Anna Mazza

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Anna Mazza (Afragola, 1937Acerra, 25 settembre 2017[1]) è stata una mafiosa italiana, esponente di primo piano della camorra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Soprannominata «vedova nera della camorra» o anche "a signor - La Signora", dopo la morte del marito Gennaro Moccia, ucciso negli anni settanta, prese in mano le redini del clan ramificandolo e sviluppandolo non solo sul territorio campano. Il racket è una delle prime fonti di guadagno per l'intero clan, comunque attualmente attivo. Il primo figlio, Luigi Moccia, considerato il colletto bianco[2] del clan, è stato condannato all'ergastolo nel 2004. L'ergastolo è stato poi annullato per vizio di forma[2] nel 2005. Nel 2011 è stato nuovamente arrestato a Roma (Parioli), per violazione degli obblighi in qualità di sorvegliato speciale[3][4].

Anche Vincenzo Moccia è all'ergastolo[5], pur avendo dimostrato in diverse occasioni di aver l'intenzione di dissociarsi[6]. Un altro figlio, Angelo Moccia, è stato invece ucciso. Un altro ancora, tale Bruno Moccia, secondo un atto di sindacato ispettivo del senatore Battaglia risulterebbe[7] coinvolto in alcune vicende, tra cui quella del possesso delle chiavi della villa comunale di Afragola.

A una figlia, Teresa, è stato invece arrestato il marito, Filippo Iazzetta, in seguito ad una operazione della DIA del 2010[8] a seguito delle indagini sulla produzione del film Un camorrista perbene. Un altro figlio, tale Antonio Moccia resta comunque in carcere per l'accusa di associazione camorristica, dopo essere tuttavia stato scagionato dall'accusa di mandante dell'omicidio di Mariano Bacio Terracino[9], omicidio divenuto tristemente celebre per la diffusione l'11 maggio 2009 ad opera della Procura antimafia di Napoli. È stata la prima donna in Italia ad essere condannata per reati d'associazione mafiosa.

Nell'agosto 1985 viene emesso un ordine di carcerazione della Procura antimafia di Napoli per associazione di stampo mafioso nei confronti di Luigi Moccia, Andrea Autiero, Michele Martellone, Raffaele Della Corte e Vincenzo Esposito, considerati il braccio armato del Boss Luigi Moccia. Secondo recenti ricostruzioni, il clan Moccia avrebbe avuto l'incarico da altri clan di deligittimare le dichiarazioni del pentito Pasquale Galasso[10], che aveva fatto arrestare Luigi, uno dei tre figli del vecchio boss.

È morta il 25 settembre 2017 ad Acerra, in seguito a un ictus.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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