Antonio Bardellino

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Antonio Bardellino

Antonio Bardellino (San Cipriano d'Aversa, 4 maggio 1945Armação dos Búzios, 26 maggio 1988) è stato un criminale italiano, fondatore e capo storico tra gli anni settanta e anni ottanta del XX secolo del clan dei casalesi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e la carriera criminale[modifica | modifica wikitesto]

Originario di San Cipriano d'Aversa, Bardellino era un rapinatore che venne affiliato a Cosa nostra dal mafioso siciliano Rosario Riccobono presso la masseria dei fratelli Lorenzo e Ciro Nuvoletta a Marano di Napoli[1]. Fu un boss temuto e rispettato, intorno al quale per più di un decennio si mosse unita una federazione di famiglie mafiose (Schiavone, Bidognetti, De Falco, Zagaria, Iovine, Beneduce, Caterino, Diana) radicata in un territorio che andava dal basso Lazio passando per l'agro aversano fino ad arrivare nel napoletano.

Il clan dei casalesi, la N.F. e la N.C.O.[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Clan dei casalesi, Nuova Famiglia e Nuova Camorra Organizzata.

Nel clan dei casalesi i rituali di affiliazione rimasero, come pure gli omicidi, ma il salto di qualità fu rappresentato dalla continua infiltrazione nell'economia legale dei capitali provenienti dai traffici illeciti. Il riciclaggio del denaro è favorito dalla straordinarietà degli eventi, come il terremoto dell'Irpinia e la successiva ricostruzione (affare che spinse le famiglie a creare sia i consorzi per la produzione del calcestruzzo che le ditte esecutrici dei lavori di movimento terra, case e strade), e la grande capacità imprenditoriale di Bardellino stesso che era titolare insieme ad altri affiliati al clan di una ditta di import/export di farina di pesce, che in realtà nascondeva un colossale traffico di cocaina dal Sud America all'Italia gestito da Alberto Beneduce, suo fidato consigliere negli affari di droga[2].

Antonio Bardellino è stato uno degli esponenti principali del cartello denominato Nuova Famiglia, che si oppose e che annientò lo strapotere della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Dopo quella guerra che produsse centinaia di vittime, i contrasti sorsero all'interno della Nuova Famiglia, tra i Bardellino ed i Nuvoletta: secondo il collaboratore di giustizia Raffaele Ferrara, «mentre era latitante in Brasile, Bardellino si rifiutò di eseguire l'ordine di uccidere Buscetta, come gli era stato richiesto, attraverso i Nuvoletta, da Salvatore Riina. [...]»[3].

Lo scontro con il clan Nuvoletta si risolse favore del clan dei Casalesi, Bardellino vi partecipò e si rese protagonista dell'attacco alla masseria-bunker di famiglia dei Nuvoletta a Marano di Napoli, nel quale rimase ucciso Ciro Nuvoletta, fratello di Lorenzo. Mentre era all'estero condivise il progetto di attaccare Torre Annunziata, città del clan Gionta alleato dei Nuvoletta, episodio, passato alla storia come la strage di Torre Annunziata. L'evento causò la morte di molti affiliati del clan Gionta: questa ulteriore vittoria permise ad Antonio Bardellino di estendere il suo dominio alla quasi totalità della casertano e del napoletano.

La latitanza in Brasile e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mario Iovine.

Il boss, latitante ricercato dall'Interpol, riusciva ad esercitare la sua forza criminale verso l'esterno senza ostacoli; ma la sua condanna arrivò da dissidi interni al gruppo d'origine, i capi degli altri clan non accettarono più il suo strapotere, e i trattamenti di favore riservati ai suoi parenti, e per eliminarlo utilizzarono Mario Iovine, suo braccio destro, il cui fratello Domenico venne ucciso su ordine di Bardellino. Antonio Bardellino, secondo le versioni ufficiali, sarebbe stato ammazzato il 26 maggio 1988 in Brasile nel suo villino a Buzios, località alla periferia di Rio de Janeiro. Probabilmente Iovine usò per l'omicidio un martello da muratore. In molti usano il condizionale perché il corpo di Bardellino non venne mai trovato, e l'assassino, Mario Iovine, è stato a sua volta assassinato in Portogallo nel 1991.

Le tesi sull'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Diversi collaboratori di giustizia parlarono della morte di Bardellino. Tutti affermarono di averne conosciute le circostanze direttamente da Mario Iovine, o da persone a lui vicine. Non esiste al giorno d'oggi una versione coincindente con l'altra. Siffatte circostanze hanno alimentato, e tuttora alimentano la leggenda di una morte fasulla, una messinscena creata ad arte per permettere a Bardellino di lasciare il potere nelle mani delle altre cosche malavitose, in cambio della sopravvivenza dei suoi familiari. Questi, dopo la diffusione della notizia della morte del loro congiunto, lasciarono le loro abitazioni, e i propri paesi d'origine, per rifugiarsi a Formia, dove tuttora risiedono.

Nel giugno 2008 un articolo de la Repubblica, scritto da Giuseppe D'Avanzo, riportava la tesi secondo la quale l'assassinio di Bardellino venne eseguito da uomini del clan dei Corleonesi. Tale notizia è completamente falsa, priva di ogni fondamento e riscontro, e ignora le dichiarazioni della totalità assoluta dei collaboratori di giustizia. Se Bardellino morì, morì per mano di Mario Iovine, cofondatore del clan dei casalesi e sempre originario di San Cipriano d'Aversa, a titolo di vendetta per l'assassinio di suo fratello Domenico Iovine, stante, almeno, a quanto riportato fra le pagine dei verbali degli interrogatori. Sulla fine di Bardellino si è espresso recentemente anche il boss pentito Antonio Iovine, il quale ha dichiarato di sapere con certezza che è morto[4].

A riscontro di ciò, vi sono le dichiarazioni di Giovanni Brusca e di suo fratello Enzo. Secondo i fratelli Brusca, Totò Riina desiderava ardentemente l'eliminazione di Bardellino e, in virtù di ciò, ordinò ai Nuvoletta di ammazzarlo. Quando costoro gli palesarono la volontà di stringere una pace col boss di San Cipriano (maturata dopo lo scotto terribile determinato dalla "strage di Torre Annunziata"), i rapporti fra i Riina e i Nuvoletta, fino ad allora sempre idilliaci (Riina soleva spesso trascorrere la propria latitanza all'interno della tenuta dei Nuvoletta), si raffreddarono. Le due famiglie infatti, come segno di reciproco affetto, si scambiavano ogni anno numerose cassette di prodotti locali, scambi che cessarono dopo il mancato assassinio di Antonio Bardellino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gigi Di Fiore, L'impero: Traffici, storie e segreti dell'occulta e potente mafia dei casalesi, 2010
  2. ^ http://www.caleno24ore.it/wordpress/45403/formia-ed-ernesto-bardellino-larticolo-che-anticipa-il-nuovo-libro-di-salvatore-minieri-su-informare.html
  3. ^ Gigi Di Fiore, L'impero: Traffici, storie e segreti dell'occulta e potente mafia dei casalesi, 2010
  4. ^ Il capo di Gomorra pentito, le prime confessioni di Iovine: "Non c'è solo la camorra...Politici, sindaci e imprenditori avevano i loro vantaggi"

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]