Nuova Camorra Organizzata

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Nuova Camorra Organizzata
Nuova Camorra Organizzata
Raffaele Cutolo fondatore e leader della Nuova Camorra Organizzata, durante un processo
Nomi alternativi NCO
Area di origine Napoli
Aree di influenza Napoli, Salerno, Puglia, Milano
Periodo 1970 - fine anni ottanta
Boss Raffaele Cutolo, Rosetta Cutolo, Vincenzo Casillo
Alleati Nuova Camorra Pugliese
Sacra corona unita
Piromalli
Mammoliti
Francis Turatello
Rivali Nuova Famiglia
Cosa Nostra
Attività estorsioni
traffico di droga
gioco d'azzardo
contrabbando
lottonero
totonero
racket
prostituzione
truffa
smaltimento dei rifiuti
edilizia
appalti
rapina
usura
corruzione
Pentiti Pasquale Barra[1]

La Nuova Camorra Organizzata (conosciuta anche con l'acronimo N.C.O.) è l'organizzazione camorristica creata da Raffaele Cutolo, boss di camorra, negli anni settanta del XX secolo in Campania. Si ingrandì enormemente agli inizi degli anni ottanta coinvolgendo gli altri clan di camorra in sanguinose guerre.

Fu soppiantata dalla Nuova Famiglia, una confederazione di clan creata ad hoc da boss quali Michele Zaza, i fratelli Ciro e Lorenzo Nuvoletta ed Antonio Bardellino (affiliati a Cosa Nostra), e da altri capi-banda camorristi (Carmine Alfieri, Luigi Giuliano, Pasquale Galasso).

La NCO fu considerata estinta alla fine degli anni ottanta, quando molti dei boss furono uccisi o arrestati.

Storia[modifica | modifica sorgente]

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Il fondatore di questa organizzazione è Raffaele Cutolo, detto anche "il sommo" o "il professore" (in napoletano: o' prufessòre), nato a Ottaviano, piccolo centro alle porte di Napoli, ai piedi del Vesuvio. Il professore conosce da giovane le sbarre del carcere per un omicidio commesso nel 1963, ma trasforma la carcerazione nel suo trampolino di lancio. L'organizzazione nacque nel padiglione Milano del carcere di Poggioreale a Napoli all'inizio degli anni settanta, per iniziativa di Cutolo e di vari compagni di cella tra cui Raffaele Catapano, Pasquale D'Amico e Michele Iafulli.[2] Cutolo si ispirò, inizialmente, ai rituali della Bella Società Riformata, l'organizzazione camorristica napoletana di inizio Ottocento, e della Confraternita della Guarduna, associazione criminale spagnola del XVII secolo.

Uno dei documenti audio ritrovati che testimoniano questi rituali è il cosiddetto "giuramento di Palillo", un giuramento cerimoniale di iniziazione registrato su audiocassetta sequestrato a Giuseppe Palillo, affiliato di Cutolo, al momento del suo arresto. La cassetta conteneva suoni e canzoni e un lungo monologo. La voce non fu riconoscibile in maniera chiara, essendo l'audio di pessima qualità, ma tutto lasciava pensare che fosse quella dello stesso Cutolo. La cerimonia veniva definita, nel gergo camorristico, "battesimo", "fedelizzazione" o "legalizzazione." L'apertura del monologo si soffermava sul valore dell'omertà: Omertà bella come m'insegnasti, pieno di rose e fiori mi copristi, a circolo formato mi portasti dove erano tre veri pugnalisti. La storia che segue racconta dei camorristi spagnoli che, dopo essere stati esiliati dalle loro terre, giunsero in Campania, in Calabria, in Sicilia e in Sardegna dove fondarono una "società divina e sacra".

Dopo una nuova dispersione, fu trovato l'accordo per la definitiva riconciliazione nelle stanze del castello di Ottaviano, luogo che per Cutolo aveva da sempre avuto un valore simbolico. Fino a quando sette cavalieri raccolsero il potere della società e lo consegnarono a Cutolo. Seguiva poi la descrizione della cerimonia con il taglio sul braccio e il patto di sangue per rendere effettiva la "fedelizzaizone".[3] Tra i passaggi più significativi del giuramento di Palillo, documento esemplare degli ideali di tutta la controcultura criminale cutoliana, che faceva leva sulla disoccupazione dilagante e sulle ingiustizie sociali, vi era il seguente, che suonava profetico e al tempo stesso cupo e minaccioso nei confronti degli stessi affiliati:

« Un camorrista deve sempre ragionare con il cervello, mai con il cuore... Il giorno in cui la gente della Campania capirà che vale più un tozzo di pane libero che una bistecca da schiavo, quel giorno la Campania ha vinto veramente... Noi siamo i cavalieri della camorra, siamo uomini d'onore, d'omertà e di sani princìpi, siamo signori del bene, della pace e dell'umiltà, ma anche padroni della vita e della morte. La legge della camorra a volte è spietata, ma non ti tradisce.[4] »

La formula d'apertura era: "Con parole d'omertà è formata società". Il giuramento finale era: "Giuriamo di dividere con lui gioie, dolori, sofferenze... però se sbaglia e risbaglia ed infamità porta è a carico suo ed a discarico di questa società e responsabilizziamo il suo compare di sangue". L'elenco di tutti i "fidelizzati" sarebbe poi stato conservato presso una delle stanze del castello di Ottaviano, nascosto in una nicchia nella parete e tenuto in cura dalla sorella di Cutolo, Rosetta.[3]

La struttura[modifica | modifica sorgente]

Struttura piramidale della nuova Camorra Organizzata.

Al vertice del gruppo c'è ovviamente Cutolo, definito "il Vangelo", che faceva le veci del vecchio capintesta della Bella Società Riformata ma, a differenza di questi che veniva eletto nel corso di riunioni tenute da rappresentanti dei vari quartieri di Napoli, Cutolo è il capo indiscusso per volontà divina, da cui dipende la vita e la morte di tutti. Al livello sottostante vi è la cassiera dell'organizzazione, la sorella Rosetta. Seguono quindi i santisti, ossia i bracci destri di Cutolo, che cambiarono nel corso degli anni. Tra di essi vi furono Corrado Iacolare, Vincenzo Casillo, Pasquale Barra, Antonino Cuomo. Seguono quindi gli sgarristi, i capizona o referenti territoriali che si divisero Napoli e Salerno con le rispettive province. Gli affiliati vennero definiti semplicemente picciotti. Vi erano infine gruppi speciali di affiliati, definiti batterie, ossia la manovalanza di killer pronti ad uccidere chiunque al primo comando.[5] Alla cerimonia di affiliazione dovevano partecipare cinque persone: il Vangelo, un affiliato favorevole ed uno sfavorevole, il contabile e il maestro di giornata. Gli ultimi due avevano il compito di "registrare" la "fedelizzazione" in caso di esito positivo.[5]

Per quanto riguarda i rapporti comunicativi con l'esterno, di fondamentale importanza dato che la maggior parte dei principali esponenti della NCO erano ergastolani, Cutolo sviluppò due strutture parallele, una all'interno del sistema penitenziario chiamata "cielo coperto", e l'altra al di fuori chiamata "cielo scoperto". Per mantenere la sua leadership, Cutolo necessitava di trasmettere i suoi ordini ai membri della NCO al di fuori del carcere in modo efficace e affidabile, assicurando al contempo che una parte dei profitti generati fosse consegnata all'interno del carcere in modo da poter espandere la sua campagna di reclutamento. Le particolari condizioni del carcere di Poggioreale, che includevano la sua posizione strategica nel centro di Napoli e il flusso continuo di persone come affiliati liberi sulla parola e parenti dei carcerati, consentirono a Cutolo di coordinare con successo le attività criminali dalla sua postazione centralizzata, da cui inviava direttive agli associati per le operazioni esterne.

I parenti venivano utilizzati principalmente come corrieri di informazioni, ma, quando questi non erano disponibili, false parentele venivano certificate attraverso la collaborazione, più o meno forzata, degli impiegati nei comuni in cui gli affiliati erano residenti; ciò avvenne in particolare per il comune nativo di Cutolo, Ottaviano. Il Dipartimento di Giustizia scoprì nel 1983, che Cutolo era stato visitato quasi ogni giorno da luglio 1977 a dicembre 1978 da Giuseppe Puca che utilizzava un documento secondo cui risultava cugino di primo grado di Cutolo. Cutolo aveva anche ricevuto tre visite da un altro suo affiliato che risultò, nell'ordine, cognato, compare e infine cugino di primo grado; tutte relazioni parentali formalmente iscritte nel registro comunale.[6]

Cutolo istituì anche il cosiddetto soccorso verde per aiutare la popolazione carceraria, fornendo loro abiti, avvocati, consulenza legale, soldi per sé stessi e per le loro famiglie, e anche regali come articoli di lusso. Fin dalla prima affiliazione, Cutolo aveva istituito un fondo di 500.000 lire per ogni affiliato. I soldi venivano versati ai carcerati, in tutta Italia, tramite il sottogruppo di Rosetta Cutolo, che disponeva di diversi corrieri ed era considerata la cassiera dell'organizzazione. Nel tentativo di controllare l'intera regione, Cutolo superò e andò oltre la struttura familistica tipica della camorra urbana. La NCO aveva una struttura aperta e poteva contare su circa 1.000 nuovi affiliati all'anno.

L'affiliazione era aperta a tutti, bastava solo giurare fedeltà a Cutolo e giurare di contribuire alle attività criminali comuni. Tuttavia, non appena il business dell'organizzazione si ampliò a dismisura e c'era bisogno di più manodopera, il reclutamento divenne più aggressivo e, in seguito, anche obbligatorio. In prigione, i carcerati venivano costretti a diventare membri della NCO. In caso contrario, potevano subire una punizione corporale o addirittura una vendetta trasversale. L'organizzazione era una sorta di federazione di diversi clan, ognuno con la sua area territoriale di riferimento, ma gerarchicamente ordinata e strettamente controllata da Raffaele Cutolo. Al di fuori del carcere, veniva indetta una riunione esecutiva, ogni quindici giorni, in cui Rosetta Cutolo, raccoglieva le informazioni da riferire poi al fratello nelle visite in carcere.[6]

Il dopo-terremoto[modifica | modifica sorgente]

Servendosi dei ricavati delle tangenti imposte dai suoi fedelissimi fuori dal carcere, Cutolo riesce ad investire attentamente i guadagni all'interno dello stesso carcere di Poggioreale per aiutare le condizioni dei giovani detenuti, soprattutto quelli destinati a uscire presto. Tra le motivazioni addotte dal Cutolo per attrarre sempre più nuovi affiliati vi sono quelle legate a quelle che lui riteneva le ingerenze della mafia siciliana negli affari criminali campani. Solo con un'organizzazione forte ed unita Napoli e la Campania avrebbero potuto contrastare la forte avanzata di Cosa Nostra, soprattutto nel campo del contrabbando e dello smistamento di stupefacenti. Oltre a tentare di costruire un'identità regionale su basi delinquenziali, Cutolo usa anche il suo ascendente per ricomporre liti e dispute all'interno del carcere. I risultati non si fanno attendere: la popolarità tra gli ex-detenuti è altissima i legami di gratitudine sono molto saldi e un mare di soldi comincia ad affluire nelle casse del Professore. Già nel 1980 la NCO poteva contare su circa 7.000 affiliati.[7]

Le offerte in danaro sono però il primo passo per creare una falange di fedelissimi. Il passaggio da gruppo di affiliati legati da un patto di sangue ad organizzazione affaristica ramificata come una holding e connessa con la politica e con gli ambienti finanziari, avvenne dopo il terremoto del novembre del 1980, quando le cellule cutoliane cominciarono ad infiltrarsi negli appalti per la ricostruzione o a richiedere tangenti ai grossi cantieri che nascevano come funghi a Napoli e provincia e in buona parte della Campania.[7]

Nella relazione sulla camorra, presentata nel 1993 dalla Commissione Parlamentare Antimafia, la veloce diffusione della NCO da semplice banda carceraria ad holding mafiosa viene spiegata come segue:

« Ad un ceto delinquenziale sbandato e fatto spesso di giovani disperati, Cutolo offre rituali di adesione, carriere criminali, salario, protezione in carcere e fuori. Si ispira ai rituali della camorra ottocentesca, rivendicando una continuità ed una legittimità che altri non hanno. Istituisce un tribunale interno, invia vaglia di sostentamento ai detenuti più poveri e mantiene le loro famiglie. La corrispondenza in carcere tra i suoi accoliti è fittissima e densa di espressioni di gratitudine per il capo, che si presenta alcune volte come santone e altre come moderno boss criminale.

Vive di estorsioni, realizzate anche attraverso la tecnica del porta a porta. Impone una tassa su ogni cassa di sigarette che sbarca. Vuole imporsi ai siciliani, che non si sottomettono. Impera con la violenza più spietata.[7] »

(Commissione Parlamentare Antimafia, 1993f, pp. 43-44)

Anche le alleanze con altre realtà delinquenziali extra-regionali diventano numerose: oltre che con la Sacra Corona Unita pugliese (da lui fu creato un ramo nel 1979 capeggiato dai fratelli Spedicato e Guerrieri che gli si ribellò successivamente per la sua indipendenza), Cutolo stringe i rapporti con la 'ndrangheta, in particolare con le cosche Piromalli, De Stefano e Mammoliti.[8] Con la sua breve latitanza tra il 1978 e il 1979, Cutolo stringe anche accordi con le bande lombarde di Renato Vallanzasca (detto "il bel Renè") e Francis Turatello e quelle pugliesi (Nuova Camorra Pugliese e Sacra corona unita).

Quando considera la sua organizzazione oramai matura, Cutolo decide di imporre una tassa persino sulle casse di sigarette a tutti gli altri clan camorristici di Napoli. Nel 1978 Michele Zaza (noto contrabbandiere napoletano legato con la mafia siciliana) e i suoi creano una banda denominata Onorata fratellanza, ma Cutolo non se ne preoccupa e si infiltra in nuovi territori.

Il contrasto con la Nuova Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nuova Famiglia.

Quando tenta di prendere il controllo della zona del centro di Napoli (Forcella, Duchesca, Mercato, Via del Duomo) nelle mani dei potenti Giuliano, questi si alleano con i clan di San Giovanni a Teduccio e di Portici e con i boss Carmine Alfieri e Pasquale Galasso.

Alla fine del 1978 nasce la cosiddetta Nuova Famiglia, formatasi da una precedente alleanza denominata "Onorata Fratellanza", una confederazione di clan creata ad hoc per eliminare i cutoliani. E scoppia la guerra. È una guerra senza quartiere: nel solo napoletano, nel 1979 si registrano 71 omicidi; l'anno successivo sono 134 e salgono a 193 nel 1981, a 237 nel 1982, a 238 nel 1983, per scendere a 114 nel 1984.[9]. Anche la NF fece un uso propagandistico dell'affiliazione con relativo cerimoniale per attrarre sempre più giovani sbandati. Il giuramento ufficiale di affiliazione fu trovato nell'auto di Mario Fabbrocino e ricalcava in maniera spudorata quello della NCO, rifacendosi ai valori della fedeltà e dell'omertà.[10]

Quando nella Nuova famiglia subentrano anche i Nuvoletta, gli Alfieri, i Galasso, i Misso della Sanità e soprattutto i casalesi, la guerra si conclude con un indebolimento dei cutoliani e con un rafforzamento della presenza camorristica nel napoletano.Alla fine degli anni ottanta una serie di blitz e una catena di omicidi (tra cui quello del figlio di Cutolo, Roberto,[11] e quello del suo avvocato, Enrico Madonna[12]), mettono la parola fine all'ascesa cutoliana.

I casi giudiziari[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla feroce guerra in corso, che già da sola riusciva a riempire quotidianamente le prime pagine dei giornali locali, si ricordano diversi casi di cronaca giudiziaria che tennero banco per tutti gli anni ottanta e buona parte degli anni novanta. Tra di essi vi fu il caso dei falsi pentiti, una falange cutoliana di pluricondannanti che cercarono di sviare le indagini a carico della NCO con false dichiarazioni che coinvolsero anche personaggi del tutto estranei, come Enzo Tortora.[13] Altri casi ancora oggi oscuri fecero parlare di Cutolo e della sua organizzazione. Uno di essi è legato al presunto coinvolgimento dei servizi segreti nella liberazione dell'assessore Ciro Cirillo, sequestrato dalle Brigate rosse nel 1981 e poi liberato grazie all'intermediazione di Cutolo.[14]

Un altro a quello dell'autobomba scoppiata nel 1983 a Roma che provocò la morte di Vincenzo Casillo,[15] braccio destro di Cutolo, di cui si disse, a più riprese, che fosse legato a frange deviate dei servizi segreti del Sisde, cosa che Cutolo ribadì più volte nel corso dei numerosi processi a suo carico affermando che il Casillo fosse addirittura in possesso di un tesserino.[16]

Le attività[modifica | modifica sorgente]

Tra le varie fonti di guadagno per l'organizzazione cutoliana si distinguono:

Collaboratori di giustizia o dissociati[modifica | modifica sorgente]

Di seguito alcuni dei numerosi boss della NCO che hanno scelto di collaborare con la giustizia o di Dissociarsi.

  • Pasquale Barra "o' animale".[1]
  • Mauro Marra (del gruppo di Pasquale Scotti)[17]
  • Giovanni Pandico, coinvolto nelle false accuse ad Enzo Tortora[18]
  • Salvatore Imperatrice, poi impiccatosi in carcere[19]
  • Luigi Riccio, capozona a Ponticelli[20]
  • Mario Incarnato, successore di Riccio a Ponticelli,[20] condannato per l'omicidio del vice direttore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia.[21] La Nco gli uccise il fratello.[22]
  • Pasquale D'Amico "o' cartunaro",[23] secondo Cutolo una pedina importante nella trattativa tra camorra e Br nel caso della liberazione di Ciro Cirillo.[24]
  • Giovanni Melluso, detto "Gianni il bello" o "Cha-cha -cha", milanese, fu coinvolto nel caso Tortora.[25]
  • Michelangelo D'Agostino, coinvolto nel caso Tortora, ritirò le sue accuse.[26]
  • Roberto Sganzerla, ex-affiliato milanese della banda Vallanzasca

Omicidi[modifica | modifica sorgente]

Alcuni dei personaggi affiliati al clan o presi di mira per vendetta uccisi nel corso della faida:

  • Vincenzo Casillo, "'o nirone", ucciso il 29 gennaio 1983, luogotenente di Cutolo, saltò in aria a Roma per una autobomba organizzata dal clan Alfieri.
  • Alfonso Rosanova, ucciso nel 1982 per ordine di Carmine Alfieri, mentre era ricoverato in ospedale.[27][28]
  • Davide Sorrentino, ucciso il 31 maggio 1991, gli ammazzarono il fratello nel 1989.[29]
  • Antonino Cuomo, ucciso il 31 gennaio 1980 per ordine di Cutolo.[30]
  • Albert Bergamelli ucciso nel 1982, marsigliese, cassiere di Cutolo, fu ammazzato in carcere da Paolo Dongo.[31]
  • Giacomo Frattini, ucciso nel 1982.[32]
  • Francis Turatello, noto boss della malavita milanese.[33]
  • Giuseppe Puca assassinato a Sant'Antimo il 7 febbraio 1989,[34] ex luogotenente di Cutolo.[35]
  • Mario Cuomo ucciso l'11 ottobre 1990, luogotenente di Casillo.[36]
  • Simmaco Zarrillo, ucciso il 20 maggio 1992 dalla polizia in uno scontro a fuoco.[37]
  • don Giuseppe Romano, "sacerdote di fiducia" della famiglia Cutolo, gravemente ferito a colpi di pistola nel gennaio del 1986. Ripresosi dopo 4 giorni in rianimazione, morì inspiegabilmente all'ospedale Cardarelli e si sospettò un avvelenamento.[38]
  • Enrico Madonna, ucciso a Cervinara (AV) il 7 ottobre 1993, avvocato di Cutolo.[12]
  • Salvatore Jacone, ucciso il 4 ottobre 1988 a 54 anni, suocero di Raffaele Cutolo.[39]
  • Roberto Cutolo, ucciso nel dicembre del 1990, figlio di Raffaele Cutolo.[11]
  • Aldo Semerari ucciso il 1º aprile 1982, di professione psicologo, si occupava delle perizie in sede processuale.[40][41][42]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Scatta loperazione "Pianosa" in la Repubblica, 7 luglio 1992, p. 19. URL consultato il 28 settembre 2011.
  2. ^ Potere camorrista, p. 164
  3. ^ a b Potere camorrista, pp. 167-168
  4. ^ Potere camorrista, p. 169
  5. ^ a b Potere camorrista, pp. 165-166
  6. ^ a b Credibility in Court, pp. 35-39
  7. ^ a b c Rocco Sciarrone, Mafie vecchie, mafie nuove: radicamento ed espansione, Donzelli Editore, 1998, pp. 165-168. ISBN 88-7989-435-8. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  8. ^ Dai rifiuti ai rituali. Ecco come la Camorra si "saldò" alle 'ndrine. Calabria Ora del 3 ottobre 2008
  9. ^ Potere camorrista, pp. 174
  10. ^ Potere camorrista, pp. 173
  11. ^ a b Piero Colaprico, "L'hanno ucciso per il suo cognome" in la Repubblica, 21 dicembre 1990, p. 11. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  12. ^ a b Avvocato di Cutolo ucciso in un agguato in la Repubblica, 8 ottobre 1993, p. 20. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  13. ^ Articoli sulle false accuse a Tortora dall'archivio del quotidiano la Repubblica. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  14. ^ Articoli sul caso Cirillo dall'archivio del quotidiano la Repubblica. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  15. ^ Gennaio '83, salta in aria l'uomo di Cutolo in la Repubblica, 26 agosto 1989, p. 15. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  16. ^ "Ma Parisi non sapeva che il camorrista Casillo avesse una tessera" in la Repubblica, 26 luglio 1994, p. 14. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  17. ^ Evadono i tre pentiti che hanno permesso i blitz anticamorra in la Repubblica, 24 aprile 1984. URL consultato il 28 settembre 2011.
  18. ^ Tortora, uomo perbene in la Repubblica, 9 aprile 1998, p. 44. URL consultato il 28 settembre 2011.
  19. ^ E attorno a quell'aula storie di morte e d'amore in la Repubblica, 14 settembre 1985, p. 13. URL consultato il 28 settembre 2011.
  20. ^ a b Sono tornati i grandi boss in la Repubblica, p. 19. URL consultato il 28 settembre 2011.
  21. ^ Per l'assassinio di Salvia ergastolo a Cutolo e sorella in la Repubblica, 17 marzo 1987, p. 17. URL consultato il 28 settembre 2011.
  22. ^ Napoli, i pentiti ritrattano in massa, una mina nei processi alla camorra in la Repubblica, 20 febbraio 1986, p. 13. URL consultato il 28 settembre 2011.
  23. ^ Insulti, urla e minacce: tra i camorristi è rissa in la Repubblica, 8 maggio 1985. URL consultato il 28 settembre 2011.
  24. ^ Miliardi e promesse per ripagare Cutolo in la Repubblica, 9 settembre 1988, p. 9. URL consultato il 28 settembre 2011.
  25. ^ Assolto il pentito che accusò Tortora in la Repubblica, 4 febbraio 1995, p. 21. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  26. ^ Ha accusato Tortora ma adesso ritratta in la Repubblica, 15 febbraio 1986, p. 12. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  27. ^ Alfieri e Galasso superpentiti condannati a venticinque anni in la Repubblica, 9 novembre 1994, p. 19. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  28. ^ Arrestato D'Auria, il factotum di Gava in la Repubblica, 5 novembre 1993, p. 12. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  29. ^ Killer s'assicuro' sulla vita, il premio andrà agli eredi in la Repubblica, 16 giugno 1992. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  30. ^ A 'don Raffaele' doppio ergastolo per due delitti in la Repubblica, 6 novembre 1986, p. 16. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  31. ^ 'Marietto' Ubaldo Rossi in la Repubblica, 29 agosto 1987, p. 5. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  32. ^ Il delitto di Di Lauro 27 anni fa, strappò il cuore a un cutoliano in la Repubblica, 14 febbraio 2009, p. 5. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  33. ^ "Francis era un amico", si difende Renè in la Repubblica, 15 gennaio 1986, p. 14. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  34. ^ Agguato al luogotenente di Cutolo in la Repubblica, 8 febbraio 1989, p. 18. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  35. ^ Si dissocia in aula il 'delfino' di Cutolo in la Repubblica, 18 febbraio 1986, p. 15. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  36. ^ Stella Cervasio, Due colpi per il testimone in la Repubblica, 12 ottobre 1990. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  37. ^ Braccato spara e riduce in fin di vita un carabiniere. in la Repubblica, 21 maggio 1992, p. 19. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  38. ^ È morto il prete napoletano ferito domenica da due sicari in la Repubblica, 10 gennaio 1986, p. 14. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  39. ^ Ermanno Corsi, Un delitto per 'avvertire' Cutolo in la Repubblica, 5 ottobre 1988, p. 19. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  40. ^ Cutolo, Cirillo, Sismi: il 'giallo' Semerari è un intrigo di stato in la Repubblica, 21 maggio 1985. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  41. ^ Franco Coppola, Camorra o servizi segreti? Il caso Semerari a un bivio in la Repubblica, 24 maggio 1985, p. 12. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  42. ^ "Così gli tagliai la testa" in la Repubblica, 25 maggio 2010. URL consultato l'11 ottobre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]