Centro-destra in Italia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Centro-destra.

Fernando Tambroni, nel 1960 costituì un governo di centro-destra appoggiato da DC, MSI e PDIUM.

La locuzione centro-destra comparve per la prima volta in Italia attorno al 1850, in seguito all'operazione detta del "connubio" operata da Camillo Benso Conte di Cavour nel Parlamento del Regno di Sardegna, che di lì a pochi anni sarebbe diventato il Parlamento del Regno d'Italia. L'operazione del "connubio" consisteva nel favorire un'alleanza politica fra la parte più progressista della Destra, il cosiddetto centro-destra, di cui il Cavour stesso era capo, e l'ala più moderata della Sinistra, il centro-sinistra, con a capo Urbano Rattazzi. Si è sostenuto che questa manovra politica contenesse in sé i fondamenti del trasformismo.

Con il termine centro-destra si è poi indicato, a partire dagli anni sessanta, la collocazione di alcuni governi retti dalla Democrazia Cristiana, in particolare il Governo Tambroni che si sostenne grazie all'appoggio esterno del Movimento Sociale Italiano e del Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica.

Dal 1994 il termine centro-destra si riferisce alle aggregazioni guidate da Silvio Berlusconi, il Polo delle Libertà e la Casa delle Libertà. Quest'ultima coalizione, nata nel 2000 e poi dissoltasi, è stata l'alleanza tra Forza Italia, Alleanza Nazionale, la Lega Nord, l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro e altri partiti minori.

Dal 2018 la coalizione comprende la Lega, critica nei confronti dell'Unione europea e sovranista come Fratelli d'Italia, partito nazionalista, e Forza Italia, partito di ispirazione liberale, assieme ad altri partiti minori tra i quali l'Unione di Centro, di ispirazione popolare e cattolica.

Seconda Repubblica[modifica | modifica wikitesto]

Nelle elezioni amministrative del 1993, avendo perso notevole consenso la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano,[1] ebbero successo le coalizioni di sinistra, che furono contrastate nell'Italia settentrionale dalla Lega Nord (che vinse tra l'altro con Marco Formentini le elezioni comunali a Milano) e nella parte centrale e meridionale del Paese dal Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale.[2] La destra missina ottenne molti consensi poiché era uno dei pochi partiti non coinvolti nell'inchiesta Mani pulite e poiché, nello sfaldamento del centro e in particolare della DC, gran parte degli elettori moderati ritenne la formazione di estrema destra preferibile rispetto alle sinistre.[2] Il 23 novembre dello stesso anno l'imprenditore Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno durante l'inaugurazione di un ipermercato, dichiarò ai giornalisti che se il centro moderato non si fosse riorganizzato, sarebbe intervenuto lui stesso in prima persona per tale scopo. Inoltre affermò, riguardo alle elezioni comunali di Roma, che, se avesse potuto votare, avrebbe scelto Gianfranco Fini candidato dell'MSI-DN.[3] Tre giorni dopo, il Movimento Sociale Italiano presenta ufficialmente il progetto chiamato "Alleanza Nazionale" e nascono i primi circoli sul territorio,[4][5] mentre l'11 dicembre il partito cambierà nome in Movimento Sociale Italiano-Alleanza Nazionale.[6][7][8]

Successivamente, il 26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi annunciò la propria discesa in campo avendo fondato nei mesi precedenti un nuovo movimento di centrodestra chiamato Forza Italia.

Il Polo delle Libertà[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Polo della Libertà e Polo del Buon Governo.
Silvio Berlusconi nel maggio 1994.

La nuova legge elettorale del 1993, la c.d. Legge Mattarella, prevedeva un sistema elettorale misto ma prevalentemente maggioritario e questo costrinse i partiti, per la prima volta in Italia, a creare delle coalizioni per poter vincere nei collegi uninominali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica alle elezioni politiche del 1994. A tal fine si crearono quattro coalizioni di partiti: una di centro, una di sinistra (o progressista), e ben due coalizioni di centro-destra. Le due coalizioni, distinte tra di loro ma che designavano entrambe Silvio Berlusconi come leader, furono chiamate Polo della Libertà e Polo del Buon Governo e si presentarono rispettivamente nelle regioni del centro-nord e nelle regioni del sud. Questo poiché Forza Italia di Berlusconi e alcuni nuovi partiti centristi (il Centro Cristiano Democratico di Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, l'Unione di Centro di Raffaele Costa e il Polo Liberal Democratico) avevano stretto accordi elettorali sia con Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini che con la Lega Nord di Umberto Bossi, ma quest'ultimo pose il veto ad un'unica coalizione che vedesse assieme i due partiti nelle regioni del nord Italia, dove la Lega Nord era candidata. Pertanto AN espresse al centro-nord dei propri candidati nei collegi unimoninali che si opponevano al Polo della Libertà.[9][10] Per contro, la Lista Pannella decise di giungere ad un accordo elettorale con il centro-destra appoggiando al centro-nord i candidati del Polo delle Libertà mentre nei collegi centro-meridionali, invece, si sarebbero presentati in competizione con il Polo del Buon Governo. In caso di vittoria del centro-destra, Pannella sarebbe stato nominato ministro degli Esteri nell'eventuale governo a guida Berlusconi. Le coalizioni di centro-destra vinsero, il 27 e 28 marzo del 1994, le elezioni politiche ottenendo alla Camera il 46,16% dei voti nel maggioritario (le quattro liste FI, AN, Lega Nord e Lista Pannella ottennero il 46,36% dei voti nel proporzionale) e al Senato il 42,66% dei voti. Pertanto il centro-destra ebbe la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento (366 seggi su 630 alla Camera dei deputati e 156 seggi su 315 al Senato della Repubblica). Il nuovo parlamento elesse presidenti la leghista Irene Pivetti alla Camera e il centrista Carlo Scognamiglio al Senato, "rompendo" in questo modo una prassi che, dal 1976, aveva fatto eleggere presidente al Senato un esponente della maggioranza e alla Camera uno dell'opposizione.[11]

A seguito della vittoria elettorale del centro-destra il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro conferì l'incarico di formare il nuovo governo a Silvio Berlusconi e l'11 maggio 1994 giurò il primo governo Berlusconi con ministri dei partiti vincitori delle elezioni (FI, Lega Nord, AN, CCD, UdC, Fondazione Liberaldemocratica) più alcuni indipendenti. Non non entrò nella compagine di governo la Lista Pannella, per l'opposizione del CCD e di AN: venne allora deciso di nominare Emma Bonino a commissario europeo. Il nuovo governo ottenne la fiducia al Senato della Repubblica con 159 voti favorevoli, 153 contrari e 2 astenuti[12] e alla Camera dei deputati, con 366 voti favorevoli e 245 contrari.[13]

Un mese dopo, alle elezioni europee del 12 giugno, i partiti di centro-destra ebbero un ulteriore notevole successo ottenendo in totale circa il 50% dei voti (Forza Italia e i centristi crearono una lista unica che raccolse il 30,62%, Alleanza Nazionale ottenne il 12,47% mentre la Lega Nord il 6,56%). Nel nuovo Parlamento Europeo i forzisti crearono un nuovo gruppo parlamentare chiamato Forza Europa, i leghisti aderirono al gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori mentre gli eletti di Alleanza Nazionale non aderirono a nessun gruppo, finendo nei non iscritti. Nella stessa tornata elettorale il nuovo centro-destra affrontò anche le sue prime elezioni regionali, solo in Sardegna, perdendo al ballottaggio il governo della regione.

Il 22 ottobre 1994 si celebrò l'ultimo comitato centrale del Movimento Sociale Italiano, nel quale venne decisa la confluenza in Alleanza Nazionale che comportò la rottura con alcuni esponenti del partito.[14]

Nonostante la forza del doppio successo elettorale (parlamentare ed europeo), il primo governo Berlusconi si rivelò un esecutivo fragile, a causa di alcune frizioni tra Forza Italia e la Lega Nord,[1] in particolare sulla riforma delle pensioni osteggiata dai leghisti[1] e, proprio per la sfiducia di quest'ultima decretata appena sette mesi dopo l'entrata in carica dell'esecutivo, si venne a formare un governo tecnico presieduto dall'indipendente Lamberto Dini e sostenuto, in appoggio esterno, dalla Lega Nord, dai partiti della sinistra e dal Partito Popolare Italiano,[1] poiché il segretario Rocco Buttiglione decise di avviare un percorso comune tra il centro e la sinistra. Pertanto gli altri partiti del centro-destra, esclusa la Lega Nord che oramai era fuori dalla coalizione, passarono all'opposizione parlamentare.

Il segretario del PPI Rocco Buttiglione, in occasione di un consiglio nazionale dell'11 marzo 1995, decise di convogliare il suo partito verso l'area di centro-destra. La maggioranza dei delegati popolari fu però contraria a tale mossa, sia perché sembrava una sconfessione della linea politica portata avanti sino a quel momento, sia perché si nutrivano dubbi sulla gestione dirigistica di Forza Italia da parte di Silvio Berlusconi e sulle sue politiche di stampo liberistico, ritenute lesive degli interessi degli strati più deboli della popolazione. Si addivenne così ad una scissione, con la parte del partito fedele a Buttiglione, denominatasi provvisoriamente "Polo Popolare", che appoggiò la leadership di Berlusconi, mentre la maggioranza, con la denominazione "Popolari", decise di aderire al progetto di alleanza di centro-sinistra sotto la guida di Romano Prodi.

Nel frattempo, il 23 aprile del 1995, si tennero le elezioni regionali, che interessarono tutte le quindici regioni a statuto ordinario. Il centro-destra, che oltre alla Lega Nord aveva perso anche l'appoggio della Lista Pannella, perse queste elezioni risultando vincente in solo sei regione su quindici. Le regioni a nuova guida del centro-destra, e i loro govenatori, furono i seguenti: Piemonte (Enzo Ghigo), Lombardia (Roberto Formigoni), Veneto (Giancarlo Galan), Campania (Antonio Rastrelli), Puglia (Salvatore Distaso) e Calabria (Giuseppe Domenico Nisticò).

Nel luglio del 1995 nel Partito Popolare Italiano si formalizzò la scissione: il gruppo di Buttiglione si assicurò lo storico simbolo dello scudo crociato e ridefinì il suo movimento con il nome di Cristiani Democratici Uniti, aderendo ufficialmente al centro-destra.

La coalizione di centro-destra si riorganizzò per le elezioni politiche del 1996 con la nuova denominazione di Polo per le Libertà. In tutti i collegi uninominali della parte maggioritaria, la coalizione di presento con il nuovo logo e, nella parte proporzionale, vi furono le liste di Forza Italia e di Alleanza Nazionale e una lista unica dei centristi che riuniva il Centro Cristiano Democratico di Pier Ferdinando Casini e i Cristiani Democratici Uniti di Buttiglione. Vennero stretti, come era già accaduto nel 1994, accordi elettorali con la Lista Pannella-Sgarbi, senza però che quest'ultima entrasse organicamente nella coalizione. La Lista Pannella-Sgarbi avrebbe rinunciato a presentarsi nella quasi totalità dei collegi senatoriali, evitando così di sottrarre voti al Polo e i suoi esponenti sarebbero entrati a far parte del governo in caso di vittoria del centro-destra.[15] La Lega Nord si presentò totalmente indipendente dai due principali schieramenti. Il 21 aprile 1996 il centro-destra venne sconfitto alle urne dal centro-sinistra, riunito nell'alleanza de l'Ulivo e guidato da Romano Prodi, ottenendo alla Camera il 40,09% dei voti nel maggioritario (le tre liste FI, AN e CCD-CDU ottennero il 42,07% dei voti nel proporzionale) e al Senato il 37,35% dei voti. Pertanto la coalizione di centro-destra ebbe nel nuovo parlamento solo 246 seggi su 630 alla Camera dei deputati e 116 seggi su 315 al Senato della Repubblica.

Una rivincita su L'Ulivo si ebbe nel giugno del 1996 quando, alle Elezioni regionali in Sicilia, i partiti di centro-destra ottennero sommati oltre il 50% dei voti. Anche nelle elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia del 1998 il centro-destra ottenne la maggioranza dei seggi, eleggendo il forzista Roberto Antonione alla guida della regione. Anche nel 1999, alle elezioni regionali in Sardegna, il centro-destra chiamato "Polo per la Sardegna" elesse al ballottaggio governatore della regione il forzista Mauro Pili.

Nella XIII legislatura della Repubblica Italiana, iniziata con le elezioni del 1996 e con la creazione del governo Prodi, nel febbraio del 1997 si crearono alcune tensioni fra le due componenti centriste del Polo per le Libertà.[16][17] Alla Camera, i nove deputati del CDU divorziarono dal CCD e aderirono al gruppo parlamentare misto. Esattamente un anno dopo, nel febbraio 1998, la direzione del CDU di Buttiglione decise di stabilire un rapporto federativo con la nascente Unione Democratica per la Repubblica promossa da Francesco Cossiga. All'UDR, che aveva tra gli obiettivi quello di costituire un grande centro moderato, aderì anche Clemente Mastella, mentre il CCD si spaccò, ma Pier Ferdinando Casini e il grosso del suo partito rimase nel Polo. Nell'ottobre del 1998 vi fu la crisi per il Governo Prodi I, poiché Rifondazione Comunista ritirò il suo appoggio alla maggioranza. Il centrosinistra indicò Massimo D'Alema come nuovo premier: l'UDR appoggiò D'Alema che si presentò in Parlamento e ottenne la fiducia (da qui la formazione del Governo D'Alema I). Molto critici furono Casini e Berlusconi, che accusarono la nascita di un nuovo esecutivo di centrosinistra con i voti di parlamentari eletti nel centro-destra. I Cristiani Democratici Uniti di Buttiglione non appoggeranno invece i successivi governi di centrosinistra D'Alema II e Amato II ritornando nella coalizione di centro-destra all'opposizione.

Nell'Elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 1999 il leader del centro-destra Silvio Berlusconi, che non disponeva per il suo schieramento della maggioranza nell'assemblea elettrice, si accordò con il premier Massimo D'Alema, leader del centro-sinistra, per candidare e fare eleggere al Quirinale il Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, che divenne il decimo Presidente della Repubblica Italiana.[18]

La Casa delle Libertà[modifica | modifica wikitesto]

«La nostra alleanza ripropone l'Arco Costituzionale. Troviamo la sinistra riformista con la Lega Nord, il Nuovo PSI ed il Partito Repubblicano Italiano, il centro con Forza Italia ed il CCD e la destra democratica e moderna di Alleanza Nazionale»

(Silvio Berlusconi, 13 marzo 2001, Milano)
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Casa delle Libertà.

Tra il 1999 e il 2000 la Lega Nord di Umberto Bossi si avvicinò nuovamente alla coalizione di centro-destra, rinsaldando i rapporti con Silvio Berlusconi e il suo partito, Forza Italia. La nuova alleanza tra la Lega, Forza Italia, AN e centristi, che venne chiamata Casa delle Libertà, mosse i suoi primi passi già alle elezioni regionali italiane del 2000 che, il 16 aprile, interessarono tutte e quindici le regioni italiane a statuto ordinario ed ebbero l'affermazione del centro-destra che riconfermò Enzo Ghigo, Roberto Formigoni e Giancarlo Galan alla guida rispettivamente di Piemonte, Lombardia e Veneto ed elesse i nuovi governatori di Abruzzo (Giovanni Pace), Calabria (Giuseppe Chiaravalloti), Lazio (Francesco Storace), Liguria (Sandro Biasotti) e Puglia (Raffaele Fitto). Tra l'altro, la vittoria del centro-destra in queste elezioni portò alle dimissioni del secondo governo D'Alema, per «un atto di sensibilità politica».[19]

Alle Elezioni politiche italiane del 2001, il 13 maggio, la Casa delle Libertà si presentò quindi unita in tutti i collegi uninominali di Camera e Senato e, nella parte proporzionale della Camera, vi furono le liste di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord, del Biancofiore (lista elettorale che univa il CCD e il CDU) e del Nuovo PSI. Quest'ultimo partito nacque nel gennaio del 2001 dall'unione del rinato Partito Socialista, fondato nel 1996 da Gianni De Michelis e Margherita Boniver, e della Lega Socialista di Bobo Craxi e Claudio Martelli, fuoriusciti nel 2000 dai Socialisti Democratici Italiani del centro-sinistra. Pur essendo organicamente fuori dalla Casa della Libertà, il Movimento Sociale Fiamma Tricolore (partito fondato il 3 marzo 1995 da Pino Rauti e da altri esponenti del Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale che si opposero alla svolta di Alleanza Nazionale, preferendo continuare l'attività politica tipica dell'azione del vecchio MSI) strinse accordi di desistenza con la coalizione di centro-destra. La Casa delle Libertà vinse le elezioni ed ottenne alla Camera dei deputati il 45,57% dei voti (nella parte proporzionale le cinque liste sopra indicate ebbero il 49,56% dei voti) e al Senato della Repubblica il 42,53% dei voti. Pertanto, la coalizione ebbe nel nuovo parlamento 368 seggi su 630 alla Camera e 176 seggi su 315 al Senato. Il nuovo parlamento elesse presidenti il centrista Pier Ferdinando Casini alla Camera e il forzista Marcello Pera al Senato.

A seguito della vittoria elettorale della Casa delle Libertà il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì l'incarico di formare il nuovo governo a Silvio Berlusconi e l'11 giugno 2001 giurò il secondo governo Berlusconi con ministri dei partiti vincitori delle elezioni più alcuni indipendenti. Il nuovo governo ottenne la fiducia al Senato della Repubblica con 175 voti favorevoli, 133 contrari e 5 astenuti[20] e alla Camera dei deputati con 351 voti favorevoli, 261 contrari e 1 astenuto.[21]

Alle elezioni politiche del 2006, la Casa delle Libertà ha perduto, seppur di misura, la maggioranza a vantaggio de L'Unione di Romano Prodi.

Il Popolo della Libertà[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Coalizione di centro-destra alle elezioni politiche italiane del 2008 e Coalizione di centro-destra alle elezioni politiche italiane del 2013.

Caduto il Governo Prodi II, nella CdL nasce l'idea di un partito unitario del centro-destra che riunisca sotto un unico simbolo tutti i partiti del centro-destra. L'idea si concretizza il 18 novembre 2007, con la nascita del Popolo della Libertà, promosso da Forza Italia, cui aderiscono, assieme ad Alleanza Nazionale, tutti i partiti dell'ormai ex-CdL con l'eccezione di due movimenti: l'UDC, che abbandona il centrodestra, per proseguire una corsa solitaria alle elezioni, e la Lega Nord che per la sua specificità di movimento regionale, propende per un'alleanza federativa con il nuovo partito.

Il centro-destra italiano si presenta, così, semplificato nell'alleanza fra Popolo della Libertà, Lega Nord e il movimento siciliano MpA, alle elezioni politiche italiane del 2008 e riesce a vincere.

Alle elezioni politiche del 2013 nessuna coalizione ha ottenuto la maggioranza assoluta in entrambe le camere, e dopo lunghe consultazioni il neo-rieletto presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incarica l'esponente del Partito Democratico Enrico Letta, di trovare una maggioranza in grado di sostenerlo a capo del governo.

Nel centrodestra, Lega Nord e Fratelli d'Italia decidono di stare all'opposizione, mentre Il Popolo della Libertà parteciperà alla formazione con 5 ministeri, 2 viceministri e 12 sottosegretari.

Il 29 giugno 2013 Berlusconi ha annunciato la rinascita di Forza Italia come movimento politico autonomo, mentre il nome "Popolo della Libertà" tornerà a definire la coalizione di centro-destra, affermando anche l'intenzione di continuare a sostenere il governo Letta in coalizione con il Partito Democratico.[22][23]

Ufficialmente, il cambio della denominazione, del simbolo e dell'organizzazione territoriale del movimento, che sancirà di fatto il ritorno alla vecchia Forza Italia ha inizio con la convocazione dell'ufficio di presidenza del PdL il 25 ottobre 2013, a cui non ha comunque partecipato la delegazione dei ministri governativi azzurri, in accordo consensuale con Silvio Berlusconi assieme al quale la corrente delle colombe cerca di evitare scissioni interne al partito per il timore di derive estremiste dello stesso. Lo stesso Alfano, principale figura dei governisti e ministro dell'interno aveva dichiarato poco prima di non partecipare perché il partito restasse unito, e che si stava lavorando per questo con Berlusconi.

Il 16 novembre 2013 il Consiglio Nazionale del Popolo della Libertà e Silvio Berlusconi, approvano la sospensione delle attività del PdL e il rilancio di Forza Italia[24], al nuovo partito però non aderiscono le cosiddette Colombe del PdL, la corrente guidata da Angelino Alfano[25], che forma il Nuovo Centrodestra[26] continuando a sostenere il Governo Letta.

Le coalizioni di centro-destra[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 novembre 2013 il Senato della Repubblica, con 192 voti favorevoli, 113 contrari e 2 astenuti[27][28][29], approva con voto palese la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, per effetto della "Legge Severino", in seguito alla condanna di Berlusconi del 1º agosto 2013 per frode fiscale con sentenza passata in giudicato[30]. Silvio Berlusconi perde così la carica di parlamentare della Repubblica Italiana dopo 19 anni di presenza ininterrotta[31]. Hanno votato a favore della decadenza Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Scelta Civica, Unione di Centro, Sinistra Ecologia Libertà, Il Megafono, Per le Autonomie (SVP-UV-PATT-UPT-PSI-MAIE)[32][33], i senatori a vita Mario Monti, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia e Renzo Piano[34][35], e i senatori ex M5S passati al Gruppo Misto: Fabiola Anitori, Adele Gambaro, Paola De Pin e Marino Mastrangeli. Hanno votato contro la decadenza Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Lega Nord e Grandi Autonomie e Libertà[32][33].

Dopo tale avvenimento, che ha limitato l'azione del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, il partito cala rapidamente nei sondaggi anche a causa di lotte intestine che vedono dapprima l'uscita di Raffaele Fitto, che spingeva per un cambiamento di leadership del partito facendo ricorso alla pratica delle primarie. Fitto, dapprima fonda in Puglia la propria lista "Oltre" con cui si candida a Presidente della Regione poi, eletto al parlamento europeo, aderisce al movimento Conservatori e Riformisti di Cameron, fondando dunque la scapola italiana di tale partito.

Poco dopo sarà un altro grande alleato di Berlusconi a lasciare Forza Italia, insieme con un ingente numero di senatori: Denis Verdini, che contrario al nuovo corso del partito avverso a Matteo Renzi, fonda ALA, formazione che si rivelerà decisiva per il Governo Renzi.

Nel mentre è la Lega Nord di Matteo Salvini, che facendo ricorso a toni duri contro l'Europa e gli immigrati che diventa, secondo i numeri dei sondaggi, la guida della coalizione di centrodestra. Proprio alle Regionali la Lega Nord permette al centrodestra di poter non solo confermare molte regioni ma anche di vincere in Liguria. La coalizione di centrodestra vive una fase di avvicinamento alle destre nazionalistiche. Famose le cooperazioni con il Front National di Marine Le Pen. Salvini lancerà anche il movimento "Noi con Salvini" che ha il compito di portare le nuove istanze leghiste nel sud Italia.

Nel frattempo nel 2014 l'ex Ministro della Gioventù Giorgia Meloni vince le primarie indette da Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale e viene eletta Presidente del partito, portandolo a essere l'unico partito nazionale con un'ideologia fortemente caratterizzata da Nazionalismo e Conservatorismo nazionale che si rifanno alla destra originaria e classica.

Alle elezioni amministrative del 2016 la coalizione si divide in varie città tra cui Roma e Napoli, questo porta a un esito fallimentare in molte città. Tuttavia il centro-destra riesce a vincere in diverse città minori, perdendo invece al ballottaggio a Milano nonostante l'unione di tutte le forze politiche.

L'8 gennaio 2018 nasce ufficialmente la coalizione a quattro (Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, Noi con l'Italia - UDC) e il 18 gennaio viene firmato il programma per le elezioni politiche italiane del 2018, nelle quali avviene per la prima volta il sorpasso della Lega su Forza Italia, portando Salvini a divenire il nuovo leader del centro-destra.

Lista dei partiti politici nella coalizione del Centro-destra[modifica | modifica wikitesto]

Presente[modifica | modifica wikitesto]

partiti nazionali[modifica | modifica wikitesto]

partiti regionali[modifica | modifica wikitesto]

Passato[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993.
  2. ^ a b Indro Montanelli e Mario Cervi, L'Italia di Berlusconi, Milano, Rizzoli, 1995.
  3. ^ 18 anni fa la prima pietra del berlusconismo. A Casalecchio nacque l'alleanza con Fini - il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2011. David Marceddu e Davide Turrini
  4. ^ "Verso l'Alleanza Nazionale" organizzata dal Comitato promotore nazionale di Alleanza Nazionale
  5. ^ Fini: il fascismo è morto nel 1945 con Mussolini
  6. ^ Comitato Centrale del MSI
  7. ^ Fini va alle Fosse Ardeatine. cambia il MSI, sarà Alleanza
  8. ^ addio camerati, ora ci sono i cari amici
  9. ^ Bossi: Fini non fa parte del nostro polo
  10. ^ ALLEANZA NAZIONALE SOLA AL NORD MA AL SUD CORRERA' CON FORZA ITALIA, la Repubblica — 8 febbraio 1994 pagina 9
  11. ^ Poltrona per l’opposizione o maggioranza pigliatutto, come si scelgono i presidenti delle Camere
  12. ^ Seduta del 18 maggio 1994 (pomeridiana), Votazione nominale con appello, pp. 61-63.
  13. ^ Seduta del 20 maggio 1994, Comunicazioni del Governo, pp. 315-321.
  14. ^ MSI, OGGI L'ULTIMO COMITATO CENTRALE, 22 ottobre 1994 — pagina 7
  15. ^ Maurizio Caprara, Pannella Berlusconi, raggiunto l'accordo, in Corriere della Sera, 15 aprile 1996, p. 2. URL consultato il 15 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2014).
  16. ^ Grandi manovre tra i partiti dell'area moderata[collegamento interrotto]
  17. ^ Fabris ed esponenti del CDU veneto passano al CCD
  18. ^ Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2013
  19. ^ Crisi: la giornata di d'alema [collegamento interrotto], in AGI, 19 aprile 2000.
  20. ^ Senato della Repubblica - XIV Legislatura - Seduta n. 6
  21. ^ Camera dei Deputati - XIV Legislatura - Seduta n. 6
  22. ^ Torna Forza Italia e io sarò il numero uno. Il Giornale on line, 29 giugno 2013
  23. ^ Silvio Berlusconi: sarò ancora il numero 1 di Forza Italia
  24. ^ L'addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia
  25. ^ Il gran rifiuto di Alfano: «Non aderiamo a Forza Italia, pronti i nuovi gruppi»
  26. ^ Berlusconi lancia Forza Italia E Alfano il Nuovo Centrodestra, su avvenire.it.
  27. ^ BERLUSCONI: AULA SENATO VOTA SI' A DECADENZA
  28. ^ Berlusconi decaduto, sì del Senato. FI: è un colpo di Stato. Il Pd: «Ora la legge è uguale per tutti»
  29. ^ Il Senato ha votato la decadenza di Berlusconi, su news.panorama.it (archiviato dall'url originale il 28 novembre 2013).
  30. ^ Il Senato ha votato la decadenza di Berlusconi Non passano gli ordini del giorno contro la relazione della giunta per le elezioni che decretava l'ineleggibilità del Cavaliere
  31. ^ ORE 17.42: BERLUSCONI DECADE DA SENATORE. DOPO 19 ANNI E MEZZO LASCIA IL PARLAMENTO
  32. ^ a b Berlusconi non è più senatore, respinti odg per salvarlo
  33. ^ a b Il Cavaliere disarcionato «Democrazia in lutto» Archiviato il 24 maggio 2013 in Internet Archive.
  34. ^ Silvio Berlusconi non è più senatore Via libera del Senato alla decadenza Il Cavaliere: “Lutto per la democrazia”
  35. ^ I senatori a vita assenteisti si fiondano in Aula per fucilare il Cav, su ilgiornale.it.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]