Famiglia Graviano

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La famiglia Graviano è composta da quattro fratelli mafiosi, Benedetto, Filippo, Giuseppe e Nunzia. Sono i figli di Michele Graviano, assassinato nel 1982 da Gaetano Grado[1].

Filippo e Giuseppe Graviano[modifica | modifica wikitesto]

Filippo e Giuseppe sono i componenti più famigerati della famiglia Graviano. Con "i fratelli Graviano" si fa solitamente riferimento a loro due.

Sono noti tra l'altro in quanto condannati come mandanti dell'attentato a Padre Pino Puglisi[2][3]. Sono inoltre ritenuti responsabili degli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino[4].

Il ruolo nella strategia stragista della mafia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano diventarono capi del mandamento di Brancaccio-Ciaculli, sostituendo il boss Giuseppe Lucchese che era in prigione. Dopo l'arresto del boss mafioso Totò Riina, nel gennaio 1993, i boss rimanenti, tra i quali Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Cosimo Lo Nigro, Francesco Tagliavia, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Antonino Gioè e Gioacchino La Barbera si riunirono a Santa Flavia comune alle porte di Bagheria[5]. Si mise in atto una strategia stragista contro lo Stato[6]. Tale strategia ha comportato una serie di attentati dinamitardi nel 1993 in via dei Georgofili a Firenze, in Via Palestro a Milano, in Piazza San Giovanni in Laterano e in via San Teodoro a Roma[7][8][9]. I Graviano sono stati identificati come responsabili della selezione degli uomini che avrebbe effettuato gli attentati[10]. Entrambi hanno avuto una condanna all'ergastolo[11].

Assassinio di Padre Pino Puglisi, il prete antimafia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe e Filippo Graviano hanno ordinato l'assassinio del sacerdote antimafia Padre Pino Puglisi il 15 settembre 1993. Puglisi è stato il parroco della parrocchia di San Gaetano nel quartiere Brancaccio di Palermo, e ha sempre reso note le proprie posizioni antimafia, sensibilizzando gli abitanti del luogo[2]. Uno dei sicari che hanno ucciso Puglisi, Salvatore Grigoli, ha poi confessato e rivelato le ultime parole del sacerdote: "Vi stavo aspettando"[12][13]. Filippo e Giuseppe Graviano sono stati arrestati il 27 gennaio 1994[14].

Rapporti con Berlusconi[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il pentito Nino Giuffrè, e anche altri collaboratori, i fratelli Graviano erano gli intermediari tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Egli afferma che Cosa Nostra ha deciso di appoggiare Berlusconi e Forza Italia fin dalla sua fondazione nel 1993, in cambio di un aiuto nel risolvere i problemi giudiziari della mafia. La mafia si rivolse a Forza Italia, quando i suoi contatti con i partiti tradizionali erano diventuti infruttuosi nella protezione dei suoi membri[15][16]. Secondo Giuffrè, che racconta cose apprese da Aglieri e Carlo Greco,i Graviano trattarono con Berlusconi attraverso l'imprenditore Gianni Ienna, in settembre o ottobre 1993. Il patto sarebbe crollato nel 2002 perché Cosa Nostra non aveva ottenuto quanto richiesto: revisioni di processi di mafia e della legge sui sequestri di beni, modifiche all'articolo 41-bis duro regime carcerario[17].

Uno dei subordinati di Graviano, Gaspare Spatuzza, pentito dal 2008, ha confermato le dichiarazioni di Giuffrè. Spatuzza ha dichiarato che Giuseppe Graviano nel 1994 gli confidò che il futuro primo ministro Silvio Berlusconi era sceso a patti con la mafia in relazione a un accordo politico-elettorale tra Cosa Nostra e il partito Forza Italia. Secondo Spatuzza Graviano gli passò queste informazioni durante una conversazione in un bar di proprietà nel raffinato quartiere di Via Veneto a Roma[18]. Marcello Dell'Utri ne sarebbe stato l'intermediario. Dell'Utri ha respinto le accuse di Spatuzza come "sciocchezze"[19], mentre secondo Berlusconi la deposizione di Spatuzza è ridicola e farebbe parte di una macchinazione ai suoi danni[20].

L'11 dicembre 2009 Filippo Graviano smentisce in aula Spatuzza, sostenendo di non aver mai avuto rapporti di alcun tipo con Dell'Utri[21]. Giuseppe Graviano decide invece di non rispondere alle domande dell'accusa lamentando problemi di salute dovuti al 41 bis. Nessuno dei due fratelli, poi, ribatte alla dichiarazione di Spatuzza su un incontro nel gennaio del 1994, in cui si sarebbe detto che Cosa nostra aveva «il Paese in mano» grazie a Berlusconi e Dell'Utri. Gli inquirenti ritengono che gli atteggiamenti dei fratelli Graviano possano essere una sorta di avvertimento su possibili loro rivelazioni future in caso di mancati accordi[21][22].

Vicende personali[modifica | modifica wikitesto]

Le mogli di Filippo e Giuseppe sono rimaste incinte mentre questi erano in carcere, sollevando il sospetto che gli uomini fossero riusciti a far uscire il loro sperma dal carcere nonostante il 41 bis[23][24]. L'avvocato dei due ha invece sostenuto che il seme era stato congelato in precedenza[25].

In carcere Filippo Graviano ha studiato per laurearsi in economia, Giuseppe in matematica[26][27].

Nunzia Graviano[modifica | modifica wikitesto]

Nunzia Graviano (Palermo,9 giugno 1968 )[28] è una criminale italiana, sorella di alcuni capi mafiosi al quartiere Brancaccio di Palermo negli anni novanta.

Nunzia Graviano, nota come 'A Picciridda' ("la bambina"), reinvestiva le attività finanziarie della famiglia, modernizzando le attività[29], mentre gli altri fratelli erano in carcere. Secondo l'accusa "Lei è l'alter ego dei suoi fratelli nel loro territorio ed è in grado di gestire una vasta fortuna". Lei è tra le prime donne ad aver agito come "reggente" di una famiglia mafiosa di primo piano. Si riferisce che lei sia la mente dietro la strategia finanziaria dei fratelli Graviano, segue la Borsa di Milano, ed è stata un avida lettrice del quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore. Gran parte della ricchezza dei Graviano è stata investita in aziende blue chip quotate. Era anche coinvolta nel riciclaggio di una parte del denaro all'estero attraverso una società di consulenza finanziaria in Lussemburgo. Nunzia Graviano è stata arrestata nel luglio 1999 a Nizza (Francia)[30][31].

Benedetto Graviano[modifica | modifica wikitesto]

Benedetto Graviano (Palermo, 15 luglio 1958) è un criminale italiano, capo mafioso al quartiere Brancaccio di Palermo negli anni novanta. È il più vecchio dei fratelli Graviano.

Ha scontato cinque anni di carcere per mafia. Viene arrestato poi nel luglio 2004 per traffico di cocaina, avrebbe finanziato 18 chilogrammi di quella droga in una 'joint venture' con un clan della Ndrangheta. La cocaina sarebbe stata ripartita tra il jet set di Palermo[32].

Dopo il suo rilascio per insufficienza di prove, è stato nuovamente arrestato nel febbraio 2005. Benedetto aveva ripreso il comando della zona di Brancaccio, dopo l'arresto del reggente Giuseppe Guttadauro. La famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù avrebbe voluto estendere i propri confini a quella zona, ma i boss di Cosa Nostra trovarono un accordo e lasciarono che Bernardo Provenzano decidesse la nomina, che andò a Benedetto Graviano[33][34]. Pare, comunque, che non fosse ritenuto "tanto sveglio" da Totò Riina[35].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ era indiziato di avere ucciso il padre dei Graviano Archiviato il 6 gennaio 2010 in Internet Archive., L'espresso
  2. ^ a b Francesco Viviano, Ecco i killer di don Puglisi, la Repubblica, 23 giugno 1994. URL consultato il 13-12-2009.
  3. ^ Omicidio Puglisi ergastolo ai Graviano, la Repubblica, 20 febbraio 2001
  4. ^ Capaci: 19 ordini di cattura per i mandanti, Il Corriere della Sera
  5. ^ Stragi di mafia del '93-'94, un arresto[collegamento interrotto], La Stampa, 17 marzo 2010
  6. ^ la strategia di attacco terroristico al patrimonio culturale del Paese sarebbe stata decisa dai vertici di Cosa Nostra già alla fine del '92, la Repubblica
  7. ^ La strategia terroristico-mafiosa connessa con gli attentati del 1993 in Italia, sisde.it
  8. ^ Ecco i killer di via dei Georgofili, il Corriere della Sera
  9. ^ Ordinanza di custodia cautelare in carcere Archiviato il 7 dicembre 2008 in Internet Archive., Tribunale di Caltanissetta, Ufficio del giudice per le indagini preliminari, 11 aprile 1994
  10. ^ Autobombe del 1993 cronologia dei principali avvenimenti Archiviato il 7 giugno 2007 in Internet Archive.
  11. ^ Confermati gli ergastoli per le bombe del 1993, La Repubblica, 6 maggio 2002
  12. ^ Quando la mafia uccide un prete, la Repubblica
  13. ^ (EN) Memory of anti-Mafia priest pervades summit, National Catholic Reporter, 13 settembre 2002
  14. ^ Giuseppe e Filippo Graviano vennero catturati il 27 gennaio 1994 a Milano. Erano in un ristorante, La Repubblica
  15. ^ (EN) Berlusconi implicated in deal with godfathers, The Guardian, 5 dicembre 2002
  16. ^ Giuffré: il boss Graviano era il tramite con Berlusconi, La Repubblica, 3 dicembre 2002
  17. ^ Giuffrè, gli obiettivi della confessione, La Repubblica, 4 dicembre 2002
  18. ^ [1], La Repubblica, dicembre 2009
  19. ^ (EN) Lawyer rejects turncoat's claims linking Berlusconi to mafia, Adnkronos International, 23 ottobre 2009
  20. ^ «Spatuzza? Macchinazione contro di me», Il Corriere della Sera, 4 dicembre 2009.
  21. ^ a b Mafia, Graviano smentisce Spatuzza Archiviato il 9 gennaio 2010 in Internet Archive., La Stampa
  22. ^ Giuseppe Graviano, silenzio che parla, La Repubblica
  23. ^ Due figli in provetta per garantire la dinastia dei boss detenuti
  24. ^ (EN) David Willey, Mafia sperm mystery, BBC News, 23 febbraio 1998. URL consultato il 13-12-2009.
  25. ^ Felice Cavallaro, Due figli in provetta per garantire la dinastia dei boss detenuti, Corriere della Sera, 21 febbraio 1998. URL consultato il 13-12-2009 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  26. ^ Giovanni Bianconi, «Io, i Graviano e i politici». Il verbale del pentito Spatuzza, Corriere della Sera, 21 novembre 2009. URL consultato il 16-12-2009.
  27. ^ Sono in galera da quindici anni. Hanno studiato (economia, matematica) in carcere., la Repubblica
  28. ^ "Nunzia Graviano, una bruna dal profilo mediterraneo destinata a passare con i suoi 31 anni..." (1999), Il Corriere della Sera, 21 luglio 1999
  29. ^ Donne d'onore: storie di mafia al femminile
  30. ^ (EN) Informer puts Mafia sister behind bars, The Guardian, 23 luglio 1999
  31. ^ Palermo, in manette l'avvocato di Cosa Nostra, La Repubblica, 20 luglio 1999
  32. ^ Anche un poliziotto tra gli arrestati dell'operazione sulla "Palermo bene" Archiviato il 26 settembre 2007 in Internet Archive., Notiziario Droghe, 28 luglio 2004
  33. ^ I boss hanno deciso di affidare la soluzione della questione a Provenzano., la Repubblica
  34. ^ Ma intervenne proprio Bernardo Provenzano per "investire" Benedetto Graviano quale nuovo capo del clan di Brancaccio., la Repubblica
  35. ^ Corte di Assise, 20.4.200, pag. 126

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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