Clan Graziano

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Graziano
Aree di influenzaVallo di Lauro, Mandamento baianese, Agro Nocerino-Sarnese, Valle dell'Irno
Periodoanni 1970 - attivo
BossAdriano Graziano
(O' Professore)
RivaliClan Cava
Attivitàappalti pilotati
estorsione
infiltrazione nella pubblica amministrazione
racket
traffico di sostanze stupefacenti
usura

Il clan Graziano è un sodalizio camorristico originario di Quindici, da decenni è coinvolto in un feroce conflitto, nel quale è contrapposto al clan Cava.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il clan si formò nei primi anni Settanta, dalla scissione dal clan Cava, in seguito alla quale i due clan entrarono in guerra. Prima di allora, i Graziano, insieme ai Cava e ad altre famiglie criminali, formavano un clan unico denominato i "Quindiciari". Per ben cinque volte, i Graziano sono riusciti, grazie al loro prestigio criminale, a far eleggere, nel solo comune di Quindici, altrettanti sindaci, due uccisi e tre destituiti dall'incarico per camorra.

Il 26 maggio 2002, alla periferia del comune di Lauro, i Graziano si resero responsabili di quella che poi, in seguito, fu denominata "Strage delle donne". Cinque donne del clan Cava, la sera del 26 maggio 2002, erano a bordo di una vettura Audi, quando furono raggiunte da una raffica di proiettili che non lasciarono scampo a tre delle presenti, ovvero Clarissa Cava, appena 16enne, Michelina Cava e Maria Scibelli, rispettivamente figlia, sorella e cognata del boss Biagio Cava, tutte e tre rimaste uccise. Nell'agguato fu gravemente ferita anche Felicetta Cava, altra figlia del boss Biagio, il quale era detenuto a Nizza, Felicetta rimase paralizzata. Nell'auto sulla quale le donne viaggiavano, furono rinvenute diverse pistole, bombolette di acido spray, roncole, forbici e mazze chiodate.[1]

La strage fu l'apparente culmine di una faida che segnò profondamente il Vallo di Lauro e che causò decine di vittime, sia da una fazione che dall'altra. In drammatiche intercettazioni avvenute subito dopo la strage, si sentì il boss Salvatore Luigi Graziano, in preda all'euforia, esclamare: "Le abbiamo ammazzate tutte, non ne è rimasta nemmeno una di quelle zingare!" e stappare una bottiglia di spumante per dare il via ai festeggiamenti per la tanto bramata morte delle rivali.[2]

Boss[modifica | modifica wikitesto]

  • Adriano Sebastiano Graziano, detto O' Professore
  • Antonio Graziano, detto O' Sanguinario
  • Arturo Graziano
  • Felice Graziano, detto Felicione
  • Fiore Graziano, detto Ciore 'i bomba
  • Raffaele Pasquale Graziano
  • Salvatore Luigi Graziano

Fatti eclatanti riguardanti il clan[modifica | modifica wikitesto]

Strage di Scisciano

A Scisciano, frazione Spartimento, il 21 novembre 1991, ad opera di esponenti del clan Cava, avviene una strage in cui perderanno la vita Eugenio Graziano, 30 anni, ex sindaco di Quindici e all'epoca dei fatti latitante, il cugino Vincenzo Graziano, 22enne, e il loro guardaspalle, il 21enne Gaetano Santaniello. La strage fu ideata e portata a termine dai Cava, allo scopo di eliminare le "nuove leve" del clan Graziano. Le tre vittime, tutte di Quindici, si erano recate a Scisciano, presso una carrozzeria, dacché una loro autovettura blindata aveva fuso il motore. I tre erano lì, in quella carrozzeria, quando, d'improvviso, una raffica di kalashnikov piove verso di loro; Santaniello è il primo a morire: ha avuto a stento sentore di ciò che sta accadendo, quando i proiettili gli spappolano la scatola cranica. Vincenzo Graziano prova a fuggire, ma la strategia dei killer è ben congegnata: fa pochi metri e viene falciato a colpi di mitra. È la volta di Eugenio Graziano: cerca di fuggire attraverso le campagne circostanti, il secondo gruppetto di killer lo insegue e gli spara. Per finire, i killer gli rendono irriconoscibile il volto, dopo avergli scaricato contro raffiche di kalashnikov. Vincenzo ed Eugenio erano nipoti del boss ed ex sindaco di Quindici Raffaele Pasquale Graziano. La mattanza fu conseguenza della faida che, già dagli anni '70, vedeva contrapposti i Cava ed i Graziano.

Strage delle donne

La sera del 26 maggio del 2002, a Lauro, un'Audi con a bordo alcune donne del clan Cava viene seguita e speronata da un'altra auto, un'Alfa Romeo condotta dal boss Salvatore Luigi Graziano, che si trova in compagnia di alcuni/e parenti. All'indirizzo dell'auto delle Cava, parte una pioggia di proiettili che uccide tre parenti del boss Biagio Cava: Clarissa Cava (16 anni, figlia del boss); Michelina Cava (51 anni, sorella del boss); Maria Scibelli (53 anni, cognata del boss). Un'altra figlia del boss Cava - Felicetta Cava, 19 anni - rimarrà inchiodata per sempre ad una sedia a rotelle. Alla fine, si conteranno 3 morti e 6 feriti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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