Antonio Bardellino

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Antonio Bardellino

Antonio Bardellino (San Cipriano d'Aversa, 4 maggio 1945Armação dos Búzios, 26 maggio 1988) è stato un criminale italiano, fondatore e capo storico tra gli anni settanta e anni ottanta del XX secolo del clan dei casalesi.

Nato nel 1945 a San Cipriano di Aversa, Antonio Bardellino è tra i primi affiliati campani alla mafia, legato a Tommaso Buscetta col quale diventerà socio in affari.

Ritenuto il fondatore del clan dei casalesi, Bardellino era uomo di grande capacità imprenditoriale. Il salto di qualità del suo clan fu rappresentato, infatti, dal continuo riciclaggio di capitali illeciti nell'economia legale, aiutato dal grande affare del terremoto dell'Ottanta.

Sulle cronache internazionali Bardellino ci finisce nel novembre del 1983 quando, arrestato a Barcellona, pagata una grossa cauzione, i giudici spagnoli lo scarcerano. Non scese mai dall'aereo, lasciando senza parole le forze dell'ordine che lo aspettavano. La sua mancata estradizione diventò un vero e proprio scandalo internazionale e interno alla magistratura catalana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini e la carriera criminale[modifica | modifica wikitesto]

Originario di San Cipriano d'Aversa nel Casertano, fondatore del clan dei casalesi, è stato considerato un criminale con un coraggio ed una lealtá fuori dal comune. Sicario spietato e manager brillante, uomo d'azione e abile stratega, per anni è stato al vertice di una organizzazione che agiva nella zona dei "mazzoni",quella a cavallo tra le provincie di Napoli e Caserta. Nel 1977 compie il suo primo omicidio uccidendo Dante Pagano, un guappo colpevole di averlo minacciato con la pistola. Il delitto ne accresce il pretigio. Parlava poco e chiedeva molto. Offriva protezione e potere, assicurava soldi e prestigio a chiunque fosse dalla sua parte. Lui era la camorra, era la politica, era l'impresa. Aveva la forza delle armi, l'autonomia delle scelte programmatiche, la capacitá finanziaria di realizzarle in prima persona. Antonio Bardellino è uno dei capi del cartello di Nuova Famiglia (N. F.) fondato alla fine degli anni 70 nato per contrastare la Nuova Camorra di Raffaele Cutolo. Bardellino comprese presto la necessitá di abbandonarela strada della camorra parassitaria che vive soprattutto di estorsioni e lo fa investendo il suo carisma nelle relazioni con l'imprenditoria e la politica. Viene ritenuto il fondatore del clan dei Casalesi, boss temuto e rispettato (una delle poche figure criminali a non avere un soprannome) intorno al quale per quasi un decennio si mosse unita una federazione di famiglie (Schiavone, Bidognetti, Zagaria, Iovine) radicata in un territorio che andava dal Basso Lazio passando per l'agro aversano fino ad arrivare nel napoletano.

Il primo grande capo della dinastia dei Casalesi[modifica | modifica wikitesto]

Ciò che spinge a ritenere Antonio Bardellino l'iniziatore delle vicende del sodalizio camorristico di Casal di Principe e San Cipriano d'Aversa è la trasformazione da lui attuata al modo di agire del clan. I rituali di affiliazione rimasero, come pure gli omicidi, ma il salto di qualità fu rappresentato dalla continua infiltrazione nell'economia legale dei capitali provenienti dai traffici illeciti. Il riciclaggio del denaro è favorito dalla straordinarietà degli eventi, come il terremoto dell'Irpinia e la successiva ricostruzione (affare che spinse le famiglie a creare sia i consorzi per la produzione del calcestruzzo che le ditte esecutrici dei lavori di movimento terra, case e strade), e la grande capacità imprenditoriale di Bardellino stesso che era titolare insieme ad altri affiliati al clan di una ditta di import/export di farina di pesce, che in realtà nascondeva un colossale traffico di cocaina dal Sud America all'Italia gestito da Alberto Beneduce, suo fidato consigliere negli affari di droga. Antonio Bardellino è stato uno degli esponenti principali del cartello denominato Nuova Famiglia, che si oppose e che annientò lo strapotere della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Dopo quella guerra che produsse centinaia di vittime, i contrasti sorsero all'interno della Nuova Famiglia, tra Bardellino e i Nuvoletta. In Campania si ripropose lo scenario della seconda guerra di mafia combattuta in Sicilia tra i Corleonesi di Totò Riina e le famiglie Inzerrillo, Buscetta, Badalamenti, Bontate. Antonio Bardellino aveva avuto ordine dai Nuvoletta su mandato di Riina di uccidere Buscetta, circostanza che non portò a termine in quanto era molto amico del boss siciliano (condividevano lo stesso villino in Brasile durante la latitanza) e non accettava, oltre a non fidarsi, la supremazia dei fratelli Nuvoletta con l'interferenza dei siciliani. Dopo la scarcerazione "facile" in Spagna, altro episodio che lo rese famoso ed imprendibile, passava più tempo all'estero (Brasile, Santo Domingo) che in Italia. Anche lo scontro con i Nuvoletta si risolse a suo favore; si rese protagonista dell'attacco alla masseria di famiglia dei Nuvoletta a Marano, nel quale rimase ucciso uno dei fratelli Nuvoletta. Mentre era all'estero condivise il progetto di "invadere" Torre Annunziata, città nevralgica per i suoi affari illeciti, che si esplicò nella strage al Circolo dei Pescatori di molti affiliati del clan Gionta, alleato dei Nuvoletta. Questa ulteriore vittoria permise ad Antonio Bardellino di estendere il suo dominio alla quasi totalità della provincia di Caserta e quella di Napoli.

Il boss, latitante ricercato dall'Interpol, riusciva ad esercitare la sua forza criminale verso l'esterno senza ostacoli; ma la sua condanna arrivò da dissidi interni al gruppo d'origine, i capi degli altri clan non accettarono più il suo strapotere, e i trattamenti di favore riservati ai suoi parenti, e per eliminarlo utilizzarono Mario Iovine, il cui fratello venne ucciso su ordine di Bardellino.

La latitanza in Brasile e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mario Iovine.

Antonio Bardellino,secondo le versioni ufficiali, sarebbe stato ammazzato nel 1988 in Brasile nel suo villino a Buzios, località alla periferia di Rio de Janeiro. In molti usano il condizionale perché il corpo di Bardellino non venne mai trovato, e l'assassino, Mario Iovine, sarebbe stato a sua volta assassinato in Portogallo nel 1991.

Non scampò alla morte il nipote prediletto di Bardellino, Paride Salzillo, colui che gestiva sul territorio, per conto dello zio, gli affari malavitosi. Ricevuta la telefonata dal Brasile dell'avvenuta morte del capo, Francesco Schiavone invitò Salzillo a un incontro con tutti i maggiori elementi di spicco dell'organizzazione. Questi ultimi, non appena il giovane si presentò, disarmarono il ragazzo, lo informarono della morte dello zio e gli preannunciarono la sua imminente fine; Salzillo, impietrito, venne fatto sedere e fu strozzato con una corda. Anche il suo cadavere non venne mai ritrovato, probabilmente fu gettato in un canale poi cementificato.

Le tesi sull'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

La scomparsa del padrino di San Cipriano d'Aversa, che negli anni Ottanta aveva iniziato ad organizzare il clan di Casal di Principe, allevando quelli che poi sarebbero diventati i suoi futuri esponenti di maggior spicco, a cominciare da Francesco Sandokan Schiavone, che di Bardellino era stato l'autista, è stata sempre uno dei grandi misteri della camorra contemporanea. Diversi collaboratori di giustizia parlarono della morte di Bardellino. Tutti affermarono di averne conosciute le circostanze direttamente da Mario Iovine, o da persone a lui vicine ma non esiste al giorno d'oggi una versione coincindente con l'altra. Che fosse morto, don Antonio, come lo chiamavano i picciotti del Casertano, era quasi sicuro, ma resistevano zone d'ombra e dubbi alimentati anche da fonti molto qualificate. L'ex direttore dei Servizi segreti militari, Cesare Pucci, ad esempio, in commissione Antimafia, molti anni fa, aveva detto che non c'erano prove che fosse stato ammazzato e che finché non fosse stato trovato, bisognava considerarlo in vita.

E così la pensava anche il primo pentito di Cosa nostra, Tommaso Buscetta che nel 1993, rispondendo a una domanda di un magistrato, aveva detto: “E chi lo ha deciso che Bardellino è morto?"

Siffatte circostanze hanno alimentato, e tuttora alimentano la leggenda di una morte fasulla, una messinscena creata ad arte per permettere a Bardellino di lasciare il potere nelle mani delle altre cosche malavitose, in cambio della sopravvivenza dei suoi familiari. Questi, dopo la diffusione della notizia della morte del loro congiunto, lasciarono le loro abitazioni, e i propri paesi d'origine, per rifugiarsi a Formia, dove tuttora risiedono.

Hanno detto di lui[modifica | modifica wikitesto]

« Dopo un summit è uscito da un palazzo circondato da otto guardaspalle ed è fuggito a bordo di una 127 blindata. Sono onori che non vanno dati a chiunque » (Luigi Gay, Pubblico Ministero nel 1983 al processo contro la Nuova Famiglia, a proposito di un mancato arresto del boss a Castellammare di Stabia.)

« Antonio Bardellino, posso dirlo con la convinzione di non essere frainteso, è stato uno dei pochi se non l'unico boss "gentiluomo" esistente in Italia, non amava le carneficine, era l'ultimo padrino vecchio stampo » (Vincenzo Scolastico, procuratore capo di Savona.)

« I rapporti con i casalesi erano strettissimi, eravamo due anime in un solo corpo e riponevamo, proprio nel Bardellino, un'ammirazione sconfinata, riconoscendogli un'indubbia posizione di supremazia davanti a tutti noi » (Carmine Alfieri)

« Fino al 1981 i rapporti fra Carmine Alfieri e Lorenzo Nuvoletta erano di stretta alleanza, unitamente ad Antonio Bardellino, che io considero una delle figure più rappresentative della Camorra campana, un uomo di grande coraggio e rispettoso delle regole » (Pasquale Galasso, braccio destro di Alfieri.)

« Era sottinteso che io avrei dovuto prendere consiglio, per eventuali decisioni importanti, o dai Nuvoletta o da Antonio Bardellino » (Umberto Ammaturo.)

« Bardellino in quell'occasione mi disse: "È giunto il momento: ci andiamo a suicidare sopra casa dei Nuvoletta" » (Pasquale Galasso)

« Dottore, non mortificate Bardellino, io non potevo dargli consigli, avrei solo espresso un parere, io non potevo dirgli proprio niente, davanti a lui mi toglievo tanto di cappello, era un grande campano » (Carmine Alfieri.)

« È già scontato che Bardellino è morto? Non mi risulta, ma non credo che sia morto » (Tommaso Buscetta)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]