Carcere dell'Ucciardone

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Immagine del marzo 1983, interno di una cella. Il sovraffollamento è ben evidente

Il carcere dell'Ucciardone è un antico istituto penitenziario di Palermo. È situato in piena città, vicino al quartiere di Borgo Vecchio, nei pressi del porto, in via Enrico Albanese 3.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il nome deriva dal siciliano u ciarduni, a sua volta dal francese chardon, che vuol dire cardo: un tempo, infatti, questa pianta commestibile veniva coltivata nel terreno in cui sarebbe poi sorto l'edificio.[1]

È stato progettato all'inizio del XIX secolo dall'architetto Nicolò Puglia e riformato, come oggi si vede, dall'architetto palermitano Emmanuele Palazzotto (Palermo 1798-1872). Nel 1842, con il trasferimento dei detenuti dallo storico carcere della Vicaria, poi trasformato in Palazzo delle Reali Finanze dallo stesso architetto Palazzotto, iniziò la sua attività. Il 2 settembre 2014 è stato trasformato da casa circondariale a casa di reclusione.[2]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Come gran parte delle carceri italiane presenta gravi problemi di sovraffollamento oltre agli ovvi disagi legati alla vetustà della struttura. Le sue celle hanno accolto moltissimi esponenti della mafia e sono sovente state teatro di oscure vicende, tanto da essere definito dai mafiosi "Grand Hotel dell'Ucciardone". Nella sua aula bunker si sono svolti numerosi processi (ivi compreso il celebre "maxiprocesso" degli anni '80) a carico dei boss di cosa nostra. Durante il fascismo prese il nome di Villa Mori a causa dei metodi utilizzati da Cesare Mori, durante il suo periodo di servizio in Sicilia.

Nel 1954, inoltre, vi trovò la morte Gaspare Pisciotta, complice del bandito Salvatore Giuliano, avvelenato con un caffè alla stricnina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]