Governo Dini

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Governo Dini
Lamberto dini.jpg
Stato Italia Italia
Presidente del Consiglio Lamberto Dini
(indipendente)
Coalizione (appoggio esterno)
PDS, PPI, PSI, FdV, Rete, CS, LN, MCU
Legislatura XII Legislatura
Giuramento 17 gennaio 1995
Dimissioni 11 gennaio 1996
Governo successivo Prodi I
17 maggio 1996

Il Governo Dini fu il cinquantaduesimo governo della Repubblica Italiana, il secondo e ultimo della XII legislatura. Rimase in carica dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996, per un totale di 486 giorni, ovvero 1 anno e 4 mesi. Fu il primo caso[1] di governo tecnico della storia repubblicana, interamente composto da esperti e funzionari non eletti al Parlamento[2].

Ottenne la fiducia alla Camera dei Deputati il 25 gennaio 1995 con 302 voti favorevoli, 39 contrari e 270 astenuti[3].

Ottenne la fiducia al Senato della Repubblica il 1º febbraio 1995 con 191 voti favorevoli, 17 contrari e 2 astenuti[4].

Diede le dimissioni l'11 gennaio 1996[5].

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati[6] Seggi
Alleanza dei Progressisti
Lega Nord
Partito Popolare Italiano
I Democratici
Minoranze linguistiche
Altri[7]
Totale Maggioranza
164
76
27
21
4
12
304
Forza Italia
MSI-Alleanza Nazionale
Centro Cristiano Democratico
Federalisti-Liberaldemocratici
Rifondazione Comunista
Totale Opposizione
110
107
40
31
38
326
Totale 630
Senato della Repubblica[6] Seggi
Alleanza dei Progressisti
Lega Nord
Partito Popolare Italiano
Federazione dei Verdi-La Rete
Partito Socialista Italiano
Sinistra Democratica
Südtiroler Volkspartei
Altri[7]
Totale Maggioranza
75
43
34
12
10
10
3
16
203
MSI-Alleanza Nazionale
Forza ItaliaForza Italia
Centro Cristiano Democratico
Rifondazione Comunista
Lega Italiana Federalista
Totale Opposizione
47
36
15
14
10
122
Totale 325

Composizione del governo: tecnico[2]

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Lamberto Dini

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Lamberto Cardia con delega allo sport

Ministeri senza portafoglio[modifica | modifica wikitesto]

Aree urbane-Roma Capitale-Giubileo del duemila[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia e solidarietà sociale[modifica | modifica wikitesto]

Funzione Pubblica e Affari Regionali[modifica | modifica wikitesto]

Protezione Civile[modifica | modifica wikitesto]

Riforme istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti con il Parlamento[modifica | modifica wikitesto]

Turismo e spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Ministeri[modifica | modifica wikitesto]

Affari esteri[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Susanna Agnelli
Sottosegretari Walter Cardini, Emanuele Sciamacca del Murgo e dell'Agnone fino all'11/01/96, Ludovico Incisa di Camerana dal 26/02/96

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Antonio Brancaccio fino all'08/06/95
Giovanni Rinaldo Coronas dall'08/06/95
Sottosegretari Luigi Rossi, Corrado Scivoletto, Francesco Caramazza

Grazia e Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Filippo Mancuso fino al 19/10/95
Lamberto Dini interim fino al 16/02/96
Vincenzo Caianiello dal 16/02/96
Sottosegretari Donato Marra, Edilberto Ricciardi

Bilancio e Programmazione Economica[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Rainer Masera fino al 12/01/96
Augusto Fantozzi interim fino al 16/02/96
Mario Arcelli dal 16/02/96
Sottosegretari Alberto Carzaniga, Giorgio Ratti

Finanze[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Augusto Fantozzi
Sottosegretari Franco Caleffi, Giuseppe Vegas (fino all'08/03/95), Emesto Vozzi (dall'08/03/95)

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Lamberto Dini, ad interim
Sottosegretari Dino Piero Giarda, Carlo Pace, Giuseppe Vegas (dal 07/03/95)

Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Domenico Corcione
Sottosegretari Stefano Silvestri, Carlo Maria Santoro

Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giancarlo Lombardi
Sottosegretari Luciano Corradini, Eteldreda Porzio Serravalle

Lavori Pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Paolo Baratta
Sottosegretari Paolo Stella Richter, Lucio Testa

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Paolo Baratta Ad interim
Sottosegretari Emilio Gerelli

Risorse Agricole, Alimentari e Forestali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Walter Luchetti
Sottosegretari Vito Bianco, Mario Prestamburgo

Trasporti e Navigazione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Caravale
Sottosegretari Carlo Chimenti, Giovanni Puoti

Poste e Telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Agostino Gambino
Sottosegretari Alessandro Frova

Industria, Commercio e Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Alberto Clò
Sottosegretari Luigi Mastrobuono (fino al 24/01/96), Paolo Mengozzi (dal 26/02/96)

Commercio con l'Estero[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Alberto Clò Ad interim
Sottosegretari Mario D'Urso

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Elio Guzzanti
Sottosegretari Mario Condorelli

Salvatore Sicurello (fino al 30/12/1995)

Lavoro e Previdenza Sociale[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Tiziano Treu
Sottosegretari Franco Liso, Nicola Scalzini (fino al 07/03/95), Matilde Grassi (dal 07/03/95)

Beni Culturali e Ambientali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Antonio Paolucci
Sottosegretari Mario D'Addio (fino al 07/03/95), Carla Guiducci Bonanni (dal 07/03/95)

Università, Ricerca Scientifica e Tecnologica[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giorgio Salvini
Sottosegretari Sergio Barabaschi

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

1995[modifica | modifica wikitesto]

Gennaio[modifica | modifica wikitesto]

  • 13 gennaio 1995 - Dopo la frantumazione della maggioranza che sosteneva il governo Berlusconi I e le dimissioni di quest'ultimo, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro affida a Lamberto Dini (già Ministro del Tesoro del Governo Berlusconi) l'incarico di formare un nuovo governo. Dini accetta con riserva.
  • 16 gennaio 1995 - Dini scioglie positivamente la riserva e vara un governo tecnico sostenuto dalle forze parlamentari di centro-sinistra e dalla Lega Nord. Fa eccezione Rifondazione Comunista, che si posiziona all'opposizione.
  • 17 gennaio 1995 - Avviene il giuramento del nuovo Capo del Governo e dei ministri;
  • 25 gennaio 1995 - Il Governo ottiene la fiducia alla Camera dei Deputati con 302 sì, 39 no e 270 astenuti. Votano a favore il centro-sinistra e la Lega Nord, mentre il centro-destra si astiene. L'unica a votare contro è Rifondazione Comunista.
  • 27 gennaio 1995 - Con la svolta di Fiuggi, il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale si scioglie per confluire in Alleanza Nazionale; Gianfranco Fini è eletto Presidente del partito. Le componenti contrarie alla svolta danno vita al Movimento Sociale - Fiamma Tricolore.

Febbraio[modifica | modifica wikitesto]

  • 1º febbraio 1995 - Il Governo ottiene la fiducia al Senato della Repubblica con 191 sì, 17 no e 2 astenuti[4]. Votano a favore il centro-sinistra e la Lega Nord, mentre il centro-destra non partecipa al voto. L'unica a votare contro è Rifondazione Comunista.
  • 2 febbraio 1995 - Romano Prodi annuncia di volersi candidare alle successive elezioni e auspica la creazione di una grande coalizione di centrosinistra.
  • 20 febbraio 1995 - La Camera approva la Legge Tatarella.
  • 23 febbraio 1995 - Per fronteggiare le tensioni valutarie che attaccano la lira, il Governo vara tramite decreto-legge una manovra economica di oltre 20.000 miliardi di lire. Il Senato approva in via definitiva la Legge Tatarella.

Marzo[modifica | modifica wikitesto]

  • 11 marzo 1995 - Si consuma una radicale spaccatura all'interno del Partito Popolare Italiano: il Consiglio nazionale sconfessa l'alleanza elettorale col Polo della libertà annunciata da Rocco Buttiglione, ed elegge in sua vece come segretario, con 114 voti su 225, Gerardo Bianco.
  • 16 marzo 1995 - La Camera approva (con 315 sì e 309 no) la manovra economica di febbraio, su cui il governo ha posto la questione di fiducia.
  • 20 marzo 1995 - Il Governo emana il decreto-legge 83/1995, recante disposizioni urgenti per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie. Il decreto non sarà convertito in legge.
  • 26 marzo 1995 - In attuazione dell'Accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Francia, Spagna e Portogallo aboliscono le frontiere interne.

Aprile[modifica | modifica wikitesto]

  • 1º aprile 1995 - Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro rinvia alle Camere per una nuova deliberazione il disegno di legge di conversione del decreto-legge 28/1995 ("Interventi urgenti in materia di trasporti e di parcheggi").
  • 2 marzo 1995 - Il giudice per le indagini preliminari di Palermo rinvia a giudizio Giulio Andreotti per associazione mafiosa.
  • 23 aprile 1995 - Elezioni regionali in 15 regioni: vince lo schieramento di centrosinistra (che conquista 9 regioni e il 48,6 % dei voti) mentre esce sconfitto il favorito centrodestra (6 regioni e 40,7 % dei consensi); la solitaria Lega ottiene il 6,4 %.
  • 26 aprile 1995 - Si apre all'Aia, dinanzi al Tribunale internazionale dell'ONU, il primo processo per i crimini di guerra nella ex Iugoslavia.

Maggio[modifica | modifica wikitesto]

  • 8 maggio 1995 - Il Governo e le confederazioni sindacali raggiungono un accordo sulla riforma del sistema pensionistico, che fa riferimento al criterio contributivo e disincentiva le pensioni di anzianità. Confindustria non firma l'accordo, che sarà approvato da una consultazione tra i lavoratori con circa il 65% dei voti.
  • 11 maggio 1995 - Con toni asperrimi e drammatici, il Ministro della Giustizia Filippo Mancuso parlando al Senato punta il dito contro i metodi utilizzati nell'inchiesta Mani Pulite e chiede che venga avviata un'azione disciplinare contro i magistrati che ne hanno fatto parte.
  • 20 maggio 1995 - La Procura di Milano chiede il rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi e per altre venti persone per corruzione.
  • 30 maggio 1995 - Il Governo annuncia per il 1996 una Legge Finanziaria da 32.500 miliardi di lire.

Giugno[modifica | modifica wikitesto]

  • 11 giugno 1995 - Si vota su 12 referendum: nel più importante dei quali, quello che chiedeva la revisione della legge Mammì, la vittoria del no sancisce la vittoria della posizione assunta da Forza Italia.
  • 14 giugno 1995 - Avviene una scissione in Rifondazione Comunista: parte dei parlamentari abbandonano il partito e formano il gruppo dei Comunisti Unitari, che entra nella maggioranza. Il Governo ottiene quindi una maggioranza alla Camera, seppur solo di 4 voti.
  • 24 giugno 1995 - A Cannes Gerardo Bianco e Rocco Buttiglione sanciscono la scissione all'interno del Partito Popolare Italiano: Bianco, favorevole all'alleanza con il centro-sinistra, mantiene lo storico nome e continua a sostenere il governo; Buttiglione, che ha formato un accordo elettorale con Berlusconi, si prende invece il simbolo e dà vita al gruppo parlamentare Scudo Crociato, che passa all'opposizione. Il governo perde quindi la maggioranza alla Camera.
  • 26 giugno 1995 - La polemica sulla posizione da assumere nei confronti di "Mani Pulite" divide il Presidente del Consiglio e il Guardasigilli.
  • 28 giugno 1995 - Il Presidente della Repubblica Scalfaro rinvia alle Camere per una nuova deliberazione il disegno di legge di conversione del decreto-legge 135/1995 ("Disposizioni urgenti in materia di assistenza farmaceutica e di sanità").

Luglio[modifica | modifica wikitesto]

  • 8 luglio 1995 - Il Congresso del Partito Democratico della Sinistra conferma Romano Prodi come leader del centro-sinistra.
  • 14 luglio 1995 - La Camera approva due maxi-emendamenti alla riforma del sistema pensionistico, su cui il Governo ha posto la questione di fiducia.
  • 21 luglio 1995 - I popolari di Rocco Buttiglione (Scudo Crociato) ribadiscono la scelta di allearsi al centrodestra e danno vita a una nuova formazione: i Cristiano Democratici Uniti (CDU).

Agosto[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 agosto 1995 - La Camera approva (con 266 sì, 92 no e 125 astenuti) la riforma del sistema previdenziale.

Settembre[modifica | modifica wikitesto]

  • 15 settembre 1995 - Dibattito alla Camera sulla legge inerente all'immigrazione: il Polo vorrebbe inasprire la legge Martelli mentre i Progressisti si oppongono all'espulsione degli immigrati; si stempera così il clima di disgelo tra destra e sinistra, aperto dall'ospitata di Fini alla Festa dell'Unità di Bologna.
  • 26 settembre 1995 - Si apre a Palermo il processo a carico del senatore Giulio Andreotti.
  • 29 settembre 1995 - Il Consiglio superiore della magistratura proscioglie il pool di Mani pulite dall'accusa, mossagli dal Ministro di Grazia e di giustizia Filippo Mancuso, di aver intimidito gli ispettori inviati a Milano dal suo predecessore Alfredo Biondi.

Ottobre[modifica | modifica wikitesto]

  • 19 ottobre 1995 - Il Senato approva (con 173 sì, 3 no e 8 astenuti) una mozione di sfiducia individuale nei confronti del Ministro di Grazia e di Giustizia Filippo Mancuso presentata da tutto lo schieramento che sostiene l'esecutivo e avallata dal Presidente del Consiglio. Mancuso rassegna quindi le dimissioni dal governo. Dini assume la carica ad interim.
  • 20 ottobre 1995 - Forza Italia presenta alla Camera una mozione di sfiducia al governo.
  • 26 ottobre 1995 - La Camera respinge (con 291 sì, 310 no e 1 astenuto) la mozione di sfiducia al Governo di Forza Italia. Fondamentale per il respingimento è l'uscita dall'Aula dei deputati di Rifondazione Comunista.
  • 27 ottobre 1995 - Il tribunale di Milano conclude il processo Enimont accogliendo le tesi esposte dal pubblico ministero Antonio Di Pietro e condannando tutti gli imputati.

Novembre[modifica | modifica wikitesto]

  • 2 novembre 1995 - Il Consiglio dei ministri approva la decisione di inviare militari italiani in Bosnia nel quadro della missione NATO, per garantire la pace nella regione.
  • 4 novembre 1995 - Giulio Andreotti e l'ex senatore DC Claudio Vitalone sono rinviati a giudizio per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli.
  • 11 novembre 1995 - Ribaltando il precedente giudizio di merito, la terza Corte d'Assise d'appello di Milano condanna Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi a 22 anni di carcere per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi.
  • 23 novembre 1995 - La Corte di Cassazione conferma l'ergastolo ai terroristi neri Francesca Mambro e Valeria Fioravanti per la strage della stazione di Bologna

Dicembre[modifica | modifica wikitesto]

  • 7 dicembre 1995 - La Camera approva una mozione che impone le elezioni alla fine di aprile 1996; rimane isolata Forza Italia che aveva proposto febbraio.
  • 10 dicembre 1995 - I Socialisti Italiani confermano segretario Enrico Boselli, e decidono di fuoriuscire dall'Ulivo.
  • 15 dicembre 1995 - La Camera approva due maxi-emendamenti alla Legge Finanziaria 1996, su cui il governo ha posto la questione di fiducia. I parlamentari azzurri tuttavia presentano una mozione di sfiducia in vista della seduta del 18 dicembre.
  • 18 dicembre 1995 - Il governo rinuncia al voto di fiducia su un terzo maxi-emendamento e Dini invita i parlamentari a votare compattamente la Legge Finanziaria 1996, promettendo di dimettersi il 31 dicembre.
  • 21 dicembre 1995 - La Camera approva la Legge Finanziaria 1996, che diviene legge.
  • 30 dicembre 1995 - Il Presidente del Consiglio Lamberto Dini sale al Quirinale e rassegna le dimissioni. Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro respinge le dimissioni e rinvia il governo alle Camere.

1996[modifica | modifica wikitesto]

Gennaio[modifica | modifica wikitesto]

  • 1º gennaio 1996 - Inizia il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea.
  • 9 gennaio 1996 - Il Presidente del Consiglio si presenta alla Camera per rendere comunicazioni. Il Presidente del Consiglio ricorda di aver preannunziato che il Governo avrebbe rassegnato le dimissioni dopo che fossero stati raggiunti gli obiettivi programmatici sulla base dei quali aveva ottenuto la fiducia e che tali adempimenti sono stati conseguiti. Pertanto delinea tre ipotesi possibili: il raggiungimento di un'ampia intesa sulle riforme istituzionali e la nascita di un governo di garanzia per la fase costituente; oppure, in mancanza di un accordo, il varo di un governo che sia nella pienezza dei poteri durante il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea; infine, come soluzione estrema, l'apertura di una fase che porti alle elezioni per un nuovo Parlamento.
  • 10 gennaio 1996 - Alla Camera inizia il dibattito sulle comunicazioni del Governo.
  • 11 gennaio 1996 - Alla Camera si conclude, senza voto, il dibattito sulle comunicazioni del Governo. Subito dopo Il Presidente del Consiglio Lamberto Dini sale al Quirinale e rassegna le dimissioni. Scalfaro accetta le dimissioni, invitando il governo a restare in carica per il disbrigo degli affari correnti.
  • 12 gennaio 1996 - Il Ministro del Bilancio Rainer Masera rassegna le dimissioni dal Governo. Il Ministro delle Finanze Augusto Fantozzi assume la carica ad interim.
  • 15 gennaio 1996 - Il Presidente della Repubblica inizia le consultazioni convocando gli ex Presidenti della Repubblica Leone e Cossiga e i Presidenti delle Camere Irene Pivetti e Carlo Scognamiglio.
  • 16 gennaio 1996 - Il Presidente Scalfaro avvia le consultazioni convocando gli esponenti delle forze politiche, che hanno almeno due rappresentanti in Parlamento.
  • 19 gennaio 1996 - Si conclude il primo giro di consultazioni.
  • 20 gennaio 1996 - Inizia un secondo giro di consultazioni. Vengono ricevuti gli esponenti di vari gruppi parlamentari. L'on. Berlusconi chiede, a nome di Forza Italia, una pausa di riflessione.
  • 24 gennaio 1996 - Il quotidiano "Il Giornale" pubblica la cosiddetta "Bozza Fisichella", ovvero una bozza di riforma istituzionale predisposta dai parlamentari Fisichella, Bassanini, Salvi e Urbani (esponenti, rispettivamente, di Alleanza nazionale, PDS e Forza Italia). Il Sottosegretario all'Industria, al Commercio e all'Artigianato Luigi Mastrabuono rassegna le dimissioni dal governo.
  • 25 gennaio 1996 - Il Presidente Scalfaro concede un'altra pausa di riflessione alle forze politiche e fissa per il 30 gennaio l'inizio di nuove consultazioni.
  • 30 gennaio 1996 - Scalfaro procede ad un terzo giro di consultazioni, riservato ai gruppi parlamentari regolarmente costituiti.
  • 31 gennaio 1996 - Le consultazioni si concludono.

Febbraio[modifica | modifica wikitesto]

  • 1º febbraio 1996 - Scalfaro conferisce l'incarico per la formazione del nuovo governo al prof. Antonio Maccanico, che accetta con riserva. Il Presidente del Consiglio incaricato ha poi colloqui con i Presidenti dei due rami del Parlamento e con il Presidente del Consiglio dimissionario Dini.
  • 2 febbraio 1996 - Maccanico inizia le consultazioni a Montecitorio con le forze politiche.
  • 3 febbraio 1996 - Le consultazioni terminano nella giornata.
  • 5 febbraio 1996 - Maccanico inizia le consultazioni con le parti sociali.
  • 10 febbraio 1996 - Il Presidente del Consiglio incaricato Maccanico si reca al Quirinale per illustrare un preambolo programmatico che prevede una ipotesi di riforme istituzionali.
  • 14 febbraio 1996 - Incapace di trovare una maggioranza parlamentare, Maccanico scioglie negativamente la riserva, rimettendo il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica.
  • 16 febbraio 1996 - Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro decreta lo scioglimento delle Camere. Nello stesso giorno Mario Arcelli viene nominato Ministro del Bilancio e Vincenzo Caianiello viene nominato Ministro di Grazia e Giustizia.
  • 23 febbraio 1996 - Il Presidente del Consiglio, Lamberto Dini, annuncia che parteciperà alle prossime elezioni alla testa di un nuovo schieramento che si chiamerà Rinnovamento Italiano
  • 25 febbraio 1996 - In vista delle prossime elezioni, l'Ulivo e Rifondazione comunista stringono un patto di desistenza: la coalizione che fa capo a Romano Prodi non presenterà suoi candidati nei collegi uninominali in cui, con il simbolo dei Progressisti, si candideranno esponenti di Rifondazione.
  • 26 febbraio 1996 - Antonio Maccanico dà vita all'Unione Democratica.

Marzo[modifica | modifica wikitesto]

  • 2 marzo 1996 - La Lega Nord decide di correre da sola alle elezioni politiche.

Aprile[modifica | modifica wikitesto]

  • 5 aprile 1996 - A Palermo l'ex dirigente del SISDE Bruno Contrada è condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
  • 15 aprile 1996 - Accordo politico-elettorale tra Polo delle libertà e Riformatori della Lista Pannella-Sgarbi.
  • 18 aprile 1996 - Eugenio Scalfari lascia la direzione del quotidiano «la Repubblica», da lui fondato nel 1976, a Ezio Mauro.
  • 21 aprile 1996 - Si svolgono le elezioni politiche. 40.401.774 elettori (affluenza 82,88 % degli aventi diritto) si recano alle urne.

Maggio[modifica | modifica wikitesto]

  • 17 maggio 1996 - Con il tradizionale passaggio di consegne termina il Governo Dini ed ha inizio il governo Prodi I.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Delia Cosereanu, La fantasia al governo, in lettera43.it, 2 dicembre 2010. URL consultato il 14 novembre 2011.
  2. ^ a b Introduzione alla XII Legislatura, in senato.it. URL consultato il 14 novembre 2011.
  3. ^ Camera dei Deputati - XII Legislatura - Seduta n. 127
  4. ^ a b Senato della Repubblica - XII Legislatura - Seduta n. 113
  5. ^ Camera dei Deputati - XII Legislatura - Seduta n. 311
  6. ^ a b Composizione al gennaio 1995
  7. ^ a b Non iscritti ad alcuna componente del Gruppo Misto

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