Enzo Tortora

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Enzo Tortora
Monogramma del Parlamento Europeo
Unione europea
Parlamento europeo
Enzo Tortora
Luogo nascita Genova
Data nascita 30 novembre 1928
Luogo morte Milano
Data morte 18 maggio 1988 (59 anni)
Titolo di studio Laurea in giornalismo
Professione giornalista, conduttore televisivo
Partito Partito Radicale
Legislatura II (1984-1985)
Gruppo gruppo misto (non iscritti)
Coalizione ALDE
Circoscrizione Nord-occidentale
Incarichi parlamentari
Membro della commissione giuridica e dei diritti dei cittadini
Pagina istituzionale

Enzo Claudio Marcello Tortora (Genova, 30 novembre 1928Milano, 18 maggio 1988) è stato un conduttore televisivo, giornalista e politico italiano.

Il suo nome è ricordato anche per un caso di malagiustizia di cui fu vittima e che fu poi denominato "caso Tortora". Tortora fu accusato di gravi reati, ai quali in seguito risultò totalmente estraneo, sulla base di accuse formulate da soggetti provenienti da contesti criminali; fu per questo arrestato e imputato di associazione camorristica e traffico di droga[1]. Dopo 7 mesi di reclusione la sua innocenza fu dimostrata e riconosciuta e venne infine definitivamente assolto.

Durante questo periodo, Tortora fu eletto eurodeputato per il Partito Radicale, di cui divenne anche presidente.

Tortora morì poco dopo la sentenza che metteva fine al suo calvario.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Enzo Tortora nel Carosello Durban's Adamo ed Eva 1959

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Salvatore e Silvia Tortora, entrambi di origini napoletane [3], collaborò sin da giovanissima età con la Compagnia goliardica Mario Baistrocchi[4], con propri testi e insieme alla sorella Anna, in seguito autrice televisiva.

Nel 1947 entrò nell'Orchestra di Totò Ruta come percussionista, esibendosi nei night club di tutta Italia[5]. Dopo aver conseguito la laurea presso l'Università degli studi di Genova, lavorò per alcuni spettacoli con Paolo Villaggio, prima di entrare in RAI a ventitré anni[4]. In quello stesso periodo facevano il loro ingresso nella radio di stato Piero Angela e Luigi Marsico (con cui Tortora lavorò in radio a Torino[6]) oltre a, come direttore del giornale radio, Vittorio Veltroni. Tre anni dopo, al giovane Enzo fu affidato lo spettacolo radiofonico Campanile d'oro.[4][7] Il 26 dicembre 1953 Tortora si sposò a Rapallo con Pasqualina Reillo, dalla quale ebbe la figlia Monica. La coppia si separò nel marzo del 1959 e successivamente il loro matrimonio fu dichiarato nullo dalla Sacra Rota.

La prima apparizione in video risale al 1956, come valletto di Silvana Pampanini, Primo applauso[7], di cui divenne poi conduttore[4]. Le sue prime trasmissioni di grande successo, andate in onda seconda metà degli anni cinquanta, furono Telematch e soprattutto[4] Campanile sera, in cui era spesso inviato esterno. Insieme a Silvio Noto condusse nel 1957 il programma Voci e volti della fortuna, gara musicale abbinata alla Lotteria di Capodanno che negli anni successivi diventerà un appuntamento fisso con i telespettatori con il nome di "Canzonissima".


Sul finire degli anni cinquanta fu anche interprete di fotoromanzi per il periodico femminile Grand Hotel.[8]

Nel 1957 e nel 1958 presentò il Festival della Canzone di Vibo Valentia, nel 1959 il Festival di Sanremo. Nel 1962 fu allontanato dalla RAI per un'imitazione che Alighiero Noschese fece di Amintore Fanfani[9] e che secondo Aldo Grasso Tortora non avrebbe impedito andasse in onda[4]. Dopo un triennio passato alla Televisione Svizzera, in cui presentò il programma Terzo grado, tornò nell'emittente italiana di stato per condurre in radio Il gambero.[4][7]

Il 19 dicembre 1964, a Fiesole, si unì in matrimonio a Miranda Fantacci, un'insegnante ventisettenne incontrata 3 anni prima a Firenze. Da questa unione nacquero Silvia, nel 1962, e nel 1969 Gaia (in seguito giornalista e conduttrice del TG LA7).

Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Corrado ed Enzo Tortora a Sabato sera nel 1967.

La Domenica Sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Dal febbraio 1965 e fino al 1969 condusse La Domenica Sportiva, trasformandone radicalmente il format in collaborazione col regista Gianni Serra, anche attraverso l'introduzione degli ospiti, per la prima volta presenti in studio; secondo Grasso, ne ricavò "un brillante programma di intrattenimento"[4]. Nel maggio dello stesso 1965 tenne a battesimo la prima edizione di Giochi senza frontiere, di cui fu il primo presentatore italiano.

Con Mike Bongiorno, Corrado e Pippo Baudo divenne uno dei presentatori televisivi più noti e popolari di quegli anni. I quattro apparvero insieme in televisione una sola volta, in Sabato sera del 1967, in un siparietto in cui Mina li invitava a cantare e ballare con lei.[7]

In questo periodo Enzo Tortora fu anche il testimonial del detersivo Olà nei filmati realizzati per Carosello[10].

Il secondo allontanamento dalla Rai[modifica | modifica wikitesto]

A fine 1969, Tortora era all'apice della sua popolarità: oltre a La Domenica Sportiva, conduceva in contemporanea anche il gioco a premi Bada come parli! alla televisione e il quiz alla rovescia Il gambero alla radio. Improvvisamente fu licenziato in tronco dalla RAI a causa della pubblicazione di un'intervista sul settimanale Oggi[6] in cui definiva l'ente radiotelevisivo come «un jet colossale pilotato da un gruppo di boy scout che si divertono a giocare con i comandi»[4].

Tortora alla conduzione di Portobello

Iniziò così a lavorare per alcune emittenti private e, come giornalista, per testate giornalistiche tra le quali La Nazione e Il Nuovo Quotidiano. Fu nominato vicepresidente della prima TV via cavo italiana, Telebiella, e partecipò alla fondazione di Telealtomilanese, per la quale fu l'ideatore e il conduttore della trasmissione cult Il Pomofiore[11] e di Aria di mezzanotte. Lavorò pure per la TSI, Televisione della Svizzera italiana, dove condusse programmi seguitissimi come Si rilassi e La domenica sportiva.[7]

Come giornalista de La Nazione e de Il Resto del Carlino, seguì da cronista le fasi del processo a Lotta Continua e divenne amico del commissario Luigi Calabresi, di cui fu l'unico a prendere le difese nei suoi articoli in contrasto con ampi settori del mondo intellettuale che conducevano una campagna contro il funzionario (sfociata in una famosa lettera aperta avente 800 firme pubblicata a margine di un articolo di Camilla Cederna); Tortora, secondo il suo collega e amico Luciano Garibaldi, fu addirittura per questo reso oggetto di pestaggio da parte di alcuni estremisti[12][13].

Tortora ebbe in quegli anni un ruolo anche in un altro fatto di cronaca: sempre il Garibaldi riferisce che, durante il sequestro del giudice Mario Sossi, essendo stata silenziata la notizia dalla televisione e dai principali organi di stampa, il presentatore ottenne dalla televisione svizzera (vista anche dall'Italia) l'invio di una troupe che realizzò un'intervista alla moglie del rapito, riportando attenzione sul caso[14].

Negli anni Settanta scrisse anche sul giornale anticomunista Resistenza Democratica, fondato da Edgardo Sogno[15], a proposito del "dittatore-attore Fidel Castro"[16][17].

Il ritorno e Portobello[modifica | modifica wikitesto]

Con la riforma della RAI del 1976 e la nascita delle reti concorrenti, a differente impronta politica, diversi personaggi fecero ritorno al piccolo schermo dopo anni di assenza. Tra questi, sulla socialista Rete 2, Dario Fo ed Enzo Tortora, voluto secondo Grasso dal suo direttore Massimo Fichera[4].

Nella primavera del 1977 il presentatore genovese assunse la conduzione di Portobello. La trasmissione, inizialmente prevista in seconda serata e successivamente spostata in prima dato il gradimento del pubblico, batté ogni record di share mai realizzato fino a quel momento[7], sino alla soglia dei 26 milioni di spettatori[4], pari a circa il 47% dell'intera popolazione italiana[18]. Ispirata nel nome al celebre mercatino londinese, fu poi considerata la madre della televisione degli anni novanta; in essa si poteva già intravedere buona parte delle idee che saranno poi protagoniste dei successivi format tv come Stranamore, Carràmba che sorpresa, I cervelloni, Chi l'ha visto? e della "tv-verità". Il 3 novembre del 1977 Tortora tenne a battesimo l'emittente Antenna 3 Lombardia, di Legnano, di cui fu cofondatore insieme all'amico Renzo Villa.[7]

L'attività lavorativa di Tortora proseguì fino al 1983 in RAI, con programmi come Portobello e L'altra campana (1980), e su Antenna 3 Lombardia; nel 1982 lavorò anche a Retequattro per condurre Cipria. Condusse infine con Pippo Baudo alcune puntate della rubrica Italia parla.

Il "caso Tortora"[modifica | modifica wikitesto]

« Quando l'opinione pubblica appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario - divisa in "innocentisti" e "colpevolisti" - in effetti la divisione non avviene sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell'imputato o a suo favore, ma per impressioni di simpatia o antipatia. Come uno scommettere su una partita di calcio o su una corsa di cavalli. Il caso Tortora è in questo senso esemplare: coloro che detestavano i programmi televisivi condotti da lui, desideravano fosse condannato; coloro che invece a quei programmi erano affezionati, lo volevano assolto. »
(Leonardo Sciascia[19])
L'arresto di Enzo Tortora, il 17 giugno 1983, a Roma, presso il comando del Reparto Operativo dei Carabinieri

Le accuse e l'arresto[modifica | modifica wikitesto]

Venerdì 17 giugno 1983, Enzo Tortora viene svegliato alle 4 del mattino dai Carabinieri di Roma e arrestato per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico.[20]

Le accuse si basavano sulle dichiarazioni dei pregiudicati Giovanni Pandico e Pasquale Barra, legato a Raffaele Cutolo; inoltre, altri 8 imputati nel processo alla cosiddetta Nuova Camorra Organizzata, tra cui Michelangelo D'Agostino, pluriomicida detto "Killer dei cento giorni", accusarono Tortora. A queste accuse si aggiunsero quelle, rivelatesi anch'esse in seguito false, del pittore Giuseppe Margutti, già pregiudicato per truffa e calunnia, e di sua moglie Rosalba Castellini, i quali dichiararono di aver visto Tortora spacciare droga negli studi di Antenna 3; si contarono così tredici false testimonianze[2] e, in totale, i pentiti che accusarono Tortora assommarono a 19[6].

Gli elementi "oggettivi", di fatto, si fondavano unicamente su un'agendina trovata nell'abitazione di un camorrista, Giuseppe Puca detto O'Giappone, recante scritto a penna un nome che appariva essere, inizialmente, quello di Tortora, con a fianco un numero di telefono; il nome, ad esito di una perizia calligrafica, risultò non essere quello del presentatore, bensì quello di un tale Tortona. Nemmeno il recapito telefonico risultò appartenere al presentatore.

Si stabilì, per giunta, che l'unico contatto avuto da Tortora con Giovanni Pandico fu a motivo di alcuni centrini provenienti dal carcere in cui era detenuto lo stesso Pandico, centrini che erano stati indirizzati al presentatore perché venissero venduti all'asta del programma Portobello.[2] La redazione di Portobello, oberata di materiale inviatole da tutta Italia, aveva smarrito i centrini ed Enzo Tortora scrisse una lettera di scuse a Pandico. La vicenda si era poi conclusa, o così pareva, con un assegno di rimborso del valore di 800.000 lire. In Pandico, schizofrenico e paranoico, crebbero sentimenti di vendetta verso Tortora[6], e iniziò a scrivergli delle lettere che pian piano assunsero carattere intimidatorio con scopo di estorsione.[2]

Nella sua autobiografia, relativamente al suo periodo carcerario, raccontò di un suo sogno in cui assieme ai suoi compagni di cella diviene ladro di appartamenti.[21]

In un'intervista pubblicata sul settimanale L'Espresso il 25 maggio 2010, l'ex collaboratore di giustizia Gianni Melluso, uscito dal carcere nel 2009, chiese ufficialmente perdono ai familiari di Enzo Tortora per le dichiarazioni rese ai magistrati all'epoca dei fatti e reiterate nel 1992, sostenendo che il suo agire fosse stato condizionato dalla brama di vendetta dei due boss Barra e Pandico e ammettendo la falsità delle accuse[22].

L'indagine[modifica | modifica wikitesto]

L'indagine nella quale fu coinvolto il presentatore era in realtà il frutto di una maxi-inchiesta che si concluse con una retata nella quale, compreso quello di Tortora, furono complessivamente 856 gli arresti eseguiti contemporaneamente in 33 province italiane fra Bolzano e Palermo, oltre che in Sardegna[23].

Fra gli altri destinatari più o meno noti degli ordini di arresto, dal presidente dell'Avellino calcio Antonio Sibilia, ai terroristi di opposte fazioni Pierluigi Concutelli e Sante Notarnicola, dal bandito settentrionale Renato Vallanzasca a politici meridionali come Giuseppe D'Antuono e Salvatore La Marca, sino alla cantante nota in arte come Alba Miglioretti[23]. 337 degli 856 ordini di arresto colpirono soggetti già detenuti e l'operazione occupò in tutto circa 10.000 fra carabinieri e agenti di polizia, parte dei quali impiegati nell'occupazione pressoché militare del paese di Ottaviano, centro degli interessi di Raffaele Cutolo, capo della branca di camorra perseguita dall'operazione (Nuova Camorra Organizzata). La stessa giovane moglie di Cutolo, Immacolata Jacone, sposata qualche settimana prima nel carcere dell'Asinara ove il boss era detenuto, sfuggì alla cattura e rimase latitante[23].

Il Procuratore Capo di Napoli, Francesco Cedragolo, insieme agli investigatori, comunicò che le indagini avevano richiesto la redazione di un rapporto di 3.800 pagine, che la stampa riferisce fu subito ribattezzato "la Treccani della camorra"; fiorirono immediatamente numerose indiscrezioni circa il contenuto delle rivelazioni del Barra e del Pandico, anche a proposito del caso del sequestro di Ciro Cirillo, e fu subito diffusa la notizia che il Barra aveva accusato Tortora di spacciare droga nel mondo dello spettacolo a tranche da 80 milioni di lire l'una[23]. Cedragolo, alla domanda diretta sulla certezza che Barra avesse detto la verità e che le sue accuse avessero tutte fondamento, rispose: «Non abbiamo l'abitudine di emettere ordini di cattura senza motivo» e «Tutte le affermazioni raccolte sono state sottoposte in questi mesi a controlli accurati»[24].

L'impatto sui media[modifica | modifica wikitesto]

Enzo Tortora negli anni '80

Riferisce lo storico della televisione Grasso che "le reti RAI mandarono in onda ininterrottamente e senza pietà le immagini del conduttore ammanettato"[4].

Tortora fu attaccato anche nell'ambiente giornalistico, furono pubblicate storie false per falsi scoop, ne fu posta sotto attacco l'immagine umana e professionale[25].

L'arresto era stato preceduto da una fuga di notizie e nel pomeriggio precedente diversi giornalisti avevano contattato un ignaro Tortora per chiedergli del suo coinvolgimento; fra questi Guglielmo Zucconi, allora direttore de Il Giorno ed ex parlamentare della Democrazia Cristiana, il quale fece telefonare un suo redattore, cui Tortora rispose ironicamente «Sì, dica al suo direttore di metterci pure Tognazzi e Vianello, e il cast è fatto!»[26][27]. Zucconi, in un successivo editoriale che quel redattore[28] afferma fosse seguito a uno specifico contatto con Virginio Rognoni (allora ministro dell'interno), concluse che «L'arresto di Tortora e contemporaneamente di altri presunti 855 camorristi prova che non è vero che in questo paese non cambia nulla, non è vero che le leggi o sono sbagliate o se sono giuste non vengono applicate, non è vero che esistono gli intoccabili»[26].

La giornalista Camilla Cederna, che nel 1969 aveva difeso con decisione l'anarchico Pietro Valpreda ingiustamente accusato per la strage di Piazza Fontana, si pronunciò per la colpevolezza: «Mi pare che ci siano gli elementi per trovarlo colpevole: non si va ad ammanettare uno nel cuore della notte se non ci sono delle buone ragioni. Il personaggio non mi è mai piaciuto.»[25][29]

Qualche dubbio dopo l'arresto fu subito espresso da grandi firme della carta stampata come Enzo Biagi, Giorgio Bocca e Indro Montanelli, anche se poi lo difesero tutti e tre. Biagi, anzi, una volta formalizzata l'accusa, fu il primo giornalista a spendersi pubblicamente per Tortora[29] con una lettera aperta al presidente della Repubblica Sandro Pertini, pubblicata il successivo 4 agosto 1983 sul quotidiano La Repubblica, che principiava così:

« Signor Presidente della Repubblica, non le sottopongo il caso di un mio collega, ma quello di un cittadino. Non auspico un suo intervento, ma non saprei perdonarmi il silenzio. Vicende come quella che ha portato in carcere Enzo Tortora possono accadere a chiunque. E questo mi fa paura. »
(Enzo Biagi, 7 agosto 1983[30])

In quella lettera, che ebbe una certa eco, Biagi entrò a pie' pari nella materia, sottolineando che dopo la maxioperazione già 200 dei 350 arrestati erano tornati in libertà, che il sindaco D'Antuono era stato liberato per assenza di indizi a suo carico, che i legali di Tortora non avevano potuto leggere neanche i verbali di interrogatorio del loro assistito mentre le deposizioni dei due accusatori erano state pubblicate da alcuni periodici; e segnalò che grazie a queste fughe di notizie la stampa poteva così diffondere le "notizie" sull'iniziazione camorristica del presentatore mediante taglio della vena, della mancata consegna ai boss di un incasso da spaccio per 80 milioni, del riciclaggio di denaro sporco, dell'amicizia fra Tortora e il criminale Francis Turatello (da poco ucciso proprio dal Barra), tutto ciò mentre la madre di Turatello smentiva ed era a disposizione il braccio destro privo di segni. Ma ci sarebbe stata una testimone, una "contessa", guarda caso morta. E per la vicenda dei centrini, del carteggio dell'ufficio legale della RAI non si teneva alcun conto: «Conta, invece, la parola di due assassini». O contava quello che, dovendolo uccidere per lo sgarro, si sarebbe segnato sulla sua agenda il nome di Tortora, «che è come se Oswald avesse segnato sul calendario: 'Mercoledì, sparare a Kennedy'»[30].

Tre giorni dopo, sullo stesso quotidiano, fu pubblicato un articolo di Stefano Rodotà, intitolato Ai garantisti dell'ultima ora, il cui il politico si associò alla richiesta di pronto chiarimento della vicenda di Tortora, ma si rivolse «agli illustri firmatari di quella richiesta (3), molti dei quali appaiono come tardivi, ma benvenuti neofiti nella schiera (ahimé sempre esigua!) di coloro i quali hanno a cuore le sorti delle libertà in questo paese»: il garantismo da poco fiorito era sì pienamente condiviso da Rodotà, ma questi ne sottolineava come in tante altre occasioni precedenti non avesse avuto mai modo di svilupparsi con «consensi tanto larghi e "qualificati"», prima che ad essere coinvolto fosse un personaggio noto e popolare: «bisogna muoversi in tutti i casi, ci piacciano o no gli arrestati, e non solo per gli amici, i vicini di casa, i sodali di corporazione»[31].

Tortora fu difeso, oltre che dai radicali, da Pippo Baudo[32], Piero Angela[33], Leonardo Sciascia e Massimo Fini.[34] Piero Angela, con Giacomo Aschero, promosse una raccolta di firme pro-Tortora sul quotidiano la Repubblica, firmata da Eduardo De Filippo, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Lino Jannuzzi e Rossana Rossanda.[35]

La condanna[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 1984, a un anno esatto dal suo arresto, Enzo Tortora fu eletto deputato al Parlamento europeo nelle liste del Partito Radicale, che ne sostenne le battaglie giudiziarie.

Il 17 settembre 1985 Tortora fu condannato a dieci anni di carcere, principalmente per le accuse di altri pentiti.[2] Il 13 dicembre 1985 si dimise da europarlamentare e, rinunciando all'immunità parlamentare, si chiuse agli arresti domiciliari.

Il 15 settembre 1986 Enzo Tortora fu assolto con formula piena dalla Corte d'appello di Napoli e i giudici smontarono in tre parti le accuse rivoltegli dai camorristi, per i quali iniziò un processo per calunnia[36]: secondo i giudici, infatti, gli accusatori del presentatore - quelli legati a clan camorristici - avevano dichiarato il falso allo scopo di ottenere una riduzione della loro pena. Altri, invece, non legati all'ambiente carcerario, avevano il fine di trarre pubblicità dalla vicenda: era, questo, il caso del pittore Giuseppe Margutti, il quale mirava ad acquisire notorietà per vendere i propri quadri.[2]

L'assoluzione e il ritorno in TV[modifica | modifica wikitesto]

Dopo sette mesi di carcere e arresti domiciliari[37], Tortora fu assolto dalla Corte d'appello di Napoli.

Così, in una intervista concessa al programma La Storia siamo noi, in una puntata dedicata specificamente al caso Tortora, il giudice Michele Morello raccontò il suo lavoro d'indagine che avrebbe poi portato all'assoluzione del popolare conduttore televisivo:

« Per capire bene come era andata la faccenda, ricostruimmo il processo in ordine cronologico: partimmo dalla prima dichiarazione fino all'ultima e ci rendemmo conto che queste dichiarazioni arrivavano in maniera un po' sospetta. In base a ciò che aveva detto quello di prima, si accodava poi la dichiarazione dell'altro, che stava assieme alla caserma di Napoli. Andammo a caccia di altri riscontri in Appello, facemmo circa un centinaio di accertamenti: di alcuni non trovammo riscontri, di altri trovammo addirittura riscontri a favore dell'imputato. Anche i giudici, del resto, soffrono di simpatie e antipatie... E Tortora, in aula, fece di tutto per dimostrarsi antipatico, ricusando i giudici napoletani perché non si fidava di loro e concludendo la sua difesa con una frase pungente: «Io grido: “Sono innocente”. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.» »

Tortora tornò in televisione il 20 febbraio del 1987, ricominciando il suo Portobello. Il ritorno in video fu toccante, il pubblico in studio lo accolse con una lunga standing ovation. Tortora con evidente commozione pronunciò la famosa frase:

Domenico Modugno, Enzo Tortora e Marco Pannella ad una manifestazione del Partito Radicale per il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati (1988)
« Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo "grazie" a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta.[38] »

Tortora fu assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione il 13 giugno 1987, a quattro anni dal suo arresto.

Una trasmissione di Giuliano Ferrara, Il testimone del 1988, documentò per la prima volta la vicenda giudiziaria di Tortora, chiarendo l'infondatezza degli indizi che indussero gli inquirenti al suo arresto. Tortora tenne in questa trasmissione il suo ultimo intervento pubblico, in collegamento telefonico dal letto d'ospedale dove era ricoverato. Alessandro Criscuolo, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, sosteneva che il caso Tortora era nato da un sistema processuale figlio di "tempi bui e autoritari", dal vecchio rito inquisitorio sbilanciato sull'accusa, e che l'imminente introduzione del nuovo codice avrebbe reso impossibile una cosa del genere. Tortora però gli rispose: «Io credo che voi siate impegnati in una difesa corporativa. Volevate difendere la vostra cattiva fede».[39] I P.M. Lucio Di Pietro e Felice Di Persia, insieme al giudice istruttore Giorgio Fontana, querelarono per diffamazione Giuliano Ferrara, il quale poi fu assolto "perché il fatto non costituisce reato".[40]

Effetti legali e connessi[modifica | modifica wikitesto]

Il caso Tortora portò in quello stesso anno al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, confermato dall'80,2% dei votanti che si espresse per l'abrogazione "degli articoli 55, 56 e 74 del codice di procedura civile", che escludevano la responsabilità. Poco tempo dopo, il Parlamento approvò la Legge 13 aprile 1988 n. 117 sul "Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati", nota come «legge Vassalli» (votata da Pci, Psi, Dc), il cui disposto faceva ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato, ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi, in ragione di un terzo di annualità dello stipendio, sullo stesso. La legge Vassalli conteneva anche il divieto di applicazione retroattiva. Nello stesso aprile 1988 Tortora agì dunque per il risarcimento, nella singolare condizione legale per cui, mentre non era ancora in vigore la legge Vassalli, il referendum aveva abrogato le norme previgenti, pertanto poté fare causa ai magistrati come se fossero stati normali cittadini, senza il filtro di valutazione della fondatezza delle pretese che normalmente avrebbe operato a tutela dei magistrati. La causa civile si aprì nel successivo mese di giugno, un mese dopo l'intervenuta morte del presentatore[41], vertendo su ipotesi di inescusabili negligenze e a volontà consapevole di compiere gravi omissioni, indebite sollecitazioni nei riguardi di pentiti e occultamento e inquinamento di elementi di prova; solo quattro dei sei magistrati citati si costituirono in giudizio, richiedendo la trasmissione degli atti alla Procura di Roma per la denuncia dei legali degli eredi di Tortora (gli avvocati Giandomenico Caiazza e Vincenzo Zeno Zencovich) per il reato di calunnia[42]. Ma il Tribunale di Roma rinviò il caso alla Corte costituzionale, la quale sentenziò[43] che l'articolo della legge Vassalli riguardante l'irretroattività era incostituzionale nella parte in cui, facendo mancare il filtro dell'ammissibilità, violava il principio dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura[44].

Nessuna azione penale o indagine di approfondimento fu mai avviata, né alcun procedimento disciplinare fu mai promosso davanti al Consiglio Superiore della Magistratura a carico dei pubblici ministeri napoletani, che proseguirono le proprie carriere senza ricevere censure per il loro operato nel caso Tortora.[45] Il vecchio accusatore Gianni Melluso nel 1992 ebbe a ribadire le sue false accuse ma, querelato dalla figlia del presentatore, il GIP Clementina Forleo non ne dispose il giudizio con la seguente argomentazione: l'assoluzione di Tortora rappresenta "soltanto la verità processuale e non anche la verità reale".[46]

Nel 2014 Diego Marmo chiese scusa alla famiglia di Tortora, pur continuando a ritenere corretta la sua condotta dell'indagine.[47]

Enzo Tortora con Marco Pannella
« Ero liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito.[48] »

Mentre era ai domiciliari, nel marzo del 1984 Tortora fu candidato nelle liste del Partito Radicale, e il 14 giugno fu eletto deputato al Parlamento europeo, insieme a Pannella e alla Bonino, con oltre mezzo milione di preferenze.

I Radicali ne avevano sostenuto le battaglie giudiziarie, prima in segno di garantismo, e poi perché la sua affermazione di innocenza e completa estraneità aveva profondamente convinto il movimento di Marco Pannella.[2] Enzo Tortora ottenne il decreto di scarcerazione e lasciò così gli arresti domiciliari. La procura di Napoli chiese subito al Parlamento europeo l'autorizzazione sia al processo sia all'arresto. Enzo Tortora chiese che sia concessa l'autorizzazione a procedere, che venne concessa, mentre venne invece negata l'autorizzazione all'arresto. Nonostante l'elezione gli garantisse l'immunità parlamentare, fu lui stesso a chiedere l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti [49]. Fu invece negata da Strasburgo l'autorizzazione all'arresto. Il 24 luglio Tortora si insediò al Parlamento europeo e fece parte della "Commissione giuridica e dei diritti dei cittadini".[50].

Oltre a portare l'attenzione sul suo caso di malagiustizia, Tortora ebbe anche una consistente attività come eurodeputato nelle file del Partito Radicale: visitò decine di carceri, si occupò di diritti umani e civili nell'apposita commissione parlamentare, e dell'organizzazione del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati[51].

Si occupò altresì del caso di Toni Negri[52], docente di filosofia, appartenente all'area dell'Autonomia Operaia e al gruppo di Potere Operaio (sinistra extraparlamentare), arrestato nel 1979 in seguito alle leggi speciali antiterrorismo poiché ritenuto collaboratore e ideologo delle Brigate Rosse. Negri fu eletto deputato nel 1983 con i radicali nell'ambito della campagna per la giustizia giusta come Tortora, ma a differenza sua, fuggì in Francia approfittando dell'immunità parlamentare e della dottrina Mitterrand, anziché portare avanti la battaglia per la giustizia assieme al PR, dopo la sua condanna a 12 anni per associazione sovversiva e banda armata: sia Tortora, sia Marco Pannella e il segretario radicale Giovanni Negri lo criticarono aspramente.[53]

Il 3 novembre 1985 Tortora fu eletto presidente del partito dal XXXI congresso radicale. Il 13 dicembre 1985 si dimise da europarlamentare e il 29 dicembre si consegnò a Milano alle forze dell'ordine[54].

In qualità di presidente del partito,sebbene agli arresti domiciliari a Milano, il 1º luglio 1986 fece parte della delegazione del partito che incontrò al Quirinale il presidente Cossiga, durante la crisi del governo Craxi [55].

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Enzo Tortora al suo ritorno in televisione

Conclusa in anticipo, causa malattia, la conduzione del suo ultimo programma televisivo intitolato Giallo andato in onda nell'autunno 1987, Enzo Tortora morì la mattina del 18 maggio 1988 nella sua casa di Milano, stroncato da un tumore polmonare. I funerali - cui parteciparono amici e colleghi tra i quali Marco Pannella, Enzo Biagi, Piero Angela - si tennero presso la Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.[7]

Le ceneri di Enzo Tortora riposano nel famedio del cimitero monumentale di Milano.[7] Tra le sue disposizioni testamentarie, vi fu di avere nell'urna con le sue ceneri una copia del libro di Alessandro Manzoni Storia della colonna infame nell'edizione con prefazione di Leonardo Sciascia, uno dei primi casi documentati di giustizia sbagliata in Italia. Sulla lapide è inciso un epitaffio opera di Sciascia stesso: «Che non sia un'illusione».[7] La forma della tomba è particolare: si tratta di una sorta di "colonna spezzata", con la parte centrale di vetro che custodisce l'urna di legno con la scritta «Enzo Tortora 1928-1988», mentre l'epitaffio citato è inciso sulla parte inferiore del monumento marmoreo. La parte superiore termina invece con un capitello corinzio.[56]

Citazioni ed omaggi[modifica | modifica wikitesto]

Interni della Biblioteca Enzo Tortora, a Roma.
La Galleria Enzo Tortora a Genova
  • A Tortora è stata dedicata la Biblioteca Enzo Tortora a Roma e la Fondazione per la Giustizia Enzo Tortora, presieduta dalla compagna, Francesca Scopelliti.
  • Gli è inoltre intitolata l'Associazione Radicale di Milano, facente capo a Radicali Italiani e al Partito Radicale e alcuni club dei Riformatori Liberali (scissione di questi ultimi) sono intitolati a Tortora, che è ritenuto un simbolo dal mondo Radicale e liberale italiano. Il 17 giugno 2013, voluto dal Presidente Guido Podestà, è stato inaugurato e dedicato ad Enzo Tortora l'Auditorium del "Polo Soderini" proprietà della Provincia di Milano.
  • Il 18 maggio 1998, a dieci anni dalla sua scomparsa, il Comune di Milano intitola al noto conduttore "Largo Enzo Tortora", un piazzale lungo Corso Magenta, nel cuore del centro storico della città
  • Nel 2008 il Comune di Genova ha intitolato a Enzo Tortora una galleria. La cerimonia d'inaugurazione[58] viene svolta il 27 giugno, alla presenza di Marco Pannella, il sindaco Marta Vincenzi, alcuni rappresentanti delle istituzioni comunali e il nipote di Enzo Tortora
  • Nel 2009 il comune di Napoli ha intitolato una strada a Enzo Tortora. Anche il comune di Roma gli ha intitolato una via, nel quartiere di Saxa Rubra, vicino al centro Rai, così come accaduto in numerose città e comuni d'Italia.[59]
  • Anche il comune di Mondovì gli ha dedicato una via, in particolare a ricordo della partecipazione della città, nell'anno 1959, alla trasmissione "Campanile Sera" nel quale Enzo Tortora fu l'inviato. A San Benedetto del Tronto per ricordarlo gli è stata invece intitolata "Piazza Enzo Tortora", sita in via Palmiro Togliatti di fronte al tribunale, lato ovest
  • Il 17 giugno 2013, a trent'anni di distanza dall'arresto del conduttore, la Provincia di Milano nella veste del suo Presidente Guido Podestà nel corso di una cerimonia dal titolo "In nome del Popolo Italiano! Anche se non è sempre così... - Giustizia e Media: un'anomalia italiana" ha dedicato l'auditorium del Polo Soderini che ospita il centro per l'impiego ad Enzo Tortora
  • Nel 2013 nel foyer del Teatro Rina e Gilberto Govi di Genova Bolzaneto è stata posata una targa a ricordo di Enzo Tortora in occasione del centenario della fondazione della Compagnia Baistrocchi, alla quale Enzo Tortora partecipò in qualità di attore e autore. Promotore dell'iniziativa il vice presidente Alberto Podestà
  • Il 16 settembre 2015 la città di Torino gli ha intitolato una galleria pedonale in Piazza Solferino, nel centro della città, alla presenza del Sindaco Piero Fassino e di Piero Angela [60]

Influenze nella cultura[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Radio RAI[modifica | modifica wikitesto]

  • Doccia scozzese, gustometro per gli ascoltatori di Dino Verde presentano Enzo Tortora e Lidia Pasqualini, realizzazione di Dante Raiteri 1957
  • Io, il signor Bianchi. Antirotocalco n. 7: Al buio, seduti, a cura di Enzo Tortora con la Compagnia di Prosa di Torino orchestra di Riccardo Vantellini, regia di Giacomo Colli, trasmesso il 28 maggio 1961, programma nazionale[65]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Le Forche caudine, Milano, Bietti, 1967.
  • O tivù dal cuore acceso, Milano, L'alfiere, 1973.
  • Cara Italia ti scrivo, Milano, A. Mondadori, 1984.
  • Se questa è Italia, Milano, A. Mondadori, 1987.
  • Cara Silvia. Lettere per non dimenticare, Venezia, Marsilio, 2003.
  • Per una giustizia giusta, Kaos Edizioni, 2006

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Misteri d'Italia: Il caso Tortora
  2. ^ a b c d e f g Tortora: un caso italiano
  3. ^ Enzo Tortora: Per una giustizia giusta Edizioni Kaos
  4. ^ a b c d e f g h i j k l Aldo Grasso, Storia della Televisione, vol. 2, Garzanti, 1998 - ISBN 88-11-30544-6
  5. ^ Sorrisi e Canzoni, anno VII, n. 2, 12 gennaio 1958, pag. 12
  6. ^ a b c d La Storia siamo noi, Il caso Enzo Tortora - Un uomo innocente
  7. ^ a b c d e f g h i j Enzo Tortora, simbolo dell'ingiustizia
  8. ^ Tortora.tv Alcune pose del fotoromanzo “Fedora”
  9. ^ Notizie Radicali, Tortora, una rievocazione banale, di Alessandro Litta Modignani, 8 febbraio 2013
  10. ^ http://it.paperblog.com/mercoledi-19-febbraio-1969-1661549/ Carosello 1969
  11. ^ Renzo Villa Ti ricordi quella sera p.25
  12. ^ Ticinonotizie.it, [Enzo Tortora, succedeva 30 anni fa...], di Fabrizio Provera, 17 giugno 2013
  13. ^ archiviostorico.info, Il Commissario Luigi Calabresi, Medaglia d'Oro
  14. ^ La SToria siamo noi, Partita a tre - Il sequestro Sossi - L`attacco delle BR allo Stato
  15. ^ Edgardo Sogno Bio
  16. ^ Società Civile, Edgardo Sogno - Doppio Sogno o doppio Stato?
  17. ^ Archivio 900, La figura e il ruolo di Edgardo Sogno
  18. ^ Nel 1977 la popolazione italiana era di 55.847.553 abitanti.
  19. ^ Articolo su El País, 5 maggio 1987
  20. ^ La Storia siamo noi: "Il caso Enzo Tortora - Un uomo innocente"
  21. ^ Il caso Tortora 25 anni fa, diventato il classico esempio di malagiustizia
  22. ^ Gianni Melluso, "Così mentii su Tortora", espresso.repubblica.it. URL consultato il 2 giugno 2010.
  23. ^ a b c d La Repubblica, Un blitz da record, 856 in carcere, di Luca Villoresi, 18 giugno 1983
  24. ^ La Stampa, Tortora arrestato per droga, 18 giugno 1983, di Giuseppe Zaccaria
  25. ^ a b Tortora: come un innocente fu linciato dai giornali, 30 anni fa l'arresto del popolare conduttore di Portobello 18 maggio 2013
  26. ^ a b La Stampa, Tortora, un uomo solo fra troppi poteri, 18 maggio 2008
  27. ^ Tortora alluse in quella occasione a una nota sortita del settimanale satirico Il Male, che qualche anno prima aveva realizzato finte copertine di quotidiani con la falsa notizia dell'arresto di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello indicati come capi delle Brigate Rosse; si veda ugotognazzi.com, Ugo Tognazzi capo delle Brigate Rosse
  28. ^ Non rivelato nella citata fonte online
  29. ^ a b A 25 anni dall'arresto di Tortora, Quaderni Radicali, 2008
  30. ^ a b La Repubblica, E io difendo Enzo Tortora, di Enzo Biagi, 4 agosto 1983
  31. ^ La Repubblica, Ai garantisti dell'ultima ora, di Stefano Rodotà, 7 agosto 1983
  32. ^ Pippo Baudo ricorda a TvBlog Enzo Tortora: “Quella volta io, Enzo e Craxi a Italia Parla”
  33. ^ Superquark di Piero Angela compie trent'anni
  34. ^ Anna Tortora, Fratello segreto, estratto
  35. ^ Angela: «Quell'errore giudiziario oggi consiglierebbe il silenzio»
  36. ^ Reato perseguibile d'ufficio
  37. ^ Archivio Rai.TV
  38. ^ Il filmato del ritorno in tv di Enzo Tortora, il 20 febbraio 1987, youtube.com. URL consultato il 5 luglio 2009.
  39. ^ Guido Vitiello, Non spero che Stasi sia colpevole, spero che sia innocente chi l'ha condannato
  40. ^ Non diffamò i pm del caso Tortora, assolto Giuliano Ferrara
  41. ^ La Repubblica, Quell' immagine che scosse l'Italia e la causa per danni va avanti, 19 maggio 1988
  42. ^ La Repubblica, 'Le vostre accuse sono solo calunnie', di Franco Scottoni, 28 giugno 1988
  43. ^ Corte Costituzionale, sentenza del 22 dicembre 1990, n. 468
  44. ^ Il Foglio, Tortora 2.0, di Marco Valerio Lo Prete, 26 febbraio 2015
  45. ^ http://www.la7.it/omnibus/pvideo-stream?id=i32319 Omnibus La7 processo ad Enzo Tortora
  46. ^ Diffamazione, prosciolto Melluso - Corriere della Sera
  47. ^ Pm Marmo: “Su Tortora sbagliai” - Il Garantista
  48. ^ Rita Bernardini, Roberto Saviano e gli sbianchettamenti radicali: oggi lo fa con Enzo Tortora ma non è la prima volta
  49. ^ Walter Vecellio, Marco Pannella, biografia di un irregolare
  50. ^ http://www.europarl.europa.eu/meps/it/1724/ENZO_TORTORA_home.html
  51. ^ Diritti umani - Italia: Enzo Tortora
  52. ^ Faccia a faccia tra Enzo Tortora e Toni Negri
  53. ^ Enzo sceglie la galera per sentirsi più libero
  54. ^ Il Foglio, 11 giugno 2014
  55. ^ Agi
  56. ^ Fotografia del sepolcro di Tortora
  57. ^ Biblioteca Enzo Tortora, comune.roma.it. URL consultato il 3 maggio 2010.
  58. ^ Cerimonia d'inaugurazione delle Galleria Enzo Tortora (FaiNotizia.it), fainotizia.it. URL consultato il 5 luglio 2009.
  59. ^ Albenga, apre piazza Enzo Tortora: centro Pannunzio chiede una cerimonia per ricordarlo
  60. ^ http://www.comune.torino.it/ucstampa/comunicati/article_635.shtml
  61. ^ Ciak, si gira: arrestano Enzo Tortora, napoli.repubblica.it. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  62. ^ Enzo Tortora, la figlia attacca la Rai: «Fiction volgare e omertosa» ne Il Messaggero del 4 ottobre 2012
  63. ^ Il caso Tortora: polemiche sulla fiction RAI con Tognazzi
  64. ^ Speciale Matrix su Canale 5 dedicato ad Enzo Tortora, una ferita italiana
  65. ^ Il Radiocorriere n. 22/1961

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lanfranco Palazzolo (a cura di), Enzo Tortora. Per una giustizia giusta, Milano, Kaos, 2006
  • Silvia Tortora (a cura di), Lettere dal carcere. Un carteggio inedito, Milano, A. Mondadori, 1993.
  • Giacomo Ascheri, Tortora. Storia di un'accusa, Milano, A. Mondadori, 1984.
  • Giacomo Ascheri (a cura di), Il processo. Tortora, Roma, Corso, 1985.
  • Partito Radicale (a cura del), Il processo di Napoli contro la N.C.O. e il "caso Tortora", Roma, Partito Radicale, 1985.
  • Bruno Rubino, Enzo Tortora mille giorni, Napoli, Dick Peerson, 1986.
  • Bruno Rubino, Parola di Pandico, Napoli, JN, 1985.
  • Sergio De Gregorio, Tortora. Morire d'ingiustizia, Napoli, N. De Dominicis, 1988.
  • Anna Tortora, Fratello segreto, Milano, Sperling & Kupfer, 1996.
  • Giancarlo Dotto, con Sandro Piccinini, Il mucchio selvaggio. La strabiliante, epica, inverosimile ma vera storia della televisione locale in Italia, Milano, A. Mondadori, 2006.
  • Vittorio Pezzuto, Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora, Milano, Sperling & Kupfer, 2008.
  • Maria Rita Stiglich, Come volevano le stelle. Enzo Tortora: giustizia dimenticata, Torino, Seneca, 2008.
  • Renzo Villa, Roberta Villa Ti ricordi quella sera? La storia delle prime televisioni private in Italia nei ricordi di uno dei protagonisti edizione Televideo3 (2010) ISBN 978-88-905616-0-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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