Roberto Scarpinato

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Roberto Scarpinato

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature XIX
Gruppo
parlamentare
Movimento 5 Stelle
Circoscrizione Sicilia

Dati generali
Partito politico Movimento 5 Stelle
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Ex magistrato

Roberto Maria Ferdinando Scarpinato (Caltanissetta, 14 gennaio 1952) è un politico ed ex magistrato italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizia la carriera in magistratura nel 1978. Dopo avere prestato servizio presso la Procura della Repubblica di Palermo nel 1989 entra a far parte del pool antimafia collaborando con Giovanni Falcone e con Paolo Borsellino. Si occupa – tra gli altri processi – della requisitoria al processo sull'assassinio politico-mafioso di Piersanti Mattarella, Presidente della Regione siciliana, di Pio La Torre, segretario regionale del PCI, di Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana e di Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo[1]. Dopo la strage di via D'Amelio, il 19 luglio 1992, è il promotore della rivolta di otto sostituti procuratori contro il procuratore capo Pietro Giammanco, al quale viene addebitata la responsabilità di avere progressivamente isolato Giovanni Falcone, inducendolo ad andare via dalla Procura di Palermo[2]. Quella clamorosa presa di posizione innesca un conflitto interno alla Procura di Palermo che costringe il Consiglio Superiore della Magistratura ad intervenire ed induce il procuratore Giammanco a chiedere il trasferimento.[3]

Alla Procura della Repubblica di Palermo inizia così una svolta: Giancarlo Caselli è il nuovo Procuratore; viene arrestato Salvatore Riina e vengono avviate le indagini per alcuni dei più importanti processi sui rapporti tra mafia e potere, che porteranno sul banco degli accusati molti intoccabili, tra i quali il senatore Giulio Andreotti (il quale fu prescritto per i fatti antecedenti al 1980 e assolto per i fatti successivi al 1980) e Bruno Contrada, numero tre dei servizi segreti civili, il quale sarà condannato a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Il 7 luglio 2017 la corte di Cassazione revoca, tramite annullamento senza rinvio, la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa a Contrada, dichiarandola "ineseguibile e improduttiva di effetti penali" poiché il fatto non era previsto come reato (articolo 530 c.p.p. comma 1), in accoglimento di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo. La nuova stagione dell'antimafia decolla definitivamente portando all'arresto dei più importanti capi della mafia militare, a centinaia di condanne all'ergastolo e contemporaneamente alla prosecuzione di indagini e processi sul versante strategico delle collusioni con i colletti bianchi.

Tra i processi più rilevanti  gestiti da Scarpinato assumono un rilievo nazionale quelli a carico del senatore Giulio Andreotti e di Bruno Contrada numero tre dei servizi segreti civili.

Il nome di Scarpinato torna alla ribalta per l'indagine sui cosiddetti “Sistemi criminali”, che investe i moventi ed i retroscena politici delle stragi del 1992 e del 1993. Divenuto Procuratore aggiunto, conduce pressanti indagini sui rapporti tra la mafia e la massoneria deviata, sulla Trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra nel periodo delle stragi, e sui rapporti tra mafia ed economia.

Nel 2005 assume la direzione del Dipartimento mafia-economia all'interno del quale crea un gruppo di magistrati e investigatori specializzati, che smantella colossali patrimoni illegali, giungendo a sequestrare dal 2008 al 2010 beni in Italia ed all'estero per un valore di circa tre miliardi e cinquecento milioni di euro.[4] Il Dipartimento comprende anche il settore delle misure di prevenzione antimafia che nel 2010 ottiene la certificazione di qualità ISO 9001.

Il periodo da procuratore generale[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 2010 viene nominato Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta.

Durante tale incarico gestisce il complesso procedimento per la   revisione delle sentenze di condanna emesse nei processi cd  "Borsellino uno e Borsellino bis" per la strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992 nella quale furono assassinati il dott. Paolo Borsellino, Procuratore aggiunto della Procura di Palermo e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Il procedimento di revisione traeva origine dall’inizio della collaborazione con la giustizia in data 26 giugno 2008 di Gaspare Spatuzza, esponente mafioso già condannato all’ergastolo per le stragi del 1993 e per altri numerosi e gravissimi delitti, tra i quali l’omicidio di padre Puglisi e l’omicidio del piccolo Giuseppe DI MATTEO.

Questi confessava di avere partecipato su ordine del suo capo Giuseppe Graviano e unitamente ad altri soggetti inseriti in cosa nostra, alla fase esecutiva della strage di Via D’Amelio consistente nel furto dell’autovettura Fiat 126 utilizzata come autobomba, alla sostituzione della targa originale con altra rubata da altra autovettura, allo spostamento della vettura nel  locale dove era stata imbottita di esplosivo, fornendo una serie di dettagli che, a seguito di una imponente attività di indagine, consentivano, di ritenere veritiere le sue dichiarazioni.

Tale sopravvenuta collaborazione e le nuove prove acquisite sgretolavano il costrutto probatorio delle sentenze emesse in precedenza basate sulle dichiarazioni di soggetti rivelatisi falsi collaboratori di giustizia - Vincenzo Scarantino e Salvatore Candura - i quali pur essendo totalmente estranei al fatto delittuoso, avevano accusato sé stessi ed altri innocenti di avere partecipato all’esecuzione della strage. Dichiarazioni false rese, unitamente a quelle di un altro pseudo collaboratore - Francesco Andriotta - su suggerimento di soggetti esterni a Cosa Nostra ed appartenenti ad apparati istituzionali.

Scarpinato chiedeva pertanto alla Corte di Appello di Catania, competente a decidere sulla revisione, di sospendere immediatamente l’esecuzione della pena nei confronti di tutti i soggetti ingiustamente condannati, rimettendoli in libertà. La richiesta veniva accolta il 27 ottobre 2010 e a seguito della conclusione del processo di revisione, venivano assolti tutti gli imputati condannati all’ergastolo per la strage (Salvatore Profeta, Cosimo Vernengo, Giuseppe Urso, Giuseppe La Mattina, Natale Gambino, Gaetano Scotto, Gaetano Murana).

Il 7 febbraio 2013 è nominato[5], dal plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, con le sole astensioni dei due membri laici del PdL e del membro laico della Lega Nord, nuovo Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Palermo.[6]

Nel nuovo ufficio ha gestito processi di rilievo nazionale. Nel luglio del 2015 avvalendosi del potere attribuitogli dall’art. 412 c.p.p. ai Procuratori Generali, ha avocato il procedimento  per il duplice omicidio dell’agente di Polizia Stato Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, assassinati il 5 agosto 1989, un caso rimasto irrisolto per più di venticinque anni, del quale la Procura della Repubblica di Palermo aveva chiesto l’archiviazione. A seguito delle nuove indagini svolte dalla Procura Generale che tra l’altro portavano alla luce torbidi rapporti tra le famiglie mafiose dei Madonia e dei Galatolo e soggetti appartenenti ai Servizi Segreti dei quali  l’agente Agostino era venuto a conoscenza nel corso di una attività, l’inchiesta ha portato il 19 marzo 2021 alla condanna all’ergastolo in primo grado del capo mafia Antonino Madonia.

Per la refluenza di talune indagini condotte sotto la sua guida dalla Procura Generale di Palermo nei procedimenti stragi del 1992 e del 1993, ha partecipato alla Procura Nazionale Antimafia alle riunioni di coordinamento per le indagini sui mandanti esterni di tali stragi unitamente ai procuratori della Repubblica di Palermo, Caltanissetta, Reggio Calabria e Firenze.

A causa dell’attività svolta in tanti procedimenti concernenti la criminalità del potere e i rapporti di collusioni con la mafia di colletti bianchi del mondo della politica, delle istituzioni e della economia, è stato spesso al centro di interrogazioni parlamentari, articoli polemici e di attacchi.

Nel luglio del 2012 su richiesta di un componente laico del CSM veniva aperta una pratica per il suo trasferimento di ufficio perché in occasione di un intervento svolto su invito dei familiari di Paolo Borsellino il 19 luglio 2012 nella ricorrenza del ventennale  della strage di Via D’Amelio nell’ora e nel luogo della strage in Via D’Amelio, aveva manifestato il disagio provato in passato nel  constatare che in occasione delle commemorazioni ufficiali  dei magistrati assassinati dalla mafia erano presenti tra le prime fila anche  personaggi che rivestivano cariche pubbliche, la cui condotta non appariva coerente con i valori di legalità[7][8].

La pratica di trasferimento non aveva alcun corso a seguito di una serie di prese di posizione a suo favore da parte dell’ANM nazionale, di parenti delle vittime delle stragi, di associazioni culturali[9][10] e da 528 magistrati in servizio in presso uffici giudiziari di tutto il paese, i quali sottoscrivevano e inviavano al CSM un documento con il quale ribadivano che il discorso pronunciato da Scarpinato costituiva esercizio non censurabile del diritto costituzionalmente garantito di manifestare il proprio pensiero[11][12][13].  

Nel  2021 l’ex magistrato Luca Palamara, radiato dall’Ordine giudiziario con sentenza definitiva della Corte di Cassazione del 4 agosto 2021 e rinviato a giudizio il 23 luglio 2021 per corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione in atti giudiziari e fuga di informazioni all'interno del CSM, ha scritto nel libro “il Sistema”, dedicato alle pratiche lottizzatorie tra le varie correnti della magistratura nei concorsi per il conferimento degli incarichi di vertice, che Scarpinato era persona vicina ad Antonello Montante, ex Presidente di Confindustria Sicilia, condannato dalla Corte di Appello di Caltanissetta a otto anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata a vari i reati, e che avrebbe chiesto a Montante, allora in auge, una segnalazione per essere nominato Procuratore Generale a Palermo. Scarpinato ha replicato con un lungo articolo pubblicato sul Fatto quotidiano l’11 febbraio 2022[14][15] che l’affermazione di Palamara era falsa e che egli non aveva mai chiesto alcuna segnalazione a Montante, come del resto ammesso dallo stesso, precisando che con il Montante aveva avuto rapporti solo per motivi istituzionali attinenti alla carica da questi ricoperta di delegato nazionale di Confindustria per i rapporti con le Forze dell’Ordine e la Magistratura, così come tante altre autorità e esponenti dell’Antimafia tra i quali il Procuratore Nazionale Antimafia, il Capo della Polizia e don Luigi Ciotti. Rapporti che peraltro erano cessati a seguito del suo trasferimento alla Procura Generale di Palermo il 12 aprile 2013 un anno e due mesi prima della data del giugno 2014 in cui il Montante era stato iscritto nel registro degli indagati. Nello stesso articolo ha definito Palamara come un esponente tipico di quella componente della magistratura al servizio di potentati politici ed economici interessati a “neutralizzare e penalizzare magistrati ritenuti pericolosi per la loro assoluta  indipendenza, e per agevolare l’ascesa di altri ritenuti invece affidabili”, ricordando che il magistrato Nino Di Matteo nel suo libro “I nemici della giustizia” aveva definito Palamara come “una pedina attiva, importante, pienamente funzionale a un ingranaggio più vasto e collaudato”.

È autore di numerose pubblicazioni in Italia e all'estero e collabora anche con la rivista MicroMega.

In occasione delle elezioni politiche anticipate del 25 settembre 2022 viene candidato con il Movimento 5 Stelle per il Senato come capolista nel collegio plurinominale Sicilia 01 e in quello della Calabria, venendo eletto nel primo.

Processi[modifica | modifica wikitesto]

Fra i principali processi a cui ha preso parte:

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno del principe[modifica | modifica wikitesto]

«Il potere non è nel Consiglio comunale di Palermo. Il potere non è nel Parlamento della Repubblica. Il potere è sempre altrove. Lo stato per me è la Costituzione e la Costituzione non esiste più.»

(Leonardo Sciascia)

Il ritorno del principe è un saggio del giornalista Saverio Lodato e del procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo Roberto Scarpinato pubblicato nel 2008 da Chiarelettere. Del libro Marco Travaglio dice: "In un altro paese susciterebbe polemiche e dibattiti furibondi, invece è stato subito avvolto da una coltre di imbarazzato silenzio".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Scarpinato, Il ritorno del principe, Chiarelettere, p. 347.

Altre[modifica | modifica wikitesto]

  • Mafia e Politica, in Anatomia di un regime, Palermo 1992;
  • Caratteristiche e dinamiche degli omicidi ordinati ed eseguiti da Cosa Nostra, in Segno 1996;
  • La mafia dei mandanti, in MicroMega, 1996;
  • L'anomalia italiana, in MicroMega 1996;
  • Cosa Nostra e il male oscuro della dispersione del sé, in La mafia dentro. Psicologia e psicopatologia di un fondamentalismo, ed. FrancoAngeli, 1997;
  • Il Dio dei mafiosi, in MicroMega, 1998;
  • Ietzt geshorst du nicht mehr diesel Welt, in Reportagen uber die Mafia, (a cura di C. Butta), edizione Hirzel Verlag, Stuttgart – Leipzi] 1999;
  • La normalità italiana, storia di ordinarie violenze, in MicroMega, 2002;
  • Cosa Nostra, Storia ed avvenire della mafia, in MicroMega, 2004;
  • La storia dell'Italia mafiosa e dell'Italia civile, in MicroMega, 2004;
  • Oltre la Polis mafiosa, in La Polis mafiosa, edizione FrancoAngeli, 2005;
  • Il pensiero autoritario, in La violenza tollerata, (a cura di A. Dino), Mimesis Edizioni, Milano;
  • Legalità, questione morale, cultura della giustizia: il ruolo del cattolicesismo italiano, in Adista n. 26, aprile 2006;
  • Relativismi laici e relativismi cattolici, in MicroMega, 2006;
  • I Sistemi criminali, in Sistemi criminali e metodo mafioso (a cura di A. Dino), ed. FrancoAngeli, 2008;
  • Borghesia mafiosa, in Nuovo Dizionario di Mafia e Antimafia, ed. EGA Torino, 2008;
  • Le indagini patrimoniali in Le misure di prevenzione patrimoniali dopo il pacchetto di sicurezza, ed. Nel diritto, Roma 2008;
  • Criminalità e potere, in Identità Italiana tra Europa e Società Multiculturale, 2009, Edizione a cura della Scuola Superiore Santa Chiara dell'Università di Siena e della Fondazione Intercultura;
  • La criminalità sistemica come metodo di governo, in Cosmopolis, ed. Morlacchi Editore, Perugia, 2009;
  • Crimini dei colletti bianchi ed attacco alla democrazia, in Criminalità dei potenti e metodo mafioso (a cura di A. Dino), Mimesis Edizioni, Milano 2009;
  • Crimes de colarinho branco e assalto à democrazia, in Novas tendencias da criminalidade transnazional (a cura di A. Dino e W. Fanganiello Maierovitch), ed. Brasileira Editora Unesp, Sao Paulo 2010;
  • Don Rodrigo e la Costituzione, in MicroMega, 2010.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Alessandra Dino, La violenza tollerata: mafia, poteri, disobbedienza, Milano, Mimesis Edizioni, 2006, pp. 232-233, ISBN 978-88-8483-342-6.
  2. ^ Saverio Lodato, Venticinque anni di mafia, Rizzoli, 2004, pp. 309-325, ISBN 88-17-00228-3.
  3. ^ Enrico Bellavia, Salvo_Palazzolo, Falcone Borsellino mistero di Stato, Palermo, Edizioni della Battaglia, 2002, pp. 20-22, ISBN 88-87630-12-7.
  4. ^ Relazioni semestrali della DIA - Direzione Investigativa Antimafia del I e del II semestre 2008, 2009 e 2010
  5. ^ Discorso di insediamento nell'ufficio di Procuratore Generale del 12 aprile 2013 Archiviato il 17 aprile 2013 in Internet Archive.
  6. ^ Andrea Cottone, Il giudice "ribelle" alla procura generale, Live Sicilia.
  7. ^ Scarpinato: il Csm archivia la pratica, su Liberainformazione, 7 novembre 2012. URL consultato il 25 agosto 2022.
  8. ^ Lettera a Borsellino di R.Scarpinato. URL consultato il 25 agosto 2022.
  9. ^ Stato-mafia: Scarpinato nel 'mirino' del CSM per una lettera dedicata a Paolo Borsellino | WSI, su Wall Street Italia, 26 luglio 2012. URL consultato il 25 agosto 2022.
  10. ^ Super User, Noi sottoscriviamo integralmente la lettera di Scarpinato a Paolo Borsellino, su Antimafia Duemila | Fondatore Giorgio Bongiovanni. URL consultato il 25 agosto 2022.
  11. ^ Domenico Gallo, Lettera di Scarpinato: l'autogol dei boiardi • DomenicoGallo.it, su DomenicoGallo.it, 8 agosto 2012. URL consultato il 25 agosto 2022.
  12. ^ Redazione, Sostegno a Scarpinato e alla libertà di espressione. La lettera inviata al Csm. 400 i firmatari, su Articolo21, 5 agosto 2012. URL consultato il 25 agosto 2022.
  13. ^ Destra di Popolo.net » Blog Archive » LETTERA DI 400 MAGISTRATI AL CSM IN DIFESA DI SCARPINATO: LA DESTRA SOCIALE E’ CON LORO, su destradipopolo.net. URL consultato il 25 agosto 2022.
  14. ^ Il dinamitardo della Giustizia, su Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 25 agosto 2022.
  15. ^ La parabola di Palamara. “Il dinamitardo” della giustizia, su Liberainformazione, 14 febbraio 2022. URL consultato il 25 agosto 2022.
  16. ^ The Times Literary Supplement del 31 luglio 1998, articolo di Caroline Moorehead
  17. ^ Leone Zingales, Andreotti assolto!: il processo del secolo: cronaca dell'appello, Editore Pellegrini Editore, 2004, pp. 40-42, ISBN 978-88-8101-191-9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Felia Allum, Organized crime and the challenge to democracy, Volume 28, a cura di Renate Siebert, Routledge, 2003, ISBN 978-0-415-36972-5.
  • (FR) Jean-Louis Briquet, Mafia, justice et politique en Italie: l'affaire Andreotti dans la crise de la république, 1992-2004, KARTHALA Editions, 2007, ISBN 978-2-84586-833-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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