Clan La Torre

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La Torre
Area di origine provincia di Caserta
Aree di influenza Mondragone, Cellole
Periodo anni 1980? - 2003
Boss Augusto La Torre
Attività Estorsione, Usura, Droga, Prostituzione, Gioco d'azzardo, Rapina

Il clan La Torre è un sodalizio criminale di stampo camorrisitico, ora estinto, che era stato attivo nella provincia di Caserta, gravitante nell'area dominata dal clan dei Casalesi, nel quale gravitavano i La Torre[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione fu attiva soprattutto nella città di Mondragone ma ha stabilito interessi economici ramificati all'estero: ad esempio, gestisce attività commerciali anche in Scozia e nella città di Aberdeen;[2]. Nel Regno Unito, la cosca aveva affiliato anche Brandon Queen, "il primo camorrista di nazionalità scozzese della storia"[1].

Augusto La Torre[modifica | modifica wikitesto]

L'articolazione criminale è stata guidata a lungo da Augusto La Torre, figura di spicco del clan, nato a Mondragone il 1º dicembre 1962, che aveva iniziato una precoce carriera criminale in qualità di "figlio d'arte", avviato al crimine dal padre Tiberio, al quale è succeduto nella leadership (i nomi riflettono la scelta non casuale di riferirsi alla linea di successione inversa degli imperatori romani, nello specifico alle figure storiche di Adriano e Tiberio[1]).

Arrestato in Olanda l’8 giugno 1996 è stato subito sottoposto al regime carcerario del 41 bis ed è stato oggetto di vari processi nei quali ha dovuto difendersi da una serie di gravissimi capi d'imputazione (compreso l'omicidio), per i quali ha collezionato anche condanne definitive, come quella a 22 anni per associazione camorristica ed estorsione, e quella a nove anni per estorsione aggravata, pronunciata nei suoi confronti il 15 marzo 2007[1].

Divenuto collaboratore di giustizia a partire dal 2003 (anno in cui fu arrestata sua moglie, da cui poi si è separato), ha consentito l'arresto di gran parte dei suoi ex affiliati, ha confessato estorsioni e decine di omicidi, dando anche indicazioni per il ritrovamento dei cadaveri dell vittime[1]. Il suo pentimento, tuttavia, è stato giudicato "riduttivo" da inquirenti e giudici di sorveglianza (in particolare, non ha consentito di ritrovare la cassaforte del clan, forse ancora depositata nei Paesi Bassi). Per questo motivo non ha potuto beneficiare di riduzioni di pena, ma solo di una mitigazione del duro regime carcerario del 41 bis, sospesogli a partire dal giugno 2011, una condizione detentiva che gli ha permesso di laurearsi in psicologia, con studi che hanno riguardato Jacques Lacan e la scuola della psicologia della Gestalt, e hanno comportato la lettura dell'opera omnia di Sigmund Freud e Carl Gustav Jung[1].

Carlo Di Meo[modifica | modifica wikitesto]

Da indagini compiute nel 2013, che hanno portato all'arresto di 35 presunti affilia, è risultato che gli eredi del clan hanno nominato reggente delle attività criminale il boss Carlo Di Meo, che avrebbe siglato un'alleanza con Cosa Nostra, in particolare col boss Vincenzo La Placa di Palermo, leader di una famiglia mafiosa in rapporti con il clan dei corleonesi di Totò Riina e con il clan dei catanesi di Nitto Santapaola[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Giorgio Dell'Arti, Biografia di Augusto La Torre, in La storia raccontata da Giorgio dell'Arti, Cinquantamila.i. URL consultato il 25 marzo 2017.
  2. ^ Affari ad Aberdeen: la Scozia diventa l'Eldorado della camorra, in Il Mattino, 24 agosto 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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