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Governo Berlusconi III

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Governo Berlusconi III
Foto ufficiale scattata dopo la cerimonia di giuramento al Palazzo del Quirinale.
StatoItalia (bandiera) Italia
Presidente del ConsiglioSilvio Berlusconi
(FI)
CoalizioneLa Casa delle Libertà:

FI, AN, LN, UdC, Misto
con l'appoggio esterno di: Misto

LegislaturaXIV legislatura
Giuramento23 aprile 2005
Dimissioni2 maggio 2006
Governo successivoProdi II
17 maggio 2006

Il governo Berlusconi III è stato il cinquantottesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il secondo ed ultimo della XIV legislatura.

Esso, nato in seguito alle dimissioni del governo precedente, rimase in carica dal 23 aprile 2005[1][2] al 17 maggio 2006[3] (sebbene già dimissionario dal precedente 2 maggio), per un totale di 389 giorni, ovvero 1 anno e 24 giorni.[4]

A seguito delle elezioni regionali del 2005, conclusesi con un tracollo del centrodestra in tutte le regioni tranne che in Lombardia e Veneto, il 16 aprile i ministri di UdC e NPSI nel governo Berlusconi II annunciarono la loro uscita dal governo e l'appoggio esterno a un nuovo esecutivo. Il 20 aprile Berlusconi annunciò in Senato la volontà di costituire un nuovo governo di fine legislatura e rimise al Quirinale le proprie dimissioni. Il giorno successivo UdC e Nuovo PSI annunciarono l'appoggio a un nuovo governo e il 22 aprile il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a seguito di consultazioni, affidò il nuovo incarico a Berlusconi. Il 23 aprile Berlusconi si presentò al Quirinale con la nuova lista dei ministri, che giurarono il pomeriggio stesso[5].

Il governo ricalcò, come composizione e azione politica, il Berlusconi II. Contava 25 ministri (compreso il Presidente del Consiglio), 9 viceministri, 63 sottosegretari, per un totale di 97 membri.

Ottenne la fiducia alla Camera dei deputati il 27 aprile 2005, con 334 voti favorevoli, 240 contrari e 2 astenuti[6].

Ottenne la fiducia al Senato della Repubblica il 28 aprile 2005, con 170 voti favorevoli e 117 contrari[7].

Diede le dimissioni il 2 maggio 2006[8][9], perché era terminata la legislatura, rimanendo in carica per il disbrigo degli affari correnti fino al 17 maggio.

Compagine di governo

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Appartenenza politica

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L'appartenenza politica dei membri del governo, al momento dell’insediamento, era la seguente:

Partito Presidente Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
Forza Italia 1 9[N 1] 1 35 47
Alleanza Nazionale - 6[N 1] 2 14 23
Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro - 3 1 8 12
Lega Nord - 3 - 8 11
Nuovo PSI - 1 1 1 3
Partito Repubblicano Italiano - 1 1 - 2
Indipendenti - 2 - - 2
Totale 1 25 6 66 98

Provenienza geografica

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La provenienza geografica dei membri del Consiglio dei ministri si può così riassumere:

Regione Presidente Ministri Viceministri Sottosegretari Totale
  Lombardia 1 6[N 1] 2 4 13
Sicilia (bandiera) Sicilia - 4 1 7 12
  Veneto - - 1 8 9
  Emilia-Romagna - 3[N 1] - 5 8
  Piemonte - - 1 7 8
  Puglia - 3 - 4 7
  Campania - 2 1 4 7
  Calabria - - 2 4 6
  Lazio - - - 6 6
  Toscana - 1 - 4 5
  Abruzzo - - - 4 4
  Liguria - 1 - 1 2
  Basilicata - - - 2 2
  Sardegna - 1 - - 1
  Marche - - 1 - 1
  Friuli-Venezia Giulia - - - 1 1

Situazione parlamentare

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Al momento del conferimento della fiducia parlamentare (27 aprile alla Camera dei Deputati[10], 28 aprile al Senato[11], ):

Camera Collocazione Partiti Seggi
Camera dei Deputati MaggioranzaLa Casa delle Libertà (332):

FI (167), AN (95), UdC (38), LN (26), NPSI (6)

332 / 611
[N 2]
OpposizioneDS (130), DL (80), UDEUR (13), PRC (12), SDI (11), PdCI (10), FdV (7), ED (4), Misto (12)[N 3]
279 / 611
[N 2]
Senato della Repubblica MaggioranzaLa Casa delle Libertà (169):

FI (74), AN (46), UdC (30), LN (17), Misto (2)[N 4]

169 / 321
Appoggio esternoMisto (2)[N 5]
2 / 321
OpposizioneDS (64), DL (35), FdV (10), Min. Ling. (10), SDI (6), UDEUR (5), PRC (4), Misto (16)[N 6]
150 / 321
Carica Titolare Sottosegretari
Presidenza del Consiglio dei ministri Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio
Presidente del Consiglio dei ministri
Flickr - europeanpeoplesparty - EPP Congress Rome 2006 (146).jpg
Silvio Berlusconi (FI)
Vicepresidenti del Consiglio dei ministri Gianfranco Fini (AN)
Giulio Tremonti (FI)
Ministri senza portafoglio Sottosegretari di Stato
Affari regionali ed Autonomie locali Enrico La Loggia (FI)
Attuazione del Programma di governo Stefano Caldoro (NPSI)
Funzione pubblica Mario Baccini (UdC)
Fino all'08/05/2006
Innovazione e tecnologie Lucio Stanca (FI) Carica non assegnata
Italiani nel mondo Mirko Tremaglia (AN) Carica non assegnata
Pari opportunità Stefania Prestigiacomo (FI) Carica non assegnata
Politiche comunitarie Giorgio La Malfa (PRI) Carica non assegnata
Riforme istituzionali e devoluzione Roberto Calderoli (LN)
Fino al 18/02/2006
Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi (UdC)
Sviluppo e coesione territoriale Gianfranco Miccichè (FI) Carica non assegnata
Ministero Ministri Viceministri Sottosegretari di Stato
Affari esteri Gianfranco Fini (AN) Carica non assegnata
Interno Giuseppe Pisanu (FI) Carica non assegnata
Giustizia Roberto Castelli (LN) Carica non assegnata
Economia e finanze Domenico Siniscalco (Ind.)
Fino al 22/09/05
Giulio Tremonti (FI)
Dal 01/07/2005 al 05/05/2006
Flickr - europeanpeoplesparty - EPP Congress Rome 2006 (146).jpg
Silvio Berlusconi (FI)
(ad interim)
Dal 05/05/2006
Attività produttive Claudio Scajola (FI)
Istruzione, Università e Ricerca Letizia Moratti (Ind.)
Lavoro e Politiche sociali Roberto Maroni (LN) Carica non assegnata
Difesa Antonio Martino (FI) Carica non assegnata
Politiche agricole e forestali Gianni Alemanno (AN) Carica non assegnata
Ambiente e tutela del territorio Altero Matteoli (AN)
Infrastrutture e trasporti Pietro Lunardi (FI)
Salute Francesco Storace (AN)
Fino al 11/03/2006
Carica non assegnata
Flickr - europeanpeoplesparty - EPP Congress Rome 2006 (146).jpg
Silvio Berlusconi (FI)
(ad interim)
dall’11/03/2006
Beni e attività culturali Rocco Buttiglione (UdC)
Comunicazioni Mario Landolfi (AN) Carica non assegnata

Politiche e principali provvedimenti

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Il governo rimase in carica dal 23 aprile 2005 al 17 maggio 2006, nell'ultimo anno della XIV legislatura[12], e ottenne la fiducia della Camera il 27 aprile 2005 con 334 voti favorevoli e 240 contrari[13] e quella del Senato il giorno successivo con 170 voti favorevoli e 117 contrari[14]. Nel giugno 2005 la Commissione europea avviò nei confronti dell'Italia la procedura per disavanzo eccessivo, poiché il deficit aveva superato il 3% del PIL nel 2003 e nel 2004 e si prevedeva restasse sopra la soglia anche negli anni successivi; la procedura fu chiusa dal Consiglio Ecofin nel giugno 2008[15].

Secondo l'OCSE, alla fine del 2005 i conti pubblici avevano registrato un peggioramento significativo, in parte occultato da misure temporanee e una tantum: al netto di queste, il disavanzo di quell'anno era salito a quasi il 5% del PIL[16]. Lo storico Vittorio Vidotto ha osservato che, nel complesso dei governi Berlusconi del 2001–2006, gli originari programmi liberali e liberisti furono trascurati «anche per le obiettive difficoltà legate alla situazione economica e finanziaria del Paese», mentre trovava rapida attuazione una serie di leggi ad personam[17]. Nel settembre 2005 si dimise il ministro dell'economia Domenico Siniscalco, per il mancato sostegno del governo alla sua richiesta di dimissioni del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, coinvolto nello scandalo Bancopoli[18]; l'Economist lo descrisse come una delle figure più competenti di un esecutivo altrimenti disorganizzato[19].

Ambiente e agricoltura

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Il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio fu guidato da Altero Matteoli, quello delle politiche agricole e forestali da Gianni Alemanno[12]. Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (codice dell'ambiente) riordinò la normativa in materia ambientale[20]. Il decreto-legge 1º ottobre 2005, n. 202, convertito dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, dettò misure urgenti per la prevenzione dell'influenza aviaria[21]. Il decreto-legge 9 settembre 2005, n. 182, convertito dalla legge 11 novembre 2005, n. 231 dopo il voto di fiducia alla Camera[22], dettò interventi urgenti in agricoltura e per gli organismi pubblici del settore e misure contro gli andamenti anomali dei prezzi nelle filiere agroalimentari[23].

Comunicazioni e cultura

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Il ministero delle comunicazioni fu guidato da Mario Landolfi, quello per i beni e le attività culturali da Rocco Buttiglione[12]. Il decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 approvò il testo unico della radiotelevisione, che raccolse la disciplina del settore, compresa quella introdotta dalla legge Gasparri[24].

Economia e finanza pubblica

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Il Ministero dell'economia e delle finanze fu guidato da Domenico Siniscalco e, dal settembre 2005, da Giulio Tremonti, già vicepresidente del Consiglio[12]. Il decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, introdusse misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria[25], cui seguì la legge finanziaria per il 2006 (legge 23 dicembre 2005, n. 266)[26]. Nell'ambito della procedura per disavanzo eccessivo, il Consiglio dell'Unione europea chiese all'Italia per il biennio 2006–2007 un miglioramento del saldo strutturale di almeno 1,6 punti di PIL rispetto al 2005, per almeno metà nel 2006[16]. Dopo le vicende di Bancopoli, la legge 28 dicembre 2005, n. 262 sulla tutela del risparmio[27] fissò in sei anni, rinnovabili una sola volta, il mandato del governatore della Banca d'Italia[28]. Secondo la Banca d'Italia, nel 2005 l'indebitamento netto salì al 4,1% del PIL, dal 3,4% del 2004, il debito pubblico al 106,4% e l'avanzo primario scese allo 0,4%, mentre le misure temporanee contribuirono a contenere il disavanzo per circa mezzo punto di PIL, contro circa 1,5 punti negli anni precedenti[29]. La Corte dei conti osservò che il maggior gettito atteso dalla finanziaria 2006 derivava soprattutto da misure contro l'erosione e l'elusione nella fiscalità d'impresa, da entrate volontarie come concordati, rivalutazioni e giochi e da prelievi su specifici soggetti societari, con un appesantimento del prelievo sulle imprese in larga parte di carattere strutturale[30].

Giustizia e ordine pubblico

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Il ministero della giustizia fu guidato da Roberto Castelli, quello dell'interno da Giuseppe Pisanu[12]. Il decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, dettò misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale[31]. La legge 25 luglio 2005, n. 150, approvata con la questione di fiducia[22], delegò al governo la riforma dell'ordinamento giudiziario[32]; l'Associazione nazionale magistrati proclamò contro di essa uno sciopero per il 14 luglio 2005, sostenendo che limitasse i poteri del Consiglio superiore della magistratura e l'indipendenza dei magistrati e realizzasse di fatto la separazione delle carriere[33]. In attuazione della delega il governo adottò nel 2006, tra gli altri, i decreti legislativi sulla Scuola superiore della magistratura (n. 26)[34], sulla riorganizzazione dell'ufficio del pubblico ministero (n. 106)[35], sugli illeciti disciplinari dei magistrati (n. 109)[36] e sull'accesso in magistratura e la progressione delle funzioni (n. 160)[37]; l'impianto fu poi modificato dal governo Prodi II con la legge 30 luglio 2007, n. 111[38]. Il decreto-legge 17 agosto 2005, n. 162, convertito con la fiducia alla Camera[22] dalla legge 17 ottobre 2005, n. 210, introdusse ulteriori misure contro la violenza in occasione delle competizioni sportive[39]. La legge 5 dicembre 2005, n. 251 (legge ex Cirielli) intervenne su attenuanti generiche, recidiva e prescrizione[40]: ribattezzata dai critici «salva-Previti», ridusse i tempi di prescrizione e fu sconfessata dallo stesso primo firmatario, Edmondo Cirielli, che votò contro in aula[41]. La legge 13 febbraio 2006, n. 59 modificò la disciplina della legittima difesa nel domicilio privato[42]. La legge 20 febbraio 2006, n. 46 (legge Pecorella) escluse l'appello del pubblico ministero contro le sentenze di proscioglimento[43], ma la Corte costituzionale dichiarò illegittima tale esclusione con la sentenza n. 26 del 2007[44].

Infrastrutture e attività produttive

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Il ministero delle infrastrutture e dei trasporti fu guidato da Pietro Lunardi, quello delle attività produttive da Claudio Scajola[12]. Il decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 approvò il codice del consumo[45] e il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 il codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, in attuazione delle direttive europee del 2004[46].

Istruzione, università e ricerca

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Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca fu guidato da Letizia Moratti[12]. In attuazione della riforma Moratti, il decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 definì le norme generali e i livelli essenziali delle prestazioni del secondo ciclo del sistema di istruzione e formazione, articolato nel sistema dei licei e in quello dell'istruzione e formazione professionale di competenza regionale[47]. Secondo la rivista Tuttoscuola, il decreto fu approvato a ridosso della scadenza della delega e le norme sul secondo ciclo restavano «per ora solo virtuali», destinate a entrare in vigore non prima dell'anno scolastico 2007–2008 e subordinate a un'ampia concertazione con le regioni[48]. Dopo le elezioni del 2006 il nuovo governo abbandonò l'impianto a due canali, elevando l'obbligo scolastico a 16 anni e bloccando l'avvio dell'istruzione e formazione professionale regionale dopo la scuola media[49]. Per l'università, la legge 4 novembre 2005, n. 230 riformò lo stato giuridico di professori e ricercatori e delegò il governo a riordinare il reclutamento dei professori[50]: secondo The Scientist la riforma limitava i contratti a tempo indeterminato ai soli professori e introduceva un esame nazionale per l'idoneità, e contro di essa manifestarono a Roma oltre 50.000 persone del mondo universitario[51].

Lavoro e previdenza

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Il ministero del lavoro e delle politiche sociali fu guidato da Roberto Maroni, la funzione pubblica da Mario Baccini[12]. Il decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252 riformò la disciplina delle forme pensionistiche complementari e del conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione[52].

Pari opportunità e famiglia

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Le pari opportunità furono affidate a Stefania Prestigiacomo[12]. La legge 9 gennaio 2006, n. 7 introdusse disposizioni per la prevenzione e il divieto delle mutilazioni genitali femminili[53] e la legge 8 febbraio 2006, n. 54 introdusse l'affidamento condiviso dei figli in caso di separazione dei genitori[54]. Il decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 riunì la normativa nel codice delle pari opportunità tra uomo e donna[55].

Politica estera e difesa

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Il ministero degli affari esteri fu guidato da Gianfranco Fini, anche vicepresidente del Consiglio, quello della difesa da Antonio Martino; le politiche comunitarie furono affidate a Giorgio La Malfa[12]. Il governo prorogò la partecipazione italiana alle missioni internazionali con il decreto-legge 28 giugno 2005, n. 111, convertito dalla legge 31 luglio 2005, n. 157[56], e con il decreto-legge 17 gennaio 2006, n. 9 prorogò fino al 30 giugno 2006 la missione umanitaria e di ricostruzione in Iraq e la collegata missione militare (Operazione Antica Babilonia), autorizzando per quest'ultima una spesa di circa 190 milioni di euro[57]. Nel febbraio 2006 il ministro Roberto Calderoli indossò in televisione una maglietta con le vignette satiriche su Maometto; il 17 febbraio, durante una protesta davanti al consolato italiano di Bengasi, morirono 11 persone e il presidente del Consiglio ne chiese le dimissioni[58], che Calderoli rassegnò[59]. Gli italiani nel mondo furono affidati a Mirko Tremaglia[12]: alle elezioni politiche in Italia del 2006 i cittadini residenti all'estero elessero per la prima volta, nella circoscrizione Estero, 12 deputati e 6 senatori[60], secondo la disciplina del voto per corrispondenza.

Riforme istituzionali

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Le riforme istituzionali e la devoluzione furono affidate a Roberto Calderoli fino al febbraio 2006, gli affari regionali a Enrico La Loggia[12]. Il 16 novembre 2005 il Senato approvò definitivamente la legge costituzionale di modifica della parte II della Costituzione[61], che prevedeva tra l'altro la devoluzione di competenze alle regioni, un Senato federale e il rafforzamento dei poteri del primo ministro[62]; nel referendum confermativo del 25–26 giugno 2006 la riforma fu respinta con il 61,3% di «no» e un'affluenza del 52,5%[63]. La legge 21 dicembre 2005, n. 270 (legge Calderoli) sostituì il sistema elettorale misto con un sistema proporzionale a liste bloccate con premio di maggioranza[64]; con la sentenza n. 1 del 2014 la Corte costituzionale ne dichiarò illegittimi il premio di maggioranza, perché non subordinato al raggiungimento di una soglia minima di voti, e l'impossibilità per l'elettore di esprimere una preferenza[65].

Il Ministero della salute fu guidato da Francesco Storace e, dopo le sue dimissioni nel marzo 2006, ad interim dal presidente del Consiglio[12]. Storace lasciò l'incarico in seguito alla vicenda del Laziogate, relativa allo spionaggio ai danni dei suoi avversari alle elezioni regionali del 2005, Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini[66]. Il già citato decreto-legge n. 202/2005 affrontò il rischio di diffusione dell'influenza aviaria.

Decreti omnibus e decreti proroghe

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Nell'intera XIV legislatura, comprendente i governi Berlusconi II e III, furono emanati 226 decreti-legge, di cui 200 convertiti e 22 decaduti[67]; il governo Berlusconi III presentò alle Camere 93 disegni di legge[68]. Durante il suo mandato fu posta la questione di fiducia su 14 disegni di legge, di cui 10 di conversione di decreti-legge, tra i quali la finanziaria 2006 e i decreti-legge n. 203, 272 e 273 del 2005, votati con la fiducia in entrambe le Camere[22].

Il decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, convertito dalla legge 21 febbraio 2006, n. 49, nato per garantire sicurezza e finanziamenti ai Giochi olimpici invernali di Torino e la funzionalità dell'amministrazione dell'interno[69], accolse in sede di conversione la riforma della disciplina sugli stupefacenti nota come Fini-Giovanardi, che equiparò il trattamento sanzionatorio di droghe «leggere» e «pesanti»; con la sentenza n. 32 del 2014 la Corte costituzionale dichiarò illegittime tali norme per violazione dell'articolo 77 della Costituzione, a causa del difetto di omogeneità rispetto al contenuto originario del decreto[70].

Il decreto «milleproroghe» di fine anno fu il decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51[71]. In sede di conversione vi fu inserita una norma che garantiva ai partiti il versamento delle quote annuali dei rimborsi elettorali anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere, con la conseguenza, secondo Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, che dopo la fine anticipata della XV legislatura i rimborsi della legislatura conclusa si sommarono a quelli della successiva[72].

  1. 1 2 3 4 Di cui uno era anche Vicepresidente del Consiglio dei ministri.
  2. 1 2 Ad inizio legislatura, non furono attribuiti 14 seggi (di cui 11 spettanti a Forza Italia e 3 a La Margherita). A seguito delle opzioni pervenute da parte di deputati plurieletti, tuttavia, sono stati successivamente attribuiti i 3 seggi spettanti a La Margherita, mentre non si è proceduto all'attribuzione dei rimanenti 11 seggi, non sussistendovi i requisiti necessari. Nel caso di dimissioni intervenute da parte dei deputati eletti nelle liste proporzionali, invece, si è proceduto, ove previsto, con la successiva L. 47/2005.
  3. ↑ Min. Ling. (5), PRI (1), Altri (6).
  4. ↑ NPSI (1), PRI (1).
  5. ↑ MSFT (1), DCA (1).
  6. ↑ PdCI (2), LeGpU (2), IdV (2), LpA-AL (1), MTL (1), Altri (8) - I senatori a vita Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Mario Luzi, Giorgio Napolitano, Sergio Pininfarina, Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo e Rita Levi-Montalcini.

Bibliografiche

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  1. ↑ 23 aprile 2005 Giuramento dei Componenti il III Gabinetto Berlusconi, su archivio.quirinale.it.
    «Il Presidente del Consiglio dei ministri si pone in piedi davanti al tavolo sul quale è posta la copia anastatica della Costituzione. Il Segretario generale legge la premessa del giuramento. Subito dopo, il Presidente del Consiglio dei ministri legge la formula del giuramento e firma il verbale che, controfirmato dal Presidente della Repubblica, viene ritirato dal Direttore dell'Ufficio per gli Affari Giuridici e le Relazioni Costituzionali.»
  2. ↑ Governo: giura il terzo esecutivo Berlusconi, in Adnkronos, 23 aprile 2005.
  3. ↑ Il governo Prodi ha giurato "L'Italia si aspetta molto", su repubblica.it, 17 maggio 2006.
  4. ↑ Claudia Di Andrea: studio sulla formazione del terzo governo Berlusconi, su federalismi.it.
  5. ↑ Corriere della Sera, 10 novembre 2010
  6. ↑ Camera dei Deputati - XIV Legislatura - Seduta n. 617, su legxiv.camera.it. URL consultato il 14 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 28 luglio 2021).
  7. ↑ Senato della Repubblica - XIV Legislatura - Seduta n. 789, su senato.it.
  8. ↑ Camera dei Deputati - XV Legislatura - Seduta n. 2, su leg15.camera.it.
  9. ↑ Governo Berlusconi atto finale il Cavaliere ha dato le dimissioni, su repubblica.it, 2 maggio 2006.
  10. ↑ Seduta del 27 aprile 2005, su leg14.camera.it.
  11. ↑ Seduta del 28 aprile 2005, su senato.it.
  12. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 III Governo Berlusconi, su Portale storico della Camera dei deputati. URL consultato il 29 settembre 2026.
  13. ↑ III Governo Berlusconi, su DellaRepubblica.it. URL consultato il 29 settembre 2026.
  14. ↑ I dibattiti in Assemblea (PDF), su Senato della Repubblica. URL consultato il 29 settembre 2026.
  15. ↑ Procedura per disavanzo eccessivo: i tre precedenti per l'Italia, 2005, 2009 e novembre 2018, in Il Sole 24 Ore, 22 giugno 2019. URL consultato il 29 settembre 2026.
  16. 1 2 (EN) OECD, OECD Economic Surveys: Italy 2007 (PDF), Parigi, OECD Publishing, 2007, pp. 84–85. URL consultato il 29 settembre 2026.
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  18. ↑ 2005, Domenico Siniscalco, in Corriere della Sera, 27 maggio 2018. URL consultato il 29 settembre 2026.
  19. ↑ (EN) Exit Siniscalco, scandalised, in The Economist, 22 settembre 2005. URL consultato il 29 settembre 2026.
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  21. ↑ Decreto-legge 1º ottobre 2005, n. 202 – Misure urgenti per la prevenzione dell'influenza aviaria, su normattiva.it, Normattiva. URL consultato il 29 settembre 2026.
  22. 1 2 3 4 DDL di iniziativa governativa su cui è stata posta la questione di fiducia – Governo Berlusconi III, su Parlamento italiano. URL consultato il 29 settembre 2026.
  23. ↑ Decreto-legge 9 settembre 2005, n. 182 – Interventi urgenti in agricoltura e per gli organismi pubblici del settore, nonché per contrastare andamenti anomali dei prezzi nelle filiere agroalimentari, su normattiva.it, Normattiva. URL consultato il 29 settembre 2026.
  24. ↑ Decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 – Testo unico della radiotelevisione, su normattiva.it, Normattiva. URL consultato il 29 settembre 2026.
  25. ↑ Decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 – Misure di contrasto all'evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria, su normattiva.it, Normattiva. URL consultato il 29 settembre 2026.
  26. ↑ Legge 23 dicembre 2005, n. 266 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006), su normattiva.it, Normattiva. URL consultato il 29 settembre 2026.
  27. ↑ Legge 28 dicembre 2005, n. 262 – Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, su normattiva.it, Normattiva. URL consultato il 29 settembre 2026.
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Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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