sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare»[75]. Nel 2009 il Ministro porta avanti alcune iniziative contro l'omofobia, lavorando con la deputata Paola Concia e con Luxuria, tra cui il patrocinio per una campagna pubblicitaria in cui viene condannata ogni forma di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale.[3] Il 17 maggio 2010, durante la cerimonia in Quirinale in occasione della Giornata mondiale contro l'omofobia, il ministro si scusa pubblicamente per le affermazioni di due anni prima. In quell'occasione, ringrazia la deputata Anna Paola Concia per:

«avermi aiutata a sfondare il muro della diffidenza della quale penso di essere stata allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile, in un passato remoto, ormai ampiamente superato[76]»

Nel maggio 2011 sostiene in Commissione giustizia la proposta di legge dell'on. Concia che prevedeva l'introduzione dell'aggravante per i reati basati sulla discriminazione in base all'orientamento sessuale, dichiarando:

«C’è grande bisogno della legge contro l'omofobia. Mi auguro che [...] quando se ne discuterà alla Camera, si riesca finalmente a approvarla[77]»

andando contro la linea dettata dal PdL. Il 26 luglio 2011 si astiene alla Camera sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate contro il disegno di legge Concia che aveva invece sostenuto in Commissione giustizia[78], provocando lo sdegno di Arcigay che si dice "delusa" dall'atteggiamento del Ministro.[79]

Allusioni con Silvio Berlusconi[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 2008 la dirigente del Popolo della Libertà Margherita Boniver parla al quotidiano La Repubblica dell'esistenza di intercettazioni telefoniche su conversazioni «private» contenenti «di tutto e di più»[80]. Pochi giorni dopo, il giornale argentino El Clarín cita l'articolo di Repubblica aggiungendo dettagli espliciti: tra il Presidente del Consiglio e il Ministro per le pari opportunità vi sarebbe stato un colloquio riguardante prestazioni di natura sessuale[81]. Il 2 novembre 2008 l'allora senatore del Popolo della Libertà Paolo Guzzanti scrive sul suo blog riguardo alla Carfagna[82]

«È ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?[82]»

riprendendo le parole pronunciate dalla figlia Sabina al No Cav Day l'8 luglio 2008[83] (citate poi da Il Corriere della Sera e La Repubblica[84]). A tali dichiarazioni Mara Carfagna ha risposto prima chiedendo i danni alla Guzzanti[85] e successivamente, il 3 novembre, annunciando di voler «presentare querela penale per diffamazione nei confronti di Paolo Guzzanti per quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog e ripreso dal sito di Repubblica». Guzzanti ha risposto dichiarando che avrebbe chiamato a testimoniare politici che avevano letto le intercettazioni e ritenevano credibile l'asserita relazione sessuale tra la Carfagna e il Premier[86]. In seguito, però, lo stesso Guzzanti si è scusato con Mara Carfagna e la vicenda si è chiusa[87]. Carfagna ha invece querelato il quotidiano La Repubblica per avere riportato alcune frasi di Sabina Guzzanti che alludevano ai presunti rapporti tra il Ministro per le pari opportunità e il Presidente del Consiglio[88]. In seguito alla denuncia, il 9 ottobre 2012 la Guzzanti viene condannata al risarcimento di 40 000 euro all'ex ministro per diffamazione.[89][90]

Relazione con Italo Bocchino[modifica | modifica wikitesto]

A marzo 2011 Gabriella Buontempo, moglie dell'allora deputato e vicepresidente di Futuro e Libertà Italo Bocchino, dichiara di essere a conoscenza di una relazione fra il marito e la Carfagna da due anni e mezzo, relazione poi troncata da Bocchino.[91]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Miss Cinema, Miss Italia 1997
  • Premio Guido Carli, nel ventesimo anniversario della scomparsa dell’ex Governatore della Banca d’Italia[92]
  • Ambasciatrice Telefono Rosa[93]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ A detta di numerose fonti, tra cui un articolo de la Repubblica del maggio del 2008,[16] Mara Carfagna avrebbe posato per un calendario della rivista Max. Quest'opera, tuttavia, non figura nell'elenco pubblicato sul sito ufficiale del periodico[17] e non è mai stata mostrata interamente da alcuna fonte. A detta della Carfagna le foto attribuite ad un calendario farebbero parte, in realtà, di un pubbliredazionale fatto nel 2001 per pubblicizzare una linea di gioielli di cui era testimonial.[18][12][19] Non è chiaro se l'articolo de la Repubblica sia stato il primo a parlare esplicitamente di un calendario di Max o se, a sua volta, abbia attinto da fonti precedenti.
Fonti
  1. ^ Come coordinatore unico
  2. ^ a b c Carfagna: "Gay costituzionalmente sterili" - Luxuria: "Inaccettabile da chi sfascia famiglie", su la Repubblica.it, 15 febbraio 2007. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato il 24 febbraio 2007).
  3. ^ a b Rifiuta l'omofobia, non essere tu quello diverso, su Dipartimento delle Pari Opportunità, 9 novembre 2009. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 15 gennaio 2010).
  4. ^ a b c d Chi sono | Mara Carfagna blog, su maracarfagna.net. URL consultato il 21 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2016).
  5. ^ Chi è Mara Carfagna (e perché piace a sinistra). URL consultato il 25 gennaio 2022.
  6. ^ a b c d e f g h Mara Carfagna, su Open. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  7. ^ Stefano Lorenzetto, La tv, la politica, i gay e quelle maldicenze spacciate come verità, su ilgiornale.it, il Giornale, 24 ottobre 2010. URL consultato il 15 ottobre 2017 (archiviato il 3 gennaio 2015).
  8. ^ MISS ITALIA: SFILATA PER LA PRIMA MISS DEL 1997, in Adnkronos, 24 gennaio 1997 (archiviato il 1º luglio 2016).
  9. ^ a b Tutti pazzi per Mara, in L'Espresso, 12 ottobre 2009.
  10. ^ a b Mara Carfagna: ministro per le pari opportunità, su ansa.it, Ansa, 7 maggio 2008. URL consultato il 22 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2008).
  11. ^ a b Mara Carfagna, la ricordate quand’era così? Fotogallery, su oggi.it, Oggi, 25 novembre 2011. URL consultato il 20 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2012).
  12. ^ a b Stefano Lorenzetto, "La tv, la politica, i gay e quelle maldicenze spacciate come verità" - parte 1 e parte 2, in il Giornale, 24 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 28 ottobre 2010). (ristampato in Stefano Lorenzetto, Visti da lontano. Il prezzo della vanità, Marsilio Editore, 2011.)
  13. ^ Giovanna Cavalli, Mara Carfagna, pasionaria azzurra, su corriere.it, Il Corriere della Sera, 31 gennaio 2007. URL consultato il 22 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2007).
  14. ^ Mara Carfagna, su gossip.excite.it, 30 aprile 2004. URL consultato il 24 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2009).
  15. ^ Luglio/Agosto 2001, su maxim.it (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2002).
  16. ^ In Rete rispunta il calendario della Carfagna, in la Repubblica, maggio 2008.
  17. ^ I calendari di Max, su max.gazzetta.it (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2012).
  18. ^ Carfagna: «Sono una ragazza rispettosa», in Corriere della Sera, 2 febbraio 2007. L’articolo fa riferimento ad una foto, descritta dalla Carfagna come parte di un servizio fatto per pubblicizzare dei gioielli, che venne pubblicata dal quotidiano spagnolo AS il 1º febbraio 2007 in ultima pagina (cfr. (ES) Mara encandila a Berlusconi (JPG), in AS, 1º febbraio 2007.) e poi presente tra quelle che la Repubblica nel 2008 attribuì ad un calendario.
  19. ^ Costamagna-Carfagna, schermaglie in tv, in la Repubblica, 10 marzo 2012.
    «[Rispondendo all'accusa di aver «fatto calendari sexy»] Non era un calendario, era un pubbliredazionale [...]»
  20. ^ Silvio premia Mara: veleni rosa in Fi - LASTAMPA.it, su web.archive.org, 22 ottobre 2007. URL consultato il 10 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 22 ottobre 2007).
  21. ^ Camera dei Deputati - XV legislatura - Deputati - La scheda personale, su legxv.camera.it. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  22. ^ Fabrizio Roncone, Quote rosa, lite Carfagna-Prestigiacomo, su Corriere della Sera, 31 maggio 2006. URL consultato il 24 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2009).
  23. ^ Veronica Berlusconi, Veronica Berlusconi, lettera a Repubblica "Mio marito mi deve pubbliche scuse", su repubblica.it, 31 gennaio 2007. URL consultato il 18 agosto 2011 (archiviato il 3 aprile 2007).
  24. ^ Piccolillo Virginia, Protagonisti: Tre candidati alla prova delle amministrative, in Corriere della Sera, 31 marzo 2010, p. 24. URL consultato il 18 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2016).
  25. ^ Governo, Carfagna minaccia le dimissioni. Berlusconi fa tardi alla Nato per chiamarla, in La Repubblica, 19 novembre 2010. URL consultato il 23 novembre 2010 (archiviato il 24 novembre 2010).
  26. ^ Mara Carfagna vuole lasciare il PdL?, su Il Post, 19 novembre 2010. URL consultato il 24 gennaio 2022.
  27. ^ "Liberiamo il povero Cirielli", su Il Post, 22 novembre 2010. URL consultato il 24 gennaio 2022.
  28. ^ Caso Carfagna, l'attacco di Vendola. Nel Pdl c'è una questione criminale, su repubblica.it, La Repubblica, 21 novembre 2010. URL consultato il 22 novembre 2010 (archiviato il 24 settembre 2015).
  29. ^ Lungo colloquio Carfagna-BerlusconiIl premier: "Pace fatta, Mara resta", su la Repubblica, 25 novembre 2010. URL consultato il 24 gennaio 2022.
  30. ^ Mara Carfagna non si dimette più, su Il Post, 25 novembre 2010. URL consultato il 24 gennaio 2022.
  31. ^ a b È legge il decreto antistupri. L'abc del provvedimento - Il Sole 24 ORE, su st.ilsole24ore.com. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  32. ^ Cosa prevede il Ddl stalking, su dire.it. URL consultato il 24 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2012).
  33. ^ Relazione dell'Unione Camere Penali[collegamento interrotto] sul reato di atti persecutori
  34. ^ Stop-Mgf.org, il sito web della campagna del Ministero per le Pari Opportunità, su stop-mgf.org. URL consultato il 18 agosto 2011 (archiviato il 5 settembre 2011).
  35. ^ Governo Italiano - Il Governo Informa, su governo.it. URL consultato il 18 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 29 giugno 2012).
  36. ^ Il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna ha sottoscritto la campagna ONU "Say NO to violence against women", su italyun.esteri.it (archiviato il 24 maggio 2019).
  37. ^ Stefano Vaccara, Donne in lotta senza confini, su La Voce di New York, 7 marzo 2010. URL consultato il 24 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2016).
  38. ^ Intervento del ministro per le pari opportunità Mara Carfagna in occasione del dibattito generale della 55ª sessione della commissione sulla condizione femminile, su italyun.esteri.it, 24 febbraio 2011. URL consultato il 24 gennaio 2020 (archiviato il 24 maggio 2019).
  39. ^ a b Gerardo Ausiello, Carfagna: «Io capolista per Gianni, i candidati al vaglio dell'Antimafia, su Il Mattino.it, 1º maggio 2016. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 7 aprile 2019).
  40. ^ XVII Legislatura - XVII Legislatura - Deputati e Organi - Scheda deputato - CARFAGNA Maria Rosaria, su www.camera.it. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  41. ^ a b CONOSCERE LA CAMERA: GRUPPI PARLAMENTARI - XVII Legislatura - Camera dei Deputati: Composizione del gruppo FORZA ITALIA - IL POPOLO DELLA LIBERTA' - BERLUSCONI PRESIDENTE, su Camera dei deputati. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 6 dicembre 2013).
  42. ^ L'addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia, su Corriere della Sera, 16 novembre 2013. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 26 novembre 2013).
  43. ^ World's Most Attractive Politicians Archiviato il 22 maggio 2014 in Internet Archive., Sportrichlist, 20 maggio 2014.
  44. ^ I politici più belli del mondo: Carfagna in testa alla classifica, su www.ilmessaggero.it, 21 maggio 2014. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  45. ^ Uffici di presidenza, travaso di voti da Forza Italia al Pd e dalla Lega ai 5 stelle. Di Maio: "Così vitalizi senza scampo", su Il Fatto Quotidiano, 29 marzo 2018. URL consultato il 24 gennaio 2022.
  46. ^ Quotidiano Nazionale, Camera, ecco i quattro vice di Fico. Pd resta senza questori, su Quotidiano Nazionale, 29 marzo 2018. URL consultato il 24 gennaio 2022.
  47. ^ Mara Carfagna vicepresidente della Camera, abbracci e congratulazioni, su Libero Quotidiano.it, 29 marzo 2018. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2018).
  48. ^ "Non è normale che sia normale", la Camera contro la violenza sulle donne. Carfagna: "Diamo voce a chi l'ha persa", su Il Fatto Quotidiano, 21 novembre 2018. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  49. ^ a b Carfagna all'Onu su parità uomo-donna, su Adnkronos, 12 marzo 2019. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato il 24 maggio 2019).
  50. ^ Codice rosso, ok a emendamento Fi: matrimonio forzato diventa reato. Sarà punibile anche se commesso all'estero, su Il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  51. ^ Forza Italia, scontro interno in vista delle europee: "Golpe della Carfagna contro Berlusconi". Lei replica: "A disposizione" - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano, 16 aprile 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  52. ^ Europee: Carfagna "nessun golpe, sono a disposizione" - Politica, su Agenzia ANSA, 16 aprile 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  53. ^ Elezioni europee, Forza Italia ha presentato le liste: il nome di Mara Carfagna nella circoscrizione Sud non c'è, su Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  54. ^ Forza Italia, nelle liste dei candidati per le Europee non c'è Mara Carfagna, su Open, 17 aprile 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  55. ^ Carfagna riprende Sgarbi in Aula: "Indossi la mascherina, qui non ci sono 629 imbecilli e uno intelligente". Applausi dai deputati, su Il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2020. URL consultato il 24 gennaio 2022.
  56. ^ Carfagna zittisce Sgarbi: «Metta la mascherina, non siamo 629 imbecilli» - Il video, su Open, 12 giugno 2020. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  57. ^ Sgarbi fuori controllo nell’aula della Camera. Insulti irripetibili a deputate Bartolozzi e Carfagna: “Stronza e tr…”. Espulso, devono portarlo via di peso, su Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2020. URL consultato il 24 gennaio 2022.
  58. ^ Toti e Carfagna coordinatori di Forza Italia, su Genova3000, 19 giugno 2019. URL consultato il 20 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 20 giugno 2019).
  59. ^ Forza Italia, Berlusconi nomina Carfagna e Toti nuovi coordinatori. Che dice: "La rivoluzione si fa con i contenuti", su Il Fatto Quotidiano, 19 giugno 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  60. ^ Forza Italia implode, Toti lascia: "Ognuno per conto suo, buona fortuna". Carfagna: "Non farò parte del comitato di liquidazione", su Il Fatto Quotidiano, 1º agosto 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  61. ^ Toti esce da Forza Italia. L'ira di Carfagna contro i vertici del partito: «Così si muore», su Open, 1º agosto 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  62. ^ Vincenzo Paolo Cappa, Cenerentola Mara e le tre matrigne che la allontanano da Re Silvio, su Il Sussidiario.net, 20 dicembre 2019. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 21 dicembre 2019).
  63. ^ Salvatore Dama, Mara Carfagna e Voce libera, con lei anche Carlo Cottarelli: un vero colpo da Novanta contro Berlusconi, su Libero Quotidiano.it, 19 dicembre 2019. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2019).
  64. ^ Mara Carfagna lancia la sua "Voce libera", su IL TEMPO.it, 19 dicembre 2019. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato il 20 dicembre 2019).
  65. ^ Forza Italia, Berlusconi boccia l'associazione di Carfagna 'Voce libera': "Inutile e divisiva. Mi ha offerto presidenza, ma ho detto no", su Il Fatto Quotidiano, 19 dicembre 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  66. ^ Carfagna lancia 'Voce libera': "Per Berlusconi inutile? Dimostreremo che non lo è". Nel comitato anche Cottarelli: "Non è scelta politica", su Il Fatto Quotidiano, 20 dicembre 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  67. ^ Segretariato generale della Presidenza della Repubblica-Servizio sistemi informatici, Il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi rende nota la composizione del Governo, su Quirinale. URL consultato il 10 novembre 2021.
  68. ^ Governo Draghi, ecco chi sono i ministri. Dai tecnici ai politici riconfermati: tutti i profili, su Il Fatto Quotidiano, 12 febbraio 2021. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  69. ^ Le nozze del ministro Mara Carfagna. Ora è la signora Mezzaroma, la cerimonia nella cappella del Castello di Torre in Pietra - Cronaca - Tgcom, su tgcom.mediaset.it, 25 giugno 2011. URL consultato il 18 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 29 agosto 2011).
  70. ^ Il piano casa della Carfagna - ECONOMIA, su lettera43.it. URL consultato il 14 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2011).
  71. ^ Belve (Nove), Carfagna: "Vorrei un figlio e penso al matrimonio. Il mio ex? Avrei dovuto controllargli il cellulare", su Il Fatto Quotidiano, 31 maggio 2019. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  72. ^ Mara Carfagna innamoratissima: "E ora voglio un bambino", su Libero Quotidiano.it, 21 luglio 2015. URL consultato il 24 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2015).
  73. ^ È nata Vittoria, la prima figlia di Mara Carfagna, su Il Fatto Quotidiano, 27 ottobre 2020. URL consultato il 28 ottobre 2020.
  74. ^ Mara Carfagna è diventata mamma di una bimba: è nata Vittoria, su la Repubblica, 27 ottobre 2020. URL consultato il 28 ottobre 2020.
  75. ^ Carfagna nega il patrocinio al GayPride - Grillini: "Fa battutacce da bar", su Quotidiano.net, 18 maggio 2008. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato il 5 dicembre 2010).
  76. ^ Alessandra Arachi, La Carfagna si scusa con il mondo gay: grazie alla Concia ho superato diffidenze, su CORRIERE DELLA SERA.it, 18 maggio 2010. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2011).
  77. ^ Carfagna: È urgente una legge anti-omofobia., su mosinforma.org, MOSinforma, 23 novembre 2010. URL consultato il 18 agosto 2011 (archiviato il 25 gennaio 2020).
  78. ^ Roberto Russo, Bocciata di nuovo la legge sull'omofobia, su queerblog.it, 26 luglio 2011. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2011).
  79. ^ Paolo Patanè, Arcigay delusi da Carfagna: ora sì alla Legge Mancino, su Arcigay, 26 luglio 2011. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 10 marzo 2016).
  80. ^ Carmelo Lopapa, Quelle telefonate stanno per uscire Alla Camera l'incubo Grande Fratello, in La Repubblica, 02 luglio 2008, p. 6. URL consultato il 16 ottobre 2008 (archiviato il 13 settembre 2008).
  81. ^ (ES) Julio Algañaraz, Sexgate a la italiana: el escándalo salpica a Berlusconi y una ministra, su clarin.com, El Clarín, 5 luglio 2008. URL consultato il 9 luglio 2008 (archiviato il 10 dicembre 2008).
  82. ^ a b Paolo Guzzanti, Non parliamo della signorina Mara Carfagna, calendarista dalle pari opportunità, ma ..., su paologuzzanti.it, blog di Paolo Guzzanti, 2 novembre 2008. URL consultato il 4 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 6 novembre 2008).
  83. ^ La Guzzanti insulta la Carfagna. "È uno sfregio che sia ministro", in La Repubblica, 08 luglio 2008. URL consultato il 29 novembre 2009 (archiviato il 5 agosto 2008).
  84. ^ Marco Pasqua, Calendarista delle pari opportunità, quali favori ha fatto al premier?, in La Repubblica, 03 ottobre 2008. URL consultato il 12 novembre 2008 (archiviato il 20 aprile 2009).
  85. ^ Sabina Guzzanti, la Carfagna chiede un milione di danni. L'attrice: «Bella donna ma che tariffe», in Il Messaggero, 9 ottobre 2008, p. 10-06-2010. URL consultato il 10 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2010).
  86. ^ Antonello Caporale, Guzzanti: "Contro la Carfagna porto i testimoni in tribunale", in La Repubblica, 5 novembre 2008. URL consultato il 24 giugno 2010 (archiviato il 2 dicembre 2008).
  87. ^ Paolo Guzzanti: «Se Mara Carfagna querela farò nomi», in Il Messaggero, 5 novembre 2008. URL consultato l'8 ottobre 2009 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2008).
  88. ^ Silvio Buzzanca, La Carfagna querela Repubblica: "Ha riportato frasi ingiuriose della Guzzanti", in La Repubblica, 25 settembre 2009. URL consultato l'8 ottobre 2009 (archiviato il 28 settembre 2009).
  89. ^ Sabina Guzzanti diffamò Mara Carfagna - L'attrice costretta a pagare 40mila euro, su Corriere del Mezzogiorno, 9 ottobre 2012. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2012).
  90. ^ Sabina Guzzanti vs. Mara Carfagna: maxi risarcimento per le accuse “hard”, in Oggi, 9 ottobre 2012 (archiviato il 7 maggio 2016).
  91. ^ Bocchino, ammissioni su Carfagna: «Chiedo scusa per i miei errori», su corriere.it, 13 giugno 2011. URL consultato il 27 luglio 2011 (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2011).
  92. ^ Premio Guido Carli, IV Edizione, su fondazioneguidocarli.it, 6 maggio 2013.
  93. ^ Riconoscimento per l'impegno e dedizione in qualità di Ministro della pari opportunità, su facebook.com, febbraio 2018.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro per le pari opportunità della Repubblica Italiana Successore Italy-Emblem.svg
Barbara Pollastrini 8 maggio 2008 - 16 novembre 2011
(Governo Berlusconi IV)
Elsa Fornero
Predecessore Ministra per il Sud e la coesione territoriale Successore Italy-Emblem.svg
Giuseppe Provenzano dal 13 febbraio 2021
(Governo Draghi)
in carica
Controllo di autoritàVIAF (EN78969987 · ISNI (EN0000 0000 5502 5695 · SBN UBOV274030 · LCCN (ENno2009024435 · WorldCat Identities (ENlccn-no2009024435