Tommaso Buscetta

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Tommaso Buscetta

Tommaso Buscetta, detto anche il boss dei due mondi[1] e don Masino[2] (Palermo, 13 luglio 1928New York, 2 aprile 2000), è stato un criminale italiano, membro di Cosa nostra e successivamente divenuto collaboratore di giustizia.

È stato un esponente di massimo prestigio all'interno di Cosa nostra e successivamente arrestato, collaboratore di giustizia durante le inchieste coordinate dal magistrato Giovanni Falcone; le sue rivelazioni furono storiche perché permisero una ricostruzione giudiziaria dell'organizzazione e della struttura di Cosa nostra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Tommaso Buscetta, durante un processo nel 1983.

Nato a Palermo il 13 luglio del 1928, in una famiglia poverissima (madre casalinga, padre vetraio), ultimo di 17 figli, si sposò a diciassette anni nel 1945 con Melchiorra Cavallaro dalla quale ebbe 4 figli: Felicia (nata nel 1946), Benedetto (nato nel 1948), Domenico e Antonio. Benedetto e Antonio furono vittime della lupara bianca nel corso della seconda guerra di mafia. Durante la sua vita, Buscetta ebbe tre mogli e otto figli.

Durante l'adolescenza, Buscetta iniziò una serie di attività illegali nel mercato nero, come il furto di generi alimentari e la falsificazione delle tessere per il razionamento della farina, diffuse durante il ventennio fascista. Questa attività lo rese abbastanza celebre a Palermo, dove nonostante la giovanissima età venne soprannominato Don Masino. Nel 1945 Buscetta venne affiliato alla cosca mafiosa di Porta Nuova.

Nel 1949 Buscetta si trasferì in Argentina e poi in Brasile, dove aprì una vetreria: gli scarsi risultati economici del suo nuovo lavoro lo costrinsero, nel 1956, a tornare a Palermo, dove si associò a Angelo La Barbera e a Salvatore "Cicchiteddu" Greco insieme ai mafiosi Antonino Sorci, Pietro Davì e Gaetano Badalamenti, con cui si occupò del contrabbando di sigarette e stupefacenti[3], diventando un pericoloso killer e gregario specialmente alle dipendenze di La Barbera[4]. Nel 1958 Buscetta venne arrestato per contrabbando di sigarette e associazione a delinquere nel corso di un'indagine condotta dalla Guardia di Finanza nei confronti del corso Pascal Molinelli e del tangerino Salomon Gozal, indicati come i maggiori fornitori di sigarette e stupefacenti alle cosche siciliane; nel gennaio 1959 Buscetta venne nuovamente arrestato per il contrabbando di due tonnellate di sigarette a largo di Crotone, da dove si andava a rifornire in territorio iugoslavo[5][6].

Nel 1962, in seguito allo scoppio della cosiddetta "prima guerra di mafia", Buscetta si schierò dalla parte di Angelo La Barbera ma in seguito passò al gruppo di Salvatore "Cicchiteddu" Greco, tenendosi tuttavia nell'ombra per timore di essere soppresso[3]. Nel 1963 La Barbera rimase vittima di un agguato a Milano ma riuscì a sopravvivere, venendo però arrestato mentre era ricoverato in un ospedale milanese: la polizia, basandosi soprattutto su fonti confidenziali e ricostruzioni indiziarie, sospettò fortemente Buscetta e il suo associato Gerlando Alberti di essere gli autori dell'agguato[7] e lo indicò come il principale killer e sodale dei boss Pietro Torretta e Michele Cavataio, sospettandolo insieme a loro anche per la strage di Ciaculli, in cui morirono sette uomini delle forze dell'ordine[8]: negli anni successivi Buscetta ammetterà di avere accettato l'incarico di uccidere La Barbera ma un altro gruppo di fuoco mafioso lo anticipò compiendo l'agguato a Milano[9]; per quando riguarda la strage di Ciaculli e gli altri omicidi della prima guerra di mafia, Buscetta sostenne che erano imputabili soltanto a Michele Cavataio e non a lui per via della sua amicizia con Salvatore "Cicchiteddu" Greco[10].

Gli anni della latitanza[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla strage di Ciaculli, Buscetta era ricercato dalle forze dell'ordine e quindi fuggì in Svizzera, Messico, Canada e infine negli Stati Uniti, dove aprì una pizzeria con un prestito della Famiglia Gambino[11]. Intanto nel dicembre 1968 Buscetta venne condannato in contumacia a dieci anni di carcere per associazione a delinquere nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia e, nello stesso processo, venne assolto per insufficienza di prove per le imputazioni riguardanti la strage di Ciaculli[10][12].

Nel 1970 Buscetta soggiornò sotto falso nome a Zurigo, Milano e Catania per partecipare ad alcuni incontri insieme a Salvatore Greco per discutere sulla ricostruzione della "Commissione" e sull'implicazione dei mafiosi siciliani nel Golpe Borghese[13][14]. Nello stesso periodo Buscetta venne arrestato a Brooklyn e rilasciato subito dietro pagamento di una cauzione di 40.000 dollari[15][16]: dopo il rilascio, Buscetta lasciò gli Stati Uniti e si trasferì in Brasile, da dove inviò eroina e cocaina in Nordamerica, creando in pochi anni un sistema di aerei per poterla trasportare ed inoltre costituì una compagnia di tassisti per poter reinvestire il denaro frutto del traffico di stupefacenti[17] (Buscetta ha, però, sempre smentito con forza di aver mai trafficato droga in tutta la sua vita). Per dieci anni, Buscetta riuscì a eludere la legge, utilizzando false identità (Manuel López Cadena, Adalberto Barbieri e Paulo Roberto Felice), sottoponendosi anche a un'operazione di chirurgia plastica[1], e spostandosi da paese a paese, passando per gli Stati Uniti d'America, il Brasile e il Messico.

Arrestato dalla polizia brasiliana il 2 novembre del 1972 e successivamente estradato in Italia, venne rinchiuso nel carcere dell'Ucciardone e condannato a dieci anni di reclusione, ridotti ad otto in appello, per traffico di stupefacenti. Nel suo deposito blindato in Brasile, le autorità trovarono eroina pura per un valore di 25 miliardi di lire dell'epoca[18]. Trasferito nel carcere piemontese delle Nuove nel 1980, riuscì ad evadere quando gli venne concessa la semilibertà e si nascose nella villa dell'esattore Nino Salvo, sotto la protezione dei boss Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo, che lo volevano convincere a schierarsi dalla loro parte per uccidere il loro avversario Salvatore Riina[19][20]. Tuttavia nel gennaio 1981 Buscetta preferì fare ritorno in Brasile per estraniarsi dalla vicenda e si sottopose ad un nuovo intervento di chirurgia plastica oltre che a un intervento per modificare la voce[18].

Tommaso Buscetta il 15 luglio 1984 all'aeroporto di Roma.

Lo sterminio dei familiari durante la seconda guerra di mafia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda guerra di mafia.

Durante la seconda guerra di mafia, lo schieramento vincente dei Corleonesi, guidato da Riina, decise di eliminare Buscetta perché strettamente legato a Bontate, Inzerillo e Badalamenti; ma, a causa dell'impossibilità di eliminarlo perché si trovava in Brasile, attuarono vendette trasversali contro i suoi parenti: tra il 1982 e il 1984 i due figli di Buscetta scomparvero per non essere mai più ritrovati[21] ed inoltre gli vennero uccisi un fratello, un genero, un cognato e quattro nipoti[21]. Alla fine della guerra i suoi parenti morti saranno circa 12[22]. Dopo gli omicidi dei suoi familiari, Buscetta era intenzionato ad uccidere il suo capofamiglia Pippo Calò, che aveva fatto causa comune con i Corleonesi, e per questo avviò una corrispondenza con il suo associato Gerlando Alberti (all'epoca detenuto) perché cercava appoggi per poter tornare a Palermo; però Alberti rimase vittima di un tentato omicidio in carcere e quindi il piano fallì[23].

L'arresto in Brasile e l'estradizione[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 ottobre 1983 quaranta poliziotti circondarono la sua abitazione a San Paolo e lo arrestarono mentre era in compagnia di Leonardo Badalamenti, figlio del boss Gaetano[24]. A nulla valse un tentativo di corruzione operato dallo stesso Buscetta[18], che venne rinchiuso in prigione per alcuni omicidi collegati con lo spaccio di droga[18].

Nel 1984 i giudici Giovanni Falcone e Vincenzo Geraci si recarono da lui invitandolo a collaborare con la giustizia, ma Buscetta inizialmente rifiutò. Lo stato italiano ne chiese allora l'estradizione alle autorità brasiliane.

Alla notizia dell'estradizione in Italia[25], Buscetta tentò il suicidio ingerendo della stricnina[26], nel tentativo di evitare di giungere in Italia. Salvato, arrivò in Italia dove decise di collaborare, cominciando a rivelare organigrammi e piani della mafia al giudice Falcone[27].

Viene per questo considerato uno dei primi collaboratori della storia, dopo Leonardo Vitale[28]. Egli non condivideva più quella che era la nuova Cosa Nostra, poiché sosteneva che essa stessa aveva perso la sua identità[29].

La "collaborazione" con Falcone e il ritorno negli Usa[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla collaborazione di Buscetta, lo Stato e i suoi magistrati hanno capito e conosciuto il sistema di Cosa Nostra[30], alla base del quale vi erano i soldati scelti dalla famiglia, sopra di essi i capi decina, scelti dal capo della famiglia, sopra ancora vi erano i consiglieri e il sottocapo, ed infine il capo famiglia. Tuttavia Buscetta rifiutò di parlare con il giudice Falcone dei legami politici di Cosa Nostra perché, secondo il suo parere, «lo Stato non era pronto» per dichiarazioni di quella portata e si dimostrò abbastanza generico su quell'argomento[31].

Nel 1984 Buscetta venne estradato negli Stati Uniti ricevendo dal governo una nuova identità, la cittadinanza e la libertà vigilata in cambio di nuove rivelazioni contro Cosa Nostra americana[32][33], testimoniando nel 1986 al Maxiprocesso di Palermo (scaturito dalle dichiarazioni rese a Falcone)[34] e nel processo "Pizza connection", che si svolse a New York e vide imputati Gaetano Badalamenti e altri mafiosi siculo-americani accusati di traffico di stupefacenti[35].

Nel settembre 1992, in seguito agli attentati in cui morirono Falcone e Borsellino, Buscetta iniziò a parlare con i magistrati dei legami politici di Cosa Nostra, accusando gli onorevoli Salvo Lima (ucciso qualche mese prima) e Giulio Andreotti di essere i principali referenti politici dell'organizzazione; in particolare, Buscetta riferì di aver conosciuto personalmente Lima fin dalla fine degli anni cinquanta e di averlo incontrato l'ultima volta nel 1980 durante la sua latitanza e riferì inoltre di aver saputo che l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli (1979) sarebbe stato compiuto nell'interesse di Giulio Andreotti[36][37]: per via di queste sue dichiarazioni, Buscetta fu uno dei principali testimoni dei processi a carico di Giulio Andreotti per associazione mafiosa e per l'omicidio Pecorelli[38]. Andreotti verrà assolto dall'accusa di aver commissionato l'assassinio di Pecorelli, mentre verrà accertata la sua connivenza con la mafia per fatti anteriori al 1980, prescritti al momento dell'emissione della sentenza.

Dopo aver fatto parlare di sé per una crociera nel Mediterraneo[39], Buscetta muore di cancro nel 2000 all'età di 72 anni[40], non prima di aver manifestato, in un libro-intervista di Saverio Lodato (ed. Mondadori, 1999), il suo disappunto per la mancata distruzione di Cosa Nostra da parte dello Stato italiano[41].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Don Masino, Boss dei 2 mondi, così lo chiamava la malavita, in La Repubblica, 30 settembre 1984. URL consultato il 23 maggio 2013.
  2. ^ Sono Don Masino, non dico altro, in La Repubblica, 18 luglio 1984. URL consultato il 23 maggio 2013.
  3. ^ a b Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia - VI LEGISLATURA, Sintesi delle conclusioni del comitato per le indagini sui singoli mafiosi, sul traffico di stupefacenti e sul legame tra fenomeno mafioso e gangsterismo americano (PDF), archiviopiolatorre.camera.it. URL consultato il 23 maggio 2013.
  4. ^ [1]
  5. ^ Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia - VI LEGISLATURA, La nuova mafia (PDF), archiviopiolatorre.camera.it. URL consultato il 23 maggio 2013.
  6. ^ 1958 - III Legislatura dell'Assemblea regionale siciliana, viandante.it. URL consultato il 23 maggio 2013.
  7. ^ Cenni biografici su Gerlando Alberti- Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA (PDF).
  8. ^ Il Viandante - Sicilia 1963
  9. ^ John Dickie, Cosa Nostra, pp. 314-15
  10. ^ a b Tratto da "ASud’Europa", settimanale realizzato dal Centro di Studi e iniziative culturali “Pio La Torre”
  11. ^ lacndb.com::Italian Mafia
  12. ^ Il Viandante - Sicilia 1968
  13. ^ I conti economici - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA (PDF).
  14. ^ Il Golpe Borghese e Cosa Nostra
  15. ^ Il Viandante - Politici - Buscetta Tommaso
  16. ^ Senato della Repubblica XIV LEGISLATURA Documenti (PDF).
  17. ^ Don Masino, Boss dei 2 mondi, così lo chiamava la malavita - La Repubblica 1984
  18. ^ a b c d Don Masino Boss Dei Due Mondi Così Lo Chiamava La Malavita - Repubblica.It » Ricerca
  19. ^ E LEGGIO SPACCO' IN DUE COSA NOSTRA - Repubblica.it » Ricerca
  20. ^ Il Viandante - Sicilia 1980
  21. ^ a b Un impero basato sulla cocaina che gestiva come un Gangster - La Repubblica, luglio 1984
  22. ^ Parenti sterminati, bambini sciolti nell'acido la vendetta come regola dei clan traditi, in La Repubblica, 7 febbraio 2010. URL consultato il 23 maggio 2013.
  23. ^ Buscetta: cercavo appoggi per uccidere Calo' , alleato dei corleonesi - archiviostorico.corriere.it» Ricerca
  24. ^ impastato-cronologia le vicende del processo
  25. ^ Il Brasile Ha Concesso L'Estradizione Tommaso Buscetta Presto In Ital - Repubblica.It » Ricerca
  26. ^ Forse Già Domani Tommaso Buscetta Arriva In Italia - Repubblica.It » Ricerca
  27. ^ 'SONO DON MASINO. NON DICO ALTRO...' - Repubblica.it » Ricerca
  28. ^ Buscetta, il primo pentito - Repubblica.it » Ricerca
  29. ^ BUSCETTA CI DISSE: 'NON SONO UN NEMICO' - Repubblica.it » Ricerca
  30. ^ Per la Cassazione la Cupola esiste e funziona come l'ha descritta il pentito Buscetta - La Stampa 31/1/1992
  31. ^ E IN NOME DI FALCONE BUSCETTA HA ROTTO IL SILENZIO SUI POLITICI - Repubblica.It » Ricerca
  32. ^ BUSCETTA: ' ONORE AL GRANDE EX NEMICO' - Repubblica.it » Ricerca
  33. ^ CITTADINANZA AMERICANA AL PENTITO BUSCETTA - Repubblica.it » Ricerca
  34. ^ VECCHI E NUOVI PEZZI DA NOVANTA - Repubblica.it » Ricerca
  35. ^ LA FINE DI ' PIZZA CONNECTION' - Repubblica.it » Ricerca
  36. ^ LA VERITÀ DI BUSCETTA ' LIMA? GLI DAVO DEL TU LO AIUTAVO ALLE ELEZIONI - Repubblica.it
  37. ^ Senato della Repubblica XIV LEGISLATURA Documenti (PDF).
  38. ^ BUSCETTA AL PROCESSO PECORELLI - Repubblica.it
  39. ^ BUSCETTA IN CROCIERA D'AMORE - Repubblica.it » Ricerca
  40. ^ la Repubblica/cronaca: È morto Tommaso Buscetta Svelo' i segreti di Cosa Nostra
  41. ^ Buscetta: la mafia è un fatto politico - Corriere della Sera 1999

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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