Faida tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia

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La faida tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia fu un conflitto armato tra le organizzazioni camorristiche della Nuova Camorra Organizzata e della Nuova Famiglia, svoltosi nella prima metà degli anni ottanta del XX secolo, e conclusasi con la vittoria di quest'ultima.

Le cause e l'inizio[modifica | modifica wikitesto]

il conflitto scoppiò perché Raffaele Cutolo pretendeva il pagamento di una tangente su ogni attività illecita, specialmente sul contrabbando di sigarette; a proposito Alfonso Rosanova - divenuto poi il collaboratore di giustizia - dichiarò:

« Salvatore Zaza si lamentò con mio padre della richiesta delle 20.000 lire a cassa di sigarette che il Cutolo pretendeva dai contrabbandieri. Salvatore Zaza disse a mio padre: “O fai ragionare al Cutolo o qua si scatenerà una guerra grande.” [...] La vera ragione di tale pretesa era che il Cutolo non voleva assolutamente che i “siciliani” comandassero a Napoli perché sia i Nuvoletta che gli Zaza erano i rappresentanti della mafia siciliana in Napoli. In effetti i veri motivi della guerra non furono le 20.000 lire ma il fatto che voleva scacciare i siciliani.[1] »

Per cercare di far continuare il più possibile la guerra, Riina ordinò ai Nuvoletta di muoversi per combinare continue tregue fra la NCO e la NF. Bardellino, quando si rese conto del perché i Nuvoletta si mostrassero così attendisti e così poco propensi a chiudere la questione con Cutolo, si staccò definitivamente da loro, e legò con quelli che poi sarebbero diventati i suoi alleati storici, e cioè Carmine Alfieri e Pasquale Galasso. Ciro Maresca non ebbe più bisogno di vendicarsi di Antonio Cuomo[non chiaro] perché questi fu ucciso da Raffaele Catapano e Pasquale Barra, fedelissimi di Cutolo, nel carcere di Poggioreale il 31 gennaio 1980. Sembra che Cuomo non avesse avvertito Cutolo di un rapimento. Cuomo fu rimpiazzato dal suo braccio destro Antonio Lucarelli. Sua moglie Carla Ciampi rivelò poi ai giudici gli esecutori e i mandanti dell'omicidio. In febbraio, la Ciampi fu ammazzata a colpi di pistola nella sua auto.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

1980[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1980 Giuseppe Maresca festeggia il suo matrimonio nel ristorante "La Cascina" di Domenico Ferrara, fedelissimo di Antonio Bardellino, boss di Giugliano e Caserta. Il 7 novembre 1980 l'assessore Mimmo Beneventano viene ucciso a Ottaviano mentre scende dalla sua auto, per ordine di Cutolo. Il 23 novembre ci fu una forte scossa di terremoto in Campania. Cutolo approfittò della confusione nel carcere di Poggioreale per ammazzare Antonino Palmieri, tramite Salvatore Esposito e Pasquale D'Amico, perché aveva cambiato fronte, alleandosi con i Bardellino e i Giuliano, della Nuova Famiglia. Cutolo fu poi trasferito ad Ascoli Piceno. Ma anche da Ascoli, il Professore decideva la vita e la morte. Il 10 dicembre fece uccidere il sindaco di Pagani Marcello Torre, ostacolo per gli appalti del dopo-terremoto. Fu ucciso anche il boss di Pagani, Salvatore Serra, in carcere, e sostituito dal cutoliano Salvatore Di Maio e dal suo luogotenente Antonio Benigno. Il braccio destro di Serra, Giuseppe Olivieri, cominciò quindi a lavorare per la Nuova Famiglia, in particolare per Carmine Alfieri, e divenne il boss di Salerno.

1981[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 1981, intanto, ci fu un vertice della Nuova Famiglia al quale parteciparono Zaza, Bardellino, Nuvoletta e i Giuliano. Decisero di piazzare una autobomba al castello di Cutolo, a Ottaviano. In quello stesso anno anche i Misso del quartiere Sanità decisero di allearsi alla Nuova Famiglia. Il 17 agosto 1981 Cutolo organizza l'omicidio a Milano del boss Francis Turatello, per supportare il clan dei catanesi. Il 9 ottobre la polizia ordina un blitz a casa di Cutolo: Rosetta scappa, ma vengono arrestati il figlio di Cutolo, Roberto, il nipote Luigi Cutolo, e Sabatino Saviano, Giovanni Malandrino, Francesco Pirone, Salvatore e Sabatino Pavone, Salvatore Varriale, Michele Nappo e Mario Ferraro (poi tutti liberati dopo 8 mesi). Nello stesso mese il cassiere di Cutolo, il marsigliese Albert Bergamelli, fu ammazzato in carcere da Umberto Ammaturo.

Il 27 dicembre Giuseppe Romano e suo figlio furono uccisi per ordine di Cutolo: Giuseppe era l'amante di sua sorella Rosetta. Nel 1981, inoltre, Cutolo ordina l'omicidio del direttore del carcere di Poggioreale, Giuseppe Salvia, perché questo aveva scoperto che Cutolo aveva amicizie particolari al Ministero degli Interni che gli permettevano di trasferire i detenuti a suo piacimento, per poi organizzarne più facilmente gli omicidi. Nei primi anni '80 il boss della Sanità, Giuseppe Misso, organizzò due spettacolari rapine al Banco di Napoli e alla gioielleria Pane, con l'aiuto dei siciliani Gerlando Alberti (un nipote di Pippo Calò), e del killer Francesco Caccamo (più tardi poi ammazzato).

Per cercare un'intesa, i principali gruppi campani nel 1981 tengono alcune riunioni a Vallesana, in una tenuta dei Nuvoletta. Cutolo non può essere presente perché dopo l'evasione è stato arrestato. Ma lo rappresentano il fratello Pasquale, Vincenzo Casillo, suo braccio destro, ed altri dirigenti dell'organizzazione. La controparte è costituita da Bardellino, Alfieri, Galasso. Nuvoletta è l'ospite e cerca di svolgere una funzione di arbitro. Mentre si tengono alcune delle riunioni, Riina, Provenzano e Bagarella sono ospitati in un edificio separato. Nel corso delle discussioni le fasi di tensione erano inevitabili e per sedarle si ricorreva ai corleonesi. Ma le riunioni non danno nessun esito, anche perché, secondo Galasso, Nuvoletta fa il doppio gioco. Vuole porsi come arbitro della controversia per acquisire autorevolezza, vuole stare dalla parte degli avversari di Cutolo, che tiene un comportamento eccessivamente espansionista, ma non vuole manifestare palesemente avversità a Cutolo, che è ancora potente. Perciò non si agita troppo. Il comportamento è quello tipico dei corleonesi quando c'è uno scontro: fingere di parteggiare per uno dei contendenti, guardare come vanno le cose e poi schierarsi dalla parte di chi vince agevolandone il successo. Gli omicidi eccellenti si succedono gli uni agli altri. I fratelli di Alfieri e Galasso sono uccisi dalle bande di Cutolo. Uomini di Cutolo cadono sotto i colpi dei clan avversi. Nel febbraio dell'81 il referente di Cutolo nella Banda della Magliana a Roma, Nicolino Selis, viene ucciso insieme ai suoi luogotenenti Antonio Leccese e Giuseppe Magliolo, dagli stessi romani che non vogliono più sottostare ai napoletani nel traffico di droga.

1982[modifica | modifica wikitesto]

Il 1982 è l'anno in cui si registra il maggior numero di omicidi in Campania, 284, segno della permanente instabilità delle relazioni tra gruppi camorristici. Ed è proprio a partire dal 1982 che comincia il declino di Cutolo e l'ascesa di Alfieri. Durante il maxi-arresto contro gli uomini di Cutolo, il boss Giuseppe Misso viveva in Brasile e comandava da lì la guerra contro Cutolo e quella contro i Giuliano di Forcella. I boss dei Quartieri Spagnoli, Ciro e Marco Mariano, si allearono con i Giuliano. Il 1º aprile 1982, la polizia trovò a Ottaviano il corpo senza vita dello psicologo Aldo Semerari, amico di Cutolo; era stato ammazzato da uomini al comando di Umberto Ammaturo e della fidanzata Pupetta Maresca.

Il 15 aprile la madre del detenuto Antonio De Matteo fu ammazzata a colpi di mitraglietta. La donna riceveva gli ordini di Cutolo tramite il figlio Antonio. Il giorno dopo il fratello di Antonio, Mattia, fu trovato bruciato nella sua auto. Il 18 aprile Antonio De Matteo fu impiccato nella sua cella da Marco Medda e Pasquale D'Amico, perché Cutolo aveva paura che cominciasse a parlare. Il giorno dopo Cutolo fu trasferito al carcere dell'Asinara, il più duro e protetto dell'epoca in Italia, per ordine del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Nello stesso mese il cassiere di Cutolo, Alfonso Rosanova, fu ucciso in un ospedale di Salerno per ordine di Carmine Alfieri.

Il 25 maggio Celeste Bifulco fu ammazzata. Seguirono, in quei mesi, gli omicidi di decine di uomini legati a Cutolo, tra i quali: Giacomo Frattini, il boss calabrese Ciccio Canale, Antonio Lucarelli, Armando Visone. Il 6 luglio un vertice delle Nuova Famiglia all'hotel Belvedere fu interrotto dalla polizia. Nel luglio del 1982, inoltre, le Brigate Rosse ammazzarono il capo della polizia napoletana Antonio Ammaturo per ordine di Cutolo, perché aveva acquisito le prove dei contatti tra Cutolo, alcuni politici e le stesse Brigate Rosse (durante il rapimento dell'assessore Cirillo). Il 13 settembre 1982 i luogotenenti di Cutolo, Sergio Marinelli e Vincenzo Casillo, organizzarono un agguato al giudice Antonio Gagliardi, eseguito da Massimo Scarpa di Castellammare, ma il giudice sopravvive.

Nello stesso mese il cutoliano Paolo Dongo fu ucciso da Antonio Cianci perché non era ancora riuscito ad ammazzare il killer di Bergamelli, Umberto Ammaturo. Nello stesso anno Andrea Pandico, il fratello di Giovanni Pandico, fu ammazzato a colpi di pistola durante un'imboscata. In carcere Raffaele Catapano uccide il camorrista Mario Vangone perché aveva ammazzato suo fratello. Sempre a settembre Michele Zaza arriva a Parigi per incontrare Antonio Salamone, il nipote di Salomone, Alfredo Bono e Francesco De Matteo; incontro che fu osservato dalla polizia. Zaza inaugurò poi una raffineria di eroina a Rouen, controllata poi da Nunzio Guida in collaborazione coi corsicani Paul Graziani e Bernard Quilichini. Il 25 settembre arriva nella sua casa di Los Angeles e due giorni dopo Salomone va a trovarlo. Salomone da lì telefona al nipote a Palermo e gli ordina di incontrare il genero di Paolo Cuntrera Nino Mongiovi e di partire per Caracas, dopo essersi assicurato del suo arrivo a San Paolo. Un mese dopo arriva a casa di Zaza un carico di 132 kg di eroina pura, ma la polizia arriva troppo tardi. La polizia francese, infatti, si era infiltrata nella banda di Nunzio Guida. Ma quando l'infiltrato fu scoperto, suo fratello fu ucciso agli Champ Elysees.

1983[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 gennaio 1983, a Poggioreale, furono trovate pistole nelle celle di Maurizio Rossi e dello slavo Yugoslav Stevan Cosa. La notizia ebbe molto risalto a livello nazionale: ci si domandava come potessero avvenire cose del genere; ma il bello (o il brutto) doveva ancora venire. Il 29 gennaio il braccio destro di Cutolo, Vincenzo Casillo, saltò in aria a Roma a causa di una autobomba organizzata da Giuseppe Puca e Ettore Miranda sotto il comando di Pasquale Galasso, braccio destro di Carmine Alfieri. Il luogotenente di Casillo, Mario Cuomo, sopravvive, ma molti degli uomini di Cutolo cominciano a pentirsi. Poco prima c'era stato un agguato al fratello di Michele Zaza, Salvatore che fu solo ferito. Le esecuzioni cominciavano a rasentare l'incredibile: la moglie di Andrea Pandico, Filomena Schiavone, fu ammazzata mentre piangeva sulla tomba del marito, da Alfredo Guarneri al soldo di Giovanni Pandico, perché era stata amante di un membro della Nuova Famiglia.

Il 7 febbraio 1983, 21 dei 160 sospetti di un enorme traffico internazionale di droga furono arrestati a Milano. L'organizzazione era riuscita ad acquistare l'ippodromo di San Siro e l'hotel Hilton per circa 100 miliardi di lire, per riciclare le loro ingenti somme di denaro. Oltre ai più importanti boss mafiosi di quegli anni, fra i sospettati c'erano i fratelli Nuvoletta e i fratelli Zaza. Il 15 febbraio ci furono altri arresti a Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo. Furono arrestati la sorella di Zaza, Maria, e suo cognato Giuseppe Liguori. Fu poi scoperto che il traffico serviva, tra l'altro, a finanziare il famoso Casino di Campione d'Italia. Dalle indagini si scoprì inoltre che siciliani e camorristi possedevano non solo il casino di Campione, ma anche i casino di San Remo e di Saint Vincent in Italia, il casino di Nizza (il famoso casino Ruhl del gangster marsigliese Dominique Fratoni), i casino di Chomonix e Menton in Francia, parecchi casino a Las Vegas e a Atlantic City e anche alcuni in Africa. Questi casino erano usati principalmente per riciclare i soldi provenienti da attività illecite, principalmente il traffico di droga, con l'aiuto delle banche.

Sempre nel corso del 1983, iniziò il processo a carico di Ciro Mariano per l'omicidio di Antonio Di Scaccia. In maggio la moglie di Casillo, il braccio destro di Cutolo ammazzato con una autobomba, fu uccisa da Antonio Varriale e Mauro Marra al comando dello stesso Cutolo che accusò la donna di tradimento. Il 16 giugno molti degli uomini di Cutolo furono arrestati (tra i quali anche il noto presentatore Enzo Tortora, che poi risultò innocente) tra i quali: Mariano Santini, Rosetta Cutolo, Antonio Sibila, Felicia Cuozzo (la fidanzata di Bergamelli), Aldina Murelli, Franco Califano, Antonio Faro, Sante Notarnicola, Francesco Gangemi, Bruno Spiezia, Errico Madonna, Salvatore La Marca, Renato Vallanzasca, Mario Astorina, Gianni Melluso, Pierluigi Concutelli, Nadia Marzano, Giuliana Brusa, Anna Mariniello (la moglie del boss di Afragola Luigi Moccia), Fiorella Piconzi, Stevan Cosa e Mario Mirabile (di Salerno). Successivamente decisero di collaborare con l'autorità giudiziaria Michelangelo D'Agostino, Gianni Melluso, Mario Incarnato, Pasquale D'Amico, Salvatore Sanfilippo, Pasquale Barra, Luigi Riccio, Andrea Villa, Vincenzo Esposito, Guido Catapano e Giovanni Pandico.

Fine e conclusioni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il processo a carico dell'organizzazione di Cutolo, il clan Nuvoletta diventò il gruppo importante dell'area napoletana, supportati da Giuseppe Polverino di Marano di Napoli, Nicola Nuzzo di Acerra e da Valentino Gionta col suo braccio destro Migliorino di Torre Annunziata. Dopo la sconfitta della NCO di Cutolo la Nuova Famiglia si spaccò, dando vita ad una lotta tra i suoi componenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]