Clan dei Casalesi

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Clan dei Casalesi
Nomi alternativi Cosa Nostra Campana
Area di origine Casal di Principe, Caserta, Italia
Aree di influenza Campania (soprattutto provincia di Caserta) e altre zone d'Italia come Lazio meridionale, Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia[1], mentre all'estero sono attivi in Spagna, Romania, Germania, Stati Uniti d'America.
Periodo metà anni '70 - in attività
Boss Antonio Bardellino, Mario Iovine, Carmine Schiavone, Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Vincenzo De Falco, Antonio Iovine, Michele Zagaria
Rivali Nuova Camorra Organizzata, clan Nuvoletta
Attività Racket[2], traffico di droga, omicidio, estorsione[3], corruzione, riciclaggio di denaro, gestione dell'edilizia, contraffazione, usura, rapina, contrabbando, gioco d'azzardo, ricettazione, frode, gestione dei rifiuti (anche illecita), prostituzione, cospirazione, omicidio su commissione, traffico d'armi e ricatto

Il clan dei casalesi è un'organizzazione criminale camorristica italiana, originaria della provincia di Caserta che prende il nome dalla sua città d'origine, Casal di Principe e formatasi nella seconda metà del XX secolo.

Si connota all'interno della camorra come un cartello criminale che mostra di avere tratti tipici paragonabili alla 'ndrangheta o a cosa nostra. Oltre che nella provincia di Caserta, il clan risulta attivo in Italia, in particolare nel Lazio meridionale, Puglia e Lombardia, nonché in altri paesi del mondo, come la Spagna, dove gestisce un canale di distribuzione della cocaina proveniente dal sud America, Germania, Romania e infine negli Stati Uniti d'America.

Tra le varie organizzazioni-costola i più famosi sono il clan Belforte - attivo tra Marcianise e Maddaloni. Il clan dagli anni '80 è considerato una delle organizzazioni criminali più importanti influenti d'Europa. Secondo le testimonianze di Carmine Schiavone il clan sarebbe composto da circa 150 - 160 capizona e un totale di 8000 - 9000 membri.[senza fonte]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La camorra agraria nei Mazzoni[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agro aversano era storicamente presente la camorra legata al controllo del mondo agricolo della zona dei mazzoni[4], ossia la parte della provincia di Caserta tra i bacini del Volturno e dei Regi Lagni. Nata nell'imposizione della sorveglianza alle aziende agricole ("guardianìa"), delle mediazioni nelle transazioni agricole e delle estorsioni sui mercati agricoli, si era gradualmente interessata all'attività edilizia.

I suoi storici esponenti erano:

  • La famiglia Pagano, con il capostipite Antonio, detto "Tatonno", di San Cipriano d'Aversa, guardiano terriero e mediatore, a cavallo della seconda guerra mondiale, viene ricordato come guappo, ossia come mediatore di contrasti nei paesi della zona e nelle campagne. Suo figlio Ernesto Dante Pagano, detto "Dantuccio", legatosi a Cutolo, fu ucciso nel 1979 da Antonio Bardellino. Il figlio di Dantuccio, Antonio, fu assassinato nel 1989 insieme ad altri tre affiliati[5][6][7];
  • Giuseppe Pedana (1918 - 1979), detto "Peppe Braciola", di Villa Literno, morto cadendo dal balcone durante un tentativo di cattura. Si era fatto spazio nel 1947 uccidendo il suo rivale Paolo di Bello; si era reso responsabile anche dell'uccisione di un carabiniere nel 1963. Conobbe in carcere Raffaele Cutolo, a cui si legò. Era attivo nel controllo del mercato agricolo[8][9];
  • La famiglia di Vittorio Simeone (1930 - 1982), detto " Vittorio Baffone" per i suoi baffi lunghi e la capigliatura folta o "'O Cummannante", da Casal di Principe, guardiano e mediatore di terreni, ucciso a San Cipriano d'Aversa, dove viveva, il 17 febbraio 1982 col figlio Pietro, di 15 anni. Vittorio Simeone nel 1966 fu sospettato di avere contatti con la mafia siciliana, ma successivamente in carcere si era legato a Raffaele Cutolo. La famiglia viene definitivamente estromessa dal controllo del mercato agricolo il 24 marzo 1982 con la strage del Ponte Annecchino, in cui quattro componenti, tra cui il figlio Ottavio e due nipoti, furono ammazzati con una mitragliatrice nei pressi di un ponte sui Regi Lagni in Casal di Principe. In tutto sette componenti della famiglia furono uccisi nello stesso periodo.[10][11][12][13][14].

Questi clan familiari negli anni '70 si erano legali alla Nuova Camorra Organizzata fondata nel 1970 da Raffaele Cutolo, che era riuscito a federare anche altri clan minori dell'Agro aversano.

L'espansione di Bardellino nel basso Lazio[modifica | modifica wikitesto]

La zona sud della provincia di Latina anticamente era parte integrante della Terra di Lavoro, quindi per le comuni origini e affinità culturali città come Fondi, Formia, Gaeta, Minturno, Castelforte e Santi Cosma e Damiano sono stati luoghi ad insediamento camorristico delle organizzazioni provenienti dalla provincia di Caserta. Ciò è in particolar modo avvenuto tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 per svariati motivi tra i quali la bellezza delle località turistiche, che suggeriva ai boss il luogo dove trascorrere le vacanze; trasferirvi i propri familiari lontano dai paesi d'origine soprattutto nei periodi "caldi"; le misure restrittive, come il soggiorno obbligato, applicate nei confronti di affiliati ai clan, non solo campani hanno agevolato l'infiltrazione.

L'integrazione di questi diversi fattori ha portato alla constatazione che nel territorio a sud dell'Agro Pontino in quel periodo erano presenti ed operavano le figure criminali di:

L'ex stabilimento della discoteca Seven Up a Formia.

Tanta rappresentanza mafiosa era favorita dalla compiacenza della politica locale sulla quale ancora oggi grava più di un sospetto in considerazione dei lavori della Commissione d'Accesso a Fondi e sulla richiesta di scioglimento del suo consiglio comunale avanzata dal Prefetto di Latina. Antonio Bardellino limitò la sua attività a sporadiche apparizioni in quanto era già all'epoca latitante, inseguito da diversi ordini di cattura per estorsione, omicidio e strage. In un summit a Formia Bardellino, alla presenza di Pasquale Galasso, Giacomo Cavalcanti ed Enzo Moccia, stabilì l'attacco alla masseria dei Nuvoletta a Poggio Vallesana. Il fratello Ernesto rappresentava il braccio operativo che sul territorio concretizzava il rinvestimento dei capitali di provenienza illecita. Infatti, nel 1979 a Formia veniva registrata la Immobiliare Tirreno Sud, di cui erano soci lo stesso Ernesto Bardellino, i fratelli Alberto e Benito Beneduce e Giuseppe Natale. Questa azienda realizzò nella zona di Vindicio, in Via Unità d'Italia, una maxi lottizzazione ( come ad esempio nel caso della costruzione dell'hotel SOLEMAR). Altro settore per il riciclaggio di denaro di provenienza illecita era quello dei locali notturni, e ciò fu accertato già nel 1982 nell'ambito del procedimento penale riguardante il fallimento della società Maurice, proprietaria della discoteca Seven Up, titolare della quale risultava Aldo Ferrucci.[17]

Quest'ultimo aveva ottenuto dalla Banca Popolare del Golfo prestiti consistenti, senza però fornire alcuna garanzia: la facilità con cui Ferrucci ottenne liquidità spostò l'attenzione degli inquirenti sui massimi vertici dell'istituto di credito locale che, al termine degli accertamenti investigativi giudiziari, risultò pesantemente infiltrato dalla criminalità organizzata. In sostanza, la banca andò in rovina in quanto aveva "prestato", tra il 1980 e il 1981, 5 miliardi di vecchie lire alla Maurice che, essendo una società espressione dell'economia camorrista, fallì. Lo stabile della discoteca, tra le più famose all'epoca in Italia, finì sotto sequestro nel 1985 nell'ambito dell'inchiesta della Magistratura napoletana sui beni riconducibili ad Antonio Bardellino.

Un anno prima il suo direttore, sempre Aldo Ferrucci, venne arrestato dalla criminalpol di Napoli con l'accusa di far parte del clan Bardellino. Prima dell'altro arresto scaturito da un'inchiesta sul clan Moccia, al quale Ferrucci era anche legato, il locale nel 1986 rimase semidistrutto da un'esplosione (provocata dalla combustione di fuochi artificiali) seguita da un incendio che ne compromise seriamente la struttura; due ragazzi morirono carbonizzati, oltre quaranta i feriti sui cento ragazzi presenti quella sera. L'incidente comportò la fine della discoteca Seven Up, che non riaprì mai più. Le indagini, i sequestri e gli arresti susseguitisi negli anni dimostrarono il legame tra la discoteca e la malavita.

La lotta tra i vecchi clan e il ruolo di Bardellino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Alberto Beneduce (criminale) e Antonio Bardellino.

L'attività dei vecchi clan entrò in contrasto col gruppo emergente capeggiato da Antonio Bardellino e Mario Iovine. La loro attività ha inizio alla metà degli anni settanta del XX secolo. Antonio Bardellino, di San Cipriano d'Aversa, nel 1974 faceva ancora il carrozziere[18], per poi dedicarsi alle rapine, in particolare a quelle dei TIR e ai furti sui treni merci. Entrato in contatto con il clan Nuvoletta di Marano di Napoli, di cui costituisce nel 1977 il braccio armato, venne affiliato a Cosa Nostra dal mafioso siciliano Rosario Riccobono presso la masseria dei fratelli Lorenzo e Ciro Nuvoletta a Marano di Napoli; Carmine Schiavone dichiarò:

« [...] Benché in quell'epoca Lorenzo Nuvoletta era rappresentante regionale di Cosa Nostra, Bardellino era stato autorizzato da detta organizzazione ad affiliare nuovi adepti, con la facoltà di non poter comunicare i nomi al Nuvoletta. Delle nuove affiliazioni doveva, comunque, informare Saro Riccobono.[19][20] »

Già a partire dalla fine degli anni settanta, Bardellino intuì che il futuro dei traffici illegali sarebbe stato rappresentato dalla cocaina, capace di alimentare a lungo termine un affare molto più redditizio rispetto a quello dell'eroina. Per questo motivo, il capoclan, organizzando un'attività di import-export di farina di pesce, imbastì un'imponente traffico di cocaina che, partendo dall'America latina, arrivava nell'agro aversano passando attraverso Alberto Beneduce, uno dei vertici indiscussi del clan e fraterno amico di Michele Zagaria. Cionondimeno, il clan Bardellino contrabbandò anche l'eroina, le cui spedizioni dirette alla Famiglia Gambino erano nascoste all'interno dei filtri di caffè espresso. I collaboratori di giustizia hanno riferito che quando una di queste spedizioni venne intercettata dalle autorità antidroga, Bardellino telefonò a John Gotti affermando che il business non si sarebbe di certo fermato e che avrebbe mandato una quantità di stupefacente pari al doppio di quella sequestrata.

Bardellino ottenne un potere enorme, dal casertano fino al basso Lazio, che molto frequentemente era gestito da suo nipote, il giovane Paride Salzillo. Bardellino spesso si allontanava dal territorio, si recava in Brasile e a Santo Domingo. Lo strapotere del boss infastidiva gli altri capi-clan che decisero di eliminarlo utilizzando un subdolo stratagemma: spinsero Bardellino a ordinare l'uccisione di Domenico Iovine, dopodiché indussero il fratello di Domenico, Mario, ad uccidere per vendetta Bardellino stesso.

L'omicidio Bardellino e l'ascesa degli Schiavone[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, il clan vive una grave crisi, scaturita dall'omicidio di Alberto Beneduce, operato dai clan satellite La Torre ed Esposito, a cui seguono gli omicidi di Vincenzo De Falco e di Mario Iovine, elementi di spicco del gruppo[21]. Secondo i collaboratori di giustizia, Mario Iovine si recò a casa di Bardellino in Brasile e qui lo uccise con un martello. La circostanza, tuttavia, non è mai stata acclarata poiché il corpo di Bardellino non venne mai ritrovato.[senza fonte] Con l'omicidio di Antonio Bardellino nel 1988 si determina un vortice di vendette e numerosissimi morti a Casal di Principe, tanto che il comune italiano, in quegli anni, ottenne il sinistro primato di area urbana col più alto tasso di omicidi d'Europa.[22]

Non scampò alla morte neanche il nipote di Bardellino, Paride Salzillo, colui che gestiva sul territorio, per conto dello zio, gli affari malavitosi. Ricevuta la telefonata dal Brasile dell'avvenuta morte del capo, Francesco Schiavone invitò Salzillo a un incontro con tutti i maggiori elementi di spicco dell'organizzazione. Questi ultimi, non appena il giovane si presentò, disarmarono il ragazzo, lo informarono della morte dello zio e gli preannunciarono la morte:; Salzillo venne fatto sedere e fu strangolato con una corda di plastica. Anche il suo cadavere non venne mai ritrovato, probabilmente fu gettato in un canale poi cementificato.[23]

L'omicidio Diana e il processo Spartacus[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Giuseppe Diana e Processo Spartacus.

All'inizio degli anni '90 dopo la morte di Alberto Beneduce suo omicidio dà vita ad una sanguinosa lotta interna proprio tra De Falco e le fazione degli Schiavone e Bidognetti, che si protrae sino alla metà degli anni novanta[24]. La guerra intestina assegnerà il definitivo comando del clan a Schiavone e Bidognetti. Dopo la vittoria dei secondi, il potere e il comando del clan fu assunto Francesco Schiavone (detto Sandokan per la sua somiglianza con l'attore Kabir Bedi)[25] e di Francesco Bidognetti (detto Cicciotto' e mezzanotte per la sua passione per i locali notturni); anche se il primo fu il principale boss. Subito dopo spiccavano le figure di Michele Zagaria e Antonio Iovine. In questi anni, precisamente nel 1994, i casalesi uccisero il sacerdote cattolico Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe, colpevole secondo l'organizzazione di aver criticato la camorra.

Il dominio di Schiavone e Bidognetti venne interrotto con una maxi-operazione denominata "Spartacus" nata dalla collaborazione di alcuni pentiti. L'operazione portò all'arresto di Bidognetti nel 1993 e di Schiavone nel 1998. Tali azioni permisero di intentare un processo - il processo Spartacus - di cui invero la stampa non si occupò molto. Iniziato nel 1998, le sentenze di primo grado arrivarono nel 2005, quelle di appello nel 2008 e il terzo ed ultimo grado (la Cassazione) il 15 gennaio 2010. Il colpo per il clan fu molto duro, vennero condannati all'ergastolo Schiavone, Bidognetti e molti altri importanti esponenti latitanti come Zagaria e Iovine.[26]

Durante gli anni del processo il pentito Carmine Schiavone sembrò rivelare che ci sarebbe stato un piano del clan per uccidere lo scrittore Roberto Saviano entro il 25 dicembre del 2008.[27] L'affermazione venne poi smentita dallo stesso Schiavone, che incontrò Saviano nella sede della Mondadori in via Sicilia a Roma. Secondo Schiavone quella informazione venne messa in giro dai Servizi Segreti con l'obiettivo di screditare il suo ruolo di collaboratore, visto che una volta scontata definitivamente la pena, avrebbe cominciato a rivelare le informazioni sulle coperture istituzionali dell'organizzazione, da lui verbalizzate ma coperte con degli omissis.[28]

Gli anni 2000 e gli arresti dei boss[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli anni 2000 gli arresti, le condanne e il regime penitenziario del 41 bis hanno indebolito molto le figure di Schiavone e Bidognetti permettendo l'ascesa di due boss già condannati all'ergastolo ma latitanti: Michele Zagaria e Antonio Iovine; il primo che controllava gli affari dei casalesi nel nord italia e nell'Europa dell'est, il secondo che si occupava delle coperture politiche a Roma.[29] Il gruppo di Bidognetti venne stato quasi distrutto, soprattutto dopo l'arresto di Giuseppe Setola, allora reggente del gruppo e colpevole della strage di Castelvolturno dove vennero uccise sette persone a colpi di AK-47. Nello stesso periodo, venne colpito anche il clan La Torre grazie all'arresto, nel 2007 prima e nel 2008 poi del boss Augusto La Torre (il quale aveva progettato un attentato contro il magistrato italiano Raffaele Cantone)[30] che consentì a Zagaria di acquisire egemonia nell'area.

Il clan di Schiavone fu stato indebolito ma ancora attivo, lo dimostrano l'arresto di Nicola Schiavone (figlio maggiore di Francesco) avvenuto il 15 giugno 2010 visto come reggente del gruppo e mandante del triplice omicidio di Francesco Buonanno, Giovanni Battista Papa e Modestino Minutolo[31] seguito dall'arresto di Francesco Barbato o' sbirro considerato a sua volta reggente del clan dopo l'arresto di Nicola.[32]

L'arresto di Antonio Iovine avvenuto il 17 novembre 2010, fino ad allora uno dei più importanti boss del clan, aveva reso Michele Zagaria l'unica figura di spicco del clan.[33] Tuttavia il 7 dicembre 2011, durante una massiccia operazione della Polizia di Stato (a seguito dell'attività investigativa della III sezione della squadra mobile della questura di Napoli, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli) scattata all'alba, è stato anch'egli catturato: il boss, latitante da ben 16 anni, si nascondeva in un bunker sotterraneo di un appartamento del suo paese, Casapesenna, in via Mascagni.[34][35] Il 10 marzo 2015 nell'"Operazione Spartacus Reset" vengono arrestati 40 appartenenti alla fazione Schiavone tra cui anche i figli di sandokan Nicola e Carmine Schiavone.[36][37]

Ambito ed aree di attività[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ecomafia, Terra dei fuochi, Triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano e Traffico di rifiuti.

Le attività dell'organizzazione sono molto diversificate, ma il racket delle estorsioni è tuttavia molto rilevante per l'economia del clan, soprattutto nell'agro aversano.[38] Secondo una stima della Direzione nazionale antimafia il fatturato risultante delle aziende controllate dal clan e dei traffici illeciti si aggirerebbe attorno ai 30 miliardi di euro[39]. Inoltre dal 1985 al 2004 sarebbero stati compiuti dal clan 646 omicidi.[40] L'attività dell'organizzazione risulta attiva anche sotto l'aspetto imprenditoriale, tanto che nel 2008 tentò addirittura di acquisire quote societarie della Società Sportiva Lazio, tramite l'ex calciatore Giorgio Chinaglia.[41]

Durante la crisi dei rifiuti in Campania nel 2008 venne scoperto un grande traffico e smaltimento illegale di rifiuti da parte del clan.[42] Il clan è inoltre attivo anche nel traffico di eroina e cocaina,[3] essendo inoltre stato accertato i contatti di vari esponenti ad alcuno boss di cosa nostra americana della famiglia Gambino di New York, John Gotti, per la fornitura di di stupefacenti.[43]

La diffusione nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo scrittore Roberto Saviano[44] (minacciato di morte dalla stessa organizzazione)[45] i casalesi condurrebbero all'estero già dagli anni '90 attività illecite in Polonia, Ungheria, Bulgaria, Germania, Regno Unito, Romania, Santo Domingo, Venezuela e Kenya; in Spagna sono molto impegnati in investimenti su immobili, aziende agricole, alberghi, ville, negozi di lusso e traffico di droga. Sono inoltre da anni presenti nel traffico e nello smaltimento internazionale dei rifiuti tossici e nocivi delle industrie italiane e straniere.

A New York, sempre secondo ricostruzioni riconducibili allo stesso autore[46], sono implicati in attività illecite correlate alla ricostruzione del World Trade Center di New York dopo il 2001, in Svizzera ove riciclano capitale e nell'acquisto di banche, così come in Scozia, Cina e a Francoforte; puntano in borsa in Portogallo, Brasile, Francia, Ungheria.

Il contrasto[modifica | modifica wikitesto]

L'attività di contrasto al clan dei casalesi da parte delle polizia italiana e della magistratura italiana ha acquisito maggiore intensità progressivamente, soprattutto dopo la collaborazione di alcuni pentiti che portò al processo Spartacus nel 1998. Da allora vi sono stati molti sequestri di beni e arresti importanti ma la potenza del clan rimane ancora enorme a causa dei fortissimi legami con la politica (sia locale che nazionale), con l'imprenditoria, con l'industria e infine a causa della mancata collaborazione della popolazione.

Operazioni di polizia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 30 settembre 2008 una maxi-operazione[47] porta all'esecuzione di 127 ordini di custodia cautelare (un'ottantina per persone già detenute) e all'arresto di Giuseppina Nappa, moglie di Sandokan. Inoltre sono stati sequestrati beni per 100 milioni di euro. A Quarto, in un’altra operazione dei carabinieri, è stato posto agli arresti il gruppo di fuoco di Giuseppe Setola, formato da Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia, gruppo che da mesi stava seminando il terrore sul litorale Domizio. In oltre, nel corso del blitz, sono state sequestrate 7 pistole un fucile a pompa e 2 fucili Ak-47 e numerosi proiettili di vario calibro pettorine dei carabinieri palette lampeggianti 2 auto rubate e 2 moto di grossa cilindrata.
  • L'11 ottobre 2008 vengono arrestate dalla DDA di Napoli 7 persone delle 10 ricercate legate al clan scissionista di Bidognetti e con a capo il latitante Giuseppe Setola sfuggito anche questa volta.[48]
  • Il 7 novembre 2008 vengono arrestati Davide Granato, 33 anni, e Giuseppe Alluce, il primo uno dei responsabili dell'omicidio del collaboratore di giustizia Stanislao Cantelli, l'altro braccio destro del boss latitante Setola.[49]
  • Il 21 novembre 2008 viene arrestato Gianluca Bidognetti, figlio di Francesco (detto Cicciotto 'e Mezzanotte), reo di aver partecipato il 31 maggio 2008 a un commando con l'intento di uccidere sua zia e sua cugina.[50]
  • Il 21 dicembre 2008 viene arrestato Metello Di Bona, 38 anni, stragista del clan dei casalesi.
  • Il 12 gennaio 2009 fallisce il blitz contro Giuseppe Setola a Trentola-Ducenta. Setola riesce a fuggire attraverso le fogne. Viene invece arrestata e interrogata la moglie del superlatitante, Stefania Martinelli.[51]
  • Il 14 gennaio 2009 i Carabinieri riescono ad arrestare Giuseppe Setola a Mignano Monte Lungo e a porre fine alla sua latitanza.
  • Il 30 marzo 2009 vengono arrestate 38 persone appartenenti ai Casalesi tra Napoli, Caserta, Milano, Ferrara e Reggio Emilia che gestivano un traffico di droga sul litorale campano da Mondragone (Caserta) fino a Lago Patria, frazione di Giugliano (Napoli).[52]
  • Il 6 aprile 2009 nell'operazione Medusa vengono arrestate a Modena 5 persone legate al clan dei casalesi che operavano nella zona da più di 20 anni e riconducibili al figlio di Francesco Schiavone. Altri 4 erano già stati arrestati il 9 marzo.[53]
  • Il 29 aprile 2009 nell'operazione Principe viene arrestato Michele Bidognetti, il fratello del capo-clan Francesco Bidognetti detto Cicciotto 'e mezzanotte. Sequestrati beni del valore di 5 milioni di euro.[54]
  • Il 3 maggio 2009 viene arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta Raffaele Diana, boss dei casalesi, ricercato dal 2004 e inserito nell'elenco dei 30 super-latitanti.[55]
  • Il 18 maggio 2009 viene arrestato Franco Letizia dagli agenti della Squadra mobile di Caserta a San Cipriano d'Aversa. Letizia, al momento dell'arresto nella lista dei cento latitanti più pericolosi, era considerato il successore di Giuseppe Setola alla guida del clan Bidognetti, fazione del clan dei Casalesi. Insieme a lui sono stati arrestati anche Antonio Diana, proprietario dell’abitazione in cui si trovava Letizia, e Carlo Corvino, entrambi già noti alle forze dell’ordine.[56][57]
  • Il 15 luglio 2009, in un'operazione anti-camorra effettuata dalla Polizia di Stato, vengono arrestate 42 persone appartenenti al clan tra Caserta e Modena, città da tempo succursale del sodalizio criminale, attivo nella città emiliana con il racket delle estorsioni e il gioco d'azzardo. Nell'operazione vengono arrestate anche la moglie e la figlia di Raffaele Diana, capo-zona di Modena catturato il 3 maggio 2009.[58]
  • Il 13 agosto 2009 la squadra mobile di Casal di Principe fa irruzione durante un summit di camorra che porta all'arresto di 9 persone più il super latitante Maccariello Raffaele, condannato all'ergastolo per essersi reso responsabile di efferati omicidi.
  • Il 18 marzo 2010 il gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di polizia tributaria di Bologna ha emesso 20 ordinanze di custodia cautelare per altrettanti affiliati del clan camorristico dei Casalesi dislocati tra Modena, Mantova, Napoli e Caserta. Confiscati valori mobili ed immobili illecitamente accumulati per un valore complessivo di almeno 6 milioni di euro.[59]
  • Il 30 marzo 2010 Carmine Zagaria e Nicola Zagaria, rispettivamente fratello e padre del boss latitante Michele Zagaria, sono stati arrestati nel corso di un'operazione che ha portato a 16 ordinanze di custodia cautelare e al sequestro di beni per circa 30 milioni di euro. Carmine è stato scarcerato il 22 aprile 2010, probabilmente per mancanza di gravi indizi di colpevolezza, mentre Nicola, riconosciuto colpevole di estorsioni è agli arresti domiciliari per la sua età. Carmine è stato successivamente riarrestato.[60][61]
  • Il 14 aprile 2010 viene catturato Nicola Panaro, numero 3 del clan dei casalesi, ricercato dal 2003, ed inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi.
  • Il 12 luglio 2010, su richiesta della DDA di Napoli, vengono arrestate 17 persone con l'accusa di estorsione, turbativa d'asta, associazione camorristica, e sequestrati beni per un miliardo di euro. Tra gli arrestati l'ex consigliere regionale dell'UDEUR Nicola Ferraro, accusato di essersi accordato col clan nella doppia veste di imprenditore nel settore dei rifiuti e di politico, allo scopo di ottenere vantaggi per l'affermazione delle proprie aziende e di ottenere voti, fornendo in cambio appoggio al clan insieme al fratello Luigi, per agevolare l'attribuzione di risorse pubbliche attraverso l'aggiudicazione di appalti ad imprese compiacenti, nonché per favorire il controllo da parte del clan dello strategico settore economico dello smaltimento dei rifiuti. Nella stessa operazione risultano indagati anche il superlatitante Antonio Iovine, Nicola Schiavone (figlio del boss Francesco "Sandokan" Schiavone) e il prefetto di Frosinone Paolino Maddaloni.
  • Il 4 novembre 2010 vengono arrestati cinque esponenti dei casalesi appartenenti al gruppo di Francesco Schiavone accusati dell'omicidio di Raffaele Lubrano perpetrato nel novembre 2002. La causa dell'omicidio nasceva dalla volontà del clan Lubrano di rendersi autonomo dai casalesi.[62]
  • Il 17 novembre 2010 personale della Squadra Mobile della Questura di Napoli arresta a Casal di Principe il boss Antonio Iovine, detto "O' ninno", già condannato all'ergastolo nel 2008 e latitante da 14 anni[63].
  • Il 23 novembre 2010 la DIA e il NIC arrestano due vigili di Casal di Principe (Mario De Falco, fratello del defunto boss Vincenzo e Stanislao Iaiunese) ed eseguono altri due provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di Gianluca e Michele Bidognetti (già reclusi) per violazione del regime carcerario 41 bis.[64][65]
  • Il 25 novembre 2010 viene arrestato Nicola Della Corte con l'accusa di essere il killer di Giovanni Battista Papa, Modestino Minutolo e Francesco Buonanno, uccisi l'8 maggio 2009 su ordine di Nicola Schiavone.[66]
  • Il 20 dicembre 2010 viene arrestato Sigismondo Di Puorto (38 anni), latitante da nove mesi, considerato il reggente del clan Schiavone. Accusato di associazione mafiosa ed estorsione aggravata.[67]
  • Il 21 dicembre 2010 vengono arrestati otto presunti affiliati dei casalesi per tentate estorsioni nei confronti di imprenditori e commercianti.[68]
  • L'11 gennaio 2011 viene arrestato, con l'accusa di associazione mafiosa, Mario Iavarazzo, considerato il reggente del clan Schiavone e il gestore della cassa del clan.[69] Il 13 gennaio 2011 Iavarazzo viene scarcerato dal GIP per insufficienza di elementi di prova.[70]
  • Il 29 marzo 2011 viene arrestato a Santa Maria Capua Vetere Carmine Morelli, l'ultimo degli accusati del triplice omicidio di Giovanni Battista Papa, Modestino Minutolo e Francesco Buonanno ad essere latitante. Insieme a Morelli sono state arrestate altre quattro persone per favoreggiamento.[71]
  • Il 14 aprile 2011 vengono arrestate nel corso di una maxioperazione in cinque regioni italiane (Veneto, Lombardia, Sardegna, Campania e Puglia) 29 persone riconducibili ai casalesi. Il gruppo aveva la propria sede principale in Veneto. Gli arrestati sono accusati di estorsione verso centinaia di ditte, usura aggravata, associazione mafiosa.[72]
  • Il 2 maggio 2011 viene arrestato a Casal di Principe Mario Caterino, condannato all'ergastolo nel processo Spartacus e latitante da 3 anni.
  • Il 7 dicembre 2011 viene catturato a Casapesenna Michele Zagaria, capo della cosca e latitante da 16 anni.
  • Il 27 gennaio 2012 vengono arrestate 6 persone in un'operazione eseguita dalla Squadra Mobile di Caserta e dalla Dia di Roma e coordinata dalla Dda di Napoli, tutte appartenenti sia al Clan dei Casalesi, nello specifico la fazione facente capo al gruppo Schiavone, sia a Cosa Nostra. L'operazione si basa su indagini riguardanti un'alleanza tra camorra e mafia per prendere il monopolio nel settore dei trasporti nel Mezzogiorno. Tra i destinatari delle misure cautelari vi sono Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, e anche Gaetano Riina fratello del "Capo dei Capi" Totò.
  • Il 10 febbraio 2012 viene arrestato il sindaco in carica del comune di Casapesenna, Fortunato Zagaria, omonimo ma non parente del boss della camorra. Accusato, secondo le indagini della Dda di Napoli, di concorso esterno in associazione camorristica, in particolare come uomo di fiducia di Michele Zagaria, di violenza privata nei confronti del precedente sindaco del Comune casertano, Giovanni Zara.
  • Il 4 giugno 2012 viene arrestato a Prato Tancredi Marco Fazzi in un'operazione eseguita dalla squadra mobile di Prato chiamata "operazione Diamante"l'affiliato toscano accusato di usura ed estorsione ai danni di imprenditori e di agenti immobiliari tra cui G.M di Prato. Tancredi Marco Fazzi,promessa del calcio,giocava nella societá calcistica semi professionistica A.C. Calenzano asd. dove fu accusato per essere coinvolto in un appalto per la ristrutturazione del campo da allenamento.
  • Il 2 agosto 2012 Il Dipartimento di stato americano, ha deciso di bloccare i beni e nel divieto a tutti gli americani di effettuare con loro transazioni, a cinque boss campani, fra i quali Antonio Iovine, Michele Zagaria, Mario Caterino (clan dei casalesi), Paolo Di Lauro (soprannominato Ciruzzo ’o milionario, uno dei protagonisti della faida di Scampia) e Giuseppe Dell'Aquila (noto come Peppe ’o ciuccio, tra i fondatori dell'Alleanza di Secondigliano)[73].
  • Il 2 agosto 2012 nella zona di influenza criminale del clan dei casalesi, alcuni commercianti ai quali viene estorta una tangente cominciano a denunciare. Viene arrestato Oreste Reccia, luogotenente del boss Salvatore Venosa[73].
  • Il 6 ottobre 2012 viene arrestato il boss latitante dal 2010 Massimo Di Caterino luogotenente di Michele Zagaria.
  • Nel novembre 2012 vengono arrestate, per estorsione aggravata dal metodo mafioso, nove persone del gruppo Zagaria. Tra loro anche tre fratelli e un nipote di Michele Zagaria. Uno dei tre fratelli arrestati è Antonio Zagaria, ritenuto il reggente della cosca dopo l’arresto del boss[74].
  • Nel gennaio 2013 viene arrestato Carmine Schiavone, figlio di Francesco, per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo i carabinieri è stato lui a governare la famiglia dopo gli arresti dei fratelli Nicola, Ivanhoe ed Emanuele. Dei cinque figli di Francesco Schiavone resta libero soltanto Walter. Carmine Schiavone, il cui nome era stato scelto in omaggio al cugino del boss, poi pentito, non aveva precedenti penali.[75].
  • Il 28 febbraio 2013 vengono effettuati 23 arresti – tredici in Toscana e dieci in Campania – con accuse di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto d’armi, danneggiamento seguito da incendio, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti[76].
  • Aprile 2013: operazione Titano, 24 arresti. Rilevati affari nella Repubblica di San Marino, Emilia Romagna e Marche[77].
  • Il 27 giugno 2013 in tutta Italia vengono arrestate 57 persone ritenute affiliate al Clan dei Casalesi. Operazione "Rischiatutto". Asse Casalesi-Mafia-'Ndrangheta.
  • Nel dicembre 2013 vengono arrestati per estorsione Cipriano Chianese, avvocato-imprenditore, e il suo collaboratore Carlo Verde.[78]
  • Operazione “Dirty Job”: nel giugno 2014 vengono arrestati 7 imprenditori impegnati nella ricostruzione dopo il terremoto dell'Aquila del 2009. Si rivolgevano alla camorra, in particolare al clan dei Casalesi, per farsi procurare le maestranze a basso prezzo. Gli imprenditori arrestati sono accusati, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro[79].
  • Il 31 maggio del 2014 viene arrestato a Castel Volturno Luigi Autiero di Gricignano di Aversa boss del clan Autiero - fazione Schiavone; prima dell'arresto di Autiero sono stati arrestati in precedenza altri esponenti del clan sempre a Gricignano di Aversa.

In seguito anche il sindaco verrà arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, oltre a quest'ultimo anche il sindaco di Orta di Atella Angelo Brancaccio e Sergio Orsi imprenditore di Casal di Principe.

  • Il 10 marzo 2015, operazione "Spartacus Reset", in un blitz congiunto anche in altre province in tutta Italia, vengono arrestati 40 indagati, affiliati al clan. Tra questi vi sono anche Carmine e Nicola Schiavone, figli di "Sandokan".[80]

Sequestri di beni[modifica | modifica wikitesto]

  • L'8 aprile 2010 vengono sequestrati beni per oltre 700 milioni di euro, tra cui l'ex zuccherificio Ipam, e l'azienda agricola la Balzana (ex Cirio), appartenevano a Dante Passarelli, imprenditore organico al clan, deceduto in circostanze misteriose nel 2004. Gli inquirenti ipotizzano che il valore dei beni sequestrati ammonti a 2 miliardi di euro, quindi si tratterebbe del più grande sequestro di beni, nella lotta alle organizzazioni mafiose.[81]
  • Il 10 luglio 2010, viene sequestrata al clan la società Country Club, intestata ad un prestanome del boss dell'ala stragista del clan Giuseppe Setola, per un valore di 15 milioni di euro, nonché viene sottoposto a sequestrato preventivo il Lago D'Averno di cui non viene calcolato il valore economico essendo un luogo naturale, specchio d'acqua tra i più suggestivi del mondo, ricco di importanti siti storici, narrato da Virgilio, e Dante.
  • Il 25 marzo 2010 vengono sequestrati beni tra Caserta e Modena per un valore complessivo di 50 milioni di euro agli Schiavone, gruppo affiliato dei Casalesi guidato da Francesco Schiavone.[82]
  • Il 14 luglio 2009 la Dia di Napoli sequestra al clan beni per oltre 50 milioni di euro, intestati a 30 prestanomi ricollegabili a 5 persone, per le quali vengono emessi dei provvedimenti restrittivi.
  • Il 4 dicembre 2009, vengono sequestrati ad affiliati, e prestanomi, nelle province di Massa-Carrara, Parma e Cremona, beni per 20 milioni di euro.
  • Il 24 gennaio 2010, la Polizia di Caserta sequestra beni per tre milioni di euro riconducibili a Vincenzo Ucciero, elemento di spicco dei casalesi nella zona di Villa Literno.[83]
  • Il 15 marzo 2011 la DIA sequestra nel basso Lazio beni per 100 milioni di euro.[84]
  • Il 6 aprile 2011 vengono sequestrati beni per 13 milioni di euro nel padovano. I beni erano legati ad un imprenditore casertano ma intestati ad un imprenditore veneto collegato ai casalesi e allo smaltimento dei rifiuti tossici. Tra i beni sequestrati anche una villa a Sperlonga.[85]
  • Il 7 febbraio 2012 vengono sequestrati beni per 4 milioni di euro a carico dei fratelli Roma, imprenditori implicati in affari riguardanti il traffico illegale di rifiuti, coadiuvati con il gruppo del clan facente capo alla famiglia Bidognetti.
  • Il 10 luglio 2012 Maxi-sequestro da 1 Miliardo di euro tra aziende, immobili e ristoranti. Uno dei sequestri più ingenti contro le mafie italiane.
  • Il 14 gennaio 2013 vengono confiscati beni per 90 milioni di euro nel Lazio e in Campania. Si tratta della più grossa confisca ai danni delle organizzazioni camorristiche nel Lazio[86].
  • Il 21 gennaio 2013 avviene un sequestro di beni per due milioni di euro nei comuni del basso Lazio Fondi, Sperlonga, Formia, Sezze e Latina. Si tratta di società di trasporto, fabbricati, terreni, veicoli e rapporti finanziari. Prevenzione personale nei confronti di Giuseppe D’Alterio, Luigi D’Alterio, Melissa D’Alterio e Armando D’Alterio, nel 2010 arrestati a seguito dell’indagine Sud Pontino. Secondo l’accusa Giuseppe D’Alterio, detto O’Marocchino, pluripregiudicato, ha rappresentato per lungo tempo un punto di riferimento nel M.O.F. (Mercato Ortofrutticolo di Fondi) per il clan dei Casalesi[75].
  • Aprile 2013: operazione Titano, sequestro di beni per due milioni di euro tra cui una Ferrari 612 Scaglietti e immobili in costruzione in provincia di Pesaro[77].
  • Il 27 giugno 2013: operazione "Rischiatutto", sequestro di beni per 450 milioni di euro tra cui sale bingo, sale scommesse, auto di lusso, terreni, fabbricati e rapporti bancari.

Collaboratori di giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Il clan dei casalesi conta tra boss e minori circa 50 collaboratori di giustizia, ne segue un elenco parziale:

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua storia, il clan dei casalesi ha ucciso diverse persone, alcune delle quali molto note, talvolta con modalità estremamente violente. Tra gli episodi più famosi, ricordiamo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La camorra uccide in Campania, fa business in Lombardia, Paolo Chiariello, 2010
  2. ^ Il clan dei Casalesi conquista il centro di Milano Gli affari dei boss-manager in tutto il Nord
  3. ^ a b Il figlio di 'Sandokan' comandava il clan dei Casalesi in riviera - Il Resto Del Carlino - Rimini
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  13. ^ [10]
  14. ^ [11]
  15. ^ Antonio Cipriani, Sessa, guerra tra due dc all'ombra della camorra, L'Unità, 4 maggio 1990.
  16. ^ Come risulterebbe dal verbale dell'interrogatorio di Carmine Schiavone del 28 maggio 1993, a pagina 20.
  17. ^ Quando Carmine Schiavone parla dell'amico Alduccio di Michele Fort da freevillage.it, 6 novembre 2013
  18. ^ [12]
  19. ^ L'atteggiarsi delle associazioni mafiose sulla base delle esperienze processuali acquisite: la Camorra - Procura della Repubblica di Napoli.
  20. ^ Gigi Di Fiore, L'impero: Traffici, storie e segreti dell'occulta e potente mafia dei casalesi, 2010
  21. ^ Tratto dal libro di Raffaele Cantone Operazione Penelope Arnoldo Mondadori editore 2012
  22. ^ Antonio Bardellino da clandeicasalesi.blogspot.it, 30 giugno 2012.
  23. ^ 25 anni sotto il regno di Gomorra da penlib.blogspot.it (articolo tratto da Il Fatto Quotidinao, 15 gennaio 2010
  24. ^ Operazione Penelope, R. Cantone, 2012 - http://media.bol.it/media/manmedia/9788804621386.pdf
  25. ^ Francesco Schiavone da cinquantamila.corriere.it
  26. ^ Schiavone, un divo? di Renato Scalla, da quannomepare.blogspot.it, 18 gennaio 2014.
  27. ^ I Casalesi prima di Natale uccideranno Saviano e la scorta, da larepubblica.it, 14 ottobre 2008
  28. ^ Carmine Schiavone a Casal di Principe: "Ecco dove abbiamo seppellito i rifiuti radioattivi"
  29. ^ Il processo Setola e la fine dei Bidognetti...l'inizio del ricambio generazionale dei casalesi di Emiliano Di Marco, da globalproject.info, 20 novembre 2009
  30. ^ Caserta, arrestato a Ferrara il boss studente Augusto La Torre: rimpiangeva il clan e progettava attentato al pm Cantone da ecodicaserta.it, 15 maggio 2008
  31. ^ Casalesi, in manette il figlio di Sandokan in Corriere Canadese, 16 giugno 2010. URL consultato il 16-06-2010.
  32. ^ Camorra Arrestato reggente clan Schiavone di Casal di Principe
  33. ^ "Casalesi, catturato il superboss Antonio Iovine: è stato tradito dalla voglia di panettone. La gioia di Maroni: «Bellissima giornata" di Rosaria Capacchine, da ilmattino.it, 17 novembre 2010
  34. ^ Catturato Zagaria, capo dei Casalesi - l'ironia del boss: "Ha vinto lo Stato"
  35. ^ "L'ultimo bunker", tutto sulla cattura di Michele Zagaria. Oggi arrestati anche tre fratelli e un nipote" da huffingtonpost.it, 20 novembre 2012
  36. ^ Camorra, maxi blitz contro i Casalesi. Arrestati Carmine e Nicola Schiavone
  37. ^ Camorra. Blitz contro i Casalesi, sgominata l'intera fazione Schiavone, 40 arresti in Italia: ci sono anche i figli di «Sandokan»
  38. ^ Estorsioni a tappeto nell’Aversano, 10 arresti da ilcasertano.it, martedì 5 giugno 2012
  39. ^ Saviano, R., Il processo ai padroni di Gomorra, Repubblica, 18 giugno 2008
  40. ^ Il clan dei Casalesi: ritratto di un potere criminale
  41. ^ Lazio, la camorra voleva comprare la società: dieci arresti, ordine di custodia anche per Chinaglia da ilmessaggero.it, 22 luglio 2008
  42. ^ Rifiuti:imprenditori smaltivano rifiuti tossici per i Casalesi, Legambiente.campania.it
  43. ^ Gomorra, Roberto Saviano, 2006
  44. ^ Clan dei casalesi: i nuovi padrini sono casertani, Saviano.it
  45. ^ 'Minacce camorriste a Roberto Saviano finisce sotto scorta l'autore di Gomorra di Dario Del Porto, da la repubblica.it, 13 ottobre 2006
  46. ^ Ultime note alla fine del film Gomorra
  47. ^ Manette al gruppo di fuoco dei Casalesi, presi i killer della strage di Castel Volturno
  48. ^ Nuovo blitz contro i casalesi arrestato un attore di "Gomorra", Repubblica.it
  49. ^ Blitz nel Napoletano. Manette al fedelissimo del superlatitante Giuseppe Setola Fermato anche il titolare del ristorante che riforniva le aragoste ai ricercati, Cronaca, Repubblica.it Casalesi, arrestato il braccio destro del boss.In carcere fiancheggiatori e vivandiere
  50. ^ Arrestato Gianluca Bidognetti tentò di uccidere la zia e la cugina, Repubblica.it
  51. ^ Quotidiano gratuito City, Anno VIII N°5, 13 gennaio 2009, "Caserta, blitz anticamorra Setola scappa in un cunicolo" di Antonio E. Piedimonte
  52. ^ Operazione anti-droga, 38 arresti in manette affiliati ai Casalesi in Repubblica.it.
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  54. ^ Camorra, arrestato Michele Bidognetti nuovo capo del clan dei Casalesi in Repubblica.it.
  55. ^ Camorra, arrestato boss Diana del clan dei Casalesi in Repubblica.it.
  56. ^ Casal di Principe - Clan Bidognetti: catturato Franco Letizia, il successore di Setola - Pupia.TV
  57. ^ http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Cronache/Camorra-arrestato-Franco-Letizia-latitante-Casalesi/19-05-2009/1-A_000022744.shtml
  58. ^ Camorra, nuovo blitz contro i Casalesi Quarantadue arresti tra Caserta e Modena | Napoli la Repubblica.it
  59. ^ Estorsioni a Modena: arrestati 25 affiliati casalesi di Giorgio Piccitto, da newnotizie.it, 18 marzo 2010
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  61. ^ Scarcerato il fratello del superlatitante Michele Zagaria
  62. ^ Camorra, dopo otto anni in manette il gruppo di fuoco dell'omicidio Lubrano
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  67. ^ Adnkronos Arrestato numero tre del clan schiavone
  68. ^ Camorra:'pizzo di Natale',arrestati 8 affiliati dei Casalesi
  69. ^ Casalesi, arrestato Iavarazzo il reggente degli Schiavone
  70. ^ Arrestato e rilasciato Iavarazzo, considerato reggente degli Schiavone
  71. ^ ANSA.it Arrestato Morelli
  72. ^ Camorra, retata di Casalesi in cinque regioni
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  74. ^ Camorra, arrestati tre fratelli e il nipote del boss Michele Zagaria - Il Fatto Quotidiano
  75. ^ a b Camorra, arrestato Carmine Schiavone, figlio del boss dei Casalesi ‘Sandokan’ - Il Fatto Quotidiano
  76. ^ Il clan dei Casalesi anche in Versilia: 23 arresti, anche una donna - Il Fatto Quotidiano
  77. ^ a b Camorra, i Casalesi riciclavano a San Marino: 24 arresti - Il Fatto Quotidiano
  78. ^ Camorra, in manette Cipriano Chianese. È considerato l’inventore dell’ecomafia da ilfattoquotidiano.it 10 dicembre 2013
  79. ^ Terremoto dell'Aquila, i Casalesi nella ricostruzione: arrestati sette imprenditori - Il Fatto Quotidiano
  80. ^ http://www.lastampa.it/2015/03/10/italia/cronache/blitz-contro-il-clan-dei-casalesi-arresti-JcYU73rZgfKhzhMb7PeFRI/pagina.html
  81. ^ Confiscati beni per 700 milioni all'imprenditore dei Casalesi da larepubblica.it, 27 settembre 2013
  82. ^ Camorra: Sequestro per 50 mln per gli Schiavone | Newnotizie.it
  83. ^ Camorra:Villa Literno,sequestro per 3 mln
  84. ^ Casalesi nel basso Lazio, sequestro per 100 milioni
  85. ^ Padova, sequestro di beni alla camorra dei casalesi, sullo sfondo traffico rifiuti
  86. ^ Camorra, cittadini e commercianti obbligati a finanziare festa: sei arresti - Il Fatto Quotidiano
  87. ^ http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a283b99fc5de0befc9/pag33golfo.pdf
  88. ^ Roberto Saviano L'amore ai tempi della mafia
  89. ^ Trafitto da dodici colpi: muore all'alba il papà del boss casalese pentito
  90. ^ Omicidio nel Casertano la mano dei Casalesi, repubblica.it
  91. ^ http://newscontrol.repubblica.it/item/450234/caserta-ucciso-in-un-agguato-aveva-denunciato-un-estorsione Caserta, ucciso in un agguato Aveva denunciato un’estorsione, Repubblica.it
  92. ^ Casalesi, è mattanza: 7 morti. I nomi delle vittime. Minniti e Picierno: servono azioni urgenti contro i clan da casertace.it
  93. ^ Napoli, due delitti all'alba. I Casalesi tornano a sparare, Repubblica.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]