Salvatore Cancemi

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Salvatore Cancemi (Palermo, 19 marzo 1942Trapani, 14 gennaio 2011) è stato un mafioso e collaboratore di giustizia italiano, legato a Cosa Nostra.

Biografia[1][modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di Cancemi non aveva tradizioni all'interno della mafia, suo padre aveva aperto una fiorente macelleria. Cancemi venne affiliato nella cosca mafiosa di Porta Nuova da Vittorio Mangano, alla presenza del boss Giuseppe Calò,nel 1976 all'età di 34 anni. Dopo l'arresto di Calò, Cancemi venne nominato reggente del mandamento di Porta Nuova da Salvatore Riina.

Nel 1976 Cancemi fu incarcerato per aver rubato un carico di carne a un macellaio che si era rifiutato di pagare il pizzo. In carcere Tommaso Buscetta si è preso cura del neo iniziato Cancemi. Vent'anni dopo, quando Cancemi si riunì a Buscetta durante un processo nel 1993; confessa di aver strangolato due dei figli di Buscetta nel 1982, per ordine di Totò Riina. Buscetta abbracciò Cancemi e disse: "Non puoi rifiutare l'ordine. Ti perdono perché so cosa vuol dire essere di Cosa Nostra".

Cancemi fu coinvolto nei preparativi e nelle esecuzioni degli omicidi dei magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992. Fece da vedetta alla squadra che piazzò e fece esplodere la bomba a Capaci che uccise Falcone, sua moglie e tre uomini di la sua scorta sull'Autostrada A29. Cancemi inizialmente negò di aver partecipato all'omicidio di Borsellino, ma dovette ammettere il suo coinvolgimento quando altri pentiti confermarono la sua partecipazione.

Cancemi ha descritto la celebrazione della vittoria seguita all'attentato di Capaci. Totò Riina ordinò dello champagne francese e mentre gli altri brindarono, Cancemi e un altro futuro pentito Santino Di Matteo si guardano scambiandosi una cupa valutazione su Riina e sul loro futuro: "Questo cornuto sarà la rovina di tutti noi".

Pentimento[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 luglio 1993 Cancemi si consegnò spontaneamente ai Carabinieri di Piazza Verdi a Palermo, dichiarando che la mattina successiva avrebbe dovuto incontrarsi con il latitante Pietro Aglieri, capomandamento di Santa Maria di Gesù, per poi raggiungere Bernardo Provenzano in una località segreta, offrendosi di aiutarli ad organizzare una trappola; l'informazione però venne considerata non veritiera dai Carabinieri, i quali erano convinti che Provenzano fosse morto poiché dopo un decennio la moglie e i figli erano tornati a vivere e a lavorare a Corleone, decidendo quindi di non sfruttare l'occasione[1]. In seguito, Cancemi rese dichiarazioni sull'organizzazione delle stragi del '92 e '93, sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra e sui rapporti dell'organizzazione con Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi. Riina era stato arrestato il 15 gennaio di quell'anno ei suoi seguaci intensificarono la strategia terroristica avviata l'anno prima con l'uccisione di Falcone e Borsellino dopo la conferma della sentenza del Maxi Processo.

Fece anche luce sul clamoroso, arresto negli anni ottanta, di Giuseppe Di Girolamo detto "Peppuccio". Secondo Cancemi, il giovane fu fatto arrestare dallo zio paterno Andrea Di Girolamo e dalla sua amante, Silvana Mega, per paura che il nipote uccidesse entrambi con la complicità di Michele Palazzotto, figlio del vecchio boss Gaetano al quale, molti anni prima, lo stesso Andrea Di Girolamo, portò via la moglie, Vincenza Cusimano. Disse anche che Andrea Di Girolamo era un "posato" da Cosa Nostra, detto "il passolone", ad indicarlo come una persona scialba, vile e traditrice. Cancemi conosceva Di Girolamo perché, oltre ad essere dello stesso rione, furono nell'infanzia compagni di collegio presso il "Boccone del Povero" di via Pindemonte, a Palermo.

Dichiarazioni controverse[modifica | modifica wikitesto]

Salvatore Cancemi ha reso noto che la Fininvest, tramite Marcello Dell'Utri e il mafioso Vittorio Mangano, aveva pagato a Cosa Nostra 200 milioni di lire (100 mila euro) all'anno. I presunti contatti, secondo Cancemi, dovevano sfociare in una legislazione favorevole a Cosa Nostra, in particolare al duro regime carcerario 41-bis. La premessa di fondo era che Cosa Nostra avrebbe sostenuto il partito Forza Italia di Berlusconi in cambio di favori politici.

Nonostante le condanne per aver partecipato a diversi omicidi, ad esempio quelli del politico Salvo Lima, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e il poliziotto Ninni Cassarà, Cancemi venne scarcerato. Alla domanda sull'attuale 'pax mafiosa', Salvatore Cancemi ha detto: "Trovo questo silenzio più terrificante delle bombe".

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Cancemi, che viveva sotto protezione in una località segreta vicino a Trapani, è morto il 14 gennaio 2011 per un ictus. La notizia è stata diffusa solo due settimane dopo, il 27 gennaio[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elio Veltri, Marco Travaglio, L'odore dei soldi, Editori Riuniti, 2001
  • Decreto di archiviazione del Tribunale di Caltanissetta - N. 1370/98 R.G.N.R. / N. 908/99 R.G.I.P. [1]
  • Salvatore Cancemi, Giorgio Bongiovanni,Riina mi fece i nomi di… Confessioni di un ex boss della CupolaMassari editore, 2002 ISBN 88-457-0178-6

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. Stragi mafiose: il gip archivia, La Repubblica, 5 Aprile, 2002
  2. Murder case against Berlusconi dropped, The Guardian, 6 Maggio, 2002
  3. Accusa e difesa del senatore "M"; Una vicenda lunga dieci anni, La Repubblica, 11 Dicembre, 2004
  4. Trattativa Stato-mafia, i punti che rimangono oscuri: l’ultima intervista di Borsellino, stragi ’93, mandanti a volto coperto, Il Fatto Quotidiano, 25 Aprile, 2018
  5. Berlusconi friend on trial for 'aiding Mafia', The Guardian, 10 Maggio, 2001
  6. Dickie, Cosa Nostra, p. 442
  7. Sins of the godfathers, The Observer, 15 Febbraio, 2004
  8. Mafia, morto Salvatore Cancemi, La Repubblica, 27 Gennaio, 2011

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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