Clan Alfieri

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Alfieri
Area di origineSaviano, Piazzolla di Nola
Aree di influenzaCampania
Periodoanni 1960anni 1990
BossCarmine Alfieri
SottogruppiNuova Famiglia (estinto)
AlleatiClan Galasso (estinto)
Clan dei Casalesi
Clan Moccia
Clan Vangone-Limelli
Clan Cesarano
Clan Cava
Clan Russo di Nola
Clan Anastasio
Clan Magliulo (estinto)
Clan Maiale
Clan Fabbrocino
Clan Loreto-Ridosso
Clan Matrone
Clan Farina (estinto)
Clan Serino
Clan Cappello
Clan Visciano (estinto)
Clan Orefice (estinto)
Clan D'Avino
RivaliClan Gionta
Nuova Camorra Organizzata (estinto)
Clan Rossi (estinto)
Clan Nuvoletta (estinto)
Clan Rosanova-Abbagnale (estinto)
Clan Licciardi[1]
Clan Nuzzo (estinto)
Clan D'Alessandro
Clan Egizio (estinto)
Attivitàestorsione
controllo degli appalti
Corruzione
Riciclaggio di denaro
Omicidio
Racket
smaltimento di rifiuti tossici
gioco d'azzardo
PentitiCarmine Alfieri

«Il clan Alfieri aveva controllo militare, economico e politico del territorio, con presenza inquinante su ogni attività economica e in parte politica

(Renato Golia, procuratore generale di Napoli[2])

Il clan Alfieri è stato un sodalizio camorristico operante nella periferia nord-est di Napoli, più precisamente nell'area dei comuni di Saviano e Nola, avente roccaforte a Piazzolla di Nola, frazione dell'omonimo comune, e posto al vertice di una struttura composta da una confederazione di clan localizzati sul territorio campano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il sodalizio tra i due fratelli Alfieri, Salvatore e Carmine, nasce nel 1953, il giorno dell'uccisione del padre da parte di Tore Notaro. Quel giorno i due fratelli giurano vendetta e tre anni dopo, nel 1956, Salvatore Alfieri ucciderà l'assassino di suo padre nel circolo sociale di Saviano.

Nuova Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1979 ed il 1981 si ha una confederazione di clan camorristici, chiamata la Nuova Famiglia, in cui confluivano i Nuvoletta, il Clan dei Casalesi, con Antonio Bardellino e il clan Alfieri, vicina a Cosa Nostra [3] per contrastare la NCO di Raffaele Cutolo.

Il 26 dicembre 1981, Salvatore Alfieri, il fratello di Carmine, viene ucciso a Pompei nel locale gestito dalla moglie. La perdita del padre prima e del fratello maggiore poi spinge Carmine, detto 'o 'Ntufato (con l'espressione sempre arrabbiata), a conquistare una posizione di predominio nell'agro nolano. È il clan Alfieri che, durante la guerra contro la NCO di Raffaele Cutolo, offre una sponda sicura alla Nuova Famiglia in un'area geografica di dominio cutoliano. La vendetta verrà consumata con il sequestro e l'uccisione, per mano di Carmine Alfieri, di Alfonso Catapano, fratello di un importante luogotenente di Cutolo. Il 21 gennaio 1982 Cutolo rispose facendo uccidere Nino Galasso, fratello di Pasquale, fedelissimo di Alfieri. Il 16 aprile un commando di sei persone fece irruzione all'ospedale Procida di Salerno, bloccò gli agenti fuori dalla stanza e freddò Alfonso Rosanova, la mente della NCO. Il 29 gennaio 1983 toccò a Vincenzo Casillo, braccio destro di Cutolo, che saltò in aria con la sua auto a Roma.[4] Con la morte di Casillo fu chiaro che Raffaele Cutolo aveva perso la guerra. Il suo potere diminuì considerevolmente. Non solo Cutolo, ma anche molte altri gruppi camorristici hanno compreso lo spostamento dei rapporti di forza causati dalla morte di Casillo. Molti affiliati della NCO abbandonarono la organizzazione e si allearono con la Nuova Famiglia.[5]

Strage di Sant'Alessandro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strage di Sant'Alessandro.

Tristemente nota è la strage del 26 agosto 1984 passata alla storia come la strage di Sant'Alessandro[6]: un commando composto da almeno 14 persone arriva a Torre Annunziata a bordo di un pullman e di due auto, entra nel circolo dei pescatori, apre il fuoco, uccide 8 persone appartenenti al clan Gionta e ne ferisce 7[3]. Per la strage, dopo la condanna all'ergastolo in primo grado, Alfieri verrà assolto in appello.[7]

Espansione[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi il clan diventa sempre più potente, eliminati i resti della camorra cutoliana apre una stagione di lotta contro il clan Nuvoletta ed i suoi alleati del clan dei Corleonesi[3].

La Nuova Famiglia, con Alfieri che ha sempre l'ultima parola nel "direttivo", si è data alcune regole fondamentali tra le quali quelle di non praticare mai estorsioni a commercianti né traffici di stupefacenti né sequestri che possano attirare l'attenzione delle forze dell'ordine, un modus operandi opposto a quello di Cutolo che aveva seminato il terrore con estorsioni a piccoli negozianti. Alfieri puntò quindi al business degli appalti avendo intuito che avrebbero fruttato moltissimo.[8]

Tra la prima e la seconda metà degli anni Ottanta il clan si espande in provincia di Napoli e nelle altre province campane, principalmente verso Pomigliano d'Arco, verso l'Agro nocerino-sarnese, lungo la costa tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, verso l'area del Vesuvio, nei comuni di Somma Vesuviana, Sant'Anastasia e Volla, sino alle città di Napoli e Salerno. Il clan stringe nuove alleanze: con i Galasso di Poggiomarino, con gli Anastasio di Sant'Anastasia, con i Moccia di Afragola, con il clan Vangone-Limelli di Boscoreale/Boscotrecase e con altre preminenti personalità camorristiche emergenti, quali Ferdinando Cesarano e Luigi Muollo di Castellammare di Stabia, Biagio Cava di Quindici, Ciro D'Auria di Sant'Antonio Abate, Angelo Visciano di Boscoreale e Aniello Serino di Sarno[3]. Questa estensione comportò numerosi conflitti e contrasti, scoppiati con le organizzazioni che si opponevano alla strategia imperialista del clan, come quelli con il cartello Nuvoletta-Gionta, con il clan D'Alessandro, i Licciardi (d'intralcio alle mire sulla zona occidentale di Napoli) e i Rosanova-Abbagnale che, ancorché ex cutoliani, continuavano ad esercitare la propria azione su Sant'Antonio Abate e dintorni, zona sulla quale gli Alfieri estendevano i loro interessi.

Pentimento di Pasquale Galasso e Carmine Alfieri[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere diventato uno dei latitanti più ricercati dalla polizia, Carmine Alfieri viene arrestato dai Carabinieri su soffiata del fidato Pasquale Galasso, arrestato il 9 maggio e pentitosi dopo poco tempo, l'11 settembre 1992 a Scisciano, all'interno del sotterraneo di una masseria locale, mentre è in compagnia del suo vice Marzio Sepe (arrestato per favoreggiamento, scarcerato dopo sei mesi e poi di nuovo arrestato il 6 settembre 1996) e del guardaspalle Gaetano Cesarano.[9][10][11] Rinchiuso al 41 bis nel carcere di Pianosa, Alfieri decide di collaborare con la giustizia rivendicando la responsabilità, diretta e indiretta, in circa centocinquanta omicidi, confessando insospettabili intrecci e protezioni a livello istituzionale, tirando in ballo uomini politici all'epoca assai in vista (Antonio Gava, Paolo Cirino Pomicino, Alfredo Vito, Vincenzo Meo e Raffaele Mastrantuono)[12] e chiarendo la posizione del suo braccio destro, il mammasantissima Galasso, all'interno della Nuova Famiglia. A causa della sua collaborazione con gli inquirenti subirà numerosi lutti, tra i quali l'uccisione del figlio Antonio il 20 settembre 2002,[13] di suo fratello Francesco l'11 dicembre 2004,[14] di un nipote e del genero Vincenzo Giugliano il 18 dicembre 2007.[15][16][17]

La fine del clan e le ritorsioni contro Carmine Alfieri[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 6 settembre 1996 viene arrestato Marzio Sepe, erede di Alfieri.
  • Il 22 marzo 1999, nelle campagne di Scisciano, nel corso di un conflitto a fuoco ingaggiato con i Carabinieri, perde la vita Giuseppe "Geppino" Autorino (Piazzolla di Nola, 1946 - Scisciano, 22 marzo 1999), luogotenente e killer di Carmine Alfieri. Autorino, dopo gli arresti di Alfieri e Sepe, stava tentando di riorganizzare le file del clan. Era latitante dal 22 giugno del 1998, giorno in cui, unitamente al boss stabiese Ferdinando Cesarano, calandosi attraverso una botola, era riuscito nell'intento di evadere dall'aula bunker del tribunale di Salerno.

Esponenti di maggior spessore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luca Vitale, Le rivelazioni del boss pentito Pasquale Galasso: «Alfieri ordinò di uccidere “Gennaro ’a scigna”», su ilfattovesuviano.it, 4 gennaio 2018. URL consultato il 10 maggio 2022.
  2. ^ Gigi Di Fiore, CrimiNapoli / 13: Geppino Autorino e Ferdinando Cesarano e la clamorosa fuga dall'aula bunker del tribunale di Salerno, in ilmattino.it, 14 gennaio 2022. URL consultato il 10 maggio 2022.
  3. ^ a b c d Le vicende fondamentali nella storia recente delle organizzazioni camorristiche Archiviato il 30 agosto 2008 in Internet Archive.. Relazione sulla camorra approvata dalla Commissione Parlamentare Antimafia. 21 dicembre 1993.
  4. ^ Bruno De Stefano, La morte del fratello, pp. 19-23.
  5. ^ Stephen Gundle e Simon Parker, The New Italian Republic, p. 240
  6. ^ Così massacrarono il clan dei Gionta. Repubblica. Archivio. 7 novembre 1984.
  7. ^ Bruno De Stefano, Alfieri, un monarca assoluto, p. 29.
  8. ^ Bruno De Stefano, Alfieri, un monarca assoluto, p. 27.
  9. ^ https://web.archive.org/web/20120303151640/http://archiviostorico.corriere.it/1996/settembre/07/Preso_erede_Alfieri_co_0_96090711102.shtml
  10. ^ La curiosità: il rito di chiedere cappello e bastone - Il Mattino[collegamento interrotto]
  11. ^ Bruno De Stefano, Galasso parla e lo fa arrestare, p. 33.
  12. ^ Antonio Gava, il referente della camorra. Corriere della sera. Archivio storico. 9 aprile 1993.
  13. ^ La Repubblica/cronaca: Camorra, ucciso in un agguato il figlio di Carmine Alfieri
  14. ^ Corriere della Sera - Camorra, un sabato di sangue a Napoli
  15. ^ Camorra spietata: ucciso genero del pentito Carmine Alfieri, su Pupia.Tv, 19 dicembre 2007. URL consultato il 12 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 9 settembre 2012).
  16. ^ Ammazzato il nipote del boss pentito Carmine Alfieri
  17. ^ Bruno De Stefano, Dalla parte dello Stato, pp. 34, 35, 37.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]