Bruno Contrada

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Bruno Contrada

Bruno Contrada (Napoli, 2 settembre 1931) è un ex poliziotto e agente segreto italiano; è stato dirigente generale della Polizia di Stato, numero tre del Sisde, capo della Mobile di Palermo, e capo della sezione siciliana della Criminalpol.

Il suo nome è associato ai presunti rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità e alla strage di via d'Amelio, dove morì in un attentato il giudice Paolo Borsellino che in quel periodo indagava sui collegamenti tra mafia e Stato. Contrada si è dichiarato collaboratore e amico di Borsellino, ma i familiari del magistrato assassinato hanno smentito fermamente[1]. Anche Giovanni Falcone pareva non si fidasse di lui da tempo.[2]

Arrestato il 24 dicembre 1992, Contrada è stato condannato in via definitiva a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

L'11 febbraio 2014 La Corte Europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato lo Stato italiano poiché ha ritenuto che la ripetuta mancata concessione degli arresti domiciliari a Contrada, sino al luglio 2008, pur se gravemente malato e malgrado la palese incompatibilità del suo stato di salute col regime carcerario, fosse una violazione dell’art. 3 Cedu (divieto di trattamenti inumani o degradanti)[3]. Gli sono stati refusi € 10.000,00 per i danni morali, € 5.000,00 per il rimborso spese oltre oneri accessori ed interessi legali calcolati come nella generalità delle cause presso la CEDU.

Il 13 aprile 2015 la Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano stabilendo un risarcimento per danni morali di dieci mila euro a Bruno Contrada da parte dello Stato italiano perché non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa dato che, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non "era sufficientemente chiaro" ovvero non ancora previsto dall'ordinamento giuridico italiano[4].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Entrato in Polizia nel 1958, frequentò a Roma il corso di istruzione presso l'Istituto superiore di polizia. Dopo alcuni ruoli nel Lazio, nel 1973 gli venne affidata la direzione della squadra mobile di Palermo. Nel 1982 transitò nei ruoli del SISDE con l'incarico di coordinarne i centri della Sicilia e della Sardegna. Nel 1986 fu chiamato a Roma presso il Reparto Operativo della Direzione del SISDE.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il processo per concorso esterno in associazione mafiosa[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 dicembre 1992 venne arrestato perché accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso (estensione giurisprudenziale dell'art. 416 bis Codice penale)[5] sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia (tra i quali Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Giuseppe Marchese, Salvatore Cancemi)[6] e rimase in regime di carcere preventivo fino al 31 luglio 1995[7].

Il primo processo a suo carico, iniziato il 12 aprile 1994[8], si concluse il 19 gennaio 1996, quando, al termine di una requisitoria protrattasi per ventidue udienze, il pubblico ministero Antonio Ingroia chiese la condanna a dodici anni[9]. Il 5 aprile 1996 i giudici disposero dieci anni di reclusione e tre di libertà vigilata[10].

Il 4 maggio 2001 la Corte d'Appello di Palermo lo assolse perché il fatto non sussiste[11]. Il 12 dicembre 2002 la Corte di Cassazione annullò la sentenza di secondo grado, ordinando un nuovo processo davanti ad una diversa sezione della Corte d'Appello di Palermo[12].

Il 25 febbraio 2006 i giudici di secondo grado confermarono, dopo 31 ore di camera di consiglio, la sentenza di primo grado che condannava Bruno Contrada a 10 anni di carcere e al pagamento delle spese processuali[13]. Il 10 maggio 2007 la Corte di cassazione ha confermato la sentenza di condanna in appello[14]. Contrada venne rinchiuso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta[15].

Il 24 settembre 2011 la Corte d'appello di Caltanissetta ritiene che «non è manifestamente infondata» la richiesta di revisione del processo[16], ma l'8 novembre seguente la Corte dichiarò definitivamente inammissibile la richiesta di revisione del processo[17]. In tutto Contrada su 10 anni di carcere previsti ne ha scontati 4 in carcere e 4 ai domiciliari mentre i restanti 2 gli sono stati condonati per buona condotta.

Contrada ha dichiarato nel 2015: «Stavo per prendere Provenzano e fui fermato. Ora voglio la revisione della sentenza di condanna...Mi hanno distrutto la vita, avevo i miei confidenti ma non ho mai visto un boss... So che il mio lavoro ai Servizi era inviso alla direzione antimafia».[18]

La richiesta di grazia[modifica | modifica wikitesto]

A fine dicembre 2007 l'avvocato difensore di Contrada, Giuseppe Lipera, ha inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una "accorata supplica" al fine di sollecitarlo a concedere la grazia in mancanza di un'esplicita richiesta da parte dell'interessato che, ritenendosi innocente, non intende inoltrarla[19]. In un messaggio, Contrada ha ribadito: «Non ho mai chiesto, né chiedo, né chiederò mai la grazia a quello Stato da cui mi sarei aspettato un grazie e non una grazia»[20]. Contrari a ipotesi di grazia si sono dichiarati Rita Borsellino, l'Associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili, la Fondazione Caponnetto e la Fondazione Scopelliti[21].

Il differimento pena per motivi salute[modifica | modifica wikitesto]

Il guardasigilli Clemente Mastella, ha ricordato che «la decisione circa l'istanza di differimento della pena per ragioni di salute è di esclusiva competenza della magistratura di sorveglianza»[20]. Il 28 dicembre 2007 il magistrato di sorveglianza dispone, in maniera del tutto inattesa, il ricovero di Contrada presso il reparto detenuti dell'Ospedale Cardarelli di Napoli[22], ma il giorno dopo questi chiede di tornare in carcere a causa delle condizioni del reparto giudicate «da incubo» dal suo avvocato[23].

Il 2 gennaio 2008 rientrando in carcere ha assegnato mandato al proprio legale di presentare istanza di revisione del processo che lo ha condannato in via definitiva a 10 anni di detenzione[24]. L'8 gennaio il Tribunale di Napoli ha respinto ogni istanza di differimento della pena insieme alla richiesta degli arresti domiciliari[25].

Il 10 gennaio 2008 il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al ministero della Giustizia per revocare l'avvio dell'iter, ponendo fine, di fatto, alla querelle giudiziaria[26]. Il 16 aprile 2008 chiede che gli venga praticata l'eutanasia. La richiesta è stata presentata al giudice tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dalla sorella, che ha spiegato che Contrada «vuole morire» perché «questa sembra l'unica strada percorribile per mettere fine alle sue infinite pene»[27].

Il 21 luglio dello stesso anno i suoi legali hanno diffuso la notizia che Contrada in carcere sarebbe dimagrito di 22 chili per dimostrare l'incompatibilità dell'ex dirigente del Sisde col regime carcerario[28]. I familiari ed il legale hanno omesso di dichiarare che il dimagrimento del detenuto era derivante dal suo rifiuto di nutrirsi. Il 24 luglio 2008 sono stati concessi a Contrada gli arresti domiciliari per motivi di salute; al provvedimento è seguita la scarcerazione[29]. Il provvedimento di concessione dei domiciliari ha una durata di 6 mesi e prevede l'obbligo di domicilio, negando la possibilità di recarsi a Palermo in quanto i giudici confermano la pericolosità sociale di Bruno Contrada[30]. A Salvatore Borsellino (fratello di Paolo) che dichiarò la sua disapprovazione per la sua scarcerazione, ha risposto con una querela[31].

Il 5 giugno 2012 la Corte di Cassazione dichiara inammissibile la richiesta di revisione del processo[32]. L'11 ottobre 2012 viene scarcerato e pochi giorni dopo pubblica per i tipi Marsilio la storia della sua vicenda nel volume La mia prigione[33].

Sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo[modifica | modifica wikitesto]

L'11 febbraio 2014 La Corte Europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato lo Stato italiano poiché ha ritenuto che la ripetuta mancata concessione dei domiciliari a Contrada, sino al luglio 2008, pur se gravemente malato e malgrado la palese incompatibilità del suo stato di salute col regime carcerario, fosse una violazione dell’art. 3 Cedu (divieto di trattamenti inumani o degradanti)[3]. Gli sono stati refusi € 10.000,00 per i danni morali, € 5.000,00 per il rimborso spese oltre oneri accessori ed interessi legali calcolati come nella generalità delle cause presso la CEDU.

Il 13 aprile 2015 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato lo Stato italiano stabilendo un risarcimento per danni morali di 10.000 euro a Bruno Contrada da parte dello Stato italiano (contro gli 80.000 chiesti da Contrada) per i danni morali e 2.500 euro (contro i 30.000 richiesti) per le spese processuali sostenute perché non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa dato che all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non "era sufficientemente chiaro"[34][35].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al merito di servizio (20 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito di servizio (20 anni)
Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (35 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (35 anni)
Commendatore dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Contrada: "Ero amico di Borsellino" La famiglia del magistrato: "Falso", la Repubblica, 1º gennaio 2008
  2. ^ 'FALCONE NON SI FIDAVA DI BRUNO CONTRADA', la Repubblica, 15 giugno 1994
  3. ^ a b Caso Contrada: la CEDU condanna l'Italia per avergli negato i domiciliari malgrado fosse gravemente malato
  4. ^ Bruno Contrada: fatti confermati, ed erano gravissimi. Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia. Il fatto quotidiano. 15 aprile 2015.
  5. ^ I FATTI DEL GIORNO. 2/A EDIZIONE (4): LA CRONACA
  6. ^ Contrada, in aula Stato e antistato
  7. ^ Contrada libero: ho fiducia nei giudici
  8. ^ Voci e veleni al processo Contrada
  9. ^ Severa requisitoria del pm Ingroia: l'ex numero tre del Sisde "a totale disposizione di Cosa Nostra", Corriere della Sera, Archivio
  10. ^ "Contrada favoriva i boss": 10 anni
  11. ^ Mafia: assolto Contrada, applausi in aula
  12. ^ Contrada, il processo è da rifare
  13. ^ «Mafia, confermati 10 anni per Contrada», da Corriere della Sera, 26 febbraio 2006.
  14. ^ «Cassazione: dieci anni a Contrada», da Corriere della Sera, 10 maggio 2007.
  15. ^ «Grazia per Contrada Sta morendo in cella»
  16. ^ Contrada, primo sì a un nuovo processo
  17. ^ Il processo Contrada non sarà riaperto Altro no dai giudici
  18. ^ Bruno Contrada: "Stavo per prendere Provenzano e fui fermato. Ora voglio la revisione della sentenza di condanna"
  19. ^ Contrada: "Mai chiesta la grazia volevo un grazie dallo Stato", la Repubblica, 30 dicembre 2007
  20. ^ a b «Contrada: "Non chiederò mai la grazia"», da Corriere della Sera, 29 dicembre 2007.
  21. ^ Contrada, altre voci contro la grazia "Chiediamo un incontro a Napolitano", la Repubblica, 26 dicembre 2007
  22. ^ Contrada ricoverato, la scelta del Tribunale
  23. ^ Contrada chiede di lasciare l'ospedale «Meglio il carcere»
  24. ^ Contrada torna in carcere "Ora chiederemo la libertà", da La Repubblica, 2 gennaio 2008.
  25. ^ Niente pena differita per Contrada, da Corriere della Sera, 8 gennaio 2008.
  26. ^ Contrada, il Quirinale frena, ritirato l'iter per la grazia, da La Repubblica, 10 gennaio 2008.
  27. ^ La sorella di Contrada: "Eutanasia per Bruno", da il Giornale, 17 aprile 2008
  28. ^ La Procura su Contrada: è malato, va scarcerato
  29. ^ Contrada lascia il carcere I giudici: ancora pericoloso
  30. ^ «Estratto del Provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Napoli»
  31. ^ CONTRADA: LEGALE, È SERENO MA QUERELA FRATELLO BORSELLINO, AGI, 26 luglio 2008.
  32. ^ La Cassazione su Contrada "No a revisione del processo"
  33. ^ Contrada torna un uomo libero "Qualcuno si pentirà di avermi fatto male"
  34. ^ Per la Corte Ue, Bruno Contrada non andava condannato
  35. ^ Bruno Contrada: fatti confermati, ed erano gravissimi. Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia. Il fatto quotidiano. 15 aprile 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Felice Cavallaro, Il caso Contrada. Tra Stato e cosa nostra, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1996. ISBN 88-7284-467-3.
  • Enzo Battaglia, L'intrigo. La vicenda Contrada, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000. ISBN 88-7284-915-2.
  • Angelo Vecchio, Condannato a difendersi. I pentiti di mafia contro Bruno Contrada. L'arresto, il carcere, il processo, la condanna e l'assoluzione, Palermo, Antares, 2001.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]