Bruno Contrada

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Bruno Contrada
Bruno Contrada.jpg
2 settembre 1931
Nato a Napoli
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Corpo Polizia di Stato
(Squadra mobile e Criminalpol)
Sisde
Specialità Intelligence
Anni di servizio 1958-1992
Grado Dirigente nazionale
Decorazioni 1 Medaglia d'oro al merito di servizio (20 anni)
1 Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (35 anni)
Studi militari Scuola superiore di polizia

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Bruno Contrada (Napoli, 2 settembre 1931) è un ex poliziotto e agente segreto italiano; è stato dirigente generale della Polizia di Stato, numero tre del Sisde, capo della Mobile di Palermo, e capo della sezione siciliana della Criminalpol.

Il suo nome è associato ai presunti rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità, culminati nella strage di via d'Amelio dove morì in un attentato il giudice Paolo Borsellino, che in quel periodo indagava sui collegamenti tra mafia e Stato. Contrada si è dichiarato collaboratore e amico di Borsellino, ma i familiari del magistrato assassinato hanno smentito fermamente[1]. Anche Giovanni Falcone pareva non si fidasse di lui da tempo.[2]

Arrestato il 24 dicembre 1992, Contrada, che si è dichiarato estraneo al reato, è stato condannato in via definitiva nel 2007 a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2011-12 venne respinta la richiesta di revisione del processo e sempre nel 2012 finì di scontare la pena.

L'11 febbraio 2014 la Corte Europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato lo Stato italiano poiché ha ritenuto che la ripetuta mancata concessione degli arresti domiciliari a Contrada, sino al luglio 2008, pur se gravemente malato e malgrado la palese incompatibilità del suo stato di salute col regime carcerario, fosse una violazione dell’art. 3 Cedu (divieto di trattamenti inumani o degradanti)[3]. Il 13 aprile 2015 la stessa Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano stabilendo un risarcimento per danni morali da parte dello Stato italiano perché non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa dato che, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non era ancora previsto dall'ordinamento giuridico italiano, e nella sentenza viene affermato che «l’accusa di concorso esterno non era sufficientemente chiara»[4][5]. In seguito a ciò, nel 2015 è iniziata la revisione del processo di Contrada.[6]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Entrato in Polizia nel 1958, frequentò a Roma il corso di istruzione presso l'Istituto superiore di polizia. Dopo alcuni ruoli nel Lazio, nel 1973 gli venne affidata la direzione della squadra mobile di Palermo. Nel 1982 transitò nei ruoli del SISDE con l'incarico di coordinarne i centri della Sicilia e della Sardegna. Nel settembre del 1982 viene nominato dal prefetto Emanuele De Francesco quale Capo di Gabinetto dell’Alto Commissario per la lotta contro la mafia, incarico che ricopre fino al dicembre del 1985; Nel 1986 fu chiamato a Roma presso il Reparto Operativo della Direzione del SISDE.[7]

Tra le azioni da lui dirette, numerosi arresti di trafficanti di droga e una vasta operazione contro un’organizzazione mafiosa che faceva capo alle famiglie dei Cursoti, dei Madonia e ai Corleonesi, che aveva come base operativa l’autoparco di Milano.[7] Il 3 luglio 1993 (quindi sette mesi dopo l’arresto di Bruno Contrada) l’attività informativa da lui avviata portò al sequestro di beni mobili ed immobili, titoli di credito ed azioni che facevano capo a Totò Riina e Bernardo Provenzano.[7]

Contrada si fece anche promotore di una riorganizzazione del SISDE, sostituendo la prevalente funzione antieversiva con una specifica funzione antimafia, dal momento che la criminalità mafiosa aveva raggiunto livelli tali da poter essere ritenuta destabilizzante per le istituzioni; in tal caso ci sarebbe però stato un conflitto di attribuzione con la stessa Direzione Investigativa Antimafia, con cui ci furono contrasti.[7]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il processo per concorso esterno in associazione mafiosa[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 dicembre 1992, mentre si apprestava a trascorrere il Natale con la famiglia[4], venne arrestato perché accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso (estensione giurisprudenziale dell'art. 416 bis Codice penale)[8] sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia (tra i quali Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Giuseppe Marchese, Salvatore Cancemi)[9] e rimase in regime di carcere preventivo fino al 31 luglio 1995, detenuto nel carcere militare di Forte Boccea[10].

« Nel 1979 Riccobono mi disse che potevo nascondermi nel territorio della sua famiglia. E soggiunse: io ci ho il dottor Contrada e posso avere tutte le informazioni... »
(Tommaso Buscetta[9])

Secondo Contrada questa fu una vendetta dei pentiti e di alcuni magistrati:

« Chi combatte la mafia rischia il fango...Per lo Stato ho dato tutto. Io amico della mafia? Se solo ci penso, ci sto ancora male. Ne sono uscito distrutto nel morale, nel fisico.[11] »

Il primo processo a suo carico, iniziato il 12 aprile 1994[12], si concluse il 19 gennaio 1996, quando, al termine di una requisitoria protrattasi per ventidue udienze, il pubblico ministero Antonio Ingroia chiese la condanna a dodici anni[13]. Il 5 aprile 1996 i giudici disposero dieci anni di reclusione e tre di libertà vigilata[14].

Il giudice Antonino Caponnetto disse che «quando Contrada venne interrogato sull’omicidio Mattarella mi rimase impresso un gesto di Falcone: una volta che Contrada ebbe terminato, entrambi, io e Falcone, ci alzammo per stringergli la mano. Poi Falcone la fissò per qualche istante e la pulì vistosamente sui pantaloni. Era un chiaro segno di ribrezzo». Quando gli fu riferito che ciò non poteva essere accaduto (l’interrogatorio a Contrada non era stato verbalizzato dall’ufficio istruzione di Falcone ma dal procuratore della Repubblica Vincenzo Pajno) Caponnetto cambiò versione, ammettendo che forse si era sbagliato, che Falcone non lo disse in aula ma, “eventualmente”, nel suo studio.[4]

L'allora Capo della Polizia Vincenzo Parisi[15] si prodigò invece per difendere l'indagato.[16] Antonino Caponnetto giudicò incauta la posizione assunta da Parisi.[17] Luciano Violante, nel frattempo divenuto presidente della Commissione parlamentare Antimafia, parlò in proposito di "caratteristica strutturale" circa il rapporto di Cosa nostra con il potere.[18]

Secondo Mutolo, la mafia era un'organizzazione dalla spiccata natura anticomunista, che aveva servito la causa atlantica sia portando voti alla Democrazia Cristiana, sia contrastando con ogni mezzo le iniziative delle formazioni progressiste (l'esempio più famoso nella strage di Portella della Ginestra). Questa attitudine aveva come contropartita una sorta di tacita pax mafiosa: per anni, lo Stato aveva evitato di combattere efficacemente contro quell'organizzazione criminale. A metà degli anni 1970 qualcosa era cambiato, poiché la politica sembrava aver accantonato i progetti di colpo di Stato. Nel mutato scenario, si osava attaccare i vertici mafiosi avvalendosi dello strumento giuridico dell'associazione per delinquere. L'incriminazione per tale reato, in buona sostanza, esponeva i boss al rischio di essere coinvolti nella responsabilità per ogni misfatto importante che accadesse nei rispettivi "mandamenti".[19]

L'analisi mafiosa della situazione aveva naturalmente individuato dei soggetti responsabili: oltre al medesimo Contrada, Boris Giuliano e Tonino De Luca.[20] Nei confronti di questi uomini dello Stato, secondo Mutolo, la mafia avrebbe adottato una strategia del bastone e della carota: prima il tentativo di minaccia/corruzione e in seguito l'omicidio.[21]

Mutolo sostiene di aver appreso da Rosario Riccobono che Contrada "era ormai passato a disposizione della mafia".[22] Dalla medesima fonte, Mutolo sapeva che il primo mafioso di rango a stabilire un rapporto di amicizia con Contrada sarebbe stato Stefano Bontate, avvalendosi dei buoni uffici prestati dal conte Arturo Cassina,[23] una sorta di vicino di casa per il mafioso, nonché confratello del funzionario SISDE presso l'Ordine del Santo Sepolcro.[24] Questa duplicità di relazioni risulta dalle carte processuali. L'Ordine del Santo Sepolcro confermò l'appartenenza dei due soggetti che abbiamo richiamato (d'altronde le liste di quella confraternita sono di pubblico dominio), ma smentì che avessero un rapporto personale. Al contrario, i magistrati ritennero non solo l'esistenza di questo contatto, ma anche una sorta di collaborazione piuttosto spinta tra Contrada ed il nominato Riccobono, al punto che più volte il secondo sarebbe stato informato dal primo dei vari tentativi di catturarlo ad opera della polizia,[24] il tutto attraverso l'avvocato Cristoforo Fileccia.[25]

Il 4 maggio 2001 la Corte d'Appello di Palermo lo assolse perché il fatto non sussiste[26]. Il 12 dicembre 2002 la Corte di Cassazione annullò la sentenza di secondo grado, ordinando un nuovo processo davanti ad una diversa sezione della Corte d'Appello di Palermo[27].

Il 25 febbraio 2006 i giudici di secondo grado confermarono, dopo 31 ore di camera di consiglio, la sentenza di primo grado che condannava Bruno Contrada a 10 anni di carcere e al pagamento delle spese processuali[28]. Il 10 maggio 2007 la Corte di cassazione ha confermato la sentenza di condanna in appello[29]. Contrada venne rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta[30].

Richiesta di revisione del processo (respinta)[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 settembre 2011 la Corte d'appello di Caltanissetta ritiene che «non è manifestamente infondata» la richiesta di revisione del processo[31], ma l'8 novembre seguente la Corte dichiarò definitivamente inammissibile la richiesta di revisione del processo[32]. Il 5 giugno 2012 la Corte di Cassazione dichiara inammissibile la richiesta di revisione del processo[33].

Egli si dichiara innocente e afferma di aver lavorato a contatto con informatori legati alla mafia per aiutare le indagini; Contrada ha dichiarato difatti nel 2015: «Stavo per prendere Provenzano e fui fermato. Ora voglio la revisione della sentenza di condanna...Mi hanno distrutto la vita, avevo i miei confidenti ma non ho mai visto un boss... So che il mio lavoro ai Servizi era inviso alla direzione antimafia».[34]

La richiesta di grazia[modifica | modifica wikitesto]

A fine dicembre 2007 l'avvocato difensore di Contrada, Giuseppe Lipera, ha inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una "accorata supplica" al fine di sollecitarlo a concedere la grazia in mancanza di un'esplicita richiesta da parte dell'interessato che, ritenendosi innocente, non intende inoltrarla[35]. In un messaggio, Contrada ha ribadito: «Non ho mai chiesto, né chiedo, né chiederò mai la grazia a quello Stato da cui mi sarei aspettato un grazie e non una grazia»[36]. Contrari a ipotesi di grazia si sono dichiarati Rita Borsellino, l'Associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili, la Fondazione Caponnetto e la Fondazione Scopelliti[37]. Favorevoli furono il ministro Clemente Mastella e il presidente Napolitano stesso (che proposero l'avvio dell'iter), Fabrizio Cicchitto (Forza Italia), Marco Pannella (Radicali), Vittorio Sgarbi, Gianfranco Rotondi (DCA), Francesco Storace (La Destra).[38]

Il differimento pena per motivi salute[modifica | modifica wikitesto]

Il guardasigilli Clemente Mastella, ha ricordato che «la decisione circa l'istanza di differimento della pena per ragioni di salute è di esclusiva competenza della magistratura di sorveglianza»[36]. Il 28 dicembre 2007 il magistrato di sorveglianza dispone, in maniera del tutto inattesa, il ricovero di Contrada presso il reparto detenuti dell'Ospedale Cardarelli di Napoli[39], ma il giorno dopo questi chiede di tornare in carcere a causa delle condizioni del reparto giudicate «da incubo» dal suo avvocato[40].

Il 2 gennaio 2008 rientrando in carcere ha assegnato mandato al proprio legale di presentare istanza di revisione del processo che lo ha condannato in via definitiva a 10 anni di detenzione[41]. L'8 gennaio il Tribunale di Napoli ha respinto ogni istanza di differimento della pena insieme alla richiesta degli arresti domiciliari[42].

Il 10 gennaio 2008 il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al ministero della Giustizia per revocare l'avvio dell'iter, ponendo fine, di fatto, alla querelle giudiziaria[43]. Il 16 aprile 2008 chiede che gli venga praticata l'eutanasia. La richiesta è stata presentata al giudice tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dalla sorella, che ha spiegato che Contrada «vuole morire» perché «questa sembra l'unica strada percorribile per mettere fine alle sue infinite pene»[44].

Il 21 luglio dello stesso anno i suoi legali hanno diffuso la notizia che Contrada in carcere sarebbe dimagrito di 22 chili per dimostrare l'incompatibilità dell'ex dirigente del Sisde col regime carcerario[45]. I familiari ed il legale hanno omesso di dichiarare che il dimagrimento del detenuto era derivante dal suo rifiuto di nutrirsi. Il 24 luglio 2008 sono stati concessi a Contrada gli arresti domiciliari per motivi di salute; al provvedimento è seguita la scarcerazione[46]. Il provvedimento di concessione dei domiciliari ha una durata di 6 mesi e prevede l'obbligo di domicilio, negando la possibilità di recarsi a Palermo in quanto i giudici confermano la pericolosità sociale di Bruno Contrada[47]. A Salvatore Borsellino (fratello di Paolo) che dichiarò la sua disapprovazione per la sua scarcerazione, ha risposto con una querela[48].

Fine pena[modifica | modifica wikitesto]

L'11 ottobre 2012 viene scarcerato e pochi giorni dopo pubblica per i tipi Marsilio la storia della sua vicenda nel volume La mia prigione[49]. In tutto Contrada, su 10 anni di carcere previsti, ne ha scontati quattro in carcere e quattro ai domiciliari mentre i restanti due gli sono stati condonati per buona condotta. All'uscita del carcere rese la seguente dichiazione:

« Non odio nessuno, ma sono certo che prima o poi verrà il momento, e probabilmente non ci sarò più, che la verità sulla vicenda sarà ristabilita e qualcuno allora dovrà pentirsi del male che ha fatto a me e anche alle istituzioni.[50] »

Sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo[modifica | modifica wikitesto]

L'11 febbraio 2014 La Corte Europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato lo Stato italiano poiché ha ritenuto che la ripetuta mancata concessione dei domiciliari a Contrada, sino al luglio 2008, pur se gravemente malato e malgrado la palese incompatibilità del suo stato di salute col regime carcerario, fosse una violazione dell’art. 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)[3] della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Gli sono stati refusi € 10.000,00 per i danni morali, € 5.000,00 per il rimborso spese oltre oneri accessori ed interessi legali calcolati come nella generalità delle cause presso la CEDU.

Il 13 aprile 2015 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato lo Stato italiano stabilendo un risarcimento per danni morali di 10.000 euro a Bruno Contrada da parte dello Stato italiano (contro gli 80.000 chiesti da Contrada) per i danni morali e 2.500 euro (contro i 30.000 richiesti) per le spese processuali sostenute perché non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa dato che all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non era codificato e «l’accusa di concorso esterno non era sufficientemente chiara»[4][51][52]. Prosegue dicendo che «il reato contestato di concorso esterno è stato il risultato di un’evoluzione giurisprudenziale iniziata alla fine degli anni ’80 del ‘900 e che si è consolidata nel 1994, con la sentenza della Cassazione “Demitry”. Così, all’epoca in cui i fatti contestati a Contrada sono avvenuti (1979-1988) il reato non era sufficientemente chiaro, né prevedibile da lui. Contrada non avrebbe potuto conoscere le pene in cui sarebbe incorso».[53] Per i giudici di Strasburgo l’Italia ha violato anche l’articolo 7 della convenzione dei diritti dell’uomo, che si basa sul principio “nulla poena sine lege”, cioè che «nessuno può essere condannato per un’azione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale».[53] L'unico reato contestabile, se ritenuto colpevole, sarebbe stato quello di favoreggiamento personale.[53]

Nuova richiesta di revisione[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla pronuncia europea, Contrada ha presentato per la quarta volta richiesta di revisione del processo. La decisione, prevista per il 18 giugno 2015, è in seguito slittata ad ottobre; il presidente del collegio giudicante Aloisi e il giudice a latere della corte d'appello di Caltanisetta si sono infatti astenuti, perché avevano in precedenza già respinto la richiesta. L'inizio del processo di revisione è stato quindi fissato per il 15 ottobre 2015.[6][54]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al merito di servizio (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito di servizio (20 anni)
Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (35 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (35 anni)
Commendatore dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Contrada: "Ero amico di Borsellino" La famiglia del magistrato: "Falso", la Repubblica, 1º gennaio 2008
  2. ^ 'FALCONE NON SI FIDAVA DI BRUNO CONTRADA', la Repubblica, 15 giugno 1994
  3. ^ a b Caso Contrada: la CEDU condanna l'Italia per avergli negato i domiciliari malgrado fosse gravemente malato
  4. ^ a b c d Davide Vari, Il mostro è innocente, Cronache del Garantista, 15 aprile 2015
  5. ^ Bruno Contrada: fatti confermati, ed erano gravissimi. Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia. Il fatto quotidiano. 15 aprile 2015.
  6. ^ a b Contrada, slitta la revisione del processo
  7. ^ a b c d Informazione biografiche
  8. ^ I FATTI DEL GIORNO. 2/A EDIZIONE (4): LA CRONACA
  9. ^ a b Contrada, in aula Stato e antistato
  10. ^ Contrada libero: ho fiducia nei giudici
  11. ^ Bruno Contrada: «La mia vita è distrutta, un inferno»
  12. ^ Voci e veleni al processo Contrada
  13. ^ Severa requisitoria del pm Ingroia: l'ex numero tre del Sisde "a totale disposizione di Cosa Nostra", Corriere della Sera, Archivio
  14. ^ "Contrada favoriva i boss": 10 anni
  15. ^ Vincenzo Parisi (Poliziadistato.it)
  16. ^ la Repubblica 27 dicembre 1992
  17. ^ La Stampa 28 dicembre 1992
  18. ^ Il Messaggero 2 gennaio 1993
  19. ^ De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 382
  20. ^ Polizia e Democrazia
  21. ^ Vi sono diversi atti processuali da cui trapela che Contrada avrebbe tra l'altro ottenuto dal mafioso Angelo Graziano la disponibilità di un appartamento in cui consumava appuntamenti galanti. La vicenda sarebbe strettamente collegata al suicidio del magistrato Domenico Signorino. Si confronti De Lutiis, I servizi, op. cit., nota a pag. 582.
  22. ^ Corte d'assise di Palermo, Sentenza contro Bruno Contrada, pag. 183
  23. ^ Luogotenenza Italia Sicilia - Santo Sepolcro: Nel 1964 il conte Arturo Cassina ha voluto dare all'Ordine una signorile sede, dove riunirsi e svolgere attività culturale. ...
  24. ^ a b Antimafia Duemila - Contrada, l'«infiltrato» che sussurrava alla mafia
  25. ^ Cristoforo Fileccia | RadioRadicale.it
  26. ^ Mafia: assolto Contrada, applausi in aula
  27. ^ Contrada, il processo è da rifare
  28. ^ «Mafia, confermati 10 anni per Contrada», da Corriere della Sera, 26 febbraio 2006.
  29. ^ «Cassazione: dieci anni a Contrada», da Corriere della Sera, 10 maggio 2007.
  30. ^ «Grazia per Contrada Sta morendo in cella»
  31. ^ Contrada, primo sì a un nuovo processo
  32. ^ Il processo Contrada non sarà riaperto Altro no dai giudici
  33. ^ La Cassazione su Contrada "No a revisione del processo"
  34. ^ Bruno Contrada: "Stavo per prendere Provenzano e fui fermato. Ora voglio la revisione della sentenza di condanna"
  35. ^ Contrada: "Mai chiesta la grazia volevo un grazie dallo Stato", la Repubblica, 30 dicembre 2007
  36. ^ a b «Contrada: "Non chiederò mai la grazia"», da Corriere della Sera, 29 dicembre 2007.
  37. ^ Contrada, altre voci contro la grazia "Chiediamo un incontro a Napolitano", la Repubblica, 26 dicembre 2007
  38. ^ Grazia a Contrada: le reazioni
  39. ^ Contrada ricoverato, la scelta del Tribunale
  40. ^ Contrada chiede di lasciare l'ospedale «Meglio il carcere»
  41. ^ Contrada torna in carcere "Ora chiederemo la libertà", da La Repubblica, 2 gennaio 2008.
  42. ^ Niente pena differita per Contrada, da Corriere della Sera, 8 gennaio 2008.
  43. ^ Contrada, il Quirinale frena, ritirato l'iter per la grazia, da La Repubblica, 10 gennaio 2008.
  44. ^ La sorella di Contrada: "Eutanasia per Bruno", da il Giornale, 17 aprile 2008
  45. ^ La Procura su Contrada: è malato, va scarcerato
  46. ^ Contrada lascia il carcere I giudici: ancora pericoloso
  47. ^ «Estratto del Provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Napoli»
  48. ^ CONTRADA: LEGALE, È SERENO MA QUERELA FRATELLO BORSELLINO, AGI, 26 luglio 2008.
  49. ^ Contrada torna un uomo libero "Qualcuno si pentirà di avermi fatto male"
  50. ^ Contrada esce dal carcere per fine pena: “Qualcuno si pentirà del male fatto”
  51. ^ Per la Corte Ue, Bruno Contrada non andava condannato
  52. ^ Bruno Contrada: fatti confermati, ed erano gravissimi. Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia. Il fatto quotidiano. 15 aprile 2015.
  53. ^ a b c http://www.errorigiudiziari.com/contrada-mi-hanno-tolto-23-anni/ Bruno Contrada innocente per la CEDU. "Mi hanno tolto 23 anni
  54. ^ Slitta revisione processo Contrada. Si comincia il 15 ottobre

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Felice Cavallaro, Il caso Contrada. Tra Stato e cosa nostra, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1996. ISBN 88-7284-467-3.
  • Enzo Battaglia, L'intrigo. La vicenda Contrada, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000. ISBN 88-7284-915-2.
  • Angelo Vecchio, Condannato a difendersi. I pentiti di mafia contro Bruno Contrada. L'arresto, il carcere, il processo, la condanna e l'assoluzione, Palermo, Antares, 2001.

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