Coalizione di centro-destra alle elezioni politiche italiane del 2008

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Coalizione di Centro Destra del 2008
Centro Destra Italiano
Leader Silvio Berlusconi
Stato Italia Italia
Fondazione 2008
Dissoluzione 2011
Partito Il Popolo della Libertà,
Lega Nord, Movimento per le Autonomie
Ideologia Cristianesimo democratico,
Liberalismo,
Federalismo,
Populismo di destra, Anticomunismo
Collocazione Centro-destra
Partito europeo PPE (PdL)
Gruppo parl. europeo Gruppo PPE (PDL, FdI),
Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (Lega Nord)
Seggi massimi Camera
344 / 630
Seggi massimi Senato
172 / 315
Colori Blu, Azzurro

Con il termine Coalizione di Centro-destra del 2008, nota nelle circoscrizioni estere come Centro Destra Italiano si intende l'alleanza tra i partiti formatasi in occasione delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 con leader Silvio Berlusconi.

Essa è composta da partiti dell'area moderata-conservatrice e comprende:

La formazione della coalizione[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda il centro-destra, lo scenario proposto agli elettori risultò mutato rispetto a quello del 2006[1].

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini decisero che i rispettivi partiti, Forza Italia e Alleanza Nazionale, si sarebbero presentati sotto l'unico simbolo de Il Popolo della Libertà[2], in coalizione con la Lega Nord, che avrebbe presentato le sue liste solo al Centro-Nord, e con il Movimento per le Autonomie, che lo avrebbe fatto nelle altre regioni[3]. La trattativa con l'MpA a livello nazionale fu dominata dal tema della scelta candidature per la presidenza della Regione Siciliana che si svolsero contestualmente[4].

Varie formazioni minori diedero, poi, il proprio assenso all'ingresso nel Popolo della Libertà, come la Democrazia Cristiana per le Autonomie, i Liberaldemocratici (fuoriusciti dallo schieramento di centro-sinistra) e Azione Sociale[5].

Inizialmente anche la Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza aveva espresso la volontà di coalizzarsi al Senato con il Popolo della Libertà ma il suo simbolo fu ritenuto troppo simile a quello dell'Unione di Centro e quindi bocciato dal Ministero, il cui giudizio fu successivamente confermato dalla Commissione Centrale elettorale della Cassazione[6] con una decisione che fu poi l'origine della vicenda giudiziaria già discussa precedentemente.

Il movimento La Destra, in disaccordo con la strategia di Berlusconi di creare un partito unico, aveva annunciato l'intenzione di presentare una propria lista e un proprio capo della stessa[7]; questo nonostante, in un primo momento, i dirigenti del partito avessero sperato in un cambiamento della strategia del leader del PdL[8]. Solo il perdurare della situazione di stallo li convinse a procedere e a stringere un accordo con la Fiamma Tricolore: i due partiti presentarono un'unica lista, convergendo sul candidato premier già indicato da La Destra[9]. Discorso a parte per Forza Nuova, che decise fin dalla notizia dello scioglimento delle Camere di correre in solitaria con il proprio simbolo.

Anche all'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC) fu proposto di confluire nel Popolo della Libertà[10] prospettiva che l'UDC, nonostante una spaccatura dovuta alla scelta singoli esponenti come Carlo Giovanardi di aderire al PdL, non condivise:[11]. L'UDC quindi si presentò indipendentemente, con un proprio capo della lista[12].

Nelle settimane di consultazioni presidenziali, il brusco ritorno di Pier Ferdinando Casini su posizioni consonanti con quelle di Forza Italia aveva provocato una scissione interna all'UDC: Bruno Tabacci e Mario Baccini avevano dato vita ad un nuovo movimento politico chiamato la Rosa Bianca, a ciò aveva aderito anche l'ex sindacalista Savino Pezzotta, e che si era dichiarato pronto a presentare un proprio candidato premier[1][13]. Tuttavia a seguito della scelta dell'UDC di non coalizzarsi o confluire nel PdL[12], i due partiti scelsero di presentare una lista comune, l'Unione di Centro, con un unico candidato alla presidenza del consiglio[14].

Alcuni esponenti singoli del centrodestra, come Giuliano Ferrara che aveva nei giorni precedenti alla campagna elettorale esortato il paese a dibattere sull'opportunità di una moratoria sull'applicazione della legge sull'aborto,[15] presentarono una lista che nel simbolo recava la scritta «Aborto? No, grazie»[16].

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Voti % Seggi
Politiche 2008 Camera[17] 17 064 506 46,81 344
Senato[18] 15 508 899 47,31 174

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cosa Rossa, Pd e Rosa Bianca da sola Quattro poli, il risiko delle alleanze da Repubblica.it, consultato il 07-02-2008
  2. ^ Svolta di Berlusconi, arriva il Pdl: "Forza Italia-An sotto stesso simbolo" dal sito de La Stampa, consultato il 08-02-2008.
  3. ^ La diretta 23 febbraio da Repubblica.it, riportato il 24-02-2008
  4. ^ Intesa in Sicilia, Berlusconi esulta «Vinceremo al Senato. Noi il centro» da Corriere.it, consultato il 25-02-2008
  5. ^ Alessandra Mussolini: «Convinti nel Pdl» da Corriere.it, consultato il 09-02-2008
  6. ^ Cassazione: fuori la Dc di Pizza e di Sandri. Ok alla Destra da Andrkornos.it, consultato il 23-03-2008
  7. ^ La Diretta 10 febbraio da Repubblica.it, consultato il 10-02-2008
  8. ^ Storace: «Santanchè candidata premier» dal Corriere.it, consultato il 10-02-2008.
  9. ^ La Destra e Fiamma Tricolore corrono insieme, da ladestranews.it, consultato il 15-02-2008.
  10. ^ Casini: «Pronto al dialogo con Berlusconi» da Corriere.it , consultato il 09-02-2008
  11. ^ La lista unica spacca il centrodestra da Corriere.it , consultato il 09-02-2008
  12. ^ a b L'UDC corre da sola da Repubblica.it, consultato il 13-02-2008. Vedi inoltre L'UDC corre da sola da Corriere.it, consultato il 13-02-2008.
  13. ^ Nasce «Rosa Bianca» quarto polo, Tabacci candidato premier da Ansa.it, consultato il 07-02-2008.
  14. ^ Udc e Rosa Bianca trovano l'accordo Casini premier, Pezzotta segretario, da Repubblica.it, consultato il 25-02-2008
  15. ^ Binetti: "Sulla 194 voterò con Fi". Turco: "Dibattito, non modifica" da Repubblica.it, consultato il 16-02-2008
  16. ^ Ferrara non molla anzi rilancia: addio a La7 e presenta il suo simbolo da Panorama.it, consultato il 02-04-2008
  17. ^ I dati fanno riferimento all'intera coalizione che si presentava come coalizione di liste, con leader Silvio Berlusconi.
  18. ^ I dati fanno riferimento all'intera coalizione.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]